(R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398)

Riciclaggio

Articolo 648 bis - Codice Penale

(1) Fuori dei casi di concorso (110) nel reato, chiunque sostituisce o trasferisce denaro, beni o altre utilità provenienti da delitto non colposo, ovvero compie in relazione ad essi altre operazioni, in modo da ostacolare l’identificazione della loro provenienza delittuosa, è punito con la reclusione da quattro a dodici anni e con la multa da € 5.000 a € 25.000 (2).
La pena è aumentata quando il fatto è commesso nell’esercizio di una attività professionale.
La pena è diminuita se il denaro, i beni o le altre utilità provengono da delitto per il quale è stabilita la pena della reclusione inferiore nel massimo a cinque anni.
Si applica l’ultimo comma dell’articolo 648.

Articolo 648 bis - Codice Penale

(1) Fuori dei casi di concorso (110) nel reato, chiunque sostituisce o trasferisce denaro, beni o altre utilità provenienti da delitto non colposo, ovvero compie in relazione ad essi altre operazioni, in modo da ostacolare l’identificazione della loro provenienza delittuosa, è punito con la reclusione da quattro a dodici anni e con la multa da € 5.000 a € 25.000 (2).
La pena è aumentata quando il fatto è commesso nell’esercizio di una attività professionale.
La pena è diminuita se il denaro, i beni o le altre utilità provengono da delitto per il quale è stabilita la pena della reclusione inferiore nel massimo a cinque anni.
Si applica l’ultimo comma dell’articolo 648.

Note

(1) L’art. 71 del D.L.vo 6 settembre 2011, n. 159, recante codice delle leggi antimafia, prevede che le pene stabilite per i delitti di cui a questo articolo, sono aumentate da un terzo alla metà se il fatto è commesso da persona sottoposta con provvedimento definitivo ad una misura di prevenzione personale durante il periodo previsto di applicazione e sino a tre anni dal momento in cui ne è cessata l’esecuzione. In ogni caso si procede d’ufficio e quando i delitti di cui al comma 1 del predetto art. 71, per i quali è consentito l’arresto in flagranza, sono commessi da persone sottoposte alla misura di prevenzione, la polizia giudiziaria può procedere all’arresto anche fuori dei casi di flagranza. Alla pena è aggiunta una misura di sicurezza detentiva.
(2) Le parole: «€ 1.032 a € 15.493» sono state così sostituite dalle attuali: «€ 5.000 a € 25.000» dall’art. 3, comma 1, della L. 15 dicembre 2014, n. 186.

Tabella procedurale

Arresto: facoltativo in flagranza. 381 c.p.p.
Fermo di indiziato di delitto: consentito. 384 c.p.p.
Misure cautelari personali: consentite. 280287 c.p.p.
Autorità giudiziaria competente: Tribunale collegiale. 33 bis c.p.p.
Procedibilità: d’ufficio. 50 c.p.p.

Massime

L’attività di “taroccamento” o di “cannibalizzazione” di autovetture provento di furto pur se tesa ad ostacolare l’identificazione della provenienza delittuosa del bene non rientra tra le condotte tipiche di autoriciclaggio individuate dall’art. 648-ter.1 cod. pen. (In applicazione del principio la Corte ha annullato la condanna per autoriciclaggio dell’autore del furto dell’autovettura). Cass. pen. sez. II 10 ottobre 2019 n. 41686

Integra un autonomo atto di riciclaggio essendo il delitto di cui all’art. 648-bis cod. pen. a forma libera ed attuabile anche con modalità frammentarie e progressive il prelievo di denaro di provenienza delittuosa da un conto corrente bancario. (Fattispecie relativa a prelevamento in unica soluzione da parte dell’imputata di una ingente somma di denaro in contanti a pochi giorni dall’arresto del marito per i reati di associazione a delinquere riciclaggio di autovetture concussione e falso). Cass. pen. sez. II 17 maggio 2019 n. 21687

Integra il delitto di riciclaggio la condotta di chi dopo avere ricevuto beni di provenienza furtiva (nella specie pannelli fotovoltaici) pur senza porre in essere condotte di trasformazione occulti gli stessi tra masserizie varie all’interno di un camion imbarcato su una motonave diretta all’estero in tal modo rendendo maggiormente difficoltosa l’individuazione dell’origine delittuosa. Cass. pen. sez. II 15 ottobre 2018 n. 46754

