Art. 648 ter – Codice Penale

(R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398)

Impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita

Articolo 648 ter - Codice Penale

Chiunque, fuori dei casi di concorso (110) nel reato e dei casi previsti dagli articoli 648 e 648 bis, impiega in attività economiche o finanziarie denaro, beni o altre utilità provenienti da delitto, è punito con la reclusione da quattro a dodici anni e con la multa da € 5.000 a € 25.000 (1).
La pena è aumentata quando il fatto è commesso nell’esercizio di un’attività professionale.
La pena è diminuita nell’ipotesi di cui al secondo comma dell’articolo 648.
Si applica l’ultimo comma dell’articolo 648.

Articolo 648 ter - Codice Penale

Chiunque, fuori dei casi di concorso (110) nel reato e dei casi previsti dagli articoli 648 e 648 bis, impiega in attività economiche o finanziarie denaro, beni o altre utilità provenienti da delitto, è punito con la reclusione da quattro a dodici anni e con la multa da € 5.000 a € 25.000 (1).
La pena è aumentata quando il fatto è commesso nell’esercizio di un’attività professionale.
La pena è diminuita nell’ipotesi di cui al secondo comma dell’articolo 648.
Si applica l’ultimo comma dell’articolo 648.

Note

(1) Le parole: «€ 1.032 a € 15.493» sono state così sostituite dalle attuali: «€ 5.000 a € 25.000» dall’art. 3, comma 2, della L. 15 dicembre 2014, n. 186.

Tabella procedurale

Arresto: facoltativo in flagranza. 381 c.p.p.
Fermo di indiziato di delitto: consentito. 384 c.p.p.
Misure cautelari personali: consentite. 280287 c.p.p.
Autorità giudiziaria competente: Tribunale collegiale. 33 bis c.p.p.
Procedibilità: d’ufficio. 50 c.p.p.

Massime

Il reato di autoriciclaggio ha natura istantanea e si consuma nel momento in cui vengono poste in essere le condotte di impiego sostituzione o trasformazione di beni costituenti l’oggetto materiale del delitto presupposto nessun rilievo dovendo quindi riconoscersi ai fini della consumazione alla circostanza che gli effetti delle condotte indicate si protraggono nel tempo. (In applicazione del principio la Corte ha ritenuto non integrasse reato il reimpiego di un’azienda oggetto di bancarotta effettuato attraverso il trasferimento pluriennale di un ramo dell’azienda medesima avvenuto prima dell’entrata in vigore della legge istitutiva del reato ed i cui effetti si erano protratti anche successivamente). Cass. pen. sez. II 20 settembre 2019 n. 38838 

Non integra la condotta di autoriciclaggio il mero trasferimento di somme oggetto di distrazione fallimentare a favore di imprese operative occorrendo a tal fine un “quid pluris” che denoti l’attitudine dissimulatoria della condotta rispetto alla provenienza delittuosa del bene. (Fattispecie relativa alla stipulazione di un contratto di affitto d’azienda in previsione del fallimento nella quale la Corte ha osservato che in assenza della verifica della concreta idoneità dell’operazione distrattiva ad ostacolare l’identificazione della provenienza delittuosa del bene si determinerebbe “un’ingiustificata sovrapposizione punitiva tra la norma sulla bancarotta e quella ex art. 648-ter.1 cod. pen.”). Cass. pen. sez. V 20 settembre 2019 n. 38919

Ai fini dell’integrazione del reato di autoriciclaggio non occorre che l’agente ponga in essere una condotta di impiego sostituzione o trasferimento del denaro beni o altre utilità che comporti un assoluto impedimento alla identificazione della provenienza delittuosa degli stessi essendo al contrario sufficiente una qualunque attività concretamente idonea anche solo ad ostacolare gli accertamenti sulla loro provenienza. (In applicazione del principio la Corte ha ritenuto configurabile il reato in presenza di un trasferimento di somme oggetto di distrazione fallimentare su conti stranieri di una società controllante di quella fallita). Cass. pen. sez. II 14 agosto 2019 n. 36121

In tema di autoriciclaggio l’intervenuta tracciabilità per effetto delle attività di indagine poste in essere dopo la consumazione del reato delle operazioni di trasferimento delle utilità provenienti dal delitto presupposto non esclude l’idoneità “ex ante” della condotta ad ostacolare concretamente l’identificazione della loro provenienza delittuosa. (Fattispecie di trasferimento di ingenti somme di denaro tramite bonifici in favore di una costellazione di società estere che a loro volta effettuavano nuove operazioni di trasferimento a soggetti fisici e giuridici riconducibili all’indagato). Cass. pen. sez. II 18 aprile 2019 n. 16908

