Efficacia probatoria della fattura nel ricorso per ingiunzione (Cassazione Civile Sezione II n. 9542 del 18 aprile 2018)

Cassazione civile sezione ii n. 9542 del 18 aprile 2018

Nel caso oggetto dell’indicata sentenza il Giudice di Pace di San Severo ingiunse alla presunta creditrice di pagare la somma di € 811,91 sulla base della fattura presentata nella fase monitoria intestata alla presunta creditrice. Quest’ultima, proposta formale opposizione all’emanato decreto, ha eccepito di non aver mai acquistato la merce oggetto della fattura prodotta in fase di ricorso.
La società, presunta creditrice, in fase di costituzione e risposta ha replicato producendo un buono di consegna sottoscritto dal figlio della presunta creditrice.
Sia nel primo grado che in sede di appello l’opposizione proposta dalla presunta creditrice veniva rigettata sull’assunto che l’onere della prova ex art. 2697 c.c. era stato assolto dalla produzione del buono di consegna che riportava la medesima merce indicata in fattura.
La presunta creditrice proponeva quindi ricorso per Cassazione che ribaltava gli esiti dell’intera vicenda.
La Suprema Corte si è ritrovata a dover confermare il già consolidato orientamento giurisprudenziale secondo il quale “..la fattura commerciale, avuto riguardo alla sua formazione unilaterale ed alla funzione di far risultare documentalmente elementi relativi all’esecuzione di un contratto, si inquadra fra gli atti giuridici a contenuto partecipativo, consistendo nella dichiarazione, indirizzata all’altra parte, di fatti concernenti un rapporto già costituito, sicchè, quando tale rapporto sia contestato, non può costituire valido elemento di prova delle prestazioni eseguite, ma al di più un mero indizio; in particolare, se detta fattura costituisce prova scritta atta a legittimare l’emissione di decreto ingiuntivo, ove nel successivo giudizio di opposizione si contestato il rapporto principale essa non può costituire valida prova, dovendo il creditore fornire nuove prove per integrare con efficacia retroattiva la documentazione offerta in fase monitoria..”.
In caso, quindi, di opposizione da parte del presunto debitore, sarà necessario produrre nuova e sufficiente documentazione che attesti l’esistenza di un contratto in essere in data antecedente all’emissione della fattura di pagamento.
Il ragionamento proposto dagli Ermellini è chiaramente degno di ogni logica in quanto, altrimenti, sarebbe sufficiente avere i dati anagrafici di un soggetto per emettere fattura nei suoi confronti e pretenderne poi il pagamento.

Massima

Se la fattura costituisce prova scritta atta a legittimare l’emissione del decreto ingiuntivo, ove nel successivo giudizio di opposizione sia contestato il rapporto principale, essa non può costituire valida prova.

La sentenza integrale

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ORILIA Lorenzo – Presidente

Dott. BELLINI Ubaldo – Consigliere

Dott. FORTUNATO Giuseppe – Consigliere

Dott. BESSO MARCHEIS Chiara – Consigliere

Dott. CORTESI Francesco – rel. Consigliere

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso iscritto al n. 8603/2013 R.G. proposto da:

(OMISSIS), rappresentata e difesa dall’Avv. (OMISSIS), presso il cui indirizzo di posta elettronica certificata (OMISSIS) elegge domicilio;

– ricorrente –

contro

(OMISSIS) s.r.l., in persona del legale rappresentante p.t.;

– intimata –

avverso la sentenza del Tribunale di Foggia – sezione distaccata di San Severo – n. 21/2012, depositata il 13.2.2012;

Udita la relazione svolta nella pubblica udienza del 12.2.2018 dal Consigliere dott. Francesco CORTESI;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale dott. CELESTE Alberto, che ha concluso per l’accoglimento del ricorso;

udito l’Avv. (OMISSIS) per la ricorrente.

FATTI DI CAUSA

  1. Su conforme ricorso di (OMISSIS) s.r.l., il giudice di pace di San Severo ingiunse ad (OMISSIS) il pagamento dell’importo di Euro 811,91 oltre accessori quale corrispettivo per la fornitura di sementi.

