(R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398)

Ricettazione

Articolo 648 - Codice Penale

Fuori dei casi di concorso nel reato (110), chi, al fine di procurare a sé o ad altri un profitto, acquista, riceve od occulta denaro o cose provenienti da un qualsiasi delitto, o comunque s’intromette nel farli acquistare, ricevere od occultare, è punito con la reclusione da due a otto anni e con la multa da € 516 a € 10.329 (709). La pena è aumentata quando il fatto riguarda denaro o cose provenienti da delitti di rapina aggravata ai sensi dell’articolo 628, terzo comma, di estorsione aggravata ai sensi dell’articolo 629, secondo comma, ovvero di furto aggravato ai sensi dell’articolo 625, primo comma, n. 7 bis) (1).
La pena è della reclusione sino a sei anni e della multa sino a € 516, se il fatto è di particolare tenuità (62).
Le disposizioni di questo articolo si applicano anche quando l’autore del delitto da cui il denaro o le cose provengono non è imputabile (85) o non è punibile (649) ovvero quando manchi una condizione di procedibilità riferita a tale delitto.

Articolo 648 - Codice Penale

Fuori dei casi di concorso nel reato (110), chi, al fine di procurare a sé o ad altri un profitto, acquista, riceve od occulta denaro o cose provenienti da un qualsiasi delitto, o comunque s’intromette nel farli acquistare, ricevere od occultare, è punito con la reclusione da due a otto anni e con la multa da € 516 a € 10.329 (709). La pena è aumentata quando il fatto riguarda denaro o cose provenienti da delitti di rapina aggravata ai sensi dell’articolo 628, terzo comma, di estorsione aggravata ai sensi dell’articolo 629, secondo comma, ovvero di furto aggravato ai sensi dell’articolo 625, primo comma, n. 7 bis) (1).
La pena è della reclusione sino a sei anni e della multa sino a € 516, se il fatto è di particolare tenuità (62).
Le disposizioni di questo articolo si applicano anche quando l’autore del delitto da cui il denaro o le cose provengono non è imputabile (85) o non è punibile (649) ovvero quando manchi una condizione di procedibilità riferita a tale delitto.

Note

(1) Questo periodo è stato aggiunto dall’art. 8, comma 1, lett. b), del D.L. 14 agosto 2013, n. 93, convertito, con modificazioni, nella L. 15 ottobre 2013, n. 119.

Tabella procedurale

Arresto: facoltativo in flagranza; obbligatorio nell’ipotesi aggravata del primo comma, secondo periodo 381 c.p.p.; 380 c.p.p.
Fermo di indiziato di delitto: primo comma, consentito; secondo comma, non consentito. 384 c.p.p.
Misure cautelari personali: consentite. 280287 c.p.p.
Autorità giudiziaria competente: Tribunale monocratico. 33 ter c.p.p
Procedibilità: d’ufficio. 50 c.p.p.

Massime

Il presupposto del delitto della ricettazione non deve essere necessariamente accertato in ogni suo estremo fattuale poiché la provenienza delittuosa del bene posseduto può ben desumersi dalla natura e dalle caratteristiche del bene stesso. (Fattispecie relativa a ricettazione di munizioni da guerra). Cass. pen. sez. I 14 novembre 2019 n. 46419

Integra il reato di ricettazione la ricezione di supporti di programmi tutelati dal diritto d’autore ed abusivamente riprodotti in quanto anche dopo la sentenza della Corte di Giustizia UE 8 novembre 2007 in causa C-20/05 che pure ha determinato l’irrilevanza penale della violazione dell’obbligo di apposizione del contrassegno s.i.a.e. non è stata esclusa la tutela del diritto di autore in quanto tale né sono state rese lecite attività comportanti l’abusiva diffusione riproduzione o contraffazione delle opere dell’ingegno. (Nella specie la Corte ha evidenziato come i giudici di appello avessero desunto l’abusività della riproduzione non solo dall’assenza del predetto contrassegno ma anche da altri elementi quali il rilevante numero dei supporti tale da avvalorarne la destinazione alla vendita la presenza di copertine fotocopiate e l’assenza di documentazione comprovante la lecita provenienza dei beni). Cass. pen. sez. II 7 giugno 2019 n. 25215

Integra il delitto di riciclaggio il compimento di operazioni consapevolmente volte ad impedire in modo definitivo od anche a rendere difficile l’accertamento della provenienza del denaro dei beni o delle altre utilità: tra di esse rientra la condotta di chi deposita in banca denaro di provenienza illecita poiché stante la natura fungibile del bene in tal modo esso viene automaticamente sostituito con denaro pulito. (Fattispecie relativa all’apertura da parte degli imputati di libretti di risparmio o conti correnti intestati a persone di fantasia o inconsapevoli utilizzando documenti falsi di identità per ivi depositare somme provento di truffa). Cass. pen. sez. II 17 novembre 2017 n. 52549

Ai fini della configurabilità del delitto di ricettazione non occorre la prova positiva che il soggetto attivo non sia stato concorrente nel delitto presupposto essendo sufficiente che non emerga la prova del contrario. Cass. pen. sez. II 6 marzo 2014 n. 10850

Ai fini della consumazione del delitto di ricettazione non è necessario che all’acquisto perfezionatosi in virtù dell’accordo intervenuto tra le parti segua materialmente la consegna della res poiché l’art. 648 c.p. distingue l’ipotesi dell’acquisto da quella della ricezione. (Fattispecie in cui il fermo della merce di provenienza delittuosa presso la Dogana ne aveva impedito la ricezione da parte dell’imputata). Cass. pen. sez. II 19 luglio 2013 n. 31023

Il presupposto del delitto della ricettazione non deve essere necessariamente accertato in ogni suo estremo fattuale poiché la provenienza delittuosa del bene posseduto può ben desumersi dalla natura e dalle caratteristiche del bene stesso. (Nella specie la Corte ha ritenuto corretta la decisione del giudice di merito secondo il quale il delitto presupposto doveva ritenersi provato dalla circostanza che un’arma da guerra non può costituire oggetto di lecito scambio tra privati). Cass. pen. sez. I 10 luglio 2013 n. 29486

L’integrazione della fattispecie di ricettazione richiede il conseguimento in qualsivoglia modo del possesso della cosa proveniente da delitto. (In applicazione del principio la Corte ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna fondata sulla mera presenza quale trasportato dell’imputato a bordo di auto guidata dall’autore del furto di questa). Cass. pen. sez. II 29 marzo 2011 n. 12763

Il profitto il cui conseguimento integra il dolo specifico del reato di ricettazione può avere anche natura non patrimoniale. (Fattispecie relativa alla detenzione di una camicia militare recante scritte in caratteri ebraici dell’esercito israeliano considerata rappresentativa di Israele e costituente provento di rapina perpetrata da giovani intenti a distribuire volantini di propaganda politica anti-israeliana). Cass. pen. sez. II 16 dicembre 2010 n. 44378

In tema di ricettazione la provenienza illecita degli oggetti ricevuti può essere desunta dalla natura varietà e particolarità della merce. Cass. pen. sez. II 11 ottobre 2010 n. 36291

