(R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398)

Appropriazione indebita

Articolo 646 - Codice Penale

Chiunque, per procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto, si appropria il denaro o la cosa mobile altrui di cui abbia, a qualsiasi titolo, il possesso, è punito, a querela della persona offesa (120; 336 c.p.p.), con la reclusione da due a cinque anni e con la multa da euro 1.000 a euro 3.000 (1) (649; 11441146 c.n.).
Se il fatto è commesso su cose possedute a titolo di deposito necessario (1783 ss. c.c.), la pena è aumentata (64).
Si procede d’ufficio (50 c.p.p.), se ricorre la circostanza indicata nel capoverso precedente o taluna delle circostanze indicate nel n. 11 dell’art. 61 (649) (2).

Articolo 646 - Codice Penale

Chiunque, per procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto, si appropria il denaro o la cosa mobile altrui di cui abbia, a qualsiasi titolo, il possesso, è punito, a querela della persona offesa (120; 336 c.p.p.), con la reclusione da due a cinque anni e con la multa da euro 1.000 a euro 3.000 (1) (649; 11441146 c.n.).
Se il fatto è commesso su cose possedute a titolo di deposito necessario (1783 ss. c.c.), la pena è aumentata (64).
Si procede d’ufficio (50 c.p.p.), se ricorre la circostanza indicata nel capoverso precedente o taluna delle circostanze indicate nel n. 11 dell’art. 61 (649) (2).

Note

(1) Le parole: «con la reclusione fino a tre anni e con la multa fino a euro 1.032» sono state così sostituite dalle attuali: «con la reclusione da due a cinque anni e con la multa da euro 1.000 a euro 3.000» dall’art. 1, comma 1, lett. u), della L. 9 gennaio 2019, n. 3.
(2) Questo comma è stato abrogato dall’art. 10 del D.L.vo 10 aprile 2018, n. 36.

Tabella procedurale

Arresto: facoltativo in flagranza. 381 c.p.p.
Fermo di indiziato di delitto: non consentito.
Misure cautelari personali: consentite. 280287 c.p.p.
Autorità giudiziaria competente: Tribunale monocratico. 33 ter c.p.p.
Procedibilità: a querela di parte; secondo comma, qualora ricorrano le circostanze di cui all’articolo 61, primo comma, n. 11 o circostanze aggravanti ad effetto speciale, ovvero se la persona offesa è incapace per età o per infermità o se il danno arrecato alla persona offesa è di rilevante gravità, d’ufficio. 336 c.p.p.; art. 61 c.p.; 50 c.p.p.

Massime

Integra un unico reato di appropriazione indebita la mancata restituzione alla persona offesa di due mezzi presi a noleggio con un unico contratto che preveda per entrambi la stessa data di scadenza. (In motivazione la Corte ha evidenziato l’irrilevanza dei differenti momenti nei quali l’imputato aveva asportato i mezzi dal fondo sul quale erano detenuti atteso che la condotta tipica del reato si era consumata con la mancata restituzione dei beni alla scadenza e la conseguente interversione del possesso di quanto in precedenza legittimamente detenuto). Cass. pen. sez. II 9 maggio 2019 n. 19846

Non integra il delitto di appropriazione indebita la condotta di colui che trattenga un bene altrui legittimamente detenuto in ragione di un pregresso rapporto obbligatorio a meno che egli non compia sulla cosa atti di disposizione che rivelino l’intenzione di convertire il possesso in proprietà. (Nella fattispecie la S.C. ha censurato la sentenza di condanna per appropriazione indebita in relazione alla condotta dell’imputata che all’atto delle dimissioni non aveva restituito le chiavi dei condomini presso cui aveva eseguito i lavori di pulizia osservando come la Corte territoriale non avesse motivato in merito alla sussistenza dell’intenzione dell’imputata di fare proprie le chiavi). Cass. pen. sez. II 29 marzo 2017 n. 15788

Il reato di appropriazione indebita può sussistere sia nel caso in cui l’agente dia alla cosa una destinazione incompatibile con il titolo e con le ragioni del suo possesso sia nel caso in cui egli ometta deliberatamente di restituire la cosa giacchè in entrambe le ipotesi è manifesta la sua volontà di affermare un dominio sulla cosa posseduta (Nella fattispecie il titolare di una officina meccanica aveva utilizzato una vettura consegnatagli per la riparazione quale auto di cortesia per i propri clienti). Cass. pen. sez. II 6 novembre 2015 n. 44650

In tema di appropriazione indebita la omessa restituzione della cosa alla controparte che ne ha fatto richiesta in pendenza di un rapporto contrattuale non integra di per sé il reato di cui all’art. 646 cod. pen. in quanto non modica il rapporto tra il detentore ed il bene attraverso un comportamento oggettivo di disposizione “uti dominus” e l’intenzione soggettiva di interversione del possesso ma si riflette in un inadempimento di esclusiva rilevanza civilistica. (Fattispecie relativa ad un meccanico che ricevuto in consegna un ciclomotore per procedere alle necessarie riparazioni non vi provvedeva nonostante le sollecitazioni del proprietario rendendosi irreperibile e lasciando il mezzo quasi completamente smontato nell’officina). Cass. pen. sez. II 23 marzo 2015 n. 12077

Risponde del delitto di appropriazione indebita il socio che una volta iscritti gli utili al bilancio e che questo sia stato approvato prelevi appropriandosene le somme spettanti sulla base del rapporto societario ad altro socio sia esso di diritto o di fatto. Cass. pen. sez. II 5 febbraio 2015 n. 5362

La mancata restituzione di “warranty bond” di cui si è acquisita la disponibilità a titolo di garanzia della corretta esecuzione del contratto in ordine alla quale vi sia contestazione tra le parti non integra il reato di appropriazione indebita per difetto dell’altruità dei supporti cartacei rappresentativi della garanzia. (La Corte chiamata a pronunciarsi sulla ricorrenza del “fumus commissi delicti” per l’emissione del decreto di sequestro preventivo ha rilevato che nella specie il possesso dei warranty bond non condizionava il diritto alla riscossione della somma garantita che poteva essere escussa anche in assenza della materiale disponibilità dei supporti cartacei). Cass. pen. sez. VI 6 novembre 2014 n. 46062

Integra il reato di appropriazione indebita la condotta consistente nella mera interversione del possesso che sussiste anche nel caso di una detenzione qualificata conseguente all’esercizio di un potere di fatto sulla cosa al di fuori della sfera di sorveglianza del titolare. (In applicazione di tale principio la S.C. ha ravvisato la condotta appropriativa nella ritenzione di un autoveicolo utilizzato “uti dominus” nonostante la risoluzione del contratto di “leasing” e la richiesta di restituzione del bene). Cass. pen. sez. II 1 aprile 2011 n. 13347