L’intimata propose opposizione negando di aver mai acquistato la merce indicata nella fattura n. (OMISSIS), allegata al ricorso per ingiunzione, e chiese la revoca del decreto.

L’opposta si costitui’ deducendo che la merce era stata acquistata e prelevata da tale (OMISSIS), figlio della (OMISSIS); produsse al riguardo un buono di consegna datato 26.11.2002 che recava la sottoscrizione di quest’ultimo.

A tanto l’opponente replico’ nella prima difesa successiva, rilevando che l’intestazione del buono di consegna al (OMISSIS) confermava che essa era estranea al contratto di vendita; rilevo’ inoltre che la fattura azionata con il decreto ingiuntivo riguardava merce la cui consegna era avvenuta il successivo 16.1.2003, come risultava dallo scontrino di cassa e dal documento di trasporto alla stessa allegati, e che il buono con data antecedente, in ogni caso, non era autentico, essendo stato completato in data successiva alla sua emissione con l’indicazione di fatti successivi, quali l’annotazione di due fatture emesse nel (OMISSIS).

Il giudice di pace rigetto’ l’opposizione.

  1. In virtu’ di appello interposto dalla (OMISSIS), il Tribunale di Foggia – sezione distaccata di San Severo – nella resistenza dell’appellata confermo’ la sentenza.

Secondo il tribunale, in particolare, l’onere della prova del contratto era stato assolto da (OMISSIS) mediante la produzione della fattura e del buono di consegna che recavano menzione dello stesso quantitativo di merce, la cui effettiva ricezione da parte del figlio la (OMISSIS) non aveva mai contestato. Quest’ultima, per contro, non aveva fornito alcun elemento di prova contraria in grado di superare la presunzione a lei sfavorevole connessa all’emissione della fattura.

  1. Avverso detta sentenza ha proposto ricorso per cassazione (OMISSIS) sulla base di due motivi, illustrato da successiva memoria; l’intimata non ha svolto difese in questa sede.

RAGIONI DELLA DECISIONE

  1. Con il primo motivo la ricorrente – denunziando violazione e falsa applicazione dell’articolo 2697 c.c. e nullita’ della sentenza – assume che il giudice d’appello avrebbe errato nel ritenere assolto l’onere probatorio spettante alla creditrice, attribuendo alla fattura allegata al ricorso monitorio valore presuntivo circa l’esistenza del contratto, ed osservando che il contenuto degli ulteriori documenti prodotti da (OMISSIS) non era stato da lei contestato.

Con il secondo motivo denunzia poi insufficiente e contraddittoria motivazione in relazione alla medesima questione.

  1. I motivi, che possono essere esaminati congiuntamente per la loro connessione, sono fondati.

Secondo il consolidato insegnamento di questa corte di legittimita’, la parte che agisce per l’esatto adempimento del contratto ha l’onere di provare la fonte negoziale del proprio credito (cfr. Cass. S.U., 30.10.2001, n. 13533).

A fronte delle contestazioni sollevate dalla (OMISSIS) fin dalla citazione in opposizione a decreto ingiuntivo, era pertanto onere dell’affermata creditrice dimostrare l’esistenza del rapporto contrattuale invocato.

In tal senso, (OMISSIS) ha prodotto un buono di consegna sottoscritto dal figlio della ricorrente, che risulta altresi’ essere il destinatario della merce in base alla bolla di consegna (v. pag. 7 del ricorso, ove e’ riportato in parte qua il contenuto della comparsa di risposta) cui e’ riferita la fattura azionata con il ricorso per ingiunzione.

A tale documentazione il giudice d’appello ha attribuito sufficiente valore di prova del credito azionato, in particolare ravvisandone l’idoneita’ a fondare una presunzione dell’esistenza del contratto che le contestazioni dell’intimata non avrebbero superato (v. pag. 3 sentenza).

Va tuttavia rilevato, per un verso, che la sentenza impugnata non indica le ragioni per le quali la produzione in questione varrebbe a far presumere l’esistenza del contratto, apparendo altresi’ contraddittoria nella parte in cui afferma che la (OMISSIS) non avrebbe contestato nulla “in ordine al buono di consegna e alla persona cui la merce risulta consegnata”, essendosi limitata “ad eccepire di non aver acquistato la merce in questione”, giacche’ proprio tale ultima eccezione valeva invece a supportare la tesi, dalla stessa esposta fin dal primo atto difensivo, della propria estraneita’ al rapporto negoziale, intercorso fra la creditrice ed un diverso soggetto.

