Multe autovelox: illegittime se l’apparecchio, fisso o mobile, è sprovvisto dell’intervento di taratura periodica

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A ribadirlo è stata la Corte di Cassazione attraverso l’ordinanza n. 40627/21.

Autovelox fissi e mobili

In tema di autovelox, si sa, le pronunce della Corte di Cassazione si susseguono di continuo. Ancora una volta i giudici della Suprema Corte tendono la mano a coloro i quali viene recapitata una multa per eccesso di velocità.
Con l’ordinanza n. 40627 del 17 dicembre 2021, infatti, gli ermellini hanno rimarcato il principio secondo il quale l’apparecchio autovelox – sia esso fisso o mobile – deve essere sottoposto a taratura periodica. Qualora, quindi, l’automobilista contesti la mancata manutenzione e l’autorità che ha emesso la contravvenzione non dovesse essere in grado di dimostrare il contrario, la multa dovrà essere annullata.
I fatti oggetto della pronuncia vedevano un automobilista a cui era stato elevato un verbale di contestazione dalla polizia stradale per aver superato la velocità massima prevista in caso di transito su tratto autostradale. Nella fattispecie è stato il cosiddetto Tutor elettronico, lungo la tratta dell’autostrada A13 Bologna-Padova in direzione sud, in territorio del comune di Bologna, a rilevare la presunta infrazione.
L’automobilista proponeva quindi ricorso dinanzi alla competente autorità giudiziaria e, dopo averlo visto respinto dinanzi ai giudici di prime cure, egli ha proposto ricorso di fronte ai giudici di legittimità.
Il motivo principale dell’ultima impugnazione si è basato sulla violazione e falsa applicazione dell’articolo 45, comma 6, del codice della strada per avere il tribunale escluso la obbligatorietà della revisione e taratura periodica del sistema di rilevamento a mezzo Tutor che non risultava annotata nel verbale, poiché in palese contrasto con quanto stabilito dalla Consulta con la sentenza n. 113/2015 che, invero, aveva già espresso parere opposto.
Dalle motivazioni della sentenza è emerso che, secondo i giudici della Cassazione, in presenza di contestazione da parte del soggetto sanzionato, spetta all’Amministrazione la prova positiva dell’iniziale omologazione e della periodica taratura dello strumento. Nel prosieguo delle motivazioni, i giudici di legittimità, hanno ulteriormente precisato che “le apparecchiature di misurazione della velocità devono essere periodicamente tarate e verificate nel loro funzionamento e l’effettuazione di tali controlli va eseguita a prescindere che l’apparecchiatura operi in presenza di operatori o in automatico”.
Con riferimento alle modalità con cui l’emittente della multa debba procedere alla taratura degli apparecchi è stato indicato, infine, che la correttezza dell’autovelox deve essere attestata con apposite certificazioni di omologazione e conformità, non potendo essere provata con altri mezzi di attestazione o dimostrazione del loro corretto funzionamento.
Come accennato in precedenza, quindi, quanto stabilito dalla sentenza della Consulta n.113/2015 continua ad essere il principio cardine da seguire. La stessa aveva ritenuto, infatti, che è costituzionalmente illegittimo, per violazione dell’art. 3 Cost., l’art. 45, comma 6, del d.lgs. 30 aprile 1992, n. 285 (codice della strada), nella parte in cui non prevede che tutte le apparecchiature impiegate nell’accertamento delle violazioni dei limiti di velocità siano sottoposte a verifiche periodiche di funzionalità e di taratura. Ciò sul presupposto che il dettato del predetto articolo collide con il principio di razionalità, sia nel senso di razionalità pratica, ovvero di ragionevolezza, sia nel senso di razionalità formale, cioè del principio logico di non contraddizione. L’esonero da verifiche periodiche, o successive ad eventi di manutenzione, è perciò intrinsecamente irragionevole.
Tale indicazione della Corte Costituzionale aveva in realtà già trovato diverse “adesioni” dinanzi ai giudici di legittimità, e quest’ultima sentenza non ha fatto altro che chiarire maggiormente quali siano gli oneri degli enti utilizzatori delle macchinette autovelox e di quali siano le legittime eccezioni che gli automobilisti potranno sollevare qualora dovessero ricevere una sanzione comminata proprio grazie all’utilizzo di questi apparecchi.
Ancora un’ancora di salvataggio quindi per quegli automobilisti distratti che eccedono i limiti di velocità, anche se pare del tutto legittimo mettere in discussione i risultati dei rilievi di questi apparecchi, se non periodicamente e correttamente tarati.