Il delitto di trasferimento fraudolento di valori ex art. 12 quinquies D.L. n. 306 del 1992 (conv. in l. n. 356 del 1992) può fungere da reato presupposto dei delitti di cui agli artt. 648 bis cod. pen. e 648 ter cod. pen. Cass. pen. sez. II 28 luglio 2016 n. 33076

Il reato di riciclaggio pur essendo a consumazione istantanea è reato a forma libera e può anche atteggiarsi a reato eventualmente permanente quando il suo autore lo progetti e lo esegua con modalità frammentarie e progressive. (In applicazione del principio la S.C. ha ritenuto configurabile la flagranza del delitto di riciclaggio con riferimento al rinvenimento presso un deposito di diverse autovetture provento di furto private della targa ed occultate in un container in quanto condotte tese ad ostacolare l’identificazione della provenienza delittuosa dei mezzi prodromiche al successivo trasporto degli stessi presso il porto e la definitiva loro destinazione in paese extracomunitario). Cass. pen. sez. II 13 luglio 2016 n. 29611

In tema di riciclaggio la mera detenzione del bene di illecita provenienza alterato in modo da ostacolare l’identificazione della provenienza stessa non è sufficiente per l’affermazione di penale responsabilità in assenza di elementi idonei a ricondurre la condotta di alterazione o manipolazione al detentore quanto meno a titolo di concorso. (Nella specie la S.C. ha ritenuto immune da censure la condanna della proprietaria del veicolo – condotto da un terzo al momento del controllo – la cui targa documento di circolazione e numero di telaio erano stati abusivamente associati all’autovettura rubata non avendo l’imputata allegato alcun elemento tale da far ritenere che la sua vettura fosse stata anche solo di fatto ceduta a terzi). Cass. pen. sez. II 16 ottobre 2015 n. 41740

Il delitto di riciclaggio si consuma con la realizzazione dell’effetto dissimulatorio conseguente alle condotte tipiche previste dall’art. 648 bis primo comma cod. pen. (sostituzione trasferimento o altre operazioni volte ad ostacolare l’identificazione della provenienza delittuosa di denaro beni o altre utilità) non essendo invece necessario che il compendio “ripulito” sia restituito a chi l’aveva movimentato; ne deriva che il mero trasporto in altro luogo del bene riciclato esula dalla condotta tipica di trasferimento che deve essere intesa in senso esclusivamente giuridico di movimentazione dissimulatoria. (Fattispecie in tema di conflitto di competenza tra giudice del luogo della monetizzazione di assegni illeciti e giudice del luogo di ultimo transito verso l’estero del denaro ottenuto). Cass. pen. sez. I 23 luglio 2015 n. 32491

In tema di misure cautelari l’accertamento del reato di riciclaggio non richiede l’individuazione dell’esatta tipologia del delitto presupposto né la precisa indicazione delle persone offese essendo sufficiente che venga raggiunta la prova logica della provenienza illecita delle utilità oggetto delle operazioni compiute. (Nella fattispecie gli indagati trasportavano nei rispettivi trolley l’ingente somma contante di 500.000,00 euro della quale non fornivano alcuna plausibile giustificazione). Cass. pen. sez. II 15 maggio 2015 n. 20188

In tema di riciclaggio ove più siano le condotte consumative del reato attuate in un medesimo contesto fattuale e con riferimento ad un medesimo oggetto si configura un unico reato a formazione progressiva che viene a cessare con l’ultima delle operazioni poste in essere. (Fattispecie nella quale la Corte ha ritenuto realizzata la condotta consumativa del reato per l’intero arco temporale di operatività di una società costituita al fine di ripulire denaro beni ed altre utilità risultate in origine riconducibili ad esponenti di primo piano di “Cosa Nostra”). Cass. pen. sez. II 18 dicembre 2014 n. 52645

È configurabile il reato di riciclaggio nell’ipotesi in cui oli non commestibili illecitamente prodotti all’estero vengono ricollocati sul mercato nazionale come olio extra vergine di oliva attraverso illecite miscelazioni non rilevabili tramite le analisi ufficiali. (Principio affermato dalla Corte in tema di sequestro probatorio). Cass. pen. sez. II 18 dicembre 2014 n. 52625

