Art. 648 bis – Codice Penale

(R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398 - aggiornato alla L. 28.03.2022, n. 25)

Riciclaggio

Articolo 648 bis - codice penale

(1) Fuori dei casi di concorso (110) nel reato, chiunque sostituisce o trasferisce denaro, beni o altre utilità provenienti da delitto, ovvero compie in relazione ad essi altre operazioni, in modo da ostacolare l’identificazione della loro provenienza delittuosa, è punito con la reclusione da quattro a dodici anni e con la multa da € 5.000 a € 25.000 (2).
La pena è della reclusione da due a sei anni e della multa da euro 2.500 a euro 12.500 quando il fatto riguarda denaro o cose provenienti da contravvenzione punita con l’arresto superiore nel massimo a un anno o nel minimo a sei mesi.(3)
La pena è aumentata quando il fatto è commesso nell’esercizio di una attività professionale.
La pena è diminuita se il denaro, i beni o le altre utilità provengono da delitto per il quale è stabilita la pena della reclusione inferiore nel massimo a cinque anni.
Si applica l’ultimo comma dell’articolo 648.

Articolo 648 bis - Codice Penale

(1) Fuori dei casi di concorso (110) nel reato, chiunque sostituisce o trasferisce denaro, beni o altre utilità provenienti da delitto, ovvero compie in relazione ad essi altre operazioni, in modo da ostacolare l’identificazione della loro provenienza delittuosa, è punito con la reclusione da quattro a dodici anni e con la multa da € 5.000 a € 25.000 (2).
La pena è della reclusione da due a sei anni e della multa da euro 2.500 a euro 12.500 quando il fatto riguarda denaro o cose provenienti da contravvenzione punita con l’arresto superiore nel massimo a un anno o nel minimo a sei mesi.(3)
La pena è aumentata quando il fatto è commesso nell’esercizio di una attività professionale.
La pena è diminuita se il denaro, i beni o le altre utilità provengono da delitto per il quale è stabilita la pena della reclusione inferiore nel massimo a cinque anni.
Si applica l’ultimo comma dell’articolo 648.

Note

(1) L’art. 71 del D.L.vo 6 settembre 2011, n. 159, recante codice delle leggi antimafia, prevede che le pene stabilite per i delitti di cui a questo articolo, sono aumentate da un terzo alla metà se il fatto è commesso da persona sottoposta con provvedimento definitivo ad una misura di prevenzione personale durante il periodo previsto di applicazione e sino a tre anni dal momento in cui ne è cessata l’esecuzione. In ogni caso si procede d’ufficio e quando i delitti di cui al comma 1 del predetto art. 71, per i quali è consentito l’arresto in flagranza, sono commessi da persone sottoposte alla misura di prevenzione, la polizia giudiziaria può procedere all’arresto anche fuori dei casi di flagranza. Alla pena è aggiunta una misura di sicurezza detentiva.
(2) Il presente comma è stato così modificato prima dall’art. 3, comma 1, L. 15.12.2014, n. 186, con decorrenza dal 01.01.2015, e poi dall’art. 1, comma 1, lett. d), D.Lgs. 08.11.2021, n. 195 con decorrenza dal 15.12.2021.
(3) Il presente comma è stato aggiunto dall’art. 1, comma 1, lett. d), D.Lgs. 08.11.2021, n. 195 con decorrenza dal 15.12.2021.

Tabella procedurale

Arresto: facoltativo in flagranza. 381 c.p.p.
Fermo di indiziato di delitto: consentito. 384 c.p.p.
Misure cautelari personali: consentite. 280287 c.p.p.
Autorità giudiziaria competente: Tribunale collegiale. 33 bis c.p.p.
Procedibilità: d’ufficio. 50 c.p.p.

Massime

In tema di riciclaggio, la confisca per equivalente del profitto del reato è applicabile solo con riferimento al valore del vantaggio patrimoniale effettivamente conseguito dal “riciclatore” – determinato in sede di accertamento giudiziale – e non sull’intera somma derivante dalle operazioni poste in essere dall’autore del reato presupposto, poiché, non essendo ipotizzabile alcun concorso fra i due responsabili dei diversi reati, la misura ablativa non può essere disposta per un importo superiore al provento del reato contestato. Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 2879 del 25 gennaio 2022 (Cass. pen. n. 2879/2022)

Integra il reato di riciclaggio la condotta di chi, sfruttando i meccanismi di operatività, di per sé leciti, di un’impresa asservita, anche solo in parte, all’attività illecita, reintroduce nel circuito legale merci di provenienza delittuosa (nella specie, cavi di rame rubati sottoposti a sguainamento e granulazione) attraverso una diversa conformazione materiale e una rinnovata spendibilità documentale delle stesse, essendo tali operazioni funzionali alla loro “ripulitura”. (In motivazione, la Corte ha evidenziato che escludere la rilevanza, ai fini della configurabilità del delitto di riciclaggio, di attività imprenditoriali sol perché tipiche significherebbe permettere – in contrasto con l’art. 25-octies del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231 – margini di fallacia nel sistema di protezione del bene giuridico dell’ordine economico). Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 290 del 10 gennaio 2022 (Cass. pen. n. 290/2022)

