Art. 718 – Codice Penale

(R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398)

Esercizio di giuochi d'azzardo

Articolo 718 - Codice Penale

Chiunque, in un luogo pubblico o aperto al pubblico, o in circoli privati di qualunque specie, tiene un giuoco d’azzardo (721) o lo agevola è punito con l’arresto da tre mesi ad un anno e con l’ammenda non inferiore a € 206 (719, 722).
Se il colpevole è un contravventore abituale o professionale (104, 105), alla libertà vigilata (228) può essere aggiunta la cauzione di buona condotta (237).

Articolo 718 - Codice Penale

Chiunque, in un luogo pubblico o aperto al pubblico, o in circoli privati di qualunque specie, tiene un giuoco d’azzardo (721) o lo agevola è punito con l’arresto da tre mesi ad un anno e con l’ammenda non inferiore a € 206 (719, 722).
Se il colpevole è un contravventore abituale o professionale (104, 105), alla libertà vigilata (228) può essere aggiunta la cauzione di buona condotta (237).

Note

Tabella procedurale

Massime

In materia di gioco d’azzardo la nuova disciplina di cui alla legge n. 388 del 2000 ha lasciato immutata la distinzione tra giochi di azzardo e di trattenimento basata rispettivamente sull’aleatorietà della vincita e sulla abilità del giocatore mentre la soglia quantitativa della vincita costituisce soltanto un ulteriore limite alla liceità dei giochi di trattenimento e di abilità e non riguarda gli apparecchi e congegni per il gioco di azzardo. Cass. pen. sez. III 17 febbraio 2001 n. 6519

Ai fini dell’accertamento del reato di esercizio di giuochi d’azzardo è necessaria la prova dell’effettiva esistenza di mezzi atti ad esercitarlo dell’effettivo svolgimento di un gioco e qualora si tratti di apparecchi automatici da gioco di natura aleatoria dell’effettivo utilizzo dell’apparecchio per fini di lucro non essendo sufficiente in tale ultimo caso accertare che lo stesso sia potenzialmente utilizzabile per l’esercizio del gioco d’azzardo. (Nella fattispecie la Corte ha ritenuto viziata la motivazione della sentenza di condanna per il reato di cui all’art. 718 cod. pen. in relazione alla prova del fine di lucro che era stato invece desunto dal ritardo con cui l’imputata aveva consentito l’ingresso della polizia all’interno del locale da lei gestito dalla utilizzabilità delle postazioni che riproducevano il gioco del poker per effettuare delle scommesse collegate a vincite in denaro tramite un sito internet e dalla circostanza che durante l’istruttoria dibattimentale la difesa non avesse formulato domande sul tema). Cass. pen. sez. III 16 giugno 2016 n. 25032

L’organizzazione di tornei di poker nella variante del “Texas Hold’Em” con posta in gioco costituita esclusivamente dalla sola quota d’iscrizione l’assegnazione di un numero uguale di gettoni di valore solo nominale per ciascun giocatore senza possibilità di rientrare in gioco acquistando altri gettoni con preventiva individuazione del premio finale non costituisce esercizio di gioco d’azzardo quando considerate le concrete modalità di svolgimento del gioco risulti preponderante l’abilità del giocatore sull’alea ed irrilevante il fine di lucro rispetto a quello prettamente ludico. Cass. pen. sez. III 29 luglio 2013 n. 32835

Lo “chemin de fer” configura gli estremi del gioco d’azzardo essendo fondato esclusivamente sull’alea senza che sia determinante l’abilità del giocatore. Cass. pen. sez. II 19 febbraio 2013 n. 7972

L’accertamento del reato di esercizio di giuochi d’azzardo richiede non solo la prova dell’effettiva esistenza di mezzi atti ad esercitarlo ma da un lato la prova dell’effettivo svolgimento di un gioco e dall’altro ove si tratti di apparecchi automatici da gioco di natura aleatoria la prova dell’effettivo utilizzo dell’apparecchio per fini di lucro non essendo sufficiente in tale ultimo caso accertare che lo stesso sia “potenzialmente” utilizzabile per l’esercizio del gioco d’azzardo. (Nella specie la Corte ha annullato con rinvio la sentenza di condanna per il reato di cui all’art. 718 c.p. relativa ad un distributore automatico di “chewing-gum” modello DAC-Engeneering ritenuto apparecchio elettronico di genere proibito perchè assimilabile a “videopoker” in assenza dei dovuti accertamenti). Cass. pen. sez. III 8 giugno 2010 n. 21639