Non integra il reato di appropriazione indebita risolvendosi in un mero inadempimento civilistico la condotta del datore di lavoro che omette di versare al terzo creditore del suo dipendente somme all’uopo trattenute sulle retribuzioni spettanti al lavoratore (Nella specie si trattava di quote associative spettanti al sindacato di categoria al quale erano iscritti i dipendenti dell’imputata). Cass. pen. sez. II 20 aprile 2010 n. 15115

Integra il reato di appropriazione indebita il compratore di una compravendita con patto di riservato dominio che prima d’avere interamente pagato il corrispettivo alieni la cosa acquistata. Cass. pen. sez. II 21 ottobre 2009 n. 40674

Non sussiste il delitto di appropriazione indebita allorchè il titolo del possesso è tale da trasferire nel possessore la proprietà del bene. (Nella fattispecie relativa a somma versata da benefattori su un conto bancario intestato ad un’associazione per la cura di un malato la Corte ha ritenuto che il denaro – anche se in parte utilizzato per scopi diversi da quelli di destinazione – non fosse più di proprietà nè dei donatori nè del malato nei cui confronti l’associazione rispondeva solo a titolo obbligatorio). Cass. pen. sez. II 6 luglio 2009 n. 27540

Integra il reato di appropriazione indebita il rifiuto del professionista (nella specie: patrocinante ) di restituire al cliente la documentazione ricevuta in quanto costituisce un comportamento che eccede i limiti del titolo del possesso. Cass. pen. sez. II 3 luglio 2008 n. 26820

Non integra il delitto di appropriazione indebita la condotta dell’intestatario fiduciario di quote di una società a responsabilità limitata che non ottemperi all’obbligo di ritrasferirle al fiduciante alla scadenza convenuta in quanto il fiduciario ha la titolarità reale dei beni e le quote di una società data la loro natura di bene immateriale non rientrano nella nozione tipica di « cosa mobile» . Cass. pen. sez. II 4 ottobre 2007 n. 36592

Ai fini della configurabilità del reato di appropriazione indebita (art. 646 c.p.) la nozione di «possesso» non va individuata facendo riferimento alle regole proprie del diritto civile bensì in via autonoma avendo riguardo ad un concetto più ampio che include ogni detenzione del bene a qualsiasi titolo tale da consentire una signoria immediata sulla cosa al di fuori della diretta sorveglianza e disponibilità della stessa da parte del proprietario o di altri che vi abbiano un maggiore potere giuridico. (Nella specie la S.C. in applicazione di tale principio ha ritenuto che integrasse il reato di cui all’art. 646 c.p. e non invece quello di furto la condotta appropriativa posta in essere dal depositario della res altrui). Cass. pen. sez. II 29 maggio 2001 n. 21810

Integra il delitto di appropriazione indebita la condotta del promissario venditore che in esecuzione di un contratto preliminare di compravendita immobiliare si impossessa dell’importo corrisposto a titolo di “deposito cauzionale infruttifero” e non come acconto sul prezzo o come caparra confirmatoria. (In applicazione del principio la S.C. ha ritenuto immune da vizi la sentenza impugnata con la quale i giudici di merito avevano configurato il reato in questione valorizzando il fatto che il contratto preliminare prevedeva che l’importo versato all’alienante sarebbe stato imputato a titolo di corrispettivo della vendita solo in sede di rogito per cui no a quel momento il denaro non era entrato nel patrimonio dell’”accipiens”). Cass. pen. sez. II 7 dicembre 2017 n. 54945

Si applica l’aggravante del deposito necessario ex art. 646 secondo comma cod. pen. in caso di deposito cui taluno è costretto da un evento eccezionale come un incendio una rovina un saccheggio un naufragio o altro avvenimento non prevedibile. (Nella specie la Corte ha escluso che possa configurarsi l’aggravante e quindi la procedibilità d’ufficio del reato nell’ipotesi di appropriazione da parte dell’imputato di autovetture custodite nell’autosalone di sua proprietà a seguito dell’arresto del gestore il quale era stato costretto a riconsegnargli le chiavi non essendo intercorso tra i due alcun contratto di deposito). Cass. pen. sez. II 1 marzo 2013 n. 9750

In tema di millantato credito la ipotesi di cui al secondo comma dell’art. 346 c.p. – contenente la previsione di un titolo autonomo di reato rispetto alla fattispecie descritta nel primo comma della medesima disposizione – si differenzia dal delitto di truffa per la diversità della condotta non essendo necessaria né la millanteria né una generica mediazione nonché dell’oggetto della tutela penale che nella truffa è il patrimonio e nel millantato credito è esclusivamente il prestigio della pubblica amministrazione con la conseguenza che unica parte offesa è quest’ultima e non colui che abbia versato somme al millantatore che è semplice soggetto danneggiato. Cass. pen. sez. VI 14 aprile 2003 n. 17642

In tema di appropriazione indebita la legittimazione alla proposizione della querela non presuppone l’accertamento della potestà dominicale sulle cose di cui si denuncia l’altrui impossessamento essendo sufficiente la deduzione di un diritto di godimento. (Fattispecie in cui il locatore di un immobile eseguita la sentenza di sfratto per morosità aveva proposto querela nei confronti del conduttore per appropriazione indebita della mobilia di arredo). Cass. pen. sez. II 12 luglio 2007 n. 27595

In tema di appropriazione indebita in danno di una società il dolo specifico consistente nella finalità di procurarsi un ingiusto profitto attraverso condotte dispositive “uti dominus” del patrimonio sociale è incompatibile con il perseguimento (in via diretta o indiretta o anche solo putativa) di un interesse societario da parte dell’agente. Cass. pen. sez. VI 3 maggio 2012 n. 16362

Non concretizza il reato di appropriazione indebita nè eventualmente quello di furto la violazione dell’obbligo di custodia dei beni da parte dell’obbligato in assenza della prova di comportamenti dolosamente preordinati a favorirne l’occultamento l’appropriazione o l’impossessamento da parte di altri soggetti. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto che la mera violazione dell’obbligo di custodia da parte dell’obbligato e dalla conseguente dispersione dei beni non discende la commissione del delitto di appropriazione indebita ma al pi una responsabilità contrattuale in capo al contravventore dell’obbligo convenzionalmente assunto anche nell’ipotesi in cui terzi cagionino a causa della negligenza dello stesso custode la dispersione dei beni che dovrebbero essere conservati). Cass. pen. sez. II 7 marzo 2005 n. 8764

