Art. 3 – Testo Unico Enti Locali

(D. Lgs. 18 agosto 2000, n. 267 - Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali - TUEL)

Autonomia dei comuni e delle province

Articolo 3 - testo unico enti locali

1. Le comunità locali, ordinate in comuni e province, sono autonome.
2. Il comune è l’ente locale che rappresenta la propria comunità, ne cura gli interessi e ne promuove lo sviluppo.
3. La provincia, ente locale intermedio tra comune e regione, rappresenta la propria comunità, ne cura gli interessi, ne promuove e ne coordina lo sviluppo.
3-bis. Le province devono possedere i requisiti minimi stabiliti con legge dello Stato o, su espressa previsione di questa, con deliberazione del Consiglio dei Ministri. (1)
4. I comuni e le province hanno autonomia statutaria, normativa, organizzativa e amministrativa, nonché autonomia impositiva e finanziaria nell’ambito dei propri statuti e regolamenti e delle leggi di coordinamento della finanza pubblica.
5. I comuni e le province sono titolari di funzioni proprie e di quelle conferite loro con legge dello Stato e della regione, secondo il principio di sussidiarietà. I comuni e le province svolgono le loro funzioni anche attraverso le attività che possono essere adeguatamente esercitate dalla autonoma iniziativa dei cittadini e delle loro formazioni sociali.

Articolo 3 - Testo Unico Enti Locali

1. Le comunità locali, ordinate in comuni e province, sono autonome.
2. Il comune è l’ente locale che rappresenta la propria comunità, ne cura gli interessi e ne promuove lo sviluppo.
3. La provincia, ente locale intermedio tra comune e regione, rappresenta la propria comunità, ne cura gli interessi, ne promuove e ne coordina lo sviluppo.
3-bis. Le province devono possedere i requisiti minimi stabiliti con legge dello Stato o, su espressa previsione di questa, con deliberazione del Consiglio dei Ministri. (1)
4. I comuni e le province hanno autonomia statutaria, normativa, organizzativa e amministrativa, nonché autonomia impositiva e finanziaria nell’ambito dei propri statuti e regolamenti e delle leggi di coordinamento della finanza pubblica.
5. I comuni e le province sono titolari di funzioni proprie e di quelle conferite loro con legge dello Stato e della regione, secondo il principio di sussidiarietà. I comuni e le province svolgono le loro funzioni anche attraverso le attività che possono essere adeguatamente esercitate dalla autonoma iniziativa dei cittadini e delle loro formazioni sociali.

Note

(1) Il presente comma inserito dall’art. 1 D.L. 05.11.2012, n. 188 con decorrenza dal 06.11.2012 è da considerarsi decaduto con decorrenza dal 06.01.2013 a seguito della mancata conversione del D.L. citato pubblicata con Comunicato nella G.U. 07.01.2013, n. 5