In tema di riciclaggio di denaro tramite movimentazione trasfrontaliera di valuta, il delitto si consuma nel momento e nel luogo in cui si è realizzato il trasporto con modalità dissimulatorie, idonee ad ostacolare la rilevazione del transito ad opera delle autorità preposte ai valichi di confine e, conseguentemente, la provenienza illecita di tali provviste. (Fattispecie in cui il luogo di consumazione del reato è stato individuato in quello di materiale introduzione in Italia di denaro di provenienza illecita, occultato nel doppio fondo di autovetture, attraverso i valichi frontalieri con la Svizzera, anche se poi consegnato in plurimi e distinti luoghi del territorio nazionale). Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 43315 del 24 novembre 2021 (Cass. pen. n. 43315/2021)

Sussiste l’interesse del pubblico ministero ad appellare la sentenza di assoluzione dell’imputato da un reato per il quale, al momento della presentazione dell’impugnazione, sia maturata la causa estintiva della prescrizione, qualora detto reato costituisca presupposto del delitto di riciclaggio, parimenti oggetto d’impugnazione, trovando l’accertamento della condotta relativa al reato estinto ragion d’essere nell’intima connessione che lega la stessa a quella riciclaggio. Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 30304 del 3 agosto 2021 (Cass. pen. n. 30304/2021)

Sussiste violazione del principio di correlazione tra accusa e sentenza qualora l’imputato, tratto a giudizio per rispondere del reato di riciclaggio, sia invece condannato per i reati indicati nell’originaria imputazione come reati presupposto, atteso che, ponendosi il primo in termini di incompatibilità con i secondi per effetto della clausola di riserva di cui all’art. 648-bis cod. pen., la condanna per questi ultimi non costituisce uno sviluppo prevedibile del fatto originariamente contestato, di cui invece costituisce sostanziale immutazione. Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 30027 del 30 luglio 2021 (Cass. pen. n. 30027/2021)

In tema di confisca per equivalente, il profitto dei reati di riciclaggio e reimpiego di denaro è rappresentato dal valore delle somme oggetto delle operazioni dirette ad ostacolare la provenienza delittuosa, poiché, in assenza di quelle operazioni, esse sarebbero destinate ad essere sottratte definitivamente, in quanto provento del delitto presupposto. (Fattispecie di sequestro preventivo di somme trasferite su conti esteri e nazionali che costituivano una parte del provento di truffe informatiche effettuate con la tecnica del “phishing”). Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 34218 del 2 dicembre 2020 (Cass. pen. n. 34218/2020)

L’attività di “taroccamento” o di “cannibalizzazione” di autovetture provento di furto, pur se tesa ad ostacolare l’identificazione della provenienza delittuosa del bene, non rientra tra le condotte tipiche di autoriciclaggio individuate dall’art. 648-ter.1 cod. pen. (In applicazione del principio, la Corte ha annullato la condanna per autoriciclaggio dell’autore del furto dell’autovettura). Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 41686 del 10 ottobre 2019 (Cass. pen. n. 41686/2019)

Il reato di intestazione fittizia, previsto dall’art. 12-quinquies della legge n. 356 del 1992, si distingue dal delitto di riciclaggio di cui all’art. 648-bis cod. pen. perché, mentre in quest’ultima fattispecie è necessario che i beni su cui vengano poste in essere le condotte incriminate siano provenienza di delitto, nella prima si persegue solo l’obiettivo di evitare manovre dei soggetti potenzialmente assoggettabili a misure di prevenzione, volte a non far figurare la loro disponibilità di beni o altre utilità, a prescindere dalla provenienza di questi da delitto, che, se provata, può integrare altri reati. Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 29455 del 5 luglio 2019 (Cass. pen. n. 29455/2019)

Ai fini della configurabilità del reato di riciclaggio, la prova dell’elemento soggettivo può essere raggiunta anche sulla base dell’omessa o non attendibile indicazione della provenienza della cosa ricevuta, la quale è sicuramente rivelatrice della volontà di trasformazione della stessa per impedire l’identificazione della sua origine delittuosa. (Fattispecie in tema di riciclaggio di un trattore con semirimorchio di provenienza furtiva attuato mediante sostituzione delle targhe). Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 27867 del 24 giugno 2019 (Cass. pen. n. 27867/2019)

Integra un autonomo atto di riciclaggio, essendo il delitto di cui all’art. 648-bis cod. pen. a forma libera ed attuabile anche con modalità frammentarie e progressive, il prelievo di denaro di provenienza delittuosa da un conto corrente bancario. (Fattispecie relativa a prelevamento, in unica soluzione, da parte dell’imputata, di una ingente somma di denaro in contanti a pochi giorni dall’arresto del marito per i reati di associazione a delinquere, riciclaggio di autovetture, concussione e falso). Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 21687 del 17 maggio 2019 (Cass. pen. n. 21687/2019)

