(R.D. 16 marzo 1942 n. 267)

Sentenza dichiarativa di fallimento

Articolo 16 - Legge fallimentare

(1) I. Il tribunale dichiara il fallimento con sentenza, con la quale:
1) nomina il giudice delegato per la procedura;
2) nomina il curatore;
3) ordina al fallito il deposito dei bilanci e delle scritture contabili e fiscali obbligatorie, nonché dell’elenco dei creditori, entro tre giorni, se non è stato ancora eseguito a norma dell’articolo 14;
4) stabilisce il luogo, il giorno e l’ora dell’adunanza in cui si procederà all’esame dello stato passivo, entro il termine perentorio di non oltre centoventi giorni dal deposito della sentenza, ovvero centottanta giorni in caso di particolare complessità della procedura;
5) assegna ai creditori e ai terzi, che vantano diritti reali o personali su cose in possesso del fallito, il termine perentorio di trenta giorni prima dell’adunanza di cui al numero 4 per la presentazione in cancelleria delle domande di insinuazione.
II. La sentenza produce i suoi effetti dalla data della pubblicazione ai sensi dell’articolo 133, primo comma, del codice di procedura civile. Gli effetti nei riguardi dei terzi si producono dalla data di iscrizione della sentenza nel registro delle imprese ai sensi dell’articolo 17, secondo comma.

Articolo 16 - Legge fallimentare

(1) I. Il tribunale dichiara il fallimento con sentenza, con la quale:
1) nomina il giudice delegato per la procedura;
2) nomina il curatore;
3) ordina al fallito il deposito dei bilanci e delle scritture contabili e fiscali obbligatorie, nonché dell’elenco dei creditori, entro tre giorni, se non è stato ancora eseguito a norma dell’articolo 14;
4) stabilisce il luogo, il giorno e l’ora dell’adunanza in cui si procederà all’esame dello stato passivo, entro il termine perentorio di non oltre centoventi giorni dal deposito della sentenza, ovvero centottanta giorni in caso di particolare complessità della procedura;
5) assegna ai creditori e ai terzi, che vantano diritti reali o personali su cose in possesso del fallito, il termine perentorio di trenta giorni prima dell’adunanza di cui al numero 4 per la presentazione in cancelleria delle domande di insinuazione.
II. La sentenza produce i suoi effetti dalla data della pubblicazione ai sensi dell’articolo 133, primo comma, del codice di procedura civile. Gli effetti nei riguardi dei terzi si producono dalla data di iscrizione della sentenza nel registro delle imprese ai sensi dell’articolo 17, secondo comma.

Note

(1) Articolo sostituito dall’art. 2 del D.Lgs. 12 settembre 2007 n. 169. La norma è entrata in vigore il 1 gennaio 2008 e si applica ai procedimenti per dichiarazione di fallimento pendenti alla data della sua entrata in vigore, nonché alle procedure concorsuali e di concordato aperte successivamente.

Massime

Gli effetti della sentenza di fallimento – la cui provvisoria esecutività, disposta dall’art. 16, comma 2, l.fall., non è suscettibile di sospensione – vengono meno solo con il passaggio in giudicato della decisione che, accogliendo il reclamo ex art. 18 l.fall., la revoca. Cassazione civile, Sez. VI-I, ordinanza n. 1073 del 17 gennaio 2018 (Cass. civ. n. 1073/2018)

