Ammessa la costituzione di parte civile contro l’ente nel d.lgs. 231/2001

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Tribunale di Lecce, sezione II penale, ordinanza del 29 gennaio 2021

Si segnala la recentissima pronuncia – di embrionale apertura – del Tribunale di Lecce, con la quale il giudice penale ha dichiarato ammissibile la costituzione di parte civile nei confronti di una società imputata ai sensi del d.lgs. 231/2001, ponendosi, quindi, in aperto contrasto con le precedenti interpretazioni dei giudici pugliesi (Corte d’Assise di Taranto e Tribunale di Trani), e con la costante giurisprudenza di legittimità sul punto.

costituzione di parte civile

In particolare, il Tribunale ha accolto la tesi della difesa del Codacons di Lecce, ritenendo, pertanto, che nel caso di specie potesse derivare un danno risarcibile per fatto proprio dell’Ente a norma dell’art. 185 c.p., come richiamato dall’art. 74 c.p.p.
Al fine di cogliere appieno la portata innovativa della pronuncia, si ricorda che il D.lgs. 231/2001 disciplina la responsabilità amministrativa dell’Ente da reato e che il dibattito, dottrinale e giurisprudenziale, sulla possibile costituzione di parte civile è particolarmente acceso.
Nonostante la pronuncia faccia espresso riferimento alla teoria del tertium genus in relazione alla natura giuridica della responsabilità amministrativa da reato degli enti, non può tralasciarsi come, seguendo i principi elaborati dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, la responsabilità degli enti si consideri di natura penale.
Ed infatti, la Corte di Strasburgo ha più volte ribadito che, per qualificare una disciplina come “penale”, occorre adottare una visione non formale e puramente nominalistica bensì guardare agli effetti sostanziali che essa produce.
La diatriba muove dal silenzio del dettato normativo circa la possibilità di ammettere la costituzione di parte civile contro un ente. Se da una parte la dottrina ha sempre mosso censure a una tale interpretazione, sulla scorta della mancanza di norma espressa a riguardo, dall’altra, la giurisprudenza, seppur a tentoni e a piccoli passi, ha attenzionato la questione in diverse pronunce di merito. Sono proprio le note ordinanze pugliesi suindicate a collocarsi sul filone giurisprudenziale avverso alla ammissibilità della costituzione contra societatem.
È in questo clima di fermento giuridico che il Tribunale di Lecce, con una decisione priva di incongruenze logiche, si è spinto oltre valorizzando a sostegno diversi argomenti:

  • Un argomento letterale: “quando il legislatore ha inteso discostarsi dalle disposizioni del codice di rito, lo ha espressamente affermato” come nel caso della materia di informazione di garanzia che espressamente integra la disciplina codicistica sul punto (Art. 57 ) o come nel caso degli artt. 62-64 che regolano i procedimenti speciali o gli artt. 53 e 54 in materia di sequestri preventivi e conservativi che, invece, “prevedono caratteristiche autonome rispetto ai corrispondenti istituti del codice di rito”. Invece, sottolinea il Tribunale di Lecce, nessuna norma del decreto 231/2001 vieta espressamente la costituzione di parte civile nei confronti dell’ente. In altri termini, di fronte alla involontaria lacuna del legislatore, il quale, sebbene non abbia previsto in via positiva la costituzione di parte civile contro l’ente, nemmeno l’ha espressamente esclusa, evocandosi il principio per cui ciò che non è vietato, è consentito.
    Ne consegue che, con buona pace del brocardo “ubi lex voluit dixit, ubi noluit tacuit”, la linea adottata dalla più recente giurisprudenza di merito, poggia le sue fondamenta sulla diretta applicabilità al “procedimento relativo agli illeciti amministrativi dipendenti da reato” delle disposizioni del codice di procedura penale “in quanto compatibili, ex art. 34 d.l.gs.231/2001”.
  •  un argomento storico-interpretativo: “nessun argomento si può trarre in proposito dalla relazione illustrativa del D. Lgs. 231/2001, che non contiene alcuna indicazione relativa alla inammissibilità della costituzione di parte civile nei confronti dell’ente”; la quale, seppur tacendo a proposito dell’ammissibilità della costituzione di parte civile nei confronti dell’ente, poi sostiene che “non si rinviene alcun ostacolo a[d una] interpretazione estensiva nella disciplina specifica in tema di accertamento dell’illecito amministrativo”;
  • infine, un argomento sistematico: per il Tribunale di Lecce «non si rinviene alcun ostacolo a tale interpretazione estensiva nella disciplina specifica in tema di accertamento dell’illecito amministrativo». In quanto “vi è stretta connessione tra reato e responsabilità da reato degli Enti sia con riferimento ai criteri d’imputazione oggettiva dei reati all’ente – rappresentati dal riferimento nell’Art. 5 all’interesse o al vantaggio, alternativi e concorrenti tra loro, – che nei reati colposi d’evento, vanno di necessità riferiti alla condotta e non all’esito antigiuridico.” per cui, conclude il Tribunale, “non può escludersi che dal fatto dell’Ente (cd. Colpa di organizzazione; deficit di organizzazione e di controllo rispetto ad un modello di diligenza esigibile, ex artt. 6 e 7 del D.L.vo 231/2001), possa derivare un danno risarcibile per fatto proprio dell’ente, che lo obbliga, a norma dell’Art.185 c.p., come chiamato dall’art. 74 c.p. Ancora, appare evidente l’esistenza di un modello sanzionatorio compatibile con il danno cagionato, a fronte degli artt. 12, 17,19 che espressamente utilizzano l’espressione “ha risarcito” riferendosi all’ente.

