Animali soggetti di diritto?

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Articolo a cura della Dott.ssa Maria Percivalle

L’elaborato vuol fare riflettere, seppure in modo non esaustivo, sul sentimento per gli animali, quale bene giuridico tutelato dal titolo IX bis del codice penale.

Animali

Quadro normativo

Con la legge n. 189 del 20 luglio 2004, recante “Disposizioni concernenti il divieto di maltrattamento degli animali nonché di impegno degli stessi in combattimenti clandestini o competizioni non autorizzate” è stato inserito nel codice penale il titolo IX bis, rubricato “Dei delitti contro il sentimento per gli animali”.
Il titolo in commento è articolato in cinque autonome disposizioni normative: le prime quattro configurano altrettante fattispecie incriminatrici di nuova elaborazione, mentre l’ultima delinea una particolare figura di confisca degli animali, introducendo, altresì, una serie di pene accessorie speciali in tema di trasporto, commercio o allevamento di animali.
In particolare, il titolo IX bis comprende i seguenti articoli:

La legge n. 189/2004, accanto a tali disposizioni, ha provveduto a riformare il testo dell’art. 727 c.p., che, disciplinando la contravvenzione di maltrattamento di animali, ne costituiva il fulcro codicistico della tutela penale in materia.
Le nuove figure incriminatrici di cui agli artt. 544 bis e ss. si ritiene vadano, invece, tenute distinte dalla fattispecie di danneggiamento degli animali altrui (art. 638 c.p.), per la diversità sia del bene oggetto di tutela penale – la proprietà privata dell’animale – sia dell’elemento soggettivo, che, postula la consapevolezza dell’appartenenza dell’animale ad un terzo quale persona offesa[1].
Inoltre, il titolo IX bis del libro II c.p. non si applica ai casi previsti dalle leggi speciali in materia di caccia, di pesca, di allevamento, di trasporto, di macellazione degli animali, di sperimentazione scientifica sugli stessi, di attività circense, di giardini zoologici; dalle altre leggi speciali in materia di animali nonchè alle manifestazioni storiche e culturali autorizzate dalla Regione competente.
L’intervento di riforma è connotato da una duplice ratio: rafforzare la tutela degli animali contro comportamenti vessatori, sempre più invisi dalla attuale cultura sociale e predisporre una strumentazione normativa volta a reprimere le attività della criminalità organizzata, che implicano uno sfruttamento illecito degli animali[2].
Si è trattato di un segnale normativo importante in quanto il legislatore, per la prima volta, ha configurato una serie di delitti – e non più di semplici contravvenzioni – tutti punti con la sanzione detentiva, a presidio del sentimento di pietà degli esseri umani verso gli animali.
Dal tenore della riforma, infatti, si evince come essa abbia considerato gli animali quali esseri senzienti, stabilendo doveri degli esseri umani nei loro confronti al fine di evitargli inutili sofferenze senza però spingersi al punto di riconoscere loro dei diritti soggettivi[3].

Interesse tutelato

Il titolo IX indica quale bene offeso dalle condotte in esso previste il sentimento di pietà e compassione comunemente suscitato dalla sofferenza che gli animali patiscono a seguito di comportamenti umani. L’incriminazione, pertanto, non protegge la vita in sé dell’animale. Gli animali costituiscono l’oggetto materiale su cui ricadono le condotte offensive e non il soggetto di diritto[4].
In sede interpretativa si è osservato come più opportuno sarebbe stato il richiamo all’ “interesse degli animali alla vita e alla non sofferenza e del correlativo dovere umano di rispetto nei confronti di altri esseri sensibili: un interesse suscettibile di bilanciamento da parte del legislatore e che può soccombere in presenza di altri interessi prevalenti[5].
Ecco allora che gli animali ricevono una protezione in sede penale solo in via mediata, attraverso sanzioni che puniscono comportamenti offensivi del sentimento umano per gli stessi piuttosto che della loro integrità e vita. In altri termini, la compromissione degli interessi propri degli animali rileva penalmente solo in quanto provochi una forte reazione sentimentale nell’animo umano[6].
Anche con le nuove norme incriminatrici – che comunque rappresentano un salto di qualità rispetto alla precedente tutela contravvenzionale incardinata dal previgente art. 727 c.p. – l’ordinamento non sembra avere accolto le suggestioni animalistiche ispirate al convincimento che le regole giuridiche debbano promuovere anche i bisogni specifici degli animali.

