(R.D. 16 marzo 1942 n. 267)

Obbligo dell’imprenditore che chiede il proprio fallimento

Articolo 14 - Legge fallimentare

(1) I. L’imprenditore che chiede il proprio fallimento deve depositare presso la cancelleria del tribunale le scritture contabili e fiscali obbligatorie concernenti i tre esercizi precedenti ovvero l’intera esistenza dell’impresa, se questa ha avuto una minore durata. Deve inoltre depositare uno stato particolareggiato ed estimativo delle sue attività, l’elenco nominativo dei creditori e l’indicazione dei rispettivi crediti, l’indicazione dei ricavi lordi per ciascuno degli ultimi tre esercizi (2), l’elenco nominativo di coloro che vantano diritti reali e personali su cose in suo possesso e l’indicazione delle cose stesse e del titolo da cui sorge il diritto.

Articolo 14 - Legge fallimentare

(1) I. L’imprenditore che chiede il proprio fallimento deve depositare presso la cancelleria del tribunale le scritture contabili e fiscali obbligatorie concernenti i tre esercizi precedenti ovvero l’intera esistenza dell’impresa, se questa ha avuto una minore durata. Deve inoltre depositare uno stato particolareggiato ed estimativo delle sue attività, l’elenco nominativo dei creditori e l’indicazione dei rispettivi crediti, l’indicazione dei ricavi lordi per ciascuno degli ultimi tre esercizi (2), l’elenco nominativo di coloro che vantano diritti reali e personali su cose in suo possesso e l’indicazione delle cose stesse e del titolo da cui sorge il diritto.

Note

(1) Articolo sostituito dall’art. 12 del D.Lgs. 9 gennaio 2006 n. 5. La modifica è entrata in vigore il 16 luglio 2006.
(2) Comma modificato dall’art. 2 del D.Lgs. 12 settembre 2007 n. 169. La norma è entrata in vigore il 1 gennaio 2008 e si applica ai procedimenti per dichiarazione di fallimento pendenti alla data della sua entrata in vigore, nonché alle procedure concorsuali e di concordato aperte successivamente.

Massime

L’imprenditore che presenti istanza di autofallimento, oltre a provare lo stato di insolvenza, ha l’onere, ai sensi dell’art. 14 l.fall., di dimostrare la sussistenza di almeno uno dei requisiti dimensionali normativamente previsti, ai fini della fallibilità, dall’art. 1 l.fall., con riferimento all’arco temporale degli ultimi tre esercizi antecedenti la data di deposito dell’istanza. (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza della Corte di appello che aveva ritenuto la sussistenza dei presupposti del fallimento sulla base della situazione di squilibrio finanziario riferita ad un solo bilancio antecedente gli ultimi tre esercizi). Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 16117 del 14 giugno 2019 (Cass. civ. 16117/2019)

In tema di presupposti per la dichiarazione di fallimento, agli effetti dell’art. 1, comma secondo, lett. a), legge fall., nel testo modificato dal d.lgs. 9 gennaio 2006, n. 5, applicabile “ratione temporis”, nella nozione di investimenti nell’azienda non deve essere considerato il totale di quelli effettuati nel corso degli anni dall’imprenditore, posto che, a tale stregua, finirebbe con il divenire fallibile anche l’esercente un’attività di modestissime dimensioni protrattasi per lungo tempo, ma occorre verificare se l’attivo, che fa parte dello stato patrimoniale da indicare in bilancio ex art. 2424 cod. civ., negli ultimi tre esercizi sia stato o meno inferiore a 300.000 euro; infatti, il legislatore ha voluto che la ricorrenza di tale presupposto, complementare a quello dei ricavi, fosse riferita ad un periodo prossimo alla manifestazione dell’insolvenza, come confermato dalla circostanza che si tratta dello stesso periodo in relazione al quale, ai sensi del novellato art. 14 legge fall., l’imprenditore che richieda il proprio fallimento è tenuto a depositare presso la cancelleria del tribunale le scritture contabili e fiscali obbligatorie. Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 4738 del 23 marzo 2012 (Cass. civ. 4738/2012)

In tema di presupposti dimensionali per l’esonero dalla fallibilità del debitore, nel computo dei ricavi, ai fini del riconoscimento della qualifica di piccolo imprenditore, il triennio cui si richiama il legislatore nell’art. 1, comma 2, lett. b), legge fall. (nel testo modificato dal d.lgs. n. 5 del 2006, applicabile “ratione temporis”) va riferito agli ultimi tre esercizi, in cui la gestione economica è scadenzata, e non agli anni solari; a tale interpretazione si perviene, in assenza di un dato letterale della norma sufficientemente chiaro ed inequivoco che ne permetta la ricostruzione del significato e la connessa portata precettiva, mediante il ricorso al criterio ermeneutico sussidiario costituito dalla ricerca, nell’esame complessivo del testo, della “mens legis”, con un’interpretazione sistematica delle norme ed il richiamo, tra esse, dell’art.14 legge fall., che, in tema di istanza di fallimento, impone al debitore, che chieda tale dichiarazione, di depositare le scritture contabili e fiscali degli ultimi tre anni, cioè degli ultimi tre esercizi, cui ha invero riguardo la documentazione funzionale all’accertamento delle sue condizioni di fallibilità, mentre la modifica letterale del citato art.1, intervenuta ad opera del d.lgs. n. 169 del 2007, pur non fungendo da fonte di interpretazione autentica, ha proprio voluto eliminare ogni incertezza sull’interpretazione effettiva della disposizione, nel senso sopra indicato. Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 24630 del 3 dicembre 2010 (Cass. civ. 24630/2010)

In materia di dichiarazione di fallimento l’omissione da parte dell’imprenditore che chieda il proprio fallimento del deposito delle scritture contabili, del bilancio e del conto dei profitti e delle perdite ai sensi dell’art. 14, R.D. 16 marzo 1942, n. 267, che può essere eccepita solo da chi dimostri di avere un interesse proprio a tale produzione, non costituisce di per sé motivo di nullità della dichiarazione di fallimento, dovendo il fallito ovviare a tale omissione ai sensi dell’art. 16, comma secondo, n. 3 del detto decreto. Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 3301 del 20 aprile 1990 (Cass. civ. 3301/1990)

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