(R.D. 16 marzo 1942 n. 267)

Concorso dei creditori

Articolo 52 - Legge fallimentare

I. Il fallimento apre il concorso dei creditori sul patrimonio del fallito.
II. Ogni credito, anche se munito di diritto di prelazione o trattato ai sensi dell’articolo 111, primo comma, n. 1), nonché ogni diritto reale o personale, mobiliare o immobiliare, deve essere accertato secondo le norme stabilite dal Capo V, salvo diverse disposizioni della legge. (1)
III. Le disposizioni del secondo comma si applicano anche ai crediti esentati dal divieto di cui all’articolo 51. (2)

Articolo 52 - Legge fallimentare

I. Il fallimento apre il concorso dei creditori sul patrimonio del fallito.
II. Ogni credito, anche se munito di diritto di prelazione o trattato ai sensi dell’articolo 111, primo comma, n. 1), nonché ogni diritto reale o personale, mobiliare o immobiliare, deve essere accertato secondo le norme stabilite dal Capo V, salvo diverse disposizioni della legge. (1)
III. Le disposizioni del secondo comma si applicano anche ai crediti esentati dal divieto di cui all’articolo 51. (2)

Note

(1) Comma sostituito dall’art. 49 del D.Lgs. 9 gennaio 2006 n. 5. La modifica è entrata in vigore il 16 luglio 2006.
(2) Comma aggiunto dall’art. 4 del D.Lgs. 12 settembre 2007 n. 169. La modifica è entrata in vigore il 1 gennaio 2008 e si applica ai procedimenti per dichiarazione di fallimento pendenti alla data del 1 gennaio 2008, nonché alle procedure concorsuali e di concordato aperte successivamente.

Massime

Il giudizio di opposizione all’esecuzione ex art. 615, comma 1, c.p.c. non può essere proseguito dalla curatela fallimentare dopo la dichiarazione di fallimento del debitore opponente, perché la causa è attratta alla competenza del tribunale fallimentare stabilita dall’art. 52, comma 2, l.fall., secondo cui ogni credito deve essere accertato in base alle norme prescritte per la verifica dello stato passivo. (Nella fattispecie, la S.C. ha dichiarato l’improcedibilità dell’opposizione a precetto proseguita dalla curatela fallimentare del debitore opponente benché il creditore opposto, per la stessa ragione di credito, fosse già stato ammesso, con provvedimento non impugnato, al passivo fallimentare). Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 29327 del 13 novembre 2019 (Cass. civ. n. 29327/2019)

I titolari di diritti d’ipoteca sui beni immobili compresi nel fallimento e già costituiti in garanzia per crediti vantati verso debitori diversi dal fallito, dopo la riforma introdotta dal d.lgs. n. 5 del 2006 devono avvalersi, ai sensi del novellato art. 52, comma 2, l.fall., del procedimento di verificazione dello stato passivo di cui al capo V della l.fall., prescrivendo oggi il nuovo art. 92 l.fall. che l’avviso circa la facoltà di partecipare al concorso sia comunicato non soltanto ai creditori, ma anche “ai titolari di diritti reali o personali su beni mobili o immobili di proprietà o in possesso del fallito”. Cassazione civile, Sez. I, ordinanza n. 2657 del 30 gennaio 2019 (Cass. civ. n. 2657/2019)

L’accertamento di un credito nei confronti del fallimento è devoluta alla competenza esclusiva del giudice delegato ex artt. 52 e 93 l. fall. con la conseguenza che, ove la relativa azione sia proposta nel giudizio ordinario di cognizione, deve esserne dichiarata d’ufficio, in ogni stato e grado, anche nel giudizio di cassazione, l’inammissibilità o l’improcedibilità, a seconda che il fallimento sia stato dichiarato prima della proposizione della domanda o nel corso del giudizio, trattandosi di una questione “litis ingressus impedientes”, con l’unico limite preclusivo dell’intervenuto giudicato interno, laddove la questione sia stata sottoposta od esaminata dal giudice e questi abbia inteso egualmente pronunciare sulla domanda di condanna rivolta nei confronti del fallimento, e del giudicato implicito, ove l’eventuale nullità derivante da detto vizio procedimentale non sia stata dedotta come mezzo di gravame avverso la sentenza che abbia deciso sulla domanda, ciò in ragione del principio di conversione delle nullità in motivi di impugnazione ed in armonia con il principio della ragionevole durata del processo. Cassazione civile, Sez. III, ordinanza n. 24156 del 4 ottobre 2018 (Cass. civ. n. 24156/2018)

