Art. 2 – Testo Unico Enti Locali

(D. Lgs. 18 agosto 2000, n. 267 - Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali - TUEL)

Ambito di applicazione

Articolo 2 - testo unico enti locali

1. Ai fini del presente testo unico si intendono per enti locali i comuni, le province, le città metropolitane, le comunità montane, le comunità isolane e le unioni di comuni.
2. Le norme sugli enti locali previste dal presente testo unico si applicano, altresì, salvo diverse disposizioni, ai consorzi cui partecipano enti locali, con esclusione di quelli che gestiscono attività aventi rilevanza economica ed imprenditoriale e, ove previsto dallo statuto, dei consorzi per la gestione dei servizi sociali.

Articolo 2 - Testo Unico Enti Locali

1. Ai fini del presente testo unico si intendono per enti locali i comuni, le province, le città metropolitane, le comunità montane, le comunità isolane e le unioni di comuni.
2. Le norme sugli enti locali previste dal presente testo unico si applicano, altresì, salvo diverse disposizioni, ai consorzi cui partecipano enti locali, con esclusione di quelli che gestiscono attività aventi rilevanza economica ed imprenditoriale e, ove previsto dallo statuto, dei consorzi per la gestione dei servizi sociali.

Massime

E’ costituzionalmente illegittimo, per violazione dell’art. 119, sesto comma, Cost., l’art. 10, comma 2, della legge della Provincia autonoma di Bolzano 11 ottobre 2012, n. 18, che consente all’assessore provinciale alle finanze di avvalersi di altri istituti di credito, diversi dal tesoriere unico, per l’assunzione di anticipazioni di cassa, in misura illimitata e da contabilizzarsi nelle partite di giro. Il valore costituzionalmente protetto del divieto di indebitamento per spese diverse dagli investimenti – che trova espressa enunciazione nel predetto parametro, ma viene declinato, in modo assolutamente coerente ed integrato secondo esigenze meritevoli di disciplina uniforme, attraverso altre disposizioni costituzionali, quali gli artt. 81 e 117, commi secondo, lett. l ), e terzo, Cost. – ha consistenza di clausola generale in grado di colpire direttamente (indipendentemente dall’esistenza di norme applicative nella pertinente legislazione di settore) tutti gli enunciati normativi che vi si pongono in contrasto. Premesso che i concetti di indebitamento e di investimento devono essere univoci sull’intero territorio nazionale e per questo motivo la loro emanazione è di competenza dello Stato, la norma impugnata viola l’invocato principio perché: a) prevede una competenza a determinare e quantificare l’anticipazione secondo la mera discrezione dell’assessore alle finanze con assenza di qualsiasi limite; b) estende la possibilità di approvvigionamento finanziario ad altri istituti di credito; c) prevede l’allocazione delle anticipazioni di cassa in partite di giro, sottraendone la corretta rappresentazione economica e contabile ai fini della verifica del rispetto dei limiti consentiti per tali categorie di operazioni. La Provincia di Bolzano non solo ha omesso ogni riferimento alla disciplina nazionale di settore attinente alle anticipazioni di cassa, ma ha adottato una normativa che collide direttamente con l’art. 119, sesto comma, Cost. per la sua contrarietà alle regole della breve durata, della limitazione quantitativa e dell’inutilizzabilità delle anticipazioni ai fini della copertura della spesa (art. 3, comma 17, della legge n. 350 del 2003). In generale, l’anticipazione di cassa è negozio caratterizzato da una causa giuridica nella quale si combinano la funzione di finanziamento con quella di razionalizzazione dello sfasamento temporale tra flussi di spesa e di entrata, attraverso un rapporto di finanziamento a breve termine tra ente pubblico e tesoriere; nel caso di specie, il carattere di finanziamento a breve termine ascrive l’anticipazione di cassa alla categoria dell’indebitamento mentre l’altra funzione è di fatto assente. Le anticipazioni in questione non risultano finalizzate a finanziare investimenti e costituiscono forme illegittime di indebitamento. – Sull’inidoneità di un mero lapsus calami , nell’indicazione della norma censurata, a precludere l’identificazione della questione e a pregiudicare il diritto di difesa della parte resistente, v. le citate sentenze nn. 67/2011, 447/2006 e 224/2004. – Sulla cosiddetta “regola aurea” del divieto di indebitamento per spese diverse dagli investimenti, enunciata dall’art. 119, sesto comma, Cost., v. la citata sentenza n. 425/2004. – Sulla immediata precettività dei parametri costituzionali inerenti agli equilibri di bilancio ed alla sana gestione finanziaria, v. la citata sentenza n. 70/2012. – Nel senso che l’autoqualificazione legislativa non ha carattere precettivo e vincolante, v., ex plurimis , la citata sentenza n. 164/2012. (Corte Costituzionale Sentenza 2 luglio 2014 n. 188)

In tema di TARSU, ai sensi dell’art. 42, comma 2, lett. f), T.U.E.L., spetta al Consiglio comunale l’istituzione e l’ordinamento dei tributi, oltre alla disciplina generale delle tariffe per la fruizione di beni e di servizi, mentre è di competenza della Giunta, organo di competenza residuale nell’ordinamento nazionale, la determinazione delle relative aliquote, in continuità con quanto già previsto dal previgente art. 32, comma 2, lett. g), della l. n. 142 del 1990. Detto riparto non si applica alla Regione Siciliana – ove continua ad applicarsi la l. n. 142 del 1990, come recepita con l.r. n. 48 del 1991 – il cui statuto speciale demanda la materia in oggetto alla potestà legislativa esclusiva della regione, spettando la concreta determinazione delle aliquote al Sindaco, organo di competenza residuale negli enti locali siciliani ex art. 13 della l.r. n. 7 del 1992, come integrato dall’art. 41 della l.r. n. 26 del 1993. (Corte di Cassazione Sezione 6 TRI Civile Ordinanza 22 luglio 2020  n. 15619)

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