Integra il reato di maltrattamenti anche l’omessa cura dell’animale affetto da diverse patologie (Cass. pen. sez. III, 15/01/2019 n. 22579)

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La Corte di Cassazione ha recentemente emesso un’interessante pronuncia in tema di tutela degli animali – sentenza n. 22579/2019 – soffermandosi in particolar modo sull’ambito di operatività dell’art. 544 ter del codice penale.
La citata previsione codicistica, rubricata “Maltrattamento di animali”, punisce con la reclusione da tre a diciotto mesi o con la multa da 5.000 a 30.000 euro:

  1. chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche, nonché
  2. chiunque somministra gli animali sostanze stupefacenti o vietate ovvero li sottopone a trattamenti che procurano un danno alla salute degli stessi.

Il terzo comma prevede, infine, un aggravio sanzionatorio “se dai fatti di cui al primo comma deriva la morte dell’animale”.

La Legge n. 189/2004 ha introdotto tale fattispecie di reato nell’ambito del nuovo Titolo IX Bis, rubricato “Dei delitti contro il sentimento per gli animali”, unitamente ad altre tre ipotesi delittuose (artt. 544 bisquaterquinquies); l’elemento comune dei reati introdotti dal legislatore del 2004 va ravvisato nella nuova concezione di animale, inteso ora come “soggetto” di diritti meritevoli di tutela e non più come oggetto giuridico legato esclusivamente alla salvaguardia del sentimento di umana pietà verso gli animali stessi.
Originariamente, la tutela penale degli animali prevedeva solo la contravvenzione di cui all’art. 727 c.p. (oggi “abbandono di animali”) che sanzionava penalmente il “maltrattamento di animali”; con la riforma del 2004, tale denominazione è stata attribuita alla fattispecie delittuosa, prevista e punita dall’art. 544 ter c.p.; il maltrattamento di animali, da semplice contravvenzione assurge, con tale previsione, al rango di delitto.

maltrattamento animali

Indice

1. I fatti di causa
2. I motivi dell’impugnazione
3. La decisione della Suprema Corte
4. Massima
5. La sentenza integrale

1. I fatti di Causa

La Corte di Appello di Bologna con sentenza del 6 aprile 2018, in parziale riforma della decisione del Giudice del Tribunale di Modena, a seguito di giudizio abbreviato, del 1 ottobre 2014, ha ridotto la pena irrogata a C.A. in euro 10.000,00 di multa, relativamente al reato di cui all’art. 544 ter c.p. poiché, in qualità di proprietario di un cane meticcio femmina, ometteva di adottare i provvedimenti necessari ad assicurare il benessere e la salute dello stesso animale, mettendone in pericolo la sua sopravvivenza. Nella fattispecie, il cane veniva ritenuto dagli operatori del canile (…) vagante ed in pessime condizioni di salute, accertate dal Dott. T. del servizio Veterinario AUSL di Modena, in: “vari tumori” mammari di grosse dimensioni e ulcerati – dermatite in varie zone del corpo – calli da decubito e artrosi agli arti posteriori ed anteriori”.

2. I motivi dell’impugnazione

Avverso la sentenza d’appello, l’imputato tramite il proprio difensore, ha proposto ricorso per cassazione per i motivi di seguito enunciati:

1. Violazione di legge (artt. 43 e 544 ter c.p.), contraddittorietà della motivazione.

La sentenza impugnata attribuisce la responsabilità del reato al ricorrente per dolo eventuale. La Corte di Appello era ben consapevole della colpa del ricorrente nella cura del cane, ha superato la questione ricorrendo al dolo eventuale. Infatti, il reato ex art. 544 ter c.p. non è punibile a titolo di colpa. Per la stessa sentenza impugnata la condotta dell’imputato è limitata all’omissione di cure al cane. Manca qualsiasi prova della volontà della condotta. Il ricorrente non essendo un veterinario non si è reso conto della gravità della malattia del cane. Manca, quindi la prova dell’elemento soggettivo del reato contestato.
Nel caso, infatti, si ravvisa solo una trascuratezza e non una volontà di cagionare una sofferenza e una malattia al cane. L’animale del resto appariva ben nutrito, come riscontrato dal veterinario.