Massime

Non è fondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 8 della legge della Regione Calabria 12 dicembre 2008, n. 40, modificativo dell’art. 26 della legge della Regione Calabria 11 maggio 2007, n. 9, impugnato, in riferimento agli artt. 114, 118 e 119 Cost., in quanto – contemplando un obbligo di rendiconto annuale da parte delle Province in relazione alle risorse ad esse trasferite per l’esercizio delle funzioni amministrative loro conferite ai sensi delle leggi regionali n. 34 del 2002 e n. 1 del 2006, e stabilendo, in caso di inosservanza, la sospensione delle erogazioni in favore dei medesimi enti – prevede modalità di erogazione dei finanziamenti relativi alle funzioni conferite alle Province con legge regionale non compatibili con l’autonomia di queste ultime, costituzionalmente riconosciuta e tutelata. Premesso che le funzioni amministrative di cui alla norma in esame, riguardanti taluni specifici settori (sviluppo economico e attività produttive; territorio, ambiente e infrastrutture; servizi alla persona e alla comunità; polizia amministrativa regionale e locale), sono funzioni “conferite” agli enti locali in attuazione del principio di sussidiarietà e degli altri principi indicati nell’art. 118 Cost., nell’art. 4, comma 3, della legge n. 59 del 1997 e negli artt. 3 e ss. del d.lgs. n. 267 del 2000; non sussiste l’asserita violazione dell’art. 118 Cost. poiché è proprio in ragione del conferimento delle funzioni amministrative alle Province, disposto in attuazione del medesimo parametro, che le richiamate leggi regionali di conferimento prevedono poteri di coordinamento e controllo da parte della Regione. L’autonomia delle Province non è incisa neppure dal fatto che, sulle funzioni conferite, la Regione possa in ogni caso operare opportunamente un intervento di rimodulazione, sia nell’ipotesi di materie residuali, sia nell’ipotesi di materie concorrenti, attraverso lo sviluppo dei principi stabiliti dalla legge statale. Invero, l’intervento regionale previsto dalla norma denunciata nei confronti degli enti locali deve essere letto come svolgimento dei principi statali in materia di coordinamento della finanza pubblica e deve essere considerato strumentale al rispetto del patto di stabilità interna, in forza dei vincoli imposti dall’appartenenza all’Unione europea. In siffatta ottica, rileva, altresì, il principio del rendiconto alle Regioni da parte degli enti locali di cui al d.lgs. n. 267 del 2000, richiamato dalla stessa legge regionale n. 34 del 2002. Peraltro, configurandosi l’obbligo di rendiconto come controllo non già di tipo gestionale da parte della Regione ma di tipo informativo sulle risorse trasferite per l’esercizio delle funzioni conferite, resta esclusa ogni interferenza con le scelte di merito delle Province. La prospettiva dello svolgimento da parte della Regione di principi di coordinamento della finanza pubblica dettati dalla legislazione statale trova, inoltre, conforto negli artt. 12 del d.lgs. n. 76 del 2000 e 58 della legge regionale n. 8 del 2002, sicché la richiesta rendicontazione alle Province calabresi opera in un quadro di competenze fissato non solo dalle leggi regionali, ma anche dalla legge statale. Infine, il censurato intervento legislativo non vulnera l’autonomia finanziaria della Provincia in materia di spesa, giacché non tocca le scelte di merito su tale profilo – che rimangono intatte, ovviamente in coerenza con le funzioni da esercitare – ma richiede soltanto un flusso informativo sull’avvenuto esercizio del potere di spesa, escludendovi le voci (di per sé rilevanti) delle spese per il personale trasferito e di funzionamento. Nella specie, rimane ferma la discrezionalità della Provincia nella scelta di destinazione delle risorse finanziarie rispetto all’esercizio della funzione amministrativa conferita e tale discrezionalità non viene neppure incisa dalla prevista sospensione delle erogazioni in assenza della presentazione del rendiconto, poiché questa cautela si lega soltanto al dato oggettivo dell’omissione, senza toccare, appunto, il merito delle scelte allocative delle risorse medesime. In relazione alla materia di competenza legislativa concorrente del coordinamento della finanza pubblica, v., da ultimo, le citate sentenze n. 40/2010, n. 284/2009 e n. 237/2009, ove è ribadito che il contenimento della spesa pubblica risponde ad esigenze di coordinamento finanziario. Sul contrasto con l’art. 119 Cost. di norma recante vincoli di destinazione alla spesa anche degli enti infraregionali, v. la citata sentenza n. 16/2004, impropriamente richiamata dal rimettente. (Corte Costituzionale Sentenza 8 aprile 2010 n. 128)

In tema di ICI, l’esenzione prevista dall’art. 4, comma 1, del d.lgs. n. 504 del 1992, non opera per gli immobili di proprietà comunale concessi gratuitamente in uso ad una società “in house” per la gestione di un sevizio pubblico, tenuto conto, per un verso, che il permanere della proprietà degli stessi in capo all’ente costituisce il presupposto della concessione e, per un altro, che la gratuità dell’utilizzo non muta la natura della concessione stessa, implicante comunque un rapporto tra soggetti giuridici distinti. (Corte di Cassazione Sezione TRI Civile Ordinanza 1 febbraio 2019 n. 3112)

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