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L’abitacolo di un’autovettura rientra nella sfera di tutela degli artt. 614 e 615 bis c.p.

Articolo di Tiziana Gammino

Il delitto di cui all’art. 615 bis c.p., <<INTERFERENZE ILLECITE NELLA VITA PRIVATA>>, è stato introdotto nel codice penale con la l. 98/1974 per rispondere alle aggressioni alla riservatezza personale  realizzate tramite  le  tecnologie,  sonore e  visive.  Esso  tutela,  dunque,  il  diritto della persona di svolgere la propria vita privata libera da interferenze altrui. Il bene giuridico protetto è stato descritto anche (non solo, quindi) quale riservatezza domiciliare, privacy, segretezza delle notizie (così MANNA, BLAIOTTA, ZANCANI, PAZIENZA).
È pur vero, però, che la fattispecie è circoscritta alle notizie di quella parte della vita privata che si svolge nei luoghi indicati dall’art. 614 c.p. Aprendo la strada, inevitabilmente, a vuoti di tutela. Ragione per cui è stata da subito criticata per la carenza di modernità (cfr. PALAZZO, ZAGNONI, BLAIOTTA, FIORE).
Appare, dunque, legittimo chiedersi se la tipicità di un fatto di reato, previsto in tali termini 46 anni or sono, quando il Legislatore aveva tutt’altro scenario da regolamentare, sia ancora idonea a fornire quella tutela della riservatezza a cui in astratto mirerebbe, ma che non si proietterebbe altrettanto nel concreto.

*****

Emblematico è il caso che riguarda la nozione di “luogo di privata dimora” di cui all’art. 614 c.p. e della sua eventuale estendibilità anche all’abitacolo chiuso di un’autovettura.
I progressi della tecnica pongono oggi modalità di lesione che non solo 46, ma forse anche 10 anni fa non era possibile ipotizzare. Oggi, con pochi euro, è possibile munirsi di strumenti di registrazione e di geolocalizzazione che, nel giro di pochi secondi, possono essere posizionati all’interno di un’autovettura, al fine di carpire indebitamente il contenuto di conversazioni che ivi avvengano, nonché monitorare in tempo reale gli spostamenti di essa autovettura.
Ebbene. Stando ad una interpretazione meramente letterale dell’art. 615 bis c.p. e, quindi, dell’art. 614 c.p., “Non integra il reato di interferenze illecite nella vita privata (art. 615 bis c.p.) la condotta di colui che installi nell’auto di un soggetto (nella specie ex fidanzata) un telefono cellulare, con suoneria disattivata e con impostata la funzione di risposta automatica, in modo da consentire la ripresa sonora di quanto accada nella predetta auto, in quanto, oggetto della tutela di cui all’art. 615 bis è la riservatezza della persona ai luoghi indicati nell’art. 614 c.p. – richiamato dall’art. 615 bis – tra i quali non rientra l’autovettura che si trovi sulla pubblica via” (Cass. Pen., sez. V, sent. n. 28251/09).
Non v’è chi non veda come vi sia un inaccettabile vuoto di tutela, non altrimenti colmabile, a fronte di una lesione di beni giuridici che sarebbe oltraggioso negare.
Chiaro, quindi, che c’è qualcosa che non va nella costruzione della tipicità del delitto di cui all’art. 615 bis c.p. Che allo stato attuale può essere superato solo facendo ricorso ad una più che legittima interpretazione estensiva del dettato normativo. Salvo poi auspicare un intervento del Legislatore sul punto, atto a rimuovere il riferimento ai luoghi di cui all’art. 614, poiché l’eccessiva determinatezza che oggi connota la norma rischia di svuotarla di ogni effetto utile, sottraendone l’applicabilità ad una serie di innumerevoli ipotesi.
Perché su un punto non vi è alcun dubbio. Quanto del rinvio dell’art. 615 bis c.p. ai luoghi indicati nell’art. 614 c.p. possa dirsi ancora veramente attuale e, soprattutto, satisfattivo del diritto costituzionale alla “libertà e segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione” ex art. 15 Cost.?!

***

Le motivazioni che militano a favore di uno “sganciamento” della ratio dell’art. 615 bis c.p. da quella dell’art. 614 c.p. sono plurime.