Risponde del delitto tentato di riciclaggio il soggetto sorpreso dalla polizia giudiziaria nell’atto di smontare un motociclo, in quanto la fattispecie di cui all’art. 648-bis cod. pen., nella vigente formulazione, non è costruita come delitto a consumazione anticipata. (Fattispecie nella quale le operazioni di smontaggio delle diverse componenti del veicolo erano state interrotte prima che si determinasse la perdita della connessione con i dati identificativi del mezzo). Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 55416 del 12 dicembre 2018 (Cass. pen. n. 55416/2018)

Integra il delitto di riciclaggio la condotta di chi, dopo avere ricevuto beni di provenienza furtiva (nella specie pannelli fotovoltaici), pur senza porre in essere condotte di trasformazione, occulti gli stessi, tra masserizie varie, all’interno di un camion imbarcato su una motonave diretta all’estero, in tal modo rendendo maggiormente difficoltosa l’individuazione dell’origine delittuosa. Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 46754 del 15 ottobre 2018 (Cass. pen. n. 46754/2018)

In tema di riciclaggio, si configura il dolo eventuale quando l’agente ha la concreta possibilità di rappresentarsi, accettandone il rischio, la provenienza delittuosa del denaro ricevuto ed investito. (Fattispecie nella quale la Corte ha censurato la decisione assolutoria per insussistenza dell’elemento soggettivo del reato, assunta dalla Corte territoriale, nonostante risultassero noti all’imputato alcuni indici rivelatori della provenienza delittuosa della cospicua somma investita, quali l’allocazione dei fondi in Paesi “off shore” e l’intestazione a soggetti giuridici costituiti per impedire l’individuazione del reale beneficiario). Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 36893 del 31 luglio 2018 (Cass. pen. n. 36893/2018)

In tema di riciclaggio, si configura il dolo nella forma eventuale quando l’agente si rappresenta la concreta possibilità, accettandone il rischio, della provenienza delittuosa del denaro ricevuto ed investito. Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 21925 del 17 maggio 2018 (Cass. pen. n. 21925/2018)

Il delitto di riciclaggio si distingue da quello di ricettazione in relazione all’elemento materiale, che si connota per l’idoneità ad ostacolare l’identificazione della provenienza del bene e all’elemento soggettivo, costituito dal dolo generico di trasformazione della cosa per impedirne l’identificazione. (Fattispecie nella quale è stato qualificata come riciclaggio la condotta, posta in essere dall’imputato e da correi, consistente nel ricevere assegni provento di delitto, nel contraffarli quanto al nome del beneficiario, nel fare aprire a terzi conti postali con false generalità su cui versava gli assegni, con monetizzazione dei titoli e prelievo della corrispondente somma di denaro). Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 30265 del 16 giugno 2017 (Cass. pen. n. 30265/2017)

Il delitto di riciclaggio si consuma con la realizzazione dell’effetto dissimulatorio conseguente alle condotte tipiche previste dall’art. 648 bis, primo comma, cod. pen. (sostituzione, trasferimento o altre operazioni volte ad ostacolare l’identificazione della provenienza delittuosa di denaro, beni o altre utilità), non essendo invece necessario che il compendio “ripulito” sia restituito a chi l’aveva movimentato; ne deriva che il mero trasporto in altro luogo del bene riciclato esula dalla condotta tipica di trasferimento, che deve essere intesa in senso esclusivamente giuridico di movimentazione dissimulatoria. (Fattispecie di riciclaggio commessa mediante “clonazione” di autovettura, il cui successivo trasferimento fisico è stato considerato dalla Corte rilevante solo ai fini della prova del dolo del conducente). Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 1857 del 16 gennaio 2017 (Cass. pen. n. 1857/2017)

Tra il reato di impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita e quello di riciclaggio, nonché tra quest’ultimo e quello di ricettazione vi è rapporto di specialità, che discende dal diverso elemento soggettivo richiesto dalle tre fattispecie incriminatrici – essendo comune l’elemento materiale della disponibilità di denaro o altra utilità di provenienza illecita: il delitto di cui all’art. 648 cod. pen. richiede una generica finalità di profitto, quello di cui all’art. 648 bis cod. pen. lo scopo ulteriore di far perdere le tracce dell’origine illecita, quello, infine, di cui all’art. 648 ter cod. pen. che tale scopo sia perseguito mediante l’impiego delle risorse in attività economiche o finanziarie. Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 33076 del 28 luglio 2016 (Cass. pen. n. 33076/2016)

Il reato di riciclaggio, pur essendo a consumazione istantanea, è reato a forma libera e può anche atteggiarsi a reato eventualmente permanente quando il suo autore lo progetti e lo esegua con modalità frammentarie e progressive. (In applicazione del principio, la S.C. ha ritenuto configurabile la flagranza del delitto di riciclaggio con riferimento al rinvenimento presso un deposito di diverse autovetture provento di furto, private della targa ed occultate in un container, in quanto condotte tese ad ostacolare l’identificazione della provenienza delittuosa dei mezzi, prodromiche al successivo trasporto degli stessi presso il porto e la definitiva loro destinazione in paese extracomunitario). Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 29611 del 13 luglio 2016 (Cass. pen. n. 29611/2016)