Non integra il delitto di appropriazione indebita la condotta dell’intestatario fiduciario di quote societarie che non ottemperi all’obbligo di ritrasferirle al fiduciante alla scadenza convenuta in quanto il fiduciario ha la proprietà effettiva dei beni e non la mera detenzione ed inoltre le quote societarie in quanto beni immateriali non rientrano nella nozione penalistica di cosa mobile così come definita dall’art. 624 comma secondo cod. pen. Cass. pen. sez. II 28 novembre 2018 n. 53373

L’ingiusto profitto per conseguire il quale è posta in essere la condotta di appropriazione indebita non deve connotarsi necessariamente in senso patrimoniale ben potendo essere di diversa natura. Cass. pen. sez. II 12 novembre 2010 n. 40119

Il reato di appropriazione indebita si consuma nel luogo e nel tempo in cui la manifestazione della volontà dell’agente di fare proprio il bene posseduto giunge a conoscenza della persona offesa e non nel tempo e nel luogo in cui si compie l’azione. (Fattispecie in tema di obbligo di restituzione derivante da contratto di deposito di somme di denaro nella quale la Corte ha ritenuto esattamente determinata la competenza territoriale del tribunale del luogo ove le somme avrebbero dovuto essere restituite coincidente nella specie con il domicilio del depositante anziché presso il luogo in cui l’agente aveva ricevuto la richiesta di restituzione e si era determinato a mutare il titolo del possesso). Cass. pen. sez. II 14 dicembre 2018 n. 56344

Il delitto di appropriazione indebita è reato istantaneo che si consuma con la prima condotta appropriativa e cioè nel momento in cui l’agente compia un atto di dominio sulla cosa con la volontà espressa o implicita di tenere questa come propria. (Nella specie la Corte ha ritenuto consumato il delitto di appropriazione indebita delle somme relative al condominio introitate a seguito di rendiconti da parte di colui che ne era stato amministratore all’atto della cessazione della carica momento in cui in mancanza di restituzione dell’importo delle somme ricevute nel corso della gestione si verifica con certezza l’interversione del possesso). Cass. pen. sez. II 7 settembre 2017 n. 40870

Il delitto di appropriazione indebita è reato istantaneo che si consuma con la prima condotta appropriativa nel momento in cui l’agente compie un atto di dominio sulla cosa con la volontà espressa o implicita di tenere questa come propria con la conseguenza che il momento in cui la persona offesa viene a conoscenza del comportamento illecito è irrilevante ai fini della individuazione della data di consumazione del reato e di inizio della decorrenza del termine di prescrizione. Cass. pen. sez. V 14 gennaio 2015 n. 1670

Il delitto di appropriazione indebita si consuma nel momento e nel luogo in cui l’agente tiene consapevolmente un comportamento oggettivamente eccedente la sfera delle facoltà ricomprese nel titolo del suo possesso ed incompatibile con il diritto del proprietario in quanto significativo dell’immutazione del mero possesso in dominio (come ad esempio l’atto di disposizione del bene riservato al proprietario o l’esplicito rifiuto di restituzione della cosa posseduta). Ne consegue che il momento consumativo non è necessariamente integrato dalla mancata restituzione della cosa nel termine pattuito potendo ad essa attribuirsi valore sintomatico di una condotta appropriativa pregressa. (Nella specie la Corte ha ritenuto che sussistesse la competenza dell’A.G. ove aveva sede la società locataria dei beni ivi essendo esercitato il possesso dei medesimi ed ivi dovendosi pertanto ritenere consumata la pretesa condotta appropriativa con inversione del titolo del possesso stante la valenza meramente sintomatica di un pregresso comportamento illecito attribuibile alla mancata restituzione dei beni nel termine prescritto e nel luogo a ciò deputato). Cass. pen. sez. I 11 luglio 2002 n. 26440

Integra il reato di appropriazione indebita la condotta dell’esercente la professione forense che trattenga somme riscosse a nome e per conto del cliente ancorché egli sia a sua volta creditore di quest’ultimo per spese e competenze relative ad incarichi professionali espletati salva la dimostrazione non solo dell’esistenza del credito ma anche della sua esigibilità e del suo preciso ammontare. Cass. pen. sez. II 30 ottobre 2009 n. 41663

L’omessa restituzione della cosa e la ritenzione a titolo precario a garanzia di un preteso diritto di credito non integra il reato di appropriazione indebita ai sensi dell’art. 646 c.p. in quanto non modica il rapporto tra il detentore ed il bene attraverso un comportamento oggettivo di disposizione uti dominus e l’intezione soggettiva di interversione del possesso. Cass. pen. sez. II 14 marzo 2002 n. 10774

A seguito della modica del regime di procedibilità per i delitti di cui agli artt. 640 e 646 cod. pen. introdotta dal d.lgs. 10 aprile 2018 n. 36 nei procedimenti in corso per il delitto di appropriazione indebita aggravata ex art. 61 n. 11 cod. pen. l’intervenuta remissione della querela comporta l’obbligo di dichiarare la non procedibilità ai sensi dell’art. 129 cod. proc. pen. ove non ricorrano altre circostanze aggravanti ad effetto speciale. (In motivazione la Corte ha richiamato la natura mista sostanziale e processuale della procedibilità a querela da cui discende la necessità di applicare la sopravvenuta disciplina più favorevole nei procedimenti pendenti). Cass. pen. sez. II- 17 maggio 2019 n. 21700 (ud. 17 aprile 2019) S. D.

Non è configurabile la circostanza aggravante dell’abuso di prestazione d’opera in relazione all’appropriazione indebita di un bene noleggiato in quanto a tal fine deve sussistere un rapporto negoziale che sia caratterizzato dall’attività prestata da un soggetto a favore dell’altro e in ragione del quale si crei fra le parti un rapporto di fiducia che abbia facilitato la commissione del reato. Cass. pen. sez. II 21 luglio 2017 n. 36113

Integra il delitto di appropriazione indebita aggravato dall’abuso delle relazioni di ufficio la condotta dell’amministratore socio unico di una società a responsabilità limitata che si appropri di denaro della società stessa distraendolo dallo scopo cui è destinato. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto legittimo il sequestro preventivo del denaro oggetto dell’appropriazione trattandosi di bene collegato all’attività delittuosa dell’indagato ritenendo sussistente il “periculum in mora” consistito nella possibilità che se il denaro fosse stato restituito avrebbe potuto essere oggetto di nuove e definitive appropriazioni). Cass. pen. sez. II 12 dicembre 2013 n. 50087