Sviluppi giurisprudenziali

Peraltro, non si può fare a meno di segnalare come inizi ad affiorare, in alcuni indirizzi giurisprudenziali più recenti, una maggiore sensibilità nei confronti di prerogative direttamente riconoscibili agli animali, in quanto esseri viventi dotati di autonoma “sensibilità psico-fisica, e come tali capaci di avvertire il dolore[7].
La Corte di Cassazione negli anni 2018-2019[8] ha affermato che ai fini della condanna per maltrattamento di animali – e in particolare per il delitto di cui all’art. 544 ter c.p. e per la contravvenzione di cui all’art. 727 c.p. – non assumono rilievo solamente condotte offensive del sentimento di pietà umana nei confronti degli animali, ma anche quelle in grado di incidere sulla stabilità e serenità fisiopsichica di questi esseri senzienti, anche qualora non si determinino in essi processi patologici[9].

Proposte normative

Anche il legislatore sta tentando di operare un radicale mutamento del bene giuridico in esame.
A tal proposito, il Disegno di Legge n. 1078 – comunicato alla Presidenza il 19/02/2019 su iniziativa dei Senatori Perrilli e Maiorano –  intitolato “Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e al codice civile, nonché altre disposizioni in materia di tutela degli animali” propone di istituire nuove fattispecie di reato, anche colpose, di inasprire le pene previste in caso di maltrattamento nei confronti degli animali, nonché eliminare il riferimento codicistico al “sentimento per gli animali”, dimostrando la volontà di riconoscere questi ultimi come soggetti meritevoli di tutela penale diretta.


1 L’indennizzo forfettario trova disciplina nell’art. 5 e 7 Reg. 261/04.
2 Il risarcimento del danno supplementare è previsto dall’art. 12 Reg. 261/04 e rinviene la propria disciplina nella Convenzione di Montreal.
3 Questo è quanto ha stabilito la Corte di Giustizia UE nella sentenza del 10.01.2006 facendo riferimento, nel caso specifico, alle tutele previste dal Reg. 261/04 in caso di ritardo del volo. La Corte ha affermato che “l’assistenza e il supporto dei passeggeri previsti all’art. 6 del regolamento n. 261/2004” costituiscono misure di risarcimento uniformi e immediate che “non rientrano tra quelle per cui la Convenzione in parola (Montreal) fissa le condizioni di esercizio” ed ancora esse “non ostano di per sé a che i passeggeri interessati, nel caso in cui lo stesso ritardo causi loro anche danni che facciano sorgere un diritto a indennizzo, possano intentare comunque le azioni di risarcimento dei detti danni alle condizioni previste dalla Convenzione di Montreal (..)”.
4 Il Reg. 261/04 prevede a favore del passeggero, oltre alla compensazione pecuniaria, diritti di assistenza, di rimborso, di imbarco su un volo alternativo etc.
5 Si veda la sentenza della Corte di Giustizia UE del 6 maggio 2010, C‑63/09 nella quale si afferma che il risarcimento supplementare ex art. 12 Reg. 261/04 può far riferimento tanto ad un danno materiale quanto ad uno morale subito dal passeggero.
6 Il Reg. 1215/12, che ha sostituito il Reg. CE 44/2001, concerne la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale.
7 Con riferimento al settore dei trasporti aerei il luogo “in cui i servizi sono stati o avrebbero dovuto essere prestati in base al contratto” è stato identificato con il luogo di partenza o di atterraggio dell’aereo. Si vedano le sentenze della Corte di Giustizia UE del 09.07.2009, C-204/08 e del 11.07.2018, C-88/17.
8 La Convenzione di Montreal è stata firmata dalla Comunità europea il 9 dicembre 1999 sulla base dell’art. 300, n. 2, CE, è stata, poi, approvata con decisione del Consiglio in data 5 aprile 2001 ed è entrata in vigore il 28 giugno 2004.
9 In tal senso si veda sentenza Corte di Giustizia UE del 10. 01. 2006 C-344/04.
10 La sentenza delle S.U. della Corte di Cassazione n. 3561 del 13.02.2020 consente di chiarire un importante aspetto sul campo di applicazione della Convenzione di Montreal. Nel caso oggetto della sentenza la compagnia aerea aveva affermato che “la Convenzione si occupa dei danni da ritardo del volo ma non dei danni da mancata partenza o da soppressione”. La Corte ha precisato che le parole “danno da ritardo” si riferiscono alla “complessiva operazione di trasporto aereo dedotta in contratto fino alla sua destinazione finale” pertanto “anche la soppressione del volo, che si è verificata nella specie, è normalmente causa di un ritardo nel completamento della complessiva operazione di trasporto aereo fino a destinazione, foriero di disagi o di danni per gli interessati”. Si veda anche Cass. S.U. n 18257 del 2019, e Cass. n. 1584 del 2018.
11 Si veda Corte di Giustizia UE nella sentenza del 07.11.2019 C-213-18
12 In merito si veda Cass. civ.SU 18257/19 e 22035/14.
13 In merito si veda Cass. civ. SU 13689/06 e Cass. civ. sez. II 3504/97.