La fattispecie criminosa di ricettazione è configurabile non già con il riferimento in contestazione ad una provenienza delittuosa del bene non meglio identificata poiché è necessario che il delitto presupposto se pure non giudizialmente accertato sia specificato. (Fattispecie in tema di sequestro). Cass. pen. sez. II 9 luglio 2010 n. 26308

La mancanza di una condizione di procedibilità (nella specie di quella prevista dall’art. 10 c.p. in relazione alla commissione all’estero da parte di uno straniero del delitto di cui all’art. 473 c.p. ai danni di un cittadino italiano) non incide sulla configurabilità del delitto presupposto ai fini della sussistenza del delitto di ricettazione. Cass. pen. sez. II 11 giugno 2010 n. 22343

Il momento consumativo del reato di ricettazione deve essere individuato ai fini dell’accertamento del termine di prescrizione ed in caso di mancanza di prova certa nell’immediata prossimità alla data di commissione del reato presupposto in applicazione del principio del “favor rei”. Cass. pen. sez. II 9 febbraio 2010 n. 5132

Il possesso e/o l’uso di un assegno al di fuori delle regole che ne disciplinano la circolazione costituisce elemento di prova per conformità ai criteri logici e giuridici del reato di ricettazione in assenza di plausibili giustificazioni in ordine all’acquisizione del titolo. Cass. pen. sez. II 26 novembre 2009 n. 45569

Integra la condotta del reato di ricettazione la disponibilità di cosa proveniente da reato che ben fa presumere in assenza di prova contraria l’esistenza di una relazione di fatto con la cosa stessa. Cass. pen. sez. II 22 giugno 2009 n. 26063

Il delitto di ricettazione nell’ipotesi di acquisto si consuma al momento dell’accordo fra cedente e acquirente sulla cosa proveniente da delitto e sul suo prezzo. (In motivazione la Corte ha specificato che la “traditio” della “res” nella quale null’altro può ravvisarsi se non l’adempimento di un contratto già perfezionato non è prevista dalla norma penale come elemento strutturale della fattispecie al punto da contrassegnarne la consumazione). Cass. pen. sez. II 27 aprile 2009 n. 17821

Il delitto di ricettazione ha carattere istantaneo e si consuma nel momento in cui l’agente ottiene il possesso della cosa non rilevando a tal fine il mero accordo tra le parti per la consegna della stessa. (La Corte ha precisato che in caso di accordo tra le parti a cui non segua la traditio della res l’agente risponde di tentativo di ricettazione ). Cass. pen. sez. II 16 maggio 2008 n. 19644

In tema di ricettazione la provenienza da delitto dell’oggetto materiale del reato è elemento definito da norma esterna alla fattispecie incriminatrice di talchè l’eventuale abrogazione o le modiche di tale norma non assumono rilevanza ai sensi dell’art. 2 c.p. e la rilevanza del fatto sotto il profilo in questione deve essere valutata con esclusivo riferimento al momento in cui è intervenuta la condotta tipica di ricezione della cosa od intromissione affinchè altri la ricevano. (Nella fattispecie è stata ritenuta la non revocabilità ai sensi dell’art. 673 c.p.p. di una sentenza di condanna per il delitto di ricettazione sebbene il reato nella specie presupposto e cioè l’emissione di assegno senza autorizzazione della banca trattaria fosse stato depenalizzato successivamente al passaggio in giudicato della sentenza stessa). Cass. pen. sez. II 22 settembre 2003 n. 36281

La fattispecie criminosa prevista dall’art. 648 c.p. è comprensiva di una multiforme serie di attività successive ed autonome rispetto alla consumazione del delitto presupposto finalizzate al conseguimento di un profitto (acquisto ricezione occultamento o qualunque forma di intervento nel fare acquistare il bene). Ne consegue che integra gli estremi del delitto di ricettazione colui che si intromette nella catena di possibili condotte successive ad un delitto già consumato essendo consapevole dell’origine illecita del bene e determinato dal fine di procurare a sé o ad altri un profitto. (In applicazione di tale principio la S.C. ha ritenuto corretta la qualificazione del giudice di merito che aveva ritenuto integrato il reato di cui all’art. 648 c.p. nella condotta dell’imputato il quale per incarico e nel domicilio di un complice aveva provveduto ad alterare i numeri del telaio di varie auto di provenienza furtiva). Cass. pen. sez. II 28 aprile 2003 n. 19673

Il profitto il cui conseguimento integra il dolo specifico del reato di ricettazione può avere anche natura non patrimoniale. (Fattispecie relativa ad acquisto di prodotti falsificati usati per arredare le vetrine del negozio: la Corte ha ritenuto integrato l’elemento psicologico del delitto del vantaggio genericamente economico conseguito attraverso l’abbellimento della vetrina benché i beni falsificati ed usati per arredare la medesima – borse e ombrelli – fossero diversi dai beni – vini e liquori – commercializzati nel negozio). Cass. pen. sez. II 28 ottobre 2000 n. 11083

In tema di ricettazione ricorre il dolo nella forma eventuale quando l’agente ha consapevolmente accettato il rischio che la cosa acquistata o ricevuta fosse di illecita provenienza non limitandosi ad una semplice mancanza di diligenza nel verificare la provenienza della cosa che invece connota l’ipotesi contravvenzionale dell’acquisto di cose di sospetta provenienza. (Nella fattispecie relativa all’esposizione al pubblico da parte dell’imputato di merce contraffatta adagiata in terra su un lenzuolo la Corte ha ritenuto immune da censure la sentenza impugnata secondo cui le modalità di presentazione degli oggetti consentivano di escludere che il medesimo ignorasse la loro illecita provenienza quantomeno a titolo di dolo eventuale). Cass. pen. sez. II 22 maggio 2017 n. 25439

Ai fini della configurabilità del reato di ricettazione la prova dell’elemento soggettivo può essere raggiunta da qualsiasi elemento anche indiretto e quindi anche dall’omessa o non attendibile indicazione della provenienza della cosa ricevuta da parte del soggetto agente. (In motivazione la S. C. ha precisato che ciò non costituisce una deroga ai principi in tema di onere della prova e nemmeno un “vulnus” alle guarentigie difensive in quanto è la stessa struttura della fattispecie incriminatrice che richiede ai fini dell’indagine sulla consapevolezza circa la provenienza illecita della “res” il necessario accertamento sulle modalità acquisitive della stessa). Cass. pen. sez. II 14 dicembre 2016 n. 53017

Commette il delitto di ricettazione il soggetto che riceve o si impossessa di ricette mediche in bianco che risultino smarrite consapevole della provenienza illecita trattandosi di documenti che per loro natura e destinazione sono in possesso esclusivo del medico al quale le ricette sono state rilasciate e al quale si può risalire attraverso i dati su di esse impressi. Cass. pen. sez. II 19 dicembre 2013 n. 51417

Non risponde del reato di ricettazione colui che non avendo preso parte alla commissione del fatto si limiti a fare uso del bene unitamente agli autori del reato eppure nella consapevolezza della illecita provenienza non potendosi da questa sola successiva condotta desumersi l’esistenza di una compartecipazione quanto meno d’ordine morale atteso che il reato di ricettazione ha natura istantanea e non è ipotizzabile una compartecipazione morale per adesione psicologica ad un fatto criminoso da altri commesso. Cass. pen. sez. II 19 dicembre 2013 n. 51424

