Infortunistica stradale: danno da colpo di frusta risarcibile soltanto se provato da idonei esami clinici strumentali

A ribadirlo è stata l’ordinanza della Corte di Cassazione n. 40753 del 20 dicembre 2021.

Colpo di frusta

La questione è da sempre dibattuta in dottrina e ruota intorno all’interpretazione dell’articolo 139 del Codice delle assicurazioni private, che disciplina il danno non patrimoniale per lesioni di lieve entità”, ove, quindi, rientra il cosiddetto “colpo di frusta”.
Ai sensi del predetto articolo, possono essere risarcite le lesioni di lieve entità soltanto se vengono accertate attraverso accertamenti clinico-strumentali e relativa valutazione medico-legale.
Utilizzando una terminologia più tecnica, per “colpo di frusta”, in ambito medico, si intende la fisiologica inversione della lordosi cervicale. Trattandosi però di una lesione non sempre diagnosticabile attraverso un esame strumentale, ciò su cui si discute in dottrina è se ai fini della prova di siffatta voce di danno sia sufficiente il solo referto rilasciato dal medico curante oppure se sia necessario allegare anche un idoneo esame strumentale utile a prendere in considerazione tale voce di danno.
Si tratta di una questione che ha prodotto, negli anni, una innumerevole quantità di pronunce da parte della Corte di Cassazione, tutt’altro che univoche. Infatti sul punto si è espressa anche la Corte Costituzionale.
L’orientamento attuale della Suprema Corte consente l’esistenza di un danno permanente alla salute anche in assenza di esami strumentali (come radiografia, risonanza magnetica o Tac) a patto che ricorrano indizi gravi, precisi e concordanti della sua sussistenza e dell’individuazione del sinistro come causa del danno.
Nel caso deciso dall’ordinanza in esame, in primo grado era stato riconosciuto il risarcimento del danno permanente all’integrità psicofisica sulla base degli accertamenti effettuati prima dal medico curante e poi dal Consulente Tecnico d’Ufficio, in relazione ai danni e in relazione anche al nesso di causa.
In questo caso specifico, però, la doglianza riconosciuta dagli ermellini, è l’assenza di una prova obiettiva che attesti il nesso di causa tra il trauma subito e il sinistro denunciato.
L’attore ha proposto gravame dinanzi ai giudici dell’ultimo grado, poiché il giudice dell’appello, per quanto qui di interesse, alla luce dell’articolo 139 cap, ha ritenuto di non poter riconoscere alcun esito permanente per la dedotta lesione micro-permanente, in assenza di prova certa acquisita tramite accertamento obiettivo strumentale, attestante che la patologia spinale derivava dal sinistro, oltre il danno biologico temporaneo accertato e le spese di assistenza medica documentate; in particolare ha ritenuto che l’evidenziata modifica della fisiologica lordosi non potesse essere causalmente correlata al sinistro di cui è causa, non essendo state accertate le condizioni fisiche dell’infortunato precedenti al sinistro. Inoltre, in relazione al riconoscimento in via equitativa, da parte del Giudice di Pace, di un ulteriore indennizzo di Euro 200,00 “quanto all’insieme delle conseguenze non patrimoniali”, riteneva del pari fondato il gravame non avendo il giudice di primo grado chiarito in cosa consistano siffatte conseguenze non patrimoniali.
Attraverso l’ordinanza n. 40753 del 2021, la Suprema Corte, nel rigettare tutti e cinque i motivi di ricorso presentati dal ricorrente, ha chiarito che in tema di onere probatorio per i danni di lieve entità, in assenza di una prova obiettiva di un danno causalmente riconducibile all’incidente (lesione vertebrale o presenza di edema all’epoca del fatto), il danno biologico permanente oggetto di giudizio non può ritenersi sufficientemente provato, se non sostenuto da esami clinici obiettivi e strumentali che ne attestino il collegamento causale con il trauma subito.
Dunque la diagnosi del “colpo di frusta” attribuita attraverso il solo referto del medico curante, non è utile ai fini del riconoscimento del ristoro e, dalla pronuncia, emerge che l’esame strumentale, oltre ad essere importante per il riconoscimento del danno biologico in sé, risulta indispensabile per individuare il nesso di causa che intercorre tra l’incidente denunciato e il danno patito come conseguenza di tale evento.

