(R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398)

Maltrattamenti contro familiari e conviventi

Articolo 572 - Codice Penale

(1) (2) (3) Chiunque, fuori dei casi indicati nell’articolo precedente, maltratta una persona della famiglia o comunque convivente, o una persona sottoposta alla sua autorità o a lui affidata per ragioni di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, o per l’esercizio di una professione o di un’arte, è punito con la reclusione da tre a sette anni (4).
La pena è aumentata fino alla metà se il fatto è commesso in presenza o in danno di persona minore, di donna in stato di gravidanza o di persona con disabilità come definita ai sensi dell’articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, ovvero se il fatto è commesso con armi (5).
La pena è aumentata se il fatto è commesso in danno di persona minore degli anni quattordici (6).
Se dal fatto deriva una lesione personale grave, si applica la reclusione da quattro a nove anni; se ne deriva una lesione gravissima, la reclusione da sette a quindici anni; se ne deriva la morte, la reclusione da dodici a ventiquattro anni.
Il minore di anni diciotto che assiste ai maltrattamenti di cui al presente articolo si considera persona offesa dal reato (7).

Articolo 572 - Codice Penale

(1) (2) (3) Chiunque, fuori dei casi indicati nell’articolo precedente, maltratta una persona della famiglia o comunque convivente, o una persona sottoposta alla sua autorità o a lui affidata per ragioni di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, o per l’esercizio di una professione o di un’arte, è punito con la reclusione da tre a sette anni (4).
La pena è aumentata fino alla metà se il fatto è commesso in presenza o in danno di persona minore, di donna in stato di gravidanza o di persona con disabilità come definita ai sensi dell’articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, ovvero se il fatto è commesso con armi (5).
La pena è aumentata se il fatto è commesso in danno di persona minore degli anni quattordici (6).
Se dal fatto deriva una lesione personale grave, si applica la reclusione da quattro a nove anni; se ne deriva una lesione gravissima, la reclusione da sette a quindici anni; se ne deriva la morte, la reclusione da dodici a ventiquattro anni.
Il minore di anni diciotto che assiste ai maltrattamenti di cui al presente articolo si considera persona offesa dal reato (7).

Note

(1) Questo articolo è stato così sostituito dall’art. 4, comma 1, lett. d), della L. 1° ottobre 2012, n. 172.
(2) A norma dell’art. 157, sesto comma, c.p., così come modificato dall’art. 4, comma 1, lett. a), della L. 1° ottobre 2012, n. 172, i termini di prescrizione sono altresì raddoppiati per il reato di cui all’articolo 572 e per i reati di cui alla sezione I del capo III del titolo XII del libro II e di cui agli articoli 609 bis, 609 quater, 609 quinquies e 609 octies, salvo che risulti la sussistenza delle circostanze attenuanti contemplate dal terzo comma dell’articolo 609 bis ovvero dal quarto comma dell’articolo 609 quater.
(3) A norma dell’art. 11 del D.L. 23 febbraio 2009, n. 11, convertito, con modificazioni, nella L. 23 aprile 2009, n. 38, così come modificato dall’art. 1, comma 4 bis, del D.L. 14 agosto 2013, n. 93, convertito, con modificazioni, nella L. 15 ottobre 2013, n. 119, le forze dell’ordine, i presidi sanitari e le istituzioni pubbliche che ricevono dalla vittima notizia del reato di atti persecutori, hanno l’obbligo di fornire alla vittima stessa tutte le informazioni relative ai centri antiviolenza presenti sul territorio e, in particolare, nella zona di residenza della vittima. Le forze dell’ordine, i presidi sanitari e le istituzioni pubbliche provvedono a mettere in contatto la vittima con i centri antiviolenza, qualora ne faccia espressamente richiesta.
(4) Le parole: «due a sei anni» sono state così sostituite dalle attuali: «da tre a sette anni» dal’art. 9, comma 2, lett. a), della L. 19 luglio 2019, n. 69.
(5) Questo comma è stato inserito dall’art. 9, comma 2, lett. b), della L. 19 luglio 2019, n. 69.
(6) Questo comma è stato abrogato dall’art. 1, comma 1 bis, del D.L. 14 agosto 2013, n. 93, convertito, con modificazioni, nella L. 15 ottobre 2013, n. 119.
(7) Questo comma è stato aggiunto dall’art. 9, comma 2, lett. c), della L. 19 luglio 2019, n. 69.

