Art. 101 – Legge fallimentare

(R.D. 16 marzo 1942 n. 267 - Disciplina del fallimento, del concordato preventivo, dell'amministrazione controllata e della liquidazione coatta amministrativa)

Domande tardive di crediti

Articolo 101 - legge fallimentare

(1) I. Le domande di ammissione al passivo di un credito, di restituzione o rivendicazione di beni mobili e immobili, trasmesse al curatore (2) oltre il termine di trenta giorni prima dell’udienza fissata per la verifica del passivo e non oltre quello di dodici mesi dal deposito del decreto di esecutività dello stato passivo sono considerate tardive; in caso di particolare complessità della procedura, il tribunale, con la sentenza che dichiara il fallimento, può prorogare quest’ultimo termine fino a diciotto mesi.
II. Il procedimento di accertamento delle domande tardive si svolge nelle stesse forme di cui all’articolo 95. Il giudice delegato fissa per l’esame delle domande tardive un’udienza ogni quattro mesi, salvo che sussistano motivi d’urgenza (3). Il curatore dà avviso a coloro che hanno presentato la domanda, della data dell’udienza. Si applicano le disposizioni di cui agli articoli da 93 a 99.
III. Il creditore ha diritto di concorrere sulle somme già distribuite nei limiti di quanto stabilito nell’articolo 112. Il titolare di diritti su beni mobili o immobili, se prova che il ritardo è dipeso da causa non imputabile, può chiedere che siano sospese le attività di liquidazione del bene sino all’accertamento del diritto.
IV. Decorso il termine di cui al primo comma, e comunque fino a quando non siano esaurite tutte le ripartizioni dell’attivo fallimentare, le domande tardive sono ammissibili se l’istante prova che il ritardo è dipeso da causa a lui non imputabile.

Articolo 101 - Legge fallimentare

(1) I. Le domande di ammissione al passivo di un credito, di restituzione o rivendicazione di beni mobili e immobili, trasmesse al curatore (2) oltre il termine di trenta giorni prima dell’udienza fissata per la verifica del passivo e non oltre quello di dodici mesi dal deposito del decreto di esecutività dello stato passivo sono considerate tardive; in caso di particolare complessità della procedura, il tribunale, con la sentenza che dichiara il fallimento, può prorogare quest’ultimo termine fino a diciotto mesi.
II. Il procedimento di accertamento delle domande tardive si svolge nelle stesse forme di cui all’articolo 95. Il giudice delegato fissa per l’esame delle domande tardive un’udienza ogni quattro mesi, salvo che sussistano motivi d’urgenza (3). Il curatore dà avviso a coloro che hanno presentato la domanda, della data dell’udienza. Si applicano le disposizioni di cui agli articoli da 93 a 99.
III. Il creditore ha diritto di concorrere sulle somme già distribuite nei limiti di quanto stabilito nell’articolo 112. Il titolare di diritti su beni mobili o immobili, se prova che il ritardo è dipeso da causa non imputabile, può chiedere che siano sospese le attività di liquidazione del bene sino all’accertamento del diritto.
IV. Decorso il termine di cui al primo comma, e comunque fino a quando non siano esaurite tutte le ripartizioni dell’attivo fallimentare, le domande tardive sono ammissibili se l’istante prova che il ritardo è dipeso da causa a lui non imputabile.

Note

(1) Articolo sostituito dall’art. 86 del D.Lgs. 9 gennaio 2006 n. 5. La modifica è entrata in vigore il 16 luglio 2006.
(2) L’art. 17 del D.L. 18 ottobre 2012, n. 179, convertito in legge dalla L. 17 dicembre 2012, n. 221, ha sostituito le parole “depositate in cancelleria” con le parole “trasmesse al curatore”. La nuova disposizione si applica dal 19 dicembre 2012 (data di entrata in vigore della citata legge di conversione) anche alle procedure di fallimento, di concordato preventivo, di liquidazione coatta amministrativa e di amministrazione straordinaria pendenti, rispetto alle quali, alla stessa data, non e’ stata effettuata la comunicazione rispettivamente prevista dagli articoli 92, 171, 207 del regio decreto 16 marzo 1942 n. 267 e dall’articolo 22 D.Lgs. 8 luglio 1999, n. 270. Per le procedure in cui, alla data 19 dicembre 2012, sia stata effettuata la comunicazione suddetta, la nuova disposizione si applica a decorrere dal 31 ottobre 2013. Il curatore, il commissario giudiziale, il commissario liquidatore e il commissario straordinario entro il 30 giugno 2013 comunicano ai creditori e ai terzi titolari di diritti sui beni il loro indirizzo di posta elettronica certificata e li invitano a comunicare, entro tre mesi, l’indirizzo di posta elettronica certificata al quale ricevere tutte le comunicazioni relative alla procedura, avvertendoli di rendere nota ogni successiva variazione e che in caso di omessa indicazione le comunicazioni sono eseguite esclusivamente mediante deposito in cancelleria.
(3) Periodo inserito dall’art. 6 del D.Lgs. 12 settembre 2007 n. 169. La modifica si applica ai procedimenti per dichiarazione di fallimento pendenti alla data del 1 gennaio 2008, nonché alle procedure concorsuali e di concordato aperte successivamente.