2. Violazione di legge (artt. 544 ter e 582 c.p.) e contraddittorietà della motivazione.

Secondo le argomentazioni difensive non sussiste l’elemento materiale delle lesioni per la configurabilità del reato di cui all’art. 544 ter c.p.
La condotta dell’imputato non ha cagionato una lesione al cane, in quanto la malattia individuata dal veterinario (massa di probabile natura neoplastica) non è stata cagionata dal ricorrente; la malattia riscontrata, quindi, non può in alcun modo integrare l’elemento materiale richiesto dalla norma.

La difesa ha chiesto quindi l’annullamento della sentenza impugnata.
La parte civile A.N.P.A.N.A. (Associazione Nazionale Protezione Animali Natura ed Ambiente) ha depositato memoria con richiesta di conferma della sentenza impugnata e di condanna alle spese del grado per la parte civile.

3. La decisione della Suprema Corte

La terza sezione della Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso ritenendo infondati e generici i motivi addotti dalla difesa.
In relazione all’asserita insussistenza del dolo, la Corte ha preliminarmente ricordato che in materia di delitti contro il sentimento per gli animali, la fattispecie delittuosa ex art. 544 ter c.p., ben diversa dall’ipotesi contravvenzionale prevista dall’art. 727 c.p., è punita sia a titolo di dolo generico, quando la condotta lesiva dell’integrità e della vita dell’animale è tenuta “senza necessità”, sia a titolo di dolo specifico, quando tale condotta è tenuta “con crudeltà.
Secondo gli Ermellini, nel caso che ci occupa, la condotta è stata tenuta con dolo generico, così come affermato, con doppia conforme, dai giudici di merito; pertanto, essa non può essere ricondotta ad una mera trascuratezza poiché il ricorrente, omettendo di sottoporre il cane alle idonee cure medico veterinarie, dinanzi ad una malattia presente da tempo e riscontrabile in maniera evidente, aveva volontariamente – quantomeno in termini di accettazione del rischio di un aggravamento delle condizioni e quindi sotto il profilo del dolo eventuale – cagionato notevoli sofferenze all’animale tanto da rendere necessario un immediato intervento chirurgico.
Per quanto concerne l’ulteriore censura formulata dalla difesa circa la sussistenza delle lesioni, elemento materiale del reato contestato, la Suprema Corte, richiamando una precedente pronuncia della III sezione, Cass. pen. n. 32837/2013, ha osservato che “nel reato di maltrattamento di animali, la nozione di lesione, sebbene non risulti perfettamente sovrapponibile a quella prevista dall’art. 582 c.p., implica comunque la sussistenza di un’apprezzabile diminuzione dell’originaria integrità dell’animale che, pur non risolvendosi in un vero e proprio processo patologico e non determinando una menomazione funzionale, sia comunque diretta conseguenza di una condotta volontaria commissiva od omissiva”.
Nel caso in esame, ha precisato la Corte, è irrilevante che la malattia non sia stata direttamente cagionata dal ricorrente poiché ciò che rileva è il suo significativo aggravamento, fonte di gravi sofferenze nell’animale, causalmente legato alla mancanza di cure.
Pertanto, anche alla luce di un recente orientamento giurisprudenziale secondo il quale “la nozione di malattia comprende tutte le alterazioni da cui derivi una limitazione funzionale o un significativo processo patologico o l’aggravamento di esso ovvero una compromissione delle funzioni dell’organismo, anche non definitiva, ma comunque significativa”, può correttamente affermarsi che il protrarsi della malattia senza le opportune cure, idonee a limitarla o debellarla, configura l’elemento materiale del reato di maltrattamento di animali in quanto integra lesioni, direttamente riconducibili alla sicura volontà omissiva del proprietario del cane.