Tabella procedurale

Arresto: obbligatorio in flagranza. 380 c.p.p.
Fermo di indiziato di delitto: consentito. 384 c.p.p.
Misure cautelari personali: consentite. 280, 287 c.p.p.
Autorità giudiziaria competente: primo comma, Tribunale monocratico; quarto comma, in caso di lesione grave, Tribunale monocratico; in caso di lesione gravissima, Tribunale collegiale; se deriva la morte, Corte di assise. 33 ter c.p.p.; 33 bis c.p.p.; 5 c.p.p.
Procedibilità: d’ufficio. 50 c.p.p.

Massime

Nel reato di maltrattamenti di cui all’art. 572 c.p. l’oggetto giuridico non è costituito solo dall’interesse dello Stato alla salvaguardia della famiglia da comportamenti vessatori e violenti ma anche dalla difesa dell’incolumità sica e psichica delle persone indicate nella norma interessate al rispetto della loro personalità nello svolgimento di un rapporto fondato su vincoli familiari; tuttavia deve escludersi che la compromissione del bene protetto si verifichi in presenza di semplici fatti che ledono ovvero mettono in pericolo l’incolumità personale la libertà o l’onore di una persona della famiglia essendo necessario per la configurabilità del reato che tali atti siano la componente di una più ampia ed unitaria condotta abituale idonea ad imporre un regime di vita vessatorio mortificante e insostenibile (in motivazione la Corte ha precisato che fatti episodici lesivi di diritti fondamentali della persona derivanti da situazioni contingenti e particolari che possono verificarsi nei rapporti interpersonali di una convivenza familiare non integrano il delitto di maltrattamenti ma conservano la propria autonomia di reati contro la persona). Cass. pen. sez. VI 26 settembre 2003 n. 37019

Poiché l’interesse protetto dal reato di cui all’art. 572 c.p. è la personalità del singolo in relazione al rapporto che lo unisce al soggetto attivo è configurabile il reato continuato nel caso di maltrattamenti posti in essere nei confronti di più familiari. Cass. pen. sez. VI 17 febbraio 2003 n. 7781

Nel caso di “convivenza more uxorio” il delitto di maltrattamenti in famiglia è configurabile soltanto per le condotte tenute fino a quando la convivenza non sia cessata mentre le azioni violente o persecutorie compiute in epoca successiva possono integrare il delitto di atti persecutori. Cass. pen. sez. II 8 marzo 2019 n. 10222

Ai fini della configurabilità del reato abituale di maltrattamenti in famiglia è richiesto il compimento di atti che non siano sporadici e manifestazione di un atteggiamento di contingente aggressività occorrendo una persistente azione vessatoria idonea a ledere la personalità della vittima. (Fattispecie in cui la Corte ha annullato con rinvio la sentenza di condanna emessa in relazione a tre distinti episodi di minaccia ingiuria e percosse posti in essere dall’imputato a distanza di tempo l’uno dall’altro ed in un arco temporale di circa undici mesi). Cass. pen. sez. VI 7 febbraio 2019 n. 6126

In tema di maltrattamenti contro familiari e conviventi integra la circostanza aggravante della lesione grave di cui al secondo comma dell’art. 572 c.p. la ritardata crescita del minore che per via dei maltrattamenti si sia trovato in condizioni di denutrizione o malnutrizione tali da cagionare la predetta malattia. Cass. pen. sez. VI 13 marzo 2014 n. 12004

Il reato di cui all’art. 572 c.p. consiste nella sottoposizione dei familiari ad una serie di atti di vessazione continui e tali da cagionare sofferenze privazioni umiliazioni le quali costituiscono fonte di un disagio continuo ed incompatibile con normali condizioni di vita; i singoli episodi che costituiscono un comportamento abituale rendono manifesta l’esistenza di un programma criminoso relativo al complesso dei fatti animato da una volontà unitaria di vessare il soggetto passivo. Cass. pen. sez. VI 19 febbraio 2004 n. 7192

E’ configurabile il reato di maltrattamenti in situazione di condivisa genitorialità anche in assenza di convivenza a condizione che la filiazione non sia stata un evento meramente occasionale ma si sia quantomeno instaurata una relazione sentimentale ancorché non più attuale tale da ingenerare l’aspettativa di un vincolo di solidarietà personale autonomo rispetto ai doveri connessi alla filiazione. Cass. pen. sez. VI- 11 settembre 2019 n. 37628

