(R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398)

Errore determinato dall'altrui inganno

Articolo 48 - Codice Penale

Le disposizioni dell’articolo precedente si applicano anche se l’errore sul fatto che costituisce il reato è determinato dall’altrui inganno; ma, in tal caso, del fatto commesso dalla persona ingannata risponde chi l’ha determinata a commetterlo (111).

Articolo 48 - Codice Penale

Le disposizioni dell’articolo precedente si applicano anche se l’errore sul fatto che costituisce il reato è determinato dall’altrui inganno; ma, in tal caso, del fatto commesso dalla persona ingannata risponde chi l’ha determinata a commetterlo (111).

Note

Tabella procedurale

Massime

Non integra il delitto di falso ideologico commesso dal privato in atto pubblico, né quello di falso ideologico in atto pubblico per induzione in errore del pubblico ufficiale la condotta di chi dichiari falsamente in un atto notarile di compravendita di un bene immobile che lo stesso non è sottoposto a sequestro, in quanto l’atto nel quale la dichiarazione è trasfusa non è destinato a provare la verità del fatto attestato, in assenza di una norma giuridica che obblighi il privato a dichiarare il vero e ricolleghi specifici effetti all’atto-documento in cui la dichiarazione del predetto è stata inserita dal pubblico ufficiale ricevente. Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 14382 del 2 aprile 2019 (Cass. pen. n. 14382/2019)

In tema di concorso di persone nel reato, l’assoluzione per difetto dell’elemento soggettivo in capo al concorrente “intraneo” nel reato proprio non esclude di per sé la responsabilità del concorrente “estraneo”, che resta punibile nei casi di autoria mediata di cui all’art. 48 cod. pen. e in tutti gli altri casi in cui la carenza dell’elemento soggettivo riguardi solo il concorrente “intraneo” e non sia quindi estensibile. (Nella specie la Corte ha ritenuto corretta la sentenza di merito che aveva riconosciuto la responsabilità per il reato di cui all’art. 44 d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, del geometra che aveva redatto i disegni di un progetto di ristrutturazione edilizia, presentando scientemente una DIA anzichè di domanda di concessione edilizia, concorrendo così alla realizzazione di un abuso edilizio in area sottoposta a vincolo paesaggistico-ambientale, per quanto l’art. 29 dello stesso d.P.R. preveda come autori del reato soltanto il titolare del permesso di costruire, il committente, il costruttore ed il direttore dei lavori). Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 36730 del 31 luglio 2018 (Cass. pen. n. 36730/2018)

Risponde di peculato mediante induzione in errore, ex artt. 48 – 314 cod. pen., e non di truffa aggravata, il pubblico ufficiale, preposto all’organo competente all’istruttoria della pratica ed alla predisposizione del provvedimento finale, che, inducendo in errore il consiglio di amministrazione di un ente sulla legittimità della delibera di spesa, ne ottiene l’approvazione con conseguente erogazione a taluni dipendenti di compensi di importo superiore a quello dovuto. Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 10762 del 9 marzo 2018 (Cass. pen. n. 10762/2018)

Integra il reato di falso ideologico in atto pubblico, mediante induzione in errore del pubblico ufficiale, la presentazione alla conservatoria dell’Agenzia del Territorio di falsi atti giudiziari di trasferimento delle proprietà di beni immobili, determinando in tal modo il funzionario delegato alla relativa trascrizione nei pubblici registri, ai sensi degli artt. 2657 e ss. cod. civ. (Fattispecie in cui la Corte ha escluso che la condotta si riferisse ad un’ipotesi di falsità materiale di cui all’art. 478 cod. pen.). Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 38381 del 1 agosto 2017 (Cass. pen. n. 38381/2017)

Non è configurabile il reato di abuso di ufficio per induzione in errore del pubblico ufficiale ai sensi dell’art. 48 cod. pen., atteso che per la integrazione del reato previsto dall’art. 323 cod. pen. è necessario il dolo intenzionale del soggetto agente. Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 54356 del 22 dicembre 2016 (Cass. pen. n. 54356/2016)

Integra il reato di falso per induzione, anche a seguito dell’abrogazione del reato previsto dall’art. 2, comma quarto, D.L. 29 dicembre 1983, n. 746 (recante “Disposizioni urgenti in materia di imposta sul valore aggiunto”, conv. con modd. in L. 27 febbraio 1984, n. 17), l’esibizione ad un funzionario doganale di una dichiarazione d’intento non veritiera, sì da indurlo a formare una bolletta doganale ideologicamente falsa. Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 8096 del 2 marzo 2011 (Cass. pen. n. 8096/2011)

