Art. 5 quinquies – Legge Pinto (l. 89/2001)

(L. 24 marzo 2001, n. 89 - Previsione di equa riparazione in caso di violazione del termine ragionevole del processo e modifica dell'articolo 375 del codice di procedura civile)

Esecuzione forzata

(1)1. Al fine di assicurare un’ordinata programmazione dei pagamenti dei creditori di somme liquidate a norma della presente legge, non sono ammessi, a pena di nullità rilevabile d’ufficio, atti di sequestro o di pignoramento presso la Tesoreria centrale e presso le Tesorerie provinciali dello Stato per la riscossione coattiva di somme liquidate a norma della presente legge. (2)
2. Ferma restando l’impignorabilità prevista dall’articolo 1, commi 294-bis e 294-ter, della legge 23 dicembre  2005, n. 266, e successive modificazioni, anche relativamente ai fondi, alle aperture di credito e alle contabilità speciali destinati al pagamento di somme liquidate a norma della presente legge, i creditori di dette somme, a pena di nullità rilevabile d’ufficio, eseguono i pignoramenti e i sequestri esclusivamente secondo le disposizioni del libro III, titolo II, capo II del codice di procedura civile, con atto notificato ai Ministeri di cui all’articolo 3, comma 2, ovvero al funzionario delegato del distretto in cui e’ stato emesso il provvedimento giurisdizionale posto in esecuzione, con l’effetto di sospendere ogni emissione di ordinativi di pagamento relativamente alle somme pignorate. L’ufficio competente presso i Ministeri di cui all’articolo 3, comma 2, a cui sia stato notificato atto di pignoramento o di sequestro, ovvero il funzionario delegato sono tenuti a vincolare l’ammontare per cui si procede, semprechè esistano in contabilità fondi soggetti ad esecuzione forzata; la notifica rimane priva di effetti riguardo agli ordini di pagamento che risultino già emessi. (3)
3. Gli atti di pignoramento o di sequestro devono indicare a pena di nullità rilevabile d’ufficio il provvedimento giurisdizionale posto in esecuzione.
4. Gli atti di sequestro o di pignoramento eventualmente notificati alla Tesoreria centrale e alle Tesorerie provinciali dello Stato non determinano obblighi di accantonamento da parte delle Tesorerie medesime, nè sospendono l’accreditamento di somme a favore delle Amministrazioni interessate. Le Tesorerie in tali casi rendono dichiarazione negativa, richiamando gli estremi della presente disposizione di legge.
5. L’articolo 1 del decreto-legge 25 maggio 1994, n. 313, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 luglio 1994, n. 460, si applica anche ai fondi destinati al pagamento di somme liquidate a norma della presente legge, ivi compresi quelli accreditati mediante aperture di credito in favore dei funzionari delegati degli uffici centrali e periferici delle amministrazioni interessate.

(1)1. Al fine di assicurare un’ordinata programmazione dei pagamenti dei creditori di somme liquidate a norma della presente legge, non sono ammessi, a pena di nullità rilevabile d’ufficio, atti di sequestro o di pignoramento presso la Tesoreria centrale e presso le Tesorerie provinciali dello Stato per la riscossione coattiva di somme liquidate a norma della presente legge. (2)
2. Ferma restando l’impignorabilità prevista dall’articolo 1, commi 294-bis e 294-ter, della legge 23 dicembre  2005, n. 266, e successive modificazioni, anche relativamente ai fondi, alle aperture di credito e alle contabilità speciali destinati al pagamento di somme liquidate a norma della presente legge, i creditori di dette somme, a pena di nullità rilevabile d’ufficio, eseguono i pignoramenti e i sequestri esclusivamente secondo le disposizioni del libro III, titolo II, capo II del codice di procedura civile, con atto notificato ai Ministeri di cui all’articolo 3, comma 2, ovvero al funzionario delegato del distretto in cui e’ stato emesso il provvedimento giurisdizionale posto in esecuzione, con l’effetto di sospendere ogni emissione di ordinativi di pagamento relativamente alle somme pignorate. L’ufficio competente presso i Ministeri di cui all’articolo 3, comma 2, a cui sia stato notificato atto di pignoramento o di sequestro, ovvero il funzionario delegato sono tenuti a vincolare l’ammontare per cui si procede, semprechè esistano in contabilità fondi soggetti ad esecuzione forzata; la notifica rimane priva di effetti riguardo agli ordini di pagamento che risultino già emessi. (3)
3. Gli atti di pignoramento o di sequestro devono indicare a pena di nullità rilevabile d’ufficio il provvedimento giurisdizionale posto in esecuzione.
4. Gli atti di sequestro o di pignoramento eventualmente notificati alla Tesoreria centrale e alle Tesorerie provinciali dello Stato non determinano obblighi di accantonamento da parte delle Tesorerie medesime, nè sospendono l’accreditamento di somme a favore delle Amministrazioni interessate. Le Tesorerie in tali casi rendono dichiarazione negativa, richiamando gli estremi della presente disposizione di legge.
5. L’articolo 1 del decreto-legge 25 maggio 1994, n. 313, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 luglio 1994, n. 460, si applica anche ai fondi destinati al pagamento di somme liquidate a norma della presente legge, ivi compresi quelli accreditati mediante aperture di credito in favore dei funzionari delegati degli uffici centrali e periferici delle amministrazioni interessate.

Note

(1) Il presente articolo è stato inserito dall’art. 6, comma 6, D.L. 08.04.2013, n. 35 con decorrenza dal 09.04.2013.
(2) Le parole “, a pena di nullità rilevabile d’ufficio,”, di cui al presente comma sono state inserite dall’art. 6 D.L 08.04.2013, come modificato dall’allegato alla legge di conversione L. 06.06.2013, n. 64 con decorrenza dal 08.06.2013.
(3) Le parole da “Ferma restando l’impignorabilità prevista dall’articolo 1, commi 294-bis e 294-ter, della legge 23 dicembre 2005, n. 266” fino a “pagamento di somme liquidate a norma della presente legge” hanno così sostituito le previgenti “Fermo quanto previsto dall’articolo 1, commi 294-bis e 294-ter, della legge 23 dicembre 2005, n. 266”, in virtù dell’art. 6 D.L 08.04.2013, n. 35  con decorrenza dal 08.06.2013.

Massime

In materia di azioni esecutive in danno del Ministero della Giustizia per condanne relative alla durata irragionevole del processo, allorché le stesse siano state promosse anteriormente all’entrata in vigore dell’art. 5 quinquies della legge 24 marzo 2001, n. 89, introdotto dall’art. 6, comma 6, del d.l. 8 aprile 2013, n. 35, convertito nella legge 6 giugno 2013, n. 64, non è necessario – in difetto di apposita disciplina transitoria – procedere, a pena di nullità rilevabile d’ufficio, nelle forme del pignoramento diretto, restando applicabili quelle dell’espropriazione presso terzi, mediante notificazione dell’atto di pignoramento alla Tesoreria centrale dello Stato ovvero alla Tesoreria provinciale competente per territorio, in qualità di terzo pignorato, e con sottoposizione a vincolo, nei limiti della relativa disponibilità, di fondi diversi da quelli della contabilità speciale. Cassazione civile, Sez. III, ordinanza n. 9573 del 12 maggio 2015 (Cass. civ. n. 9573/2015)

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