In tema di delitto di impiego di denaro beni o utilità di provenienza illecita ai fini della configurabilità della circostanza aggravante relativa alla professionalità dell’attività svolta prevista dall’art. 648-ter comma secondo cod. pen. non rilevano esclusivamente le attività per il cui esercizio è richiesta l’iscrizione ad un particolare albo o una speciale abilitazione ma qualunque attività economica o finanziaria diretta a creare nuovi beni e servizi o allo scambio e distribuzione di beni nel mercato del consumo. Cass. pen. sez. II 20 gennaio 2017 n. 3026

Ai fini della configurabilità del delitto di impiego di denaro beni ed altre utilità di provenienza illecita di cui all’art. 648-ter cod. pen. la nozione di attività economica o finanziaria è desumibile dagli artt. 2082 2135 e 2195 cod. civ. e fa riferimento non solo all’attività produttiva in senso stretto ossia a quella diretta a creare nuovi beni o servizi ma anche a quella di scambio e di distribuzione dei beni nel mercato del consumo nonché ad ogni altra attività che possa rientrare in una di quelle elencate nelle menzionate norme del codice civile. (Fattispecie in cui la Corte annullando con rinvio l’ordinanza impugnata ha ritenuto che può rientrare nella nozione di attività economica quella di agevolazione della distribuzione di prodotti commercializzati da una società oggetto di intestazione fittizia ex art. 12 quinquies D.L. n. 306 del 1992 convertito in l. n. 356 del 1992 trattandosi di attività d’incremento dei profitti di un’impresa che opera illecitamente). Cass. pen. sez. II 28 luglio 2016 n. 33076

Per la configurabilità del reato di cui all’art. 648 ter cod. pen. non occorre che il reimpiego del danaro o degli altri beni provenienti da delitto avvenga in attività lecite né che tali attività siano svolte professionalmente; non è altresì necessario che la condotta di reimpiego presenti connotazioni dissimulatorie volte ad ostacolare l’individuazione o l’accertamento della provenienza illecita dei beni. Cass. pen. sez. II 25 febbraio 2014 n. 9026

Il delitto di cui all’art. 648 ter cod. pen. è configurabile anche se per il reato presupposto commesso all’estero sia stata disposta dall’autorità giudiziaria straniera l’archiviazione per ragioni esclusivamente processuali che non escludono la sussistenza del reato. (Fattispecie relativa a procedimento per i reati di malversazione e spoliazione fraudolenta commessi in Germania per i quali il pubblico ministero ai sensi del codice di procedura penale tedesco aveva ritenuto di non esercitare temporaneamente l’azione penale per la mancanza di un interesse pubblico). Cass. pen. sez. II 28 novembre 2013 n. 47218

Il sequestro preventivo funzionale alla confisca del profitto del reato di cui all’art. 648 ter c.p. può riguardare una intera società e il relativo compendio aziendale quando sia riscontrabile un inquinamento dell’intera attività della stessa così da rendere impossibile distinguere tra la parte lecita dei capitali e quella illecita. (Nella concreta fattispecie si trattava di una società che aveva utilizzato capitali di provenienza illecita riconducibili al gestore del patrimonio di un sodalizio di stampo mafioso per coprire crisi di liquidità onorare gli impegni assunti con le banche e i fornitori ed incrementare l’attività aziendale). Cass. pen. sez. I 26 gennaio 2011 n. 2737

Il testo del D.L. n. 285 del 1996 ha sostituito il primo comma ultimo periodo dell’art. 39 della legge n. 724 del 1994 prevedendo la sospensione del procedimento di sanatoria degli abusi edilizi posti in essere dalla persona imputata di uno dei delitti di cui agli artt. 416 bis 648 bis e 648 ter del codice penale no alla sentenza definitiva di non luogo a procedere o di proscioglimento o di assoluzione e stabilendo che qualsiasi richiedente il condono deve attestare con dichiarazione sottoscritta nelle forme di cui all’art. 2 della legge n. 15 del 1968 di non avere carichi pendenti in relazione ai delitti su indicati sicché il termine di un anno stabilito per il formarsi della concessione in sanatoria con il silenzio-assenso deve ritenersi riaperto per consentire agli istanti di integrare la documentazione giacché il delitto di cui all’art. 648 ter c.p. non era contemplato nei precedenti decreti legge non convertiti né nell’art. 39 della legge n. 724 del 1994 onde la dichiarazione sostitutiva dovrà concernere pure detto reato. Cass. pen. sez. III 7 agosto 1996 n. 2885

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