Le sorti degli animali domestici nelle separazioni tra coniugi

Approdi giurisprudenziali nel silenzio del Legislatore e nuovi orizzonti

Articolo a cura dell’Avv. Cariglia Jlenia

Animali domestici

Indice

1. Introduzione
2. Aperture giurisprudenziali
3. Il vuoto normativo italiano
4. Il recente intervento del Legislatore spagnolo
5. Animali e diritto dell’Unione Europea
6. Dati ISTAT e prospettive future

1. Introduzione

In una realtà sociale caratterizzata dal sempre crescente numero di separazioni e divorzi, si pone il problema della gestione degli animali domestici, nei casi di cessazione del rapporto coniugale.
La recente giurisprudenza, infatti, si è trovata più volte ad affrontare il tema dell’affidamento degli amici a quattro zampe, i quali – in caso di dissapori fra coniugi – diventano oggetto di aspre contese.
Sebbene in Italia non vi sia, allo stato, una normativa ad hoc, tesa a disciplinare la suddetta problematica, è intervenuta la Giurisprudenza, nel tentativo di colmare, almeno in parte, l’attuale lacuna normativa.

2. Aperture giurisprudenziali

Con sentenza n. 5322 del 15.03.2016, il Tribunale di Roma, nell’ambito di un giudizio restitutorio instaurato da una donna avverso il proprio ex convivente, ha ribadito l’assenza, nell’ordinamento giuridico italiano, di una norma volta a disciplinare l’affidamento dell’animale domestico in caso di separazione dei coniugi o dei conviventi e, conseguentemente, ha esteso analogicamente anche all’animale la disciplina relativa all’affidamento di figli minori.
In particolare, il Tribunale ha asserito che, in situazioni di conflitto tra coniugi o conviventi ed in assenza di un accordo fra gli stessi, il Giudice debba assumere i provvedimenti che riguardano l’animale, tenendo conto esclusivamente dell’interesse materiale, spirituale e affettivo del medesimo.
Con l’ulteriore precisazione che suddetta disciplina trova applicazione anche nell’ipotesi in cui i due “padroni” non siano legati da vincolo di coniugio, “giacché il legame e l’affetto del cane per ciascuno di loro è indipendente dal regime giuridico che li legava”(1).
La citata sentenza, peraltro, è stata resa sulla scia di due precedenti pronunce, rese dai Tribunale di Foggia e Cremona, aventi ad oggetto la separazione personale dei coniugi.
Nelle suddette sentenze i Giudici avevano, rispettivamente, affidato il cane ad uno dei coniugi, concedendo all’altro il diritto di visita per alcune ore settimanali e disposto l’affido condiviso dell’animale, con obbligo di suddivisione delle spese inerenti lo stesso al 50%.
Ma il Tribunale di Roma non è stato l’unico, in tempi recenti, ad occuparsi della questione in esame.
Ed infatti, con Decreto del 19.02.2019, il Tribunale di Sciacca, in assenza di accordi fra i coniugi, ha disposto l’assegnazione del gatto alla moglie, risultata maggiormente idonea ad assicurare il miglior sviluppo possibile dell’identità dell’animale ed ha assegnato il cane ad entrambi i coniugi, a settimane alterne, con suddivisione delle spese veterinarie e straordinarie al 50%.
Più di recente, il Tribunale di Lucca, con sentenza del 24.01.2020, ha condiviso i precedenti orientamenti giurisprudenziali, sancendo come, “alla luce dell’importanza del legame affettivo tra persone ed animali e del rispetto dovuto a questi ultimi quali esseri senzienti”(2), la normativa più vicina alla fattispecie in esame sia quella relativa all’affidamento dei figli.

3. Il vuoto normativo italiano

Nonostante gli sforzi della Giurisprudenza nazionale, volta a colmare il gap normativo esistente in tema di affidamento di animali domestici, in Italia continua a non trovare luce una legge specifica per la problematica in esame, anche se dall’anno 2013 vi è una proposta di legge che prevede l’introduzione di un nuovo “Titolo IV bis” al codice civile, rubricato “degli animali”, con la previsione dell’art. 155-ter c.c. “affido degli animali familiari in caso di separazione dei coniugi”.
Il testo del nuovo art. 155-ter c.c. prevede che in caso di separazione dei coniugi, proprietari di un animale familiare, il Tribunale, in mancanza di un accordo fra le Parti, a prescindere dal regime patrimoniale della famiglia, sentiti i coniugi, i conviventi, la prole e, se del caso, gli esperti del comportamento animale, dovrà attribuire l’affido esclusivo o condiviso dell’animale alla parte in grado di garantirne il maggiore benessere. Il Tribunale sarà competente a decidere in merito all’affido anche in caso di cessazione di convivenza more uxorio.
Nonostante dunque le buone intenzioni, allo stato, il vuoto normativo permane.

