(R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398)

Non punibilità e querela della persona offesa, per fatti commessi a danno di congiunti

Articolo 649 - Codice Penale

Non è punibile chi ha commesso alcuno dei fatti preveduti da questo titolo (624 ss.) in danno:
1) del coniuge non legalmente separato (150 c.c.);
1 bis) della parte dell’unione civile tra persone dello stesso sesso (1);
2) di un ascendente o discendente (540; 75 c.c.) o di un affine in linea retta (78 c.c.), ovvero dell’adottante o dell’adottato (291 c.c.);
3) di un fratello o di una sorella che con lui convivano.
I fatti preveduti da questo titolo sono punibili a querela della persona offesa (120; 336 c.p.p.), se commessi a danno del coniuge legalmente separato o della parte dell’unione civile tra persone dello stesso sesso, nel caso in cui sia stata manifestata la volontà di scioglimento dinanzi all’ufficiale dello stato civile e non sia intervenuto lo scioglimento della stessa (2), ovvero del fratello o della sorella che non convivano coll’autore del fatto, ovvero dello zio o del nipote o dell’affine in secondo grado (78 c.c.) con lui conviventi.
Le disposizioni di questo articolo non si applicano ai delitti preveduti dagli artt. 628, 629 e 630 e ad ogni altro delitto contro il patrimonio che sia commesso con violenza alle persone.

Articolo 649 - Codice Penale

Non è punibile chi ha commesso alcuno dei fatti preveduti da questo titolo (624 ss.) in danno:
1) del coniuge non legalmente separato (150 c.c.);
1 bis) della parte dell’unione civile tra persone dello stesso sesso (1);
2) di un ascendente o discendente (540; 75 c.c.) o di un affine in linea retta (78 c.c.), ovvero dell’adottante o dell’adottato (291 c.c.);
3) di un fratello o di una sorella che con lui convivano.
I fatti preveduti da questo titolo sono punibili a querela della persona offesa (120; 336 c.p.p.), se commessi a danno del coniuge legalmente separato o della parte dell’unione civile tra persone dello stesso sesso, nel caso in cui sia stata manifestata la volontà di scioglimento dinanzi all’ufficiale dello stato civile e non sia intervenuto lo scioglimento della stessa (2), ovvero del fratello o della sorella che non convivano coll’autore del fatto, ovvero dello zio o del nipote o dell’affine in secondo grado (78 c.c.) con lui conviventi.
Le disposizioni di questo articolo non si applicano ai delitti preveduti dagli artt. 628, 629 e 630 e ad ogni altro delitto contro il patrimonio che sia commesso con violenza alle persone.

Note

(1) Questo numero è stato inserito dall’art. 1, comma 1, lett. c), del D.L.vo 19 gennaio 2017, n. 6.
(2) Le parole: «o della parte dell’unione civile tra persone dello stesso sesso, nel caso in cui sia stata manifestata la volontà di scioglimento dinanzi all’ufficiale dello stato civile e non sia intervenuto lo scioglimento della stessa» sono state inserite dall’art. 1, comma 1, lett. d), del D.L.vo 19 gennaio 2017, n. 6.

Tabella procedurale

Massime

I reati consumati di rapina estorsione e sequestro di persona a scopo di estorsione sono esclusi dall’area di applicabilità della previsione dell’art. 649 cod. pen. pur se posti in essere senza violenza alle persone bensì con la sola minaccia. (In motivazione la Corte ha precisato che la causa di non punibilità per “ogni altro diritto contro il patrimonio” commesso con minaccia alle persone si applica solo alle ipotesi diverse da quelle nominativamente previste rispetto alle quali non è richiamata la distinzione tra minaccia e violenza). Cass. pen. sez. VI 11 giugno 2018 n. 26619

La causa di esclusione della punibilità di cui all’art. 649 comma primo n. 1 cod. pen. è operativa anche nei confronti di coniugi “riconciliati” pur se al momento della commissione del fatto non sia ancora intervenuta la sentenza di riconciliazione poichè essa determina la cessazione degli effetti della precedente separazione omologata non già con effetto “ex nunc” ma a far data dal ripristino della convivenza spirituale e materiale della vita coniugale considerato che ai sensi dell’art.157 cod. civ. i coniugi possono far cessare gli effetti della sentenza di separazione anche con una espressa dichiarazione o con un comportamento non equivoco incompatibile con lo stato di separazione. (Fattispecie in cui la Corte ha escluso la sussistenza del reato di appropriazione indebita applicando il principio e ritenendo configurabile l’esimente a fatti commessi quando la riconciliazione tra i coniugi era già intervenuta di fatto). Cass. pen. sez. V 7 giugno 2018 n. 26020