Quanto, poi, al denunziato vizio di legittimita’, basti qui richiamare i numerosi precedenti di questa corte (per tutti v. Cass. 12.1.2016, n. 299) secondo cui la fattura commerciale, avuto riguardo alla sua formazione unilaterale ed alla funzione di far risultare documentalmente elementi relativi all’esecuzione di un contratto, si inquadra fra gli atti giuridici a contenuto partecipativo, consistendo nella dichiarazione, indirizzata all’altra parte, di fatti concernenti un rapporto gia’ costituito, sicche’, quando tale rapporto sia contestato, non puo’ costituire valido elemento di prova delle prestazioni eseguite ma, al piu’, un mero indizio; in particolare, se detta fattura costituisce prova scritta atta a legittimare l’emissione di decreto ingiuntivo, ove nel successivo giudizio di opposizione sia contestato il rapporto principale essa non puo’ costituirne valida prova, dovendo il creditore fornire nuove prove per integrare con efficacia retroattiva la documentazione offerta nella fase monitoria (v. fra le altre Cass. 16.11.2001, n. 14363).

In violazione di tale consolidato principio, la sentenza impugnata ha ritenuto la fattura allegata al ricorso monitorio, corredata da documentazione che per la indicate ragioni era sprovvista di valore di prova quanto all’esistenza del contratto, idonea a dimostrare l’esistenza di quest’ultimo.

  1. In accoglimento del ricorso la sentenza va pertanto cassata con rinvio al Tribunale di Foggia che, decidendo in persona di diverso magistrato, esaminera’ la fattispecie alla luce delle indicazioni fornite da questa corte di legittimita’, provvedendo altresi’ sulle spese del presente giudizio.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso; cassa la sentenza con rinvio al Tribunale di Foggia in persona di diverso magistrato, anche per le spese del presente giudizio di cassazione.

Oggetto della sentenza
difetto di conformità. vendita veicoli

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Nel caso oggetto dell’indicata sentenza il Giudice di Pace di San Severo ingiunse alla presunta creditrice di pagare la somma di € 811,91 sulla base della fattura presentata nella fase monitoria intestata alla presunta creditrice. Quest’ultima, proposta formale opposizione all’emanato decreto, ha eccepito di non aver mai acquistato la merce oggetto della fattura prodotta in fase di ricorso.
La società, presunta creditrice, in fase di costituzione e risposta ha replicato producendo un buono di consegna sottoscritto dal figlio della presunta creditrice.
Sia nel primo grado che in sede di appello l’opposizione proposta dalla presunta creditrice veniva rigettata sull’assunto che l’onere della prova ex art. 2697 c.c. era stato assolto dalla produzione del buono di consegna che riportava la medesima merce indicata in fattura.
La presunta creditrice proponeva quindi ricorso per Cassazione che ribaltava gli esiti dell’intera vicenda.
La Suprema Corte si è ritrovata a dover confermare il già consolidato orientamento giurisprudenziale secondo il quale “..la fattura commerciale, avuto riguardo alla sua formazione unilaterale ed alla funzione di far risultare documentalmente elementi relativi all’esecuzione di un contratto, si inquadra fra gli atti giuridici a contenuto partecipativo, consistendo nella dichiarazione, indirizzata all’altra parte, di fatti concernenti un rapporto già costituito, sicchè, quando tale rapporto sia contestato, non può costituire valido elemento di prova delle prestazioni eseguite, ma al di più un mero indizio; in particolare, se detta fattura costituisce prova scritta atta a legittimare l’emissione di decreto ingiuntivo, ove nel successivo giudizio di opposizione si contestato il rapporto principale essa non può costituire valida prova, dovendo il creditore fornire nuove prove per integrare con efficacia retroattiva la documentazione offerta in fase monitoria..”.
In caso, quindi, di opposizione da parte del presunto debitore, sarà necessario produrre nuova e sufficiente documentazione che attesti l’esistenza di un contratto in essere in data antecedente all’emissione della fattura di pagamento.
Il ragionamento proposto dagli Ermellini è chiaramente degno di ogni logica in quanto, altrimenti, sarebbe sufficiente avere i dati anagrafici di un soggetto per emettere fattura nei suoi confronti e pretenderne poi il pagamento.

