Investigazioni penali e presunzione di innocenza: il decreto legislativo 08 novembre 2021 n. 188

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Articolo a cura dell’Avv. Scaramozzino Cristian

L’Italia interviene nella delicata materia della c.d. spettacolarizzazione delle investigazioni penali, nel tentativo di difendere un principio di rango costituzionale spesso disapplicato: la presunzione di innocenza di cui all’art. 27 Costituzione.
La particolarità è data dal fatto che la normativa non ha carattere processuale in senso tecnico, ma interviene sul registro linguistico da utilizzare, dalla pubblica autorità, nella fase investigativa del processo penale.

Presunzione di innocenza

Indice

1. La Direttiva CEE 09/03/2016, n. 2016/343
2. Il decreto legislativo 188/2021
3. Oggetto del provvedimento
4. L’uso del termine “colpevole”
5. Prima esclusione: gli atti dell’Accusa – Il nuovo art. 115 bis c.p.p.
6. Conclusioni

1. La Direttiva CEE 09/03/2016, n. 2016/343

Dopo un’articolata attività parlamentare protrattasi per anni, con il decreto legislativo 08 novembre 2021 n. 188, l’Italia ha recepito la DIRETTIVA DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO sul rafforzamento di alcuni aspetti della presunzione di innocenza e del diritto di presenziare al processo nei procedimenti penali.
La disposizione europea, in vigore dal 31 marzo 2016, si occupa dei riferimenti in pubblico alla colpevolezza, sancendo che gli Stati membri adottano le misure necessarie per garantire che, fino a quando la colpevolezza di un indagato o imputato non sia stata legalmente provata, le dichiarazioni pubbliche rilasciate da autorità pubbliche e le decisioni giudiziarie diverse da quelle sulla colpevolezza non presentino la persona come colpevole

2. Il decreto legislativo 188/2021

La direttiva viene recepita, tardivamente, dal decreto in oggetto, che dà vita ad un intervento di natura legislativa anomalo, in quanto agisce direttamente sulla natura del lessico da utilizzare in sede giudiziaria, dalle Autorità che divulgano notizie riguardanti i soggetti coinvolti nell’investigazione penale.

3. Oggetto del provvedimento

L’art. 1 contiene la specificazione che la normativa di cui al d.lgs. 188/2021 si applica alle sole persone fisiche, con conseguente esclusione, quindi, degli Enti sottoposti a procedimento penale ai sensi e per gli effetti di cui al d. lgs. 231/2001.
Si tratta di una esclusione che non sembrerebbe trovare ragion d’essere, se solo si pensa che gli enti collettivi vengono sottoposti alla medesima disciplina di matrice penalistica, pertanto, se la finalità del provvedimento è quella di rafforzare il principio di presunzione di innocenza, nell’ottica di salvaguardare onore, decoro e dignità dell’indagato presunto innocente, le persone giuridiche non paiono meno meritevoli delle tutele concepite in favore dei soggetti fisici.
Ed invero, se tutta la normativa è rivolta a tutelare indagati e imputati dalla “colpevolizzazione” mediatica degli stessi, forse, proprio in vista di ciò, gli enti collettivi, che spesso operano nel mondo commerciale e pubblicitario e, quindi, rischiano di subire danni anche economici, avrebbero meritato quantomeno il medesimo trattamento legislativo riservato ai soggetti fisici.

4. L’uso del termine “colpevole”

La parte certamente più innovativa si rinviene, laddove, per la prima volta, il legislatore si occupa di regolare il registro linguistico della pubblica autorità, imponendo un vero e proprio divieto dell’uso del termine “colpevole” per indicare i soggetti indagati e/o imputati in procedimenti penali, finché questi non siano colpiti da un provvedimento definitivo di colpevolezza.
Per l’eventuale inosservanza del divieto è previsto anche un rimedio. Il soggetto interessato, infatti, in caso di violazione della norma, può chiedere, alla stessa autorità che lo ha tacciato di colpevolezza prematura, di rettificare il portato lessicale delle proprie espressioni.
È previsto anche un rimedio giurisdizionale all’eventuale inattività dell’Autorità destinataria del reclamo. L’interessato, infatti, potrà adire il Giudice civile, con il ricorso previsto dall’art. 700 c.p.c. affinché sia ordina la rettifica delle espressioni, da oggi, vietate.
Vi è, poi, l’obbligo, per l’Autorità che ha divulgato la notizia, di diffondere la rettifica con le stesse modalità con cui era stata diffusa l’informazione o, quantomeno, con modalità adeguate.
È prevista anche la facoltà del soggetto leso di richiedere il risarcimento del danno, anche se non chiarissimo pare individuare il destinatario di un’eventuale azione risarcitoria.
Altro limite riguarda la possibilità di diffusione di notizie riguardanti inchieste giudiziarie, prevedendo che ciò possa avvenire solo in due casi, ossia quando: 
a) sia «strettamente necessaria per la prosecuzione delle indagini»; 
b) ricorrano «altre ragioni di interesse pubblico» che devono essere «specifiche».

