I provvedimenti cautelari di carattere personale ai sensi dell’articolo 291 c.p.p. italiano

Articolo a cura della Dott.ssa Lucia D’Angelo

Il lavoro in oggetto, focalizza una sintetica e scientifica disquisizione, in materia di applicazione dei provvedimenti di natura cautelare e personale, in ordine a una liceità di adozione di natura prettamente giuridica quanto sensatamente procedurale. 

Provvedimenti cautelari

1. Premesse

L’art. 291 c.p.p. italiano, predispone, internamente al proprio corpus iuris di definizione, «Forme ed esecuzione dei provvedimenti», posti in essere, in tema di «Procedimento applicativo», in materia di «misure cautelari» di «carattere personale».(1)
Tale codicistico riferimento, concretizza, una stringente configurazione, di previsione e di concepimento, internamente, a tali predette misure di natura «cautelare», e di carattere «personale», cui assoggettare gli imputabili potenziali rei.
Significative singolarità disciplinari, ne profilano la giuridica natura, e ne generano un basilare riscontro di piena giurisprudenziale espressività, contestualmente, alla scrittura letterale del primo capoverso di disponente descrizione, ovvero:

«Le misure sono disposte su richiesta del pubblico ministero, che presenta al giudice competente (279) gli elementi su cui la richiesta si fonda (299, 306), compresi i verbali di cui all’articolo 268, comma 2, limitatamente alle comunicazioni e conversazioni rilevanti, e comunque conferiti nell’archivio di cui all’articolo 269, nonché tutti gli elementi a favore dell’imputato e le eventuali deduzioni e memorie difensive già depositate..».

Il suddetto primario alinea, è esplicitamente esplicativo, formalmente e sostanzialmente, del quantum, e del qualis, esercitabili, attraverso, il carattere propriamente esecutivo di una similare codicistica allocuzione.
Un normativo positivo riscontro, di dispositiva salienza, nel cuore di una «essenzialità», sintetizzante in purezza, un costruttivo «indirizzo esplorativo», il quale, nel merito di quanto prevalentemente supposto, genera, delle elementari e misurabili «peculiarità».
Ciò incoraggia, disciplinarmente, a soffermare, in tale sede di circonstanziato studio, un preminente e succinto sguardo, in materia di «nesso caratteristico», di pertinente ridondanza esplicativa, ordinante un’attesa contiguità argomentativa, piegata a un’esigente esegesi di razionale consistenza, da correlarsi:

  • alla stratificata diversificazione, delineante, un apparato giuridico di complessa struttura, referente, dell’interiore anima esibente, le «misure cautelari»;
  • agli elementi «probanti», e le giudiziali «deduzioni», contrassegnanti, l’esplorativa concretezza, di una ricerca, i cui rispettivi orientamenti, donano qualificante individuazione, di due volontà «distinte» e «pregnanti», ovvero: quella del pubblico ministero, e quella, «esclusiva», dell’organo giudicante di competenza, o più semplicemente, del giudice de quo.

2. Un abilitativo schema di «ordinaria» definizione

Il relativo «quantum» di carattere «esplorativo», dispensativo, di una ordinaria, determinativa, traslata «cogenza», regolamenta il costrutto de facto, presente intrinsecamente al testo letterale dell’art. 291 c.p.p.
Più precisamente, tale costrutto di interna descrittiva salienza, quanto pregiata inerenza, materialmente sollecita, di porre in essere, una c.d. delimitazione (o confinamento), di «operativa» giurisdizione, di sensibile carattere coercitivo e interdittivo (2) nell’interagire con i seguenti elementari elementi, ovvero:

a) l’azione di «prevenzione», che viene così promossa dallo Stato, la quale, si presenta di ordine trasversale, nei termini di una tracciante personale «direzione di movimento», da promuoversi, «soggettivamente», nei riguardi dell’attore reo; e con attinente sincerata «obiettivazione», nei riguardi dell’offesa in oggetto di osservazione;
b) gli elementi caratterizzanti i verbali di inchiesta, e le relative induttive istanze di pre-certificative azioni di prevenzione, contraddistinguenti, la lineare profilazione di contemplabili capi di imputazione, o suppositive deduzioni di memoria difensiva.

