(R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398)

Fatto commesso sotto l'azione di sostanze stupefacenti

Articolo 93 - Codice Penale

Le disposizioni dei due articoli precedenti si applicano anche quando il fatto è stato commesso sotto l’azione di sostanze stupefacenti (221, 222, 229).

Articolo 93 - Codice Penale

Le disposizioni dei due articoli precedenti si applicano anche quando il fatto è stato commesso sotto l’azione di sostanze stupefacenti (221, 222, 229).

Note

Tabella procedurale

Massime

In tema di arresto in flagranza, il giudice della convalida deve operare un controllo di mera ragionevolezza, ponendosi nella stessa situazione di chi ha operato l’arresto sulla base degli elementi al momento conosciuti, per cui, ai fini della verifica dell’eventuale incapacità di intendere e di volere dell’arrestato, è necessario che tale stato si sia manifestato in modo chiaro all’agente operante al momento dell’intervento. (In applicazione del principio, la Corte ha ritenuto correttamente convalidato l’arresto di un soggetto evaso dagli arresti domiciliari fermato “in pieno stato confusionale”, ritenendo che tale stato poteva essere ragionevolmente ricondotto anche ad ubriachezza o ad intossicazione da sostanze stupefacenti). Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 7470 del 16 febbraio 2017 (Cass. pen. n. 7470/2017)

L’azione esercitata sulla psiche del soggetto dall’alcool e dagli stupefacenti volontariamente assunti non impedisce di ravvisare gli estremi del dolo diretto, per la cui esistenza non è richiesta una analisi lucida della realtà, ma solo che il soggetto sia in grado, nonostante la perturbazione psichica e la riduzione del senso critico determinate dalle sostanze assunte, di attivarsi in modo razionalmente concatenato per realizzare l’evento ideato e voluto. Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 39957 del 27 ottobre 2008 (Cass. pen. n. 39957/2008)

Affinché si possa ritenere esclusa o diminuita la imputabilità dell’agente, l’intossicazione da sostanze stupefacenti deve essere caratterizzata dalla permanenza e dall’irreversibilità e, cioè, da condizioni psichiche che permangono indipendentemente dal rinnovarsi dell’assunzione o meno di sostanze stupefacenti, condizioni che, in ogni caso, debbono essere valutate con riferimento al momento in cui il fatto-reato è stato commesso. Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 7363 del 14 febbraio 2003 (Cass. pen. n. 7363/2003)

Gli stati di tossicodipendenza possono produrre un’alterazione dei processi intellettivi e volitivi di un soggetto, così incidendo sulla sua imputabilità solo quando raggiungono il livello di una grave e permanente intossicazione determinante un vero e proprio stato patologico psicofisico. Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 3351 del 2 marzo 1989 (Cass. pen. n. 3351/1989)

Il solo stato di tossicodipendenza dell’imputato non ha rilevanza ai fini dell’imputabilità, a meno che la droga non sia stata assunta per forza maggiore o per caso fortuito o abbia determinato una irreversibile intossicazione patologica che, provocando alterazioni psichiche permanenti, consente di concludere che il soggetto sia un vero malato di mente. Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 541 del 19 gennaio 1989 (Cass. pen. n. 541/1989)

Lo stato di intossicazione acuta da sostanze stupefacenti, al pari dell’ubriachezza accidentale, costituisce una eccezione rispetto a quella volontaria e colposa e, quindi, è assolutamente irrilevante ai fini dell’accertamento dell’imputabilità, quando si provi o comunque risulti che l’assunzione delle sostanze sia riconducibile ad un atto volontario e consapevole dell’agente, anche se determinata da imprudenza, imperizia o negligenza. Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 7633 del 24 giugno 1987 (Cass. pen. n. 7633/1987)

Non influisce sull’imputabilità, ad eccezione del caso fortuito della forza maggiore, lo stato di intossicazione temporanea da assunzione di stupefacenti, che altera la capacità di intendere e di volere soltanto correlativamente all’azione perturbatrice della droga durante la sua assimilazione nell’organismo umano, anche se lo stato di dipendenza venutosi a creare rende di fatto non facile, senza peraltro escluderlo, il recupero del tossicomane. Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 8918 del 11 ottobre 1985 (Cass. pen. n. 8918/1985)

Anche al di fuori dell’ipotesi di intossicazione cronica, l’uso e l’abuso di sostanze stupefacenti (o alcooliche) possono concorrere a determinare una condizione giuridica di minorata o esclusa capacità di intendere e di volere, ma solo quando influiscano, aggravandone gli aspetti morbosi, su una preesistente infermità di mente, e non già quando si innestino in un mero stato di personalità disturbata. Ne consegue che va esclusa l’esistenza di un vizio parziale di mente in simili ipotesi di intossicazione perché esso è considerato irrilevante ai fini dell’imputabilità dagli artt. 92 e 93 c.p. o addirittura come circostanza aggravante del reato contestualmente concesso dall’art. 94 c.p. Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 2116 del 1 marzo 1985 (Cass. pen. n. 2116/1985)

Ai fini dell’accertamento della capacità di intendere e di volere, lo stato di intossicazione da stupefacenti deve essere riferito al momento della consumazione del reato, con la più ampia discrezionalità per il giudice di accertarne l’entità e gli effetti onde stabilire il grado di imputabilità dell’imputato. Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 4420 del 12 maggio 1984 (Cass. pen. n. 4420/1984)

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