Assegno unico familiare per garantire assistenza alle famiglie

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Stando alle statistiche, l’Italia è uno dei paesi con la più bassa fecondità in Europa: meno di 1,3 figli per ciascuna donna, rispetto alla media europea che è di 1,6.
L’incertezza lavorativa insieme alla difficoltà di ottenere un mutuo per acquistare un immobile, sono le cause determinanti di questo fenomeno.
A disegnare un nuovo contributo ci ha pensato la legge delega n. 46/2021, approvata in via definitiva lo scorso 30 marzo dal Parlamento.

assegno unico familiare


Per la prima volta, il Governo italiano ha approvato la riforma più importante per il sostegno alle famiglie, mettendo finalmente ordine nelle tante risorse che nei decenni si erano disperse in troppi rivoli (dal bonus bebè, al premio alla nascita, agli assegni familiari).
La misura dell’assegno unico interesserà il 27,3% dei nuclei familiari italiani e, indubbiamente, arriva in un momento di particolare difficoltà per il Paese.
L’assegno dovrebbe prendere il via il 1 luglio 2021 e arrivare a luglio nelle tasche dei nuclei familiari con figli: lo assicura Elena Bonetti, Ministra per le Pari opportunità e la Famiglia.
Il Presidente del Consiglio Mario Draghi, illustrando il Recovery Plan, a proposito dell’assegno unico per i figli, ha dichiarato che
“diventerà lo strumento centrale e onnicomprensivo per il sostegno delle famiglie con figli, in sostituzione delle misure frammentarie fino ad oggi vigenti”.

Che cosa è e a chi spetta l’assegno unico?

Il contributo, come detto, è un assegno unico destinato a tutti i figli a carico, dal settimo mese di gravidanza fino al compimento dei 21 anni.
Si potrà ricevere sotto forma di credito di imposta o accredito mensile, e l’importo (ancora da definire con i decreti attuativi e nei limiti delle risorse disponibili), sarà progressivo in base alla situazione economica del nucleo valutata tramite ISEE (l’indicatore della situazione economica equivalente calcolato dall’Inps in base a diversi parametri, anche patrimoniali) e sarà compatibile con altri contributi stanziati a livello regionale o locale e con il reddito di cittadinanza.
In quest’ultimo caso, però, in fase di attuazione, bisognerà definire in che modo dovranno interagire i due contributi, uno di sostegno alle famiglie con figli e l’altro di contrasto alla povertà.
Possono fare richiesta tutte le mamme dal settimo mese di gravidanza.
Il beneficio verrà attribuito a lavoratori dipendenti, autonomi o incapienti.
In base alle linee guida della legge delega, l’assegno unico sarà quindi così strutturato: una quota fissa per ogni figlio a carico e una quota variabile in base all’ISEE del nucleo familiare.
Al compimento del diciottesimo anno di età, la misura verrà erogata in forma ridotta e potrebbe essere accreditata direttamente al figlio se:

  • è iscritto all’università;
  • è un tirocinante;
  • è iscritto a un corso professionale;
  • svolge il servizio civile;
  • svolge un lavoro a basso reddito.

Sono poi previste, per legge, alcune maggiorazioni, la cui entità andrà definita in fase attuativa:
– per i figli successivi al secondo (quindi a premiare le famiglie numerose);
– per le madri giovani, con meno di 21 anni;
– tra il 30 e il 50 per cento per i figli disabili under 21, graduata in base alla condizione di disabilità (al compimento del 21esimo anno di età, se il figlio disabile è ancora a carico, il nucleo percepirà ancora l’assegno ma senza maggiorazioni).

Quando e come richiedere l’assegno unico

Per poter avere la certezza che la data di inizio indicata per l’erogazione dell’assegno sia un’ipotesi realistica è necessario comprendere se tutte le risorse necessarie a soddisfare la platea dei beneficiari siano state stanziate.
Per l’avvio, quest’anno sono stati stanziati ad hoc 3 miliardi di euro, ma i tempi sono molto stretti e le questioni da definire sono ancora molte e spinose:

  • considerato che le famiglie beneficiarie sono 7,6 milioni è difficile immaginare che tutte riescano a dotarsi dell’ISEE entro luglio (su questo i CAF già segnalano di essere in difficoltà: l’indicatore può essere richiesto anche online, in modalità precompilata, ma in questo periodo sono in tanti a richiedere l’ISEE corrente attualizzato alla situazione degli ultimi mesi e quest’ultimo lo possono elaborare solo gli operatori specializzati);
  • inoltre, dalle prime simulazioni Istat ci si è accorti che è difficile poter garantire 250 euro a figlio e, inoltre, un certo numero di famiglie rischia di prendere meno rispetto a quanto prende oggi in base alle misure esistenti. A tal fine andrebbe inserita una clausola di salvaguardia che tuteli circa 1,35 milioni di nuclei da questo rischio, ma per poterla prevedere mancano le risorse: si stima siano necessari circa ulteriori 800 milioni di euro.