4. Massima

Configura la lesione integrante il delitto di maltrattamento di animali anche l’omessa cura di una malattia che determini il protrarsi e il significativo aggravamento della patologia quale fonte di sofferenze e di un’apprezzabile compromissione della integrità fisica.

5. La Sentenza integrale

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE TERZA PENALE


Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI NICOLA Vito – Presidente

Dott. RAMACCI Luca – Consigliere

Dott. SOCCI Angelo M. – rel. Consigliere

Dott. DI STASI Antonella – Consigliere

Dott. CORBO Antonio – Consigliere

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso proposto da:

(OMISSIS), nato a (OMISSIS);

avverso la sentenza del 06/04/2018 della CORTE APPELLO di BOLOGNA visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;

udita la relazione svolta dal Consigliere Dott. ANGELO MATTEO SOCCI;

udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore Dott. CANEVELLI Paolo, che ha concluso chiedendo il rigetto del ricorso;

Il difensore di parte civile, Avv (OMISSIS), deposita conclusioni e nota spese;

Il difensore dell’imputato, Avv (OMISSIS), si riporta ai motivi e ne chiede l’accoglimento.

RITENUTO IN FATTO

1. La Corte di appello di Bologna con sentenza del 6 aprile 2018, in parziale riforma della decisione del Giudice del Tribunale di Modena giudizio abbreviato – del 1 ottobre 2014, ha ridotto la pena irrogata a (OMISSIS) in Euro 10.000,00 di multa, relativamente al reato di cui all’articolo 544 ter c.p. poiché, in qualità di proprietario di un cane meticcio femmina ometteva di adottare i provvedimenti necessari ad assicurare il benessere e la salute dello stesso animale, mettendone in pericolo la sua sopravvivenza. Nella fattispecie il cane veniva rinvenuto dagli operatori del canile (…) vagante ed in pessime condizioni di salute, accertate dal Dott. (OMISSIS) del servizio Veterinario AUSL di Modena, in: “vari tumori” mammari di grosse dimensioni e ulcerati – dermatite in varie zone del corpo – calli da decubito e artrosi agli arti posteriori ed anteriori”. Reato accertato il (OMISSIS).

2. (OMISSIS) ha proposto ricorso, tramite il difensore, per i motivi di seguito enunciati, nei limiti strettamente necessari per la motivazione, come disposto dall’articolo 173 disp. att. c.p.p., comma 1.

2.1. Violazione di legge (articoli 43 e 544 ter c.p.), contraddittorietà della motivazione.

La sentenza impugnata attribuisce la responsabilità del reato al ricorrente per dolo eventuale. La Corte di appello era ben consapevole della colpa del ricorrente nella cura del cane, ha superato la questione ricorrendo al dolo eventuale. Infatti, il reato ex articolo 544 ter c.p. non è punibile a titolo di colpa. Per la stessa sentenza impugnata la condotta dell’imputato è limitata all’omissione di cure al cane. Manca qualsiasi prova della volontà della condotta. Il ricorrente non essendo un veterinario non si è reso conto della gravità della malattia del cane. Manca, quindi, la prova dell’elemento soggettivo del reato contestato.

Nel caso, infatti, si ravvisa solo una trascuratezza e non una volontà di cagionare una sofferenza e una malattia al cane. L’animale del resto appariva ben nutrito, come riscontrato dal Veterinario.

2.2. Violazione di legge (articoli 544 ter e 582 c.p.) e contraddittorieta’ della motivazione.

Non è configurabile inoltre l’elemento materiale delle lesioni per la configurabilità del reato di cui all’articolo 544 ter c.p.

La condotta dell’imputato non ha cagionato una lesione al cane, in quanto la malattia individuata dal Veterinario (massa di probabile natura neoplastica) non è stata cagionata dal ricorrente; la malattia riscontrata, quindi, non può in alcun modo integrare l’elemento materiale richiesto dalla norma.

Ha chiesto quindi l’annullamento della sentenza impugnata.

