Art. 640 bis – Codice Penale

(R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398)

Truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche

Articolo 640 bis - Codice Penale

(1) La pena è della reclusione da due a sette anni (2) e si procede d’ufficio se il fatto di cui all’art. 640 riguarda contributi, finanziamenti, mutui agevolati ovvero altre erogazioni dello stesso tipo, comunque denominate, concessi o erogati da parte dello Stato, di altri enti pubblici o delle Comunità europee.

Articolo 640 bis - Codice Penale

(1) La pena è della reclusione da due a sette anni (2) e si procede d’ufficio se il fatto di cui all’art. 640 riguarda contributi, finanziamenti, mutui agevolati ovvero altre erogazioni dello stesso tipo, comunque denominate, concessi o erogati da parte dello Stato, di altri enti pubblici o delle Comunità europee.

Note

(1) L’art. 71 del D.L.vo 6 settembre 2011, n. 159, recante codice delle leggi antimafia, prevede che le pene stabilite per i delitti di cui a questo articolo, sono aumentate da un terzo alla metà se il fatto è commesso da persona sottoposta con provvedimento definitivo ad una misura di prevenzione personale durante il periodo previsto di applicazione e sino a tre anni dal momento in cui ne è cessata l’esecuzione. In ogni caso si procede d’ufficio e quando i delitti di cui al comma 1 del predetto art. 71, per i quali è consentito l’arresto in flagranza, sono commessi da persone sottoposte alla misura di prevenzione, la polizia giudiziaria può procedere all’arresto anche fuori dei casi di flagranza. Alla pena è aggiunta una misura di sicurezza detentiva.
(2) Le parole: «da uno a sei anni» sono state così sostituite dalle attuali: «da due a sette anni» dall’art. 30, comma 1, della L. 17 ottobre 2017, n. 161.

Tabella procedurale

Arresto: facoltativo in flagranza. 381 c.p.p.
Fermo di indiziato di delitto: consentito. 384 c.p.p.
Misure cautelari personali: consentite. 280287 c.p.p.
Autorità giudiziaria competente: Tribunale monocratico. 33 ter c.p.p.
Procedibilità: d’ufficio. 50 c.p.p.

Massime

Nel reato di truffa aggravata finalizzata al conseguimento di erogazioni pubbliche la falsificazione anche di uno soltanto dei contratti sui quali si basa la richiesta di contributo rivolta all’Unione europea con induzione in errore dell’Autorità concedente determina l’illiceità dell’intero contributo erogato che diviene complessivamente “profitto ingiusto” ai sensi dell’art. 640-bis cod. pen.. Cass. pen. sez. II 16 dicembre 2016 n. 53650

Il delitto di truffa aggravata ex art. 640 bis cod. pen. non è configurabile qualora le somme costituenti il profitto del reato vengano destinate all’ente pubblico di cui il soggetto agente faccia parte in quanto uno degli elementi costitutivi del reato è il procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto e nella nozione di “altri” non può essere considerato lo stesso ente per il quale la persona sica agisca ed operi. (Fattispecie relativa al sequestro preventivo di una somma di denaro nei confronti di un Comune quale profitto del reato di truffa perpetrata dal Sindaco e dai Consiglieri ai danni della Regione). Cass. pen. sez. II 30 gennaio 2015 n. 4416

La condotta del reato di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche può essere integrata anche da fatti consistenti in una “immutatio veri” di per sé non costituente il reato di falso. (Nel caso di specie la Corte ha reputato significativa l’indicazione tra le spese per le quali era stata richiesta l’erogazione di un contributo regionale di esborsi per consulenza riguardanti un oggetto diverso da quello indicato in relazione ai quali il contributo non sarebbe stato erogabile). Cass. pen. sez. II 21 agosto 2013 n. 35197

Nel caso in cui la truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche riguardi l’erogazione di mutui agevolati il profitto realizzato dall’agente (che consiste nella percezione della somma mutuata dall’istituto finanziario) coincide con il danno patrimoniale subito dall’ente erogante ed è equivalente all’importo del finanziamento indebitamente ottenuto. (La Corte ha precisato che l’eventuale restituzione all’istituto mutuante delle somme indebitamente percepite costituisce attività idonea a ridurre il danno conseguente al reato). Cass. pen. sez. II 29 settembre 2011 n. 35355

