Art. 220 – Legge fallimentare

(R.D. 16 marzo 1942 n. 267 - Disciplina del fallimento, del concordato preventivo, dell'amministrazione controllata e della liquidazione coatta amministrativa)

Denuncia di creditori inesistenti e altre inosservanze da parte del fallito

Articolo 220 - legge fallimentare

I. È punito con la reclusione da sei a diciotto mesi il fallito, il quale, fuori dei casi preveduti all’art. 216, nell’elenco nominativo dei suoi creditori denuncia creditori inesistenti od omette di dichiarare l’esistenza di altri beni da comprendere nell’inventario, ovvero non osserva gli obblighi imposti dagli artt. 16, nn. 3 e 49.
II. Se il fatto è avvenuto per colpa, si applica la reclusione fino ad un anno.

Articolo 220 - Legge fallimentare

I. È punito con la reclusione da sei a diciotto mesi il fallito, il quale, fuori dei casi preveduti all’art. 216, nell’elenco nominativo dei suoi creditori denuncia creditori inesistenti od omette di dichiarare l’esistenza di altri beni da comprendere nell’inventario, ovvero non osserva gli obblighi imposti dagli artt. 16, nn. 3 e 49.
II. Se il fatto è avvenuto per colpa, si applica la reclusione fino ad un anno.

Massime

In tema di reati fallimentari, la fattispecie di cui agli artt. 49 e 220 legge fall. è un reato proprio che può essere commesso solo da chi, già dichiarato fallito, non si presenti a fornire informazioni o chiarimenti a seguito di una previa convocazione degli organi fallimentari. (In applicazione del principio, la Corte ha escluso la configurabilità del reato nel caso di mancata comparizione del soggetto poi dichiarato fallito alle udienze prefallimentari). Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 37190 del 5 settembre 2019 (Cass. pen. n. 37190/2019)

In tema di reati fallimentari, l’art. 220, comma 1, ultima parte, legge fall., sanzionando la violazione degli obblighi imposti dagli artt. 16, n. 3 e 49 legge fall., prevede due autonomi reati, dei quali solo il primo, integrato dall’omesso deposito delle scritture contabili, è assorbito dal reato di bancarotta fraudolenta documentale, mentre l’ulteriore reato di inosservanza dell’obbligo di comparizione personale del fallito davanti agli organi della procedura concorre con il reato di bancarotta fraudolenta documentale, trattandosi di condotte distinte e lesive di interessi diversi, in quanto l’art. 49 legge fall. tutela l’interesse all’acquisizione di conoscenze di carattere generale e non meramente documentale. Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 54516 del 5 dicembre 2018 (Cass. pen. n. 54516/2018)

Il reato di inosservanza dell’obbligo di deposito del bilancio sociale alla data del fallimento, previsto dagli artt. 220 e 16 n. 3 l. fall., concorre con il reato di bancarotta semplice documentale, consistito nell’avere omesso di tenere il libro giornale e il libro degli inventari, trattandosi di fatti di reato aventi oggetto materiale diverso. Il secondo assorbe il primo quando si tratti di inosservanza dell’obbligo di deposito di scritture contabili che non siano state tenute. Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 14846 del 27 marzo 2017 (Cass. pen. n. 14846/2017)

Non sussiste la violazione del principio di correlazione tra accusa e sentenza, qualora l’imputato, cui sia stato contestato il delitto di bancarotta semplice per omessa tenuta dei libri contabili, sia riconosciuto responsabile del reato previsto dall’art. 220 l. fall., per non aver consegnato le scritture in questione entro il termine previsto dall’art. 16, comma primo n. 3, l. fall. Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 19269 del 8 maggio 2015 (Cass. pen. n. 19269/2015)

In tema di reati fallimentari, l’inosservanza dell’obbligo di deposito delle scritture contabili (artt. 16, n. 3, 220 R.D. deve ritenersi assorbita dalla fattispecie di bancarotta fraudolenta documentale, commessa mediante sottrazione del compendio contabile, risultando del tutto omogenea la struttura e l’interesse sotteso ad entrambe le figure di reato, ma più specifica, in ragione dell’elemento soggettivo, la seconda. Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 4550 del 8 febbraio 2011 (Cass. pen. n. 4550/2011)

In tema di reati fallimentari, l’allontanamento del fallito dal luogo di residenza, in assenza dell’autorizzazione del giudice delegato, non è più assoggettata a sanzione penale, considerato che il testo previgente dell’art. 49 legge fall. è stato sostituito ad opera dell’art. 46 del D.L.vo n. 5 del 2006, il quale — prevedendo che gli imprenditori di cui sia dichiarato il fallimento nonché i legali rappresentanti di società o enti soggetti alla procedura fallimentare «sono tenuti a comunicare al curatore ogni cambiamento della propria residenza o del proprio domicilio» — ha determinato la abolitio criminis della condotta integrata dalla mera formale violazione dell’obbligo di munirsi dell’autorizzazione del giudice delegato in vista di un cambiamento di domicilio, sostituendo, peraltro, tale obbligo con la previsione di un onere di comunicazione delle variazioni del domicilio o della residenza al curatore. Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 13812 del 4 aprile 2007 (Cass. pen. n. 13812/2007)

Sussiste il reato previsto dagli artt. 220 e 16, comma secondo n. 3 legge fall. qualora, entro ventiquattro ore dalla comunicazione della sentenza dichiarativa di fallimento, il fallito non ottemperi all’ordine di deposito dei bilanci e delle scritture contabili contenuto nella stessa sentenza, dovendo escludersi che per la configurabilità del reato sia necessaria una espressa richiesta ovvero un invito al deposito da parte degli organi della procedura concorsuale. Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 42618 del 3 novembre 2004 (Cass. pen. n. 42618/2004)

L’obbligo del fallito di non allontanarsi dalla propria residenza senza l’autorizzazione del giudice delegato, allo scopo di assicurarne la sollecita presentazione innanzi agli organi del procedimento concorsuale, impedisce di considerare involontaria la non conoscenza da parte del fallito degli atti del procedimento non solo fallimentare, ma anche penale che alla dichiarazione di fallimento si ricolleghino. (In applicazione di tale principio, la Corte ha escluso la possibilità di rimessione in termini dell’imputato che adduceva la mancata conoscenza della sentenza contumaciale di condanna). Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 42372 del 29 ottobre 2004 (Cass. pen. n. 42372/2004)

La previsione incriminatrice di cui all’art. 220 legge fallimentare che prevede l’obbligo di procedere al deposito dei bilanci e delle scritture contabili non si applica all’imprenditore soggetto a liquidazione coatta amministrativa, sia che si abbia riguardo alla disciplina previgente alla novella introdotta con decreto legislativo n. 270 del 1999, sia che si abbia riguardo alla nuova regolamentazione della materia introdotta con il nuovo testo dell’art. 237 legge fallimentare. Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 9724 del 3 marzo 2004 (Cass. pen. n. 9724/2004)

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