(R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398)

Abbandono di animali

Articolo 727 - Codice Penale

(1) Chiunque abbandona animali domestici o che abbiano acquisito abitudini della cattività è punito con l’arresto fino ad un anno o con l’ammenda da 1.000 euro a 10.000 euro.
Alla stessa pena soggiace chiunque detiene animali in condizioni incompatibili con la loro natura, e produttive di gravi sofferenze.

Articolo 727 - Codice Penale

(1) Chiunque abbandona animali domestici o che abbiano acquisito abitudini della cattività è punito con l’arresto fino ad un anno o con l’ammenda da 1.000 euro a 10.000 euro.
Alla stessa pena soggiace chiunque detiene animali in condizioni incompatibili con la loro natura, e produttive di gravi sofferenze.

Note

(1) Questo articolo è stato da ultimo così sostituito dall’art. 1, comma 3, della L. 20 luglio 2004, n. 189.

Tabella procedurale

Massime

In tema di reato di detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura previsto dall’art. 727 comma secondo cod. pen. la grave sofferenza dell’animale elemento oggettivo della fattispecie deve essere desunta dalle modalità della custodia che devono essere inconciliabili con la condizione propria dell’animale in situazione di benessere. (In motivazione la Corte ha precisato che anche le sole condizioni dell’ambiente di detenzione possono essere fonte di gravi sofferenze per l’animale quando sono incompatibili con la sua natura). Cass. pen. sez. III 7 dicembre 2016 n. 52031

L’utilizzo di collare elettronico che produce scosse o altri impulsi elettrici trasmessi al cane tramite comando a distanza integra la contravvenzione di detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura e produttive di gravi sofferenze poichè concretizza una forma di addestramento fondata esclusivamente su uno stimolo doloroso tale da incidere sensibilmente sull’integrità psicofisica dell’animale. (In applicazione del principio la Corte ha proceduto a riqualificare come violazione dell’art. 727 comma secondo cod. pen. il fatto originariamente contestato ai sensi dell’art. 544-ter cod. pen. congurabile nella diversa ipotesi di abuso del collare coercitivo di tipo elettrico “antiabbaio”). Cass. pen. sez. III 25 maggio 2016 n. 21932

Non integra il reato di maltrattamento di animali bensì quello di detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura e produttive di gravi sofferenze previsto dall’art. 727 comma secondo cod. pen. la detenzione di volatili in condizioni di privazione di cibo acqua e luce. (Fattispecie relativa alla custodia di uccelli in sacchetti di stoffa appesi per ore ad un bastone ed a contatto con i loro escrementi). Cass. pen. sez. VI 28 aprile 2016 n. 17677

Il delitto di detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura di cui all’art. 727 comma secondo c.p. ha natura di reato permanente la cui consumazione inizia nel momento in cui l’autore del reato tiene gli animali nella condizione vietata e cessa nel momento in cui rimuove detta condizione o ne perde la disponibilità anche per effetto del sequestro disposto dall’autorità giudiziaria. Cass. pen. sez. III 22 maggio 2015 n. 21460

In tema di maltrattamento di animali il reato permanente di cui all’art. 727 cod. pen. è integrato dalla detenzione degli animali con modalità tali da arrecare gravi sofferenze incompatibili con la loro natura avuto riguardo per le specie più note (quali ad esempio gli animali domestici) al patrimonio di comune esperienza e conoscenza e per le altre alle acquisizioni delle scienze naturali. (Fattispecie in cui è stata ritenuta penalmente rilevante la custodia di un cavallo in vano seminterrato angusto alto meno di due metri e pieno di escrementi tale da costringerlo a stare con la testa ed il collo continuamente abbassati e a limitarne la possibilità di movimento). Cass. pen. sez. III 17 febbraio 2015 n. 6829

Integra il reato previsto dall’art. 727 cod. pen. il comportamento anche colposo di completo abbandono di animali allevati in libertà se sia tale da determinare per gli stessi condizioni di vita incompatibili con la loro natura. (Fattispecie nella quale è stata ritenuta la sussistenza del reato in relazione alla detenzione di cavalli di razza maremmana allevati allo stato brado ai quali non veniva assicurata alcuna cura o assistenza neanche quando le condizioni ambientali e climatiche non permettevano che gli esemplari si approvvigionassero autonomamente per vie naturali tanto da cadere in stato di forte denutrizione e disidratazione). Cass. pen. sez. III 22 gennaio 2014 n. 2852