Integra il delitto di riciclaggio e non il meno grave delitto di ricettazione la condotta di chi deposita in banca denaro di provenienza illecita poiché stante la natura fungibile del bene in tal modo esso viene automaticamente sostituito con “denaro pulito”. (Fattispecie relativa alla condotta di due donne che occultando il rapporto coniugale con i capi di un sodalizio camorristico dedito al narcotraffico avevano intestato alcuni milioni di euro in denaro contante ad una società di gestione fiduciaria ottenendo poi con lo smobilizzo dell’investimento l’emissione in loro favore di assegni circolari). Cass. pen. sez. VI 20 marzo 2014 n. 13085

Commette il delitto di riciclaggio colui che accetta di essere indicato come beneficiario economico di conti correnti accesi all’estero formalmente intestati a società aventi sede in paradisi scali ma in realtà appartenenti a terzi e sui quali confluiscono i proventi di attività delittuosa in quanto detta condotta pur non concretizzandosi nel compimento di atti dispositivi è comunque idonea ad ostacolare l’identificazione della provenienza del denaro. Cass. pen. sez. VI 5 giugno 2013 n. 24548

L’alterazione dei numeri di telaio di un veicolo di illecita provenienza è condotta idonea ad integrare il delitto di riciclaggio . Cass. pen. sez. II 28 maggio 2013 n. 22992

Integra il delitto di riciclaggio il compimento di operazioni volte non solo ad impedire in modo definitivo ma anche a rendere difficile l’accertamento della provenienza del denaro dei beni o delle altre utilità attraverso un qualsiasi espediente che consista nell’aggirare la libera e normale esecuzione dell’attività posta in essere. (Nella specie la Corte ha ritenuto configurabili i gravi indizi di reato in relazione ad una condotta consistita nella ricezione di somme di provenienza illecita su conti correnti personali e nella successiva effettuazione di operazioni bancarie comportanti ripetuti passaggi di denaro di importo corrispondente su conti di diverse società oggettivamente finalizzate alla “schermatura” dell’origine delle disponibilità). Cass. pen. sez. II 23 gennaio 2013 n. 3397

In tema di riciclaggio le operazioni di ripulitura del denaro “sporco” effettuate da esperti del settore bancario integrano l’aggravante del fatto commesso nell’esercizio di un’attività professionale che per la sua natura oggettiva si estende a tutti i concorrenti del reato. Cass. pen. sez. VI 9 novembre 2012 n. 43534

Le fattispecie criminose di riciclaggio e reimpiego pur a forma libera richiedono che le condotte siano caratterizzate da un tipico effetto dissimulatorio avendo l’obbiettivo di ostacolare l’accertamento o l’astratta individuabilità dell’origine delittuosa del denaro. Cass. pen. sez. II 4 novembre 2011 n. 39756

Il momento perfezionativo del reato di riciclaggio si individua nella sostituzione dei beni sicché non rileva ai fini della integrazione del reato che parte degli oggetti materiali di una condotta continuata di riciclaggio sia pervenuta nella disponibilità dell’autore prima della novella legislativa – L. 9 agosto 1993 n.328 che ha previsto tra l’altro che i beni possano provenire da qualsiasi specie di delitto non colposo – e sia in concreto proveniente da delitti allora non considerati dalla norma di incriminazione del riciclaggio. Cass. pen. sez. II 13 ottobre 2011 n. 36913

Integra l’elemento oggettivo del reato di riciclaggio anche il mero smontaggio di singoli pezzi pur privi di codice identificativo di un bene mobile registrato come un ciclomotore di provenienza delittuosa rientrando tale condotta nella nozione normativa di operazione adatta ad ostacolare l’identificazione della provenienza delittuosa del bene. Cass. pen. sez. II 29 marzo 2011 n. 12766

L’affermazione di responsabilità per il delitto di riciclaggio non richiede l’accertamento dell’esatta tipologia del delitto non colposo presupposto e in particolare la precisa identificazione del soggetto passivo essendo sufficiente la prova logica della provenienza delittuosa delle utilità oggetto delle operazioni compiute anche se il delitto presupposto sia delineato per sommi capi quanto alle esatte modalità di commissione. Cass. pen. sez. II 11 gennaio 2011 n. 546