3. La parte civile A.N.P.A.N.A. (Associazione Nazionale Protezione Animali Natura ed Ambiente) ha depositato memoria con richiesta di conferma della sentenza impugnata e di condanna alle spese del grado per la parte civile.

CONSIDERATO IN DIRITTO

4. Il ricorso risulta infondato in quanto i motivi di ricorsi sono generici e infondati.

Nel ricorso si contesta la sussistenza delle lesioni, al cane, per la configurabilità del reato di cui all’articolo 544 ter c.p. e l’assenza del dolo; si ritiene invece sussistente solo un comportamento colposo.

La differenza, tra un comportamento doloso o colposo in materia è evidente, perché con il delitto di cui all’articolo 544 ter c.p. si punisce chi con dolo, “con crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale o lo sottopone a sevizie o comportamenti o fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche”, con la contravvenzione dell’articolo 727 c.p. si punisce, invece, chiunque “detiene animali in condizioni incompatibili con la loro natura, e produttive di gravi sofferenze”.

Il dolo può essere specifico quando la condotta è tenuta “per crudeltà” o generico quando la condotta è tenuta “senza necessità” (vedi in tal senso Sez. 3, n. 44822 del 24/10/2007 – dep. 30/11/2007, Borgia, Rv. 23845501: “In materia di delitti contro il sentimento per gli animali, la fattispecie di maltrattamento di animali (articolo 544 ter c.p.) configura un reato a dolo specifico nel caso in cui la condotta lesiva dell’integrità e della vita dell’animale è tenuta per crudeltà, mentre configura un reato a dolo generico quando la condotta è tenuta senza necessità”).

Nel nostro caso la condotta è stata tenuta con dolo generico, senza necessità, come adeguatamente motivato, in assenza di contraddizioni e di manifeste illogicità dalla sentenza impugnata e dalla decisione di primo grado (in doppia conforme), con accertamenti in fatto insindacabili in sede di legittimità. Il ricorrente con il suo comportamento omissivo, ovvero con totale abbandono ed incuria del cane aveva cagionato notevoli sofferenze all’animale tanto da rendere necessario un immediato intervento chirurgico; la malattia era del resto presente da molto tempo. La mancata sottoposizione del cane alle idonee cure aveva comportato sicuramente – prosegue la motivazione della decisione impugnata- gravi sofferenze al cane. Per la Corte di appello l’assenza di cure deve ritenersi dolosa, intenzionale e non già colposa, in quanto la condizione dell’animale era riscontrabile in maniera evidente; quantomeno sotto il profilo del dolo eventuale.

5. Per la sussistenza di una lesione deve osservarsi che “Nel reato di maltrattamento di animali, la nozione di lesione, sebbene non risulti perfettamente sovrapponibile a quella prevista dall’articolo 582 c.p., implica comunque la sussistenza di un’apprezzabile diminuzione della originaria integrità dell’animale che, pur non risolvendosi in un vero e proprio processo patologico e non determinando una menomazione funzionale, sia comunque diretta conseguenza di una condotta volontaria commissiva od omissiva” (Sez. 3, n. 32837 del 27/06/2013 – dep.29/07/2013, Prota e altro, Rv. 25591001).

Il ricorrente ritiene che la malattia non è stata cagionata da lui (massa tumorale) ma quello che rileva è l’aggravamento della malattia se non sottoposta ad idonea cura, aggravamento sicuramente determinate gravi sofferenze.

Del resto anche il protrarsi di una malattia già preesistente, con il suo aggravamento, configura le lesioni di cui all’articolo 582 c.p.: “Ai fini della configurabilità del delitto di lesioni personali, la nozione di malattia non comprende tutte le alterazioni di natura anatomica, che possono anche mancare, bensì solo quelle da cui deriva una limitazione funzionale o un significativo processo patologico o l’aggravamento di esso ovvero una compromissione delle funzioni dell’organismo, anche non definitiva, ma comunque significativa. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto immune da censure il giudizio di colpevolezza di un medico radiologo che, a causa di una lettura errata delle lastre, non aveva permesso la tempestiva diagnosi di una patologia, determinando il protrarsi della malattia)” (Sez. 4, n. 22156 del 19/04/2016 – dep.26/05/2016, P.C. in proc. De Santis, Rv. 26730601).

