Art. 15 – Testo Unico Enti Locali

(D. Lgs. 18 agosto 2000, n. 267 - Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali - TUEL)

Modifiche territoriali, fusione ed istituzione di comuni

Articolo 15 - testo unico enti locali

1. A norma degli articoli 117 e 133 della Costituzione, le regioni possono modificare le circoscrizioni territoriali dei comuni sentite le popolazioni interessate, nelle forme previste dalla legge regionale. Salvo i casi di fusione tra più comuni, non possono essere istituiti nuovi comuni con popolazione inferiore ai 10.000 abitanti o la cui costituzione comporti, come conseguenza, che altri comuni scendano sotto tale limite.
2. I comuni che hanno dato avvio al procedimento di fusione ai sensi delle rispettive leggi regionali possono, anche prima dell’istituzione del nuovo ente, mediante approvazione di testo conforme da parte di tutti i consigli comunali, definire lo statuto che entrerà in vigore con l’istituzione del nuovo comune e rimarrà vigente fino alle modifiche dello stesso da parte degli organi del nuovo comune istituito. Lo statuto del nuovo comune dovrà prevedere che alle comunità dei comuni oggetto della fusione siano assicurate adeguate forme di partecipazione e di decentramento dei servizi. (1)
3. Al fine di favorire la fusione dei comuni, oltre ai contributi della regione, lo Stato eroga, per i dieci anni decorrenti dalla fusione stessa, appositi contributi straordinari commisurati ad una quota dei trasferimenti spettanti ai singoli comuni che si fondono. (2)
4. La denominazione delle borgate e frazioni è attribuita ai comuni ai sensi dell’articolo 118 della Costituzione.

Articolo 15 - Testo Unico Enti Locali

1. A norma degli articoli 117 e 133 della Costituzione, le regioni possono modificare le circoscrizioni territoriali dei comuni sentite le popolazioni interessate, nelle forme previste dalla legge regionale. Salvo i casi di fusione tra più comuni, non possono essere istituiti nuovi comuni con popolazione inferiore ai 10.000 abitanti o la cui costituzione comporti, come conseguenza, che altri comuni scendano sotto tale limite.
2. I comuni che hanno dato avvio al procedimento di fusione ai sensi delle rispettive leggi regionali possono, anche prima dell’istituzione del nuovo ente, mediante approvazione di testo conforme da parte di tutti i consigli comunali, definire lo statuto che entrerà in vigore con l’istituzione del nuovo comune e rimarrà vigente fino alle modifiche dello stesso da parte degli organi del nuovo comune istituito. Lo statuto del nuovo comune dovrà prevedere che alle comunità dei comuni oggetto della fusione siano assicurate adeguate forme di partecipazione e di decentramento dei servizi. (1)
3. Al fine di favorire la fusione dei comuni, oltre ai contributi della regione, lo Stato eroga, per i dieci anni decorrenti dalla fusione stessa, appositi contributi straordinari commisurati ad una quota dei trasferimenti spettanti ai singoli comuni che si fondono. (2)
4. La denominazione delle borgate e frazioni è attribuita ai comuni ai sensi dell’articolo 118 della Costituzione.

Note

(1) Il presente comma è stato così sostituito dall’art. 1, comma 117, L. 07.04.2014, n. 56 
(2) Il presente comma è stato così modificato dall’art. 12 D.L. 06.03.2014, n. 16, così come modificato dall’allegato alla legge di conversione L. 02.05.2014, n. 68

Massime

Non è fondata, in riferimento agli artt. 1, secondo comma, 3, 48, secondo comma, e 67 Cost., la questione di legittimità costituzionale dell’art. 87, comma 1, lett. h ), del decreto del Presidente della Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol 1° febbraio 2005, n. 1/L, impugnato nella parte in cui dispone che, nelle elezioni dei Comuni con popolazione superiore a 3.000 abitanti, se la lista o la coalizione di liste collegate al candidato eletto sindaco non abbia conseguito il 60 per cento dei seggi del consiglio, ad essa venga assegnato, oltre al seggio del sindaco, il numero di seggi necessario per raggiungere quella consistenza. In particolare, il legislatore regionale trentino ha valorizzato il collegamento tra sindaco e liste a lui collegate, attraverso l’abbinamento grafico, nella scheda per il ballottaggio, tra il nome del candidato sindaco ed i simboli di tali liste. Nel dare il proprio voto al sindaco, la manifestazione di volontà dell’elettore è espressamente legata alle liste che lo sostengono e ciò giustifica l’effetto di trascinamento che il voto al sindaco determina sulle liste a lui collegate con l’attribuzione del premio del 60 per cento dei seggi. Il meccanismo di attribuzione del premio e la conseguente alterazione della rappresentanza non sono state, pertanto, irragionevoli né lesive del principio di uguaglianza del voto, ma funzionali alle esigenze di governabilità dell’ente locale, che nel turno di ballottaggio vengono più fortemente in rilievo. – Per la non comparabilità, con riferimento ad elezioni di tipo amministrativo, delle votazioni al primo e al secondo turno ai fini dell’attribuzione del premio, v. la citata sentenza n. 107/1996. – Per l’affermazione che il principio di uguaglianza del voto «esige che l’esercizio del diritto di elettorato attivo avvenga in condizioni di parità», ma non anche che il risultato concreto della manifestazione di volontà dell’elettorato debba necessariamente essere proporzionale al numero dei consensi espressi, v. le citate sentenze nn. 39/1973, 6/1963, 60/1963, 168/1963 e 43/1961. (Corte Costituzionale Sentenza 5 dicembre 2014 n. 275)

Sono devolute alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo – ai sensi degli artt. 11, comma 5, e 15 della legge 7 agosto 1990, n. 241 – le controversie insorte nelle diverse fasi della formazione, conclusione ed esecuzione di accordi tra enti pubblici aventi ad oggetto lo svolgimento dei compiti ad essi rispettivamente assegnati dalla legge, in vista del conseguimento di un interesse comune; né assume rilievo, al riguardo, il fatto che la domanda abbia ad oggetto l’accertamento di un inadempimento contrattuale. (Nella specie, un ente regionale per l’abitazione pubblica aveva convenuto in giudizio un Comune, lamentando l’inadempimento, da parte dello stesso, in relazione ad una convenzione con la quale quest’ultimo aveva ceduto all’ente, dietro corrispettivo di un prezzo, una porzione di un fabbricato comunale, ponendo a carico dell’acquirente anche l’obbligo di restauro della rimanente parte del fabbricato stesso). (Corte di Cassazione Sezione U Civile Ordinanza 14 marzo 2011 n. 5923)

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