Art. 101 – Codice Penale

(R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398)

Reati della stessa indole

Articolo 101 - Codice Penale

Agli effetti della legge penale, sono considerati reati della stessa indole non soltanto quelli che violano una stessa disposizione di legge, ma anche quelli che, pure essendo preveduti da disposizioni diverse di questo codice ovvero da leggi diverse, nondimeno, per la natura dei fatti che li costituiscono o dei motivi che li determinarono, presentano, nei casi concreti, caratteri fondamentali comuni (102, 104).

Articolo 101 - Codice Penale

Agli effetti della legge penale, sono considerati reati della stessa indole non soltanto quelli che violano una stessa disposizione di legge, ma anche quelli che, pure essendo preveduti da disposizioni diverse di questo codice ovvero da leggi diverse, nondimeno, per la natura dei fatti che li costituiscono o dei motivi che li determinarono, presentano, nei casi concreti, caratteri fondamentali comuni (102, 104).

Note

Tabella procedurale

Massime

Per “reati della stessa indole” ai sensi dell’art. 101 c.p. devono intendersi non soltanto quelli che violano una medesima disposizione di legge, ma anche quelli che, pur essendo previsti da testi normativi diversi, presentano nei casi concreti – per la natura dei fatti che li costituiscono o dei motivi che li hanno determinati – caratteri fondamentali comuni. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto corretta la decisione di merito che aveva ravvisato la stessa indole nel reato di spaccio di stupefacenti ed in quello di furto in abitazione, assumendo rilevanza, in entrambi i casi, comportamenti dettati da omologhi motivi di indebito lucro). Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 53590 del 23 dicembre 2014 (Cass. pen. n. 53590/2014)

In tema di reati della stessa indole — che sono quelli che per la natura dei fatti o dei motivi hanno carattere fondamentali comuni — deve escludersi l’omogeneità tra il reato di emissione di assegni senza autorizzazione del trattario (il cui carattere fondamentale è costituito dalla protezione della pubblica fede e del patrimonio dei privati), e il reato riguardante la detenzione di stampati per i documenti relativi ai beni viaggianti o alle ricevute fiscali (il cui carattere è costituito dalla tutela della trasparenza delle scritture). Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 3784 del 23 ottobre 1997 (Cass. pen. n. 3784/1997)

Ai sensi dell’art. 101 c.p. «reati della stessa indole» sono non soltanto quelli che violano una medesima disposizione di legge, ma anche quelli che, pur essendo previsti da testi normativi diversi, per la natura dei fatti che li costituiscono o dei motivi che li hanno determinati, presentano, nei casi concreti, caratteri fondamentali comuni. Alla stregua di tale criterio, più reati possono considerarsi omogenei per comunanza di caratteri fondamentali quando siano simili le circostanze oggettive nelle quali si sono realizzati, quando le condizioni di ambiente e di persona nelle quali sono state compiute le azioni presentino aspetti che rendano evidente l’inclinazione verso un’identica tipologia criminosa, ovvero quando le modalità di esecuzione, gli espedienti adottati o le modalità di aggressione dell’altrui diritto rivelino una propensione verso la medesima tecnica delittuosa. Per l’individuazione e per l’esclusione dei caratteri anzidetti è necessaria una specifica indagine rimessa alla valutazione discrezionale del giudice e non censurabile in sede di legittimità se adeguatamente motivata. (La S.C. ha osservato che nella fattispecie in esame, invece — pur tenendosi conto che, in tema di patteggiamento, l’obbligo generale di motivazione va correlato con il particolare tipo di sentenza previsto dall’art. 444 c.p.p. — non può non rilevarsi l’assoluta carenza di qualsiasi riferimento alla verifica circa la sussistenza delle condizioni soggettive previste dall’art. 59 legge 24 novembre 1981, n. 689 per la sostituzione della pena detentiva). Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 3362 del 5 dicembre 1996 (Cass. pen. n. 3362/1996)

Fuori del caso di violazione di una medesima disposizione di legge, per il giudizio sulla identità dell’indole di due reati, ai sensi dell’art. 101 cod. pen., riguardo alla natura dei motivi, è sufficiente anche la sola affinità di questi, quando sia tale da conferire, nel caso concreto, caratteri psicologici fondamentalmente comuni agli stessi reati. Tale giudizio si risolve, quindi, in una valutazione discrezionale del fatto, che non è censurabile in sede di legittimità allorquando sia privo di vizi di logica e di diritto. (Nella specie è stata ritenuta l’identità dell’indole tra il furto in casa di abitazione e la detenzione di stupefacenti in base alla omogeneità dei motivi: scopo di lucro). Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 2097 del 29 settembre 1989 (Cass. pen. n. 2097/1989)

Il reato di illecito allontanamento dal servizio e quello di diserzione debbono essere considerati della stessa indole, ai sensi dell’art. 101 c.p., in quanto si diversificano fra loro solo per la maggiore durata della diserzione, mentre hanno comuni tutti gli altri caratteri fondamentali. (Applicazione del principio in tema di revoca della sospensione condizionale della pena). Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 12614 del 10 novembre 1986 (Cass. pen. n. 12614/1986)

Ai sensi del combinato disposto degli artt. 99 e 101 c.p. devono essere ritenuti reati della stessa indole quelli che, indipendentemente dalla collocazione loro data dal legislatore nei relativi testi, sia in riferimento ai beni giuridici protetti sia per ragioni di tecnica legislativa, presentano un sottofondo identico quanto alle spinte ed alle finalità del delinquere. Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 2383 del 17 marzo 1981 (Cass. pen. n. 2383/1981)

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