Il delitto di truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche si consuma già nel momento del versamento da parte dell’ente erogante dei finanziamenti richiesti attraverso la presentazione di un preventivo di spesa artatamente “gonfiato” anche quando sia previsto a carico del richiedente l’obbligo di successiva rendicontazione sull’effettivo impiego delle somme percepite. Cass. pen. sez. II 4 febbraio 2010 n. 4839

Il momento consumativo del delitto di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche coincide con quello della cessazione dei pagamenti che segna anche la ne dell’aggravamento del danno in ragione della natura di reato a consumazione prolungata. (Sulla base di questo principio la Corte ha escluso l’illegittimità del sequestro per equivalente finalizzato alla confisca che era stato disposto nonostante che il contratto di mutuo allo scopo fosse precedente all’entrata in vigore della legge n. 300 del 2000 che ha inserito nel c.p. l’art. 640 quater). Cass. pen. sez. II 6 luglio 2007 n. 26256

Nel delitto di cui all’art. 640 bis c.p. (truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche) il danno patrimoniale dell’ente pubblico si identica non con il lucro cessante bensì soltanto con il «danno emergente» sorto al momento della elargizione in denaro in conseguenza di una falsa prospettazione riguardante la spesa. Ne consegue che è ravvisabile il suddetto delitto nell’ipotesi in cui al di là della effettiva realizzazione dei lavori finanziati siano state prospettate modalità di esecuzione degli stessi del tutte diverse da quelle utilizzate (nella specie relativa ad un finanziamento erogato dall’IRFIS gli imputati avevano creato un fittizio rapporto di appalto e allegato falsa documentazione scale e contabile). Cass. pen. sez. VI 19 gennaio 2004 n. 38

La truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche prevista dall’art. 640 bis c.p. costituisce una circostanza aggravante del delitto di truffa di cui all’art. 640 dello stesso codice e non figura autonoma di reato. (In applicazione del principio la Corte ha ritenuto corretta la declaratoria di prescrizione pronunciata dal giudice di merito previa concessione di attenuanti equivalenti alla circostanza aggravante). Cass. pen. Sezioni Unite 10 luglio 2002 n. 26351

Il reato di indebito conseguimento di contributi a carico del Fondo europeo agricolo di orientamento e garanzia si perfeziona con la cosciente prospettazione di notizie o dati falsi nelle domande dirette ad attenere gli aiuti comunitari. (Nel caso di specie erano stati indicati tra i quantitativi di «latticello» ottenuti dalla trasformazione in burro del latte o della crema di latte anche quelli prodotti dalle creme da siero esclusi dagli aiuti comunitari secondo quanto previsto dall’art. 1 del Regolamento CEE n. 986 del 1968). Cass. pen. sez. III 22 ottobre 2004 n. 41265

Il delitto di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche suddivise in pirate somministrate in tempi diversi è reato a consumazione prolungata ed è pertanto configurabile la responsabilità dell’ente nel cui interesse o vantaggio è stato commesso ai sensi del D.L.vo n. 231 del 2001 qualora anche solo l’ultima erogazione sia stata percepita dopo l’entrata in vigore del suddetto decreto. Cass. pen. sez. II 21 luglio 2010 n. 28683

L’art. 640 bis c.p. (truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche) configura un’ipotesi autonoma di reato e non una circostanza aggravante del reato di truffa come può in particolare desumersi: a) dalla collocazione della fattispecie in un apposito articolo anziché all’interno dell’art. 640 c.p.; b) dalla previsione a differenza di quest’ultimo della sola pena detentiva alla quale verrebbe incongruamente ad aggiungersi quella pecuniaria nel caso in cui considerando il fatto come circostanza aggravante concorressero circostanze attenuanti ritenute equivalenti o prevalenti; c) dall’estraneità all’ordinamento giuridico di ipotesi di circostanze aggravanti la cui presenza dia luogo all’eliminazione di una pena (che nella specie sarebbe quella pecuniaria) prevista congiuntamente ad altre per il reato non aggravato; d) dalla chiara volontà del legislatore come emerge dai lavori preparatori della legge 19 marzo 1990 n. 55 (con la quale tra l’altro è stato introdotto l’art. 640 bis) di dar luogo ad un’autonoma fattispecie criminosa che comprendesse “quel terreno di illiceità costituito dalle truffe ai danni degli organismi comunitari” fino ad allora perseguite con la previsione (rivelatasi insufficiente) dell’aggravante di cui all’art. 640 cpv. n. 1 c.p. (Mass. redaz.). Cass. pen. sez. II 19 dicembre 2001 n. 45352

