(R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398)

False dichiarazioni sulla identità o su qualità personali proprie o di altri

Articolo 496 - Codice Penale

(1) Chiunque, fuori dei casi indicati negli articoli precedenti, interrogato sulla identità, sullo stato o su altre qualità della propria o dell’altrui persona, fa mendaci dichiarazioni a un pubblico ufficiale (357) o a persona incaricata di un pubblico servizio, nell’esercizio delle funzioni o del servizio, è punito con la reclusione da uno a cinque anni.

Articolo 496 - Codice Penale

(1) Chiunque, fuori dei casi indicati negli articoli precedenti, interrogato sulla identità, sullo stato o su altre qualità della propria o dell’altrui persona, fa mendaci dichiarazioni a un pubblico ufficiale (357) o a persona incaricata di un pubblico servizio, nell’esercizio delle funzioni o del servizio, è punito con la reclusione da uno a cinque anni.

Note

(1) Questo articolo è stato così sostituito dall’art. 1, comma 1, lett. b quinquies), del D.L. 23 maggio 2008, n. 92, convertito, con modificazioni, nella L. 24 luglio 2008, n. 125.

Tabella procedurale

Arresto: facoltativo in flagranza. 381 c.p.p.
Fermo di indiziato di delitto: non consentito.
Misure cautelari personali: consentite. 280287 c.p.p.
Autorità giudiziaria competente: Tribunale monocratico. 33 ter c.p.p.
Procedibilità: d’ufficio. 50 c.p.p.

Massime

Integra il reato di cui all’art. 496 cod. pen. (false dichiarazioni sull’identità o su qualità personali proprie o di altri) – e non quello di cui all’art. 495 cod. pen. (falsa attestazione o dichiarazione a un pubblico ufficiale sulla identità o su qualità personali proprie o di altri) la condotta di colui che gravato da precedenti penali dichiari falsamente in sede di Segnalazione Certificata di Inizio Attività (SCIA) per la voltura di una licenza commerciale di possedere i prescritti requisiti morali in quanto in tal caso la dichiarazione del privato costituisce ex se condizione di legittimazione all’esercizio dell’attività e non è destinata ad incidere direttamente o indirettamente anche sulla formazione di un atto pubblico. Cass. pen. sez. V 11 giugno 2018 n. 26575

Il reato di false dichiarazioni sulla identità o sulle qualità personali proprie o altrui può configurarsi anche in presenza di dichiarazioni implicite allorquando il possesso di determinate qualità personali costituisca il presupposto necessario ed indefettibile della dichiarazione espressa resa al pubblico ufficiale. (Nella fattispecie la S.C. ha escluso la configurabilità del reato ritenendo che l’asseverazione innanzi al cancelliere della perizia estimatoria di un terreno non presupponesse necessariamente il possesso della qualità di ingegnere abilitato). Cass. pen. sez. III 16 luglio 2015 n. 30862

Integra il delitto di false dichiarazioni sulla identità o su qualità personali proprie o di altri (art. 496 c.p. ) la condotta di colui che declini generalità false al «controllore » di un’azienda di trasporto urbano il quale riveste la funzione di incaricato di pubblico servizio essendo pubblica la funzione svolta dalla detta azienda e non meramente esecutive le funzioni svolte dal predetto dipendente. Cass. pen. sez. V 25 luglio 2008 n. 31391

Non integra gli estremi del reato di false dichiarazioni sulla identità o su qualità personali (art. 496 c.p.) la condotta di colui che in sede di autocertificazione allegata alla domanda di ammissione per l’aggiudicazione di un appalto pubblico riempia un modulo prestampato fornito dall’ente appaltante dichiarando di non avere subito condanne incidenti sulla propria affidabilità morale e professionale ancorché destinatario di sentenza di applicazione della pena ex art. 444 c.p.p. risalente ad oltre cinque anni in quanto la P.A. non può rimettere al richiedente la valutazione del carattere ostativo di taluni reati in ordine all’instaurazione di determinati rapporti mentre oggetto dell’autocertificazione possono essere fatti e non già valutazioni in conformità agli artt. 46 del D.P.R. n. 45 del 2000 e 75 D.P.R. 554 del 1999 il quale prevede che le dichiarazioni sulle condizioni ostative siano completate da idonea documentazione. Cass. pen. sez. V 14 marzo 2008 n. 11596

Integra il reato di false dichiarazioni sulla identità o su qualità personali proprie o di altri (art. 496 c.p.) la condotta di colui che – fermato dai carabinieri ad un posto di controllo – fornisca false indicazioni sulla propria residenza la quale rientra nel novero delle qualità e condizioni personali e pertanto concorre a individuare l’identità della persona. Cass. pen. sez. V 14 luglio 2005 n. 26073

In tema di false attestazioni di generalità allorquando rimangono ignote le reali generalità dell’agente non è possibile pervenire ad una dichiarazione di colpevolezza ai sensi degli articoli 495 o 496 c.p. presumendo che siano false proprio quelle fornite in sede di identificazione. (In motivazione la Corte ha precisato che diverso è il caso in cui l’imputato in due o più occasioni abbia declinato differenti generalità). Cass. pen. sez. V 28 novembre 2000 n. 12195