Non è configurabile il dolo necessario ad integrare il delitto di ricettazione nel comportamento di chi riceve beni di provenienza delittuosa nell’ambito di un rapporto familiare o di rapporti obbligazionari (siano essi civili o naturali) da un congiunto con la consapevolezza non dell’illecita provenienza degli stessi ma solo della qualità criminale del congiunto medesimo. (Fattispecie in cui una persona in costanza di una stabile relazione sentimentale aveva ricevuto dal compagno denaro e titoli di credito). Cass. pen. sez. VI 30 luglio 2013 n. 33131

Non risponde del reato di ricettazione colui che non avendo preso parte alla commissione del fatto si limiti a fare uso del bene unitamente agli autori del reato seppure nella consapevolezza della illecita provenienza non potendosi da questa sola successiva condotta desumersi l’esistenza di una compartecipazione quanto meno d’ordine morale atteso che il reato di ricettazione ha natura istantanea e non è ipotizzabile una compartecipazione morale per adesione psicologica ad un fatto criminoso da altri commesso. Cass. pen. sez. II 10 giugno 2011 n. 23395

Ai fini della configurabilità del delitto di ricettazione la mancata giustificazione del possesso di una cosa proveniente da delitto costituisce prova della conoscenza della sua illecita provenienza. Cass. pen. sez. II 23 novembre 2010 n. 41423

In tema di ricettazione il dolo eventuale riguarda oltre alla verificazione dell’evento il presupposto della condotta consistendo in questo caso nella rappresentazione della possibilità dell’esistenza del presupposto stesso e nell’accettazione dell’eventualità di tale esistenza. Cass. pen. Sezioni Unite 30 marzo 2010 n. 12433

L’elemento psicologico della ricettazione può essere integrato anche dal dolo eventuale che è configurabile in presenza della rappresentazione da parte dell’agente della concreta possibilità della provenienza della cosa da delitto e della relativa accettazione del rischio non potendosi desumere da semplici motivi di sospetto né potendo consistere in un mero sospetto. (In motivazione la Corte ha precisato che rispetto alla ricettazione il dolo eventuale è ravvisabile quando l’agente rappresentandosi l’eventualità della provenienza delittuosa della cosa non avrebbe agito diversamente anche se di tale provenienza avesse avuto la certezza). Cass. pen. Sezioni Unite 3 marzo 2010 n. 12433

Ai fini della configurabilità dell’elemento soggettivo del delitto di ricettazione anche nella forma dell’intromissione o intermediazione il fine specifico di procurare ad altri un profitto non può che riguardare una persona diversa dal titolare del bene ricettato nei cui confronti sono obbligati alla reintegra sia il ricettatore che l’autore del reato presupposto. Cass. pen. sez. VI 26 novembre 2009 n. 45644

L’elemento soggettivo del delitto di riciclaggio (art. 648 bis c.p.) – che consiste in ogni forma di «ripulitura» del denaro o dei valori provenienti da delitto – è integrato dal dolo generico che ricomprende sia la volontà di compiere le attività relative ad impedire l’identificazione della provenienza delittuosa di beni sia la consapevolezza di tale provenienza Cass. pen. sez. IV 15 febbraio 2007 n. 6350

Per la configurabilità del delitto di ricettazione è necessaria la consapevolezza della provenienza illecita del bene ricevuto senza che sia indispensabile che tale consapevolezza si estenda alla precisa e completa conoscenza delle circostanze di tempo di modo e di luogo del reato presupposto e la prova dell’elemento soggettivo del reato può trarsi anche da fattori indiretti qualora la loro coordinazione logica sia tale da consentire l’inequivoca dimostrazione della malafede: in tal senso la consapevolezza della provenienza illecita può desumersi anche dalla qualità delle cose nonché dagli altri elementi considerati dall’art. 712 in tema di incauto acquisto purché i sospetti sulla res siano così gravi e univoci da generare in qualsiasi persona di media levatura intellettuale e secondo la comune esperienza la certezza che non possa trattarsi di cose legittimamente detenute da chi le offre. Cass. pen. sez. IV 2 febbraio 2007 n. 4170

Tra il reato di impiego di denaro beni o utilità di provenienza illecita e quello di riciclaggio nonché tra quest’ultimo e quello di ricettazione vi è rapporto di specialità che discende dal diverso elemento soggettivo richiesto dalle tre fattispecie incriminatrici essendo comune l’elemento materiale della disponibilità di denaro o altra utilità di provenienza illecita: il delitto di cui all’art. 648 c.p. richiede una generica finalità di profitto quello di cui all’art. 648 bis lo scopo ulteriore di far perdere le tracce dell’origine illecita quello infine di cui all’art. 648 ter che tale scopo sia perseguito facendo ricorso ad attività economiche o finanziarie. Cass. pen. sez. II 16 aprile 2003 n. 18103

Si configura il reato di ricettazione sotto il profilo del dolo eventuale ogniqualvolta l’agente si è posto il quesito circa la legittima provenienza della res risolvendolo nel senso dell’indifferenza della soluzione; si configura invece l’ipotesi di cui all’art. 712 c.p. quando il soggetto ha agito con negligenza nel senso che pur sussistendo oggettivamente il dovere di sospettare circa l’illecita provenienza dell’oggetto egli non si è posto il problema ed ha quindi colposamente realizzato la condotta vietata. Cass. pen. sez. II 6 aprile 2001 n. 14170

Il delitto di riciclaggio in quanto fattispecie costruita come a consumazione anticipata si perfeziona con il mero compimento delle operazioni volte ad ostacolare l’identificazione della provenienza delittuosa del denaro dei beni o delle altre utilità. (In applicazione del principio la Corte ha ritenuto corretta la qualificazione di riciclaggio consumato e non di tentativo nei confronti del soggetto che fermato al momento dell’imbarco di un furgone per l’estero e trovato in possesso di più ciclomotori provento di furto occultati nel bagagliaio esibiva alla polizia documenti relativi ad altri e diversi ciclomotori). Cass. pen. sez. II 11 settembre 2019 n. 37559

Poiché il reato di ricettazione ha carattere istantaneo ai fini della determinazione della competenza per territorio non può essere attribuito alcun rilievo al luogo in cui è stata accertata la detenzione della cosa ma occorre invece verificare l’esistenza di dati indicativi del luogo in cui la cosa può essere venuta in possesso del reo. Cass. pen. sez. II 13 giugno 2019 n. 26106

Il delitto di ricettazione si consuma nella ipotesi di acquisto al momento dell’accordo fra cedente ed acquirente sulla cosa proveniente da delitto e sul prezzo considerato che la “traditio” della “res” – nella quale può ravvisarsi null’altro che un momento che però tiene all’adempimento del contratto già perfezionato ed efficace – non può ritenersi imposta dalla norma penale come elemento strutturale della fattispecie al punto da contrassegnarne la consumazione. Cass. pen. sez. II 20 dicembre 2011 n. 46899

