Illegittimo l’accesso a Internet con servizi discriminati

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Pesante pronuncia della Corte Europea contro i provider di servizi di telefoni mobile. Infatti la Corte, interpretando il regolamento 2015/2120, con la pronuncia della sentenza del 15 settembre 2020 ha precisato che gli obblighi di protezione dei diritti degli utenti di Internet e di trattamento non discriminatorio del traffico impediscono la condotta di un fornitore che privilegia alcune applicazioni e alcuni servizi, attraverso pacchetti che consentono solo a queste applicazioni e servizi di beneficiare di una «tariffa zero» e che assoggettano l’utilizzo delle altre applicazioni e degli altri servizi a blocco o pagamento.

“Siffatti pacchetti sono tali da incrementare l’utilizzo delle applicazioni e dei servizi privilegiati e, correlativamente, tali da rarefare l’utilizzo delle altre applicazioni e degli altri servizi disponibili, tenuto conto delle misure mediante le quali il fornitore di servizi di accesso a Internet rende quest’ultimo utilizzo tecnicamente più difficoltoso, se non impossibile. Inoltre, quanto più il numero di clienti che concludono siffatti accordi è rilevante, tanto più l’impatto cumulativo di tali accordi può, tenuto conto della sua portata, comportare una notevole limitazione all’esercizio dei diritti degli utenti finali, o addirittura compromettere l’essenza stessa di tali diritti.”

Sentenza del 15 settembre 2020 – Corte UE

Ad esempio alcuni provider inserivano nelle loro “offerte” la possibilità per determinati servizi online (es. Spotify, Youtube) di non incidere sul consumo della banda internet, incentivando l’utente a sottoscrivere abbonamenti con i servizi oggetto dell’offerta.

Quindi le misure di rallentamento o di blocco, fondate su accordi commerciali, sono  incompatibili con il rispetto dell’obbligo generale di trattamento equo e non discriminatorio del traffico. Per la Corte di Giustizia pacchetti offerti dai provider, come quelli posti all’esame, violano il regolamento europeo sull’accesso a internet aperta.

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Pesante pronuncia della Corte Europea contro i provider di servizi di telefoni mobile. Infatti la Corte, interpretando il regolamento 2015/2120, con la pronuncia della sentenza del 15 settembre 2020 ha precisato che gli obblighi di protezione dei diritti degli utenti di Internet e di trattamento non discriminatorio del traffico impediscono la condotta di un fornitore che privilegia alcune applicazioni e alcuni servizi, attraverso pacchetti che consentono solo a queste applicazioni e servizi di beneficiare di una «tariffa zero» e che assoggettano l’utilizzo delle altre applicazioni e degli altri servizi a blocco o pagamento.

“Siffatti pacchetti sono tali da incrementare l’utilizzo delle applicazioni e dei servizi privilegiati e, correlativamente, tali da rarefare l’utilizzo delle altre applicazioni e degli altri servizi disponibili, tenuto conto delle misure mediante le quali il fornitore di servizi di accesso a Internet rende quest’ultimo utilizzo tecnicamente più difficoltoso, se non impossibile. Inoltre, quanto più il numero di clienti che concludono siffatti accordi è rilevante, tanto più l’impatto cumulativo di tali accordi può, tenuto conto della sua portata, comportare una notevole limitazione all’esercizio dei diritti degli utenti finali, o addirittura compromettere l’essenza stessa di tali diritti.”

Sentenza del 15 settembre 2020 – Corte UE

Ad esempio alcuni provider inserivano nelle loro “offerte” la possibilità per determinati servizi online (es. Spotify, Youtube) di non incidere sul consumo della banda internet, incentivando l’utente a sottoscrivere abbonamenti con i servizi oggetto dell’offerta.

Quindi le misure di rallentamento o di blocco, fondate su accordi commerciali, sono  incompatibili con il rispetto dell’obbligo generale di trattamento equo e non discriminatorio del traffico. Per la Corte di Giustizia pacchetti offerti dai provider, come quelli posti all’esame, violano il regolamento europeo sull’accesso a internet aperta.

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