  • Non deve ingannare la collocazione dell’art. 615 bis nella sezione IV <<dei delitti contro la inviolabilità del domicilio>>, che condivide con il richiamato art. 614 c.p. Essendo del tutto evidente che il Legislatore avrebbe dovuto regolare la fattispecie nella sezione successiva, dedicata ai <<delitti contro la inviolabilità dei segreti>>. Perché è di questo che si tratta.

Non si può assolutamente pensare, allo stato attuale, che il tema della vita privata, della sua inviolabilità, della inviolabilità della sua naturale, fisiologica segretezza possa essere delimitata da confini spaziali afferenti alla sola dimensione domiciliare o para-domiciliare. Poiché l’art. 614 c.p. mira a tutelare l’inviolabilità del domicilio (art. 14 Cost.). Che è altra cosa rispetto alla libertà e segretezza delle comunicazioni (art. 15 Cost.). E nel linguaggio dell’ermeneutica, l’orizzonte generale dei valori-guida espressi nella Costituzione non può non divenire la precomprensione dell’interprete del diritto positivo nell’accostarsi ai testi normativi (Zaccaria, La comprensione del diritto, 98).
Ragione per cui, poiché non sempre le due fattispecie sono efficacemente sovrapponibili, alla luce delle nuove, non sempre prevedibili e, quindi, tipizzabili forme di aggressione al bene della riservatezza, quando si tratterà di qualificare il delitto di interferenze illecite nella vita privata, non si potrà interpretare in senso eccessivamente stretto quel <<svolgentesi nei luoghi indicati nell’art. 614>>.

  • Ancora. Se è vero come è vero che i problemi d’interpretazione delle norme penali sono collegati a problemi di applicazione a fatti concreti, si pongono problemi di interpretazione del fatto: non di verifica materiale, ma di ricognizione di significati socioculturali. Pressochè tutti gli elementi di fattispecie pongono problemi di riferimento a parametri esterni alla norma penale, relativi ad elementi del fatto o ai presupposti della colpevolezza o di eventuali scriminanti. In particolare, elementi normativi di valutazione culturale rinviano a valori che il diritto penale recepisce nella loro obiettiva consistenza di elementi della cultura in un dato momento storico (RISICATO, Gli elementi normativi della fattispecie penale).

E questo momento storico impone di considerare che oggi gli atti di vita privata non sono e non possono essere considerati tali solo quelli che si esplicano presso il mero domicilio, ma la nozione va necessariamente dilatata ed estesa a tutte quelle ipotesi che manifestino, accanto all’oggettiva destinazione del luogo, anche l’intento del titolare dell’interesse tutelato dalla disposizione incriminatrice di svolgere in quel determinato contesto un atto di vita privata.
Quale può essere una chiacchierata. Ascoltare musica. Fare una telefonata di lavoro. Persino litigare.
Atto di vita privata significa ontologicamente volerlo destinare alla propria sfera intima, privata e, contestualmente, sottrarlo alla conoscibilità di terzi. I quali, quindi, qualora il titolare del diritto di esclusione lo eserciti, non hanno titolo legittimo per venirne a conoscenza.

  • Sul piano dell’uguaglianza sostanziale e del principio di ragionevolezza ex art. 3 Cost., quale ratio giustificherebbe un’interpretazione restrittiva dell’art. 615 bis c.p., discriminando chi faccia una chiacchierata con un amico in casa, da chi quella chiacchierata la faccia in macchina, a finestrini chiusi, tutelando i primi e dimenticando i secondi?!
  • Quid juris della lesione alla libertà di circolazione (art. 16 Cost.), allorquando si posizioni un GPS nell’autovettura di una terza persona, ignara, al fine di monitorarne gli spostamenti?!