colpo di frusta

La questione è da sempre dibattuta in dottrina e ruota intorno all’interpretazione dell’articolo 139 del Codice delle assicurazioni private, che disciplina il danno non patrimoniale per lesioni di lieve entità”, ove, quindi, rientra il cosiddetto “colpo di frusta”.
Ai sensi del predetto articolo, possono essere risarcite le lesioni di lieve entità soltanto se vengono accertate attraverso accertamenti clinico-strumentali e relativa valutazione medico-legale.
Utilizzando una terminologia più tecnica, per “colpo di frusta”, in ambito medico, si intende la fisiologica inversione della lordosi cervicale. Trattandosi però di una lesione non sempre diagnosticabile attraverso un esame strumentale, ciò su cui si discute in dottrina è se ai fini della prova di siffatta voce di danno sia sufficiente il solo referto rilasciato dal medico curante oppure se sia necessario allegare anche un idoneo esame strumentale utile a prendere in considerazione tale voce di danno.
Si tratta di una questione che ha prodotto, negli anni, una innumerevole quantità di pronunce da parte della Corte di Cassazione, tutt’altro che univoche. Infatti sul punto si è espressa anche la Corte Costituzionale.
L’orientamento attuale della Suprema Corte consente l’esistenza di un danno permanente alla salute anche in assenza di esami strumentali (come radiografia, risonanza magnetica o Tac) a patto che ricorrano indizi gravi, precisi e concordanti della sua sussistenza e dell’individuazione del sinistro come causa del danno.
Nel caso deciso dall’ordinanza in esame, in primo grado era stato riconosciuto il risarcimento del danno permanente all’integrità psicofisica sulla base degli accertamenti effettuati prima dal medico curante e poi dal Consulente Tecnico d’Ufficio, in relazione ai danni e in relazione anche al nesso di causa.
In questo caso specifico, però, la doglianza riconosciuta dagli ermellini, è l’assenza di una prova obiettiva che attesti il nesso di causa tra il trauma subito e il sinistro denunciato.
L’attore ha proposto gravame dinanzi ai giudici dell’ultimo grado, poiché il giudice dell’appello, per quanto qui di interesse, alla luce dell’articolo 139 cap, ha ritenuto di non poter riconoscere alcun esito permanente per la dedotta lesione micro-permanente, in assenza di prova certa acquisita tramite accertamento obiettivo strumentale, attestante che la patologia spinale derivava dal sinistro, oltre il danno biologico temporaneo accertato e le spese di assistenza medica documentate; in particolare ha ritenuto che l’evidenziata modifica della fisiologica lordosi non potesse essere causalmente correlata al sinistro di cui è causa, non essendo state accertate le condizioni fisiche dell’infortunato precedenti al sinistro. Inoltre, in relazione al riconoscimento in via equitativa, da parte del Giudice di Pace, di un ulteriore indennizzo di Euro 200,00 “quanto all’insieme delle conseguenze non patrimoniali”, riteneva del pari fondato il gravame non avendo il giudice di primo grado chiarito in cosa consistano siffatte conseguenze non patrimoniali.
Attraverso l’ordinanza n. 40753 del 2021, la Suprema Corte, nel rigettare tutti e cinque i motivi di ricorso presentati dal ricorrente, ha chiarito che in tema di onere probatorio per i danni di lieve entità, in assenza di una prova obiettiva di un danno causalmente riconducibile all’incidente (lesione vertebrale o presenza di edema all’epoca del fatto), il danno biologico permanente oggetto di giudizio non può ritenersi sufficientemente provato, se non sostenuto da esami clinici obiettivi e strumentali che ne attestino il collegamento causale con il trauma subito.
Dunque la diagnosi del “colpo di frusta” attribuita attraverso il solo referto del medico curante, non è utile ai fini del riconoscimento del ristoro e, dalla pronuncia, emerge che l’esame strumentale, oltre ad essere importante per il riconoscimento del danno biologico in sé, risulta indispensabile per individuare il nesso di causa che intercorre tra l’incidente denunciato e il danno patito come conseguenza di tale evento.