Massime

Il decreto del giudice delegato che, senza fissare l’udienza di verifica, dichiari senz’altro inammissibile la domanda di insinuazione tardiva di un credito, perché formulata oltre il termine di cui all’art. 101 l.fall., è impugnabile con l’opposizione di cui all’art. 99 l.fall. e non con il reclamo ex art. 26 l.fall., trattandosi di provvedimento che concorre alla formazione definitiva dello stato passivo ed incide sul diritto alla partecipazione al concorso del creditore. Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 19151 del 17 luglio 2019 (Cass. Civ. 19151/2019)

In tema di insinuazione al passivo i crediti prededucibili, sorti prima o dopo la dichiarazione di fallimento, salvo che non risultino contestati per collocazione ed ammontare ovvero siano sorti a seguito di provvedimenti di liquidazione dei compensi di cui all’art. 25 l.fall., devono essere accertati nelle forme della verifica dello stato passivo e sono soggetti ai termini di decadenza previsti per le domande tardive dall’art. 101, commi 1 e 4, l.fall., ben potendo l’epoca di maturazione del credito, tuttavia, assumere rilievo ai fini della non imputabilità del ritardo. Cassazione civile, Sez. I, ordinanza n. 17594 del 28 giugno 2019 (Cass. Civ. 17594/2019)

In caso di domanda cd. supertardiva di ammissione al passivo ai sensi dell’ultimo comma dell’art. 101 l.fall., la valutazione della sussistenza di una causa non imputabile che giustifichi il ritardo del creditore, implica un accertamento di fatto rimesso alla valutazione del giudice di merito, che, se congruamente e logicamente motivato, sfugge al sindacato di legittimità. (Nella specie la S.C. ha confermato la decisione del tribunale che aveva ritenuto inammissibile per tardività la domanda di insinuazione al passivo proposta dagli eredi di un dipendente della società fallita, escludendo che dalla morte del creditore cominci a decorrere un nuovo termine annuale per proporre la domanda in favore dei suoi aventi causa). Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 21661 del 5 settembre 2018 (Cass. Civ. 21661/2018)

In tema di ammissione al passivo, nel caso di domanda cd. “supertardiva” o “ultratardiva” di cui all’art. 101, ultimo comma, l. fall., il mancato avviso al creditore da parte del curatore del fallimento, previsto dalla citata norma, integra sì una causa non imputabile del ritardo da parte del creditore, ma il curatore ha facoltà di provare, ai fini dell’inammissibilità della domanda, che il creditore abbia avuto notizia del fallimento indipendentemente dalla ricezione dell’avviso predetto, ed il relativo giudizio implica un accertamento di fatto rimesso alla valutazione del giudice di merito che, se congruamente e logicamente motivato, sfugge al sindacato di legittimità. (Nella specie, la S.C. ha rigettato il ricorso avverso il decreto del tribunale che aveva ritenuto il ritardo nella proposizione della domanda di ammissione imputabile al creditore fondiario, perché quest’ultimo, nell’ambito di un processo di espropriazione immobiliare celebrato nei confronti dello stesso debitore poi fallito, nel quale era intervenuto anche il curatore, aveva avuto conoscenza della dichiarazione di fallimento tramite il suo difensore, in tempo utile per far valere il suo credito, pur in mancanza della comunicazione ex art. 92 l. fall.)  Cassazione civile, Sez. I, ordinanza n. 16103 del 19 giugno 2018 (Cass. Civ. 16103/2018)