Il delitto di ricettazione nella fattispecie della cosiddetto “intromissione” si perfeziona per il solo fatto che l’agente si intrometta nel far acquistare ricevere od occultare un bene di provenienza delittuosa non occorrendo perché possa dirsi consumato anche che l’intromissione raggiunga il fine ulteriore che il soggetto si è proposto. (Fattispecie nella quale l’imputato si era attivato infruttuosamente per ricercare un acquirente di un monitor al plasma compendio di appropriazione indebita). Cass. pen. sez. II 4 marzo 2011 n. 8714

Il delitto di ricettazione nella fattispecie della cosiddetto “intromissione” si perfeziona per il solo fatto che l’agente si intrometta nel far acquistare ricevere od occultare un bene di provenienza delittuosa non occorrendo perché possa dirsi consumato anche che l’intromissione raggiunga il fine ulteriore che il soggetto si è proposto. (Fattispecie nella quale l’imputato si era attivato infruttuosamente per ricercare un acquirente di un monitor al plasma compendio di appropriazione indebita). Cass. pen. sez. II 4 marzo 2011 n. 8714

Non è configurabile il reato di ricettazione a carico di soggetto che si sia limitato a ricevere dati informazioni e notizie tratti da materiale documentario che sia stato oggetto di furto mancando in siffatta ipotesi l’esistenza di una res suscettibile di apprensione e possesso. Cass. pen. sez. II 13 gennaio 2005 n. 308

La fattispecie criminosa prevista dall’art. 648 c.p. è comprensiva di una multiforme serie di attività successive ed autonome rispetto alla consumazione del delitto presupposto finalizzate al conseguimento di un profitto (acquisto ricezione occultamento o qualunque forma di intervento nel fare acquistare il bene). Ne consegue che integra gli estremi del delitto di ricettazione colui che si intromette nella catena di possibili condotte successive ad un delitto già consumato essendo consapevole dell’origine illecita del bene e determinato dal fine di procurare a sè o ad altri un profitto. (In applicazione di tale principio la Suprema Corte ha ritenuto corretta la qualificazione del giudice di merito che aveva ritenuto integrato il reato di cui all’art. 648 c.p. nella condotta dell’imputato il quale si era intromesso dietro adeguato compenso per favorire lo scambio di un titolo di credito di provenienza delittuosa tra il prenditore e il cedente). Cass. pen. sez. II 17 luglio 2003 n. 30062

La “particolare tenuità” nel delitto di ricettazione va desunta da una complessiva valutazione del fatto che comprenda le modalità dell’azione la personalità dell’imputato e il valore economico della “res”. (In applicazione del principio la S.C. ha annullato la decisione del tribunale che aveva riconosciuto l’attenuante in questione con riferimento ad un assegno di importo pari a euro 2.340 omettendo di considerare il “modus operandi” dell’imputato). Cass. pen. sez. II 19 settembre 2017 n. 42866

L’istituto della particolare tenuità del fatto non è applicabile al reato di ricettazione attenuata di cui al secondo comma dell’art. 648 cod. pen. in quanto il limite di pena per esso previsto pari a sei anni di reclusione è superiore a quello richiesto per l’applicazione di detta causa di non punibilità. Cass. pen. sez. II 12 maggio 2017 n. 23419

L’ipotesi del fatto di particolare tenuità prevista dall’art. 648 comma secondo c.p. non costituisce una figura autonoma di reato ma una circostanza attenuante della ricettazione e come tale deve essere inclusa nel giudizio di comparazione ex art. 69 c.p.. Cass. pen. sez. II 17 gennaio 2014 n. 1845

In tema di ricettazione l’ipotesi attenuata di cui al secondo comma dell’art. 648 c.p. non costituisce un autonoma previsione incriminatrice ma una circostanza attenuante speciale. Ne consegue che ai fini dell’applicazione della prescrizione deve aversi riguardo alla pena stabilita per il reato base e non per l’ipotesi attenuata. Cass. pen. sez. II 14 ottobre 2008 n. 38803

In tema di delitto di ricettazione la circostanza attenuante del danno patrimoniale di speciale tenuità è compatibile con la forma attenuata del delitto nel solo caso in cui la valutazione del danno patrimoniale sia rimasta estranea al giudizio sulla particolare tenuità del fatto. Cass. pen. sez. II 21 novembre 2007 n. 43046

In tema di delitto di ricettazione ai fini della sussistenza della circostanza attenuante del danno patrimoniale di speciale tenuità non rileva solo il valore economico della cosa ricettata ma anche il complesso dei danni patrimoniali oggettivamente cagionati alla persona offesa dal reato come conseguenza diretta del fatto illecito e perciò ad esso riconducibili la cui consistenza va apprezzata in termini oggettivi e nella globalità degli effetti. (Fattispecie nella quale la Corte ha escluso la ricorrenza dell’attenuante in parola nella ricettazione di un blocchetto di assegni di conto corrente bancario successivamente riempiti per un ammontare complessivo di circa quattro milioni di lire). Cass. pen. Sezioni Unite 26 settembre 2007 n. 35535

La « particolare tenuità» che attenua il delitto di ricettazione va desunta da una complessiva valutazione del fatto il quale avendo riguardo sia alle modalità dell’azione sia alla personalità dell’imputato sia al valore economico della « res» ricettata deve evidenziare una rilevanza criminosa assolutamente marginale. (Nella specie la S.C. ha escluso che fosse possibile riconoscere tali connotazioni alla ricettazione di un assegno di importo non trascurabile anche in considerazione dello specifico « modus operandi» dell’imputato). Cass. pen. sez. II 13 agosto 2007 n. 32832

Il giudice nell’esercizio del suo potere discrezionale può utilizzare più volte lo stesso fattore per giustificare le scelte operate in ordine agli elementi la cui determinazione è affidata al suo prudente apprezzamento purché il fattore stesso presenti un significato polivalente così da rendere legittima la plurima utilizzazione sotto differenti proli. Ne consegue che è compatibile la concessione delle attenuanti generiche con l’attenuante di pena di cui all’art. 648 cpv. c.p. che tende ad adeguare la pena al fatto di particolare tenuità attesa la differenza delle caratteristiche strutturali e teleologiche dei due istituti. Cass. pen. sez. II 22 aprile 2004 n. 18892

In tema di ricettazione ai fini della valutazione della concessione dell’attenuante di cui all’art. 62 n. 4 c.p. per valutare l’entità del danno cagionato dal reato di ricettazione di assegni circolari e bancari si deve tener conto dell’importo risultante dai titoli unicamente se il fatto di ricettazione ha avuto per oggetto un assegno già compilato con l’indicazione dell’importo. Cass. pen. sez. II 27 gennaio 2004 n. 2919

