Obbligo di motivazione “rafforzata” nella sentenza che dichiara la sussistenza del “reato continuato”

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp
Condividi su telegram
Condividi su email

Questa l’indicazione emessa dalla Corte di Cassazione penale a Sezioni uUnite attraverso la sentenza n. 47127/2021.

 

Reato continuato

Quando viene riconosciuta una continuazione tra reati, il giudice penale, nel computare la pena complessiva, oltre a individuare il reato più grave e a indicare la pena di base stabilita per questa fattispecie delittuosa, dovrà anche indicare in maniera analitica la modalità di calcolo per i relativi reati satellite, e fornire, infine, congrua motivazione.
Viene così introdotto un obbligo di motivazione rafforzato, che non può considerarsi limitato al solo caso del reato più grave.
Si ricorda che la ratio del reato continuato è indicata dall’art. 81 del codice penale. La sua principale caratteristica è quella che il compimento dei vari reati sono comunque frutto di un medesimo disegno criminoso. Per l’effetto del primo comma del predetto articolo “È punito con la pena che dovrebbe infliggersi per la violazione più grave aumentata fino al triplo chi con una sola azione od omissione viola diverse disposizioni di legge ovvero commette più violazioni della medesima disposizione di legge”.
Secondo l’interpretazione dei giudici della Suprema Corte, infatti, il reato continuato non costituisce strutturalmente un unico reato. L’unificazione rappresenta piuttosto un scelta legislativa funzionale alla definizione da parte del giudice di un trattamento sanzionatorio più mite rispetto a quanto previsto dal cumulo delle pene. Per tale motivo essa non può spiegare effetto oltre il perimetro espressamente individuato dal legislatore. Per l’effetto di ciò, dal punto di vista della struttura del reato continuato non sussiste alcuna ragione di ridurre l’obbligo motivazionale ritenendolo cogente unicamente per la pena relativa al reato più grave.
La vicenda che portato all’emanazione di questa sentenza ha visto proprio il difetto di motivazione, come unico motivo di impugnazione di una precedente pronuncia emanata dalla Corte di Appello che confermava la condanna già inflitta in primo grado all’imputato.
Sulla base dell’assenza di una motivazione rafforzata, gli ermellini hanno infine disposto l’annullamento della sentenza limitatamente al trattamento sanzionatorio, con rinvio ad altra sezione della Corte di Appello per nuovo giudizio sul punto. Contestualmente ha comunque dichiarato irrevocabile, ai sensi dell’art. 624 del codice di procedura penale, l’affermazione di responsabilità emersa nei gradi precedenti.
Questa sentenza costituisce un precedente importante e che “costringerà” da ora in poi, i giudici delle sezioni penali, a motivare in maniera dettagliata le modalità di calcolo della pena utilizzata qualora si proceda a condanna di un soggetto per reato continuato.

reato continuato

Quando viene riconosciuta una continuazione tra reati, il giudice penale, nel computare la pena complessiva, oltre a individuare il reato più grave e a indicare la pena di base stabilita per questa fattispecie delittuosa, dovrà anche indicare in maniera analitica la modalità di calcolo per i relativi reati satellite, e fornire, infine, congrua motivazione.
Viene così introdotto un obbligo di motivazione rafforzato, che non può considerarsi limitato al solo caso del reato più grave.
Si ricorda che la ratio del reato continuato è indicata dall’art. 81 del codice penale. La sua principale caratteristica è quella che il compimento dei vari reati sono comunque frutto di un medesimo disegno criminoso. Per l’effetto del primo comma del predetto articolo “È punito con la pena che dovrebbe infliggersi per la violazione più grave aumentata fino al triplo chi con una sola azione od omissione viola diverse disposizioni di legge ovvero commette più violazioni della medesima disposizione di legge”.
Secondo l’interpretazione dei giudici della Suprema Corte, infatti, il reato continuato non costituisce strutturalmente un unico reato. L’unificazione rappresenta piuttosto un scelta legislativa funzionale alla definizione da parte del giudice di un trattamento sanzionatorio più mite rispetto a quanto previsto dal cumulo delle pene. Per tale motivo essa non può spiegare effetto oltre il perimetro espressamente individuato dal legislatore. Per l’effetto di ciò, dal punto di vista della struttura del reato continuato non sussiste alcuna ragione di ridurre l’obbligo motivazionale ritenendolo cogente unicamente per la pena relativa al reato più grave.
La vicenda che portato all’emanazione di questa sentenza ha visto proprio il difetto di motivazione, come unico motivo di impugnazione di una precedente pronuncia emanata dalla Corte di Appello che confermava la condanna già inflitta in primo grado all’imputato.
Sulla base dell’assenza di una motivazione rafforzata, gli ermellini hanno infine disposto l’annullamento della sentenza limitatamente al trattamento sanzionatorio, con rinvio ad altra sezione della Corte di Appello per nuovo giudizio sul punto. Contestualmente ha comunque dichiarato irrevocabile, ai sensi dell’art. 624 del codice di procedura penale, l’affermazione di responsabilità emersa nei gradi precedenti.
Questa sentenza costituisce un precedente importante e che “costringerà” da ora in poi, i giudici delle sezioni penali, a motivare in maniera dettagliata le modalità di calcolo della pena utilizzata qualora si proceda a condanna di un soggetto per reato continuato.

Codici e leggi

CEDU (Convenzione Europea dei Diritti Umani)

Codice Ambiente

Codice Antimafia

Codice Civile

Codice Crisi d’Impresa

Codice dei Beni Culturali

Codice dei Contratti Pubblici

Codice del Consumo

Codice del Terzo Settore

Codice del Turismo

Codice dell’Amministrazione Digitale

Codice della Navigazione

Codice della Protezione Civile

Codice della Strada

Codice delle Assicurazioni

Codice delle Comunicazioni Elettroniche

Codice delle Pari Opportunità

Codice di Procedura Civile

Codice di Procedura Penale

Codice Giustizia Contabile

Codice Penale

Codice Processo Amministrativo

Codice Processo Tributario

Codice Proprietà Industriale

Codice Rosso

Costituzione

Decreto Cura Italia

Decreto Legge Balduzzi

Dichiarazione Universale dei Diritti Umani

Disposizioni attuazione Codice Civile e disposizioni transitorie

Disposizioni di attuazione del Codice di Procedura Civile

Disposizioni di attuazione del Codice Penale

DPR 445 – 2000

GDPR (679/2016)

Legge 68 del 1999 (Norme per il diritto al lavoro dei disabili)

Legge Basaglia

Legge Bassanini

Legge Cambiaria

Legge Di Bella

Legge Diritto d’Autore

Legge Equo Canone

Legge Fallimentare

Legge Gelli-Bianco

Legge Mediazione

Legge Pinto

Legge Severino

Legge sul Divorzio

Legge sul Processo Amministrativo

Legge sulle Locazioni Abitative

Legge Testamento Biologico

Norme di attuazione del Codice di Procedura Penale

Ordinamento Penitenziario

Preleggi

Statuto dei Lavoratori

Statuto del Contribuente

Testo Unico Bancario

Testo Unico Edilizia

Testo Unico Enti Locali

Testo Unico Espropri

Testo Unico sull’immigrazione

Testo Unico Imposte sui Redditi

Testo Unico Iva

Testo Unico Leggi Pubblica Sicurezza

Testo Unico Sicurezza Lavoro

Testo Unico Stupefacenti

Testo Unico sul Pubblico Impiego

Altre leggi

Codici Deontologici

Office Advice © 2020 – Tutti i diritti riservati – P.IVA 02542740747