Locazione commerciale e lockdown, lo sfratto non è giustificato dalla morosità

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp
Condividi su telegram
Condividi su email
locazione commerciale lockdown

Il mancato pagamento del canone da parte dei conduttori di locazione commerciale durante il periodo di lockdown si può considerare come “giustificato” quando i commercianti non hanno potuto esercitare la loro attività a causa delle disposizioni di chiusura ordinate dai DPCM.

Il tribunale di Venezia con l’ordinanza del 28 luglio ha impostato a due parti di trovare un’accordo su una percentuale di riduzione del canone nel periodo che va da marzo a maggio 2020.

Il giudice ha evidenziato come permanga l’obbligo di saldare le somme dovute, giustificando il ritardo del pagamento, e che non esiste una norma che elimini l’obbligo di pagare i canoni.

La tendenza delle pronunce dei giudici in materia di sfratto sta portando a numerosi rigetti poichè in molti casi la richiesta da parte del locatario ha ad oggetto somme che gli sarebbero dovute essere riconosciute nel periodo del lockdown.

Per i giudici non si parla di “impossibilità assoluta di godimento dell’immobile”, ma di “impossibilità soltanto parziale”, considerato che i beni immobili sono rimasti nella disponibilità del conduttore, che li ha usati come deposito.

Vengono richiamati gli articoli 1256, 1258 e 1464 del Codice civile che giustificano il mancato pagamento del canone o una sua riduzione per impossibilità parziale temporanea di godere del bene, quando la causa non è imputabile al conduttore.

Questo principio è perfettamente applicabile alle dinamiche avvenute in periodo di “lockdown” in quanto la morosità non è conseguenza di una volontà di non adempiere al pagamento del canone ma “dall’effettiva contingenza derivante dall’emergenza sanitaria e dalla connessa normativa restrittiva”.

locazione commerciale lockdown

Il mancato pagamento del canone da parte dei conduttori di locazione commerciale durante il periodo di lockdown si può considerare come “giustificato” quando i commercianti non hanno potuto esercitare la loro attività a causa delle disposizioni di chiusura ordinate dai DPCM.

Il tribunale di Venezia con l’ordinanza del 28 luglio ha impostato a due parti di trovare un’accordo su una percentuale di riduzione del canone nel periodo che va da marzo a maggio 2020.

Il giudice ha evidenziato come permanga l’obbligo di saldare le somme dovute, giustificando il ritardo del pagamento, e che non esiste una norma che elimini l’obbligo di pagare i canoni.

La tendenza delle pronunce dei giudici in materia di sfratto sta portando a numerosi rigetti poichè in molti casi la richiesta da parte del locatario ha ad oggetto somme che gli sarebbero dovute essere riconosciute nel periodo del lockdown.

Per i giudici non si parla di “impossibilità assoluta di godimento dell’immobile”, ma di “impossibilità soltanto parziale”, considerato che i beni immobili sono rimasti nella disponibilità del conduttore, che li ha usati come deposito.

Vengono richiamati gli articoli 1256, 1258 e 1464 del Codice civile che giustificano il mancato pagamento del canone o una sua riduzione per impossibilità parziale temporanea di godere del bene, quando la causa non è imputabile al conduttore.

Questo principio è perfettamente applicabile alle dinamiche avvenute in periodo di “lockdown” in quanto la morosità non è conseguenza di una volontà di non adempiere al pagamento del canone ma “dall’effettiva contingenza derivante dall’emergenza sanitaria e dalla connessa normativa restrittiva”.