Art. 46 – Testo Unico Espropri per Pubblica Utilità

(D.P.R. 8 giugno 2001, n. 327 - Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di espropriazione per pubblica utilità)

La retrocessione totale

Art. 46 - testo unico espropi per pubblica utilità

(1)1. Se l’opera pubblica o di pubblica utilità non è stata realizzata o cominciata entro il termine di dieci anni, decorrente dalla data in cui è stato eseguito il decreto di esproprio, ovvero se risulta anche in epoca anteriore l’impossibilità della sua esecuzione, l’espropriato può chiedere che sia accertata la decadenza della dichiarazione di pubblica utilità e che siano disposti la restituzione del bene espropriato e il pagamento di una somma a titolo di indennità.
2. Dal rilascio del provvedimento di autorizzazione paesistica e sino all’inizio dei lavori decorre il termine di validità di cinque anni previsto dall’articolo 16 del regio decreto 3 giugno 1940, n. 1357, dell’autorizzazione stessa. Qualora i lavori siano iniziati nel quinquennio, l’autorizzazione si considera valida per tutta la durata degli stessi.”;

Art. 46 - Testo Unico Espropi per Pubblica Utilità

(1)1. Se l’opera pubblica o di pubblica utilità non è stata realizzata o cominciata entro il termine di dieci anni, decorrente dalla data in cui è stato eseguito il decreto di esproprio, ovvero se risulta anche in epoca anteriore l’impossibilità della sua esecuzione, l’espropriato può chiedere che sia accertata la decadenza della dichiarazione di pubblica utilità e che siano disposti la restituzione del bene espropriato e il pagamento di una somma a titolo di indennità.
2. Dal rilascio del provvedimento di autorizzazione paesistica e sino all’inizio dei lavori decorre il termine di validità di cinque anni previsto dall’articolo 16 del regio decreto 3 giugno 1940, n. 1357, dell’autorizzazione stessa. Qualora i lavori siano iniziati nel quinquennio, l’autorizzazione si considera valida per tutta la durata degli stessi.”;

Note

(1) Il presente articolo è stato così sostituito dall’art. 1, comma 1, lettera nn), D.Lgs. 27.12.2002, n. 302

Massime

La retrocessione parziale costituisce un istituto contraddistinto da discrezionalità amministrativa riferito anche alle aree acquisite dall’Amministrazione a mezzo di cessione volontaria, che, in quanto stipulata a causa, nel contesto ed in funzione di un procedimento espropriativo, è, a prescindere dal momento in cui viene convenuta, funzionalmente equivalente al decreto di esproprio. Consiglio di Stato, Sez. IV, sentenza n. 2857 del 14 maggio 2018 (Cons. Stato n. 2857/2018)

In materia di espropriazione per pubblica utilità, è devoluta alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo la controversia avente ad oggetto la mancata retrocessione di un bene, acquisito mediante decreto di esproprio, nonostante la sopravvenuta decadenza della dichiarazione di pubblica utilità, atteso che tale domanda è ricollegabile, in parte, direttamente ad un provvedimento amministrativo, venendo in rilievo il concreto esercizio di un potere ablatorio culminato nel decreto di espropriazione, e, per il resto, ad un comportamento della P.A. ad esso collegato, consistito nell’omessa retrocessione del bene malgrado il verificarsi della suddetta decadenza. Cassazione civile, Sez. Unite, sentenza n. 1092 del 18 gennaio 2017 (Cass. civ. n. 1092/2017)

Nelle espropriazioni per pubblica utilità ai sensi dell’art. 46, comma 1, D.P.R. n. 327/2001 (T.U. Espropriazione per p.u.) ciò che impedisce la retrocessione è l’inizio, non necessariamente il compimento dei lavori  Consiglio di Stato, Sez. IV, sentenza n. 122 del 20 gennaio 2015 (Cons. Stato n. 122/2015)

In tema di espropriazione per pubblica utilità, il presupposto del diritto alla retrocessione del bene espropriato, di cui all’art. 63 della L. 25 giugno 1865, n. 2359, è la mancata esecuzione dell’opera pubblica, che va verificata tenendo conto della definizione formale dell’opera contenuta nella dichiarazione di pubblica utilità, quale espressione della discrezionalità amministrativa, pur se essa rappresenti, secondo il comune sentire, solo una parte di una maggiore entità empiricamente concepita. A tal fine, l’onere della prova in relazione ai presupposti della domanda di retrocessione grava sul proprietario espropriato, tenuto a documentare l’atto amministrativo contenente la dichiarazione di pubblica utilità. Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 10461 del 14 maggio 2014 (Cass. civ. n. 10461/2014)

Allorché siano proposte, dopo l’espropriazione di un’area, due domande congiunte o alternative dell’espropriato, l’una di retrocessione totale, per la parte delle superfici acquisite rimasta inutilizzata (di per sé configurante uno “jus ad rem” azionabile dinanzi al giudice ordinario, nel regime anteriore come successivo all’entrata in vigore degli artt. 46 e 47 del D.P.R. 8 giugno 2001, n. 327), l’altra di retrocessione parziale, per la parte su cui sia stata realizzata un’opera di pubblica utilità diversa da quella per cui si era proceduto all’esproprio (rispetto alla quale rileva, invece, un potere discrezionale della P.A. esercitabile a seguito della richiesta di restituzione, cui corrisponde non un diritto, ma soltanto un interesse legittimo dell’espropriato), la giurisdizione amministrativa esclusiva in materia urbanistico-edilizia, di cui all’art. 34 del D.Lgs. 31 marzo 1998, n. 80 (applicabile “ratione temporis”), comporta che di entrambe le domande debba conoscere il giudice amministrativo, potendo egli decidere sia su interessi legittimi che su diritti soggettivi. Cassazione civile, Sez. Unite, sentenza n. 1520 del 27 gennaio 2014 (Cass. civ. n. 1520/2014)

In tema di espropriazione per pubblico interesse, dopo la conclusione del procedimento ablativo la legge non consente lo “ius poenitendi” dell’espropriante, mediante la revoca del decreto di esproprio per sopravvenuti motivi d’interesse pubblico e la restituzione d’ufficio del bene acquisito, essendo questa possibile solo previo esercizio, da parte del soggetto espropriato, del diritto di chiedere la retrocessione. Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 14905 del 17 giugno 2009 (Cass. civ. n. 14905/2009)

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