In tema di ricettazione pur essendo compatibile il riconoscimento dell’ipotesi attenuata di ricettazione prevista dall’art. 648 comma secondo c.p. con la concessione della circostanza attenuante della speciale tenuità del danno di cui all’art. 62 n. 4 c.p. deve essere esclusa la riconoscibilità dell’attenuante comune nel caso in cui il valore della cosa ricettata assurga ad unico elemento di valutazione per il riconoscimento dell’ipotesi attenuata onde evitare la duplicazione di circostanze favorevoli basate sulla considerazione del medesimo parametro (in applicazione di tale principio la Corte ha rigettato il ricorso del P.M. volto a contestare la concessione dell’attenuante speciale basata sulla modestia dell’importo dalla somma ricettata in luogo di quella comune). Cass. pen. sez. II 12 novembre 2003 n. 43394

In tema di ricettazione al fine della sussistenza dell’ipotesi di particolare tenuità (art. 648 c.p. cpv.) non è sufficiente di per sè il valore economico della cosa ricettata ma occorre avere riguardo a tutte le circostanze indicate nell’articolo 133 c.p. le quali devono essere esaminate in comparazione con il parametro del valore predetto. Ne consegue che l’ipotesi attenuante non può essere ritenuta nel caso in cui nonostante la tenuità del valore della cosa ricettata sussistano elementi e circostanze sia oggettivi che soggettivi che impediscono di ritenere il fatto considerato ed esaminato nel suo complesso di particolare tenuità. (Fattispecie in tema di ricettazione di carta bancomat). Cass. pen. sez. II 8 ottobre 2003 n. 37942

Le fattispecie criminose previste rispettivamente dall’art. 648 c.p. e dall’art. 12 del D.L. 3 maggio 1991 n. 143 convertito con modificazioni in L. 5 luglio 1991 n. 197 sono tra loro in relazione di specialità reciproca. Tra le due quindi deve trovare applicazione quella caratterizzata da maggiore specialità rispetto all’altra ed essa va identificata nel caso di possesso ed indebita utilizzazione di uno dei documenti indicati nell’art. 12 del D.L. n. 143/91 in quella prevista da detta ultima norma giacché all’elemento materiale comune con l’ipotesi di cui all’art. 648 c.p. si aggiunge quello specializzante costituito dall’utilizzazione del documento indebitamente posseduto (nella specie una tessera viacard provento di rapina). Cass. pen. sez. V 5 febbraio 2001 n. 4844

In tema di ricettazione al fine di stabilire la sussistenza dell’ipotesi di particolare tenuità di cui al capoverso dell’art. 648 c.p. non è sufficiente di per sè l’irrilevanza o la scarsa rilevanza economica della cosa oggetto di ricettazione ma occorre avere riguardo al fatto nella sua globalità storico-giuridica apprezzandone l’incidenza antigiuridica sulla base di tutti gli elementi che a parte il valore economico dell’oggetto ricettato entrano nella componente dell’azione delittuosa ivi compresa la personalità dell’agente. (In applicazione del principio di cui in massima la S.C. ha annullato l’ordinanza del Gip che aveva rigettato la richiesta di applicazione della misura cautelare ritenendo che il possesso di un passaporto di provenienza delittuosa configurasse l’ipotesi di particolare tenuità prevista dall’art. 648 cpv.). Cass. pen. sez. II 26 gennaio 2000 n. 5813

Il delitto di ricettazione (art. 648 cod. pen.) e quello di commercio di prodotti con segni falsi (art. 474 cod. pen.) possono concorrere atteso che le fattispecie incriminatrici descrivono condotte diverse sotto il profilo strutturale e cronologico tra le quali non può configurarsi un rapporto di specialità e che non risulta dal sistema una diversa volontà espressa o implicita del legislatore. Cass. pen. sez. II 16 maggio 2019 n. 21469

Il reato di indebita utilizzazione di carta di credito già previsto dall’art. 12 prima parte del D.L. n. 143/1991 conv. con modif. in legge n. 197/1991 ed ora dall’art. 55 comma 9 prima parte del D.L.vo n. 231/2007 concorre con quello di ricettazione quando la carta utilizzata sia provento di delitto dovendosi viceversa ricondurre alla previsione incriminatrice di cui all’art. 12 seconda parte del citato D.L. n. 143/1991 e ora all’art. 55 comma 9 seconda parte del D.Lvo n. 231/2007 (che sanziona con formula generica la ricezione dei predetti documenti “di provenienza illecita”) le condotte acquisitive degli stessi nell’ipotesi in cui la loro provenienza non sia ricollegabile a un delitto bensì a un illecito civile amministrativo o anche penale ma di natura contravvenzionale (Mass. redaz.). Cass. pen.  sez. III 13 febbraio 2014 n. 7019

Integra il delitto di ricettazione e non la contravvenzione di acquisto di cose di sospetta provenienza la condotta di colui che riceva o acquisti un modulo di assegno bancario in bianco trattandosi di documento per sua natura e destinazione nel possesso esclusivo del titolare del conto corrente o della persona da questi delegata. Ne consegue che colui il quale riceva o acquisti un assegno bancario al di fuori delle regole che ne disciplinano la circolazione è necessariamente consapevole della sua provenienza illecita. Cass. pen. sez. II 23 maggio 2013 n. 22120

Ai fini della configurabilità in capo a colui che detenga per la vendita prodotti contraffatti (nella specie supporti audiovisivi illecitamente riprodotti) del reato di ricettazione è necessario che la contraffazione sia opera di terzi. (In motivazione la Corte annullando senza rinvio la sentenza che aveva condannato l’imputato sulla base della sola contumacia dello stesso ha precisato che l’ampia disponibilità a prezzi contenuti di masterizzatori e ad altri apparecchi di duplicazione non rende sostenibile la presunzione che il venditore di supporti abusivi li abbia acquistati da un terzo e non invece lui stesso personalmente duplicati). Cass. pen. sez. III 29 febbraio 2012 n. 7880

Il delitto di ricettazione e quello di commercio di opere d’arte contraffatte (artt. 127 comma primo lett. b) e 2 D.L.vo n. 490 del 1999) possono concorrere atteso che le fattispecie incriminatrici descrivono condotte diverse sotto il profilo strutturale e cronologico tra le quali non può ravvisarsi un rapporto di specialità e che non risulta una diversa volontà espressa o implicita del legislatore. Cass. pen. sez. II 14 luglio 2010 n. 27158

Il possesso e l’utilizzazione di carte di credito di provenienza illecita integrano il concorso tra il reato di ricettazione e quello di cui all’art. 12 D.L. n. 143 del 1991. Cass. pen. sez. II 20 gennaio 2010 n. 2465

La ricezione di “eurocheques” provenienti da delitto integra il reato di ricettazione e non quello di illecita acquisizione di carte di credito o di pagamento (art. 12 D.L. n. 143 del 1991 conv. in L. n. 197 del 1991) perché l’”eurocheque” non è assimilabile per la sua natura di titolo di credito agli ordini di pagamento. Cass. pen. sez. II 24 febbraio 2009 n. 8332

In tema di ricettazione l’affermazione di responsabilità per l’acquisto o la ricezione di beni con marchi contraffatti o alterati non richiede che sia provata l’avvenuta registrazione dei marchi condizione essenziale per affermare l’esistenza del delitto presupposto se si tratta di marchi di largo uso e di incontestata utilizzazione da parte delle società produttrici. (La Corte ha precisato che in tali casi è onere difensivo la prova della dedotta mancanza di registrazione del marchio ). Cass. pen. sez. II 5 giugno 2008 n. 22693