In tema di riciclaggio, la mera detenzione del bene di illecita provenienza, alterato in modo da ostacolare l’identificazione della provenienza stessa, non è sufficiente per l’affermazione di penale responsabilità, in assenza di elementi idonei a ricondurre la condotta di alterazione o manipolazione al detentore, quanto meno a titolo di concorso. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto immune da censure la condanna della proprietaria del veicolo – condotto da un terzo al momento del controllo – la cui targa, documento di circolazione e numero di telaio erano stati abusivamente associati all’autovettura rubata, non avendo l’imputata allegato alcun elemento tale da far ritenere che la sua vettura fosse stata, anche solo di fatto, ceduta a terzi). Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 41740 del 16 ottobre 2015 (Cass. pen. n. 41740/2015)

Il delitto di riciclaggio si consuma con la realizzazione dell’effetto dissimulatorio conseguente alle condotte tipiche previste dall’art. 648 bis, primo comma, cod. pen. (sostituzione, trasferimento o altre operazioni volte ad ostacolare l’identificazione della provenienza delittuosa di denaro, beni o altre utilità), non essendo invece necessario che il compendio “ripulito” sia restituito a chi l’aveva movimentato; ne deriva che il mero trasporto in altro luogo del bene riciclato esula dalla condotta tipica di trasferimento, che deve essere intesa in senso esclusivamente giuridico di movimentazione dissimulatoria. (Fattispecie in tema di conflitto di competenza tra giudice del luogo della monetizzazione di assegni illeciti e giudice del luogo di ultimo transito verso l’estero del denaro ottenuto). Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 32491 del 23 luglio 2015 (Cass. pen. n. 32491/2015)

In tema di misure cautelari l’accertamento del reato di riciclaggio non richiede l’individuazione dell’esatta tipologia del delitto presupposto, né la precisa indicazione delle persone offese, essendo sufficiente che venga raggiunta la prova logica della provenienza illecita delle utilità oggetto delle operazioni compiute. (Nella fattispecie, gli indagati trasportavano nei rispettivi trolley l’ingente somma contante di 500.000,00 euro, della quale non fornivano alcuna plausibile giustificazione). Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 20188 del 15 maggio 2015 (Cass. pen. n. 20188/2015)

In tema di distinzione tra il delitto di riciclaggio e quello di ricettazione, l’elemento essenziale ai fini della qualificazione giuridica del fatto nel reato di cui all’art. 648-bis cod. pen. è la idoneità della condotta ad ostacolare l’identificazione della provenienza delittuosa del bene, in presenza della quale, il concreto intento di lucro, può valere a rafforzare, ma non ad escludere, il dolo generico del riciclaggio. Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 10746 del 13 marzo 2015 (Cass. pen. n. 10746/2015)

In tema di riciclaggio, ove più siano le condotte consumative del reato, attuate in un medesimo contesto fattuale e con riferimento ad un medesimo oggetto, si configura un unico reato a formazione progressiva, che viene a cessare con l’ultima delle operazioni poste in essere. (Fattispecie nella quale la Corte ha ritenuto realizzata la condotta consumativa del reato per l’intero arco temporale di operatività di una società costituita al fine di ripulire denaro, beni ed altre utilità, risultate in origine riconducibili ad esponenti di primo piano di “Cosa Nostra”). Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 52645 del 18 dicembre 2014 (Cass. pen. n. 52645/2014)

È configurabile il reato di riciclaggio nell’ipotesi in cui oli non commestibili illecitamente prodotti all’estero vengono ricollocati sul mercato nazionale come olio extra vergine di oliva, attraverso illecite miscelazioni non rilevabili tramite le analisi ufficiali. (Principio affermato dalla Corte in tema di sequestro probatorio). Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 52625 del 18 dicembre 2014 (Cass. pen. n. 52625/2014)

Risponde del delitto consumato e non tentato di riciclaggio il soggetto sorpreso dalla polizia giudiziaria nell’atto di smontare un’autovettura rubata, in quanto l’art. 648 bis cod. pen. configura un’ipotesi di reato a consumazione anticipata. (In motivazione, la Corte ha giustificato l’indicata natura del reato sulla scorta dell’espressione contenuta nell’art. 648 bis “operazioni in modo da ostacolare l’identificazione della … provenienza” che non indica un evento etiologicamente connesso alla condotta, ma descrive le caratteristiche dell’atto punibile). Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 5505 del 4 febbraio 2014 (Cass. pen. n. 5505/2014)

Il concorrente nel delitto associativo di stampo mafioso può essere chiamato a rispondere in quello di riciclaggio dei beni provenienti dall’attività associativa, sia quando il delitto presupposto sia da individuarsi nei delitti-fine, attuati in esecuzione del programma criminoso, sia quando esso sia costituito dallo stesso reato associativo, di per sé idoneo a produrre proventi illeciti. Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 27292 del 21 giugno 2013 (Cass. pen. n. 27292/2013)