È configurabile la circostanza aggravante dell’abuso di prestazione d’opera in relazione all’appropriazione indebita di un bene noleggiato in quanto il contratto di noleggio siccome disciplinato dalla normativa sulla locazione implica l’obbligazione caratterizzante e non meramente accessoria o eventuale di restituire la cosa locata in buono stato di manutenzione. Cass. pen. sez. II 8 marzo 2013 n. 10991

Integra il delitto di appropriazione indebita aggravato ai sensi dell’art. 61 comma primo n. 11 c.p. – e non quello di furto – il dipendente di una banca che si impossessi dei beni contenuti in una cassetta di sicurezza avendone ottenuto dal cliente la chiave in quanto detta “traditio” a meno che non sia diversamente convenuto riveste il significato di autorizzazione ad aprire la cassetta e salvo prova contraria a disporre beninteso nell’interesse del titolare del suo contenuto di guisa che l’agente ha il possesso della cassetta e dei beni in essa custoditi. Cass. pen. sez. V 2 dicembre 2011 n. 44942

In tema di appropriazione indebita ai fini della ricorrenza della circostanza aggravante comune della prestazione d’opera è sufficiente l’esistenza di qualsiasi rapporto anche di mero fatto da cui sia derivato in capo all’agente il possesso della cosa e che ne abbia consentito una più facile appropriazione in virtù della particolare fiducia in lui riposta. (Fattispecie relativa al rapporto tra una associazione non riconosciuta e il suo Presidente il quale appropriatosi di somme versate su un libretto di deposito bancario al portatore di pertinenza dell’associazione medesima aveva lamentato con il ricorso per cassazione l’impropria configurazione del rapporto con l’ente rappresentata dal giudice di merito). Cass. pen. sez. II 30 gennaio 2004 n. 3924

Presupposto del delitto di peculato è il possesso o la disponibilità della cosa o del denaro altrui da parte del pubblico ufficiale per una ragione di ufficio ossia in conseguenza delle specifiche competenze e funzioni svolte derivanti sia da norme che da prassi e consuetudini. Al contrario non rientra nella nozione di “ragione di ufficio” il possesso o l’affidamento meramente occasionale del denaro o bene altrui al pubblico ufficiale. Ne consegue che non integra il delitto di peculato bensì quello di appropriazione indebita aggravata ex art. 61 n. 11 c.p. la condotta di un sindaco che abbia distratto somme di denaro che gli erano state consegnate in via fiduciaria dalla ragioneria comunale per provvedere al versamento dei corrispettivi trimestrali dell’IVA dovuti dall’Ente. Cass. pen. sez. VI 4 marzo 2003 n. 9933

Non è configurabile il reato di appropriazione indebita aggravata nel caso di omesso tempestivo pagamento dei canoni c.d. “di fognatura” dovuti ai sensi dell’art. 17 comma 7 dell’abrogata legge 10 maggio 1976 n. 319 da parte dell’ente gestore del servizio di acquedotto a quello che gestisce il servizio di raccolta trattamento e scarico delle acque di rifiuto trattandosi di condotta che costituisce soltanto inadempimento di obbligazione propria del soggetto tenuto al suddetto pagamento nulla rilevando che l’ente gestore dell’acquedotto esercitando un diritto proprio riconosciutogli dalla legge abbia riscosso dagli utenti nei confronti dei quali è legittimato a rivalersi l’importo corrispondente ai suddetti canoni. (Mass. redaz.). Cass. pen. sez. II 2 ottobre 2002 n. 32963

Integra il reato di appropriazione indebita e non quello di sottrazione di cose comuni la condotta del condomino il quale mediante allaccio abusivo a valle del contatore condominiale si impossessi di energia elettrica destinata all’alimentazione di apparecchi ed impianti di proprietà comune. Il reato di appropriazione indebita da parte di un condomino di energia elettrica destinata ad uso comune del condominio non può essere ritenuto aggravato ai sensi dell’art. 61 n. 11 c.p. da abuso di relazioni di coabitazione non essendo configurabile un tal genere di relazioni tra inquilini di uno stesso stabile condominiale ma soltanto tra quelli che essi che vivono nella stessa abitazione. Cass. pen. sez. II 9 aprile 2002 n. 13551

All’autista giudiziario non può essere riconosciuto il requisito di incaricato di pubblico servizio secondo la formulazione dell’art. 358 c.p. dettata dalla legge 26 aprile 1990 n. 86 che esclude tale qualifica per le attività caratterizzate dallo svolgimento di semplici mansioni d’ordine e dalla prestazione di opera meramente materiale. Ne consegue che non è configurabile il delitto di peculato ma quello di appropriazione indebita aggravato dal rapporto di prestazione d’opera (artt. 646 61 n. 11 c.p.) nella condotta dell’autista che abbia utilizzato i buoni per l’acquisto di benzina per fini diversi da quelli di ufficio. Cass. pen. sez. VI 5 dicembre 2001 n. 43704

Non sussiste il concorso formale dei reati di bancarotta fraudolenta ed appropriazione indebita (nella specie con riferimento a beni oggetto di locazione finanziaria) quando oltre ad esservi perfetta identità della cosa su cui si sono concentrate le rispettive attività criminose e simultaneità delle attività stesse unica risulti la destinazione data dal soggetto attivo ai beni da lui appresi indebitamente in quanto la condotta dell’apprensione di beni di cui il fallito abbia la disponibilità pur essendo astrattamente riconducibile alle due distinte ipotesi delittuose in questione ricade sotto la previsione dell’art. 84 c.p. con la conseguenza che il reato meno grave di appropriazione indebita è assorbito da quello di bancarotta fraudolenta. Cass. pen. sez. V 19 ottobre 2010 n. 37298

Le norme incriminatrici dell’infedeltà patrimoniale (art. 2634 c.c.) e dell’appropriazione indebita (art. 646 c.p.) sono in rapporto di specialità reciproca. L’infedeltà patrimoniale tipizza la necessaria relazione tra un preesistente conflitto di interessi con i caratteri dell’attualità e dell’obiettiva valutabilità e le finalità di profitto o altro vantaggio dell’atto di disposizione finalità che si qualificano in termini di ingiustizia per la proiezione soggettiva del preesistente conflitto. L’appropriazione indebita presenta caratteri di specialità per la natura del bene (denaro o cosa mobile) che solo ne può essere oggetto e per l’irrilevanza del perseguimento di un semplice vantaggio in luogo del profitto. L’ambito di interferenza tra le due fattispecie è dato dalla comunanza dell’elemento costitutivo della « deminutio patrimonii» e dell’ingiusto profitto ma esse differiscono per l’assenza nell’appropriazione indebita di un preesistente ed autonomo conflitto di interessi che invece connota l’infedeltà patrimoniale. Cass. pen. sez. II 16 aprile 2008 n. 15879