Le mendaci dichiarazioni sulle qualità proprie configurano l’ipotesi prevista dall’art. 496 c.p. ogni qual volta il mendacio non abbia alcuna attinenza né diretta né indiretta con la formazione di un pubblico atto. Se le dichiarazioni siano invece destinate ad essere riprodotte in un atto pubblico o vengano ad integrarne il contenuto o siano comunque rilevanti ai fini della formazione di esso si realizza allora l’ipotesi delittuosa prevista dall’art. 495 c.p. (Fattispecie relativa ad una mendace dichiarazione sul possesso del titolo di studio contenuta in una domanda rivolta dall’imputato al provveditore agli studi per l’inclusione nelle graduatorie provinciali dei bidelli; la Cassazione nell’affermare il principio di cui in massima ha ritenuto esatto l’assunto dei giudici di appello che avevano ritenuto che il fatto integrava il reato di cui all’art. 495 c.p. sul rilievo che la dichiarazione mendace aveva influito sulla formazione della graduatoria con conseguente assunzione dell’imputato come bidello). Cass. pen. sez. V 17 agosto 1990 n. 11488

Risponde del reato di false dichiarazioni sull’identità o sulle qualità personali di cui all’art. 496 c.p. oltre che di quello di falsità in certificati di cui all’art. 477 c.p. colui che declini false generalità ad un pubblico ufficiale dopo avergli esibito una patente di guida contraffatta. In tal caso infatti si realizza un’ipotesi di concorso di reati poiché la materialità dei due fatti ed i beni giuridici lesi sono del tutto indipendenti. Cass. pen. sez. II 12 ottobre 1989 n. 13447

La domanda per essere ammesso all’esame per conseguire la patente di guida ancorché redatta su modulo a stampa predisposto dalla pubblica amministrazione è una scrittura privata e la falsa dichiarazione – in essa contenuta – di possedere i requisiti richiesti (nella specie dichiarazione di non essere sottoposto alla misura di prevenzione di cui all’art. 3 L. 27 dicembre 1956 n. 1423) costituendo risposta ad una interrogazione scritta del pubblico ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni ricade sotto la previsione incriminatrice dell’art. 496 c.p. Cass. pen. sez. V 24 giugno 1985 n. 6297

Nelle ipotesi delittuose previste dagli artt. 495 e 496 c.p.p. il mendacio è punibile ogni qual volta si verifichi inganno alla pubblica fede personale per effetto di false dichiarazioni o attestazioni sull’identità lo stato o altra qualità della propria o dell’altrui persona. Ne consegue che il reato è integrato anche con la sostituzione di una sola lettera del cognome. Cass. pen. sez. V 11 ottobre 1984 n. 8441

«Le altre qualità della propria o dell’altrui persona» cui fa riferimento l’art. 496 c.p. sono soltanto quelle che completano lo stato e la identità della persona nei casi in cui si deve procedere alla identificazione e che servono a tal fine. Restano pertanto fuori della tutela penale le richieste dell’autorità su qualità personali non giustificate dalla esigenza dell’identificazione ma rivolte ad altri fini. Cass. pen. sez. V 20 luglio 1984

La previsione delittuosa di cui all’art. 496 c.p. ricorre ogni qualvolta il mendacio di carattere personale reso al pubblico ufficiale (o ad altro soggetto incaricato di un pubblico servizio) non abbia alcuna attinenza né diretta né indiretta con l’atto pubblico da formare; e l’interrogazione che il reato presuppone può avvenire sia verbalmente sia attraverso la compilazione di questionari o di moduli a stampa già predisposti dall’ufficio pubblico per il migliore andamento del servizio amministrativo. Per qualità personali ai fini del delitto di cui all’art. 496 c.p. devesi intendere ogni attributo che serva a distinguere un individuo nella personalità economica o professionale e che possa avere interesse per l’autorità interrogante. Lo stato di abbienza e di possidenza rientra nel novero delle suddette qualità da dichiarare nella loro reale consistenza. Cass. pen. sez. V 1 ottobre 1983 n. 7780

La falsa dichiarazione agli agenti di polizia giudiziaria del conducente di un autoveicolo di essere abilitato alla guida e di avere dimenticato a casa la relativa patente che invece gli era stata sospesa con provvedimento prefettizio non integra il delitto di falsità personale previsto dall’art. 496 c.p. Cass. pen. sez. V 11 febbraio 1981 n. 852

Ai fini della sussistenza del reato di false dichiarazioni sull’identità o su qualità personali proprie o di altri è sufficiente il dolo generico consistente nella coscienza e volontà di rendere dichiarazioni difformi dal vero su qualità personali giuridicamente rilevanti mentre non occorre il dolo specifico di trarre in inganno il destinatario della dichiarazione o altri soggetti. (La Cassazione ha chiarito che lo stesso principio è applicabile al reato previsto dall’art. 495 terzo comma n. 2 c.p.). Cass. pen. sez. I 11 giugno 1980 n. 7376

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