Massima

Se la fattura costituisce prova scritta atta a legittimare l’emissione del decreto ingiuntivo, ove nel successivo giudizio di opposizione sia contestato il rapporto principale, essa non può costituire valida prova.

La sentenza integrale

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ORILIA Lorenzo – Presidente

Dott. BELLINI Ubaldo – Consigliere

Dott. FORTUNATO Giuseppe – Consigliere

Dott. BESSO MARCHEIS Chiara – Consigliere

Dott. CORTESI Francesco – rel. Consigliere

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso iscritto al n. 8603/2013 R.G. proposto da:

(OMISSIS), rappresentata e difesa dall’Avv. (OMISSIS), presso il cui indirizzo di posta elettronica certificata (OMISSIS) elegge domicilio;

– ricorrente –

contro

(OMISSIS) s.r.l., in persona del legale rappresentante p.t.;

– intimata –

avverso la sentenza del Tribunale di Foggia – sezione distaccata di San Severo – n. 21/2012, depositata il 13.2.2012;

Udita la relazione svolta nella pubblica udienza del 12.2.2018 dal Consigliere dott. Francesco CORTESI;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale dott. CELESTE Alberto, che ha concluso per l’accoglimento del ricorso;

udito l’Avv. (OMISSIS) per la ricorrente.

FATTI DI CAUSA

  1. Su conforme ricorso di (OMISSIS) s.r.l., il giudice di pace di San Severo ingiunse ad (OMISSIS) il pagamento dell’importo di Euro 811,91 oltre accessori quale corrispettivo per la fornitura di sementi.

L’intimata propose opposizione negando di aver mai acquistato la merce indicata nella fattura n. (OMISSIS), allegata al ricorso per ingiunzione, e chiese la revoca del decreto.

L’opposta si costitui’ deducendo che la merce era stata acquistata e prelevata da tale (OMISSIS), figlio della (OMISSIS); produsse al riguardo un buono di consegna datato 26.11.2002 che recava la sottoscrizione di quest’ultimo.

A tanto l’opponente replico’ nella prima difesa successiva, rilevando che l’intestazione del buono di consegna al (OMISSIS) confermava che essa era estranea al contratto di vendita; rilevo’ inoltre che la fattura azionata con il decreto ingiuntivo riguardava merce la cui consegna era avvenuta il successivo 16.1.2003, come risultava dallo scontrino di cassa e dal documento di trasporto alla stessa allegati, e che il buono con data antecedente, in ogni caso, non era autentico, essendo stato completato in data successiva alla sua emissione con l’indicazione di fatti successivi, quali l’annotazione di due fatture emesse nel (OMISSIS).

Il giudice di pace rigetto’ l’opposizione.

  1. In virtu’ di appello interposto dalla (OMISSIS), il Tribunale di Foggia – sezione distaccata di San Severo – nella resistenza dell’appellata confermo’ la sentenza.

Secondo il tribunale, in particolare, l’onere della prova del contratto era stato assolto da (OMISSIS) mediante la produzione della fattura e del buono di consegna che recavano menzione dello stesso quantitativo di merce, la cui effettiva ricezione da parte del figlio la (OMISSIS) non aveva mai contestato. Quest’ultima, per contro, non aveva fornito alcun elemento di prova contraria in grado di superare la presunzione a lei sfavorevole connessa all’emissione della fattura.

  1. Avverso detta sentenza ha proposto ricorso per cassazione (OMISSIS) sulla base di due motivi, illustrato da successiva memoria; l’intimata non ha svolto difese in questa sede.

