Art. 79 – DPR 309-90

(D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 - Testo unico in materia di stupefacenti e sostanze psicotrope)

Agevolazione dell'uso di sostanze stupefacenti o psicotrope

Art. 79 - dpr 309-90

1. Chiunque adibisce o consente che sia adibito un locale pubblico o un circolo privato di qualsiasi specie a luogo di convegno di persone che ivi si danno all’uso di sostanze stupefacenti o psicotrope è punito, per questo solo fatto, con la reclusione da tre a dieci anni e con la multa da euro 3.000 ad euro 10.000 se l’uso riguarda le sostanze e i medicinali compresi nelle tabelle I e II, sezione A, previste dall’articolo 14, o con la reclusione da uno a quattro anni e con la multa da euro 3.000 ad euro 26.000 se l’uso riguarda i medicinali compresi nella tabella II, sezione B, prevista dallo stesso articolo 14. (1)
2. Chiunque, avendo la disponibilità di un immobile, di un ambiente o di un veicolo a ciò idoneo, lo adibisce o consente che altri lo adibisca a luogo di convegno abituale di persone che ivi si diano all’uso di sostanze stupefacenti o psicotrope è punito con le stesse pene previste nel comma 1.
3. La pena è aumentata dalla metà a due terzi se al convegno partecipa persona di età minore.
4. Qualora si tratti di pubblici esercizi, la condanna importa la chiusura dell’esercizio per un periodo da due a cinque anni.
5. La chiusura del pubblico esercizio può essere disposta con provvedimento motivato dall’autorità giudiziaria procedente.
6. La chiusura del pubblico esercizio può essere disposta con provvedimento cautelare dal prefetto territorialmente competente o dal Ministro della sanità, quando l’esercizio è aperto o condotto in base a suo provvedimento, per un periodo non superiore ad un anno, salve, in ogni caso, le disposizioni dell’autorità giudiziaria.

Art. 79 - DPR 309-90

1. Chiunque adibisce o consente che sia adibito un locale pubblico o un circolo privato di qualsiasi specie a luogo di convegno di persone che ivi si danno all’uso di sostanze stupefacenti o psicotrope è punito, per questo solo fatto, con la reclusione da tre a dieci anni e con la multa da euro 3.000 ad euro 10.000 se l’uso riguarda le sostanze e i medicinali compresi nelle tabelle I e II, sezione A, previste dall’articolo 14, o con la reclusione da uno a quattro anni e con la multa da euro 3.000 ad euro 26.000 se l’uso riguarda i medicinali compresi nella tabella II, sezione B, prevista dallo stesso articolo 14. (1)
2. Chiunque, avendo la disponibilità di un immobile, di un ambiente o di un veicolo a ciò idoneo, lo adibisce o consente che altri lo adibisca a luogo di convegno abituale di persone che ivi si diano all’uso di sostanze stupefacenti o psicotrope è punito con le stesse pene previste nel comma 1.
3. La pena è aumentata dalla metà a due terzi se al convegno partecipa persona di età minore.
4. Qualora si tratti di pubblici esercizi, la condanna importa la chiusura dell’esercizio per un periodo da due a cinque anni.
5. La chiusura del pubblico esercizio può essere disposta con provvedimento motivato dall’autorità giudiziaria procedente.
6. La chiusura del pubblico esercizio può essere disposta con provvedimento cautelare dal prefetto territorialmente competente o dal Ministro della sanità, quando l’esercizio è aperto o condotto in base a suo provvedimento, per un periodo non superiore ad un anno, salve, in ogni caso, le disposizioni dell’autorità giudiziaria.

Note

Legge 26 giugno 1990, n. 162, art. 17, comma 1

(1) Il presente comma è stato così sostituito dall’art. 4 vicies ter, D.L. 30.12.2005, n. 272 con decorrenza dal 28.02.2006.