L’articolo 640 bis c.p. (truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche) prevede una circostanza aggravante del delitto di truffa di cui all’art. 640 dello stesso codice e non una figura autonoma di reato con la conseguenza che ove siano riconosciute sussistenti anche circostanze attenuanti è consentito al giudice effettuare il giudizio di comparazione tra gli elementi accessori di segno diverso. Cass. pen. sez. II 17 aprile 2000 n. 4731

Ai fini della configurabilità dei reati di cui agli artt. 316-bis e 640-bis cod. pen. non è sufficiente che le somme erogate a titolo di corrispettivo al soggetto aggiudicatario della gestione del servizio di accoglienza e trattenimento di migranti richiedenti asilo in esito ad una gara di appalto pubblico di servizi ed alla successiva stipulazione di una convenzione siano di provenienza pubblica poiché trattandosi di un rapporto contrattuale a titolo oneroso le stesse non possono essere ricondotte nell’alveo delle erogazioni gratuite o connotate da onerosità attenuata contemplate dalle disposizioni citate. Cass. pen. sez. II 21 maggio 2019 n. 22192

Il reato di malversazione ai danni dello Stato concorre con quello di truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche in ragione dell’autonomia delle due fattispecie. Cass. pen. Sezioni Unite 28 aprile 2017 n. 20664

Il reato di abuso di ufficio commesso da pubblico ufficiale (nella specie funzionario dell’INPS) al ne di procurare ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale concorre con quello di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche allorché il vantaggio altrui sia consistito nel beneficio di arretrati pensionistici non spettanti e fatti ottenere mediante artici e raggiri (nella specie attraverso interventi sui sistemi informatici idonei ad attribuire a soggetti diversi dagli aventi diritto l’erogazione del trattamento di pensione). Cass. pen. sez. II 18 giugno 2010 n. 23628

Integra il reato di cui all’art. 10 quater D.L.vo n. 74 del 2000 e non quello di truffa aggravata il comportamento fraudolento di porre in compensazione ex art. 17 D.L.vo n. 241 del 1997 partite debitorie in favore del Fisco con crediti inesistenti sussistendo tra le fattispecie un rapporto di specialità unilaterale. (La Corte ha altresì statuito che in riferimento al reato di cui all’art. 10 quater D.L.vo n. 74 del 2000 la confisca per equivalente non si applica per i fatti commessi sino al 27 dicembre 2007 restando comunque applicabile la confisca facoltativa in riguardo al profitto che ne è derivato). Cass. pen. sez. II 16 settembre 2009 n. 35968

È ammissibile il concorso tra il reato di truffa aggravata in danno dello Stato e quelli di emissione ed utilizzazione di fatture per operazioni inesistenti non operando nel rapporto tra i suddetti illeciti penali il principio di specialità la cui sussistenza va verificata sulla base del raffronto tra le norme incriminatrici scomposte nei loro singoli elementi e della individuazione dei beni giuridici protetti (principio affermato nella specie con riguardo ad un caso in cui le fatture erano state emesse ed utilizzate da una società fittiziamente fatta figurare come acquirente di merci provenienti dall’estero e quindi tenuta a riscuotere all’atto della rivendita l’IVA dovuta per l’importazione per versarla quindi all’Erario; adempimento questo che per risultava sistematicamente omesso in quanto le relative somme venivano incamerate dagli effettivi destinatari delle merci importate). Cass. pen. sez. V 16 febbraio 2007 n. 6825

Il reato di truffa aggravata ed il reato di frode scale (emissione e utilizzazione di fatture per operazioni inesistenti) sono in rapporto di specialità perché l’uno si connota per l’evento di danno consistente nel conseguimento di un indebito vantaggio e l’altro è invece un reato di mera condotta e di pericolo la cui consumazione prescinde dal verificarsi dell’evento di danno che specifica come elemento finalistico il dolo con la conseguenza che verificandosi l’assorbimento nel reato di frode scale di quello di truffa aggravata è impedita l’applicazione della confisca per equivalente non prevista dalla legge anche per la frode scale. Cass. pen. sez. II 8 febbraio 2007 n. 5656

