(R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398)

Valutazione delle circostanze aggravanti o attenuanti

Articolo 118 - Codice Penale

Le circostanze che aggravano o diminuiscono le pene concernenti i motivi a delinquere, l’intensità del dolo, il grado della colpa e le circostanze inerenti alla persona del colpevole sono valutate soltanto riguardo alla persona cui si riferiscono.

Articolo 118 - Codice Penale

Le circostanze che aggravano o diminuiscono le pene concernenti i motivi a delinquere, l’intensità del dolo, il grado della colpa e le circostanze inerenti alla persona del colpevole sono valutate soltanto riguardo alla persona cui si riferiscono.

Note

Tabella procedurale

Massime

In tema di lesioni personali, l’aggravante di cui all’art. 585 cod. pen., dell’essere il fatto commesso con l’uso delle armi, ha natura oggettiva e, pertanto, si comunica anche ai concorrenti, non venendo in rilievo le circostanze soggettive indicate nell’art. 118 cod. pen. (Fattispecie relativa a lesioni procurate con un coltello ed una catena). Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 50947 del 17 dicembre 2019 (Cass. pen. n. 50947/2019)

La circostanza aggravante dell’agevolazione dell’attività di un’associazione di tipo mafioso, prevista dall’art. 7, d.l. 13 maggio 1991, n. 152, convertito nella legge 12 luglio 1991, n. 203, ha natura soggettiva, essendo incentrata su una particolare motivazione a delinquere e sulla specifica direzione finalistica del dolo e della condotta a favorire il sodalizio; ne consegue che, nel caso di concorso di persone nel reato, detta circostanza è applicabile, ai sensi dell’art. 118 cod. pen., solo ai concorrenti che abbiano agito in base a tale finalità o che comunque l’abbiano condivisa e fatta propria. (In motivazione, la Corte ha precisato che la disciplina prevista dall’art. 118 cod. pen. ha carattere speciale rispetto a quella prevista dall’art. 59 cod. pen.). Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 52505 del 21 novembre 2018 (Cass. pen. n. 52505/2018)

La circostanza aggravante prevista dall’art.7 del D.L. 13 maggio 1991, n. 152, convertito nella legge 12 luglio 1991, n. 203, sotto il profilo dell’agevolazione dell’attività di un’associazione di tipo mafioso, in quanto incentrata su una particolare motivazione a delinquere e sulla specifica direzione finalistica del dolo e della condotta a favorire il sodalizio, ha natura soggettiva, con la conseguenza che ad essa, nel caso di concorso di persone nel reato, è applicabile la disciplina dell’art. 118 cod. pen., che circoscrive la valutazione delle aggravanti concernenti i motivi a delinquere e l’intensità del dolo al solo partecipe cui esse si riferiscono. (In motivazione la Corte ha evidenziato che, nel caso di uso del cd. metodo mafioso, invece, l’aggravante presenta carattere oggettivo, derivando dalle modalità di realizzazione dell’azione criminosa, ed opera nei confronti di tutti i concorrenti). Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 29816 del 15 giugno 2017 (Cass. pen. n. 29816/2017)

In tema di circostanze, sono estendibili ai concorrenti, e sempre che questi ne fossero consapevoli, le sole aggravanti soggettive che, oltre a non essere “inerenti alla persona del colpevole” a norma dell’art. 70, secondo comma, c.p., abbiano in qualche modo agevolato la realizzazione del reato, dovendo procedersi ad una interpretazione costituzionalmente orientata dell’art. 118 c.p.. (Fattispecie in cui la Corte ha escluso l’estensione ad un concorrente della circostanza prevista dall’art. 61, n. 6, c.p., inerente ad altro concorrente, in quanto la stessa si era rivelata assolutamente improduttiva di effetti agevolativi in ordine alla realizzazione del reato concorsuale). Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 22136 del 23 maggio 2013 (Cass. pen. n. 22136/2013)