L’art. 137 comma secondo del D.L.vo 1 settembre 1993 n. 385 nel prevedere come illecito penale il falso interno del dipendente di una banca funzionale alla concessione di un credito ad un terzo configura un reato di pericolo per la cui sussistenza non è necessario che il credito sia effettivamente concesso o che il patrimonio della banca sia depauperato. Ne deriva che ove si verifichi quest’ultima ipotesi deve ritenersi configurabile la diversa e più grave ipotesi dell’appropriazione indebita. Cass. pen. sez. II 22 dicembre 2004 n. 49301

La sottrazione di somme di pertinenza di un’associazione da un libretto di deposito bancario ad opera del suo Presidente che occulti poi gli ammanchi mediante false annotazioni di versamenti per pari importi non integra il reato di truffa bensì quello di appropriazione indebita in quanto gli artici e raggiri sono posti in essere dall’agente dopo l’appropriazione del danaro e al solo fine di mascherarla. Cass. pen. sez. II 30 gennaio 2004 n. 3924

Non sussistono gli estremi del reato di truffa bensì quelli del reato di cui all’art. 646 c.p. nel rilascio da parte di un promotore finanziario di falsi rendiconti relativi a fondi di investimento da lui gestiti così da sottrarre ai rispettivi intestatari parte delle somme confluite sui fondi in quanto il possesso del denaro è già stato conseguito dall’agente al momento della realizzazione degli artici e raggiri. Cass. pen. sez. II 16 ottobre 2003 n. 39114

Il reato di infedeltà patrimoniale di cui all’art. 2634 c.c. introdotto dal D.L.vo 11 aprile 2002 n. 61 ha carattere speciale rispetto al reato di appropriazione indebita previsto dall’art. 646 c.p. che proprio per la sua natura generica è inidoneo a tutelare il patrimonio societario dagli abusi degli amministratori ed oggi anche dei direttori generali e dei liquidatori. Ne consegue che per effetto dell’entrata in vigore della nuova disciplina sui reati societari non possono ritenersi depenalizzati i fatti appropriativi commessi in precedenza (nella specie per finanziare illecitamente partiti politici) sulla base della mera aspettativa che quegli stessi fatti fossero finalizzati a procurare un vantaggio per la società. Ed infatti la disposizione del terzo comma del menzionato art. 2634 c.c. (secondo cui non è ingiusto il profitto della società collegata o del gruppo se compensato da vantaggi conseguiti o fondatamente prevedibili derivanti dal collegamento o dall’appartenenza al gruppo) trova applicazione in presenza di vantaggi compensativi – effettivamente conseguiti o «fondatamente» prevedibili sulla base di elementi certi e non meramente aleatori – dell’appropriazione e del conseguente danno provocato alle singole società non essendo sufficiente la mera speranza o l’aspettativa di benefici futuri. (Nel caso di specie la S.C. ha rigettato il ricorso delle parti private avverso la sentenza del giudice dell’esecuzione che aveva rigettato la richiesta di revoca delle sentenze di condanna per appropriazione indebita sul rilievo che il profitto ingiusto per il quale i fatti già giudicati erano stati commessi sarebbe stato compensato da vantaggi derivanti dal collegamento o dall’appartenenza al gruppo di società). Cass. pen. sez. V 7 ottobre 2003 n. 38110

La bancarotta fraudolenta per distrazione in ambito societario (artt. 216 comma 1 e 223 comma primo del R.D. 16 marzo 1942 n. 267) è figura di reato complessa che comprende tra i propri elementi costitutivi una condotta di appopriazione indebita del bene distratto per se stessa punibile ai sensi dell’art. 646 c.p. Ne consegue che per il caso di identità del bene appropriato e distratto l’agente non risponde di entrambi i reati ma solo di quello complesso come stabilito dall’art. 84 comma primo c.p. Qualora il delitto di appropriazione indebita sia stato oggetto di sentenza di condanna prima della dichiarazione di fallimento non è preclusa nel successivo procedimento per bancarotta la contestazione del reato fallimentare ma in tal caso il giudice deve in sede di eventuale condanna per tale ultimo reato considerare assorbito quello sanzionato ai sensi dell’art. 646 c.p. secondo un principio di equità che trova espressione anche nello scioglimento del giudicato sulle pene in caso di riconoscimento della continuazione in fase esecutiva. (In applicazione di tale principio la Corte preso atto che il giudice di merito aveva posto in continuazione il reato fallimentare perseguito con quello di appopriazione indebita già giudicato in altra sede ha direttamente eliminato la quota di pena pertinente al reato meno grave). Cass. pen. sez. V 3 ottobre 2003 n. 37567

Integra il reato di appropriazione indebita e non quello di sottrazione di cose comuni la condotta del condomino il quale mediante allaccio abusivo a valle del contatore condominiale si impossessi di energia elettrica destinata all’alimentazione di apparecchi ed impianti di proprietà comune. Il reato di appropriazione indebita da parte di un condomino di energia elettrica destinata ad uso comune del condominio non può essere ritenuto aggravato ai sensi dell’art. 61 n. 11 c.p. da abuso di relazioni di coabitazione non essendo configurabile un tal genere di relazioni tra inquilini di uno stesso stabile condominiale ma soltanto tra quelli di essi che vivono nella stessa abitazione. Cass. pen. sez. II 9 aprile 2002 n. 13551

Integra il delitto di appropriazione indebita la condotta del “broker” assicurativo che nella sua qualità ed autorizzato all’incasso si sia appropriato delle somme percepite quali premi per polizze assicurative. Cass. pen. sez. II 26 settembre 2019 n. 39396

Non sussiste un rapporto di specialità tra la fattispecie penalmente rilevante di appropriazione di somme ricevute a titolo di imposta di soggiorno da parte di operatori commerciali che esercitano attività alberghiere e ricettive – nella specie contestata ai sensi dell’art. 646 cod. pen. e riqualificata dalla Corte nell’ipotesi prevista dall’art. 314 cod. pen. e quella di mancato versamento all’amministrazione comunale dei medesimi importi sanzionata in via amministrativa – nella specie da un regolamento comunale – poiché l’illecito amministrativo concerne il solo dato dell’omesso versamento di tali somme onde non trova applicazione il principio di cui all’art. 9 della legge 24 novembre 1981 n. 681 in mancanza del presupposto costituito dall’identità del fatto. (In motivazione la Corte ha altresì precisato che il sistema delle sanzioni amministrative non consente a fonti regolamentari di rendere penalmente irrilevanti fatti sanzionati da norme di rango superiore). Cass. pen. sez. II 8 luglio 2019 n. 29632