In tema di gioco d’azzardo il fine di lucro non può essere ritenuto esistente solo perchè l’apparecchio automatico riproduca un gioco vietato ma deve essere valutato considerando anche l’entità della posta la durata delle partite la possibile ripetizione di queste ed il tipo di premi erogabili in denaro o in natura. (Fattispecie relativa a videogiochi riproducenti il gioco del poker cosiddetti videopoker). Cass. pen. sez. III 5 marzo 2008 n. 9988

Il titolare dell’esercizio pubblico nel quale siano installati apparecchi automatici ed elettronici per il gioco d’azzardo risponde dei reati di cui agli artt. 718 c.p. e 110 del R.D. n. 773 del 1931 anche se gli apparecchi sono stati ricevuti in noleggio da terzi atteso che su questi grava l’onere di accertare la rispondenza degli apparecchi alle disposizioni di legge. Cass. pen. sez. III 17 aprile 2007 n. 15301

La installazione in un pubblico esercizio di un apparecchio automatico elettronico per il gioco del poker configura il reato di esercizio di gioco d’azzardo in presenza delle condizioni legislativamente previste dall’art. 110 del TULPS atteso che in tale ipotesi l’elemento del lucro non è lasciato all’apprezzamento del giudice ma è definito tipicamente dal legislatore attraverso la disciplina del citato art. 110. Cass. pen. sez. III 13 aprile 2007 n. 15046

Il giuoco d’azzardo punito dall’art. 718 c.p. si configura allorché l’abilità del giocatore assume un ruolo minimo rispetto alla aleatorietà dovuta alla fortuna ed al caso e sussiste un fine di lucro che può essere escluso solo allorquando la posta sia talmente tenue da avere un valore del tutto irrilevante. Cass. pen. sez. III 18 dicembre 2002 n. 42519

Il fine di lucro richiesto in materia di gioco d’azzardo ricorre ogni qual volta il giocatore partecipi al gioco anche per conseguire vantaggi economicamente rilevanti e va identificato in relazione al giocatore e non all’organizzatore o gestore del gioco il quale ricava ordinariamente un utile dall’organizzazione o gestione professionale del gioco sia esso o meno d’azzardo. Cass. pen. sez. III 16 novembre 2007 n. 42374

In tema di esercizio di giochi d’azzardo il titolare dell’esercizio pubblico nel quale siano installati videogiochi che abbiano fini di lucro e che contemplino un esito aleatorio per il giocatore non può addurre a fondamento di una pretesa mancanza dell’elemento psicologico del reato l’esistenza di una illegittima autorizzazione da parte dell’Autorità di P.S. giacché chiunque svolga professionalmente una determinata attività (nella specie: gestore di un bar) non può sostenere a propria discolpa di non conoscere le norme penali che regolano quell’attività soprattutto quando la disciplina in questione è vigente da tempo e ben nota alla generalità dei consociati. Cass. pen. sez. III 11 giugno 2004 n. 26386

Ai fini della configurabilità del reato di giuoco d’azzardo di cui all’art. 718 c.p. non è necessaria la effettiva acquisizione di denaro o altra utilità essendo sufficiente che vi sia da parte del giocatore la finalità di conseguire il lucro successivo ed eventuale. Cass. pen. sez. III 11 febbraio 2004 n. 5331

Configura il reato di esercizio di giuoco d’azzardo l’installazione in un pubblico esercizio di un apparecchio automatico elettronico che collegandosi in rete a sito internet dedicato consenta di scegliere tra le diverse applicazioni possibili quella denominata “videopoker” caratterizzata dall’alea e dal fine di lucro consistente nell’accumulo di crediti utilizzabili per ulteriori partite e trasferibili su “smart card” nel conto punti dell’avventore. (Fattispecie in tema di sequestro preventivo di apparecchio del tipo “totem internet” denominato “NetShop”). Cass. pen. sez. III 26 marzo 2010 n. 11877