Non è configurabile in capo alla persona offesa del delitto di usura il concorso con l’autore di tale reato nel delitto di ricettazione avente ad oggetto il denaro del prestito usurario. Nel delitto di ricettazione infatti l’elemento del profitto è connotato del requisito dell’ingiustizia che richiede un dolo specifico non ipotizzabile nel caso di vittima di usura che si presta all’eventuale ricettazione. (Mass. redaz.). Cass. pen. sez. II 4 luglio 2007 n. 25828

Il reato di commercio di sostanze dopanti attraverso canali diversi da farmacie e dispensari autorizzati (art. 9 comma settimo L. 14 dicembre 2000 n. 376) può concorrere con il reato di ricettazione (art. 648 c.p.) in considerazione della diversità strutturale delle due fattispecie – essendo il reato previsto dalla legge speciale integrabile anche con condotte acquisitive non ricollegabili ad un delitto – e della non omogeneità del bene giuridico protetto poichè la ricettazione è posta a tutela di un interesse di natura patrimoniale mentre il reato di commercio abusivo di sostanze dopanti è finalizzato alla tutela della salute di coloro che partecipano alle manifestazioni sportive. Cass. pen. Sezioni Unite 25 gennaio 2006 n. 3087

La condotta di acquisto di supporti audiovisivi fonografici o informatici o multimediali non conformi alle prescrizioni legali posta in essere prima dell’entrata in vigore del D.L.vo n. 68 del 2003 anche se finalizzata al commercio integra l’illecito amministrativo di cui all’art. 16 della L. 18 agosto 2000 n. 248 che in virtù del principio di specialità previsto dall’art. 9 L. 24 novembre 1981 n. 689 prevale in ogni caso sul reato di ricettazione. Cass. pen. Sezioni Unite 23 dicembre 2005 n. 47164

In materia di tutela del diritto di autore sulle opere dell’ingegno è configurabile il concorso tra il reato di ricettazione (art. 648 c.p.) e quello di commercio abusivo di prodotti audiovisivi abusivamente riprodotti (art. 171 ter L. 22 aprile 1941 n. 633) quando l’agente oltre ad acquistare supporti audiovisivi fonografici o informatici o multimediali non conformi alle prescrizioni legali li detenga a fine di commercializzazione. (In motivazione la Corte ha precisato che il principio affermato deve applicarsi alle condotte poste in essere successivamente all’entrata in vigore del D.L.vo 9 aprile 2003 n. 68 che ha abrogato l’art. 16 della L. n. 248 del 2000 sostituendolo con il nuovo testo dell’art. 174 ter L. n. 633 del 1941). Cass. pen. Sezioni Unite 23 dicembre 2005 n. 47164

Nell’ipotesi di occultamento di un oggetto costituente provento di reato la distinzione tra delitto di favoreggiamento e delitto di ricettazione è individuabile nel dolo specifico richiesto per il secondo e non per il primo reato. Cass. pen. sez. II 23 dicembre 2005 n. 47171

In materia di diritto d’autore dopo le modiche introdotte con la legge 18 agosto 2000 n. 248 alla disciplina di cui alla legge 22 aprile 1941 n. 633 anche l’acquirente a fini di commercio di supporti non conformi alle prescrizioni della legge sul diritto d’autore non risponde del delitto di ricettazione stante la clausola di sussidiarietà contenuta nello stesso art. 648 c.p. secondo la quale tale delitto si realizza solo fuori dei casi di concorso nel reato presupposto ovvero uno dei delitti previsti dagli artt. 171 ss. della citata legge n. 633. Cass. pen. sez. II 24 giugno 2005 n. 23769

Per la configurazione del fatto come ricettazione ex art. 648 c.p. anziché come favoreggiamento reale (art. 379 c.p.) assume rilievo determinante lo scopo di trarre profitto personale e diretto dall’acquisto del possesso di cose di provenienza delittuosa; mentre per la configurabilità del favoreggiamento reale è necessario che l’eventuale ricezione del bene avvenga nell’interesse esclusivo dell’autore del reato principale. Cass. pen. sez. II 4 aprile 2005 n. 12476

Il delitto di ricettazione è configurabile anche nell’ipotesi di acquisto o ricezione al fine di profitto di cose con segni contraffatti nella consapevolezza dell’avvenuta contraffazione atteso che la cosa nella quale il falso segno è impresso – e che con questo viene a costituire un’unica entità – è provento della condotta delittuosa di falsificazione prevista e punita dall’art. 473 c.p. Cass. pen. Sezioni Unite 7 giugno 2001 n. 23427

Il delitto di ricettazione (art. 648 c.p.) e quello di commercio di prodotti con segni falsi (art. 474 c.p.) possono concorrere atteso che le fattispecie incriminatrici descrivono condotte diverse sotto il profilo strutturale e cronologico tra le quali non può congurarsi un rapporto di specialità e che non risulta dal sistema una diversa volontà espressa o implicita del legislatore. Cass. pen. Sezioni Unite 7 giugno 2001 n. 23427

Integra il reato di cui all’art. 648 c.p. (ricettazione) la condotta di chi riceve al fine di procurare a sè o ad altri un profitto carte di credito o di pagamento (ovvero qualsiasi altro documento analogo che abiliti al prelievo di denaro contante o all’acquisto di beni dalla prestazione di servizi) provenienti da delitto dovendosi viceversa ricondurre alla previsione incriminatrice di cui all’articolo 12 seconda parte D.L. 3 maggio 1991 n. 143 convertito nella legge 5 luglio 1991 n. 197 (che sanziona con formula generica la ricezione dei predetti documenti «di provenienza illecita») le condotte acquisitive degli stessi nell’ipotesi in cui la loro provenienza non sia ricollegabile a un delitto bensì a un illecito civile amministrativo o anche penale ma di natura contravvenzionale. Cass. pen. Sezioni Unite 7 giugno 2001 n. 22902

In tema di ricettazione di armi ai fini della qualificazione del reato come ipotesi di particolare tenuità il valore dell’arma non costituisce parametro decisivo o prevalente di giudizio mentre la sua scarsa potenzialità offensiva può essere apprezzata ai fini del riconoscimento della circostanza attenuante di cui all’art. 5 della L. n. 895 del 1967. Cass. pen. sez. I 14 febbraio 2000 n. 1723

Tra il delitto di commercio di prodotti con segni falsi e quello di ricettazione intercorre rapporto di specialità dal momento che la fattispecie criminosa di cui all’art. 474 c.p. avendo natura plurioffensiva è posta a tutela oltre che della fede pubblica anche del patrimonio. La norma incriminatrice infatti mira anche ad assicurare la protezione del monopolio sull’opera e sul marchio. Pertanto le condotte di ricezione ed acquisto di prodotti con marchi e segni contraffatti costituiscono antefatto non punibile in quanto presupposto necessario della detenzione per la vendita condotta questa ultima che il legislatore ha ritenuto sufficiente incriminare per assicurare la tutela penalistica dei consumatori e ad un tempo dei titolari dei diritti patrimoniali. Cass. pen. sez. V 14 gennaio 2000 n. 5525