Integra la contravvenzione di abbandono di animali (art. 727 comma primo c.p.) non solo la condotta di distacco volontario dall’animale ma anche qualsiasi trascuratezza disinteresse o mancanza di attenzione verso quest’ultimo dovendosi includere nella nozione di “abbandono” anche comportamenti colposi improntati ad indifferenza od inerzia nell’immediata ricerca nell’animale. (In motivazione la Corte in una fattispecie relativa allo smarrimento di un cane non denunciato dal proprietario che si era disinteressato dell’animale non preoccupandosi di ricercarlo ha escluso che il reato in esame possa essere commesso solo in forma dolosa). Cass. pen. sez. III 13 maggio 2011 n. 18892

Configurano il reato di maltrattamenti di animali anche nella formulazione novellata di cui all’art. 727 c.p. non soltanto quei comportamenti che offendono il comune sentimento di pietà e mitezza verso gli animali destando ripugnanza per la loro aperta crudeltà ma anche quelle condotte che incidono sulla sensibilità dell’animale producendo un dolore. (Nella specie il maltrattamento era consistito nella detenzione all’interno di un canile di animali obbligati in recinti e gabbie carenti dei requisiti previsti dalla legge ed in condizioni igieniche disastrose). Cass. pen. sez. III 28 novembre 2007 n. 44287

In tema di reati contro il sentimento per gli animali la interpretazione dell’ambito applicativo dell’art. 727 c.p. nel testo precedente le modiche introdotte dalla L. 20 luglio 2004 n. 189 con particolare riferimento all’ipotesi della detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura corrisponde alla nuova formulazione del citato articolo con la conseguente esistenza di una continuità normativa fra la fattispecie contravvenzionale già prevista e quella introdotta dalla citata L. 189 del 2004. Cass. pen. sez. III 24 gennaio 2006 n. 2774

Integra il reato di maltrattamento di animali la condotta di colui il quale detiene per la vendita uccelli appartenenti alla fauna selvatica – gufi reali – mantenendoli in stato di sostanziale denutrizione e in un ambiente angusto tale da provocare la recisione traumatica della parte esterna delle ali. Cass. pen. sez. III 27 ottobre 2004 n. 41777

L’utilizzo di buoi per una gara di velocità di carri trainati dagli animali stessi che vengono lanciati in una corsa sfrenata attraverso la stimolazione con pungoli e bastoni acuminati costituisce una condotta di incrudelimento che integra gli estremi del reato di maltrattamento di animali né è configurabile – neppure a livello putativo – l’esimente di cui all’art. 51 c.p. in considerazione del fatto che tale corsa è una manifestazione folcloristica collettiva di carattere religioso risalente a tempo immemorabile. (Nel caso di specie la cosiddetta Carrese che si tiene annualmente in Ururi). Cass. pen. sez. III 24 settembre 2004 n. 37878

Secondo la disposizione di cui all’art. 727 c.p. applicabile anche agli animali da allevamento la condotta di incrudelimento consiste non solo nel cagionare all’animale delle sofferenze senza alcuna necessità ma anche nel sottoporre lo stesso ad una condizione di vita che non risultando strettamente necessaria alle esigenze della custodia e dell’allevamento dello stesso gli cagioni sofferenza. (Nel caso di specie è stato ritenuto un comportamento di maltrattamento il custodire un suino abitualmente legato ad un albero con esigua ed innaturale libertà di movimento trattenendolo mediante una stretta catena al collo tale da provocargli lesioni). Cass. pen. sez. III 1 luglio 2004 n. 28700

Integra il reato di cui all’art. 727 c.p. il comportamento di chi vantando la proprietà di un cane lo prelevi dal luogo ove esso si trova e dopo averlo rinchiuso nel bagagliaio della propria auto di piccole dimensioni lo trasporti per un apprezzabile lasso di tempo da un luogo ad un altro ciò in quanto la restrizione del cane in un ambiente inidoneo benchè non accompagnata dalla volontà di inerire su esso incide sulla sensibilità dell’animale provocandogli un’inutile sofferenza. Cass. pen. sez. III 28 maggio 2004 n. 24330