Integrano il reato di maltrattamenti in danno del figlio minore anche le condotte persecutorie poste in essere da un genitore nei confronti dell’altro quando il figlio è costretto ad assistervi sistematicamente trattandosi di condotta espressiva di una consapevole indifferenza verso gli elementari bisogni affettivi ed esistenziali del minore ed idonea a provocare sentimenti di sofferenza e frustrazione in quest’ultimo. Cass. pen. sez. V 13 luglio 2018 n. 32368

Il delitto di maltrattamenti è configurabile anche nel caso in cui i comportamenti vessatori non siano rivolti direttamente in danno dei gli minori ma li coinvolgano indirettamente come involontari spettatori delle liti tra i genitori che si svolgono all’interno delle mura domestiche (c.d. violenza assistita) sempre che sia stata accertata l’abitualità delle condotte e la loro idoneità a cagionare uno stato di sofferenza psicofisica nei minori spettatori passivi. Cass. pen. sez. VI 2 maggio 2018 n. 18833

In assenza di vincoli nascenti dal coniugio il delitto di maltrattamenti in famiglia è configurabile nei confronti di persona non più convivente “more uxorio” con l’agente a condizione che quest’ultimo conservi con la vittima una stabilità di relazione dipendente dai doveri connessi alla filiazione. (In motivazione la S.C. ha precisato che la permanenza del complesso di obblighi verso il figlio implica il permanere in capo ai genitori che avevano costituito una famiglia di fatto dei doveri di collaborazione e di reciproco rispetto). Cass. pen. sez. VI 22 maggio 2017 n. 25498

E configurabile lo stato di quasi flagranza del reato di maltrattamenti in famiglia purché: a) il singolo episodio lesivo risulti non isolato ma quale ultimo anello di una catena di comportamenti violenti o in altro modo lesivi; b) l’episodio delittuoso sia avvenuto immediatamente prima e l’autore di esso si sia dato alla fuga ovvero sia sorpreso con cose o tracce dalle quali appare che egli abbia appena commesso il reato. (Nella fattispecie la Corte ha ritenuto che correttamente il G.i.p. avesse escluso la quasi flagranza in relazione ad arresto eseguito per fatti già avvenuti al momento dell’intervento della P.G. ed in presenza di un atteggiamento genericamente “aggressivo” dell’imputato ma non connotato da minacce o ingiurie alla persona offesa). Cass. pen. sez. VI 23 ottobre 2014 n. 44090

Le pratiche vessatorie realizzate ai danni di un lavoratore dipendente al fine di determinare l’emarginazione (cd. mobbing) anche dopo le modiche apportate dalla legge n. 172 del 2012 possano integrare il delitto di maltrattamenti in famiglia soltanto quando s’inquadrino nel contesto di un rapporto che – per le caratteristiche peculiari della prestazione lavorativa ovvero per le dimensioni e la natura del luogo di lavoro – comporti relazioni intense e abituali una stretta comunanza di vita ovvero una relazione di affidamento del soggetto più debole verso quello rivestito di autorità assimilabili alle caratteristiche proprie del consorzio familiare. (Fattispecie nella quale la Corte ha escluso la sussistenza del delitto in parola per essersi verificate le condotte vessatorie nel contesto di un’articolata realtà aziendale caratterizzata da uno stabilimento di ampie dimensioni e da decine di dipendenti sindacalizzati). Cass. pen. sez. VI 20 marzo 2014 n. 13088

Le pratiche persecutorie realizzate ai danni del lavoratore dipendente e finalizzate alla sua emarginazione (c.d. “mobbing”) possono integrare il delitto di cui all’art. 572 c.p. anche nel testo modificato dalla l. n. 172 del 2012 esclusivamente se il rapporto tra il datore di lavoro ed il dipendente assume natura para-familiare in quanto caratterizzato da relazioni intense ed abituali da consuetudini di vita tra i soggetti dalla soggezione di una parte nei confronti dell’altra dalla fiducia riposta dal soggetto più debole del rapporto in quello che ricopre la posizione di supremazia. (Nella specie la Corte pur escludendo la configurabilità del delitto di maltrattamenti ha annullato con rinvio la sentenza assolutoria perché il giudice valutasse se i disturbi ansioso-depressivi lamentati dalla vittima potessero integrare il delitto di lesioni personali). Cass. pen. sez. VI 3 luglio 2013 n. 28603