4. Il recente intervento del Legislatore spagnolo

Spostando lo sguardo oltre i confini nazionali, si osserva come sia stata di recente pubblicata, in data 05.01.2022, la legge spagnola n. 17/2021, del 15.12.2021, la quale ha apportato modifiche al Codice civile ispanico introducendo il concetto di animali quali essere senzienti, dotati di sensibilità e non più considerati come semplici “cose”, nonché variazioni in materia di regime giuridico degli animali domestici.
In particolare, l’art. 94 bis del suddetto Codice, prevede che l’autorità giudiziaria determinerà il regime di affidamento degli animali da compagnia e determinerà, se del caso, le modalità con cui il coniuge, a cui non sono stati affidati, potrà averli in propria compagnia, nonché la ripartizione degli oneri legati alla cura dell’animale, il tutto nell’interesse dei familiari e del benessere dell’animale stesso.
L’autorità giudiziaria determinerà, inoltre, la partecipazione dei coniugi alle spese di mantenimento e di cura dell’animale e potrà anche rifiutare o revocare l’affidamento dell’animale, qualora uno dei due coniugi non sia in grado di prendersene cura o abbia commesso degli abusi sul medesimo.
Inoltre, il Giudice potrà decidere la sorte dell’animale tutte le volte in cui non vi sia accordo tra i componenti della coppia.
Ma vi è di più.
Il Giudice potrà stabilire ulteriormente che l’affidamento dei figli non sia condiviso, se uno dei due genitori abbia maltrattato o minacci di maltrattare l’animale della famiglia, come forma di violenza psicologica per controllare o trattenere l’altro partner.

5. Animali e diritto dell’Unione Europea

Come detto, allo stato, il Legislatore italiano non è ancora intervenuto in tema di affidamento degli animali domestici.
Tuttavia, spunti di riflessione potrebbero derivare sia dal recente intervento del Legislatore spagnolo, ma anche, a livello europeo, dall’art. 13 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea, introdotto col Trattato di Lisbona, ratificato dall’Italia con Legge 2 agosto 2008, n. 130.
Ed invero, il suddetto articolo prevede espressamente che “Nella formulazione e nell’attuazione delle politiche dell’Unione nei settori dell’agricoltura, della pesca, dei trasporti, del mercato interno, della ricerca e sviluppo tecnologico e dello spazio, l’Unione e gli Stati membri tengono pienamente conto delle esigenze in materia di benessere degli animali in quanto esseri senzienti […]”(3).
Il riconoscimento degli animali come “esseri senzienti” – capaci, cioè, di sensazioni e dunque di sentire piacere e dolore – porta ad una nuova considerazione degli stessi, quali portatori di proprie situazioni giuridiche, di propri valori che vanno tutelati di per se stessi.
Pertanto, gli animali non sono “cose”, né tanto meno cose inerti, bensì esseri da rispettare e tutelare che non possono essere sottoposti a sofferenze inutili.
Precedentemente al Trattato di Lisbona ed al suo art. 13, l’Italia aveva introdotto, con la Legge del 20 luglio 2004 n. 189, nel Libro secondo del Codice penale sui “delitti in particolare” un nuovo titolo, il IX bis, rubricato “Delitti contro il sentimento degli animali”.
In particolare, gli articoli 544 bis c.p. e 544 ter c.p. puniscono, rispettivamente, la condotta di uccisione e di maltrattamento di animali, in un’ottica di tutela dell’integrità psico-fisica  dell’animale stesso, quasi anticipando quanto ha poi disposto l’art. 13 del TFUE.
Tuttavia, la menzionata normativa nazionale si rende insufficiente a fronte della sempre più crescente problematica relativa all’affido degli animali domestici, nell’ambito delle controversie familiari.