In caso di domanda tardiva di ammissione al passivo ai sensi dell’ultimo comma dell’art. 101 l.fall., la valutazione della sussistenza di una causa non imputabile, che giustifichi il ritardo del creditore, implica un accertamento di fatto, rimesso alla valutazione del giudice di merito, che, se congruamente e logicamente motivato, sfugge al sindacato di legittimità. (Nella specie, la S.C.ha dichiarato inammissibile il ricorso avverso la decisione del tribunale che aveva rigettato l’opposizione al passivo proposta dal lavoratore ben oltre l’anno dalla dichiarazione di esecutorietà, stante la possibilità per di depositare in termini l’istanza di ammissione prima della conclusione del giudizio avanti al giudice del lavoro, potendo ottenere un’ammissione con riserva o una sospensione del giudizio di ammissione innanzi al tribunale fallimentare nelle more della causa di licenziamento). Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 19017 del 31 luglio 2017 (Cass. Civ. 19017/2017)

L’ammissione tardiva al passivo del credito comporta solo il rischio di parziale incapienza, con la conseguenza che è legittimo il provvedimento del giudice delegato che disponga l’inserimento immediato nello stato passivo di una domanda di ammissione tardiva, alla stessa maniera di quelle tempestive; infatti, la fissazione di una nuova adunanza, pur in mancanza di particolari ragioni ostative alla decisione nell’adunanza già fissata, contrasterebbe con l’obbiettivo del sollecito espletamento delle operazioni di verifica dei crediti perseguito dalla legge. Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 4792 del 26 marzo 2012 (Cass. Civ. 4792/2012)

L’ammissione tardiva al passivo fallimentare relativamente agli interessi già maturati alla data del fallimento non è preclusa in conseguenza della già avvenuta richiesta ed ammissione dello stesso credito per il solo capitale; infatti il credito degli interessi, per quanto accessorio sul piano genetico a quello del capitale, è un credito autonomo, azionabile separatamente, anche successivamente al credito principale già riconosciuto con decisione passata in giudicato. Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 4554 del 22 marzo 2012 (Cass. civ. n. 4554/2012)

Ai fini dell’ammissibilità della domanda tardiva di ammissione del credito ai sensi dell’ultimo comma dell’art. 101 legge fall. (cd. supertardiva), il mancato avviso al creditore da parte del curatore del fallimento, previsto dall’art. 92 legge fall., integra la causa non imputabile del ritardo da parte del creditore; peraltro, il curatore ha facoltà di provare, ai fini dell’inammissibilità della domanda, che il creditore abbia avuto notizia del fallimento, indipendentemente dalla ricezione dell’avviso predetto. Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 4310 del 19 marzo 2012 (Cass. civ. n. 4310/2012)

Per far valere il credito tributario nei confronti del fallimento l’Amministrazione finanziaria o l’esattore debbono presentare l’istanza di insinuazione tardiva nel termine annuale previsto dall’art. 101 legge fall., senza che i diversi e più lunghi termini per la formazione dei ruoli e per l’emissione delle cartelle, ai sensi dell’art. 25 del d.p.r. 29 settembre 1973, n. 602, possano di per sé costituire ragioni di scusabilità del ritardo la quale va, invece, valutata – in caso di presentazione ultra annuale dell’istanza rispetto alla data di esecutività dello stato passivo – in relazione ai tempi strettamente necessari all’Amministrazione finanziaria per predisporre i titoli per la tempestiva insinuazione dei propri crediti al passivo. (Nella specie, è stato cassato il decreto con il quale il tribunale, adito con opposizione allo stato passivo dall’esattore, il cui credito era stato escluso dal giudice delegato in ragione della tardività dell’istanza di ammissione, proposta oltre l’anno, aveva ritenuto scusabile il ritardo, essendo stati consegnati i ruoli, formati a seguito di controllo della dichiarazione fiscale, quando l’anno per l’insinuazione tardiva era ormai scaduto). Cassazione civile, Sez. VI, sentenza n. 20910 del 11 ottobre 2011 (Cass. civ. n. 20910/2011)