I titolari di diritti reali di garanzia (nella specie, pegno di polizze) costituiti dal terzo non debitore, successivamente fallito, per le obbligazioni assunte tra altri soggetti, non possono avvalersi del procedimento di verificazione di cui all’art. 52 legge fall., atteso che questa disposizione non sottopone a concorso la posizione soggettiva del beneficiario della garanzia, il quale non è creditore diretto del fallito e perché, ove se ne volesse estendere l’ambito di applicazione fino a comprendere anche l’accertamento del diritto verso il fallito, quale terzo datore della garanzia, si verrebbe ad introdurre un anomalo contraddittorio con una ulteriore parte, ossia quella corrispondente al debitore garantito proprio dalla garanzia data dal fallito. Cassazione civile, Sez. III, ordinanza n. 18082 del 10 luglio 2018 (Cass. civ. n. 18082/2018)

La regola secondo la quale il curatore, che subentri in un contratto stipulato dal fallito contenente una clausola compromissoria, non può disconoscere tale clausola, ancorché configuri un patto autonomo, e, se il fallimento sia stato dichiarato dopo che gli arbitri siano stati già nominati ed abbiano accettato l’incarico, non può disconoscere gli effetti del rapporto già perfezionato e che ha avuto esecuzione, non si applica in relazione ai crediti vantati nei confronti di un soggetto sottoposto a procedura concorsuale (nella specie, la liquidazione coatta amministrativa). In tal caso, infatti, la clausola arbitrale non consente di derogare al procedimento di verifica del passivo, dovendo tutte le azioni dirette a far valere diritti di credito sul patrimonio del debitore insolvente essere accertate nelle forme previste dall’art. 52, secondo comma, legge fall., al fine di assicurare il rispetto della “par condicio creditorum”. Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 13089 del 24 giugno 2015 (Cass. civ. n. 13089/2015)

La pendenza di un procedimento di appello relativo all’accertamento del proprio credito non esonera il creditore dal presentarne la richiesta di insinuazione al passivo del sopravvenuto fallimento del suo debitore nel rispetto dei termini fissati dalla legge, né incide in alcun modo sul termine annuale per il deposito della domanda tardiva. Cassazione civile, Sez. VI-1, ordinanza n. 7426 del 13 aprile 2015 (Cass. civ. n. 7426/2015)

Sebbene l’accertamento del credito nei confronti del fallimento sia devoluto alla competenza esclusiva del giudice delegato, ai sensi degli artt. 52 e 93 della legge (fallimentare), l’improponibilità della domanda in sede extrafallimentare e la rilevabilità d’ufficio in ogni stato e grado di tale vizio va coordinata con il sistema delle impugnazioni e la disciplina del giudicato, con la conseguenza che il vizio procedimentale, ove non dedotto come motivo di gravame resta superato dall’intervenuto giudicato, senza che – in ragione del principio di conversione delle nullità in motivi di impugnazione e in armonia con il principio della ragionevole durata del processo – possa ulteriormente dedursi nelle successive fasi del giudizio. (In applicazione dell’anzidetto principio, la S.C. ha rigettato il gravame proposto dalla curatela fallimentare, evidenziando che il fallimento era sopravvenuto nel corso del giudizio di primo grado, con conseguente interruzione del processo e riassunzione nei confronti della curatela medesima, che non aveva mai posto la questione procedurale né nel giudizio riassunto né in grado di appello, ma solo in sede di legittimità). Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 1115 del 21 gennaio 2014 (Cass. civ. n. 1115/2014)

Nel caso in cui il convenuto in revocatoria sia una banca, fallita a sua volta, il potenziale conflitto tra la competenza del tribunale fallimentare, ai sensi dell’art. 24 legge fall., che ha dichiarato il fallimento dell’attore e quella prevista dall’art. 83 T.U.B. che ha dichiarato il fallimento del convenuto, deve essere risolto nel senso che il primo resta competente a decidere circa l’inefficacia dell’atto, mentre le pronunzie consequenziali alla dichiarazione d’inefficacia competono al secondo tribunale, secondo le modalità stabilite per l’accertamento del passivo e dei diritti dei terzi; infatti, la separazione, ai fini della competenza, tra le pronunzie di accertamento e quelle di condanna pecuniaria è frutto del principio per il quale la temporanea improponibilità o improseguibilità afferisce solo alle azioni di condanna. Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 17443 del 22 agosto 2011 (Cass. civ. n. 17443/2011)