Il delitto di maltrattamenti è configurabile pure se con la vittima degli abusi vi sia un rapporto familiare di mero fatto desumibile anche in assenza di una stabile convivenza dalla messa in atto di un progetto di vita basato sulla reciproca solidarietà ed assistenza. (Nella specie la Corte ha escluso ricorresse un rapporto di tal genere nel caso di due persone che pur avendo generato dei gli non avevano convissuto se non per brevissimi periodi ed avevano instaurato un legame caratterizzato da precarietà ed instabilità). Cass. pen. sez. VI 27 maggio 2013 n. 22915

Le pratiche persecutorie realizzate ai danni del lavoratore dipendente e finalizzate alla sua emarginazione (cosiddetto “mobbing”) possono integrare il delitto di maltrattamenti in famiglia esclusivamente qualora il rapporto tra il datore di lavoro e il dipendente assuma natura para-familiare in quanto caratterizzato da relazioni intense ed abituali da consuetudini di vita tra i soggetti dalla soggezione di una parte nei confronti dell’altra dalla fiducia riposta dal soggetto più debole del rapporto in quello che ricopre la posizione di supremazia. (Fattispecie in cui è stata esclusa la configurabilità del reato in relazione alle condotte vessatorie poste in essere dal vice Presidente di un ATER nei confronti di una dipendente). Cass. pen. sez. VI 27 aprile 2012 n. 16094

Integra il delitto di maltrattamenti in famiglia il genitore che tenga nei confronti del figlio minore comportamenti iperprotettivi tali da incidere sullo sviluppo psicofisico dello stesso a prescindere dal fatto che il minore abbia o meno percepito tali comportamenti come un maltrattamento o vi abbia acconsentito. (Fattispecie in cui la madre in concorso con il nonno del minore aveva nel tempo e fino all’età preadolescenziale di quest’ultimo posto in essere atteggiamenti qualificati dal giudice del merito come eccesso di accudienza e consistiti nell’impedimento dei rapporti coi coetanei nell’esclusione del minore dalle attività inerenti la motricità anche quando organizzate dall’istituzione scolastica nonché nell’induzione della rimozione della figura paterna costantemente dipinta in termini negativi fino ad impedire allo stesso minore di utilizzare il cognome del padre). Cass. pen. sez. VI 10 ottobre 2011 n. 36503

Il delitto di maltrattamenti in famiglia è configurabile anche in danno di una persona legata all’autore della condotta da una relazione sentimentale che abbia comportato un’ assidua frequentazione della di lei abitazione trattandosi di un rapporto abituale tale da far sorgere sentimenti di umana solidarietà e doveri di assistenza morale e materiale. Cass. pen. sez. V 30 giugno 2010 n. 24688

Integra il reato di maltrattamenti la ripetuta sottoposizione di una persona (nella specie di giovane età) a pratiche esoteriche “sataniche”. Cass. pen. sez. III 3 marzo 2010 n. 8284

La condotta vessatoria integrante “mobbing” non è esclusa dalla formale legittimità delle iniziative disciplinari assunte nei confronti dei dipendenti mobbizzati. (Fattispecie nella quale in fase cautelare l’indagato direttore generale di un’azienda municipalizzata per lo smaltimento dei rifiuti urbani è stato ritenuto responsabile dei reati di maltrattamenti lesioni personali e violenza privata). Cass. pen. sez. VI 13 luglio 2009 n. 28553

In tema di reato di maltrattamenti rientra nel rapporto d’autorità di cui all’art. 572 c.p. il rapporto intersoggettivo che si instaura tra datore di lavoro e lavoratore subordinato in quanto caratterizzato dal potere direttivo e disciplinare che la legge attribuisce al primo nei confronti del secondo. (Fattispecie di maltrattamenti rappresentati da molestie sessuali poste in essere sul luogo di lavoro da datore di lavoro nei confronti di propria dipendente ). Cass. pen. sez. III 7 luglio 2008 n. 27469

Integra il delitto di maltrattamenti in famiglia di cui all’art. 572 c.p. la ripetuta esposizione del minore a contesti erotici inadeguati alla sua età sì da creare abitualmente un’atmosfera relazionale pregiudizievole per la sua equilibrata evoluzione psichica. (Fattispecie in cui il genitore usava sottoporre la glia minore a ripetute esibizioni di nudità visioni di film pornografici conversazioni a contenuto erotico-sessuale ecc.). Cass. pen. sez. VI 22 ottobre 2007 n. 38962