In tema di esercizio del gioco d’azzardo l’apparecchio elettronico riproducente il gioco del poker va considerato d’azzardo e come tale vietato ai sensi dell’art. 110 comma quinto del R.D. 18 giugno 1931 n. 733 in quanto connotato da aleatorietà assoluta a condizione che consenta la vincita di un qualsiasi premio in danaro o in natura ivi compresa la ripetizione o il prolungamento della partita. Cass. pen. sez. III 12 luglio 2006 n. 24059

Integra la contravvenzione di cui all’art. 718 c.p. la condotta di noleggio o installazione di apparecchi per il giuoco di videopoker quando risulti il carattere assolutamente aleatorio del giuoco e la finalità di lucro posto che oggetto del negozio giuridico di cessione di tali apparecchi ai gestori di bar circoli o altri locali possono essere solo apparecchi di intrattenimento leciti che posseggano tutti i requisiti di cui all’art. 110 T.U.L.P.S. Cass. pen. sez. III 24 gennaio 2006 n. 2752

L’installazione e la messa a disposizione del pubblico di apparecchi da giuoco del tipo videopoker mentre dà luogo di per sè alla configurabilità del reato di cui all’art. 110 del T.U. delle leggi di pubblica sicurezza non comporta anche quella del diverso reato di tenuta di giuoco d’azzardo previsto dall’art. 718 c.p. richiedendo quest’ultima la sussistenza di un fine di lucro riconoscibile solo quando l’importo della possibile vincita a prescindere dalle condizioni economiche del giocatore superi il limite fissato dal comma 6 del citato art. 110 Tulps. Cass. pen. sez. III 31 maggio 2005 n. 20400

Rientrano nella categoria dei videogiochi vietati non solo ai sensi dell’art. 110 comma sesto T.U.L.P.S. ma anche dell’art. 22 della Legge 27 dicembre 2002 n. 289 gli apparecchi e congegni automatici semiautomatici ed elettronici che utilizzano un sistema di gioco un meccanismo di scommessa ed un criterio di combinazioni vincenti del tutto simili a quello del poker in cui l’elemento aleatorio è preponderante e la prova di abilità è solo fittizia. (Fattispecie in cui la Corte ha confermato la pronunzia dei giudici di merito che hanno escluso l’applicabilità dell’art. 2 comma terzo c.p. ritenendo che anche alla luce della recente normativa introdotta con l’art. 22 della Legge 289/2002 tali tipi di apparecchi rientrano nella categoria dei videogiochi vietati). Cass. pen. sez. I 23 aprile 2004 n. 19074

Gli apparecchi elettronici che riproducono il gioco del poker vanno qualificati quali apparecchi per il gioco d’azzardo e come tali vietati ai sensi dell’art. 110 comma 5 del R.D. 18 giugno 1931 n. 773 e successive modificazioni purché consentano la vincita di un qualsiasi premio in danaro o in natura ivi compresa la ripetizione o il prolungamento della partita in quanto connotati da aleatorietà assoluta atteso che il divieto contenuto nel successivo comma 6 del citato art. 110 intende soltanto precisare che gli apparecchi in questione non possono in nessun caso qualificarsi come apparecchi da trattenimento o da abilità anche se rispettano i requisiti di costo durata e di vincita previsti per tale tipologia di apparecchi da gioco. Cass. pen. sez. III 7 aprile 2004 n. 16501

In caso di richiesta di definizione ex art. 444 c.p.p. del procedimento per il reato di tenuta o agevolazione del gioco d’azzardo mediante videopoker è ammissibile la costituzione di parte civile di un giocatore poiché non può escludersi in astratto la sussistenza di un danno eziologicamente collegato con la commissione del reato e non essendo necessario ai fini della detta costituzione provare l’effettiva sussistenza dei danni ed il nesso di causalità. Cass. pen. sez. III 3 marzo 2001 n. 8842