L’estinzione del procedimento di insinuazione tardiva del credito, per effetto della mancata o non tempestiva costituzione del creditore, non preclude, di per sè, la possibilità di far valere successivamente, anche nell’ambito della stessa procedura concorsuale, mediante riproposizione dell’istanza di insinuazione, il diritto sostanziale dedotto, in applicazione della regola, stabilita dall’art. 310, primo comma, c.p.c., secondo cui, in via di principio, l’estinzione del processo non incide sui diritti sostanziali fatti valere in giudizio e sul diritto di riproporli in altro giudizio, rispondendo tale soluzione al principio di autonomia dell’azione rispetto al processo, applicabile anche alla fase, speciale e sommaria ma di natura giurisdizionale, destinata a concludersi con decreto. Invero non può essere estesa in via analogica all’insinuazione tardiva la decadenza dall’azione (in conseguenza dell’”abbandono” della domanda ai sensi dell’art. 98, terzo comma, della legge fall.), la quale si verifica solo per l’opposizione a stato passivo in considerazione della sua natura – estranea all’insinuazione tardiva – di rimedio impugnatorio soggetto al rispetto di termini perentori, senza che assumano rilievo eventuali esigenze di speditezza e celerità, poichè la pendenza dell’insinuazione tardiva non impedisce la chiusura della procedura concorsuale, nè ha effetto in ordine agli accantonamenti previsti dall’art. 113 della legge fall.. Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 12855 del 26 maggio 2010 (Cass. civ. n. 12855/2010)

La domanda di rivendicazione di somme già acquisite ad un fallimento deve essere proposta nelle forme previste dagli artt. 93 e segg. o 101 della legge fall., in quanto il relativo procedimento è l’unico idoneo ad assicurare il principio della concorsualità anche nella fase di cognizione, implicando la necessaria partecipazione ed il contraddittorio di tutti i creditori. Ne consegue che se il creditore che pretende d’essere soddisfatto in prededuzione non si sia avvalso dei mezzi apprestati per l’accertamento del passivo, ma, a fronte della contestazione in ordine alla prededucibilità del credito, abbia attivato il procedimento camerale endofallimentare con l’istanza al giudice delegato ed abbia poi reclamato al tribunale il provvedimento negativo emesso al riguardo, il procedimento tutto è affetto da radicale nullità, che il giudice di legittimità (investito del ricorso ex art. 111 Cost. contro il decreto di rigetto del tribunale) è tenuto pregiudizialmente a rilevare d’ufficio, cassando senza rinvio, poiché la domanda non poteva essere proposta con l’originaria istanza diretta al giudice delegato (attivato nell’ambito dei suoi poteri ex art. 25 legge fall.), ma la controversia doveva essere promossa nelle forme di cui agli artt. 93 o 101 della legge fall. (Fattispecie relativa alla richiesta di restituzione di somma versata sul conto corrente intestato al fallito dopo l’apertura del fallimento). Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 9623 del 22 aprile 2010 (Cass. civ. n. 9623/2010)

La domanda avente ad oggetto la prededucibilità di un credito può essere dedotta per la prima volta con lo strumento dell’insinuazione tardiva al passivo, laddove i necessari presupposti fattuali siano maturati solo successivamente al decreto con cui il giudice delegato ha dichiarato esecutivo lo stato passivo. (Nella specie, la S.C. ha cassato la decisione del giudice di merito che aveva ritenuto inammissibile la questione del grado del credito, affermato in prededuzione ai sensi dell’art. 101 legge fall., in quanto tale qualità era sorta in conseguenza dell’esercizio da parte del curatore, della facoltà di subentro nel contratto di locazione finanziaria in corso, esercizio comunicato al creditore solo dopo l’adunanza di verifica dello stato passivo; la preclusione del giudicato interno non è di ostacolo all’esercizio da parte del curatore della facoltà di subentro nel contratto e quindi essa neppure può essere invocata per negare l’accertamento di un diritto del creditore, che sul quel medesimo atto trovi il prospettato fondamento). Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 22013 del 19 ottobre 2007 (Cass. civ. n. 22013/2007)

In tema di fallimento, la controversia derivante dalla dichiarazione tardiva di credito — atteso il carattere tassativo delle cause per le quali non vale la sospensione dei termini processuali nel periodo feriale, disposta dall’art. 1 della legge 7 ottobre 1969, n. 742 — è soggetta a tale sospensione. Peraltro, la sospensione dei termini processuali non si applica nell’ipotesi in cui la dichiarazione tardiva di credito abbia ad oggetto una controversia «di lavoro» che — nonostante debba essere trattata secondo il rito fallimentare — ricade nella eccezione alla regola, in ragione dell’esigenza di speditezza con la quale tale controversia deve essere trattata. Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 1743 del 27 gennaio 2006 (Cass. civ. n. 1743/2006)