L’ordinanza de qua richiama – non ritenendole dirimenti – importanti pronunce della Corte di Giustizia ( C-79/11 del 2012) e della Corte Costituzionale (2014) in cui si ragiona solo in termini di inammissibilità, senza tuttavia precludere l’ammissione della costituzione di parte civile.
Ebbene, il provvedimento del 29 gennaio ritiene «di aderire all’indirizzo che ammette la possibilità per il danneggiato di avanzare la propria pretesa risarcitoria direttamente nei confronti dell’ente, nell’ambito del processo penale, instaurato anche nei confronti della persona giuridica, per accertare a suo carico la responsabilità per l’illecito amministrativo dipendente da reato».
In conclusione, la decisione del Tribunale di Lecce, risulta preziosa perché foriera di auspicanti propositi, inserendosi in un dibattito non ancora sopito, essendo riuscita ad apportare un notevole contributo al quale si augura di avere forza propulsiva tale da formare indirizzo maggioritario anche nella giurisprudenza di legittimità.

costituzione di parte civile

In particolare, il Tribunale ha accolto la tesi della difesa del Codacons di Lecce, ritenendo, pertanto, che nel caso di specie potesse derivare un danno risarcibile per fatto proprio dell’Ente a norma dell’art. 185 c.p., come richiamato dall’art. 74 c.p.p.
Al fine di cogliere appieno la portata innovativa della pronuncia, si ricorda che il D.lgs. 231/2001 disciplina la responsabilità amministrativa dell’Ente da reato e che il dibattito, dottrinale e giurisprudenziale, sulla possibile costituzione di parte civile è particolarmente acceso.
Nonostante la pronuncia faccia espresso riferimento alla teoria del tertium genus in relazione alla natura giuridica della responsabilità amministrativa da reato degli enti, non può tralasciarsi come, seguendo i principi elaborati dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, la responsabilità degli enti si consideri di natura penale.
Ed infatti, la Corte di Strasburgo ha più volte ribadito che, per qualificare una disciplina come “penale”, occorre adottare una visione non formale e puramente nominalistica bensì guardare agli effetti sostanziali che essa produce.
La diatriba muove dal silenzio del dettato normativo circa la possibilità di ammettere la costituzione di parte civile contro un ente. Se da una parte la dottrina ha sempre mosso censure a una tale interpretazione, sulla scorta della mancanza di norma espressa a riguardo, dall’altra, la giurisprudenza, seppur a tentoni e a piccoli passi, ha attenzionato la questione in diverse pronunce di merito. Sono proprio le note ordinanze pugliesi suindicate a collocarsi sul filone giurisprudenziale avverso alla ammissibilità della costituzione contra societatem.
È in questo clima di fermento giuridico che il Tribunale di Lecce, con una decisione priva di incongruenze logiche, si è spinto oltre valorizzando a sostegno diversi argomenti:

  • Un argomento letterale: “quando il legislatore ha inteso discostarsi dalle disposizioni del codice di rito, lo ha espressamente affermato” come nel caso della materia di informazione di garanzia che espressamente integra la disciplina codicistica sul punto (Art. 57 ) o come nel caso degli artt. 62-64 che regolano i procedimenti speciali o gli artt. 53 e 54 in materia di sequestri preventivi e conservativi che, invece, “prevedono caratteristiche autonome rispetto ai corrispondenti istituti del codice di rito”. Invece, sottolinea il Tribunale di Lecce, nessuna norma del decreto 231/2001 vieta espressamente la costituzione di parte civile nei confronti dell’ente. In altri termini, di fronte alla involontaria lacuna del legislatore, il quale, sebbene non abbia previsto in via positiva la costituzione di parte civile contro l’ente, nemmeno l’ha espressamente esclusa, evocandosi il principio per cui ciò che non è vietato, è consentito.
    Ne consegue che, con buona pace del brocardo “ubi lex voluit dixit, ubi noluit tacuit”, la linea adottata dalla più recente giurisprudenza di merito, poggia le sue fondamenta sulla diretta applicabilità al “procedimento relativo agli illeciti amministrativi dipendenti da reato” delle disposizioni del codice di procedura penale “in quanto compatibili, ex art. 34 d.l.gs.231/2001”.
  •  un argomento storico-interpretativo: “nessun argomento si può trarre in proposito dalla relazione illustrativa del D. Lgs. 231/2001, che non contiene alcuna indicazione relativa alla inammissibilità della costituzione di parte civile nei confronti dell’ente”; la quale, seppur tacendo a proposito dell’ammissibilità della costituzione di parte civile nei confronti dell’ente, poi sostiene che “non si rinviene alcun ostacolo a[d una] interpretazione estensiva nella disciplina specifica in tema di accertamento dell’illecito amministrativo”;
  • infine, un argomento sistematico: per il Tribunale di Lecce «non si rinviene alcun ostacolo a tale interpretazione estensiva nella disciplina specifica in tema di accertamento dell’illecito amministrativo». In quanto “vi è stretta connessione tra reato e responsabilità da reato degli Enti sia con riferimento ai criteri d’imputazione oggettiva dei reati all’ente – rappresentati dal riferimento nell’Art. 5 all’interesse o al vantaggio, alternativi e concorrenti tra loro, – che nei reati colposi d’evento, vanno di necessità riferiti alla condotta e non all’esito antigiuridico.” per cui, conclude il Tribunale, “non può escludersi che dal fatto dell’Ente (cd. Colpa di organizzazione; deficit di organizzazione e di controllo rispetto ad un modello di diligenza esigibile, ex artt. 6 e 7 del D.L.vo 231/2001), possa derivare un danno risarcibile per fatto proprio dell’ente, che lo obbliga, a norma dell’Art.185 c.p., come chiamato dall’art. 74 c.p. Ancora, appare evidente l’esistenza di un modello sanzionatorio compatibile con il danno cagionato, a fronte degli artt. 12, 17,19 che espressamente utilizzano l’espressione “ha risarcito” riferendosi all’ente.

L’ordinanza de qua richiama – non ritenendole dirimenti – importanti pronunce della Corte di Giustizia ( C-79/11 del 2012) e della Corte Costituzionale (2014) in cui si ragiona solo in termini di inammissibilità, senza tuttavia precludere l’ammissione della costituzione di parte civile.
Ebbene, il provvedimento del 29 gennaio ritiene «di aderire all’indirizzo che ammette la possibilità per il danneggiato di avanzare la propria pretesa risarcitoria direttamente nei confronti dell’ente, nell’ambito del processo penale, instaurato anche nei confronti della persona giuridica, per accertare a suo carico la responsabilità per l’illecito amministrativo dipendente da reato».
In conclusione, la decisione del Tribunale di Lecce, risulta preziosa perché foriera di auspicanti propositi, inserendosi in un dibattito non ancora sopito, essendo riuscita ad apportare un notevole contributo al quale si augura di avere forza propulsiva tale da formare indirizzo maggioritario anche nella giurisprudenza di legittimità.

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