Integra di per sé un autonomo atto di riciclaggio poiché il delitto di riciclaggio è a forma libera e potenzialmente a consumazione prolungata attuabile anche con modalità frammentarie e progressive qualsiasi prelievo o trasferimento di fondi successivo a precedenti versamenti ed anche il mero trasferimento di denaro di provenienza delittuosa da un conto corrente bancario ad un altro diversamente intestato ed acceso presso un differente istituto di credito. (In applicazione del principio la Corte ha affermato che il termine di prescrizione trattandosi di reato continuato decorre dalla data di ogni singolo prelievo o trasferimento documentalmente individuabile). Cass. pen. sez. II 11 gennaio 2011 n. 546

L’integrazione del reato di riciclaggio non richiede che il bene oggetto della condotta illecita fuoriesca dalla sfera di disponibilità dell’autore della stessa. (Fattispecie di alterazione dei dati identificativi di autovettura di provenienza delittuosa). Cass. pen. sez. II 25 giugno 2010 n. 24380

L’illecito scale penalmente rilevante per l’ordinamento del paese straniero nel cui territorio viene integralmente consumato può costituire il reato presupposto necessario per la configurabilità del delitto di riciclaggio dei relativi proventi commesso successivamente nel territorio italiano. Cass. pen. sez. II 23 dicembre 2009 n. 49427

Integra la fattispecie criminosa di riciclaggio “mediato” il mero trasferimento di denaro di provenienza delittuosa da uno ad altro conto corrente diversamente intestato ed acceso presso differente istituto di credito. Cass. pen. sez. II 14 dicembre 2009 n. 47375

Non si ha reato impossibile in riferimento alla fattispecie criminosa di riciclaggio ove sia agevole l’accertamento della provenienza illecita della “res”. (Fattispecie di riciclaggio di autovettura cui era stata apposta la targa di un’altra in cui la Corte ha precisato che per aversi reato impossibile l’inidoneità dell’azione dev’essere “ex ante” assoluta e non può desumersi dal mero fatto che il reato sia stato agevolmente scoperto). Cass. pen. sez. II 18 novembre 2009 n. 44043

Il delitto di riciclaggio pur essendo a consumazione istantanea è a forma libera e può anche atteggiarsi a reato eventualmente permanente quando il suo autore lo progetti e lo esegua con modalità frammentarie e progressive. Cass. pen. sez. II 7 settembre 2009 n. 34511

Integra il reato di riciclaggio lo spostamento in territorio estero extracomunitario a fine di successiva vendita e reimmatricolazione di un autoveicolo di provenienza furtiva qualora l’agente ponga in essere altre attività idonee ad ostacolare l’identificazione della provenienza del bene. (Nella fattispecie il colpevole era stato trovato anche in possesso di false carte di circolazione e di falsi documenti di guida che potevano indurre l’Autorità a ritenere che il conducente fosse il proprietario dell’autoveicolo: la Corte ha ritenuto che tali attività costituissero il compimento di operazioni dirette ad ostacolare l’accertamento della provenienza dell’autovettura). Cass. pen. sez. II 18 marzo 2009 n. 11895

In tema di reati contro il patrimonio il delitto presupposto del reato di riciclaggio può essere costituito non solo dai reati-ne attuati in esecuzione del programma criminoso in vista del quale l’associazione per delinquere di stampo mafioso si è formata ma anche dallo stesso reato associativo in quanto il riciclaggio può avere ad oggetto anche beni e denaro non provenienti dai reati ne ma dalla condotta costitutiva dell’associazione mafiosa. Cass. pen. sez. I 16 gennaio 2009 n. 1439

In tema di reati contro il patrimonio il delitto presupposto del reato di riciclaggio può essere costituito anche dal reato di illecita concorrenza con minaccia e con violenza. Cass. pen. sez. I 16 gennaio 2009 n. 1439

Anche il delitto d’associazione di tipo mafioso può costituire il presupposto di quello di riciclaggio atteso che lo stesso è di per sé idoneo a produrre proventi illeciti come dimostra il fatto che tra gli scopi dell’associazione vi è anche quello di trarre vantaggi o profitti da attività economiche lecite utilizzando il metodo mafioso. Cass. pen. sez. I 13 gennaio 2009 n. 1024