L’esimente di cui all’art. 649 comma primo n. 1 cod. pen. viene meno soltanto per effetto della pronuncia della sentenza che conclude il procedimento instaurato con l’azione di separazione legale tra i coniugi essendo irrilevante l’eventuale separazione di fatto (In applicazione del principio la S.C. ha dichiarato inammissibile il ricorso avverso il decreto di archiviazione emesso dal gip per il reato di cui all’art. 646 cod. pen. avvenuto tra coniugi non separati). Cass. pen. sez. II 26 maggio 2017 n. 26533

La disposizione di cui all’ultimo comma dell’art. 649 cod. pen. che esclude l’operatività della causa di non punibilità prevista per i reati contro il patrimonio commessi fra determinate categorie di familiari quando vi sia stato impiego di violenza alla persona si applica anche ai delitti tentati e non solo a quelli consumati. (Fattispecie in tema di tentativo di estorsione ai danni della madre dell’imputato). Cass. pen. sez. II 16 dicembre 2016 n. 53631

Nell’ipotesi di estorsione commessa in danno del proprio coniuge non opera la causa di non punibilità di cui all’art. 649 primo comma c.p. sia che il reato sia stato commesso con violenza o con minaccia. (Nella fattispecie si trattava di una serie di minacce eseguite dall’imputata sia personalmente che tramite sms nei confronti del marito dal quale si stava separando legalmente con la prospettiva che se non le avesse concesso quanto da lei richiesto avrebbe continuato a molestarlo durante il servizio in modo tale da indurre il datore di lavoro a licenziarlo facendosi in tal modo consegnare somme di denaro in misura maggiore rispetto a quelle stabilite nel provvedimento di separazione legale). Cass. pen. sez. II 13 gennaio 2017 n. 1674  

I presupposti per la declaratoria della causa di non punibilità prevista per il coniuge dall’art. 649 comma primo n. 1 c.p. devono sussistere al momento della commissione del fatto e pertanto non assume rilevanza il matrimonio contratto tra l’imputato e la persona offesa dopo la consumazione del reato. Cass. pen. sez. II 14 gennaio 2015 n. 1381

La minaccia o la mera violenza psichica non esclude la configurabilità della causa di non punibilità e della perseguibilità a querela per i reati contro il patrimonio commessi in danno dei prossimi congiunti in quanto la clausola negativa prevista dall’art. 649 terzo comma c.p. opera solo quando il fatto sia commesso con violenza sica. (Fattispecie in tema di tentata estorsione commessa con minacce ai danni del coniuge convivente). Cass. pen. sez. II 24 luglio 2013 n. 32354

L’operatività dell’esimente di cui all’art. 649 comma primo n. 1 c.p. per i delitti contro il patrimonio viene meno non con l’ordinanza presidenziale che autorizza in via provvisoria i coniugi a vivere separatamente ma soltanto per effetto della pronuncia della sentenza che conclude il procedimento instaurato con l’azione di separazione legale tra i coniugi. Cass. pen. sez. II 27 settembre 2011 n. 34866

Il tentativo di estorsione commesso con minaccia in danno del genitore non è punibile ex art. 649 c.p.. Cass. pen. sez. II 10 maggio 2011 n. 18273

In tema di reati contro il patrimonio il rapporto di affinità tra autore e vittima del reato che fonda la causa di non punibilità ovvero la procedibilità a querela di cui all’art. 649 c.p. non opera allorché sia morto il coniuge da cui l’affinità stessa deriva e non vi sia prole. Cass. pen. sez. II 25 maggio 2010 n. 19668

La causa di non punibilità di cui all’art. 649 c.p. non è applicabile nell’ipotesi in cui la cosa sottratta appartenga a persona diversa dal congiunto il quale ne abbia soltanto la custodia anche temporanea ed a qualsiasi titolo. Cass. pen. sez. VI 6 maggio 2010 n. 17261

La causa soggettiva di esclusione della punibilità prevista per il coniuge dall’art. 649 c.p. non si estende al convivente “more uxorio”. (Fattispecie di ricettazione di assegno bancario il cui smarrimento era stato denunciato dal convivente “more uxorio” della persona offesa all’epoca del fatto) Cass. pen. sez. II 18 novembre 2009 n. 44047