Commette il delitto di riciclaggio colui che accetta di essere indicato come beneficiario economico di conti correnti accesi all’estero, formalmente intestati a società aventi sede in paradisi fiscali, ma in realtà appartenenti a terzi, e sui quali confluiscono i proventi di attività delittuosa, in quanto detta condotta, pur non concretizzandosi nel compimento di atti dispositivi, è comunque idonea ad ostacolare l’identificazione della provenienza del denaro. Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 24548 del 5 giugno 2013 (Cass. pen. n. 24548/2013)

L’alterazione dei numeri di telaio di un veicolo di illecita provenienza è condotta idonea ad integrare il delitto di riciclaggio. Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 22992 del 28 maggio 2013 (Cass. pen. n. 22992/2013)

Integra il delitto di riciclaggio il compimento di operazioni volte non solo ad impedire in modo definitivo, ma anche a rendere difficile l’accertamento della provenienza del denaro, dei beni o delle altre utilità, attraverso un qualsiasi espediente che consista nell’aggirare la libera e normale esecuzione dell’attività posta in essere. (Nella specie, la Corte ha ritenuto configurabili i gravi indizi di reato in relazione ad una condotta consistita nella ricezione di somme di provenienza illecita su conti correnti personali e nella successiva effettuazione di operazioni bancarie comportanti ripetuti passaggi di denaro di importo corrispondente su conti di diverse società, oggettivamente finalizzate alla “schermatura” dell’origine delle disponibilità). Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 3397 del 23 gennaio 2013 (Cass. pen. n. 3397/2013)

Il delitto di riciclaggio, che può essere occasionalmente commesso per mezzo della falsificazione di un documento, non assorbe il relativo delitto di falso documentale, non essendo possibile considerare il primo delitto come reato complesso rispetto al secondo, anche alla luce dell’art. 84 c.p. (Fattispecie in tema di riciclaggio di autovettura e falsificazione dei relativi documenti di accompagnamento). Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 2074 del 16 gennaio 2013 (Cass. pen. n. 2074/2013)

In tema di riciclaggio, le operazioni di ripulitura del denaro “sporco” effettuate da esperti del settore bancario integrano l’aggravante del fatto commesso nell’esercizio di un’attività professionale, che, per la sua natura oggettiva, si estende a tutti i concorrenti del reato. Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 43534 del 9 novembre 2012 (Cass. pen. n. 43534/2012)

Il concorrente nel delitto associativo mafioso può essere chiamato a rispondere del delitto di riciclaggio dei beni provenienti dall’attività associativa, sia quando il delitto presupposto sia da individuarsi nei delitti fine, attuati in esecuzione del programma criminoso, sia quando esso sia costituito dallo stesso reato associativo, di per sé idoneo a produrre proventi illeciti. Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 40354 del 8 novembre 2011 (Cass. pen. n. 40354/2011)

Le fattispecie criminose di riciclaggio e reimpiego, pur a forma libera, richiedono che le condotte siano caratterizzate da un tipico effetto dissimulatorio, avendo l’obbiettivo di ostacolare l’accertamento o l’astratta individuabilità dell’origine delittuosa del denaro. Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 39756 del 4 novembre 2011 (Cass. pen. n. 39756/2011)

Il momento perfezionativo del reato di riciclaggio si individua nella sostituzione dei beni sicché non rileva, ai fini della integrazione del reato, che parte degli oggetti materiali di una condotta continuata di riciclaggio sia pervenuta nella disponibilità dell’autore prima della novella legislativa – L. 9 agosto 1993, n.328 che ha previsto, tra l’altro, che i beni possano provenire da qualsiasi specie di delitto non colposo – e sia in concreto proveniente da delitti allora non considerati dalla norma di incriminazione del riciclaggio. Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 36913 del 13 ottobre 2011 (Cass. pen. n. 36913/2011)

Integra l’elemento oggettivo del reato di riciclaggio anche il mero smontaggio di singoli pezzi, pur privi di codice identificativo, di un bene mobile registrato, come un ciclomotore, di provenienza delittuosa, rientrando tale condotta nella nozione normativa di operazione adatta ad ostacolare l’identificazione della provenienza delittuosa del bene. Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 12766 del 29 marzo 2011 (Cass. pen. n. 12766/2011)

Integra di per sé un autonomo atto di riciclaggio, poiché il delitto di riciclaggio è a forma libera e potenzialmente a consumazione prolungata, attuabile anche con modalità frammentarie e progressive, qualsiasi prelievo o trasferimento di fondi successivo a precedenti versamenti, ed anche il mero trasferimento di denaro di provenienza delittuosa da un conto corrente bancario ad un altro diversamente intestato, ed acceso presso un differente istituto di credito. (In applicazione del principio, la Corte ha affermato che il termine di prescrizione, trattandosi di reato continuato, decorre dalla data di ogni singolo prelievo o trasferimento documentalmente individuabile).