Integra il delitto di appropriazione indebita e non la fattispecie – ora depenalizzata – di sottrazione di cose comuni la condotta di colui che faccia propria la cosa mobile di cui sia già possessore pur se a titolo di compossesso “pro indiviso” non essendo possibile configurare una “sottrazione” da parte di chi si trovi anche se solo “pro quota” in possesso del bene. (In attuazione di tale principio la Corte ha ritenuto che l’impossessamento da parte dell’imputato di un supporto DAT contenente il “back-up” dei dati relativi in parte alla propria attività professionale ed in parte a quella di terzi integrasse il delitto di cui all’art. 646 cod. pen. salvo che non risultasse provato un diverso accordo espresso o tacito con gli altri titolari dei dati). Cass. pen. sez. V 19 febbraio 2019 n. 7568

Nel caso di noleggio di breve durata allo scadere del termine si configura un obbligo di restituzione tempestiva che ove non adempiuto in assenza di giustificazioni si configurata quale “interversio possessionis” ai sensi dell’art. 646 cod. pen. anche in assenza di una richiesta di restituzione del noleggiatore. Cass. pen. sez. II 13 febbraio 2019 n. 6998

Integra il reato di appropriazione indebita la condotta del “tour operator” che avendo concluso con il proprietario di strutture ricettive un contratto atipico di “allotment” – con cui gli è stato conferito il mandato di gestire i rapporti con clienti incassare il corrispettivo dei servizi forniti e trasferirlo alla proprietà detraendo la commissione pattuita – trattenga per intero le somme riscosse. Cass. pen. sez. II 4 ottobre 2018 n. 44244

Integra il reato di appropriazione indebita ai sensi dell’art. 40 comma secondo cod. pen. la condotta dell’amministratore di società di capitali che non abbia impedito la distrazione di somme del patrimonio sociale a favore di terzi che non risultino titolari di diritti di credito ovvero che non abbiano effettuato alcuna prestazione a vantaggio della società. Cass. pen. sez. II 27 ottobre 2017 n. 49489

Non integra il delitto di appropriazione indebita la condotta del promissario venditore che a seguito della risoluzione del contratto preliminare per l’acquisto di un immobile non restituisca al promissario acquirente la somma ricevuta a titolo di acconto sul prezzo pattuito. (In motivazione la S.C. ha precisato che a seguito della dazione la somma di denaro è entrata definitivamente a far parte del patrimonio dell’”accipiens” senza alcun vincolo di impiego con la conseguenza che nel caso di in cui il contratto venga meno tra le parti matura solo un obbligo di restituzione che ove non adempiuto integra esclusivamente un inadempimento di natura civilistica). Cass. pen. sez. II 29 marzo 2017 n. 15815

Il dipendente di Poste Italiane S.p.A. che svolga attività di tipo bancario (cosiddetto “bancoposta”) non riveste la qualità di persona incaricata di pubblico servizio; con la conseguenza che l’appropriazione di somme dei risparmiatori commessa con abuso del ruolo integra il reato di appropriazione indebita e non quello di peculato. (In motivazione la Corte ha osservato che la natura privatistica dell’attività di raccolta del risparmio non è esclusa per il fatto che Poste S.p.A. operi per conto della Cassa Depositi e Prestiti essendo quest’ultima equiparabile ad un comune azionista che non interviene personalmente nei rapporti con la clientela regolati esclusivamente dal diritto civile). Cass. pen. sez. VI 4 maggio 2015 n. 18457

Commette il delitto di appropriazione indebita colui che accedendo abusivamente in un sistema informatico si procura i dati bancari di una società riproducendoli su un supporto cartaceo in quanto se “il dato bancario” costituisce bene immateriale insuscettibile di detenzione sica l’entità materiale su cui tali dati sono trasfusi ed incorporati attraverso la stampa del contenuto del sito di “home banking” acquisisce il valore di questi assumendo la natura di documento originale e non di mera copia. Cass. pen. sez. V 13 novembre 2014 n. 47105

Non integra il reato di appropriazione indebita la condotta dell’amministratore di una società che dispone in bilancio accantonamenti a titolo di compenso ancora non determinato nel suo ammontare per l’attività svolta in tale qualità in quanto l’atto compiuto non è volto al conseguimento di un ingiusto profitto o di un vantaggio che si ponga come “danno patrimoniale” cagionato alla società bensì ad assicurare il soddisfacimento di un diritto soggettivo perfetto. Cass. pen. sez. II 20 agosto 2014 n. 36030

Risponde di appropriazione indebita e non di truffa il direttore di un istituto bancario che in collusione con un cliente ed omettendo i doverosi controlli interni metta a disposizione dello stesso somme di denaro accreditando sul di lui conto o pagando direttamente assegni privi di provvista. (In motivazione la Corte ha evidenziato che la qualità di direttore consente all’agente un’ampia e materiale disponibilità delle somme depositate in banca rispetto alle quali con l’attribuzione diretta o l’accreditamento al terzo egli si comporta “uti dominus”). Cass. pen. sez. II 12 febbraio 2014 n. 6603

Nell’ambito di un contratto di locazione finanziaria o di vendita con riserva di proprietà no a quando non si verifica il totale pagamento del prezzo il locatario o il compratore hanno soltanto il possesso delle cose locate o acquistate delle quali non possono disporre “uti dominus” senza una illecita inversione del titolo del possesso e la conseguente responsabilità per il reato di appropriazione indebita. Cass. pen. sez. II 6 febbraio 2014 n. 5809

Integra il delitto di cui all’art. 646 cod. pen. la condotta del prenditore che ponga all’incasso un assegno bancario ricevuto in garanzia appropriandosi della somma riscossa in violazione dell’accordo concluso con l’emittente. (Fattispecie nella quale la Corte ha escluso sotto il profilo dell’elemento soggettivo la sussistenza del reato di appropriazione indebita nella condotta dell’imputato che poneva all’incasso l’assegno ricevuto in garanzia dopo che la contraente era venuta meno alla stipula del contratto definitivo che si era obbligata a stipulare). Cass. pen. sez. II 5 febbraio 2014 n. 5643