Integra il delitto di riciclaggio la condotta di chi deposita in banca danaro di provenienza illecita atteso che stante la natura fungibile del bene in tal modo lo stesso viene automaticamente sostituito essendo l’istituto di credito obbligato a restituire al depositante la stessa somma depositata. Cass. pen. sez. VI 9 gennaio 2009 n. 495

Ai fini della configurabilità del reato di riciclaggio non si richiede l’accertamento giudiziale del delitto presupposto né dei suoi autori né dell’esatta tipologia di esso essendo sufficiente che sia raggiunta la prova logica della provenienza illecita delle utilità oggetto delle operazioni compiute e ciò a fortori nell’ambito del procedimento cautelare in cui è sufficiente la probatio minor scaturente dalla valutazione di gravità degli indizi acquisiti. Cass. pen. sez. V 26 settembre 2008 n. 36940

Le disposizioni di cui agli artt. 648 bis e 648 ter c.p. pur configurando reati a forma libera richiedono che le condotte di riciclaggio o di reimpiego siano caratterizzate da un tipico effetto dissimulatorio risultando dirette in ogni caso ad ostacolare l’accertamento sull’origine delittuosa di denaro beni o altre utilità. Cass. pen. sez. I 11 gennaio 2008 n. 1470

La previsione di cui all’art. 648 bis c.p. individua quale tipica modalità operativa del riciclaggio «la sostituzione» cioè la consegna di un bene al riciclatore in cambio di uno diverso sicchè il reato integrato con tale modalità si consuma solo con il perfezionamento della sostituzione e dunque con la restituzione dei capitali illeciti riciclati a colui che li aveva «movimentati». Cass. pen. sez. V 17 maggio 2007 n. 19288

Integra il delitto di riciclaggio lo smontaggio e la successiva vendita o riutilizzo in altro modo dei singoli pezzi di un’autovettura di provenienza delittuosa pur se non muniti di codici identificativi suscettibili di alterazione in ragione della idoneità dell’indicata condotta ad ottenere l’occultamento della provenienza del bene. Cass. pen. sez. II 13 aprile 2007 n. 15092

In tema di riciclaggio di denaro beni o altre utilità provenienti da delitto il criterio per distinguere la responsabilità in ordine a tale titolo di reato dalla responsabilità per il concorso nel reato presupposto – che escluderebbe la prima – non può essere solo quello temporale ma occorre in pi che il giudice verifichi caso per caso se la preventiva assicurazione di «lavare» il denaro abbia realmente (o meno) influenzato o rafforzato nell’autore del reato principale la decisione di delinquere. (Fattispecie nella quale all’indagato era stato contestato il reato di riciclaggio di somme di danaro ottenute illecitamente da terzi mediante la commissione di reati di appropriazione indebita e corruzione; la S.C. ha ritenuto che non risultassero allo stato accertati elementi atti a comprovare il concorso del ricorrente nel reato presupposto ex art. 646 c.p. essendo incerti il momento e le modalità di costituzione da parte sua delle società estere attraverso le quali aveva realizzato il trasferimento del denaro; ha quindi rigettato la doglianza sulla erronea qualificazione giuridica del fatto). Cass. pen. sez. V 28 febbraio 2007 n. 8432

Si configura il delitto di riciclaggio sia con la sostituzione della targa che con la manipolazione del numero del telaio di un’autovettura proveniente da delitto perché entrambe le condotte costituiscono operazioni tese ad ostacolare l’identificazione della provenienza delittuosa dell’autovettura. Cass. pen. sez. II 5 dicembre 2005 n. 44305

Ai fini della sussistenza del reato di cui all’art. 648 bis c.p. è irrilevante la circostanza che per il reato presupposto concernente la violazione della normativa tributaria operi la condizione di non punibilità contenuta nell’art. 9 comma decimo lett. c) legge n. 289 del 2002 (cosiddetto condono tributario). (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto che il richiamo contenuto nell’ultimo comma dell’art. 648 bis alle rispettive fattispecie criminali comporta l’applicazione della previsione di cui al terzo comma dell’art. 648 in base alla quale deve ritenersi irrilevante ai fini della configurabilità del reato di ricettazione come pure di riciclaggio la presenza tra l’altro di una condizione di non punibilità del reato presupposto). Cass. pen. sez. II 21 giugno 2005 n. 23396