animali

Quadro normativo

Con la legge n. 189 del 20 luglio 2004, recante “Disposizioni concernenti il divieto di maltrattamento degli animali nonché di impegno degli stessi in combattimenti clandestini o competizioni non autorizzate” è stato inserito nel codice penale il titolo IX bis, rubricato “Dei delitti contro il sentimento per gli animali”.
Il titolo in commento è articolato in cinque autonome disposizioni normative: le prime quattro configurano altrettante fattispecie incriminatrici di nuova elaborazione, mentre l’ultima delinea una particolare figura di confisca degli animali, introducendo, altresì, una serie di pene accessorie speciali in tema di trasporto, commercio o allevamento di animali.
In particolare, il titolo IX bis comprende i seguenti articoli:

La legge n. 189/2004, accanto a tali disposizioni, ha provveduto a riformare il testo dell’art. 727 c.p., che, disciplinando la contravvenzione di maltrattamento di animali, ne costituiva il fulcro codicistico della tutela penale in materia.
Le nuove figure incriminatrici di cui agli artt. 544 bis e ss. si ritiene vadano, invece, tenute distinte dalla fattispecie di danneggiamento degli animali altrui (art. 638 c.p.), per la diversità sia del bene oggetto di tutela penale – la proprietà privata dell’animale – sia dell’elemento soggettivo, che, postula la consapevolezza dell’appartenenza dell’animale ad un terzo quale persona offesa[1].
Inoltre, il titolo IX bis del libro II c.p. non si applica ai casi previsti dalle leggi speciali in materia di caccia, di pesca, di allevamento, di trasporto, di macellazione degli animali, di sperimentazione scientifica sugli stessi, di attività circense, di giardini zoologici; dalle altre leggi speciali in materia di animali nonchè alle manifestazioni storiche e culturali autorizzate dalla Regione competente.
L’intervento di riforma è connotato da una duplice ratio: rafforzare la tutela degli animali contro comportamenti vessatori, sempre più invisi dalla attuale cultura sociale e predisporre una strumentazione normativa volta a reprimere le attività della criminalità organizzata, che implicano uno sfruttamento illecito degli animali[2].
Si è trattato di un segnale normativo importante in quanto il legislatore, per la prima volta, ha configurato una serie di delitti – e non più di semplici contravvenzioni – tutti punti con la sanzione detentiva, a presidio del sentimento di pietà degli esseri umani verso gli animali.
Dal tenore della riforma, infatti, si evince come essa abbia considerato gli animali quali esseri senzienti, stabilendo doveri degli esseri umani nei loro confronti al fine di evitargli inutili sofferenze senza però spingersi al punto di riconoscere loro dei diritti soggettivi[3].

Interesse tutelato

Il titolo IX indica quale bene offeso dalle condotte in esso previste il sentimento di pietà e compassione comunemente suscitato dalla sofferenza che gli animali patiscono a seguito di comportamenti umani. L’incriminazione, pertanto, non protegge la vita in sé dell’animale. Gli animali costituiscono l’oggetto materiale su cui ricadono le condotte offensive e non il soggetto di diritto[4].
In sede interpretativa si è osservato come più opportuno sarebbe stato il richiamo all’ “interesse degli animali alla vita e alla non sofferenza e del correlativo dovere umano di rispetto nei confronti di altri esseri sensibili: un interesse suscettibile di bilanciamento da parte del legislatore e che può soccombere in presenza di altri interessi prevalenti[5].
Ecco allora che gli animali ricevono una protezione in sede penale solo in via mediata, attraverso sanzioni che puniscono comportamenti offensivi del sentimento umano per gli stessi piuttosto che della loro integrità e vita. In altri termini, la compromissione degli interessi propri degli animali rileva penalmente solo in quanto provochi una forte reazione sentimentale nell’animo umano[6].
Anche con le nuove norme incriminatrici – che comunque rappresentano un salto di qualità rispetto alla precedente tutela contravvenzionale incardinata dal previgente art. 727 c.p. – l’ordinamento non sembra avere accolto le suggestioni animalistiche ispirate al convincimento che le regole giuridiche debbano promuovere anche i bisogni specifici degli animali.