Il protrarsi della malattia senza adeguate cure, per limitarla o debellarla, configura, quindi, le lesioni rilevanti ex articolo 544 ter c.p.

Può conseguentemente esprimersi il seguente principio di diritto: “Configura la lesione rilevante per il delitto di maltrattamento di animali, articolo 544 ter, in relazione all’articolo 582 c.p., l’omessa cura di una malattia che determina il protrarsi della patologia con un significativo aggravamento fonte di sofferenze e di un’apprezzabile compromissione dell’integrità dell’animale”.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali nonché alla rifusione delle spese sostenute nel grado dalla parte civile Associazione ANPANA che liquida in complessivi Euro 2.500,00 oltre ad accessori di legge e spese generali disponendone il pagamento in favore dello Stato.

maltrattamento animali

Indice

1. I fatti di causa
2. I motivi dell’impugnazione
3. La decisione della Suprema Corte
4. Massima
5. La sentenza integrale

1. I fatti di Causa

La Corte di Appello di Bologna con sentenza del 6 aprile 2018, in parziale riforma della decisione del Giudice del Tribunale di Modena, a seguito di giudizio abbreviato, del 1 ottobre 2014, ha ridotto la pena irrogata a C.A. in euro 10.000,00 di multa, relativamente al reato di cui all’art. 544 ter c.p. poiché, in qualità di proprietario di un cane meticcio femmina, ometteva di adottare i provvedimenti necessari ad assicurare il benessere e la salute dello stesso animale, mettendone in pericolo la sua sopravvivenza. Nella fattispecie, il cane veniva ritenuto dagli operatori del canile (…) vagante ed in pessime condizioni di salute, accertate dal Dott. T. del servizio Veterinario AUSL di Modena, in: “vari tumori” mammari di grosse dimensioni e ulcerati – dermatite in varie zone del corpo – calli da decubito e artrosi agli arti posteriori ed anteriori”.

2. I motivi dell’impugnazione

Avverso la sentenza d’appello, l’imputato tramite il proprio difensore, ha proposto ricorso per cassazione per i motivi di seguito enunciati:

1. Violazione di legge (artt. 43 e 544 ter c.p.), contraddittorietà della motivazione.

La sentenza impugnata attribuisce la responsabilità del reato al ricorrente per dolo eventuale. La Corte di Appello era ben consapevole della colpa del ricorrente nella cura del cane, ha superato la questione ricorrendo al dolo eventuale. Infatti, il reato ex art. 544 ter c.p. non è punibile a titolo di colpa. Per la stessa sentenza impugnata la condotta dell’imputato è limitata all’omissione di cure al cane. Manca qualsiasi prova della volontà della condotta. Il ricorrente non essendo un veterinario non si è reso conto della gravità della malattia del cane. Manca, quindi la prova dell’elemento soggettivo del reato contestato.
Nel caso, infatti, si ravvisa solo una trascuratezza e non una volontà di cagionare una sofferenza e una malattia al cane. L’animale del resto appariva ben nutrito, come riscontrato dal veterinario.

2. Violazione di legge (artt. 544 ter e 582 c.p.) e contraddittorietà della motivazione.

Secondo le argomentazioni difensive non sussiste l’elemento materiale delle lesioni per la configurabilità del reato di cui all’art. 544 ter c.p.
La condotta dell’imputato non ha cagionato una lesione al cane, in quanto la malattia individuata dal veterinario (massa di probabile natura neoplastica) non è stata cagionata dal ricorrente; la malattia riscontrata, quindi, non può in alcun modo integrare l’elemento materiale richiesto dalla norma.

La difesa ha chiesto quindi l’annullamento della sentenza impugnata.
La parte civile A.N.P.A.N.A. (Associazione Nazionale Protezione Animali Natura ed Ambiente) ha depositato memoria con richiesta di conferma della sentenza impugnata e di condanna alle spese del grado per la parte civile.