6. Dati ISTAT e prospettive future

Il tema in esame appare di notevole importanza, anche in considerazione dei dati ufficiali che giungono dall’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT).
Ed invero, analizzando la presenza degli animali d’affezione presso le famiglie italiane, rileva come circa il 39% degli Italiani – cifra pari a circa 20,3 milioni – abbia un cane e/o un gatto in famiglia.
Le famiglie italiane in cui vi è la presenza di un cane sono circa 5,9 milioni, pari al 27,1% delle famiglie, mentre quelle che hanno gatti sono il 18,3% (pari a circa 4 milioni).
La maggior concentrazione si registra nel Nord-Est, dove la percentuale passa dal 38,8 al 46,4%, più̀ bassa invece al Nord-Ovest, ove la percentuale è pari al 34,9%(4).
Peraltro, il numero degli animali domestici, a seguito del periodo pandemico da lockdown, ha subìto un notevole incremento.
Ed invero, circa 7,8 milioni Italiani, al termine della quarantena, hanno acquistato animale da compagnia, secondo quanto riporta un’indagine realizzata dall’Osservatorio Coop2020.
Il fenomeno è stato spiegato dall’Associazione nazionale medici veterinari italiani (Anmvi), la quale ha ribadito come, reduci dall’esperienza del lockdown, gli Italiani prevedano di fare della casa il “baricentro della loro vita anche oltre il termine della pandemia”(5).
A ciò si aggiunga che è indubbio che gli animali domestici contribuiscano alla gioia e benessere della persona, soprattutto in periodi di stress, come quelli generati dall’emergenza sanitaria.
Peraltro, importanti studi evidenziano come la salute mentale abbia, tra gli elementi determinanti, il contatto con la natura e con gli animali.
A fronte di quanto sopra, dunque, appare evidente come il tema dell’affido degli animali domestici meriti un maggior approfondimento da parte del Legislatore, trattandosi di un argomento sempre più dibattuto nelle aule di giustizia.
Del resto, si sa. Il cane è il migliore amico dell’uomo.

animali domestici

Indice

1. Introduzione
2. Aperture giurisprudenziali
3. Il vuoto normativo italiano
4. Il recente intervento del Legislatore spagnolo
5. Animali e diritto dell’Unione Europea
6. Dati ISTAT e prospettive future

1. Introduzione

In una realtà sociale caratterizzata dal sempre crescente numero di separazioni e divorzi, si pone il problema della gestione degli animali domestici, nei casi di cessazione del rapporto coniugale.
La recente giurisprudenza, infatti, si è trovata più volte ad affrontare il tema dell’affidamento degli amici a quattro zampe, i quali – in caso di dissapori fra coniugi – diventano oggetto di aspre contese.
Sebbene in Italia non vi sia, allo stato, una normativa ad hoc, tesa a disciplinare la suddetta problematica, è intervenuta la Giurisprudenza, nel tentativo di colmare, almeno in parte, l’attuale lacuna normativa.

2. Aperture giurisprudenziali

Con sentenza n. 5322 del 15.03.2016, il Tribunale di Roma, nell’ambito di un giudizio restitutorio instaurato da una donna avverso il proprio ex convivente, ha ribadito l’assenza, nell’ordinamento giuridico italiano, di una norma volta a disciplinare l’affidamento dell’animale domestico in caso di separazione dei coniugi o dei conviventi e, conseguentemente, ha esteso analogicamente anche all’animale la disciplina relativa all’affidamento di figli minori.
In particolare, il Tribunale ha asserito che, in situazioni di conflitto tra coniugi o conviventi ed in assenza di un accordo fra gli stessi, il Giudice debba assumere i provvedimenti che riguardano l’animale, tenendo conto esclusivamente dell’interesse materiale, spirituale e affettivo del medesimo.
Con l’ulteriore precisazione che suddetta disciplina trova applicazione anche nell’ipotesi in cui i due “padroni” non siano legati da vincolo di coniugio, “giacché il legame e l’affetto del cane per ciascuno di loro è indipendente dal regime giuridico che li legava”(1).
La citata sentenza, peraltro, è stata resa sulla scia di due precedenti pronunce, rese dai Tribunale di Foggia e Cremona, aventi ad oggetto la separazione personale dei coniugi.
Nelle suddette sentenze i Giudici avevano, rispettivamente, affidato il cane ad uno dei coniugi, concedendo all’altro il diritto di visita per alcune ore settimanali e disposto l’affido condiviso dell’animale, con obbligo di suddivisione delle spese inerenti lo stesso al 50%.
Ma il Tribunale di Roma non è stato l’unico, in tempi recenti, ad occuparsi della questione in esame.
Ed infatti, con Decreto del 19.02.2019, il Tribunale di Sciacca, in assenza di accordi fra i coniugi, ha disposto l’assegnazione del gatto alla moglie, risultata maggiormente idonea ad assicurare il miglior sviluppo possibile dell’identità dell’animale ed ha assegnato il cane ad entrambi i coniugi, a settimane alterne, con suddivisione delle spese veterinarie e straordinarie al 50%.
Più di recente, il Tribunale di Lucca, con sentenza del 24.01.2020, ha condiviso i precedenti orientamenti giurisprudenziali, sancendo come, “alla luce dell’importanza del legame affettivo tra persone ed animali e del rispetto dovuto a questi ultimi quali esseri senzienti”(2), la normativa più vicina alla fattispecie in esame sia quella relativa all’affidamento dei figli.