L’estinzione del procedimento di insinuazione tardiva del credito, per effetto della mancata o non tempestiva costituzione del creditore, non preclude, di per sè, la possibilità di far valere successivamente, anche nell’ambito della stessa procedura concorsuale, mediante riproposizione dell’istanza di insinuazione, il diritto sostanziale dedotto, in applicazione della regola, stabilita dall’art. 310, primo comma, c.p.c., secondo cui, in via di principio, l’estinzione del processo non incide sui diritti sostanziali fatti valere in giudizio e sul diritto di riproporli in altro giudizio. Invero non può essere estesa in via analogica all’insinuazione tardiva la decadenza dall’azione (in conseguenza dell’“abbandono” della domanda ai sensi dell’art. 98, terzo comma, legge fall.), la quale si verifica solo per l’opposizione a stato passivo in considerazione della sua natura — estranea all’insinuazione tardiva — di rimedio impugnatorio soggetto al rispetto di termini perentori. Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 19628 del 30 settembre 2004 (Cass. civ. n. 19628/2004)

Il decreto con il quale il giudice delegato, a fronte dell’opposizione del curatore, in luogo di provvedere alla istruzione della causa e rimettere la decisione al collegio, direttamente escluda, in tutto o in parte, il credito oggetto della domanda d’insinuazione tardiva al passivo della procedura fallimentare o comunque neghi il rango privilegiato prospettato, è atto radicalmente inesistente, in quanto emesso da un giudice privo di poteri decisori, e pertanto insuscettibile di produrre effetti giuridici; ne consegue che il giudice dinanzi al quale esso venga impugnato con uno dei mezzi previsti dal codice di rito non può pronuciare nel merito nè rimettere le parti dinanzi al primo giudice, ma deve limitarsi a dichiarare l’inesistenza del provvedimento impugnato, restituendo le parti nella situazione in cui esse si trovavano prima della pronuncia del provvedimento dichiarato inesistente. Cassazione civile, Sez. Unite, sentenza n. 9692 del 4 luglio 2002 (Cass. civ. n. 9692/2002)

L’ammissione al passivo fallimentare di una parte del credito, rappresentato sin dall’origine da una pluralità di cambiali di identico importo, ma con diverse scadenze mensili, preclude l’ammissibilità della insinuazione tardiva del restante credito sulla base delle ulteriori cambiali non azionate in sede di insinuazione ordinaria, ancorché le cambiali rappresentative del credito siano delle cambiali ipotecarie, sia assistito da ipoteca soltanto il credito cartolare e il creditore (primo prenditore dei titoli) abbia fatto espressa riserva di azione per il residuo, senza che la temporanea indisponibilità dei titoli possa ritenersi impedimento giuridico o di fatto all’esercizio dell’azione causale nel procedimento fallimentare (da ritenersi «virtualmente dedotta in giudizio fra soggetti che cumulano la veste di parti del rapporto cartolare e di quello sottostante). Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 6543 del 11 maggio 2001 (Cass. civ. n. 6543/2001)

Il decreto con il quale il giudice delegato, in sede di dichiarazione tardiva di crediti, in presenza di contestazioni parziali del curatore non accettate dal creditore istante, abbia ammesso solo in parte (eventualmente anche con semplice riguardo al “rango”) il credito azionato, ha natura sostanziale di sentenza, ed, essendo intervenuto quando ormai il procedimento di verificazione si è, in ragione delle contestazioni del curatore, automaticamente trasformato (art. 101, comma terzo, seconda parte, della legge fallimentare), in un procedimento ordinario di cognizione, è impugnabile solo con l’appello e non con ricorso straordinario per Cassazione ex art. 111, comma secondo, della Costituzione. Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 55 del 5 gennaio 2000 (Cass. civ. n. 55/2000)

In tema di ammissione al passivo fallimentare, alla richiesta del creditore, che abbia presentato domanda di insinuazione tardiva, di partecipare a precedenti piani di riparto consegue, in caso di contestazione del curatore, la trasformazione del rito da fallimentare in contenzioso ordinario, senza che risulti necessario, all’uopo, alcuna ulteriore e specifica domanda del creditore procedente. Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 11096 del 5 novembre 1998 (Cass. civ. n. 11096/1998)