È configurabile il reato di appropriazione indebita nel caso in cui il dipendente di un istituto bancario assumendo arbitrariamente i poteri dell’organo di amministrazione competente ad autorizzare il superamento dei limiti del do o della provvista del conto corrente di corrispondenza abbia concesso un do ad un cliente violando in collusione con lo stesso le norme sugli affidamenti stabilite dagli istituti in modo da realizzare sostanzialmente un’arbitraria disposizione di beni della banca a profitto di terzi. Cass. pen. sez. II 23 gennaio 2013 n. 3332

Commette il delitto di appropriazione indebita il mandatario che in violazione del mandato a vendere trattenga per sé definitivamente le cose affidategli per la vendita. (Fattispecie nella quale la Corte Suprema ha ritenuto sussistente anche la circostanza aggravante di cui all’art. 61 comma primo n. 11 c.p. osservando che il mandato a vendere una cosa mobile fa nascere un rapporto di prestazione d’opera tra le parti ed il mandatario approfitta della particolare fiducia in lui riposta dal mandante per appropriarsi del bene affidatogli con maggiore facilità). Cass. pen. sez. II 26 marzo 2012 n. 11570

Integra il reato di appropriazione indebita la condotta del conduttore di un appartamento che asporti dall’immobile oggetto di locazione i relativi arredi senza che ai fini della sussistenza dell’illecito sia necessaria la formale richiesta di restituzione da parte del locatore ma essendo sufficiente che a detti beni sia stata data dall’agente una diversa destinazione rispetto a quella originaria. Cass. pen. sez. II 9 febbraio 2012 n. 4958

Non integra il reato di appropriazione indebita ma mero illecito civile la condotta del datore di lavoro che in caso di cessione di quota della retribuzione da parte del lavoratore ometta di versarla al cessionario. (In motivazione la Suprema Corte ha precisato che la regola dell’acquisizione per confusione del denaro e delle cose fungibili nel patrimonio di colui che le riceve non opera ai fini della nozione di altruità accolta nell’art. 646 c.p. Non potrà pertanto ritenersi responsabile di appropriazione indebita colui che non adempia obbligazioni pecuniarie cui avrebbe dovuto far fronte con quote del proprio patrimonio non conferite e vincolate a tale scopo). Cass. pen. Sezioni Unite 20 ottobre 2011 n. 37954

Non integra il delitto di appropriazione indebita ma un mero inadempimento di natura civilistica la condotta di colui che ponga all’incasso un assegno datogli come anticipo del corrispettivo per la vendita di un bene senza poi procedere alla consegna del bene medesimo all’acquirente. Cass. pen. sez. II 22 luglio 2011 n. 29424

Non integra il delitto di appropriazione indebita la condotta della parte vincitrice di una causa civile che trattenga la somma liquidata in proprio favore dal giudice civile a titolo di refusione delle spese legali rifiutando di consegnarla al proprio avvocato che la reclami come propria. Cass. pen. sez. II 24 giugno 2011 n. 25344

Non integra il delitto di appropriazione indebita il creditore che a fronte dell’inadempimento del debitore eserciti a fini di garanzia del credito il diritto di ritenzione sulla cosa di proprietà di quest’ultimo legittimamente detenuta in ragione del rapporto obbligatorio a meno che egli non compia sul bene atti di disposizione che rivelino l’intenzione di convertire il possesso in proprietà. Cass. pen. sez. II 4 maggio 2011 n. 17295

Integra il delitto di appropriazione indebita la condotta del “broker” assicurativo che nella sua qualità si sia appropriato delle somme percepite quali premi per polizze assicurative. Cass. pen. sez. II 26 novembre 2010 n. 42099

Integra il reato di appropriazione indebita la condotta dell’amministratore condominiale che ricevute le somme di denaro necessarie dai condomini ometta di versare i contributi previdenziali per il servizio di portierato. Cass. pen. sez. II 23 novembre 2010 n. 41462

Il reato di appropriazione indebita è integrato anche dal mero uso indebito di una “res” quando esso sia avvenuto eccedendo completamente i limiti del titolo in virtù del quale l’agente deteneva in custodia la stessa di modo che l’atto compiuto comporti un impossessamento sia pur temporaneo del bene. (Nella specie è stato ravvisato il reato nella condotta di un gommista che – avendo ricevuto in custodia una autovettura Ferrari per la sostituzione dei pneumatici – la aveva in pioccasioni usata per ragioni personali no a provocare un incidente stradale che aveva danneggiato gravemente l’autovettura). Cass. pen. sez. II 15 dicembre 2009 n. 47665

Integra la condotta del reato di appropriazione indebita il sottufficiale dell’Arma dei Carabinieri che ometta di restituire al momento in cui è posto in forza assente per motivi di salute i proiettili costituenti il munizionamento della pistola d’ordinanza. Cass. pen. sez. I 21 novembre 2007 n. 43029

Il delitto di appropriazione indebita commesso dal funzionario di banca con la concessione di un credito extra-do non integra una fattispecie necessariamente plurisoggettiva perché i comportamenti del soggetto beneficiato quali l’accensione del conto e la richiesta di do pur necessari per la consumazione del reato sono penalmente irrilevanti. (La Corte ha altresì osservato che il soggetto beneficiato ordinariamente ignaro del preciso contenuto della discrezionalità del funzionario non è di regola nelle condizioni di discernere il momento in cui la condotta di quest’ultimo abbandona l’interesse della banca e diviene condotta appropriativa). Cass. pen. sez. II 9 luglio 2007 n. 26501

Integra il delitto di appropriazione indebita la condotta del mediatore in una compravendita immobiliare che trattenga a titolo di provvigione prima che l’affare possa dirsi concluso con la stipulazione necessariamente nella forma scritta del contratto – anche preliminare – di compravendita parte della somma di denaro datagli dal potenziale acquirente per la consegna a titolo di caparra confirmatoria al potenziale venditore. Cass. pen. sez. II 13 aprile 2007 n. 15118

È configurabile il reato di appropriazione indebita a carico del cointestatario di un conto corrente bancario il quale pur se facoltizzato a compiere operazioni separatamente disponga in proprio favore senza il consenso espresso o tacito degli altri cointestatari della somma in deposito in misura eccedente la quota parte da considerarsi di sua pertinenza in base al criterio stabilito dagli artt. 1298 e 1854 c.c. secondo cui le parti di ciascun concreditore solidale si presumono no a prova contraria uguali. Cass. pen. sez. II 18 maggio 2006 n. 17239

Le norme incriminatrici dell’infedeltà patrimoniale (2634 c.c.) e dell’appropriazione indebita (646 c.p.) sono in rapporto di specialità reciproca. L’infedeltà patrimoniale tipizza la necessaria relazione tra un preesistente conflitto di interessi con i caratteri dell’attualità e dell’obiettiva valutabilità e le finalità di profitto o altro vantaggio dell’atto di disposizione finalità che si qualificano in termini di ingiustizia per la proiezione soggettiva del preesistente conflitto. L’appropriazione indebita presenta caratteri di specialità per la natura del bene (denaro o cosa mobile) che solo ne può essere oggetto e per l’irrilevanza del perseguimento di un semplice «vantaggio» in luogo del «profitto». L’ambito di interferenza tra le due fattispecie è dato dalla comunanza dell’elemento costitutivo della deminutio patrimonii e dell’ingiusto profitto ma esse differiscono per l’assenza nell’appropriazione indebita di un preesistente ed autonomo conflitto di interessi che invece connota l’infedeltà patrimoniale. Cass. pen. sez. II 10 novembre 2005 n. 40921 B.