Il reato di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche può materialmente concorrere con il reato di frode scale con il quale è ordinariamente in rapporto di specialità nel caso in cui in concreto le condotte siano solo parzialmente sovrapponibili siano diversi i soggetti passivi tratti in errore e siano diversi i patrimoni aggrediti e specificamente nel caso in cui un soggetto ottenga attraverso l’artificio di utilizzare fatture passive per operazioni inesistenti oltre ad un indebito rimborso dell’imposta sul valore aggiunto e/o il riconoscimento di un inesistente credito d’imposta anche la concessione di un contributo pubblico per l’acquisto di beni strumentali. Cass. pen. sez. II 6 dicembre 2006 n. 40226

In relazione alla fattispecie di cui all’art. 640 bis c.p. in forza del combinato disposto degli artt. 322 ter e 640 quater c.p. il sequestro preventivo può avere ad oggetto anche beni o valori equivalenti al profitto del reato. (Nel caso di specie la Suprema Corte ha ritenuto legittimo in quanto «equivalente» del profitto il sequestro preventivo di due aziende nella disponibilità degli indagati precisando peraltro che il valore delle stesse dovrà essere scomputato per differenza dal totale del profitto rappresentato dalle indebite percezioni a titolo di contribuzione pubblica attraverso adempimenti estimatori che non spettano al tribunale del riesame ma sono rimessi alla fase esecutiva della confisca). Cass. pen. sez. I 18 settembre 2006 n. 30790

È configurabile il reato di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche (art. 640 bis c.p.) e non l’illecito (ora) amministrativo di cui agli artt. 115 e 116 del R.D.L. 4 ottobre 1935 n. 1827 qualora venga ottenuta l’erogazione da parte dell’INPS dei sussidi previsti per lavori socialmente utili mediante produzione di dichiarazioni false costituendo ciò il «quid pluris» richiesto appunto per la sussistenza dell’illecito penale in luogo di quello previsto dalla citata norma speciale. (Nella specie i sussidi erano stati ottenuti mediante la produzione di false attestazioni rilasciate da un compiacente funzionario comunale da cui risultava l’avvenuta regolare partecipazione del soggetto alle attività che davano diritto all’erogazione). Cass. pen. sez. II 15 settembre 2006 n. 30682

Non è configurabile il reato di indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato (art. 316 ter c.p.) né quello di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche (art. 640 bis c.p.) nella condotta dell’agente che renda dichiarazioni mendaci in ordine alle proprie condizioni personali familiari e patrimoniali al fine di ottenere l’erogazione dell’indennità da «reddito minimo di inserimento» in quanto si tratta di un tipo di contributo che rientra nell’ambito delle erogazioni pubbliche di natura assistenziale che come tali non sono prese in considerazione dalle norme incriminatrici sopra citate che si riferiscono esclusivamente ai casi di illecita o fraudolenta percezione di contributi pubblici di carattere economico-finanziario a sostegno dell’economia e delle attività produttive. Cass. pen. sez. VI 20 luglio 2005 n. 26919

Il reato di malversazione in danno dello Stato ha natura sussidiaria e residuale rispetto alla fattispecie dell’art. 640 bis c.p. che sanziona la truffa aggravata per il conseguimento delle erogazioni pubbliche. Cass. pen. sez. II 11 ottobre 2004 n. 39644

Risponde del delitto di truffa aggravata ex art. 640 bis c.p. e non anche di peculato l’incaricato di pubblico servizio (nella specie di un ente locale addetto alla formazione professionale) che ottenga con modalità truffaldine finanziamenti comunitari con destinazione vincolata che poi distragga a proprio vantaggio. Cass. pen. sez. VI 22 settembre 2004 n. 37122

Il reato di cui all’art.316 bis c.p.(malversazione in danno dello Stato) può concorrere con quello di cui all’art.640 bis stesso codice (truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche). Cass. pen. sez. VI 4 febbraio 2004 n. 4313