3. La decisione della Suprema Corte

La terza sezione della Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso ritenendo infondati e generici i motivi addotti dalla difesa.
In relazione all’asserita insussistenza del dolo, la Corte ha preliminarmente ricordato che in materia di delitti contro il sentimento per gli animali, la fattispecie delittuosa ex art. 544 ter c.p., ben diversa dall’ipotesi contravvenzionale prevista dall’art. 727 c.p., è punita sia a titolo di dolo generico, quando la condotta lesiva dell’integrità e della vita dell’animale è tenuta “senza necessità”, sia a titolo di dolo specifico, quando tale condotta è tenuta “con crudeltà.
Secondo gli Ermellini, nel caso che ci occupa, la condotta è stata tenuta con dolo generico, così come affermato, con doppia conforme, dai giudici di merito; pertanto, essa non può essere ricondotta ad una mera trascuratezza poiché il ricorrente, omettendo di sottoporre il cane alle idonee cure medico veterinarie, dinanzi ad una malattia presente da tempo e riscontrabile in maniera evidente, aveva volontariamente – quantomeno in termini di accettazione del rischio di un aggravamento delle condizioni e quindi sotto il profilo del dolo eventuale – cagionato notevoli sofferenze all’animale tanto da rendere necessario un immediato intervento chirurgico.
Per quanto concerne l’ulteriore censura formulata dalla difesa circa la sussistenza delle lesioni, elemento materiale del reato contestato, la Suprema Corte, richiamando una precedente pronuncia della III sezione, Cass. pen. n. 32837/2013, ha osservato che “nel reato di maltrattamento di animali, la nozione di lesione, sebbene non risulti perfettamente sovrapponibile a quella prevista dall’art. 582 c.p., implica comunque la sussistenza di un’apprezzabile diminuzione dell’originaria integrità dell’animale che, pur non risolvendosi in un vero e proprio processo patologico e non determinando una menomazione funzionale, sia comunque diretta conseguenza di una condotta volontaria commissiva od omissiva”.
Nel caso in esame, ha precisato la Corte, è irrilevante che la malattia non sia stata direttamente cagionata dal ricorrente poiché ciò che rileva è il suo significativo aggravamento, fonte di gravi sofferenze nell’animale, causalmente legato alla mancanza di cure.
Pertanto, anche alla luce di un recente orientamento giurisprudenziale secondo il quale “la nozione di malattia comprende tutte le alterazioni da cui derivi una limitazione funzionale o un significativo processo patologico o l’aggravamento di esso ovvero una compromissione delle funzioni dell’organismo, anche non definitiva, ma comunque significativa”, può correttamente affermarsi che il protrarsi della malattia senza le opportune cure, idonee a limitarla o debellarla, configura l’elemento materiale del reato di maltrattamento di animali in quanto integra lesioni, direttamente riconducibili alla sicura volontà omissiva del proprietario del cane.

4. Massima

Configura la lesione integrante il delitto di maltrattamento di animali anche l’omessa cura di una malattia che determini il protrarsi e il significativo aggravamento della patologia quale fonte di sofferenze e di un’apprezzabile compromissione della integrità fisica.

5. La Sentenza integrale

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE TERZA PENALE


Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI NICOLA Vito – Presidente

Dott. RAMACCI Luca – Consigliere

Dott. SOCCI Angelo M. – rel. Consigliere

Dott. DI STASI Antonella – Consigliere

Dott. CORBO Antonio – Consigliere

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso proposto da:

(OMISSIS), nato a (OMISSIS);

avverso la sentenza del 06/04/2018 della CORTE APPELLO di BOLOGNA visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;

udita la relazione svolta dal Consigliere Dott. ANGELO MATTEO SOCCI;

udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore Dott. CANEVELLI Paolo, che ha concluso chiedendo il rigetto del ricorso;

Il difensore di parte civile, Avv (OMISSIS), deposita conclusioni e nota spese;

Il difensore dell’imputato, Avv (OMISSIS), si riporta ai motivi e ne chiede l’accoglimento.