Quando un apparecchio come nel caso dei videopoker sia strutturalmente aleatorio nel senso di operare secondo un codice ignoto al giocatore del tutto automatico il reato di gioco d’azzardo sussiste a prescindere da qualsiasi accertamento sul numero delle partite che possono essere ripetute o sulle somme che possono essere vinte. (Conseguentemente la Corte ha ritenuto legittimo il sequestro probatorio operato al fine di accertare la reale situazione). Cass. pen. sez. III 10 aprile 2000 n. 1026

In tema di gioco d’azzardo anche a seguito delle modiche introdotte dalla legge 23 dicembre 2000 n. 388 all’art. 110 del R.D. 18 giugno 1931 n. 773 per la distinzione tra macchine e congegni per il gioco d’azzardo e quelli di trattenimento o di abilità il divieto stabilito dalla norma incriminatrice riguarda gli apparecchi che avendo insita la scommessa consentono di realizzare un vantaggio economico eccedente i limiti ivi previsti in quanto si richiede pur sempre l’esistenza del ne di lucro secondo la definizione di cui all’art. 721 c.p. Cass. pen. sez. III 21 novembre 2001 n. 41667

Costituisce gioco d’azzardo ai sensi dell’art. 721 c.p. il gioco dei tre dadi atteso che la combinazione dei numeri dei dadi lanciati dai giocatori dalla cui somma minore o maggiore dipende la vincita non è attribuibile all’abilità del giocatore bensì interamente al caso così che sussiste il requisito richiesto dalla predetta disposizione della natura aleatoria della vincita e della perdita che caratterizza il gioco d’azzardo. Cass. pen. sez. III 1 dicembre 2000 n. 12491

In materia di gioco d’azzardo la definizione legale degli apparecchi leciti è circoscritta oltre che dalla prevalenza dell’abilità sull’alea da ulteriori limitazioni concernenti il premio ed orientate ad impedire che questo imprima al gioco il fine di lucro; ne consegue che gli apparecchi automatici o elettronici da gioco (di abilità) divengono illeciti pur se il fine di trattenimento e di abilità prevale sull’alea allorché consentono di vincere un premio consistente nella ripetizione di oltre dieci partite o un numero di gettoni egualmente superiori a dieci così come di vincere un oggetto convertibile in danaro e di valore economico non modesto dovendosi in tal caso configurare il fine di lucro. Cass. pen. sez. III 12 ottobre 2000 n. 2864

Nella materia del gioco d’azzardo deve avere prevalenza il dato oggettivo della aleatorietà e il cosiddetto fine di lucro va inteso nella sua giusta collocazione in relazione al singolo soggetto agente. Se infatti il congegno è intrinsecamente d’azzardo come accade nei video giochi non si pone neppure il problema del fine di lucro perché le macchine «mangiasoldi» consentono qualche vincita solo per esaurire le risorse del giocatore in modo non improvviso. Cass. pen. sez. III 10 marzo 2000 n. 1030

Le violazioni relative all’esercizio di giuochi d’azzardo con apparecchi automatici ed elettronici vietati sono sanzionate unicamente in via amministrativa ferma restando l’ammissibilità del concorso del reato di gioco d’azzardo ove ne siano presenti gli elementi integrativi necessari. (Conf. sez. III n. 1811 del 2009 non massimata). Cass. pen. sez. III 18 dicembre 2008 n. 46816

La condotta consistente nell’esercizio di giuochi d’azzardo svolto mediante apparecchi automatici ed elettronici denominati videopoker il cui utilizzo è vietato dall’art. 110 T.U.L.P.S. configura la contravvenzione di cui all’art. 718 c.p. e non il reato previsto dall’art. 4 L. 13 dicembre 1989 n. 401 che riguarda l’uso di apparecchi elettronici finalizzato all’esercizio abusivo del giuoco del lotto di scommesse o di concorsi prognostici. Cass. pen. sez. I 5 agosto 2003 n. 33033

A seguito della modificazione apportata dall’art. 110 del Tulps (R.D. 18 giugno 1931 n. 773) dall’art. 37 della legge 23 dicembre 2000 n. 388 la distinzione tra giuochi d’azzardo e giuochi di trattenimento non si basa più soltanto sugli elementi dell’aleatorietà della vincita e dell’abilità del giocatore ma altresì su quello del valore del costo della partita che non deve essere superiore ad un euro e sulla esclusione di premi in danaro o in natura con la ulteriore precisazione che in tale caso non è necessario il riscontro del fine di lucro. Cass. pen. sez. III 18 dicembre 2002 n. 42536