3. Il vuoto normativo italiano

Nonostante gli sforzi della Giurisprudenza nazionale, volta a colmare il gap normativo esistente in tema di affidamento di animali domestici, in Italia continua a non trovare luce una legge specifica per la problematica in esame, anche se dall’anno 2013 vi è una proposta di legge che prevede l’introduzione di un nuovo “Titolo IV bis” al codice civile, rubricato “degli animali”, con la previsione dell’art. 155-ter c.c. “affido degli animali familiari in caso di separazione dei coniugi”.
Il testo del nuovo art. 155-ter c.c. prevede che in caso di separazione dei coniugi, proprietari di un animale familiare, il Tribunale, in mancanza di un accordo fra le Parti, a prescindere dal regime patrimoniale della famiglia, sentiti i coniugi, i conviventi, la prole e, se del caso, gli esperti del comportamento animale, dovrà attribuire l’affido esclusivo o condiviso dell’animale alla parte in grado di garantirne il maggiore benessere. Il Tribunale sarà competente a decidere in merito all’affido anche in caso di cessazione di convivenza more uxorio.
Nonostante dunque le buone intenzioni, allo stato, il vuoto normativo permane.

4. Il recente intervento del Legislatore spagnolo

Spostando lo sguardo oltre i confini nazionali, si osserva come sia stata di recente pubblicata, in data 05.01.2022, la legge spagnola n. 17/2021, del 15.12.2021, la quale ha apportato modifiche al Codice civile ispanico introducendo il concetto di animali quali essere senzienti, dotati di sensibilità e non più considerati come semplici “cose”, nonché variazioni in materia di regime giuridico degli animali domestici.
In particolare, l’art. 94 bis del suddetto Codice, prevede che l’autorità giudiziaria determinerà il regime di affidamento degli animali da compagnia e determinerà, se del caso, le modalità con cui il coniuge, a cui non sono stati affidati, potrà averli in propria compagnia, nonché la ripartizione degli oneri legati alla cura dell’animale, il tutto nell’interesse dei familiari e del benessere dell’animale stesso.
L’autorità giudiziaria determinerà, inoltre, la partecipazione dei coniugi alle spese di mantenimento e di cura dell’animale e potrà anche rifiutare o revocare l’affidamento dell’animale, qualora uno dei due coniugi non sia in grado di prendersene cura o abbia commesso degli abusi sul medesimo.
Inoltre, il Giudice potrà decidere la sorte dell’animale tutte le volte in cui non vi sia accordo tra i componenti della coppia.
Ma vi è di più.
Il Giudice potrà stabilire ulteriormente che l’affidamento dei figli non sia condiviso, se uno dei due genitori abbia maltrattato o minacci di maltrattare l’animale della famiglia, come forma di violenza psicologica per controllare o trattenere l’altro partner.