La natura soggettiva della circostanza aggravante prevista per il delitto di omicidio dall’art. 577, comma primo, n. 4, c.p. (aver commesso il fatto per motivi abietti o futili ovvero adoperando sevizie o agendo con crudeltà verso le persone) non preclude la sua estensione al concorrente che, con il proprio volontario contributo, abbia dato adesione alla realizzazione dell’evento, rappresentandosi e condividendo gli sviluppi dell’azione esecutiva posta in essere dall’autore materiale del delitto e, perciò, maturando e facendo propria la particolare intensità del dolo che abbia assistito quest’ultima. (Nella specie è stata ritenuta sussistente la circostanza in discorso nel fatto di chi, presente alla selvaggia aggressione della vittima, ne abbia impedito la fuga, riportandola di peso nel luogo in cui era stata proditoriamente attirata e aggredita, e nelle mani dell’aggressore, visibilmente in preda a un’incontenibile furia omicida, sul rilievo che tale condotta non può non significare, secondo una logica applicazione del criterio di imputazione disciplinato dagli artt. 59, comma secondo, e 118 c.p., la piena consapevolezza delle spietate modalità con cui l’aggressore avrebbe proseguito nell’azione delittuosa) Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 6775 del 22 febbraio 2005 (Cass. pen. n. 6775/2005)

Alla stregua della vigente formulazione dell’art. 118 c.p., introdotta dall’art. 3 della L. 7 febbraio 1990 n. 19, deve escludersi la compatibilità tra l’aggravante del nesso teleologico di cui all’art. 61, n. 2, c.p. e il concorso anomalo di cui all’art. 116 c.p. (Nella specie, l’aggravante del nesso teleologico era stata configurata dal giudice di merito con riguardo ad un reato di rapina, nel corso della cui esecuzione era stato commesso un tentativo di omicidio, del quale il ricorrente era stato ritenuto corresponsabile a titolo di concorso anomalo). Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 48219 del 17 dicembre 2003 (Cass. pen. n. 48219/2003)

In tema di violazione di sigilli, la circostanza aggravante della qualità di custode, di cui al comma secondo dell’art. 349 c.p., si comunica ai concorrenti, con l’unico presupposto che i correi siano a conoscenza o ignorino colpevolmente tale qualità, atteso che non rientra tra quelle circostanze soggettive che a norma dell’art. 118 vanno valutate soltanto con riguardo alla persona cui si riferiscono. Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 35500 del 16 settembre 2003 (Cass. pen. n. 35500/2003)

In tema di valutazione delle circostanze, correlando le norme di cui agli artt. 59 e 118 c.p. – come modificati dalla legge 7 febbraio 1990 n. 19 – si ricavano due complementari principi giuridici. Le circostanze attenuanti, soggettive ed oggettive, sono sempre applicabili alla persona alla quale si riferiscono, anche se non conosciute, mentre le circostanze aggravanti sono applicabili soltanto se conosciute; nel caso di concorso di persone nel reato, le circostanze soggettive specificamente indicate nell’art. 118 – e cioè quelle concernenti i motivi a delinquere, l’intensità del dolo, il grado della colpa nonché quelle inerenti la persona del colpevole – si applicano, in quanto aggravanti, se conosciute, ed in quanto attenuanti, anche se non sono conosciute, soltanto alle persone alle quali si riferiscono e non si comunicano a tutti gli altri compartecipi, siano da essi conosciute o meno: viceversa, le circostanze oggettive e quelle soggettive, non specificamente indicate, si comunicano a tutti i compartecipi, in quanto aggravanti, se conosciute, e, in quanto attenuanti, anche se non sono conosciute. (Nella fattispecie, il ricorrente – assolto dai reati di associazione per delinquere ed estorsione a lui contestati in concorso con altri – era stato condannato, quale fiancheggiatore, per il delitto di lesioni personali, con l’aggravante del nesso teleologico perché finalizzato al fatto estorsivo, unitamente ad altro coimputato, autore materiale del delitto di lesioni, condannato, quest’ultimo, anche per l’estorsione. La Suprema Corte, in accoglimento del ricorso ed in virtù del principio di cui in massima, ha escluso l’applicabilità dell’aggravante in questione al ricorrente, atteso che la corte di merito, riconoscendo l’estraneità del medesimo, sia all’associazione per delinquere, sia al delitto di estorsione, aveva dato «assiomatica dimostrazione della preclusiva estraneità oggettiva» dello stesso alla finalità perseguita dall’autore materiale delle lesioni, e, comunque, della non conoscenza di quella finalità; conoscenza che – ha precisato la Suprema Corte – è, a norma dell’art. 59 c.p., pur sempre requisito ulteriore, anche se soggettivo, per l’applicazione dell’aggravante). Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 1149 del 7 febbraio 1997 (Cass. pen. n. 1149/1997)