La disposizione di cui all’art. 648 bis c.p. pur configurando un reato a forma libera richiede che le attività poste in essere sul denaro bene od utilità di provenienza delittuosa siano specificamente dirette alla sua trasformazione parziale o totale ovvero siano dirette ad ostacolare l’accertamento sull’origine delittuosa della res anche senza incidere direttamente mediante alterazione dei dati esteriori sulla cosa in quanto tale. (Nella fattispecie la S.C. ha ritenuto che la semplice interposizione di persona tra il prenditore e lo spenditore di un assegno provento di rapina non integra il delitto di riciclaggio ma quello di ricettazione in quanto è diretta non già a nascondere l’origine illegale del bene ma solo a creare incertezza sull’identità del soggetto percettore del titolo). Cass. pen. sez. II 9 dicembre 2003 n. 47088

Il semplice spostamento in territorio estero extracomunitario a fine di successiva vendita e reimmatricolazione di un autoveicolo di provenienza furtiva non costituisce “trasferimento” punibile ai sensi dell’art. 648 bis c.p. in quanto non idoneo ad ostacolare l’identificazione della provenienza del bene. Cass. pen. sez. II 28 marzo 2003 n. 18577

Il reato di cui all’art. 648 bis c.p. («riciclaggio») pur consumandosi già nel momento in cui venga compiuta una singola operazione fra quelle indicate nella norma incriminatrice idonea ad ostacolare l’identificazione del bene proveniente da delitto può tuttavia continuare ad attuarsi attraverso ulteriori operazioni dirette allo stesso fine fra le quali può essere ricompresa anche quella consistente nel materiale «trasferimento» del bene anzidetto (quando esso sia costituito da una cosa mobile) da un luogo all’altro ove da un tale trasferimento possa derivare la definitiva sottrazione della res alla identificazione ed al rintraccio. (Nella specie in applicazione di tale principio è stato ritenuto che erroneamente fosse stata esclusa da parte del giudice di merito la configurabilità del reato a carico di un nord africano che era stato sorpreso in Italia a bordo di un autovettura rubata in Francia munita di documenti e dati di immatricolazione falsi o alterati; autovettura presumibilmente destinata al mercato dell’Africa settentrionale). Cass. pen. sez. I 10 dicembre 1998 n. 5030

Ai fini di una valida motivazione del sequestro preventivo di cose che si assumono pertinenti al reato di riciclaggio di cui all’art. 648 bis c.p. pur non essendo necessario con riguardo ai delitti presupposti che questi siano specificamente individuati e accertati è però indispensabile che essi risultino alla stregua degli acquisiti elementi di fatto almeno astrattamente configurabili; il che non si verifica quando il giudice si limiti semplicemente a supporre l’esistenza sulla sola base del carattere asseritamente sospetto delle operazioni relative ai beni e valori che si intendono sottoporre a sequestro. Cass. pen. sez. II 12 novembre 1997 n. 4769

Alla stregua dell’attuale formulazione dell’art. 648 bis c.p. secondo cui il reato di «riciclaggio» ivi contemplato può avere ad oggetto oltre al danaro anche «beni o altre utilità» che al pari del denaro provengano da delitto non colposo deve ritenersi che sussista il detto reato e non quello di ricettazione semplice di cui all’art. 648 c.p. (rispetto al quale il primo si presenta con carattere di specialità) nel caso in cui taluno ricevuta anche una sola autovettura di provenienza delittuosa vi apponga allo scopo di ostacolare l’accertamento di tale provenienza targhe di pertinenza di altro veicolo. Cass. pen. sez. I 21 giugno 1997 n. 3373

Ai fini della configurabilità del reato di riciclaggio la prova dell’elemento soggettivo può essere raggiunta anche sulla base dell’omessa o non attendibile indicazione della provenienza della cosa ricevuta la quale è sicuramente rivelatrice della volontà di trasformazione della stessa per impedire l’identificazione della sua origine delittuosa. (Fattispecie in tema di riciclaggio di un trattore con semirimorchio di provenienza furtiva attuato mediante sostituzione delle targhe). Cass. pen. sez. II 24 giugno 2019 n. 27867