Configura il delitto di maltrattamenti previsto dall’art. 572 c.p. la condotta di chi avuto in consegna un minore allo scopo di accudirlo educarlo ed avviarlo ad una istruzione consente che viva in stato di abbandono in strada per vendere piccoli oggetti e chiedere l’elemosina appropriandosi poi del ricavato e disinteressandosi del suo stato di malnutrizione e delle situazioni di pericolo fisico e morale cui egli si trovi esposto: si tratta infatti di una condotta lesiva dell’integrità sica e morale del minore idonea a determinare una situazione di sofferenza di cui va ritenuto responsabile chiunque ne abbia l’affidamento. Cass. pen. sez. VI 30 gennaio 2007 n. 3419

Il reato di maltrattamenti in famiglia è configurabile anche al di fuori della famiglia legittima in presenza di un rapporto di stabile convivenza come tale suscettibile di determinare obblighi di solidarietà e di mutua assistenza senza che sia richiesto che tale convivenza abbia una certa durata quanto piuttosto che sia stata istituita in una prospettiva di stabilità quale che sia stato poi in concreto l’esito di tale comune decisione. Cass. pen. sez. III 5 dicembre 2005 n. 44262

Il reato di maltrattamenti in famiglia è configurabile quanto al rapporto tra coniugi anche in caso di separazione e di conseguente cessazione della convivenza purchè la condotta valga ad integrare gli elementi tipici della fattispecie. (Il principio è stato affermato relativamente al caso di reiterate ed offensive manifestazioni di aggressività attuate per lettera o per telefono tali da obbligare il coniuge separato a cambiare le proprie utenze telefoniche o a disattivarle). Cass. pen. sez. VI 22 dicembre 2003 n. 49109

Perché sia configurabile l’aggravante di cui all’art. 61 n. 4 c.p. occorre che le modalità della condotta esecutiva di un delitto ad esempio quello di maltrattamenti siano caratterizzate dalla volontà di infliggere un patimento ulteriore rispetto alle ordinarie modalità esecutive del reato e che rivelino senza inserirsi nel processo causale del reato una particolare malvagità al soggetto agente. (Fattispecie in materia di maltrattamenti concretizzantesi in violenze di ogni genere quali insulti minacce con armi percosse con schiaffi pugni e calci inflitti alla moglie anche quando era in stato interessante e consistenti anche nel farle sbattere la testa contro l’asfalto ed il parabrezza dell’auto). Cass. pen. sez. VI 31 marzo 2003 n. 15098

In tema di maltrattamenti in famiglia il reato di cui all’art. 572 c.p. è configurabile anche al di fuori della famiglia legittima in presenza di un rapporto di stabile convivenza in quanto suscettibile di determinare obblighi di solidarietà e di mutua assistenza. (Nella specie la Corte ha peraltro ritenuto irrilevante ai fini penali la circostanza che tra l’imputato e la persona offesa esistesse un matrimonio contratto all’estero nel paese di comune origine non dichiarato efficace in Italia posto che le disposizioni regolatrici della materia – art. 17 primo comma disp. prel. c.c. e art. 28 L. n. 218 del 1995 – rinviano per la validità del matrimonio alla legge del luogo in cui esso è stato celebrato o alla legge nazionale dei coniugi al momento della celebrazione). Cass. pen. sez. VI 1 dicembre 2000 n. 12545

In tema di maltrattamenti contro familiari e conviventi integra la circostanza aggravante della lesione grave di cui al secondo comma dell’art. 572 cod. pen. la ritardata crescita del minore che per via dei maltrattamenti si sia trovato in condizioni di denutrizione o malnutrizione tali da cagionare la predetta malattia. Cass. pen. sez. VI 13 marzo 2014 n. 12004

In tema di maltrattamenti in famiglia integra la circostanza aggravante di cui all’art. 572 secondo comma c.p. la condotta di colui che ponga in essere fatti di maltrattamento nel cui ambito si inscriva un’azione “finale” anche se compiuta da un concorrente la quale provochi direttamente il decesso della persona offesa quando i maltrattamenti globalmente considerati pure in considerazione dell’ultimo episodio di violenza abbiano idoneità concreta ad offendere il bene vita. (Fattispecie in cui la sentenza impugnata aveva attribuito la morte di un minore non solo all’autore del colpo letale ma anche ad altro soggetto che aveva maltrattato la vittima con medesime modalità ritenendo l’ultima percossa ed il successivo decesso il naturale sviluppo dell’unitaria ed abituale condotta di maltrattamenti). Cass. pen. sez. VI 4 dicembre 2012 n. 46848

