Art. 69 – Testo Unico Enti Locali

(D. Lgs. 18 agosto 2000, n. 267 - Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali - TUEL)

Contestazione delle cause di ineleggibilità ed incompatibilità

Articolo 69 - testo unico enti locali

1. Quando successivamente alla elezione si verifichi qualcuna delle condizioni previste dal presente capo come causa di ineleggibilità ovvero esista al momento della elezione o si verifichi successivamente qualcuna delle condizioni di incompatibilità previste dal presente capo il consiglio di cui l’interessato fa parte gliela contesta.
2. L’amministratore locale ha dieci giorni di tempo per formulare osservazioni o per eliminare le cause di ineleggibilità sopravvenute o di incompatibilità.
3. Nel caso in cui venga proposta azione di accertamento in sede giurisdizionale ai sensi del successivo articolo 70, il temine di dieci giorni previsto dal comma 2 decorre dalla data di notificazione del ricorso.
4. Entro i 10 giorni successivi alla scadenza del termine di cui al comma 2 il consiglio delibera definitivamente e, ove ritenga sussistente la causa di ineleggibilità o di incompatibilità, invita l’amministratore a rimuoverla o ad esprimere, se del caso, la opzione per la carica che intende conservare.
5. Qualora l’amministratore non vi provveda entro i successivi 10 giorni il consiglio lo dichiara decaduto. Contro la deliberazione adottata è ammesso ricorso giurisdizionale al tribunale competente per territorio.
6. La deliberazione deve essere, nel giorno successivo, depositata nella segreteria del consiglio e notificata, entro i cinque giorni successivi, a colui che è stato dichiarato decaduto.
7. Le deliberazioni di cui al presente articolo sono adottate di ufficio o su istanza di qualsiasi elettore.

Articolo 69 - Testo Unico Enti Locali

1. Quando successivamente alla elezione si verifichi qualcuna delle condizioni previste dal presente capo come causa di ineleggibilità ovvero esista al momento della elezione o si verifichi successivamente qualcuna delle condizioni di incompatibilità previste dal presente capo il consiglio di cui l’interessato fa parte gliela contesta.
2. L’amministratore locale ha dieci giorni di tempo per formulare osservazioni o per eliminare le cause di ineleggibilità sopravvenute o di incompatibilità.
3. Nel caso in cui venga proposta azione di accertamento in sede giurisdizionale ai sensi del successivo articolo 70, il temine di dieci giorni previsto dal comma 2 decorre dalla data di notificazione del ricorso.
4. Entro i 10 giorni successivi alla scadenza del termine di cui al comma 2 il consiglio delibera definitivamente e, ove ritenga sussistente la causa di ineleggibilità o di incompatibilità, invita l’amministratore a rimuoverla o ad esprimere, se del caso, la opzione per la carica che intende conservare.
5. Qualora l’amministratore non vi provveda entro i successivi 10 giorni il consiglio lo dichiara decaduto. Contro la deliberazione adottata è ammesso ricorso giurisdizionale al tribunale competente per territorio.
6. La deliberazione deve essere, nel giorno successivo, depositata nella segreteria del consiglio e notificata, entro i cinque giorni successivi, a colui che è stato dichiarato decaduto.
7. Le deliberazioni di cui al presente articolo sono adottate di ufficio o su istanza di qualsiasi elettore.

Massime

In relazione alla questione di legittimità costituzionale dell’art. 10- sexies , comma 1- bis , della legge della Regione siciliana n. 29 del 1951, come modificato dall’art. 1 della legge della Regione siciliana 7 luglio 2009, n. 8, nella parte in cui prevede che, nel caso sia accertata in sede giudiziale l’incompatibilità del deputato regionale, il termine di dieci giorni per esercitare il diritto di opzione decorre dal passaggio in giudicato della sentenza, va respinta l’eccezione di inammissibilità per la dedotta inapplicabilità, nel giudizio a quo , della disciplina previgente, che per effetto della dichiarazione di costituzionalità astrattamente rivivrebbe, perché a prescindere dalla dubbia ammissibilità della reviviscenza di norme abrogate da disposizioni dichiarate costituzionalmente illegittime, le questioni incidentali di legittimità, ai fini del giudizio di rilevanza, sono ammissibili quando la norma impugnata è applicabile nel processo d’origine e, quindi, la decisione della Corte è idonea a determinare effetti nel processo stesso, mentre è totalmente ininfluente sull’ammissibilità della questione il “senso” degli ipotetici effetti che potrebbero derivare per le parti in causa da una pronuncia sulla costituzionalità della legge. – Sulla reviviscenza di norme abrogate da disposizioni dichiarate costituzionalmente illegittime, v., citate, sentenze n. 24 del 2011, n. 74 del 1996, n. 310 del 1993 e ordinanza n. 306 del 2000 – Sull’ininfluenza, ai fini dell’ammissibilità degli ipotetici effetti della pronuncia sulla costituzionalità nel giudizio a quo , v., citata, sentenza n. 98 del 1997. (Corte Costituzionale Sentenza 9 novembre 2011 n. 294)

Le cause di incompatibilità, sia preesistenti che sopravvenute all’elezione, e le cause di ineleggibilità sopravvenute costituiscono, ai sensi dell’art. 69 del d.lgs. n. 267 del 2000, cause di decadenza dalle cariche pubbliche elettive, differenziandosi, peraltro, per il fatto che mentre le prime di regola possono essere rimosse dopo le elezioni, ciò non accade per le cause di ineleggibilità, che limitano il diritto di elettorato passivo del cittadino e, ove non rimosse entro un certo termine precedente alle elezioni, le invalidano, non essendo consentito al cittadino scegliere, una volta eletto, tra l’ufficio precedentemente ricoperto e quello elettivo. (Corte di Cassazione|Sezione 1|Civile|Sentenza|13 novembre 2015| n. 23301)

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