Art. 47 – Legge fallimentare

(R.D. 16 marzo 1942 n. 267 - Disciplina del fallimento, del concordato preventivo, dell'amministrazione controllata e della liquidazione coatta amministrativa)

Alimenti al fallito e alla famiglia

Articolo 47 - legge fallimentare

I. Se al fallito vengono a mancare i mezzi di sussistenza, il giudice delegato, sentiti il curatore ed il comitato dei creditori, può concedergli un sussidio a titolo di alimenti per lui e per la famiglia. (1)
II. La casa di proprietà del fallito, nei limiti in cui è necessaria all’abitazione di lui e della sua famiglia, non può essere distratta da tale uso fino alla liquidazione delle attività.

Articolo 47 - Legge fallimentare

I. Se al fallito vengono a mancare i mezzi di sussistenza, il giudice delegato, sentiti il curatore ed il comitato dei creditori, può concedergli un sussidio a titolo di alimenti per lui e per la famiglia. (1)
II. La casa di proprietà del fallito, nei limiti in cui è necessaria all’abitazione di lui e della sua famiglia, non può essere distratta da tale uso fino alla liquidazione delle attività.

Note

(1) Comma modificato dall’art. 44 del D.Lgs. 9 gennaio 2006 n. 5. La modifica è entrata in vigore il 16 luglio 2006.

Massime

L’art. 47, comma 2, l.fall., nel vietare che la casa di proprietà del fallito, nei limiti in cui è necessaria per l’abitazione di lui e della sua famiglia, possa essere distratta dal suo uso prima della liquidazione delle altre attività, si pone su di un piano diverso dalla domanda diretta a fare valere l’inefficacia dell’atto con cui il medesimo fallito abbia disposto del suo diritto all’abitazione, ex art. 1022 c.c., sicchè l’esperibilità dell’azione revocatoria fallimentare è sempre ammessa. Cassazione civile, Sez. I, ordinanza n. 8973 del 29 marzo 2019 (Cass. Civ. 8973/2019)

L’art. 47, secondo comma, legge fall., il quale vieta che la casa di proprietà del fallito, nei limiti in cui è necessaria l’abitazione di quest’ultimo e della sua famiglia, possa essere distratta dal suo uso prima della fase terminale del procedimento fallimentare, si pone su di un piano diverso dalla domanda diretta a fare valere l’inefficacia dell’atto di costituzione della stessa in fondo patrimoniale, ai sensi dell’art. 64 legge fall., e non interferisce, pertanto, con l’esperibilità dell’azione revocatoria. Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 19029 del 8 agosto 2013 (Cass. Civ. 19029/2013)

Imprescindibile condizione per l’esercizio del ricorso straordinario per cassazione ex art. 111 della Costituzione, avverso provvedimenti giurisdizionali aventi forma giuridica diversa da quella della sentenza, è la presenza, nel loro contenuto e nella loro disciplina, dei caratteri della decisorietà e della definitività. Le due condizioni debbono coesistere, nel senso che, pur essendo la prima condizione, attinente al contenuto, necessaria, essa non è sufficiente, giacchè detto contenuto deve essere espressione di un potere giurisdizionale esercitato con carattere vincolante rispetto all’oggetto della pronuncia, in modo da garantirne l’immodificabilità da parte del giudice che l’ha emanata, e l’efficacia del giudicato ex art. 2909 cod. civ. Ne consegue l’inammissibilità del ricorso per cassazione proposto, ex art. 111 Cost., nei confronti del decreto con il quale il tribunale respinga la richiesta del fallito di ottenere il sussidio alimentare di cui all’art. 47, primo comma, legge fall., non configurandosi, al riguardo, un diritto soggettivo del medesimo a siffatta corresponsione, ma essendone rimessa la concessione alla decisione discrezionale del giudice del merito, anche in ordine alla relativa entità e durata nel tempo, con provvedimento inidoneo a pregiudicare definitivamente ed irreversibilmente la posizione del ricorrente (essendo la relativa istanza legittimamente reiterabile). Depongono in tal senso sia la necessità che sulla richiesta del fallito venga sentito il comitato dei creditori, sia la espressione utilizzata (“può concedere”), invero diversa da quella dell’art. 433 cod. proc. civ. che sancisce il diritto agli alimenti di chi versa in stato di bisogno e non è in grado di provvedere al proprio mantenimento. Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 2755 del 25 febbraio 2002 (Cass. Civ. 2755/2002)

È inammissibile il ricorso per cassazione proposto, ex art. 111 Cost., nei confronti del decreto con il quale il tribunale respinga la richiesta del fallito di ottenere il sussidio alimentare di cui all’art. 47 legge fall., trattandosi di provvedimento inidoneo a pregiudicare definitivamente ed irreversibilmente la posizione del ricorrente (essendo la relativa istanza legittimamente reiterabile), e soggetto al prudente apprezzamento del giudice del merito, il quale non è chiamato a risolvere una controversia su diritti soggettivi (non attribuendo il citato art. 47 al fallito alcun diritto soggettivo agli alimenti) cui sia ricollegabile un effetto di diritto sostanziale insuscettibile di riesame. Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 3664 del 14 marzo 2001 (Cass. Civ. 3664/2001)

Il diritto del fallito di conservare, a norma dell’art. 47 L. fall., l’alloggio di sua proprietà destinato ad abitazione per sè e la sua famiglia fino al momento della vendita, non ha rilevanza esterna, ma soltanto nell’ambito del fallimento e presuppone che tale alloggio sia già di proprietà del fallito e come tale acquisito alla massa attiva, con la conseguenza che il diritto di proprietà su tale bene non può essere fatto valere dal fallito con azione diretta nei confronti del terzo estraneo al fallimento. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva escluso la legittimazione processuale del fallito in controversia concernente l’acquisto per usucapione del diritto di proprietà sull’immobile de quo, non trattandosi di azione relativa a diritto strettamente personale e non riscontrandosi inerzia del curatore fallimentare). Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 7142 del 30 maggio 2000 (Cass. civ. n. 7142/2000)

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