In sede di formazione dello stato passivo nel fallimento, il conflitto fra creditori anteriori, che concorrono, e creditori posteriori, che non partecipano, è regolato dal principio di cui all’art. 44 legge fall., derivandone la riserva dei beni del fallito a favore solo dei primi e la preclusione per i creditori posteriori della possibilità di affermare il proprio diritto al concorso; l’opponibilità ai creditori degli atti del fallito solo se compiuti prima della dichiarazione di fallimento, postula infatti che detti creditori, che sono terzi rispetto a tali atti, vantino una situazione di tutela in base ad un’altra norma, l’art. 52 legge fall., che va intesa come se dicesse che “apre il concorso dei creditori anteriori” sul patrimonio del fallito. Ne consegue che, in fase di verifica o di opposizione al medesimo stato passivo, la scrittura privata, allegata a documentazione di un credito, è soggetta, rispetto agli altri creditori, in qualità di terzi, alle regole dettate dall’art. 2704, primo comma, c.c., in tema di certezza e computabilità della data. Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 21251 del 14 ottobre 2010 (Cass. civ. n. 21251/2010)

Nell’ipotesi di donazione indiretta di un immobile, realizzata mediante l’acquisto del bene con denaro proprio del disponente ed intestazione ad altro soggetto, che il disponente medesimo intenda in tal modo beneficiare, la compravendita costituisce lo strumento formale per il trasferimento del bene ed il corrispondente arricchimento del patrimonio del destinatario, che ha quindi ad oggetto il bene e non già il denaro. Tuttavia, alla riduzione di siffatta liberalità indiretta non si applica il principio della quota legittima in natura (connaturata all’azione nell’ipotesi di donazione ordinaria di immobile ex art. 560 c.c.), poichè l’azione non mette in discussione la titolarità dei beni donati e l’acquisizione riguarda il loro controvalore, mediante il metodo dell’imputazione; pertanto mancando il meccanismo di recupero reale della titolarità del bene, il valore dell’investimento finanziato con la donazione indiretta dev’essere ottenuto dal legittimario leso con le modalità tipiche del diritto di credito, con la conseguenza che, nell’ipotesi di fallimento del beneficiario, la domanda è sottoposta al rito concorsuale dell’accertamento del passivo ex artt. 52 e 93 della legge fall. Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 11496 del 12 maggio 2010 (Cass. civ. n. 11496/2010)

I titolari di diritti di prelazione (nella specie, d’ipoteca) su beni immobili compresi nel fallimento, e già costituiti in garanzia per crediti vantati verso debitori diversi dal fallito, non possono avvalersi del procedimento di verificazione di cui all’art. 52 legge fall., il quale non sottopone a concorso la posizione soggettiva del terzo, che non è creditore diretto del fallito; nè è configurabile un’ammissione atipica al passivo, che sia circoscritta ai soli beni oggetto della predetta garanzia, valendo per la loro realizzazione in sede esecutiva, in virtù del richiamo di cui all’art. 105 legge fall., le modalità di cui agli artt. 602-604 c.p.c. in tema di espropriazione contro il terzo proprietario. Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 11545 del 19 maggio 2009 (Cass. civ. n. 11545/2009)

In tema di procedure concorsuali, il principio del previo accertamento del credito nelle forme dell’insinuazione al passivo non è applicabile ove l’obbligo, per la curatela, di restituzione delle somme percette segua de iure al venir meno, per effetto della riforma in appello, dell’efficacia degli atti o provvedimenti di esecuzione spontanea o coattiva della sentenza di primo grado, rimasti privi di qualsiasi giustificazione. Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 26171 del 6 dicembre 2006 (Cass. civ. n. 26171/2006)