In tema di riciclaggio si configura il dolo eventuale quando l’agente ha la concreta possibilità di rappresentarsi accettandone il rischio la provenienza delittuosa del denaro ricevuto ed investito. (Fattispecie nella quale la Corte ha censurato la decisione assolutoria per insussistenza dell’elemento soggettivo del reato assunta dalla Corte territoriale nonostante risultassero noti all’imputato alcuni indici rivelatori della provenienza delittuosa della cospicua somma investita quali l’allocazione dei fondi in Paesi “off shore” e l’intestazione a soggetti giuridici costituiti per impedire l’individuazione del reale beneficiario). Cass. pen. sez. II 31 luglio 2018 n. 36893

In tema di riciclaggio si configura il dolo nella forma eventuale quando l’agente si rappresenta la concreta possibilità accettandone il rischio della provenienza delittuosa del denaro ricevuto ed investito. Cass. pen. sez. V 17 maggio 2018 n. 21925

In tema di riciclaggio la consapevolezza dell’agente in ordine alla provenienza dei beni da delitti può essere desunta da qualsiasi elemento e sussiste quando gli indizi in proposito siano così gravi ed univoci da autorizzare la logica conclusione che i beni ricevuti per la sostituzione siano di derivazione delittuosa specifica anche mediata. Cass. pen. sez. II 14 dicembre 2009 n. 47375

L’elemento soggettivo del delitto di riciclaggio è integrato dal dolo generico che consiste nella coscienza e volontà di ostacolare l’accertamento della provenienza dei beni del denaro e di altre utilità senza alcun riferimento a scopi di profitto o di lucro Cass. pen. sez. VI 24 aprile 2008 n. 16980

Il reato di intestazione fittizia previsto dall’art. 12-quinquies della legge n. 356 del 1992 si distingue dal delitto di riciclaggio di cui all’art. 648-bis cod. pen. perché mentre in quest’ultima fattispecie è necessario che i beni su cui vengano poste in essere le condotte incriminate siano provenienza di delitto nella prima si persegue solo l’obiettivo di evitare manovre dei soggetti potenzialmente assoggettabili a misure di prevenzione volte a non far figurare la loro disponibilità di beni o altre utilità a prescindere dalla provenienza di questi da delitto che se provata può integrare altri reati. Cass. pen. sez. II- 5 luglio 2019 n. 29455

Il delitto di riciclaggio si distingue da quello di ricettazione in relazione all’elemento materiale che si connota per l’idoneità ad ostacolare l’identificazione della provenienza del bene e all’elemento soggettivo costituito dal dolo generico di trasformazione della cosa per impedirne l’identificazione. (Fattispecie nella quale è stato qualificata come riciclaggio la condotta posta in essere dall’imputato e da correi consistente nel ricevere assegni provento di delitto nel contraffarli quanto al nome del beneficiario nel fare aprire a terzi conti postali con false generalità su cui versava gli assegni con monetizzazione dei titoli e prelievo della corrispondente somma di denaro). Cass. pen. sez. II 16 giugno 2017 n. 30265

In tema di distinzione tra il delitto di riciclaggio e quello di ricettazione l’elemento essenziale ai fini della qualificazione giuridica del fatto nel reato di cui all’art. 648-bis cod. pen. è la idoneità della condotta ad ostacolare l’identificazione della provenienza delittuosa del bene in presenza della quale il concreto intento di lucro può valere a rafforzare ma non ad escludere il dolo generico del riciclaggio. Cass. pen. sez. II 13 marzo 2015 n. 10746

Il concorrente nel delitto associativo di stampo mafioso può essere chiamato a rispondere in quello di riciclaggio dei beni provenienti dall’attività associativa sia quando il delitto presupposto sia da individuarsi nei delitti-fine attuati in esecuzione del programma criminoso sia quando esso sia costituito dallo stesso reato associativo di per sé idoneo a produrre proventi illeciti. Cass. pen. sez. II 21 giugno 2013 n. 27292

Il delitto di riciclaggio che può essere occasionalmente commesso per mezzo della falsificazione di un documento non assorbe il relativo delitto di falso documentale non essendo possibile considerare il primo delitto come reato complesso rispetto al secondo anche alla luce dell’art. 84 c.p. (Fattispecie in tema di riciclaggio di autovettura e falsificazione dei relativi documenti di accompagnamento). Cass. pen. sez. II 16 gennaio 2013 n. 2074