La rinunzia da parte del creditore alla domanda di insinuazione tardiva al passivo fallimentare comporta l’estinzione del relativo procedimento e la non riproponibilità dell’istanza, in virtù della previsione in cui all’art. 98 L. fall. (secondo il quale l’opposizione allo stato passivo si reputa abbandonata in caso di mancata costituzione del creditore), norma richiamata dall’art. 101 L. fall., giacché, tenuto conto della finalità perseguita dal legislatore con la suddetta previsione (assicurare speditezza alla procedura concorsuale eliminando incertezze e ritardi, connessi alla condotta «inattiva» della parte), devono ritenersi equiparabili, quoad effectum, la mancata costituzione e la rinunzia agli atti del giudizio. Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 9616 del 25 settembre 1998 (Cass. civ. n. 9616/1998)

L’art. 101 legge fallimentare nel prevedere che i creditori possono chiedere l’ammissione al passivo fino a che non siano esaurite tutte le ripartizioni dell’attivo fallimentare, pone solo un limite cronologico all’esercizio di tale diritto potestativo (limite logicamente giustificato in considerazione dell’interesse alla domanda, non configurabile con riguardo ad un attivo inesistente), ma non riconosce al creditore l’ulteriore diritto a non vedersi pregiudicato il futuro soddisfacimento del credito, nelle more dell’ammissione, dall’attuazione della ripartizione; ne consegue che la domanda di insinuazione tardiva di un credito non comporta una preclusione per gli organi della procedura al compimento di ulteriori attività processuali, ivi compresa la chiusura del fallimento per l’integrale soddisfacimento dei creditori ammessi o per l’esaurimento dell’attivo, né comporta un obbligo per il curatore di accantonamento di una parte dell’attivo a garanzia del creditore tardivamente insinuatosi, atteso che tale evenienza non è considerata tra le ipotesi di accantonamento previste dall’art. 113 legge fallimentare, la cui previsione è da ritenersi tassativa in quanto derogante i principi generali che reggono il processo fallimentare e perciò insuscettibile di applicazione analogica. Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 8575 del 28 agosto 1998 (Cass. civ. n. 8575/1998)

Il subingresso di un soggetto ad un altro nella titolarità di un credito concorsuale già ammesso al passivo in seno ad una procedura fallimentare non dispensa il nuovo creditore dall’onere di presentare domanda di insinuazione ex art. 101 L. fall., a prescindere dalla causa del subingresso (cessione di credito ovvero surrogazione ex lege in favore del terzo che abbia eseguito il pagamento), poiché la definitiva ammissione al passivo fallimentare, risultando finalizzata alla realizzazione del concorso dei creditori sul patrimonio del fallito, postula una valutazione del credito non nella sua astratta oggettività, ma riferita ad un ben determinato soggetto, la cui concreta individuazione non è irrilevante per il debitore che, in caso di errore, è esposto al rischio della mancata liberazione dall’obbligazione. Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 6469 del 2 luglio 1998 (Cass. civ. n. 6469/1998)

La disposizione di cui all’art. 101 secondo comma della legge fallimentare, la quale prevede che nel procedimento instaurato con la richiesta di ammissione tardiva del credito possono intervenire gli altri creditori, preclude, tanto nella fase cosiddetta amministrativa di tale procedimento (destinata a concludersi con un decreto di ammissione del credito, ove non sorgano contestazioni) quanto nella eventuale fase contenziosa (aperta a seguito delle contestazioni del credito da parte del curatore e disciplinata come un normale giudizio, secondo il codice di rito) l’intervento, sia principale che adesivo, di soggetti diversi dai creditori del fallito che intendano far valere un loro interesse, giustificandosi la peculiarità della disciplina con la specialità della materia fallimentare e non configurandosi, in relazione al provvedimento di ammissione dei crediti, dotato di efficacia solo endofallimentare, alcuna possibilità di lesione di diritti dei terzi, sempre tutelabili in autonomo giudizio. Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 758 del 24 gennaio 1997 (Cass. civ. n. 758/1997)

Gli atti processuali, pur essendo volontari nel loro compimento, spiegano i loro effetti secondo modalità che a ciascun tipo la legge riconnette, senza che sia normalmente ammissibile una divergenza della manifestazione rispetto all’intenzione dell’agente; sono, pertanto, dichiarazioni tardive di crediti, disciplinate dall’art. 101 legge fallimentare, tutte le istanze di ammissione proposte dopo il decreto di esecutività dello stato passivo, senza che rilevi il diverso convincimento o la diversa volontà della parte in relazione alla supposta ignoranza dell’intervenuta emissione del decreto di esecutività dello stato passivo. Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 938 del 11 febbraio 1980 (Cass. civ. n. 938/1980)

Istituti giuridici

Novità giuridiche