Il principio secondo il quale il provvedimento del giudice delegato di accertamento dei diritti dei creditori alla distribuzione proporzionale non ha valore di giudicato al di fuori del fallimento, in quanto detto provvedimento ha effetto preclusivo soltanto durante la procedura fallimentare, implica che, in corso di fallimento e finché è aperta la relativa procedura, non possono essere proposte dal creditore e dal debitore, ad un giudice diverso da quello fallimentare, le questioni riconducibili al credito ammesso al passivo. Esso non implica, invece, che, al di fuori del fallimento ed in pendenza della relativa procedura, sia possibile contestare in sede di cognizione ordinaria la validità o l’efficacia degli stessi titoli posti a fondamento delle domande di ammissione al passivo e, quindi, necessariamente oggetto di esame e di valutazione ai fini della formazione dello stato passivo. (In applicazione del principio di cui in massima, la S.C. ha ritenuto che la cancellazione della causa dal ruolo per inattività delle parti costituisse non già un effetto obbligato della concentrazione nella sede fallimentare per l’accertamento dei crediti da ammettere al passivo, sibbene un’autonoma scelta difensiva delle parti). Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 13778 del 15 giugno 2006 (Cass. civ. n. 13778/2006)

L’attuazione, nella sede fallimentare, delle domande intese a ottenere il riconoscimento del diritto di partecipare al concorso o di un diritto reale o restitutorio su beni mobili acquisiti all’attivo non discende dal principio di cui all’art. 24 legge fall. — il quale risolve, più che altro, un problema di competenza riferito alla cognizione del tribunale fallimentare, specie in relazione a crediti del soggetto fallito —, ma è riconducibile al principio, dettato dall’art. 52 della stessa legge, della obbligatorietà ed esclusività del procedimento di verifica del passivo, quale strumento di cognizione attribuito a un giudice, la cui individuazione è disancorata dai criteri ordinari in materia di competenza, derivando, invece, dalla stessa sentenza dichiarativa di fallimento. Il necessario assoggettamento delle pretese fatte valere verso il fallimento al procedimento di verifica dei crediti, non involge, dunque, un problema di competenza — influenzata dalla vis attractiva del tribunale fallimentare — ma una questione di specialità del rito, con conseguente improponibilità della domanda eventualmente dedotta nella sede ordinaria, discendendo la devoluzione della controversia al foro fallimentare direttamente e inequivocabilmente dal combinato disposto degli artt. 52 e 93 legge fall. Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 2439 del 3 febbraio 2006 (Cass. civ. n. 2439/2006)

Il «concorso dei creditori» che con il fallimento, a norma dell’art. 52 legge fall., si apre sul patrimonio del fallito non comprende i crediti sorti dopo l’apertura della procedura, ancorché riferiti a precedenti comportamenti del fallito: per valutare la natura concorsuale o meno di un credito occorre tenere conto dell’elemento genetico dell’obbligazione sul piano sostanziale alla stregua dell’art. 1173 c.c., di tal che deve considerarsi sorto prima della dichiarazione di fallimento il credito derivante da contratto, fatto illecito o altro fatto idoneo a produrre obbligazione, verificatosi anteriormente alla dichiarazione stessa, essendo invece ininfluente che i relativi effetti, come, ad esempio, il danno, si siano manifestati in un momento successivo all’intervenuto fallimento. Né una siffatta lettura dell’art. 52 legge fall. si pone in contrasto con gli artt. 3 e 24 Cost., perché, da una parte, la pretesa disparità di trattamento fra crediti nei confronti del fallito in relazione alla loro ammissibilità o meno allo stato passivo non è ingiustificata né priva di ragionevolezza, trovando invece fondamento nella intervenuta cristallizzazione del patrimonio del fallito a seguito della dichiarazione di fallimento e nel regime conseguente, e, dall’altra, il limite alla tutela del diritto è provvisorio, ben potendo il creditore azionarlo nei confronti del debitore una volta tornato in bonis (fattispecie relativa al credito di un avvocato per l’attività professionale svolta quale difensore in un procedimento penale per bancarotta fraudolenta a carico del fallito, procedimento integralmente svoltosi dopo la relativa dichiarazione). Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 19533 del 29 settembre 2004 (Cass. civ. n. 19533/2004)

Dichiarato il fallimento, ogni diritto di credito, ivi compresi i crediti prededucibili, è tutelabile nelle sole forme di cui agli artt. 92 ss. L. fall.; la previsione di un’unica sede concorsuale per l’accertamento del passivo comporta la necessaria concentrazione presso un unico organo giudiziario delle azioni dirette all’accertamento dei crediti e l’inderogabile osservanza di un rito funzionale alla realizzazione del concorso dei creditori, il che determina l’improponibilità della domanda proposta nelle forme ordinarie. Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 1065 del 29 gennaio 2002 (Cass. civ. n. 1065/2002)

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