L’affermazione di responsabilità per il delitto di riciclaggio non richiede l’accertamento dell’esatta tipologia del delitto non colposo presupposto e, in particolare, la precisa identificazione del soggetto passivo, essendo sufficiente la prova logica della provenienza delittuosa delle utilità oggetto delle operazioni compiute, anche se il delitto presupposto sia delineato per sommi capi quanto alle esatte modalità di commissione. Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 546 del 11 gennaio 2011 (Cass. pen. n. 546/2011)

L’integrazione del reato di riciclaggio non richiede che il bene oggetto della condotta illecita fuoriesca dalla sfera di disponibilità dell’autore della stessa. (Fattispecie di alterazione dei dati identificativi di autovettura di provenienza delittuosa). Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 24380 del 25 giugno 2010 (Cass. pen. n. 24380/2010)

È configurabile il tentativo di riciclaggio, in quanto, nella vigente formulazione della fattispecie, il delitto di riciclaggio non è costruito come delitto a consumazione anticipata. Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 17694 del 7 maggio 2010 (Cass. pen. n. 17694/2010)

L’illecito fiscale penalmente rilevante per l’ordinamento del paese straniero nel cui territorio viene integralmente consumato può costituire il reato presupposto necessario per la configurabilità del delitto di riciclaggio dei relativi proventi commesso successivamente nel territorio italiano. Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 49427 del 23 dicembre 2009 (Cass. pen. n. 49427/2009)

In tema di riciclaggio, la consapevolezza dell’agente in ordine alla provenienza dei beni da delitti può essere desunta da qualsiasi elemento e sussiste quando gli indizi in proposito siano così gravi ed univoci da autorizzare la logica conclusione che i beni ricevuti per la sostituzione siano di derivazione delittuosa specifica, anche mediata.

Integra la fattispecie criminosa di riciclaggio “mediato” il mero trasferimento di denaro di provenienza delittuosa da uno ad altro conto corrente diversamente intestato ed acceso presso differente istituto di credito. Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 47375 del 14 dicembre 2009 (Cass. pen. n. 47375/2009)

Non si ha reato impossibile, in riferimento alla fattispecie criminosa di riciclaggio, ove sia agevole l’accertamento della provenienza illecita della “res”. (Fattispecie di riciclaggio di autovettura cui era stata apposta la targa di un’altra, in cui la Corte ha precisato che, per aversi reato impossibile, l’inidoneità dell’azione dev’essere “ex ante” assoluta e non può desumersi dal mero fatto che il reato sia stato agevolmente scoperto). Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 44043 del 18 novembre 2009 (Cass. pen. n. 44043/2009)

Il delitto di riciclaggio, pur essendo a consumazione istantanea, è a forma libera e può anche atteggiarsi a reato eventualmente permanente quando il suo autore lo progetti e lo esegua con modalità frammentarie e progressive. Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 34511 del 7 settembre 2009 (Cass. pen. n. 34511/2009)

Integra il reato di riciclaggio lo spostamento in territorio estero extracomunitario, a fine di successiva vendita e reimmatricolazione, di un autoveicolo di provenienza furtiva qualora l’agente ponga in essere altre attività idonee ad ostacolare l’identificazione della provenienza del bene. (Nella fattispecie il colpevole era stato trovato anche in possesso di false carte di circolazione e di falsi documenti di guida che potevano indurre l’Autorità a ritenere che il conducente fosse il proprietario dell’autoveicolo: la Corte ha ritenuto che tali attività costituissero il compimento di operazioni dirette ad ostacolare l’accertamento della provenienza dell’autovettura). Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 11895 del 18 marzo 2009 (Cass. pen. n. 11895/2009)

In tema di reati contro il patrimonio, il delitto presupposto del reato di riciclaggio può essere costituito anche dal reato di illecita concorrenza con minaccia e con violenza.

In tema di reati contro il patrimonio, il delitto presupposto del reato di riciclaggio può essere costituito non solo dai reati-fine attuati in esecuzione del programma criminoso in vista del quale l’associazione per delinquere di stampo mafioso si è formata, ma anche dallo stesso reato associativo, in quanto il riciclaggio può avere ad oggetto anche beni e denaro non provenienti dai reati fine ma dalla condotta costitutiva dell’associazione mafiosa. Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 1439 del 16 gennaio 2009 (Cass. pen. n. 1439/2009)

Anche il delitto d’associazione di tipo mafioso può costituire il presupposto di quello di riciclaggio, atteso che lo stesso è di per sé idoneo a produrre proventi illeciti, come dimostra il fatto che tra gli scopi dell’associazione vi è anche quello di trarre vantaggi o profitti da attività economiche lecite utilizzando il metodo mafioso. Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 1024 del 13 gennaio 2009 (Cass. pen. n. 1024/2009)

Integra il delitto di riciclaggio la condotta di chi deposita in banca danaro di provenienza illecita, atteso che, stante la natura fungibile del bene, in tal modo lo stesso viene automaticamente sostituito, essendo l’istituto di credito obbligato a restituire al depositante la stessa somma depositata. Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 495 del 9 gennaio 2009 (Cass. pen. n. 495/2009)