Sviluppi giurisprudenziali

Peraltro, non si può fare a meno di segnalare come inizi ad affiorare, in alcuni indirizzi giurisprudenziali più recenti, una maggiore sensibilità nei confronti di prerogative direttamente riconoscibili agli animali, in quanto esseri viventi dotati di autonoma “sensibilità psico-fisica, e come tali capaci di avvertire il dolore[7].
La Corte di Cassazione negli anni 2018-2019[8] ha affermato che ai fini della condanna per maltrattamento di animali – e in particolare per il delitto di cui all’art. 544 ter c.p. e per la contravvenzione di cui all’art. 727 c.p. – non assumono rilievo solamente condotte offensive del sentimento di pietà umana nei confronti degli animali, ma anche quelle in grado di incidere sulla stabilità e serenità fisiopsichica di questi esseri senzienti, anche qualora non si determinino in essi processi patologici[9].

Proposte normative

Anche il legislatore sta tentando di operare un radicale mutamento del bene giuridico in esame.
A tal proposito, il Disegno di Legge n. 1078 – comunicato alla Presidenza il 19/02/2019 su iniziativa dei Senatori Perrilli e Maiorano –  intitolato “Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e al codice civile, nonché altre disposizioni in materia di tutela degli animali” propone di istituire nuove fattispecie di reato, anche colpose, di inasprire le pene previste in caso di maltrattamento nei confronti degli animali, nonché eliminare il riferimento codicistico al “sentimento per gli animali”, dimostrando la volontà di riconoscere questi ultimi come soggetti meritevoli di tutela penale diretta.


1 L’indennizzo forfettario trova disciplina nell’art. 5 e 7 Reg. 261/04.
2 Il risarcimento del danno supplementare è previsto dall’art. 12 Reg. 261/04 e rinviene la propria disciplina nella Convenzione di Montreal.
3 Questo è quanto ha stabilito la Corte di Giustizia UE nella sentenza del 10.01.2006 facendo riferimento, nel caso specifico, alle tutele previste dal Reg. 261/04 in caso di ritardo del volo. La Corte ha affermato che “l’assistenza e il supporto dei passeggeri previsti all’art. 6 del regolamento n. 261/2004” costituiscono misure di risarcimento uniformi e immediate che “non rientrano tra quelle per cui la Convenzione in parola (Montreal) fissa le condizioni di esercizio” ed ancora esse “non ostano di per sé a che i passeggeri interessati, nel caso in cui lo stesso ritardo causi loro anche danni che facciano sorgere un diritto a indennizzo, possano intentare comunque le azioni di risarcimento dei detti danni alle condizioni previste dalla Convenzione di Montreal (..)”.
4 Il Reg. 261/04 prevede a favore del passeggero, oltre alla compensazione pecuniaria, diritti di assistenza, di rimborso, di imbarco su un volo alternativo etc.
5 Si veda la sentenza della Corte di Giustizia UE del 6 maggio 2010, C‑63/09 nella quale si afferma che il risarcimento supplementare ex art. 12 Reg. 261/04 può far riferimento tanto ad un danno materiale quanto ad uno morale subito dal passeggero.
6 Il Reg. 1215/12, che ha sostituito il Reg. CE 44/2001, concerne la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale.
7 Con riferimento al settore dei trasporti aerei il luogo “in cui i servizi sono stati o avrebbero dovuto essere prestati in base al contratto” è stato identificato con il luogo di partenza o di atterraggio dell’aereo. Si vedano le sentenze della Corte di Giustizia UE del 09.07.2009, C-204/08 e del 11.07.2018, C-88/17.
8 La Convenzione di Montreal è stata firmata dalla Comunità europea il 9 dicembre 1999 sulla base dell’art. 300, n. 2, CE, è stata, poi, approvata con decisione del Consiglio in data 5 aprile 2001 ed è entrata in vigore il 28 giugno 2004.
9 In tal senso si veda sentenza Corte di Giustizia UE del 10. 01. 2006 C-344/04.
10 La sentenza delle S.U. della Corte di Cassazione n. 3561 del 13.02.2020 consente di chiarire un importante aspetto sul campo di applicazione della Convenzione di Montreal. Nel caso oggetto della sentenza la compagnia aerea aveva affermato che “la Convenzione si occupa dei danni da ritardo del volo ma non dei danni da mancata partenza o da soppressione”. La Corte ha precisato che le parole “danno da ritardo” si riferiscono alla “complessiva operazione di trasporto aereo dedotta in contratto fino alla sua destinazione finale” pertanto “anche la soppressione del volo, che si è verificata nella specie, è normalmente causa di un ritardo nel completamento della complessiva operazione di trasporto aereo fino a destinazione, foriero di disagi o di danni per gli interessati”. Si veda anche Cass. S.U. n 18257 del 2019, e Cass. n. 1584 del 2018.
11 Si veda Corte di Giustizia UE nella sentenza del 07.11.2019 C-213-18
12 In merito si veda Cass. civ.SU 18257/19 e 22035/14.
13 In merito si veda Cass. civ. SU 13689/06 e Cass. civ. sez. II 3504/97.

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