Il reato di cui all’art. 316 ter c.p. si configura nell’ipotesi di indebita percezione di erogazioni pubbliche conseguita dal mero utilizzatore o presentatore di documenti o dichiarazioni falsi o contenenti attestazioni contra verum circa la presenza dei presupposti per la pubblica sovvenzione dovendo invece l’agente rispondere del più grave reato di cui all’art. 640 bis c.p. laddove egli stesso sia anche l’artefice delle suddette falsità (la Corte ha ritenuto che correttamente fosse stata fatta rientrare nella previsione dell’art. 640 bis c.p. e non in quella di cui all’art. 316 ter c.p. la condotta consistita nella presentazione a sostegno di una richiesta di contributo comunitario per l’abbandono di superfici vitate di una dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà rilasciata dall’agente dalla quale risultava una superficie maggiore di quella reale previa iscrizione dei vigneti per tale superficie al catasto vitinicolo). Cass. pen. sez. V 31 ottobre 2003 n. 41480

Integra il reato di indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato di altri Enti pubblici o delle Comunità europee previsto dall’art. 316 ter c.p. e non quello di cui all’art. 640 bis c.p. (truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche) la condotta di mero mendacio (nella specie consistita nella presentazione di un’istanza tendente all’erogazione pubblica nella quale veniva rappresentato il possesso del requisito richiesto del cosiddetto reddito minimo tacendo la disponibilità di beni) non accompagnata da ulteriori modalità ingannevoli. Cass. pen. sez. VI 21 ottobre 2003 n. 39761

Sussiste rapporto di specialità tra l’ipotesi di reato di cui all’art. 316 ter (indebita percezione di erogazioni in danno dello Stato introdotto dall’art. 4 della L. 29 settembre 2000 n. 300) e il delitto di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche (art. 640 bis); ne deriva che allorché la condotta incriminata sia consistita nella semplice attestazione di fatti non conformi al vero integrata dall’art. 316 ter ed il profitto conseguito dall’agente non raggiunga la soglia minima di punibilità prevista dall’art. 316 ter comma 2 la condotta contestata non ha più rilievo penale e resta sanzionata solo in via amministrativa. Cass. pen. sez. II 28 marzo 2003 n. 14817

Il reato di indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato di altri enti pubblici o delle Comunità europee previsto dall’art. 316 ter c.p. con l’espressa salvezza dell’eventualità che il fatto costituisca il più grave reato di cui all’art. 640 bis c.p. (truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche) si configura con riguardo all’ipotesi dell’«utilizzo» di dichiarazioni o documenti falsi o attestanti cose non vere a condizione che tale condotta non sia accompagnata da ulteriori malizie dirette all’induzione in errore del soggetto passivo. (Nella specie in applicazione di tale principio la Corte respingendo un ricorso del P.M. ha ritenuto che correttamente fosse stato fatto rientrare nelle previsioni dell’art. 316 ter comma secondo c.p. – sanzionate in ragione dell’entità della somma indebitamente percepita solo in via amministrativa – la condotta consistita nella presentazione a sostegno di una richiesta di contributo della provincia per l’acquisto di un autoveicolo industriale di una fattura recante l’indicazione di un prezzo maggiore di quello effettivo). Cass. pen. sez. II 14 giugno 2002 n. 23083

Fra il reato di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche previsto dall’art. 640 bis c.p. e quello di indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato previsto dall’art. 316 ter stesso codice non esiste un rapporto di genere a specie ma esiste un rapporto di sussidiarietà nel senso che la seconda di dette norme incriminatrici è destinata a coprire le aree che la prima lascerebbe libere da sanzione penale come nel caso del mero mendacio di per sé non idoneo ad integrare l’ipotesi della truffa. Cass. pen. sez. VI 23 novembre 2001 n. 41928

Risponde del reato di cui all’art. 640-bis cod. pen. e non di quello di cui all’art. 316-ter cod. pen. la persona che delegata dall’avente diritto alla riscossione della pensione dichiara falsamente l’esistenza in vita del delegante incidendo in tal modo fraudolentemente sull’attività valutativa e non meramente ricognitiva dell’ente erogatore. Cass. pen. sez. II 5 settembre 2017 n. 40260