Integra il reato di maltrattamento di animali la detenzione peraltro illecita di due esemplari di leoni vivi in stato di denutrizione ed in pessime condizioni igienico-sanitarie custoditi in una gabbia di dimensioni assolutamente inadeguate tale da non consentire loro possibilità di movimento. Cass. pen. sez. III 24 marzo 2004 n. 14426

Costituisce incrudelimento senza necessità nei confronti di animali suscettibile di dare luogo al reato di cui all’art. 727 c.p. ogni comportamento produttivo nell’animale di sofferenze che non trovino giustificazione nell’insuperabile esigenza di tutela non altrimenti realizzabile di valori giuridicamente apprezzabili ancorché non limitati a quelli primari cui si riferisce l’art. 54 c.p. rimanendo quindi esclusa detta giustificazione quando si tratti soltanto della convenienza ed opportunità di reprimere comportamenti eventualmente molesti dell’animale che possano trovare adeguata correzione in trattamenti educativi etologicamente informati e quindi privi di ogni forma di violenza o accanimento. Cass. pen. sez. III 20 dicembre 2002 n. 43230

Non integra il reato di cui all’art. 727 c.p. (maltrattamento di animali) neppure sotto la forma dell’abbandono la consegna di un cane presso le strutture comunali di ricovero per cani sul falso presupposto che l’animale non sia il proprio ma abbia origine randagia atteso che gli animali ricoverati presso le strutture comunali non possono essere soppressi né destinati alla sperimentazione e che agli stessi nell’attesa della cessione a privati vengono assicurate le necessarie prestazioni di cura e custodia. Cass. pen. sez. III 21 settembre 2001 n. 34396

Il reato di cui all’art. 727 c.p. detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura può essere commesso non soltanto dal proprietario degli animali ma da chiunque li detenga anche occasionalmente. (In applicazione di tale principio la Corte ha affermato la responsabilità del soggetto che al momento dell’accertamento si occupava dell’azienda nella quale gli animali erano stati rinvenuti). Cass. pen. sez. III 21 febbraio 2006 n. 6415

La detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura prevista come reato dall’art. 727 c.p. è configurabile anche in ipotesi di semplice negligenza atteso che trattasi di contravvenzione non necessariamente dolosa. Cass. pen. sez. III 2 settembre 2005 n. 32837

La detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura e produttiva di gravi sofferenze prevista come reato dal nuovo testo dell’art. 727 c.p. diversamente dall’ipotesi di incrudelimento può essere integrata anche con una condotta colposa del soggetto agente. (Fattispecie nella quale la Corte ha ravvisato il reato de quo nell’ipotesi di trasporto di tre cani nel bagagliaio non comunicante con l’abitacolo di un’autovettura). Cass. pen. sez. III 9 giugno 2005 n. 21744

L’ANPA – associazione che ha come scopo statutario la tutela degli animali – è legittimata a ricevere l’avviso ex art. 408 comma secondo c.p.p. poiché va considerata persona offesa dai delitti contro il sentimento degli animali e dalla contravvenzione prevista dall’art. 727 c.p. indipendentemente dalla emanazione del D.M. previsto dall’art. 19 quater L. 20 luglio 2004 n. 189. Cass. pen. sez. III 12 ottobre 2006 n. 34095

In tema di maltrattamenti di animali seppure la ratio dell’incriminazione di cui all’art. 727 c.p. è l’esigenza di tutelare il sentimento di comune pietà verso gli animali e di promuovere l’educazione civile la qualifica di persona offesa dal reato compete al proprietario dell’animale che abbia subito sevizie da parte di altri anche se non abbia assistito personalmente alla commissione del fatto avendo egli ricevuto un danno morale per il vincolo di affetto che lo lega all’animale. (Fattispecie in cui si è ritenuta ammissibile la costituzione di parte civile nel procedimento penale). Cass. pen. sez. III 8 settembre 2004 n. 36059

Il reato contravvenzionale di abbandono di animali come modificato dalla L. 20 luglio 2004 n. 189 concorre con i reati contravvenzionali previsti dall’art. 30 della L. 11 febbraio 1992 n. 157. (In motivazione la Corte ha precisato che il rapporto di specialità sussiste unicamente a norma dell’art. 19 ter disp. att. c.p. tra i delitti contro il sentimento per gli animali introdotti dalla L. n. 189 del 2004 e le leggi speciali in materia di animali). Cass. pen. sez. III 30 ottobre 2009 n. 41742

Office Advice Logo

Office Advice © 2020 – Tutti i diritti riservati