Gli apparecchi e congegni automatici semiautomatici ed elettronici nei quali l’elemento dell’abilità ed il fine del trattenimento sono preponderanti rispetto all’elemento aleatorio ed il valore del costo della partita non supera il valore della moneta metallica corrente di un euro per essere ritenuti di trattenimento o da gioco di abilità devono rispettare tutte le prescrizioni di cui all’art. 110 comma 5 del T.U.L.P.S. (R.D. 18 giugno 1931 n. 773 come modificato dall’art. 37 della legge 23 dicembre 2000 n. 388) atteso che una volta esclusa la configurabilità del gioco d’azzardo di cui al comma 4 dello stesso articolo l’apparecchio non può essere ritenuto per ciò solo di intrattenimento o di abilità ma deve rispettare le condizioni riportate nello stesso comma 5 per essere qualificato come lecito e non integrare la violazione del citato art. 110. Cass. pen. sez. III 2 dicembre 2002 n. 40514

A seguito delle modiche apportate all’art. 110 del R.D. 18 giugno 1931 n. 773 dall’art. 37 della legge 23 dicembre 2000 n. 388 vanno individuate tre diverse categorie di apparecchi automatici semiautomatici ed elettronici: a) gli apparecchi o congegni per il gioco di azzardo di cui al comma quarto del citato articolo; b) gli apparecchi e congegni di trattenimento o di abilità ex comma 5; c) gli apparecchi di abilità come definiti dal comma 6 dello stesso art. 110. In particolare costituiscono apparecchi o congegni per il gioco d’azzardo quelli caratterizzati dall’alea avendo insita la scommessa o consentendo vincite puramente aleatorie e da un premio economicamente rilevante ovvero che consentono la vincita di un qualsiasi premio in danaro o in natura diverso dal prolungamento o dalla ripetizione della partita oltre le dieci volte. Cass. pen. sez. III 18 novembre 2002 n. 38647

Il reato di cui all’art. 110 del Tulps (R.D. 18 giugno 1931 n. 773) come da ultimo modificato dall’art. 37 della legge 18 giugno 2000 n. 388 uso di apparecchi da giuoco di genere vietato in locali pubblici o aperti al pubblico è certamente integrato dall’utilizzazione dei cd. videopoker caratterizzati dalla prevalenza dell’alea sull’abilità ma al fine di configurare l’eventuale concorrenza con il reato di cui all’art. 718 c.p. occorre accertare l’ulteriore requisito previsto nella disposizione codicistica e costituito dal fine di lucro. Cass. pen. sez. III 13 novembre 2002 n. 38054

L’art. 110 del R.D. 18 giugno 1931 n. 773 come da ultimo sostituito dall’art. 37 della legge 23 dicembre 2000 n. 388 a differenza di quanto prevede l’art. 718 c.p. non sanziona l’attività di tenuta o di agevolazione del giuoco d’azzardo ma l’uso di apparecchi da giuoco di genere vietato in locali pubblici o aperti al pubblico fornendo una definizione di tali apparecchi quali quelli che: a) hanno insita la scommessa; b) pur non avendo insita la scommessa consentono vincite puramente aleatorie di un qualsiasi premio che può essere: 1) in danaro di qualsiasi importo anche se irrisorio; 2) in natura anche non concretizzante lucro diversamente da quanto era previsto prima dell’intervento modificativo operato dal citato art. 37 della legge n. 388; 3) corrispondente alla ripetizione di una partita il cui costo superi il valore in moneta metallica corrispondente ad un euro. Conseguentemente trattasi di una disciplina non collegata in alcun modo alla nozione di giuoco d’azzardo fornita dall’art. 721 c.p. sia per la diversa ratio della tutela sia in quanto ai sensi dello stesso articolo si ha giuoco d’azzardo punito dall’art. 718 c.p. quando l’abilità del giocatore ha un ruolo minimo e sussiste un fine di lucro. Cass. pen. sez. III 6 novembre 2002 n. 37148