Il «qualis», stringentemente evidente, in una similare esplorativa declinazione, pone il proprio peso di giuridica pregnanza, o giuridica contingenza, con indicativa speciosità nella gravosa procedimentale stima, dipanabile, in «oggetto» a quanto posto in annotazione alle enunciate lettere a) e b).
Ciò apre uno scenario di «compilazione», scientemente e scientificamente «intuitivo», cognitivamente elaborativo, ed esortativo, nel concepimento dei «tempi» e delle rispettive «modalità» di acquisizione, o di adeguato giudiziale e normativo discernimento testimoniale, in merito, alla genuinità stessa delle prove di costruttiva realistica elettività, nell’indagine cautelare da porsi in essere, e quindi, dovutamente ostentabile, nei confronti della stessa intenzionalità soggettiva del reo.

3. Un estimativo valore di giuridica procedimentalità di costituzione «testuale»

Linguistici glossari, di rinomata consultazione,(3) evidenziano la seguente descrittiva delucidazione in materia di «misura», ovvero:

«1.s.f. –Valore numerico pari al rapporto tra una grandezza e un’altra ad essa omogenea, assunta convenzionalmente come unità (unità di misura; [omissis]): m. di lunghezza, di superficie, di volume, di peso, di tempo, di capacità, di frequenza, di lavoro, di potenza, [omissis];
[Omissis].
2. Grado o proporzione.
[Omissis].».

Nel circuito terminologico di natura letterale cui all’art. 291 c.p.p. italiano, «tre» sono gli elementi che forniscono la grandezza di un «positivo» ordine, grado o proporzione, quale impersonale espressione di una permeante capacità di finalità e funzione, toccante una risalente «unità» di frequenza o temporalità, resa nota, attraverso l’ausilio di una convergente, giuridica, proponente sensibilità, intrinseca al codicistico dispositivo normativo.
Più propriamente, vengono a delinearsi dei c.d. «segni» di didattica didascalicità, suggellanti, in argomento, pedestremente:

  • l’ipotizzata «misura» (sostantivo s.f.);(4)
  • la peculiarità prossima del carattere «cautelare» (aggettivo, derivante dal s.f. «cautèla»)(5), e,
  • la sistematicità «personale» dell’ordine esecutivo (aggettivo, derivante dal s.f. «persóna»)(6).

4. L’art. 274 c.p.p. e l’animus debendi dell’art. 291 c.p.p.

Alla lettera a cui al primo alinea dell’art. 274 c.p.p.(7), si enuncia che:

«1. Le misure cautelari sono disposte:
a) quando sussistono specifiche ed inderogabili esigenze attinenti alle indagini relative ai fatti per i quali si procede, in relazione a situazioni di concreto ed attuale pericolo per l’acquisizione o la genuinità della prova (292, lett. d), 301coord. 224), fondate su circostanze di fatto espressamente indicate nel provvedimento a pena di nullità rilevabile anche d’ufficio. Le situazioni di concreto ed attuale pericolo non possono essere individuate nel rifiuto della persona sottoposta alle indagini o dell’imputato di rendere dichiarazioni né nella mancata ammissione degli addebiti.»

Un animus debendi, cui all’art. 291 c.p.p., viene stimabilmente a configurare la propria personale artificiosità di teoretica riflessione, attraverso lo spendersi di una tempestiva, quanto collimante forza di giudiziale ed esecutiva esigenza, di carattere esortativo o disciplinare-applicativo, contestualmente all’esperienza di forma e compassata ricerca, di concertabile giuridica circolarità, posta in essere dalla corrisposta «testualità» concorrente, fornita dall’art. 274 c.p.p., e nello specifico intrinsecamente al suo presente primo capoverso.
La preminente salienza, di una così precisata pedissequa attenzione, è da doversi squisitamente eleggere, nei riguardi di una «medicante» psicologica affinità, di abile natura, suggerita dall’ordinaria (all’occorrenza straordinaria) interna sapidità istituzional-preventiva curata da tali suddetti articoli, messa in luce, in particolare, dalla penalistica fisica fissità dei susseguenti elementi di efficienza, quanto normativa effettività, sapientemente distinti:
1)nell’acquisizione della «prova»;
2)nella genuinità della medesima.
La percepibile forza di cogente e collimante giuridicità cui alla letteralità testuale dell’art. 291 c.p.p., si può agevolmente affermare, che venga così a circoscriversi, inter alia, nell’ambito di un verboso alveo di giudiziale effettività regolamentare, posto in essere dal corpus iuris dell’art. 274 c.p.p., laddove, la predisponente determinazione di appositi elementi d’inchiesta di accertamento o di ragionevole accusa, danno forma alle fondazioni cui all’alea di prescrittiva inerente cognizione di giudizio, quanto di inerente fattuale rilievo di genuinità della prova.
L’acquisizione di quest’ultima, così come previgentemente evidenziato, dalla lettera a) cui all’art. 274 c.p.p., si rende esperienziale vocazione di una tale giudiziale effettività di ordine regolamentare, segnatamente, a una fisica efficienza, teoreticamente, e applicativamente esperibile, grazie a un inconfutabile combinato disposto di tale art. 274 c.p.p. e il non esimente art. 292 del medesimo testo di codicistico valore.