Il concorrente nel delitto associativo mafioso può essere chiamato a rispondere del delitto di riciclaggio dei beni provenienti dall’attività associativa sia quando il delitto presupposto sia da individuarsi nei delitti fine attuati in esecuzione del programma criminoso sia quando esso sia costituito dallo stesso reato associativo di per sé idoneo a produrre proventi illeciti. Cass. pen. sez. I 8 novembre 2011 n. 40354

Costituisce riciclaggio e non ricettazione la condotta di colui che non solo pone in contatto l’acquirente e il venditore ma che interviene materialmente nel trasferimento del bene in quanto mentre la mediazione è un’attività accessoria al contratto di acquisto il materiale trasferimento del bene dall’uno all’altro costituisce una condotta ulteriore e diversa che inserisce il mediatore tra coloro che agiscono per ostacolare la possibilità di identificazione del bene indipendentemente dall’accertamento del reato presupposto il che caratterizza l’elemento soggettivo e oggettivo del riciclaggio. (Nella specie si trattava di titoli di credito italiani e stranieri). Cass. pen. sez. II 7 novembre 2006 n. 36779

Non sussiste un rapporto di specialità ma di mera interferenza tra il reato di riciclaggio (art. 648 bis c.p.) e quello di falso documentale (art. 476 e 482 c.p.) il quale può presentarsi come occasionale modalità di realizzazione del primo ma non è assorbito in esso in quanto ai sensi dell’art. 84 c.p. intercorre un rapporto di complessità tra fattispecie solo quando sia la legge a prevedere un reato come elemento costitutivo o circostanza aggravante di un altro e non quando siano le particolari modalità di realizzazione in concreto del fatto tipico a determinare un’occasionale convergenza di più norme e quindi un concorso di reati; con la conseguenza che in tanto è possibile parlare di una complessità eventuale in quanto sia la stessa legge a prevedere un reato come modalità eventuale di consumazione dell’altro. Cass. pen. sez. V 7 aprile 2004 n. 16267

Risponde del delitto tentato di riciclaggio il soggetto sorpreso dalla polizia giudiziaria nell’atto di smontare un motociclo in quanto la fattispecie di cui all’art. 648-bis cod. pen. nella vigente formulazione non è costruita come delitto a consumazione anticipata. (Fattispecie nella quale le operazioni di smontaggio delle diverse componenti del veicolo erano state interrotte prima che si determinasse la perdita della connessione con i dati identificativi del mezzo). Cass. pen. sez. II 12 dicembre 2018 n. 55416

Il delitto di riciclaggio si consuma con la realizzazione dell’effetto dissimulatorio conseguente alle condotte tipiche previste dall’art. 648 bis primo comma cod. pen. (sostituzione trasferimento o altre operazioni volte ad ostacolare l’identificazione della provenienza delittuosa di denaro beni o altre utilità) non essendo invece necessario che il compendio “ripulito” sia restituito a chi l’aveva movimentato; ne deriva che il mero trasporto in altro luogo del bene riciclato esula dalla condotta tipica di trasferimento che deve essere intesa in senso esclusivamente giuridico di movimentazione dissimulatoria. (Fattispecie di riciclaggio commessa mediante “clonazione” di autovettura il cui successivo trasferimento fisico è stato considerato dalla Corte rilevante solo ai fini della prova del dolo del conducente) . Cass. pen. sez. II 16 gennaio 2017 n. 1857

Risponde del delitto consumato e non tentato di riciclaggio il soggetto sorpreso dalla polizia giudiziaria nell’atto di smontare un’autovettura rubata in quanto l’art. 648 bis cod. pen. configura un’ipotesi di reato a consumazione anticipata. (In motivazione la Corte ha giustificato l’indicata natura del reato sulla scorta dell’espressione contenuta nell’art. 648 bis “operazioni in modo da ostacolare l’identificazione della … provenienza” che non indica un evento etiologicamente connesso alla condotta ma descrive le caratteristiche dell’atto punibile). Cass. pen. sez. II 4 febbraio 2014 n. 5505

È configurabile il tentativo di riciclaggio in quanto nella vigente formulazione della fattispecie il delitto di riciclaggio non è costruito come delitto a consumazione anticipata. Cass. pen. sez. V 7 maggio 2010 n. 17694

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