5. Prima esclusione: gli atti dell’Accusa – Il nuovo art. 115 bis c.p.p.

Il decreto legislativo in oggetto ha inserito una nuova norma nel corpus del codice di rito, l’art. 115 bis c.p.p., rubricato, forse in forma troppo sontuosa rispetto alla portata concreta del provvedimento, “garanzia della presunzione di innocenza”.
L’art. 115 bis c.p.p., nel delineare le modalità di realizzazione del divieto di utilizzo del termine colpevole “nei provvedimenti diversi da quelli volti alla decisione in merito alla responsabilità penale” contiene anche la prima deroga: la norma non si applica agli atti redatti dall’Ufficio della Procura procedente “volti a dimostrare la colpevolezza della persona sottoposta ad indagini o dell’imputato”.
In sostanza, il divieto è applicabile solo alle Autorità diverse dall’Organo di Accusa che, al contrario, potrà continuare ad appellare l’indagato/imputato con la qualificazione di colpevole.

6. Conclusioni

Nonostante il decreto n. 188/2021 non sia portatore di una clamorosa rivoluzione giudiziaria sotto il profilo concreto, si evidenzia, però, un cambiamento importante – sebbene solo sotto il profilo linguistico – nella complicata applicazione pratica del principio costituzionale di presunzione di non colpevolezza fino a condanna definitiva.
L’auspicio, mai azzeccato come in questo caso, è che alle “parole” seguano i fatti e che, quindi, il divieto di qualificare gli indagati come colpevoli, non rimanga una questione relegata al mero linguaggio mi si trasformi in una nuova coscienza culturale, rispettosa dell’inviolabile principio di presunzione di innocenza.

presunzione di innocenza

Indice

1. La Direttiva CEE 09/03/2016, n. 2016/343
2. Il decreto legislativo 188/2021
3. Oggetto del provvedimento
4. L’uso del termine “colpevole”
5. Prima esclusione: gli atti dell’Accusa – Il nuovo art. 115 bis c.p.p.
6. Conclusioni

1. La Direttiva CEE 09/03/2016, n. 2016/343

Dopo un’articolata attività parlamentare protrattasi per anni, con il decreto legislativo 08 novembre 2021 n. 188, l’Italia ha recepito la DIRETTIVA DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO sul rafforzamento di alcuni aspetti della presunzione di innocenza e del diritto di presenziare al processo nei procedimenti penali.
La disposizione europea, in vigore dal 31 marzo 2016, si occupa dei riferimenti in pubblico alla colpevolezza, sancendo che gli Stati membri adottano le misure necessarie per garantire che, fino a quando la colpevolezza di un indagato o imputato non sia stata legalmente provata, le dichiarazioni pubbliche rilasciate da autorità pubbliche e le decisioni giudiziarie diverse da quelle sulla colpevolezza non presentino la persona come colpevole

2. Il decreto legislativo 188/2021

La direttiva viene recepita, tardivamente, dal decreto in oggetto, che dà vita ad un intervento di natura legislativa anomalo, in quanto agisce direttamente sulla natura del lessico da utilizzare in sede giudiziaria, dalle Autorità che divulgano notizie riguardanti i soggetti coinvolti nell’investigazione penale.