Avuto riguardo alla nozione oggettivistica della qualità di pubblico ufficiale quale risultante dall’attuale formulazione dell’art. 357 c.p. introdotta dall’art. 17 legge 26 aprile 1990 n. 86 è da escludere che possa ritenersi investito di detta qualità il presidente del Consiglio di un Ordine forense con riguardo ad attività non istituzionale quale deve ritenersi quella costituita nella specie dalla organizzazione senza previa deliberazione dei competenti organi dell’ordine forense di convegni di studio finanziati con accrediti degli interessati su conti correnti non iscritti in bilancio pur se intestati al consiglio dell’ordine e gestiti per la carica dal solo presidente nulla rilevando in contrario che detta attività apparisse svolta sotto l’egida del summenzionato Consiglio e con il consenso di fatto dei componenti del medesimo. (In applicazione di tale principio la Corte ha quindi escluso che nel caso in esame potesse costituire il reato di peculato la condotta consistita nell’essersi il presidente del Consiglio dell’Ordine appropriato della somme versate sui suddetti conti correnti ravvisandosi invece il reato di appropriazione indebita aggravata in danno dello stesso consiglio dell’ordine cui le somme dovevano comunque ritenersi appartenenti). Cass. pen. sez. VI 23 settembre 2005 n. 34327

Il mancato versamento alla Cassa edile delle somme «trattenute» dal datore di lavoro sulla retribuzione del dipendente per ferie gratifiche natalizie e festività non integra il reato di appropriazione indebita ma solo l’illecito amministrativo previsto dall’art. 13 del D.L.vo 19 dicembre 1994 n. 758. Cass. pen. Sezioni Unite 19 gennaio 2005 n. 1327

Le somme «trattenute» dal datore di lavoro sulla retribuzione del dipendente e destinate a terzi a vario titolo (per legge per contratto collettivo o per ogni altro atto o fatto idoneo a far sorgere nello stesso datore di lavoro un obbligo giuridico di versare somme per conto del lavoratore) fanno parte integrante della retribuzione spettante al lavoratore come corrispettivo per la prestazione già resa; tali somme non appartengono più al datore di lavoro che ne ha solo una disponibilità precaria posto che esse hanno una destinazione precisa non modificabile unilateralmente in maniera lecita ma vincolata ad un versamento da effettuare entro un termine previsto a garanzia del terzo e del lavoratore. Ne consegue che commette il reato di appropriazione indebita il datore che scientemente lascia trascorrere il termine per il versamento manifestando così la volontà di appropriarsi di una somma non sua e di cui solo provvisoriamente dispone. (Fattispecie relativa ad omesso versamento di contributi in favore della Nuova Cassa Edile). Cass. pen. sez. II 17 luglio 2003 n. 30075

Il reato di appropriazione indebita si consuma con l’interversione oggettiva del possesso e non può avere rilievo la pretesa confusione di res fungibili nel contratto di deposito in applicazione di nozioni civilistiche. (Nella fattispecie il reato è stato ritenuto configurabile in capo all’agente assicurativo che avendo la facoltà di riscuotere i premi dagli assicurati e di versarli alla società preponente secondo modalità e termini deniti prottando della disponibilità delle somme nel conto corrente se ne era appropriato come emergeva anche da una serie di omissioni contabili). Cass. pen. sez. II 20 marzo 2003 n. 12965

Le Federazioni sportive nonché i relativi Comitati regionali sono di norma soggetti di diritto privato legati al C.O.N.I. da un rapporto intersoggettivo esterno nel senso che gli enti restano autonomi l’uno dall’altro e non vi è confluenza degli interessi e delle funzioni. La Federazione sportiva assume connotazione pubblicistica solo allorché agisce come organo del C.O.N.I. e il rapporto intersoggettivo lascia spazio a quello di compenetrazione organica il che si verifica a norma dell’art. 2 del D.P.R. n. 530 del 1974 solo in relazione «all’esercizio delle attività sportive ricadenti nell’ambito della rispettiva competenza». Non integra pertanto il reato peculato ma quello di appropriazione indebita aggravata a norma degli artt. 646 e 61 n. 11 c.p. il fatto dell’amministratore di un Comitato regionale di una Federazione sportiva (nella specie la Federazione Motociclistica Italiana) che si appropria del denaro versato dai tesserati difettando una formale e specifica destinazione di tali fondi all’esercizio della pratica sportiva. Cass. pen. sez. VI 2 agosto 2000 n. 8727

Integra il delitto di cui all’art. 646 c.p. la condotta del prenditore che ponga all’incasso un assegno bancario appropriandosi della somma riscossa in violazione del patto di garanzia concluso con l’emittente. (Nell’occasione la Corte ha precisato così disattendendo l’eccezione di nullità del patto di garanzia che il normale regime di circolazione dell’assegno bancario cui inerisce la regola del pagamento a vista e dell’invalidità di ogni contraria disposizione riportata per iscritto sul titolo stesso non esclude che le parti di un rapporto giuridico nella loro autonomia negoziale possano utilizzare l’assegno bancario anziché nella sua funzione tipica di titolo di credito come strumento di garanzia per le obbligazioni pattuite). Cass. pen. sez. II 1 giugno 2000 n. 1151

Il fatto che taluno essendo cointestatario a firma disgiunta di un conto corrente bancario possa prelevare con il consenso espresso o tacito degli altri intestatari somme eccedenti la propria quota non è di ostacolo alla configurabilità a suo carico del reato di appropriazione indebita qualora tali prelievi siano effettuati in assenza di detto consenso. Cass. pen. sez. II 23 febbraio 2000 n. 4018

Office Advice Logo

Office Advice © 2020 – Tutti i diritti riservati