Ai fini della configurabilità del reato di riciclaggio non si richiede l’accertamento giudiziale del delitto presupposto, né dei suoi autori, né dell’esatta tipologia di esso, essendo sufficiente che sia raggiunta la prova logica della provenienza illecita delle utilità oggetto delle operazioni compiute e ciò a fortori nell’ambito del procedimento cautelare in cui è sufficiente la probatio minor scaturente dalla valutazione di gravità degli indizi acquisiti. Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 36940 del 26 settembre 2008 (Cass. pen. n. 36940/2008)

L’elemento soggettivo del delitto di riciclaggio è integrato dal dolo generico che consiste nella coscienza e volontà di ostacolare l’accertamento della provenienza dei beni, del denaro e di altre utilità, senza alcun riferimento a scopi di profitto o di lucro. Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 16980 del 24 aprile 2008 (Cass. pen. n. 16980/2008)

Le disposizioni di cui agli artt. 648 bis e 648 ter c.p., pur configurando reati a forma libera, richiedono che le condotte di riciclaggio o di reimpiego siano caratterizzate da un tipico effetto dissimulatorio, risultando dirette in ogni caso ad ostacolare l’accertamento sull’origine delittuosa di denaro, beni o altre utilità. Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 1470 del 11 gennaio 2008 (Cass. pen. n. 1470/2008)

La previsione di cui all’art. 648 bis c.p. individua quale tipica modalità operativa del riciclaggio «la sostituzione» cioè la consegna di un bene al riciclatore in cambio di uno diverso, sicché il reato integrato con tale modalità si consuma solo con il perfezionamento della sostituzione e dunque con la restituzione dei capitali illeciti riciclati a colui che li aveva «movimentati». Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 19288 del 17 maggio 2007 (Cass. pen. n. 19288/2007)

Integra il delitto di riciclaggio lo smontaggio e la successiva vendita, o riutilizzo in altro modo, dei singoli pezzi di un’autovettura di provenienza delittuosa, pur se non muniti di codici identificativi suscettibili di alterazione, in ragione della idoneità dell’indicata condotta ad ottenere l’occultamento della provenienza del bene. Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 15092 del 13 aprile 2007 (Cass. pen. n. 15092/2007)

In tema di riciclaggio di denaro, beni o altre utilità provenienti da delitto, il criterio per distinguere la responsabilità in ordine a tale titolo di reato dalla responsabilità per il concorso nel reato presupposto — che escluderebbe la prima — non può essere solo quello temporale ma occorre, in più, che il giudice verifichi, caso per caso, se la preventiva assicurazione di « lavare» il denaro abbia realmente (o meno) influenzato o rafforzato, nell’autore del reato principale, la decisione di delinquere. (Fattispecie nella quale all’indagato era stato contestato il reato di riciclaggio di somme di danaro ottenute illecitamente da terzi mediante la commissione di reati di appropriazione indebita e corruzione; la S.C. ha ritenuto che non risultassero, allo stato, accertati elementi atti a comprovare il concorso del ricorrente nel reato presupposto ex art. 646 c.p., essendo incerti il momento e le modalità di costituzione, da parte sua, delle società estere attraverso le quali aveva realizzato il trasferimento del denaro; ha quindi rigettato la doglianza sulla erronea qualificazione giuridica del fatto). Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 8432 del 28 febbraio 2007 (Cass. pen. n. 8432/2007)

Costituisce riciclaggio e non ricettazione la condotta di colui che non solo pone in contatto l’acquirente e il venditore, ma che interviene materialmente nel trasferimento del bene in quanto mentre la mediazione è un’attività accessoria al contratto di acquisto, il materiale trasferimento del bene dall’uno all’altro costituisce una condotta ulteriore e diversa che inserisce il mediatore tra coloro che agiscono per ostacolare la possibilità di identificazione del bene, indipendentemente dall’accertamento del reato presupposto, il che caratterizza l’elemento soggettivo e oggettivo del riciclaggio. (Nella specie si trattava di titoli di credito italiani e stranieri). Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 36779 del 7 novembre 2006 (Cass. pen. n. 36779/2006)

Si configura il delitto di riciclaggio sia con la sostituzione della targa che con la manipolazione del numero del telaio di un’autovettura proveniente da delitto, perché entrambe le condotte costituiscono operazioni tese ad ostacolare l’identificazione della provenienza delittuosa dell’autovettura. Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 44305 del 5 dicembre 2005 (Cass. pen. n. 44305/2005)

Ai fini della sussistenza del reato di cui all’art. 648 bis c.p. è irrilevante la circostanza che per il reato presupposto concernente la violazione della normativa tributaria operi la condizione di non punibilità contenuta nell’art. 9 comma decimo lett. c) legge n. 289 del 2002 (cosiddetto condono tributario). (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto che il richiamo contenuto nell’ultimo comma dell’art. 648 bis alle rispettive fattispecie criminali comporta l’applicazione della previsione di cui al terzo comma dell’art. 648, in base alla quale deve ritenersi irrilevante ai fini della configurabilità del reato di ricettazione, come pure di riciclaggio, la presenza, tra l’altro, di una condizione di non punibilità del reato presupposto). Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 23396 del 21 giugno 2005 (Cass. pen. n. 23396/2005)