Tra il reato di impiego di denaro beni o utilità di provenienza illecita e quello di riciclaggio nonché tra quest’ultimo e quello di ricettazione vi è rapporto di specialità che discende dal diverso elemento soggettivo richiesto dalle tre fattispecie incriminatrici essendo comune l’elemento materiale della disponibilità di denaro o altra utilità di provenienza illecita: il delitto di cui all’art. 648 cod. pen. richiede una generica finalità di profitto quello di cui all’art. 648 bis cod. pen. lo scopo ulteriore di far perdere le tracce dell’origine illecita quello inne di cui all’art. 648 ter cod. pen. che tale scopo sia perseguito mediante l’impiego delle risorse in attività economiche o finanziarie. Cass. pen. sez. II 28 luglio 2016 n. 33076

Il delitto di riciclaggio è in relazione di specialità con il delitto di ricettazione perché si compone della stessa condotta di acquisto o ricezione di denaro o altra utilità arricchita dall’elemento aggiuntivo del compimento di attività dirette ad ostacolare l’identificazione della provenienza delittuosa. (La Corte precisa che l’ulteriore elemento di diversità è dato dal dolo che è specifico nella ricettazione ed è generico nel riciclaggio). Cass. pen. sez. II 14 agosto 2007 n. 32901

Premesso che presupposto comune di tutte e tre le fattispecie incriminatrici previste dagli artt. 648 648 bis e 648 ter c.p. è quello costituito dalla provenienza da delitto del danaro o dell’altra utilità di cui l’agente è venuto a disporre le dette fattispecie si distinguono sotto il profilo soggettivo per il fatto che la prima di esse richiede oltre alla consapevolezza della suindicata provenienza (necessaria anche per altre) solo una generica finalità di profitto mentre la seconda e la terza richiedono la specifica finalità di far perdere le tracce dell’origine illecita con l’ulteriore peculiarità quanto alla terza che detta finalità dev’essere perseguita mediante l’impiego delle risorse in attività economiche o finanziarie. L’art. 648 ter è quindi in rapporto di specialità con l’art. 648 bis e questo lo è a sua volta con l’art. 648. (Sulla base di tali argomentazioni la S.C. ha escluso che potessero prospettarsi dubbi di incostituzionalità per indeterminatezza della fattispecie delineata dall’art. 648 ter). Cass. pen. sez. IV 2 giugno 2000 n. 6534

Il possesso di un’arma clandestina integra di per sé la prova del delitto di ricettazione poiché l’abrasione della matricola che priva l’arma medesima di numero e dei contrassegni di cui all’art. 11 legge 18 aprile 1975 n. 110 essendo chiaramente finalizzata ad impedirne l’identificazione dimostra in mancanza di elementi contrari il proposito di occultamento del possessore e la consapevolezza della provenienza illecita dell’arma. Cass. pen. sez. I 4 settembre 2019 n. 37016

Integra il reato di ricettazione la condotta di chi senza aver concorso nel reato acquista una macchina da gioco elettronico il cui sistema telematico sia stato alterato ai sensi dell’art. 640 ter cod. pen. (In motivazione la Corte ha precisato che ove lo stesso soggetto utilizzi successivamente la macchina risponde anche del reato di frode informatica posto che la condotta di alterazione del sistema telematico si realizza ogni volta che si attivi il meccanismo fraudolento da altri installato così consentendo all’agente di procurarsi un ingiusto profitto con altrui danno). Cass. pen. sez. II 23 dicembre 2016 n. 54715

Il possesso di un’arma clandestina integra di per sé la prova del delitto di ricettazione poiché l’abrasione della matricola che priva l’arma medesima di numero e dei contrassegni di cui all’art. 11 legge 18 aprile 1975 n. 110 essendo chiaramente finalizzata ad impedirne l’identificazione dimostra in mancanza di elementi contrari il proposito di occultamento del possessore e la consapevolezza della provenienza illecita dell’arma. Cass. pen. sez. I 24 settembre 2014 n. 39223

Integra il delitto di ricettazione e non la contravvenzione di acquisto di cose di sospetta provenienza la condotta di colui che riceva o acquisti un modulo di assegno bancario in bianco trattandosi di documento per sua natura e destinazione nel possesso esclusivo del titolare del conto corrente o della persona da questi delegata. Ne consegue che colui il quale riceva o acquisti un assegno bancario al di fuori delle regole che ne disciplinano la circolazione è necessariamente consapevole della sua provenienza illecita. Cass. pen. sez. II 23 maggio 2013 n. 22120

La condotta di chi detiene più moduli di assegni in bianco provenienti dal medesimo “carnet” sebbene spesi o utilizzati in tempi e luoghi diversi integra un unico reato di ricettazione del blocchetto che originariamente li conteneva. Cass. pen. sez. V 6 maggio 2013 n. 19372

Integra il delitto di ricettazione la condotta di colui che riceva pendagli auricolari pertinenti ad animali già macellati trattandosi dell’acquisizione di beni provenienti da delitto – nella specie di falso ideologico e omissione di atti di ufficio – in quanto detti pendagli possono essere rimossi dal capo delle bestie da macellare solamente da parte di soggetti autorizzati (veterinario ovvero titolare o gestore di un macello) ed a seguito della macellazione non possono essere riutilizzati – pena la compromissione della c.d. tracciabilità del bovino e per l’effetto la garanzia della genuinità e salubrità delle carni dovendo essere segnalati al CED della anagrafe bovina e quindi distrutti. Cass. pen. sez. V 19 aprile 2013 n. 17979

Integra il reato di ricettazione la ricezione di “compact-disc” (CD) musicali tutelati dal diritto d’autore ed abusivamente riprodotti in quanto anche dopo la sentenza della Corte di Giustizia U.E. 8 novembre 2007 in causa C-20/05 che pure ha determinato l’irrilevanza penale della violazione dell’obbligo di apposizione del contrassegno S.I.A.E. non è stata esclusa la tutela del diritto di autore in quanto tale né sono state liceizzate attività comportanti l’abusiva diffusione riproduzione o contraffazione delle opere dell’ingegno. Cass. pen. sez. II 1 febbraio 2013 n. 5228

La ricezione al di fuori dei canali pubblici di un modulo per carte di identità costituente “res” non liberamente commerciabile integra sempre la materialità del delitto di ricettazione; la sua falsificazione integra anche il delitto di cui agli artt. 482 -477 cod. pen. Cass. pen. sez. II 23 gennaio 2013 n. 3356

Commette il delitto di ricettazione il farmacista che riceve sostanze medicinali prodotte in frode ad un valido brevetto dovendosi escludere che per il solo fatto di aver acquistato le suddette sostanze egli possa essere ritenuto concorrente nel reato presupposto di frode brevettuale. Cass. pen. sez. II 4 febbraio 2011 n. 4181

È configurabile il delitto di ricettazione in caso di acquisto o ricezione di un’arma clandestina. (Nella specie il reato presupposto è stato individuato nell’abrasione della matricola). Cass. pen. sez. II 28 ottobre 2009 n. 41464