Resta, inoltre, da definire l’interazione dell’assegno unico con il reddito di cittadinanza; andranno poi aggiornate le piattaforme informatiche dell’Inps al nuovo scopo e bisognerà decidere se i datori di lavoro dovranno continuare a versare il contributo destinato agli assegni al nucleo familiare (Cuaf) oppure se queste risorse (circa 2 miliardi) arriveranno da altrove.
Il tutto, poi, dovrà essere inquadrato all’interno dell’annunciata riforma dell’Irpef che impatterà sul fisco familiare.
Per tutti questi motivi resta difficile immaginare una partenza a pieno regime nel prossimo mese di luglio e bisognerà continuare a monitorare le fasi dell’attuazione nelle prossime settimane.

assegno unico familiare


Per la prima volta, il Governo italiano ha approvato la riforma più importante per il sostegno alle famiglie, mettendo finalmente ordine nelle tante risorse che nei decenni si erano disperse in troppi rivoli (dal bonus bebè, al premio alla nascita, agli assegni familiari).
La misura dell’assegno unico interesserà il 27,3% dei nuclei familiari italiani e, indubbiamente, arriva in un momento di particolare difficoltà per il Paese.
L’assegno dovrebbe prendere il via il 1 luglio 2021 e arrivare a luglio nelle tasche dei nuclei familiari con figli: lo assicura Elena Bonetti, Ministra per le Pari opportunità e la Famiglia.
Il Presidente del Consiglio Mario Draghi, illustrando il Recovery Plan, a proposito dell’assegno unico per i figli, ha dichiarato che
“diventerà lo strumento centrale e onnicomprensivo per il sostegno delle famiglie con figli, in sostituzione delle misure frammentarie fino ad oggi vigenti”.

Che cosa è e a chi spetta l’assegno unico?

Il contributo, come detto, è un assegno unico destinato a tutti i figli a carico, dal settimo mese di gravidanza fino al compimento dei 21 anni.
Si potrà ricevere sotto forma di credito di imposta o accredito mensile, e l’importo (ancora da definire con i decreti attuativi e nei limiti delle risorse disponibili), sarà progressivo in base alla situazione economica del nucleo valutata tramite ISEE (l’indicatore della situazione economica equivalente calcolato dall’Inps in base a diversi parametri, anche patrimoniali) e sarà compatibile con altri contributi stanziati a livello regionale o locale e con il reddito di cittadinanza.
In quest’ultimo caso, però, in fase di attuazione, bisognerà definire in che modo dovranno interagire i due contributi, uno di sostegno alle famiglie con figli e l’altro di contrasto alla povertà.
Possono fare richiesta tutte le mamme dal settimo mese di gravidanza.
Il beneficio verrà attribuito a lavoratori dipendenti, autonomi o incapienti.
In base alle linee guida della legge delega, l’assegno unico sarà quindi così strutturato: una quota fissa per ogni figlio a carico e una quota variabile in base all’ISEE del nucleo familiare.
Al compimento del diciottesimo anno di età, la misura verrà erogata in forma ridotta e potrebbe essere accreditata direttamente al figlio se:

  • è iscritto all’università;
  • è un tirocinante;
  • è iscritto a un corso professionale;
  • svolge il servizio civile;
  • svolge un lavoro a basso reddito.

Sono poi previste, per legge, alcune maggiorazioni, la cui entità andrà definita in fase attuativa:
– per i figli successivi al secondo (quindi a premiare le famiglie numerose);
– per le madri giovani, con meno di 21 anni;
– tra il 30 e il 50 per cento per i figli disabili under 21, graduata in base alla condizione di disabilità (al compimento del 21esimo anno di età, se il figlio disabile è ancora a carico, il nucleo percepirà ancora l’assegno ma senza maggiorazioni).

Quando e come richiedere l’assegno unico

Per poter avere la certezza che la data di inizio indicata per l’erogazione dell’assegno sia un’ipotesi realistica è necessario comprendere se tutte le risorse necessarie a soddisfare la platea dei beneficiari siano state stanziate.
Per l’avvio, quest’anno sono stati stanziati ad hoc 3 miliardi di euro, ma i tempi sono molto stretti e le questioni da definire sono ancora molte e spinose:

  • considerato che le famiglie beneficiarie sono 7,6 milioni è difficile immaginare che tutte riescano a dotarsi dell’ISEE entro luglio (su questo i CAF già segnalano di essere in difficoltà: l’indicatore può essere richiesto anche online, in modalità precompilata, ma in questo periodo sono in tanti a richiedere l’ISEE corrente attualizzato alla situazione degli ultimi mesi e quest’ultimo lo possono elaborare solo gli operatori specializzati);
  • inoltre, dalle prime simulazioni Istat ci si è accorti che è difficile poter garantire 250 euro a figlio e, inoltre, un certo numero di famiglie rischia di prendere meno rispetto a quanto prende oggi in base alle misure esistenti. A tal fine andrebbe inserita una clausola di salvaguardia che tuteli circa 1,35 milioni di nuclei da questo rischio, ma per poterla prevedere mancano le risorse: si stima siano necessari circa ulteriori 800 milioni di euro.

Resta, inoltre, da definire l’interazione dell’assegno unico con il reddito di cittadinanza; andranno poi aggiornate le piattaforme informatiche dell’Inps al nuovo scopo e bisognerà decidere se i datori di lavoro dovranno continuare a versare il contributo destinato agli assegni al nucleo familiare (Cuaf) oppure se queste risorse (circa 2 miliardi) arriveranno da altrove.
Il tutto, poi, dovrà essere inquadrato all’interno dell’annunciata riforma dell’Irpef che impatterà sul fisco familiare.
Per tutti questi motivi resta difficile immaginare una partenza a pieno regime nel prossimo mese di luglio e bisognerà continuare a monitorare le fasi dell’attuazione nelle prossime settimane.

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