Massime

Ai fini della sussistenza del reato di agevolazione dell’uso di sostanze stupefacenti o psicotrope (art. 79, comma 1, d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309), occorre che colui che ha la disponibilità di un locale pubblico o aperto al pubblico lo destini a una pluralità di occasioni di incontro fra almeno due assuntori di sostanze stupefacenti, diversi dal gestore del locale, i quali ivi concretamente si diano convegno per fare uso di droghe. (In applicazione del principio la Corte ha annullato con rinvio la sentenza che aveva desunto la sussistenza della condotta agevolativa dall’attività di spaccio svolta dal gestore all’esterno del locale e dall’assunzione di cocaina da parte dello stesso in compagnia di un acquirente all’interno del locale). Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 3728 del 29 gennaio 2020 (Cass. pen. n. 3728/2020)

Il reato di agevolazione dell’uso di sostanze stupefacenti, previsto dall’art. 79, comma 1, d.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309, richiede che l’autore sia consapevole del fatto che il locale, posto nella sua disponibilità, sia utilizzato come sede di ritrovo per il consumo di sostanze stupefacenti e può essere commesso anche in forma omissiva, mediante il mancato impedimento dell’uso di stupefacenti. (Fattispecie in cui la Corte ha annullato la sentenza di condanna nella quale non erano stati indicati elementi di prova circa la sussistenza del dolo in capo al titolare di un circolo, essendosi dedotto l’elemento soggettivo dal mero fatto che nel locale si consumasse sostanza stupefacente). Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 48556 del 29 gennaio 2019 (Cass. pen. n. 48556/2019)

Ai fini della configurabilità del reato previsto dall’art. 79, comma 2, del d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 di agevolazione dell’uso di sostanze stupefacenti o psicotrope all’interno di un immobile, non è richiesto il fine di lucro né alcuna altra finalità qualificabile in termini di dolo specifico, essendo necessaria e sufficiente la consapevolezza in capo al titolare del luogo dell’uso abituale del consumo di stupefacenti da parte di altri soggetti. Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 4 del 2 gennaio 2018 (Cass. pen. n. 4/2018)

L’abitualità non è elemento necessario del reato di cui all’art. 79 comma primo, d.P.R. n. 309 del 1990, che ha natura omissiva ed è configurabile quando un locale pubblico (od un circolo privato di qualsiasi specie) sia adibito da terzi, con il consenso o con un comportamento negativo di mera tolleranza da parte di chi abbia la titolarità di un potere di fatto sul locale, a luogo di convegno di persone dedite all’uso di sostanze stupefacenti. Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 15167 del 10 aprile 2008 (Cass. pen. n. 15167/2008)

In tema di agevolazione dolosa dell’uso di sostanze stupefacenti o psicotrope all’interno di un locale pubblico, l’ art. 79 d.P.R. n. 309 del 1990 contiene una articolata disciplina speciale, prevedendo, nel quarto comma, in caso di condanna, la pena accessoria della chiusura temporanea dell’esercizio; nel quinto comma, la possibilità che l’A.G. disponga, nel corso del procedimento, la misura interdittiva speciale della chiusura dell’esercizio; nel sesto comma, la misura di prevenzione amministrativa della chiusura temporanea dell’esercizio. Trattasi, peraltro, di misure che non precludono il ricorso alle norme generali in tema di sequestro preventivo, nei casi in cui quest’ultimo sia finalizzato ad impedire la protrazione dell’attività illecita, in presenza di una correlazione indefettibile tra l’immobile e la commissione del reato, che sussiste quando l’immobile non è soltanto il luogo dove si compie l’attività illecita (in astratto realizzabile anche altrove), ma costituisce mezzo indispensabile per l’attuazione e la protrazione della condotta illecita. Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 20204 del 24 maggio 2007 (Cass. pen. n. 20204/2007)

Nell’ipotesi di reato prevista dall’art. 79 d.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309 (agevolazione dell’uso di sostanze stupefacenti o psicotrope) è legittimo il sequestro preventivo dei locali ove si svolge l’attività criminosa a condizione che emerga dalla motivazione del provvedimento cautelare il presupposto relativo all’utilizzazione non episodica o occasionale dei locali medesimi, bensì abituale e protratta nel tempo. Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 37993 del 20 novembre 2006 (Cass. pen. n. 37993/2006)

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