RITENUTO IN FATTO

1. La Corte di appello di Bologna con sentenza del 6 aprile 2018, in parziale riforma della decisione del Giudice del Tribunale di Modena giudizio abbreviato – del 1 ottobre 2014, ha ridotto la pena irrogata a (OMISSIS) in Euro 10.000,00 di multa, relativamente al reato di cui all’articolo 544 ter c.p. poiché, in qualità di proprietario di un cane meticcio femmina ometteva di adottare i provvedimenti necessari ad assicurare il benessere e la salute dello stesso animale, mettendone in pericolo la sua sopravvivenza. Nella fattispecie il cane veniva rinvenuto dagli operatori del canile (…) vagante ed in pessime condizioni di salute, accertate dal Dott. (OMISSIS) del servizio Veterinario AUSL di Modena, in: “vari tumori” mammari di grosse dimensioni e ulcerati – dermatite in varie zone del corpo – calli da decubito e artrosi agli arti posteriori ed anteriori”. Reato accertato il (OMISSIS).

2. (OMISSIS) ha proposto ricorso, tramite il difensore, per i motivi di seguito enunciati, nei limiti strettamente necessari per la motivazione, come disposto dall’articolo 173 disp. att. c.p.p., comma 1.

2.1. Violazione di legge (articoli 43 e 544 ter c.p.), contraddittorietà della motivazione.

La sentenza impugnata attribuisce la responsabilità del reato al ricorrente per dolo eventuale. La Corte di appello era ben consapevole della colpa del ricorrente nella cura del cane, ha superato la questione ricorrendo al dolo eventuale. Infatti, il reato ex articolo 544 ter c.p. non è punibile a titolo di colpa. Per la stessa sentenza impugnata la condotta dell’imputato è limitata all’omissione di cure al cane. Manca qualsiasi prova della volontà della condotta. Il ricorrente non essendo un veterinario non si è reso conto della gravità della malattia del cane. Manca, quindi, la prova dell’elemento soggettivo del reato contestato.

Nel caso, infatti, si ravvisa solo una trascuratezza e non una volontà di cagionare una sofferenza e una malattia al cane. L’animale del resto appariva ben nutrito, come riscontrato dal Veterinario.

2.2. Violazione di legge (articoli 544 ter e 582 c.p.) e contraddittorieta’ della motivazione.

Non è configurabile inoltre l’elemento materiale delle lesioni per la configurabilità del reato di cui all’articolo 544 ter c.p.

La condotta dell’imputato non ha cagionato una lesione al cane, in quanto la malattia individuata dal Veterinario (massa di probabile natura neoplastica) non è stata cagionata dal ricorrente; la malattia riscontrata, quindi, non può in alcun modo integrare l’elemento materiale richiesto dalla norma.

Ha chiesto quindi l’annullamento della sentenza impugnata.

3. La parte civile A.N.P.A.N.A. (Associazione Nazionale Protezione Animali Natura ed Ambiente) ha depositato memoria con richiesta di conferma della sentenza impugnata e di condanna alle spese del grado per la parte civile.

CONSIDERATO IN DIRITTO

4. Il ricorso risulta infondato in quanto i motivi di ricorsi sono generici e infondati.

Nel ricorso si contesta la sussistenza delle lesioni, al cane, per la configurabilità del reato di cui all’articolo 544 ter c.p. e l’assenza del dolo; si ritiene invece sussistente solo un comportamento colposo.

La differenza, tra un comportamento doloso o colposo in materia è evidente, perché con il delitto di cui all’articolo 544 ter c.p. si punisce chi con dolo, “con crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale o lo sottopone a sevizie o comportamenti o fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche”, con la contravvenzione dell’articolo 727 c.p. si punisce, invece, chiunque “detiene animali in condizioni incompatibili con la loro natura, e produttive di gravi sofferenze”.