In tema di truffa costituita dalla indebita percezione di ratei pensionistici deve distinguersi ai fini della individuazione del momento consumativo tra il caso in cui le singole erogazioni siano frutto di un unico originario comportamento fraudolento e quello in cui per ogni erogazione sia richiesta una ulteriore attività decettiva (quale ad esempio la falsa attestazione da parte del delegato alla riscossione dell’esistenza in vita del soggetto titolare del diritto alla prestazione) dovendosi ritenere che si sia in presenza nel primo caso di un’unica truffa a consumazione c.d. “prolungata” che si perfeziona con la percezione dell’ultima singola erogazione; nel secondo caso di più episodi di truffa da ciascuno dei quali decorre il relativo termine prescrizionale. Cass. pen. sez. II 16 dicembre 2016 n. 53667  

In tema di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche (art. 640 bis c.p.) nel caso in cui essendo l’erogazione correlata alla dimostrazione da parte del richiedente della disponibilità di terreni agricoli la falsa rappresentazione di tale condizione abbia avuto ad oggetto solo una parte e non la totalità dei terreni il profitto confiscabile deve comunque ritenersi corrispondente all’intero importo dell’erogazione e non alla sola parte di essa riferibile ai terreni oggetto di detta falsa rappresentazione. Cass. pen. sez. II 16 dicembre 2016 n. 53650  

In tema di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche (art. 640 bis cod. pen.) la confisca del profitto non può essere disposta nel caso di restituzione integrale all’erario della somma anticipata dallo Stato giacché tale comportamento elimina in radice l’oggetto della misura ablatoria che se disposta comporterebbe una duplicazione sanzionatoria contrastante i principi dettati dagli articoli 3 23 e 25 Cost. ai quali l’interpretazione dell’art. 640-quater cod. pen. deve conformarsi. (Fattispecie in cui la restituzione del profitto e la correlata eliminazione del danno erariale erano avvenuti mediante l’escussione di una polizza fideiussoria bancaria prestata dallo stesso imputato). Cass. pen. sez. III 4 novembre 2013 n. 44446

In materia di truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche il concetto di contributo finanziamento o mutuo agevolato richiamato dall’art. 640 bis c.p. va ricompreso nella generica accezione di sovvenzione concretizzandosi in una attribuzione pecuniaria che trova il suo fondamento e la sua giustificazione nell’attuazione di un interesse pubblico. Ne consegue che le somme provenienti da un pubblico finanziamento anche in ragione dell’obbligo di rendiconto e di restituzione degli eventuali residui di gestione continuano ad essere di proprietà pubblica anche nel momento in cui entrano nella disponibilità materiale dell’ente privato finanziato rimanendo integro il vincolo originario della loro destinazione al fine per il quale sono state erogate. (Fattispecie in tema di pubblici finanziamenti erogati per la realizzazione di corsi di formazione). Cass. pen. sez. II 18 maggio 2011 n. 19539

Integra il reato di truffa aggravata e non l’illecito amministrativo di cui all’art. 5 D.L.vo n. 375 del 1993 il fatto di chi mediante false denunce aziendali abbia ottenuto l’erogazione di prestazioni previdenziali non dovute inducendo in errore i competenti istituti. (Fattispecie nella quale l’INPS era stato indotto ad erogare prestazioni previdenziali non dovute attraverso false denunce di assunzione di braccianti agricoli). Cass. pen. sez. V 11 aprile 2011 n. 14479

In tema di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche (art. 640 bis c.p.) integrano gli artici e raggiri idonei ad indurre in inganno l’ente erogatore le false dichiarazioni del privato – che richieda alla Regione un contributo straordinario per l’abbattimento di tutti i bovini della sua stalla affetti da brucellosi – in ordine all’intervenuto abbattimento di tutti gli animali presenti nella stalla mentre in realtà alcuni erano stati tenuti in vita e occultati alla visita degli ispettori. Cass. pen. sez. V 5 maggio 2004 n. 21083

In tema di disciplina della pesca per «attività di pesca» al cui esercizio è subordinato il premio sul fermo biologico non può intendersi qualsiasi attività collegata all’impresa di pesca ma esclusivamente le battute di pesca effettivamente effettuate configurandosi in caso di diversa indicazione il reato di cui all’art. 640 bis c.p. Cass. pen. sez. II 14 marzo 2003 n. 12173

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