La previsione di cui all’art. 110 del Tulps (R.D. 18 giugno 1931 n. 773 come modificato da ultimo dall’art. 37 della legge 23 dicembre 2000 n. 388 delinea una nozione autonoma degli apparecchi e congegni automatici semiautomatici ed elettronici per il giuoco d’azzardo atteso che la norma speciale è rivolta a prevenire non soltanto il giuoco d’azzardo sanzionato dal codice penale agli artt. 718 e 721 bensì qualsiasi attività di gioco che non si risolva in un mero trattenimento sia pure incentivato dalla possibilità di prolungamento o ripetizione con limiti della partita ma si connetta al possibile conseguimento di una utilità di tipo diverso così come specificamente delineata dallo stesso art. 110. Cass. pen. sez. III 18 ottobre 2002 n. 35080

In tema di apparecchi elettronici da gioco la disciplina introdotta con l’art. 37 della legge 23 dicembre 2000 n. 388 modificatrice dell’art. 110 del R.D. 18 giugno 1931 n. 773 ha lasciato immutata la distinzione tra giochi d’azzardo e di abilità fondata rispettivamente sull’aleatorietà della vincita e sulla abilità del giocatore così che la soglia quantitativa della vincita costituisce soltanto un ulteriore limite alla liceità dei giochi di trattenimento e di abilità non riferendosi agli apparecchi e congegni per il gioco d’azzardo. Conseguentemente integra il reato di cui al citato art. 110 l’uso di apparecchi da gioco di genere vietato in locali pubblici o aperti al pubblico che abbiano insita la scommessa o che consentono vincite puramente aleatorie mentre vanno qualificati come “d’azzardo” ai fini del divieto di installazione nei luoghi pubblici e aperti al pubblico nei circoli e nelle sedi di associazioni sia i giochi predetti sia quelli che comportano vincite di valore superiore ai limiti legislativamente fissati per i giochi leciti. Cass. pen. sez. III 12 aprile 2002 n. 14010

I reati previsti dagli artt. 110 T.U.L.P.S. e 718-721 c.p. non sono in rapporto di specialità perché consistono in fattispecie criminose non coincidenti atteso che l’art. 718 c.p. punisce l’esercizio di giochi d’azzardo nei quali ricorre il fine di lucro e la vincita o la perdita sono interamente o quasi interamente aleatorie mentre l’art. 110 T.U.L.P.S. proibisce l’installazione e l’uso di apparecchi e congegni automatici da gioco d’azzardo nei luoghi pubblici o aperti al pubblico; i due requisiti dell’alea e del fine di lucro in questo secondo reato devono peraltro essere intesi come elementi strutturali dell’apparecchio elettronico con la conseguenza che è da considerarsi destinato al gioco di azzardo l’apparecchio o congegno che ha insita la scommessa nel senso che la destinazione al gioco d’azzardo è una caratteristica strutturale dell’apparecchio e non del modo di utilizzazione da parte del gestore configurandosi quello in esame come un reato ostacolo che tende a prevenire il gioco d’azzardo mediante la proibizione dell’installazione. (Nella specie la Corte ha ritenuto non rilevante il fatto che nel locale non vi fossero avventori intenti a giocare e che i videogiochi del tipo videopoker o slot machine fossero disattivati al momento dell’accesso della polizia giudiziaria). Cass. pen. sez. III 11 ottobre 2000 n. 10592

Ai sensi dell’art. 110 sesto comma T.U.L.P.S. il giuoco automatico d’azzardo che è un giuoco aleatorio interessato a lucro circoscritto vietato in funzione del mezzo con cui è esercitato concorre formalmente con la fattispecie di giuoco d’azzardo prevista dall’art. 718 c.p. allorché immutata l’alea il fine di lucro si espande nella sua concezione codicistica (art. 721). La sussistenza di questo deriva dalla posta e a tal fine deve essere considerata la modalità del giuoco e la celerità delle partite perché anche una posta particolarmente esigua ripetuta più volte può portare ad un complesso di poste la cui somma sia non indifferente. Cass. pen. sez. III 10 aprile 2000 n. 1009

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