Non ricorre la fattispecie del così detto «concorso anomalo» di cui all’art. 116 c.p., bensì quella prevista all’art. 48 c.p. nel caso in cui si accerti che i concorrenti non abbiano avuto ab origine un accordo criminoso comune – inteso come convergenza delle volontà dei soggetti in concorso – ed il reato sia stato realizzato in conformità della reale intenzione di un concorrente dissimulata all’altro. (Nella specie, la Corte ha escluso la responsabilità a titolo di concorso ai sensi dell’art 116 c.p. nel reato di traffico di stupefacenti, nel comportamento di un soggetto che, avendo offerto la propria collaborazione per l’importazione in Italia di merci in violazione di disposizioni doganali, quali diamanti e pelli di rettile, aveva invece trasportato cocaina per errore determinato dall’inganno dell’altro concorrente). Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 15481 del 1 aprile 2004 (Cass. pen. n. 15481/2004)

In materia di reato commesso in conseguenza di altrui inganno (art. 48 c.p.), l’idoneità dell’azione dell’autore “mediato” va valutata necessariamente in rapporto alle qualità ed alle capacità dell’autore “immediato”, con la conseguenza che qualora questo sia un pubblico ufficiale occorre in particolare tenere conto del grado di preparazione che la sua qualifica richiede e dei doveri di controllo che gli incombono. Pertanto, quando alla luce di siffatti dati le prospettazioni del privato non valgono ad alterare la realtà fattuale, deve escludersi induzione mediante errore, da parte di tale soggetto nei confronti di quello pubblico, alla commissione del reato. (Fattispecie in tema di false dichiarazioni rese dal privato per ottenere una licenza edilizia, dichiarazioni che la Corte non ha ritenuto sufficienti per la configurazione del reato, alla luce dei doveri di esame e di controllo del funzionario pubblico). Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 537 del 19 gennaio 1998 (Cass. pen. n. 537/1998)

Al fine di affermare la responsabilità del cosiddetto autore mediato ai sensi dell’art. 48 c.p., occorre avere riguardo all’atteggiamento psichico di quest’ultimo non soltanto circa la sussistenza del dolo del reato commesso dall’ingannato (nel senso che chi trae in inganno deve agire con previsione e volontà che l’altrui condotta integri il fatto punibile che si intende realizzare), ma anche con riferimento ad ogni altra finalità che attraverso la condotta strumentale dell’autore immediato si persegua e della quale è necessario valutare la rilevante incidenza in ordine alla qualificazione o alla sussistenza stessa del reato in questione. (Affermando siffatto principio la Cassazione ha ritenuto che quando un soggetto detenuto determini con l’inganno altri ad introdurre nello stabilimento carcerario sostanze stupefacenti al fine di farne uso personale, detta finalità dell’autore mediato assuma valore di esclusione della punibilità qualora il giudice ne accerti la sussistenza). Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 6389 del 26 giugno 1996 (Cass. pen. n. 6389/1996)

La responsabilità dell’autore mediato ex art. 48 c.p. si configura anche in relazione ai reati cosiddetti propri in cui la qualifica del soggetto attivo è presupposto o elemento costitutivo della fattispecie criminosa. Pertanto risponde di peculato anche l’estraneo che, traendo in inganno il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio, si appropri per tramite di questi di una cosa dagli stessi posseduta per ragioni del loro ufficio. Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 4411 del 30 aprile 1996 (Cass. pen. n. 4411/1996)

In tema di errore determinato dall’altrui inganno, ad integrare la responsabilità ex art. 48 c.p. è necessario e sufficiente che venga posta in essere una condotta causalmente e consapevolmente correlata all’induzione in errore di chi dovrà commettere il fatto costituente reato. Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 607 del 10 gennaio 1996 (Cass. pen. n. 607/1996)

Il fatto della persona che, incaricata dal sostituto d’imposta del versamento delle ritenute erariali operate sulle retribuzioni dei dipendenti, ne ometta il versamento al fisco, integra, ai sensi dell’art. 48 c.p., il reato proprio previsto dall’art. 2, comma secondo, L. 7 agosto 1982, n. 516, con esclusione, peraltro, stante l’impossibilità di distinguere ontologicamente e cronologicamente tale condotta dall’interversione del possesso, del tutto coincidente, della configurabilità del concorso del reato di appropriazione indebita. Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 4842 del 2 maggio 1995 (Cass. pen. n. 4842/1995)

L’inganno da cui deriva la responsabilità ex art. 48 c.p. (errore determinato dall’altrui inganno) può consistere, in qualunque artificio o altro comportamento atto a sorprendere l’altrui buona fede, attraverso il quale l’autore mediato induca in errore l’autore immediato del delitto. (Nella specie era stata taciuta a provveditore agli studi, da parte di funzionario del Ministero della P.I., una situazione di incompatibilità, rispetto all’Ufficio di presidente di commissione di esame, in cui si trovava un professore il cui nominativo era stato suggerito al provveditore dal funzionario medesimo e che implicava la strumentalizzazione ad interesse privato della predetta nomina). Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 10159 del 10 luglio 1990 (Cass. pen. n. 10159/1990)

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