***

La giurisprudenza di legittimità ha mostrato nel tempo di voler superare l’ormai vetusto orientamento sopra citato. Nella consapevolezza che le tecniche di aggressione agli interessi tutelati e tutelabili si affinino sempre più velocemente. E che le aggressioni al bene della riservatezza non possano non avvenire anche al di fuori delle mura domestiche.
L’avvio di un approccio ermeneutico più moderno, attuale, garantista va fatto coincidere con la posizione assunta dalle Sezioni Unite, allorquando hanno fornito la definizione di luogo di privata dimora e relative pertinenze specificamente sull’art. 624 bis c.p. Pronuncia che ha espressamente coinvolto tutte le norme a carattere sostanziale e processuale che a tale nozione fanno riferimento, tra cui l’art. 614 c.p. e, chiaramente, l’art. 615 bis c.p.
La interpretazione letterale e sistematica della norma consente di delineare la nozione di privata dimora sulla base dei seguenti, indefettibili elementi:

a) utilizzazione del luogo per lo svolgimento di manifestazioni della vita privata (riposo, svago, alimentazione, studio, attività professionale e di lavoro in genere), in modo riservato ed al riparo da intrusioni esterne;
b) durata apprezzabile del rapporto tra il luogo e la persona, in modo che tale rapporto sia caratterizzato da una certa stabilità e non da mera occasionalità;
c) non accessibilità del luogo, da parte di terzi, senza il consenso del titolare” (Cass. Pen., SS.UU., 22 giugno 2017, n. 31345).

Orientamento ulteriormente perfezionato con la definitiva presa di coscienza, anche da parte delle Sezioni Semplici, della necessità di considerare l’abitacolo di un’autovettura alla stregua di un luogo di privata dimora. Riconducendo così l’ipotesi di collocazione, all’interno dell’automobile, di un rilevatore GPS e di uno strumento per l’esecuzione di intercettazioni ambientali, alla fattispecie criminosa di interferenze illecite nella vita privata di cui all’art. 615 bis c.p. (cfr. Cass. Pen., sez. V, n. 33499/19.

*****

Alla luce delle riflessioni dottrinarie, normative e giurisprudenziali su esposte, non ci si può sottrarre dal ritenere che un intervento del Legislatore sull’art. 615 bis c.p. sia più che mai auspicabile. Non essendo più possibile trarre, da una norma che è stata scritta a tutela dell’inviolabilità del domicilio, la chiave di lettura per efficacemente tutelare la inviolabilità della segretezza, che sempre deve caratterizzare gli atti di vita privata.

Il delitto di cui all’art. 615 bis c.p., <<INTERFERENZE ILLECITE NELLA VITA PRIVATA>>, è stato introdotto nel codice penale con la l. 98/1974 per rispondere alle aggressioni alla riservatezza personale  realizzate tramite  le  tecnologie,  sonore e  visive.  Esso  tutela,  dunque,  il  diritto della persona di svolgere la propria vita privata libera da interferenze altrui. Il bene giuridico protetto è stato descritto anche (non solo, quindi) quale riservatezza domiciliare, privacy, segretezza delle notizie (così MANNA, BLAIOTTA, ZANCANI, PAZIENZA).
È pur vero, però, che la fattispecie è circoscritta alle notizie di quella parte della vita privata che si svolge nei luoghi indicati dall’art. 614 c.p. Aprendo la strada, inevitabilmente, a vuoti di tutela. Ragione per cui è stata da subito criticata per la carenza di modernità (cfr. PALAZZO, ZAGNONI, BLAIOTTA, FIORE).
Appare, dunque, legittimo chiedersi se la tipicità di un fatto di reato, previsto in tali termini 46 anni or sono, quando il Legislatore aveva tutt’altro scenario da regolamentare, sia ancora idonea a fornire quella tutela della riservatezza a cui in astratto mirerebbe, ma che non si proietterebbe altrettanto nel concreto.