3. Oggetto del provvedimento

L’art. 1 contiene la specificazione che la normativa di cui al d.lgs. 188/2021 si applica alle sole persone fisiche, con conseguente esclusione, quindi, degli Enti sottoposti a procedimento penale ai sensi e per gli effetti di cui al d. lgs. 231/2001.
Si tratta di una esclusione che non sembrerebbe trovare ragion d’essere, se solo si pensa che gli enti collettivi vengono sottoposti alla medesima disciplina di matrice penalistica, pertanto, se la finalità del provvedimento è quella di rafforzare il principio di presunzione di innocenza, nell’ottica di salvaguardare onore, decoro e dignità dell’indagato presunto innocente, le persone giuridiche non paiono meno meritevoli delle tutele concepite in favore dei soggetti fisici.
Ed invero, se tutta la normativa è rivolta a tutelare indagati e imputati dalla “colpevolizzazione” mediatica degli stessi, forse, proprio in vista di ciò, gli enti collettivi, che spesso operano nel mondo commerciale e pubblicitario e, quindi, rischiano di subire danni anche economici, avrebbero meritato quantomeno il medesimo trattamento legislativo riservato ai soggetti fisici.

4. L’uso del termine “colpevole”

La parte certamente più innovativa si rinviene, laddove, per la prima volta, il legislatore si occupa di regolare il registro linguistico della pubblica autorità, imponendo un vero e proprio divieto dell’uso del termine “colpevole” per indicare i soggetti indagati e/o imputati in procedimenti penali, finché questi non siano colpiti da un provvedimento definitivo di colpevolezza.
Per l’eventuale inosservanza del divieto è previsto anche un rimedio. Il soggetto interessato, infatti, in caso di violazione della norma, può chiedere, alla stessa autorità che lo ha tacciato di colpevolezza prematura, di rettificare il portato lessicale delle proprie espressioni.
È previsto anche un rimedio giurisdizionale all’eventuale inattività dell’Autorità destinataria del reclamo. L’interessato, infatti, potrà adire il Giudice civile, con il ricorso previsto dall’art. 700 c.p.c. affinché sia ordina la rettifica delle espressioni, da oggi, vietate.
Vi è, poi, l’obbligo, per l’Autorità che ha divulgato la notizia, di diffondere la rettifica con le stesse modalità con cui era stata diffusa l’informazione o, quantomeno, con modalità adeguate.
È prevista anche la facoltà del soggetto leso di richiedere il risarcimento del danno, anche se non chiarissimo pare individuare il destinatario di un’eventuale azione risarcitoria.
Altro limite riguarda la possibilità di diffusione di notizie riguardanti inchieste giudiziarie, prevedendo che ciò possa avvenire solo in due casi, ossia quando: 
a) sia «strettamente necessaria per la prosecuzione delle indagini»; 
b) ricorrano «altre ragioni di interesse pubblico» che devono essere «specifiche».

5. Prima esclusione: gli atti dell’Accusa – Il nuovo art. 115 bis c.p.p.

Il decreto legislativo in oggetto ha inserito una nuova norma nel corpus del codice di rito, l’art. 115 bis c.p.p., rubricato, forse in forma troppo sontuosa rispetto alla portata concreta del provvedimento, “garanzia della presunzione di innocenza”.
L’art. 115 bis c.p.p., nel delineare le modalità di realizzazione del divieto di utilizzo del termine colpevole “nei provvedimenti diversi da quelli volti alla decisione in merito alla responsabilità penale” contiene anche la prima deroga: la norma non si applica agli atti redatti dall’Ufficio della Procura procedente “volti a dimostrare la colpevolezza della persona sottoposta ad indagini o dell’imputato”.
In sostanza, il divieto è applicabile solo alle Autorità diverse dall’Organo di Accusa che, al contrario, potrà continuare ad appellare l’indagato/imputato con la qualificazione di colpevole.

6. Conclusioni

Nonostante il decreto n. 188/2021 non sia portatore di una clamorosa rivoluzione giudiziaria sotto il profilo concreto, si evidenzia, però, un cambiamento importante – sebbene solo sotto il profilo linguistico – nella complicata applicazione pratica del principio costituzionale di presunzione di non colpevolezza fino a condanna definitiva.
L’auspicio, mai azzeccato come in questo caso, è che alle “parole” seguano i fatti e che, quindi, il divieto di qualificare gli indagati come colpevoli, non rimanga una questione relegata al mero linguaggio mi si trasformi in una nuova coscienza culturale, rispettosa dell’inviolabile principio di presunzione di innocenza.

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