Il tribunale fallimentare, dichiarato con sentenza lo stato di insolvenza di una società, secondo la disciplina dell’amministrazione straordinaria delle grandi imprese, ex art. 3 del d.lgs. 8 luglio 1999, n. 270, e adottato il decreto di fallimento, ai sensi dell’art. 30 del predetto decreto legislativo, non può più riesaminare la questione della competenza territoriale, costituendo il decreto suddetto il momento conclusivo di una fase interna della procedura iniziatasi con la sentenza dichiarativa dello stato di insolvenza. La stessa forma del decreto (nella specie assunto d’ufficio, senza previo contraddittorio sul punto), in luogo della sentenza (prevista invece dall’art. 16 legge fall.), sta a sottolineare l’intrinseca unità del procedimento, che si snoda senza soluzione di continuità e non consente, pertanto, il riesame officioso della questione di competenza già affrontata e risolta positivamente a contraddittorio pieno. Cassazione civile, Sez. VI, ordinanza n. 17743 del 19 luglio 2013 (Cass. civ. n. 17743/2013)

Il termine perentorio per la presentazione delle domande di insinuazione al passivo fallimentare, sancito dagli artt. 16, primo comma, n. 5, e 93, primo comma, legge fall., è soggetto alla sospensione feriale, sulla base delle indicazioni desumibili dagli artt. 92 del r.d. n. 12 del 1941 e 36-bis legge fall., in quanto si tratta di termine processuale, entro il quale il giudizio deve necessariamente essere proposto, non essendo concessa altra forma di tutela del diritto. La soggezione alla sospensione feriale concerne anche il termine perentorio di fissazione dell’adunanza per l’esame dello stato passivo, stabilito dall’art. 16, primo comma, n. 4, legge fall., in quanto l’applicazione della regola della sospensione al solo termine di presentazione delle domande di insinuazione, che si calcola a ritroso rispetto all’adunanza (e con sospensione nel periodo feriale di 46 giorni), potrebbe pregiudicare il diritto di azione dei creditori, impedendo loro di usufruire di un tempo adeguato ad approntare la domanda (lasciato al prudente apprezzamento del giudice, nei predetti casi di automatica riduzione per il periodo feriale). A sua volta l’udienza, per errore fissata in anticipo dal tribunale, dovrà essere differita automaticamente per il numero dei giorni intercorsi tra la dichiarazione di fallimento e la data fissata. Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 12960 del 24 luglio 2012 (Cass. civ. n. 41296066/2012)

La sentenza dichiarativa del fallimento, in quanto provvisoriamente esecutiva ai sensi dell’art. 16, terzo comma, della legge fall., determina – anche in pendenza del relativo giudizio di opposizione in cui si contesti la sussistenza dei requisiti soggettivi ed oggettivi del fallimento stesso – l’inefficacia relativa di diritto degli atti a titolo gratuito, quando sussistano i requisiti previsti dall’art. 64 legge fall. In tal caso la esecutività della dichiarazione di fallimento e l’automatica inefficacia degli atti a titolo gratuito sono soltanto rese provvisorie dalla mancata definizione dell’eventuale giudizio di opposizione alla dichiarazione di fallimento. Ne consegue che, in pendenza di detto giudizio, non è esclusa la possibilità, rimessa al prudente apprezzamento degli organi della procedura, di procedere alla liquidazione dei beni, non solo se appartenenti al fallito, ma anche se appartenenti ai terzi, quando da questi acquistati con atti inopponibili alla massa dei creditori. Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 4466 del 26 marzo 2003 (Cass. civ. n. 4466/2003)

La sentenza dichiarativa di fallimento, in quanto provvedimento giurisdizionale, deve essere motivata, in ossequio al principio di cui all’art. 111 Cost. Tuttavia, avuto riguardo alle caratteristiche del procedimento camerale, ed alle ragioni di urgenza che determinano la deliberazione, non si richiede che detta sentenza sia sorretta da una motivazione articolata come quella che definisce un ordinario processo di cognizione. Ne consegue che solo la totale assenza di motivazione comporta la nullità del provvedimento. Questo, del resto, è soggetto ad opposizione, a seguito della quale si instaura un giudizio a cognizione piena, definito con sentenza la quale potrà integrare le ragioni poste a base della declaratoria di fallimento. Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 3163 del 2 aprile 1999 (Cass. civ. n. 3163/1999)

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