Sostanzialmente, l’esigente formalità e centralità di cui all’art. 274, in plenus, o segnatamente alla più volte citata lettera a) dello stesso, trova una personale proporzione di pienezza espositiva, o giusta misura, di distributiva giudiziale cogenza, nella compensante composta coordinazione, col predetto art. 292 c.p.p., di taluni rilevanti suggestivi «elementi», agevolmente riscontrabili, ad esempio, al punto c) della lettera b) dell’art. 274, ovvero, allorquando, si sottolinea che:

«c) le situazioni di concreto e attuale pericolo non possono essere desunte esclusivamente dalla gravità del titolo di reato per cui si procede.».

Un’affermazione questa, riproposta nell’ultimo capoverso cui alla lettera c), punto c, del medesimo articolo, e che trova riscontro di propizia qualificazione, nei rilievi giudiziari, offerti, dalla pronuncia n. 41606, curata dalla Cassazione penale, sezione VI, l’8 ottobre 2013,(8) segnalando che:

«In tema di esigenze cautelari, il pericolo attuale e concreto per l’acquisizione o la genuinità della prova, richiesto per l’emissione di una misura cautelare personale dall’art. 274, lett. a) cod. proc. pen., è riferibile non solo a condotte proprie dell’indagato, ma anche a quelle di eventuali coindagati volte ad inquinare, nell’interesse comune, il quadro probatorio emergente nella fase delle indagini preliminari.».(9)

La plausibile composta e composita allegazione con quanto di inerenza col predetto art. 292 c.p.p., dipana una perniciosa giudiziale alterità di cognizione e di fattuale rilevazione ad opera di elementi quali:

«b)la descrizione sommaria del fatto con l’indicazione delle norme di legge che si assumono violate; c)l’esposizione e l’autonoma valutazione delle specifiche esigenze cautelari e degli indizi che giustificano in concreto la misura disposta, con l’indicazione degli elementi di fatto da cui sono desunti e dei motivi per i quali  essi assumono rilevanza, tenuto conto anche del tempo trascorso dalla commissione del reato (273, 274).».(10)

5. Conclusioni

A corollario di quanto sinora sinteticamente messo in rilievo, è sussumibile, per relationem, che la misura, il grado, la proporzione e il carattere personale esaustivi dei provvedimenti cautelari da suggellarsi, esigano una evidente occorrenza, continua, e perseverante ricerca, di una oblativa caratterialità funzionale, intrinseca ai modelli di tipicità processuale, configurativi, delle ipotesi di imputazione, e dei percorsi di giudiziale, quanto giuridico, semantico, compimento probatorio.
Una profilazione di aleatoria significatività, che procedendo dalla primaria intenzionalità codicistica del legislatore, concorre, ragionevolmente, a circoscrivere, inter alia, una denotabile, sinuosa consapevolezza di una operativa grafia, conformemente, inter alia, a un sigillante e descrittivo carattere nocivo del periculum connesso a condizioni di fuga, socialis malitia, o all’efficacia del noyau dur sostanziale, forgiante, il ne bis in idem sostanziale, cui al provvedimento in sé, nell’applicazione degli artt. 274, 291 e 292 c.p.p. italiano.

provvedimenti cautelari

1. Premesse

L’art. 291 c.p.p. italiano, predispone, internamente al proprio corpus iuris di definizione, «Forme ed esecuzione dei provvedimenti», posti in essere, in tema di «Procedimento applicativo», in materia di «misure cautelari» di «carattere personale».(1)
Tale codicistico riferimento, concretizza, una stringente configurazione, di previsione e di concepimento, internamente, a tali predette misure di natura «cautelare», e di carattere «personale», cui assoggettare gli imputabili potenziali rei.
Significative singolarità disciplinari, ne profilano la giuridica natura, e ne generano un basilare riscontro di piena giurisprudenziale espressività, contestualmente, alla scrittura letterale del primo capoverso di disponente descrizione, ovvero:

«Le misure sono disposte su richiesta del pubblico ministero, che presenta al giudice competente (279) gli elementi su cui la richiesta si fonda (299, 306), compresi i verbali di cui all’articolo 268, comma 2, limitatamente alle comunicazioni e conversazioni rilevanti, e comunque conferiti nell’archivio di cui all’articolo 269, nonché tutti gli elementi a favore dell’imputato e le eventuali deduzioni e memorie difensive già depositate..».

Il suddetto primario alinea, è esplicitamente esplicativo, formalmente e sostanzialmente, del quantum, e del qualis, esercitabili, attraverso, il carattere propriamente esecutivo di una similare codicistica allocuzione.
Un normativo positivo riscontro, di dispositiva salienza, nel cuore di una «essenzialità», sintetizzante in purezza, un costruttivo «indirizzo esplorativo», il quale, nel merito di quanto prevalentemente supposto, genera, delle elementari e misurabili «peculiarità».
Ciò incoraggia, disciplinarmente, a soffermare, in tale sede di circonstanziato studio, un preminente e succinto sguardo, in materia di «nesso caratteristico», di pertinente ridondanza esplicativa, ordinante un’attesa contiguità argomentativa, piegata a un’esigente esegesi di razionale consistenza, da correlarsi:

  • alla stratificata diversificazione, delineante, un apparato giuridico di complessa struttura, referente, dell’interiore anima esibente, le «misure cautelari»;
  • agli elementi «probanti», e le giudiziali «deduzioni», contrassegnanti, l’esplorativa concretezza, di una ricerca, i cui rispettivi orientamenti, donano qualificante individuazione, di due volontà «distinte» e «pregnanti», ovvero: quella del pubblico ministero, e quella, «esclusiva», dell’organo giudicante di competenza, o più semplicemente, del giudice de quo.

2. Un abilitativo schema di «ordinaria» definizione

Il relativo «quantum» di carattere «esplorativo», dispensativo, di una ordinaria, determinativa, traslata «cogenza», regolamenta il costrutto de facto, presente intrinsecamente al testo letterale dell’art. 291 c.p.p.
Più precisamente, tale costrutto di interna descrittiva salienza, quanto pregiata inerenza, materialmente sollecita, di porre in essere, una c.d. delimitazione (o confinamento), di «operativa» giurisdizione, di sensibile carattere coercitivo e interdittivo (2) nell’interagire con i seguenti elementari elementi, ovvero:

a) l’azione di «prevenzione», che viene così promossa dallo Stato, la quale, si presenta di ordine trasversale, nei termini di una tracciante personale «direzione di movimento», da promuoversi, «soggettivamente», nei riguardi dell’attore reo; e con attinente sincerata «obiettivazione», nei riguardi dell’offesa in oggetto di osservazione;
b) gli elementi caratterizzanti i verbali di inchiesta, e le relative induttive istanze di pre-certificative azioni di prevenzione, contraddistinguenti, la lineare profilazione di contemplabili capi di imputazione, o suppositive deduzioni di memoria difensiva.

Il «qualis», stringentemente evidente, in una similare esplorativa declinazione, pone il proprio peso di giuridica pregnanza, o giuridica contingenza, con indicativa speciosità nella gravosa procedimentale stima, dipanabile, in «oggetto» a quanto posto in annotazione alle enunciate lettere a) e b).
Ciò apre uno scenario di «compilazione», scientemente e scientificamente «intuitivo», cognitivamente elaborativo, ed esortativo, nel concepimento dei «tempi» e delle rispettive «modalità» di acquisizione, o di adeguato giudiziale e normativo discernimento testimoniale, in merito, alla genuinità stessa delle prove di costruttiva realistica elettività, nell’indagine cautelare da porsi in essere, e quindi, dovutamente ostentabile, nei confronti della stessa intenzionalità soggettiva del reo.