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Emblematico è il caso che riguarda la nozione di “luogo di privata dimora” di cui all’art. 614 c.p. e della sua eventuale estendibilità anche all’abitacolo chiuso di un’autovettura.
I progressi della tecnica pongono oggi modalità di lesione che non solo 46, ma forse anche 10 anni fa non era possibile ipotizzare. Oggi, con pochi euro, è possibile munirsi di strumenti di registrazione e di geolocalizzazione che, nel giro di pochi secondi, possono essere posizionati all’interno di un’autovettura, al fine di carpire indebitamente il contenuto di conversazioni che ivi avvengano, nonché monitorare in tempo reale gli spostamenti di essa autovettura.
Ebbene. Stando ad una interpretazione meramente letterale dell’art. 615 bis c.p. e, quindi, dell’art. 614 c.p., “Non integra il reato di interferenze illecite nella vita privata (art. 615 bis c.p.) la condotta di colui che installi nell’auto di un soggetto (nella specie ex fidanzata) un telefono cellulare, con suoneria disattivata e con impostata la funzione di risposta automatica, in modo da consentire la ripresa sonora di quanto accada nella predetta auto, in quanto, oggetto della tutela di cui all’art. 615 bis è la riservatezza della persona ai luoghi indicati nell’art. 614 c.p. – richiamato dall’art. 615 bis – tra i quali non rientra l’autovettura che si trovi sulla pubblica via” (Cass. Pen., sez. V, sent. n. 28251/09).
Non v’è chi non veda come vi sia un inaccettabile vuoto di tutela, non altrimenti colmabile, a fronte di una lesione di beni giuridici che sarebbe oltraggioso negare.
Chiaro, quindi, che c’è qualcosa che non va nella costruzione della tipicità del delitto di cui all’art. 615 bis c.p. Che allo stato attuale può essere superato solo facendo ricorso ad una più che legittima interpretazione estensiva del dettato normativo. Salvo poi auspicare un intervento del Legislatore sul punto, atto a rimuovere il riferimento ai luoghi di cui all’art. 614, poiché l’eccessiva determinatezza che oggi connota la norma rischia di svuotarla di ogni effetto utile, sottraendone l’applicabilità ad una serie di innumerevoli ipotesi.
Perché su un punto non vi è alcun dubbio. Quanto del rinvio dell’art. 615 bis c.p. ai luoghi indicati nell’art. 614 c.p. possa dirsi ancora veramente attuale e, soprattutto, satisfattivo del diritto costituzionale alla “libertà e segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione” ex art. 15 Cost.?!

***

Le motivazioni che militano a favore di uno “sganciamento” della ratio dell’art. 615 bis c.p. da quella dell’art. 614 c.p. sono plurime.

  • Non deve ingannare la collocazione dell’art. 615 bis nella sezione IV <<dei delitti contro la inviolabilità del domicilio>>, che condivide con il richiamato art. 614 c.p. Essendo del tutto evidente che il Legislatore avrebbe dovuto regolare la fattispecie nella sezione successiva, dedicata ai <<delitti contro la inviolabilità dei segreti>>. Perché è di questo che si tratta.

Non si può assolutamente pensare, allo stato attuale, che il tema della vita privata, della sua inviolabilità, della inviolabilità della sua naturale, fisiologica segretezza possa essere delimitata da confini spaziali afferenti alla sola dimensione domiciliare o para-domiciliare. Poiché l’art. 614 c.p. mira a tutelare l’inviolabilità del domicilio (art. 14 Cost.). Che è altra cosa rispetto alla libertà e segretezza delle comunicazioni (art. 15 Cost.). E nel linguaggio dell’ermeneutica, l’orizzonte generale dei valori-guida espressi nella Costituzione non può non divenire la precomprensione dell’interprete del diritto positivo nell’accostarsi ai testi normativi (Zaccaria, La comprensione del diritto, 98).
Ragione per cui, poiché non sempre le due fattispecie sono efficacemente sovrapponibili, alla luce delle nuove, non sempre prevedibili e, quindi, tipizzabili forme di aggressione al bene della riservatezza, quando si tratterà di qualificare il delitto di interferenze illecite nella vita privata, non si potrà interpretare in senso eccessivamente stretto quel <<svolgentesi nei luoghi indicati nell’art. 614>>.

  • Ancora. Se è vero come è vero che i problemi d’interpretazione delle norme penali sono collegati a problemi di applicazione a fatti concreti, si pongono problemi di interpretazione del fatto: non di verifica materiale, ma di ricognizione di significati socioculturali. Pressochè tutti gli elementi di fattispecie pongono problemi di riferimento a parametri esterni alla norma penale, relativi ad elementi del fatto o ai presupposti della colpevolezza o di eventuali scriminanti. In particolare, elementi normativi di valutazione culturale rinviano a valori che il diritto penale recepisce nella loro obiettiva consistenza di elementi della cultura in un dato momento storico (RISICATO, Gli elementi normativi della fattispecie penale).