RAGIONI DELLA DECISIONE

  1. Con il primo motivo la ricorrente – denunziando violazione e falsa applicazione dell’articolo 2697 c.c. e nullita’ della sentenza – assume che il giudice d’appello avrebbe errato nel ritenere assolto l’onere probatorio spettante alla creditrice, attribuendo alla fattura allegata al ricorso monitorio valore presuntivo circa l’esistenza del contratto, ed osservando che il contenuto degli ulteriori documenti prodotti da (OMISSIS) non era stato da lei contestato.

Con il secondo motivo denunzia poi insufficiente e contraddittoria motivazione in relazione alla medesima questione.

  1. I motivi, che possono essere esaminati congiuntamente per la loro connessione, sono fondati.

Secondo il consolidato insegnamento di questa corte di legittimita’, la parte che agisce per l’esatto adempimento del contratto ha l’onere di provare la fonte negoziale del proprio credito (cfr. Cass. S.U., 30.10.2001, n. 13533).

A fronte delle contestazioni sollevate dalla (OMISSIS) fin dalla citazione in opposizione a decreto ingiuntivo, era pertanto onere dell’affermata creditrice dimostrare l’esistenza del rapporto contrattuale invocato.

In tal senso, (OMISSIS) ha prodotto un buono di consegna sottoscritto dal figlio della ricorrente, che risulta altresi’ essere il destinatario della merce in base alla bolla di consegna (v. pag. 7 del ricorso, ove e’ riportato in parte qua il contenuto della comparsa di risposta) cui e’ riferita la fattura azionata con il ricorso per ingiunzione.

A tale documentazione il giudice d’appello ha attribuito sufficiente valore di prova del credito azionato, in particolare ravvisandone l’idoneita’ a fondare una presunzione dell’esistenza del contratto che le contestazioni dell’intimata non avrebbero superato (v. pag. 3 sentenza).

Va tuttavia rilevato, per un verso, che la sentenza impugnata non indica le ragioni per le quali la produzione in questione varrebbe a far presumere l’esistenza del contratto, apparendo altresi’ contraddittoria nella parte in cui afferma che la (OMISSIS) non avrebbe contestato nulla “in ordine al buono di consegna e alla persona cui la merce risulta consegnata”, essendosi limitata “ad eccepire di non aver acquistato la merce in questione”, giacche’ proprio tale ultima eccezione valeva invece a supportare la tesi, dalla stessa esposta fin dal primo atto difensivo, della propria estraneita’ al rapporto negoziale, intercorso fra la creditrice ed un diverso soggetto.

Quanto, poi, al denunziato vizio di legittimita’, basti qui richiamare i numerosi precedenti di questa corte (per tutti v. Cass. 12.1.2016, n. 299) secondo cui la fattura commerciale, avuto riguardo alla sua formazione unilaterale ed alla funzione di far risultare documentalmente elementi relativi all’esecuzione di un contratto, si inquadra fra gli atti giuridici a contenuto partecipativo, consistendo nella dichiarazione, indirizzata all’altra parte, di fatti concernenti un rapporto gia’ costituito, sicche’, quando tale rapporto sia contestato, non puo’ costituire valido elemento di prova delle prestazioni eseguite ma, al piu’, un mero indizio; in particolare, se detta fattura costituisce prova scritta atta a legittimare l’emissione di decreto ingiuntivo, ove nel successivo giudizio di opposizione sia contestato il rapporto principale essa non puo’ costituirne valida prova, dovendo il creditore fornire nuove prove per integrare con efficacia retroattiva la documentazione offerta nella fase monitoria (v. fra le altre Cass. 16.11.2001, n. 14363).

In violazione di tale consolidato principio, la sentenza impugnata ha ritenuto la fattura allegata al ricorso monitorio, corredata da documentazione che per la indicate ragioni era sprovvista di valore di prova quanto all’esistenza del contratto, idonea a dimostrare l’esistenza di quest’ultimo.

  1. In accoglimento del ricorso la sentenza va pertanto cassata con rinvio al Tribunale di Foggia che, decidendo in persona di diverso magistrato, esaminera’ la fattispecie alla luce delle indicazioni fornite da questa corte di legittimita’, provvedendo altresi’ sulle spese del presente giudizio.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso; cassa la sentenza con rinvio al Tribunale di Foggia in persona di diverso magistrato, anche per le spese del presente giudizio di cassazione.

Oggetto della sentenza
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