Il dolo può essere specifico quando la condotta è tenuta “per crudeltà” o generico quando la condotta è tenuta “senza necessità” (vedi in tal senso Sez. 3, n. 44822 del 24/10/2007 – dep. 30/11/2007, Borgia, Rv. 23845501: “In materia di delitti contro il sentimento per gli animali, la fattispecie di maltrattamento di animali (articolo 544 ter c.p.) configura un reato a dolo specifico nel caso in cui la condotta lesiva dell’integrità e della vita dell’animale è tenuta per crudeltà, mentre configura un reato a dolo generico quando la condotta è tenuta senza necessità”).

Nel nostro caso la condotta è stata tenuta con dolo generico, senza necessità, come adeguatamente motivato, in assenza di contraddizioni e di manifeste illogicità dalla sentenza impugnata e dalla decisione di primo grado (in doppia conforme), con accertamenti in fatto insindacabili in sede di legittimità. Il ricorrente con il suo comportamento omissivo, ovvero con totale abbandono ed incuria del cane aveva cagionato notevoli sofferenze all’animale tanto da rendere necessario un immediato intervento chirurgico; la malattia era del resto presente da molto tempo. La mancata sottoposizione del cane alle idonee cure aveva comportato sicuramente – prosegue la motivazione della decisione impugnata- gravi sofferenze al cane. Per la Corte di appello l’assenza di cure deve ritenersi dolosa, intenzionale e non già colposa, in quanto la condizione dell’animale era riscontrabile in maniera evidente; quantomeno sotto il profilo del dolo eventuale.

5. Per la sussistenza di una lesione deve osservarsi che “Nel reato di maltrattamento di animali, la nozione di lesione, sebbene non risulti perfettamente sovrapponibile a quella prevista dall’articolo 582 c.p., implica comunque la sussistenza di un’apprezzabile diminuzione della originaria integrità dell’animale che, pur non risolvendosi in un vero e proprio processo patologico e non determinando una menomazione funzionale, sia comunque diretta conseguenza di una condotta volontaria commissiva od omissiva” (Sez. 3, n. 32837 del 27/06/2013 – dep.29/07/2013, Prota e altro, Rv. 25591001).

Il ricorrente ritiene che la malattia non è stata cagionata da lui (massa tumorale) ma quello che rileva è l’aggravamento della malattia se non sottoposta ad idonea cura, aggravamento sicuramente determinate gravi sofferenze.

Del resto anche il protrarsi di una malattia già preesistente, con il suo aggravamento, configura le lesioni di cui all’articolo 582 c.p.: “Ai fini della configurabilità del delitto di lesioni personali, la nozione di malattia non comprende tutte le alterazioni di natura anatomica, che possono anche mancare, bensì solo quelle da cui deriva una limitazione funzionale o un significativo processo patologico o l’aggravamento di esso ovvero una compromissione delle funzioni dell’organismo, anche non definitiva, ma comunque significativa. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto immune da censure il giudizio di colpevolezza di un medico radiologo che, a causa di una lettura errata delle lastre, non aveva permesso la tempestiva diagnosi di una patologia, determinando il protrarsi della malattia)” (Sez. 4, n. 22156 del 19/04/2016 – dep.26/05/2016, P.C. in proc. De Santis, Rv. 26730601).

Il protrarsi della malattia senza adeguate cure, per limitarla o debellarla, configura, quindi, le lesioni rilevanti ex articolo 544 ter c.p.

Può conseguentemente esprimersi il seguente principio di diritto: “Configura la lesione rilevante per il delitto di maltrattamento di animali, articolo 544 ter, in relazione all’articolo 582 c.p., l’omessa cura di una malattia che determina il protrarsi della patologia con un significativo aggravamento fonte di sofferenze e di un’apprezzabile compromissione dell’integrità dell’animale”.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali nonché alla rifusione delle spese sostenute nel grado dalla parte civile Associazione ANPANA che liquida in complessivi Euro 2.500,00 oltre ad accessori di legge e spese generali disponendone il pagamento in favore dello Stato.

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