I reati consumati di rapina estorsione e sequestro di persona a scopo di estorsione restano esclusi dall’operatività della previsione dell’art. 649 c.p. pur se posti in essere senza violenza alle persone. Cass. pen. sez. II 8 ottobre 2009 n. 39008

Non è punibile il furto commesso in danno del convivente “more uxorio” ma è punibile a querela dell’offeso il furto commesso in danno di persona già convivente “more uxorio”. (In motivazione la Corte ha precisato che la prevalenza dell’interesse alla riconciliazione rispetto a quello alla punizione del colpevole posto a fondamento della causa soggettiva di esclusione della punibilità di cui all’art. 649 c.p. ricorre anche con riguardo ai soggetti che siano o siano stati legati da un vincolo non matrimoniale ma ugualmente caratterizzato da una convivenza tendenzialmente duratura fondata sulla reciproca assistenza e su comuni ideali e stili di vita). Cass. pen. sez. IV 6 agosto 2009 n. 32190

In tema di furto la causa di non punibilità prevista dall’art. 649 c.p.. ha natura personale con la conseguenza che non si estende all’eventuale concorrente. Cass. pen. sez. IV 25 giugno 2009 n. 26386

In tema di delitti contro il patrimonio la causa di non punibilità per fatti in danno dei congiunti non trova applicazione nei casi in cui siano commessi con violenza sica consistente in qualsiasi atteggiamento di coartazione della libertà sica del soggetto passivo costretto pertanto a fare tollerare o omettere qualche cosa indipendentemente dall’esercizio su di lui di un vero e proprio costringimento fisico. (Fattispecie in cui la Corte ha annullato con rinvio l’ordinanza di non convalida del fermo motivata anche con la mancanza del requisito della violenza sica per il fatto commesso da un soggetto che per procurarsi un ingiusto profitto aveva compiuto atti idonei diretti in modo non equivoco a costringere i genitori a consegnargli la somma di denaro di euro 100 scagliando contro costoro vari oggetti dopo averli ripetutamente minacciati di morte). Cass. pen. sez. II 21 maggio 2007 n. 19651

Non è applicabile l’esimente di cui all’art. 649 c.p. (fatti commessi in danno di congiunti) al reato di illecito uso di una tessera bancomat (di cui all’art. 12 D.L 3 maggio 1991 convertito in L. 5 luglio 1991 n. 197) nel caso in cui tale uso sia stato effettuato con carta di credito appartenente al coniuge separato di fatto considerato che il reato di cui al suddetto art. 12 L. n. 197 del 1991 ha natura plurioffensiva avendo di mira la tutela del patrimonio e insieme della sicurezza dei traffici finanziari e commerciali e pertanto una dimensione lesiva che trascende il mero patrimonio individuale per estendersi in modo pio meno diretto a valori riconducibili all’ambito dell’ordine pubblico economico e della fede pubblica; ne consegue che esso confligge con la ratio della previsione di cui all’art. 649 c.p. la quale concerne esclusivamente i delitti contro il patrimonio e ha natura eccezionale che ne preclude l’applicazione in via analogica. Cass. pen. sez. V 18 dicembre 2006 n. 41317

La minaccia o la mera violenza psichica non esclude la configurabilità della causa di non punibilità e della perseguibilità a querela per i reati contro il patrimonio commessi in danno di prossimi congiunti (art. 649 commi primo e secondo c.p.) in quanto la clausola negativa prevista dall’art. 649 comma terzo opera solo quando il fatto sia commesso con violenza sica. Cass. pen. sez. II 28 aprile 2005 n. 16023

L’art. 649 comma 3 c.p. nella parte in cui esclude l’operatività delle disposizioni di favore contenute nei commi precedenti in materia di reati contro il patrimonio commessi in danno di prossimi congiunti quando trattasi di delitti caratterizzati da «violenza alle persone» intende riferirsi con detta ultima espressione alla sola violenza sica e non anche a quella psichica estrinsecantesi nella minaccia. (Nella specie in applicazione di tale principio è stato escluso che fosse da qualificare come «violenza» quella costituita dalla minaccia portata con un coltello dall’autore del fatto rubricato come tentativo di estorsione nei confronti della madre persona offesa). Cass. pen. sez. II 22 maggio 2002 n. 20110