Il possesso di un’arma clandestina integra di per sè la prova del delitto di ricettazione essendo l’abrasione della matricola (che priva l’arma medesima di numero e dei contrassegni di cui all’art. 11 L. 18 aprile 1975 n. 110) chiaramente finalizzata ad impedirne l’identificazione; ciò dimostra in mancanza di elementi contrari il proposito di occultamento del possessore e la consapevolezza dello stesso della provenienza illecita dell’arma. Cass. pen. sez. II 1 settembre 2009 n. 33581

Integra il delitto di ricettazione aggravata dalla finalità di agevolazione dell’associazione di tipo mafioso la percezione da parte di ex associato in stato di detenzione di un assegno mensile da parte del sodalizio criminale al quale apparteneva contribuendo tale condotta a rafforzarne la vitalità e a favorirne il perseguimento degli scopi illeciti. (Fattispecie in tema di procedimento “de libertate” nella quale il ricorrente aveva lamentato la contraddittorietà della decisione impugnata in quanto da un lato aveva escluso la permanenza del vincolo associativo e dall’altro aveva ritenuto tale esclusione compatibile con l’aggravante mafiosa). Cass. pen. sez. I 24 aprile 2009 n. 17524

In tema di reati concernenti la falsificazione e l’illecita acquisizione o utilizzazione di carte di credito o di pagamento e documenti che abilitano al prelievo di danaro contante (art. 12 D.L. 3 maggio 1991 n. 143 conv. in L. 5 luglio 1991 n. 197 ) l’eurocheque nonostante il suo nesso strumentale con la carta di riconoscimento del titolare la quale garantisce il pagamento al primo prenditore non può essere assimilato per la sua natura di titolo di credito agli «ordini di pagamento » prodotti unitamente ad un documento che abiliti al prelievo di denaro contante o all’acquisto di beni o alla prestazione di servizi di cui alla disposizione predetta. Ne deriva che la ricezione di eurocheques provenienti da delitto integra il reato di ricettazione e non l’ipotesi criminosa prevista dalla legge speciale. (Ha precisato la Corte che la carta di riconoscimento non rappresenta un documento che autonomamente costituisca strumento di pagamento e non vale a far assumere agli assegni in contrasto con la loro peculiare caratteristica dell’astrattezza la funzione di meri ordini di pagamento ) Cass. pen. sez. II 26 marzo 2008 n. 12750

In tema di tutela del diritto d’autore la condotta di acquisto o noleggio di supporti audiovisivi abusivamente riprodotti punita con l’art. 171 ter della legge 22 aprile 1941 n. 633 come modificato dall’art. 16 della legge n. 248 del 2000 con una sanzione amministrativa pecuniaria integra un semplice illecito amministrativo e non concorre quindi con il reato di ricettazione di cui all’art. 648 c.p. atteso che tra le due norme sussiste un rapporto di continenza in quanto nella norma codicistica sono compresi tutti gli elementi costitutivi della norma introdotta dalla legge n. 633 come modificata che descrive più specificamente condotte già comprese sul piano astratto nella prima con la quale si pone in rapporto di specialità. Cass. pen. sez. II 3 febbraio 2005 n. 3995

Sussiste un rapporto di specialità tra le disposizioni della legge n. 248 del 2000 in materia di diritto di autore relativamente all’ipotesi di acquisto di supporti audiovisivi fotografici informatici o multimediali non conformi alle prescrizioni di legge e il reato di ricettazione atteso che l’estrema specificità della disciplina speciale a tutela del diritto di autore rende tali condotte illecite del tutto ricomprensibili nella più generica previsione di cui all’art. 648 c.p. tutelando la legge n. 248 del 2000 anche gli interessi patrimoniali alla pari del delitto di ricettazione. Cass. pen. sez. II 1 febbraio 2005 n. 3286

In tema di ricettazione dall’ingiustificato possesso di refurtiva proveniente da furti commessi in tempi e luoghi diversi e in danno di soggetti diversi ben può legittimamente desumersi in assenza di elementi positivamente indicativi della riconducibilità del possesso alla commissione di quei furti che esso sia frutto di ricettazione. Cass. pen. sez. I 26 novembre 2004 n. 46006

In tema di tutela del diritto d’autore la condotta di detenzione per la vendita o del commercio di supporti audiovisivi abusivamente riprodotti punita dall’art. 171 ter della legge 22 aprile 1941 n. 633 non concorre con il reato di ricettazione di cui all’art. 648 c.p. atteso che tra le due norme sussiste un rapporto di continenza in quanto nella norma codicistica sono compresi tutti gli elementi costitutivi della norma introdotta dalla legge n. 633 che descrive più specificamente condotte già ricomprese sul piano astratto nella prima con la quale si pone in rapporto di specialità. Più in particolare entrambe le norme presuppongono la commissione di un delitto l’esistenza di un bene che ne costituisce il provento la detenzione del bene illecito il fine di profitto la condizione negativa del non avere l’agente concorso nel reato presupposto e presentano omogeneità dell’interesse tutelato individuato nella repressione del traffico di cose che costituiscono il provento della commissione di reati. Cass. pen. sez. III 28 ottobre 2004 n. 42203

Sussiste concorso tra il reato di ricettazione e quello di cui all’art. 171 ter della legge 22 aprile 1941 n. 633 e successive modificazioni quando l’agente oltre ad acquistare videocassette e musicassette contraffatte le detenga a fine di commercializzazione configurandosi l’illecito meramente amministrativo previsto dall’art. 16 della legge 18 agosto 2000 n. 248 (peraltro poi abrogato dall’art. 41 comma quarto del D.L.vo 9 aprile 2003 n. 68) soltanto quando trattandosi di acquisto questo sia stato effettuato ad uso esclusivamente personale. Cass. pen. sez. III 25 maggio 2004 n. 23855

In tema di beni culturali il reato presupposto del delitto di ricettazione di reperti archeologici consiste nel delitto di illecito impossessamento di beni culturali appartenenti allo Stato (c.d. furto archeologico previsto dall’art. 125 D.L.vo n. 490 del 1999 in precedenza sanzionato dall’art. 67 legge n. 1089 del 1939). Cass. pen. sez. II 24 dicembre 2003 n. 49406

Integra il reato di detenzione e diffusione abusiva di codici di accesso a servizi informatici o telematici (art. 615 quater c.p.) la condotta di colui che si procuri abusivamente il numero seriale di un apparecchio telefonico cellulare appartenente ad altro soggetto poiché attraverso la corrispondente modica del codice di un ulteriore apparecchio (c.d. clonazione) è possibile realizzare una illecita connessione alla rete di telefonia mobile che costituisce un sistema telematico protetto anche con riferimento alle banche concernenti i dati esteriori delle comunicazioni gestite mediante tecnologie informatiche. Ne consegue che l’acquisto consapevole a fini di profitto di un telefono cellulare predisposto per l’accesso alla rete di telefonia mediante i codici di altro utente («clonato») integra il delitto di ricettazione (art. 648 c.p.) di cui costituisce reato presupposto quello ex art. 615 quater c.p. Cass. pen. sez. II 22 settembre 2003 n. 36288

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