E questo momento storico impone di considerare che oggi gli atti di vita privata non sono e non possono essere considerati tali solo quelli che si esplicano presso il mero domicilio, ma la nozione va necessariamente dilatata ed estesa a tutte quelle ipotesi che manifestino, accanto all’oggettiva destinazione del luogo, anche l’intento del titolare dell’interesse tutelato dalla disposizione incriminatrice di svolgere in quel determinato contesto un atto di vita privata.
Quale può essere una chiacchierata. Ascoltare musica. Fare una telefonata di lavoro. Persino litigare.
Atto di vita privata significa ontologicamente volerlo destinare alla propria sfera intima, privata e, contestualmente, sottrarlo alla conoscibilità di terzi. I quali, quindi, qualora il titolare del diritto di esclusione lo eserciti, non hanno titolo legittimo per venirne a conoscenza.

  • Sul piano dell’uguaglianza sostanziale e del principio di ragionevolezza ex art. 3 Cost., quale ratio giustificherebbe un’interpretazione restrittiva dell’art. 615 bis c.p., discriminando chi faccia una chiacchierata con un amico in casa, da chi quella chiacchierata la faccia in macchina, a finestrini chiusi, tutelando i primi e dimenticando i secondi?!
  • Quid juris della lesione alla libertà di circolazione (art. 16 Cost.), allorquando si posizioni un GPS nell’autovettura di una terza persona, ignara, al fine di monitorarne gli spostamenti?!

***

La giurisprudenza di legittimità ha mostrato nel tempo di voler superare l’ormai vetusto orientamento sopra citato. Nella consapevolezza che le tecniche di aggressione agli interessi tutelati e tutelabili si affinino sempre più velocemente. E che le aggressioni al bene della riservatezza non possano non avvenire anche al di fuori delle mura domestiche.
L’avvio di un approccio ermeneutico più moderno, attuale, garantista va fatto coincidere con la posizione assunta dalle Sezioni Unite, allorquando hanno fornito la definizione di luogo di privata dimora e relative pertinenze specificamente sull’art. 624 bis c.p. Pronuncia che ha espressamente coinvolto tutte le norme a carattere sostanziale e processuale che a tale nozione fanno riferimento, tra cui l’art. 614 c.p. e, chiaramente, l’art. 615 bis c.p.
La interpretazione letterale e sistematica della norma consente di delineare la nozione di privata dimora sulla base dei seguenti, indefettibili elementi:

a) utilizzazione del luogo per lo svolgimento di manifestazioni della vita privata (riposo, svago, alimentazione, studio, attività professionale e di lavoro in genere), in modo riservato ed al riparo da intrusioni esterne;
b) durata apprezzabile del rapporto tra il luogo e la persona, in modo che tale rapporto sia caratterizzato da una certa stabilità e non da mera occasionalità;
c) non accessibilità del luogo, da parte di terzi, senza il consenso del titolare” (Cass. Pen., SS.UU., 22 giugno 2017, n. 31345).

Orientamento ulteriormente perfezionato con la definitiva presa di coscienza, anche da parte delle Sezioni Semplici, della necessità di considerare l’abitacolo di un’autovettura alla stregua di un luogo di privata dimora. Riconducendo così l’ipotesi di collocazione, all’interno dell’automobile, di un rilevatore GPS e di uno strumento per l’esecuzione di intercettazioni ambientali, alla fattispecie criminosa di interferenze illecite nella vita privata di cui all’art. 615 bis c.p. (cfr. Cass. Pen., sez. V, n. 33499/19.

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Alla luce delle riflessioni dottrinarie, normative e giurisprudenziali su esposte, non ci si può sottrarre dal ritenere che un intervento del Legislatore sull’art. 615 bis c.p. sia più che mai auspicabile. Non essendo più possibile trarre, da una norma che è stata scritta a tutela dell’inviolabilità del domicilio, la chiave di lettura per efficacemente tutelare la inviolabilità della segretezza, che sempre deve caratterizzare gli atti di vita privata.

Note e Bibliografia