autovelox fissi e mobili

In tema di autovelox, si sa, le pronunce della Corte di Cassazione si susseguono di continuo. Ancora una volta i giudici della Suprema Corte tendono la mano a coloro i quali viene recapitata una multa per eccesso di velocità.
Con l’ordinanza n. 40627 del 17 dicembre 2021, infatti, gli ermellini hanno rimarcato il principio secondo il quale l’apparecchio autovelox – sia esso fisso o mobile – deve essere sottoposto a taratura periodica. Qualora, quindi, l’automobilista contesti la mancata manutenzione e l’autorità che ha emesso la contravvenzione non dovesse essere in grado di dimostrare il contrario, la multa dovrà essere annullata.
I fatti oggetto della pronuncia vedevano un automobilista a cui era stato elevato un verbale di contestazione dalla polizia stradale per aver superato la velocità massima prevista in caso di transito su tratto autostradale. Nella fattispecie è stato il cosiddetto Tutor elettronico, lungo la tratta dell’autostrada A13 Bologna-Padova in direzione sud, in territorio del comune di Bologna, a rilevare la presunta infrazione.
L’automobilista proponeva quindi ricorso dinanzi alla competente autorità giudiziaria e, dopo averlo visto respinto dinanzi ai giudici di prime cure, egli ha proposto ricorso di fronte ai giudici di legittimità.
Il motivo principale dell’ultima impugnazione si è basato sulla violazione e falsa applicazione dell’articolo 45, comma 6, del codice della strada per avere il tribunale escluso la obbligatorietà della revisione e taratura periodica del sistema di rilevamento a mezzo Tutor che non risultava annotata nel verbale, poiché in palese contrasto con quanto stabilito dalla Consulta con la sentenza n. 113/2015 che, invero, aveva già espresso parere opposto.
Dalle motivazioni della sentenza è emerso che, secondo i giudici della Cassazione, in presenza di contestazione da parte del soggetto sanzionato, spetta all’Amministrazione la prova positiva dell’iniziale omologazione e della periodica taratura dello strumento. Nel prosieguo delle motivazioni, i giudici di legittimità, hanno ulteriormente precisato che “le apparecchiature di misurazione della velocità devono essere periodicamente tarate e verificate nel loro funzionamento e l’effettuazione di tali controlli va eseguita a prescindere che l’apparecchiatura operi in presenza di operatori o in automatico”.
Con riferimento alle modalità con cui l’emittente della multa debba procedere alla taratura degli apparecchi è stato indicato, infine, che la correttezza dell’autovelox deve essere attestata con apposite certificazioni di omologazione e conformità, non potendo essere provata con altri mezzi di attestazione o dimostrazione del loro corretto funzionamento.
Come accennato in precedenza, quindi, quanto stabilito dalla sentenza della Consulta n.113/2015 continua ad essere il principio cardine da seguire. La stessa aveva ritenuto, infatti, che è costituzionalmente illegittimo, per violazione dell’art. 3 Cost., l’art. 45, comma 6, del d.lgs. 30 aprile 1992, n. 285 (codice della strada), nella parte in cui non prevede che tutte le apparecchiature impiegate nell’accertamento delle violazioni dei limiti di velocità siano sottoposte a verifiche periodiche di funzionalità e di taratura. Ciò sul presupposto che il dettato del predetto articolo collide con il principio di razionalità, sia nel senso di razionalità pratica, ovvero di ragionevolezza, sia nel senso di razionalità formale, cioè del principio logico di non contraddizione. L’esonero da verifiche periodiche, o successive ad eventi di manutenzione, è perciò intrinsecamente irragionevole.
Tale indicazione della Corte Costituzionale aveva in realtà già trovato diverse “adesioni” dinanzi ai giudici di legittimità, e quest’ultima sentenza non ha fatto altro che chiarire maggiormente quali siano gli oneri degli enti utilizzatori delle macchinette autovelox e di quali siano le legittime eccezioni che gli automobilisti potranno sollevare qualora dovessero ricevere una sanzione comminata proprio grazie all’utilizzo di questi apparecchi.
Ancora un’ancora di salvataggio quindi per quegli automobilisti distratti che eccedono i limiti di velocità, anche se pare del tutto legittimo mettere in discussione i risultati dei rilievi di questi apparecchi, se non periodicamente e correttamente tarati.

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