Ai fini della configurabilità del delitto di cui all’art. 572 c.p. lo stato di sofferenza e di umiliazione delle vittime non deve necessariamente collegarsi a specifici comportamenti vessatori posti in essere nei confronti di un determinato soggetto passivo ma può derivare anche da un clima generalmente instaurato all’interno di una comunità in conseguenza di atti di sopraffazione indistintamente e variamente commessi a carico delle persone sottoposte al potere dei soggetti attivi i quali ne siano tutti siano consapevoli a prescindere dall’entità numerica degli atti vessatori e dalla loro riferibilità ad uno qualsiasi dei soggetti passivi. (Fattispecie relativa alla continua espressione di frasi ingiuriose e a maltrattamenti fisici da parte delle operatrici di un istituto pubblico di assistenza nei confronti di persone anziane ivi ricoverate nel reparto di lunga degenza). Cass. pen. sez. VI 3 marzo 2010 n. 8592

Non rileva per l’integrazione del reato di maltrattamenti in famiglia nella specie in danno della moglie il credo religioso dell’autore delle condotte non potendo ritenersi che l’adesione ad un credo che non sancisca la parità dei sessi nel rapporto coniugale giustifichi i maltrattamenti in danno della moglie. Cass. pen. sez. VI 12 agosto 2009 n. 32824

In tema di reato di maltrattamenti in famiglia l’imputazione soggettiva dell’evento aggravatore non voluto della morte della vittima per suicidio ne richiede la prevedibilità in concreto come conseguenza della condotta criminosa di base in modo che possa escludersi che sia stato oggetto di una libera capacità di autodeterminarsi della vittima. Cass. pen. sez. VI 18 marzo 2008 n. 12129

Il dolo nel delitto di maltrattamenti in famiglia (art. 572 c.p.) è unitario e programmatico nel senso che esso funge da elemento unificatore della pluralità di atti lesivi della personalità della vittima e si concretizza nell’inclinazione della volontà ad una condotta oppressiva e prevaricatoria che nella reiterazione dei maltrattamenti si va via via realizzando e confermando in modo che il colpevole accetta di compiere le singole sopraffazioni con la consapevolezza di persistere in una attività illecita posta in essere già altre volte. Cass. pen. sez. VI 17 febbraio 2004 n. 6541

Il dolo del delitto di maltrattamenti in famiglia non richiede la sussistenza di uno specifico programma criminoso verso il quale la serie di condotte aggressive e lesive sin dalla loro rappresentazione iniziale siano finalizzate; è invece sufficiente la consapevolezza dell’autore del reato di persistere in un’attività vessatoria già posta in essere in precedenza idonea a ledere la personalità della vittima. Cass. pen. sez. VI 5 agosto 2003 n. 33106

Il reato di maltrattamenti in famiglia (art. 572 c.p.) è integrato dalla condotta dell’agente che sottopone la moglie ad atti di vessazione reiterata e tali da cagionarle sofferenza prevaricazione e umiliazioni costituenti fonti di uno stato di disagio continuo e incompatibile con normali condizioni di esistenza. Né l’elemento soggettivo del reato in questione può essere escluso dalla circostanza che il reo sia di religione musulmana e rivendichi perciò particolari potestà in ordine al proprio nucleo familiare in quanto si tratta di concezioni che si pongono in assoluto contrasto con le norme che stanno alla base dell’ordinamento giuridico italiano considerato che la garanzia dei diritti inviolabili dell’uomo sia come singolo sia nelle formazioni sociali cui è certamente da ascrivere la famiglia (art. 2 Cost.) nonché il principio di eguaglianza e di pari dignità sociale (art. 3 commi 1 e 2 Cost.) costituiscono uno sbarramento invalicabile contro l’introduzione di diritto o di fatto nella società civile di consuetudini prassi o costumi con esso assolutamente incompatibili. Cass. pen. sez. VI 8 gennaio 2003 n. 55

Il reato di sequestro di persona è assorbito in quello di maltrattamenti in famiglia previsto dall’art. 572 cod. pen. soltanto quando le condotte di arbitraria compressione della libertà di movimento della vittima non sono ulteriori ed autonome rispetto a quelle specificatamente maltrattanti. (In applicazione di questo principio la S.C. ha annullato con rinvio l’ordinanza del Tribunale per il riesame che aveva escluso il concorso del reato di sequestro di persona con quello di cui all’art. 572 cod. pen. relativamente alle condotte di imbragare o legare su passeggini o seggiolini bambini in tenerissima età nell’ambito di maltrattamenti compiuti in loro danno all’interno di un asilo). Cass. pen. sez. V 28 marzo 2017 n. 15299