Nell’ambito dell’aggravamento previsto dall’art. 118 c.p. rientrano tutti gli aspetti e le situazioni anche di natura processuale per le quali il fatto di un soggetto qualificato è sanzionato penalmente. Con la conseguenza che il reato di violenza sessuale commesso dal genitore come concorrente morale è punibile nei suoi confronti e nei confronti dell’autore materiale, stante la unicità del reato, che, siccome commesso dal genitore, la legge vuole perseguibile d’ufficio. Il principio non risulta inciso dalla novella del 7 febbraio 1990, n. 19, il cui art. 3 ha sostituito il vecchio art. 118 c.p., perché con essa è stato stabilito che sono valutate soltanto riguardo alla persona cui si riferiscono le circostanze concernenti i motivi, il dolo, la colpa e quelle inerenti alla persona del colpevole. Sicché le altre circostanze – tra cui la circostanza soggettiva del rapporto parentale tra l’agente e l’offeso, – sono soggette al pur novellato art. 59, comma 2, cioè sono valutate a carico dell’imputato se da lui conosciute o ignorate per colpa. Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 8328 del 23 luglio 1994 (Cass. pen. n. 8328/1994)

Se non è sufficiente, perché l’aggravante della premeditazione possa comunicarsi al concorrente nel reato, la mera conoscibilità da parte di costui, deve invece ritenersi che la conoscenza effettiva legittimi l’estensione. Infatti, se il concorrente, pur non avendo direttamente premeditato l’omicidio, tuttavia ad esso partecipa nella piena consapevolezza maturata prima dell’esaurirsi del proprio volontario apporto alla realizzazione dell’evento criminoso dell’altrui premeditazione, la sua volontà aderiva al progetto, investe e fa propria la particolare intensità dell’altrui dolo, talché la relativa aggravante non può non essere riferita anche a lui. (Nella specie la Suprema Corte ha ritenuto che così vada interpretato l’art. 118 c.p., pur dopo la L. 7 febbraio 1990, n. 19 con la quale esso è stato modificato). Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 7205 del 17 giugno 1994 (Cass. pen. n. 7205/1994)

A seguito della sostituzione del testo dell’art. 118 c.p. ad opera dell’art. 3, L. 7 febbraio 1990, n. 19, al concorrente non si comunicano più le circostanze soggettive concernenti i motivi a delinquere, l’intensità del dolo, il grado della colpa e quelle relative all’imputabilità ed alla recidiva. Conseguentemente, sono ancora valutate riguardo a lui le altre circostanze soggettive indicate dall’art. 70, primo comma, n. 2, c.p., cioè quelle attinenti alle qualità personali del colpevole ed ai rapporti tra il colpevole e la persona offesa. Si estendono, dunque, al concorrente – il quale ne sia a conoscenza o le ignori per colpa – le circostanze relative al munus publicum del colpevole. (Applicazione in tema di estensione della circostanza aggravante della qualità di custode al concorrente nel reato di violazione di sigilli). Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 853 del 21 maggio 1993 (Cass. pen. n. 853/1993)

In tema di valutazione delle circostanze nel caso di concorso di persone nel reato, l’art. 118 c.p., come sostituito dall’art. 3, L. n. 19 del 1990, sancisce che «sono valutate soltanto riguardo alla persona cui si riferiscono» le circostanze, aggravanti o attenuanti, «concernenti i motivi a delinquere, l’intensità del dolo, il grado della colpa» e quelle «inerenti alla persona del colpevole». Restano quindi fuori della previsione di tale articolo le circostanze relative alle qualità personali del colpevole e quelle che riguardano i rapporti fra il colpevole e la persona offesa, che vanno quindi estese a tutti i concorrenti, a norma dell’art. 110 c.p., ricorrendo i presupposti di cui al secondo comma dell’art. 59 c.p. Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 5218 del 20 maggio 1993 (Cass. pen. n. 5218/1993)

La L. 7 febbraio 1990, n. 19 ha integralmente sostituito il disposto dell’art. 118 c.p. nel senso, tra l’altro, che le circostanze che aggravano le pene, concernenti i motivi a delinquere, l’intensità del dolo, ed il grado della colpa sono valutate soltanto riguardo alla persona cui si riferiscono e fra tali circostanze aggravanti è compresa quella della premeditazione in quanto riguardante l’intensità del dolo. La nuova normativa si applica anche ai procedimenti in corso in base al disposto dell’art. 2, terzo comma, c.p. Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 12368 del 14 settembre 1990 (Cass. pen. n. 12368/1990)

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