3. Un estimativo valore di giuridica procedimentalità di costituzione «testuale»

Linguistici glossari, di rinomata consultazione,(3) evidenziano la seguente descrittiva delucidazione in materia di «misura», ovvero:

«1.s.f. –Valore numerico pari al rapporto tra una grandezza e un’altra ad essa omogenea, assunta convenzionalmente come unità (unità di misura; [omissis]): m. di lunghezza, di superficie, di volume, di peso, di tempo, di capacità, di frequenza, di lavoro, di potenza, [omissis];
[Omissis].
2. Grado o proporzione.
[Omissis].».

Nel circuito terminologico di natura letterale cui all’art. 291 c.p.p. italiano, «tre» sono gli elementi che forniscono la grandezza di un «positivo» ordine, grado o proporzione, quale impersonale espressione di una permeante capacità di finalità e funzione, toccante una risalente «unità» di frequenza o temporalità, resa nota, attraverso l’ausilio di una convergente, giuridica, proponente sensibilità, intrinseca al codicistico dispositivo normativo.
Più propriamente, vengono a delinearsi dei c.d. «segni» di didattica didascalicità, suggellanti, in argomento, pedestremente:

  • l’ipotizzata «misura» (sostantivo s.f.);(4)
  • la peculiarità prossima del carattere «cautelare» (aggettivo, derivante dal s.f. «cautèla»)(5), e,
  • la sistematicità «personale» dell’ordine esecutivo (aggettivo, derivante dal s.f. «persóna»)(6).

4. L’art. 274 c.p.p. e l’animus debendi dell’art. 291 c.p.p.

Alla lettera a cui al primo alinea dell’art. 274 c.p.p.(7), si enuncia che:

«1. Le misure cautelari sono disposte:
a) quando sussistono specifiche ed inderogabili esigenze attinenti alle indagini relative ai fatti per i quali si procede, in relazione a situazioni di concreto ed attuale pericolo per l’acquisizione o la genuinità della prova (292, lett. d), 301coord. 224), fondate su circostanze di fatto espressamente indicate nel provvedimento a pena di nullità rilevabile anche d’ufficio. Le situazioni di concreto ed attuale pericolo non possono essere individuate nel rifiuto della persona sottoposta alle indagini o dell’imputato di rendere dichiarazioni né nella mancata ammissione degli addebiti.»

Un animus debendi, cui all’art. 291 c.p.p., viene stimabilmente a configurare la propria personale artificiosità di teoretica riflessione, attraverso lo spendersi di una tempestiva, quanto collimante forza di giudiziale ed esecutiva esigenza, di carattere esortativo o disciplinare-applicativo, contestualmente all’esperienza di forma e compassata ricerca, di concertabile giuridica circolarità, posta in essere dalla corrisposta «testualità» concorrente, fornita dall’art. 274 c.p.p., e nello specifico intrinsecamente al suo presente primo capoverso.
La preminente salienza, di una così precisata pedissequa attenzione, è da doversi squisitamente eleggere, nei riguardi di una «medicante» psicologica affinità, di abile natura, suggerita dall’ordinaria (all’occorrenza straordinaria) interna sapidità istituzional-preventiva curata da tali suddetti articoli, messa in luce, in particolare, dalla penalistica fisica fissità dei susseguenti elementi di efficienza, quanto normativa effettività, sapientemente distinti:
1)nell’acquisizione della «prova»;
2)nella genuinità della medesima.
La percepibile forza di cogente e collimante giuridicità cui alla letteralità testuale dell’art. 291 c.p.p., si può agevolmente affermare, che venga così a circoscriversi, inter alia, nell’ambito di un verboso alveo di giudiziale effettività regolamentare, posto in essere dal corpus iuris dell’art. 274 c.p.p., laddove, la predisponente determinazione di appositi elementi d’inchiesta di accertamento o di ragionevole accusa, danno forma alle fondazioni cui all’alea di prescrittiva inerente cognizione di giudizio, quanto di inerente fattuale rilievo di genuinità della prova.
L’acquisizione di quest’ultima, così come previgentemente evidenziato, dalla lettera a) cui all’art. 274 c.p.p., si rende esperienziale vocazione di una tale giudiziale effettività di ordine regolamentare, segnatamente, a una fisica efficienza, teoreticamente, e applicativamente esperibile, grazie a un inconfutabile combinato disposto di tale art. 274 c.p.p. e il non esimente art. 292 del medesimo testo di codicistico valore.