In tema di rapporti fra il reato di maltrattamenti in famiglia e quello di atti persecutori (art. 612-bis cod. pen.) salvo il rispetto della clausola di sussidiarietà prevista dall’art. 612-bis comma primo cod. pen. – che rende applicabile il più grave reato di maltrattamenti quando la condotta valga ad integrare gli elementi tipici della relativa fattispecie – è invece configurabile l’ipotesi aggravata del reato di atti persecutori (prevista dall’art. 612-bis comma secondo cod. pen.) in presenza di comportamenti che sorti nell’ambito di una comunità familiare (o a questa assimilata) ovvero determinati dalla sua esistenza e sviluppo esulino dalla fattispecie dei maltrattamenti per la sopravvenuta cessazione del vincolo familiare ed affettivo o comunque della sua attualità temporale. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto immune da vizi la sentenza che aveva configurato il concorso tra i due reati sul presupposto della diversità dei beni giuridici tutelati ritenendo integrato quello di maltrattamenti in famiglia fino alla data di interruzione del rapporto di convivenza e poi dalla cessazione di tale rapporto quello di atti persecutori). Cass. pen. sez. VI 19 luglio 2016 n. 30704

Il reato di maltrattamenti in famiglia assorbe i delitti di percosse e minacce anche gravi ma non quelli di lesioni danneggiamento ed estorsione attesa la diversa obiettività giuridica dei reati. Cass. pen. sez. II 4 aprile 2013 n. 15571

Il reato di maltrattamenti in famiglia assorbe i delitti di percosse e minacce anche gravi ma non quello di lesioni attesa la diversa obiettività giuridica dei reati. Cass. pen. sez. VI 12 aprile 2012 n. 13898

Il reato di maltrattamento in famiglia assorbe i reati di ingiuria minacce e violenza privata che rientrano nella materialità di detto delitto. Cass. pen. sez. V 15 giugno 2010 n. 22790

Integra il delitto di maltrattamenti in famiglia e non quello di abuso dei mezzi di correzione la consumazione da parte del genitore nei confronti del figlio minore di reiterati atti di violenza sica e morale anche qualora gli stessi possano ritenersi compatibili con un intento correttivo ed educativo proprio della concezione culturale di cui l’agente è portatore. Cass. pen. sez. VI 17 dicembre 2009 n. 48272

Il delitto di maltrattamenti in famiglia concorre con quello di violenza sessuale qualora le reiterate condotte di abuso sessuale oltre a cagionare sofferenze psichiche alla vittima ledono anche la sua libertà di autodeterminazione in materia sessuale attesa la diversità dei beni giuridici offesi. Cass. pen. sez. III 12 giugno 2007 n. 22850

Non è configurabile il rapporto di specialità tra il delitto di maltrattamenti in famiglia e quello di sequestro di persona giacché sono figure di reato dirette a tutelare beni diversi e poi l’uno è integrato dalla condotta di programmatici e continui maltrattamenti psico-fisici ai danni di famigliari e l’altro da quella di privare taluno della libertà personale. Cass. pen. sez. I 25 maggio 2006 n. 18447

Per la configurabilità del reato di maltrattamenti l’art. 572 c.p. richiede il dolo generico consistente nella coscienza e volontà di sottoporre la vittima ad una serie di sofferenze siche e morali in modo abituale instaurando un sistema di sopraffazioni e di vessazioni che avviliscono la sua personalità; ne consegue che deve escludersi che l’intenzione dell’agente di agire esclusivamente per finalità educative sia elemento dirimente per fare rientrare gli abituali atti di violenza posti in essere in danno dei gli minori nella previsione di cui all’art. 571 c.p. in quanto gli atti di violenza devono ritenersi oggettivamente esclusi dalla fattispecie dell’abuso dei mezzi di correzione dovendo ritenersi tali solo quelli per loro natura a ciò deputati che tradiscano l’importante e delicata funzione educativa. Cass. pen. sez. VI 3 novembre 2005 n. 39927

Il reato di violenza sessuale concorre con quello di maltrattamenti allorché la condotta di maltrattamenti sia del tutto autonoma rispetto a quella che ha caratterizzato i rapporti sessuali non rilevando in proposito il vincolo della continuazione eventualmente ritenuto tra le diverse condotte mentre il concorso va escluso nell’ipotesi in cui vi sia piena coincidenza tra le due condotte nel senso che il delitto di maltrattamenti sia stato ravvisato per la mera reiterazione degli atti sessuali. Cass. pen. sez. III 13 maggio 2005 n. 17843