5. Animali e diritto dell’Unione Europea

Come detto, allo stato, il Legislatore italiano non è ancora intervenuto in tema di affidamento degli animali domestici.
Tuttavia, spunti di riflessione potrebbero derivare sia dal recente intervento del Legislatore spagnolo, ma anche, a livello europeo, dall’art. 13 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea, introdotto col Trattato di Lisbona, ratificato dall’Italia con Legge 2 agosto 2008, n. 130.
Ed invero, il suddetto articolo prevede espressamente che “Nella formulazione e nell’attuazione delle politiche dell’Unione nei settori dell’agricoltura, della pesca, dei trasporti, del mercato interno, della ricerca e sviluppo tecnologico e dello spazio, l’Unione e gli Stati membri tengono pienamente conto delle esigenze in materia di benessere degli animali in quanto esseri senzienti […]”(3).
Il riconoscimento degli animali come “esseri senzienti” – capaci, cioè, di sensazioni e dunque di sentire piacere e dolore – porta ad una nuova considerazione degli stessi, quali portatori di proprie situazioni giuridiche, di propri valori che vanno tutelati di per se stessi.
Pertanto, gli animali non sono “cose”, né tanto meno cose inerti, bensì esseri da rispettare e tutelare che non possono essere sottoposti a sofferenze inutili.
Precedentemente al Trattato di Lisbona ed al suo art. 13, l’Italia aveva introdotto, con la Legge del 20 luglio 2004 n. 189, nel Libro secondo del Codice penale sui “delitti in particolare” un nuovo titolo, il IX bis, rubricato “Delitti contro il sentimento degli animali”.
In particolare, gli articoli 544 bis c.p. e 544 ter c.p. puniscono, rispettivamente, la condotta di uccisione e di maltrattamento di animali, in un’ottica di tutela dell’integrità psico-fisica  dell’animale stesso, quasi anticipando quanto ha poi disposto l’art. 13 del TFUE.
Tuttavia, la menzionata normativa nazionale si rende insufficiente a fronte della sempre più crescente problematica relativa all’affido degli animali domestici, nell’ambito delle controversie familiari.

6. Dati ISTAT e prospettive future

Il tema in esame appare di notevole importanza, anche in considerazione dei dati ufficiali che giungono dall’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT).
Ed invero, analizzando la presenza degli animali d’affezione presso le famiglie italiane, rileva come circa il 39% degli Italiani – cifra pari a circa 20,3 milioni – abbia un cane e/o un gatto in famiglia.
Le famiglie italiane in cui vi è la presenza di un cane sono circa 5,9 milioni, pari al 27,1% delle famiglie, mentre quelle che hanno gatti sono il 18,3% (pari a circa 4 milioni).
La maggior concentrazione si registra nel Nord-Est, dove la percentuale passa dal 38,8 al 46,4%, più̀ bassa invece al Nord-Ovest, ove la percentuale è pari al 34,9%(4).
Peraltro, il numero degli animali domestici, a seguito del periodo pandemico da lockdown, ha subìto un notevole incremento.
Ed invero, circa 7,8 milioni Italiani, al termine della quarantena, hanno acquistato animale da compagnia, secondo quanto riporta un’indagine realizzata dall’Osservatorio Coop2020.
Il fenomeno è stato spiegato dall’Associazione nazionale medici veterinari italiani (Anmvi), la quale ha ribadito come, reduci dall’esperienza del lockdown, gli Italiani prevedano di fare della casa il “baricentro della loro vita anche oltre il termine della pandemia”(5).
A ciò si aggiunga che è indubbio che gli animali domestici contribuiscano alla gioia e benessere della persona, soprattutto in periodi di stress, come quelli generati dall’emergenza sanitaria.
Peraltro, importanti studi evidenziano come la salute mentale abbia, tra gli elementi determinanti, il contatto con la natura e con gli animali.
A fronte di quanto sopra, dunque, appare evidente come il tema dell’affido degli animali domestici meriti un maggior approfondimento da parte del Legislatore, trattandosi di un argomento sempre più dibattuto nelle aule di giustizia.
Del resto, si sa. Il cane è il migliore amico dell’uomo.

Note

(1) https://www.lalegepertutti.it/434183_affidamento-condiviso-cane-ultime-sentenze
(2) https://ilfamiliarista.it/articoli/giurisprudenza-commentata/l-affido-condiviso-del-cane-applicazione-analogica-alla- normativa
(3) https://eur-lex.europa.eu/legal- content/IT/TXT/?uri=uriserv%3AOJ.C_.2016.202.01.0001.01.ITA&toc=OJ%3AC%3A2016%3A202%3ATOC#C_2016202IT.01004701
(4) https://agricommerciogardencenter.edagricole.it/animali-domestici/rapporto-assalco-animali-domestici/
(5) https://www.aboutpharma.com/blog/2020/10/05/effetto-lockdown-in-italia-e-boom-di-animali-da-compagnia/