Sostanzialmente, l’esigente formalità e centralità di cui all’art. 274, in plenus, o segnatamente alla più volte citata lettera a) dello stesso, trova una personale proporzione di pienezza espositiva, o giusta misura, di distributiva giudiziale cogenza, nella compensante composta coordinazione, col predetto art. 292 c.p.p., di taluni rilevanti suggestivi «elementi», agevolmente riscontrabili, ad esempio, al punto c) della lettera b) dell’art. 274, ovvero, allorquando, si sottolinea che:

«c) le situazioni di concreto e attuale pericolo non possono essere desunte esclusivamente dalla gravità del titolo di reato per cui si procede.».

Un’affermazione questa, riproposta nell’ultimo capoverso cui alla lettera c), punto c, del medesimo articolo, e che trova riscontro di propizia qualificazione, nei rilievi giudiziari, offerti, dalla pronuncia n. 41606, curata dalla Cassazione penale, sezione VI, l’8 ottobre 2013,(8) segnalando che:

«In tema di esigenze cautelari, il pericolo attuale e concreto per l’acquisizione o la genuinità della prova, richiesto per l’emissione di una misura cautelare personale dall’art. 274, lett. a) cod. proc. pen., è riferibile non solo a condotte proprie dell’indagato, ma anche a quelle di eventuali coindagati volte ad inquinare, nell’interesse comune, il quadro probatorio emergente nella fase delle indagini preliminari.».(9)

La plausibile composta e composita allegazione con quanto di inerenza col predetto art. 292 c.p.p., dipana una perniciosa giudiziale alterità di cognizione e di fattuale rilevazione ad opera di elementi quali:

«b)la descrizione sommaria del fatto con l’indicazione delle norme di legge che si assumono violate; c)l’esposizione e l’autonoma valutazione delle specifiche esigenze cautelari e degli indizi che giustificano in concreto la misura disposta, con l’indicazione degli elementi di fatto da cui sono desunti e dei motivi per i quali  essi assumono rilevanza, tenuto conto anche del tempo trascorso dalla commissione del reato (273, 274).».(10)

5. Conclusioni

A corollario di quanto sinora sinteticamente messo in rilievo, è sussumibile, per relationem, che la misura, il grado, la proporzione e il carattere personale esaustivi dei provvedimenti cautelari da suggellarsi, esigano una evidente occorrenza, continua, e perseverante ricerca, di una oblativa caratterialità funzionale, intrinseca ai modelli di tipicità processuale, configurativi, delle ipotesi di imputazione, e dei percorsi di giudiziale, quanto giuridico, semantico, compimento probatorio.
Una profilazione di aleatoria significatività, che procedendo dalla primaria intenzionalità codicistica del legislatore, concorre, ragionevolmente, a circoscrivere, inter alia, una denotabile, sinuosa consapevolezza di una operativa grafia, conformemente, inter alia, a un sigillante e descrittivo carattere nocivo del periculum connesso a condizioni di fuga, socialis malitia, o all’efficacia del noyau dur sostanziale, forgiante, il ne bis in idem sostanziale, cui al provvedimento in sé, nell’applicazione degli artt. 274, 291 e 292 c.p.p. italiano.

Note

(1) Si consulti a tal proposito il codice di procedura penale italiano, commentato, curato da P. CORSO, Piacenza, 2021, pag. 806 ss.
(2) Art. 299 del c.p.p., “Revoca e sostituzione delle misure”, Capo V, “Estinzione delle misure”, Libro IV, “Misure cautelari”, Titolo I, “Misure personali”, pag. 870, del codice commentato curato da P. CORSO, Piacenza, 2021.
(3) La scrivente, in questo caso specifico, fornisce quale personale e soggettivo riferimento, l’Oxford languages online.
(4) Dall’«Etimologico minore», DELI, Dizionario Etimologico della Lingua Italiana a cura di M. CORTELAZZO, P. ZOLLI, Bologna, 2004.
(5) Ibidem.
(6) Ibidem.
(7) Ovvero: «Esigenze cautelari», presenti nel Libro IV, «Misure cautelari», cui al Titolo I, «Misure personali», Capo I, «Disposizioni generali» del codice di procedura penale italiano.
(8) (c.c. 5 giugno 2013) – RV257598. Si consulti a tal proposito il codice commentato di procedura penale curato da P. CORSO, Piacenza 2021, alla pagina 729 cui agli approfondimenti dell’art. 274 del medesimo testo codicistico.
(9) Ibidem.
(10) Così letteralmente si esprimono le lettere b) e c) cui al secondo capoverso dell’art. 292 c.p.p. .

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