In caso di maltrattamenti in famiglia integratisi anche attraverso la condotta di ripetute violenze sessuali non è ipotizzabile il concorso fra il delitto di violenza sessuale di cui all’art. 609 bis c.p. ed il delitto di maltrattamenti in famiglia di cui all’art. 572 c.p. atteso che in tale ipotesi in applicazione del principio di specialità si configura il solo delitto di violenza sessuale continuata caratterizzato da un dolo unitario e programmatico. Cass. pen. sez. III 3 settembre 2004 n. 35849

La diversa obiettività giuridica del reato di maltrattamenti in famiglia e di quello di lesioni personali volontarie esclude l’assorbimento del secondo nel primo rendendoli concorrenti tra loro. Cass. pen. sez. VI 23 giugno 2004 n. 28367

Il delitto di maltrattamenti in famiglia può concorrere con quello di violenza sessuale in quanto non vi è assorbimento fra tali reati attesa la diversità dei beni giuridici protetti dai due delitti. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto correttamente configurata la continuazione fra i delitti nel caso di ripetute violenze siche e morali adottate nei confronti anche della sorella minore che tentava di sottrarsi a non gradite pretese sessuali dell’imputato). Cass. pen. sez. III 20 gennaio 2004 n. 984

Non è configurabile il reato aggravato dall’evento di cui all’art. 572 comma 2 c.p. quando la morte del familiare che sia stato fino a quel momento sottoposto a maltrattamenti anziché essere conseguenza non voluta della condotta abituale di maltrattamenti sia cagionata intenzionalmente. In tali circostanze non è neppure configurabile il nesso teleologico tra il reato di maltrattamenti e quello di omicidio volontario rappresentando quest’ultimo un salto qualitativo rispetto ai comportamenti di prevaricazione e violenza in ambito familiare posti in essere fino a quel momento nei confronti della vittima. Cass. pen. sez. I 8 aprile 2003 n. 16578

Non sussiste rapporto di specialità (art. 15 c.p.) tra il delitto di maltrattamenti in famiglia (art. 572 c.p.) e quello di riduzione in schiavitù (art. 600 c.p.) trattandosi di reati che tutelano interessi diversi – la correttezza dei rapporti familiari nella prima ipotesi lo status libertatis dell’individuo nella seconda – e che presentano un diverso elemento materiale in quanto nell’ipotesi dell’art. 572 c.p. è necessario che un componente della famiglia sottoponga un altro a vessazioni mentre nel caso di riduzione in schiavitù è necessario che un soggetto eserciti su un altro individuo un diritto di proprietà con la conseguenza che le due ipotesi di reato sussistendone i presupposti possono concorrere. Cass. pen. sez. V 30 settembre 2002 n. 32363

In tema di maltrattamenti in famiglia stante la natura di reato abituale la competenza per territorio si radica innanzi al giudice del luogo di realizzazione dell’ultimo dei molteplici fatti caratterizzanti il reato. (Conf. n. 3032/1986 Rv. 175315) Cass. pen. sez. VI 30 maggio 2019 n. 24206

È legittimo l’arresto in flagranza per il delitto di maltrattamenti qualora la polizia giudiziaria dopo avere raccolto le dichiarazioni della persona offesa su comportamenti di reiterata sopraffazione assista personalmente ad un singolo episodio che pur non integrando autonoma ipotesi di reato si pone inequivocabilmente in una situazione di continuità con le condotte denunziate dalla persona offesa medesima. (Fattispecie in cui una persona la cui convivente aveva denunciato reiterate ipotesi di violenze e sopraffazioni il giorno dell’arresto recatosi presso l’abitazione della donna e verificato che quest’ultima era in auto con i carabinieri aveva provato in modo irruento ad aprire la portiera dell’auto di servizio per parlare con la predetta). Cass. pen. sez. VI 8 agosto 2013 n. 34551

In tema di maltrattamenti in famiglia l’intervenuta prescrizione degli autonomi illeciti eventualmente integrati da alcune delle condotte che concorrono a realizzare il reato non ne determina l’irrilevanza ai fini della sussistenza di quest’ultimo qualora per esso la causa estintiva non si sia ancora perfezionata. Cass. pen. sez. VI 28 ottobre 2011 n. 39228

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