In tema di reati contro il patrimonio commessi in danno di congiunti la causa di non punibilità e la condizione di non procedibilità di cui ai commi primo e secondo dell’art. 649 c.p. si applicano anche alle ipotesi tentate dei delitti di cui agli artt. 628 629 e 630 c.p. che non siano commesse con violenza alle persone. Cass. pen. sez. II 31 maggio 2001 n. 22628

Il soggetto passivo del delitto di circonvenzione di incapace (art. 643 c.p.) titolare del diritto di querela nei casi previsti dal secondo comma dell’art. 649 c.p. (fatti commessi a danno di congiunti) è soltanto l’incapace – ossia il soggetto che abbia subito la circonvenzione – quale portatore dell’interesse tutelato dalla norma incriminatrice e non anche il terzo che abbia subito danni in conseguenza degli atti dispositivi posti in essere dall’incapace medesimo; il terzo infatti riveste solo la qualità di persona danneggiata dal reato ed è pertanto come tale legittimato solamente ad esercitare l’azione civile ai sensi dell’art. 2043 c.c. Cass. pen. sez. II 2 settembre 1997 n. 8034

Non è punibile il tentativo di estorsione (artt. 56 629 c.p.) commesso con minaccia in danno del coniuge; nella specie deve trovare applicazione infatti la causa di non punibilità prevista dall’art. 649 c.p. in quanto le ipotesi criminose che rimangono escluse dalla sua operatività concernono solamente da un lato i delitti consumati – dai quali necessariamente si distinguono per la loro autonomia le rispettive forme tentate – di cui agli artt. 628 629 e 630 c.p.; e dall’altro tutti i delitti contro il patrimonio anche tentati ma commessi con violenza con l’esclusione quindi di ogni rilevanza al fine che interessa di quelli commessi con minaccia. Cass. pen. sez. II 26 luglio 1995 n. 8470

La disposizione di cui all’ultimo comma dell’art. 649 c.p. che esclude l’operatività della causa di non punibilità prevista per i reati contro il patrimonio commessi fra determinate categorie di familiari quando vi sia stato impiego di violenza alla persona si applica anche ai delitti tentati e non solo a quelli consumati. (Fattispecie in tema di tentativo di rapina ai danni del coniuge). Cass. pen. sez. II 4 aprile 1995 n. 3542

Allorquando la non punibilità o la punibilità «a querela» (art. 649 c.p.) del reato presupposto si riferisce alla particolare qualità (coniuge ascendente discendente affine fratello sorella…) della persona offesa sussiste ugualmente il delitto di ricettazione poiché sono presenti tutti gli elementi costitutivi del «reato presupposto» alla cui realizzazione possono concorrere soggetti privi delle qualità personali in presenza delle quali è prevista la «non punibilità» ovvero la «punibilità a querela». (Fattispecie relativa a rigetto di ricorso con il quale si deduceva che essendo il reato presupposto [furto commesso in danno di sorella] perseguibile a querela non proposta non avrebbe dovuto ritenersi sussistente il delitto di ricettazione). Cass. pen. sez. II 30 luglio 1991 n. 8384

La causa di non punibilità preveduta dal primo comma dell’art. 649 c.p. non si applica ai delitti consumati previsti dagli artt. 628 629 630 c.p. né ad ogni altro delitto contro il patrimonio (consumato o tentato) del quale la violenza costituisca elemento costitutivo o circostanza aggravante. Ne consegue che tale causa di non punibilità può trovare applicazione nell’ipotesi di tentata rapina commessa non con violenza bensì con minaccia a danno del coniuge non separato costituendo il tentativo reato autonomo rispetto a quello consumato. Cass. pen. sez. II 5 aprile 1991

Il fondamento della causa di non punibilità di cui all’art. 649 c.p. è costituito dalle ragioni di carattere morale e sociale che connotano i rapporti fra certe categorie di familiari riguardo ai beni materiali ed in vista delle quali si è esclusa o condizionata a querela la punibilità di alcuni reati. L’espressa esclusione della rapina dell’estorsione e del sequestro di persona è poi giustificata dalla necessità di reprimere l’impiego della violenza sica o psichica contro le persone; l’esclusione deve comprendere anche il tentativo di questi delitti perché anche in esso ricorre l’impiego della violenza. Cass. pen. sez. II 28 luglio 1988 n. 8428

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