Non sussiste un rapporto di specialità, ma di mera interferenza, tra il reato di riciclaggio (art. 648 bis c.p.) e quello di falso documentale (art. 476 e 482 c.p.), il quale può presentarsi come occasionale modalità di realizzazione del primo ma non è assorbito in esso, in quanto, ai sensi dell’art. 84 c.p., intercorre un rapporto di complessità tra fattispecie solo quando sia la legge a prevedere un reato come elemento costitutivo o circostanza aggravante di un altro e non quando siano le particolari modalità di realizzazione in concreto del fatto tipico a determinare un’occasionale convergenza di più norme e, quindi, un concorso di reati; con la conseguenza che in tanto è possibile parlare di una complessità eventuale in quanto sia la stessa legge a prevedere un reato come modalità eventuale di consumazione dell’altro. Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 16267 del 7 aprile 2004 (Cass. pen. n. 16267/2004)

La disposizione di cui all’art. 648 bis c.p. pur configurando un reato a forma libera, richiede che le attività poste in essere sul denaro, bene od utilità di provenienza delittuosa siano specificamente dirette alla sua trasformazione parziale o totale, ovvero siano dirette ad ostacolare l’accertamento sull’origine delittuosa della res, anche senza incidere direttamente, mediante alterazione dei dati esteriori, sulla cosa in quanto tale. (Nella fattispecie la S.C. ha ritenuto che la semplice interposizione di persona tra il prenditore e lo spenditore di un assegno, provento di rapina, non integra il delitto di riciclaggio, ma quello di ricettazione, in quanto è diretta non già a nascondere l’origine illegale del bene, ma solo a creare incertezza sull’identità del soggetto percettore del titolo) Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 47088 del 9 dicembre 2003 (Cass. pen. n. 47088/2003)

Il semplice spostamento in territorio estero extracomunitario, a fine di successiva vendita e reimmatricolazione, di un autoveicolo di provenienza furtiva non costituisce “trasferimento” punibile ai sensi dell’art. 648 bis c.p., in quanto non idoneo ad ostacolare l’identificazione della provenienza del bene. Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 18577 del 28 marzo 2003 (Cass. pen. n. 18577/2003)

Il reato di cui all’art. 648 bis c.p. («riciclaggio»), pur consumandosi già nel momento in cui venga compiuta una singola operazione, fra quelle indicate nella norma incriminatrice, idonea ad ostacolare l’identificazione del bene proveniente da delitto, può tuttavia continuare ad attuarsi attraverso ulteriori operazioni dirette allo stesso fine, fra le quali può essere ricompresa anche quella consistente nel materiale «trasferimento» del bene anzidetto (quando esso sia costituito da una cosa mobile) da un luogo all’altro, ove da un tale trasferimento possa derivare la definitiva sottrazione della res alla identificazione ed al rintraccio. (Nella specie, in applicazione di tale principio, è stato ritenuto che erroneamente fosse stata esclusa, da parte del giudice di merito, la configurabilità del reato a carico di un nord africano che era stato sorpreso in Italia a bordo di un autovettura rubata in Francia, munita di documenti e dati di immatricolazione falsi o alterati; autovettura presumibilmente destinata al mercato dell’Africa settentrionale). Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 5030 del 10 dicembre 1998 (Cass. pen. n. 5030/1998)

Ai fini di una valida motivazione del sequestro preventivo di cose che si assumano pertinenti al reato di riciclaggio di cui all’art. 648 bis c.p., pur non essendo necessario, con riguardo ai delitti presupposti, che questi siano specificamente individuati ed accertati, è però indispensabile che essi risultino, alla stregua degli acquisiti elementi di fatto, almeno astrattamente configurabili; il che non si verifica quando il giudice si limiti semplicemente a supporne l’esistenza, sulla sola base del carattere asseritamente sospetto delle operazioni relative ai beni e valori che si intendono sottoporre a sequestro. Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 4769 del 12 novembre 1997 (Cass. pen. n. 4769/1997)

Alla stregua dell’attuale formulazione dell’art. 648 bis c.p., secondo cui il reato di «riciclaggio» ivi contemplato può avere ad oggetto, oltre al danaro, anche «beni o altre utilità» che, al pari del denaro, provengano da delitto non colposo, deve ritenersi che sussista il detto reato e non quello di ricettazione semplice di cui all’art. 648 c.p. (rispetto al quale il primo si presenta con carattere di specialità), nel caso in cui taluno, ricevuta anche una sola autovettura di provenienza delittuosa, vi apponga, allo scopo di ostacolare l’accertamento di tale provenienza, targhe di pertinenza di altro veicolo. Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 3373 del 21 giugno 1997 (Cass. pen. n. 3373/1997)

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