(R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398)

Deturpamento e imbrattamento di cose altrui

Articolo 639 - Codice Penale

(1) Chiunque, fuori dei casi preveduti dall’art. 635, deturpa o imbratta cose mobili [o immobili] (2) altrui è punito, a querela della persona offesa (120; 336 c.p.p.), con la multa fino a € 103 (635, 649, 664, 674).
Se il fatto è commesso su beni immobili o su mezzi di trasporto pubblici o privati, si applica la pena della reclusione da uno a sei mesi o della multa da 300 a 1.000 euro. Se il fatto è commesso su cose di interesse storico o artistico, si applica la pena della reclusione da tre mesi a un anno e della multa da 1.000 a 3.000 euro.
Nei casi di recidiva per le ipotesi di cui al secondo comma si applica la pena della reclusione da tre mesi a due anni e della multa fino a 10.000 euro (3).
Nei casi previsti dal secondo comma si procede d’ufficio (3).
Con la sentenza di condanna per i reati di cui al secondo e terzo comma il giudice, ai fini di cui all’articolo 165, primo comma, può disporre l’obbligo di ripristino e di ripulitura dei luoghi ovvero, qualora ciò non sia possibile, l’obbligo di sostenerne le spese o di rimborsare quelle a tal fine sostenute, ovvero, se il condannato non si oppone, la prestazione di attività non retribuita a favore della collettività per un tempo determinato comunque non superiore alla durata della pena sospesa, secondo le modalità indicate nella sentenza di condanna (4).

Articolo 639 - Codice Penale

(1) Chiunque, fuori dei casi preveduti dall’art. 635, deturpa o imbratta cose mobili [o immobili] (2) altrui è punito, a querela della persona offesa (120; 336 c.p.p.), con la multa fino a € 103 (635, 649, 664, 674).
Se il fatto è commesso su beni immobili o su mezzi di trasporto pubblici o privati, si applica la pena della reclusione da uno a sei mesi o della multa da 300 a 1.000 euro. Se il fatto è commesso su cose di interesse storico o artistico, si applica la pena della reclusione da tre mesi a un anno e della multa da 1.000 a 3.000 euro.
Nei casi di recidiva per le ipotesi di cui al secondo comma si applica la pena della reclusione da tre mesi a due anni e della multa fino a 10.000 euro (3).
Nei casi previsti dal secondo comma si procede d’ufficio (3).
Con la sentenza di condanna per i reati di cui al secondo e terzo comma il giudice, ai fini di cui all’articolo 165, primo comma, può disporre l’obbligo di ripristino e di ripulitura dei luoghi ovvero, qualora ciò non sia possibile, l’obbligo di sostenerne le spese o di rimborsare quelle a tal fine sostenute, ovvero, se il condannato non si oppone, la prestazione di attività non retribuita a favore della collettività per un tempo determinato comunque non superiore alla durata della pena sospesa, secondo le modalità indicate nella sentenza di condanna (4).

Note

(1) A norma dell’art. 3, comma 4, della L. 15 luglio 2009, n. 94, chiunque vende bombolette spray contenenti vernici non biodegradabili ai minori di diciotto anni è punito con la sanzione amministrativa fino a 1.000 euro.
(2) Le parole: «o immobili» sono state soppresse dall’art. 3, comma 3, lett. a), della L. 15 luglio 2009, n. 94.
(3) Questo comma è stato aggiunto dall’art. 3, comma 3, lett. c), della L. 15 luglio 2009, n. 94.
(4) Questo comma è stato aggiunto dall’art. 16 del D.L. 20 febbraio 2017, n. 14, convertito, con modificazioni, dalla L. 18 aprile 2017, n. 48.

Tabella procedurale

Arresto: non consentito.
Fermo di indiziato di delitto: non consentito.
Misure cautelari personali: non consentite.
Autorità giudiziaria competente: Giudice di pace (4, lett. a), D.L.vo n. 274/2000); Tribunale monocratico per le aggravanti (4, D.L.vo n. 274/2000).
Procedibilità: primo comma, a querela di parte; secondo comma, d’ufficio. 336 c.p.p.; 50 c.p.p.

Massime

Le ipotesi di cui all’art. 639 comma secondo cod. pen. costituiscono circostanze aggravanti del delitto di cui al comma primo del medesimo articolo in quanto a quest’ultimo comma rinviano per la descrizione della condotta limitandosi a integrarla e puntualizzarla attraverso la previsione di un oggetto materiale specifico (immobile mezzi di trasporto pubblici o privati o bene di interesse storico o artistico) che nell’ipotesi base è invece un qualsiasi bene mobile caratterizzato dalla sola altruità. Cass. pen. sez. II 10 settembre 2019 n. 37482

Risponde del delitto di cui all’art. 639 comma secondo cod. pen. chi dopo aver rovistato tra i rifiuti per asportarne parte di suo interesse abbia abbandonato il resto sulla pubblica via imbrattando conseguentemente il suolo pubblico. Cass. pen. sez. II 22 giugno 2018 n. 29018

Costituisce condotta di “imbrattamento” penalmente sanzionabile ai sensi dell’art. 639 c.p. anche quella che sia consistita nello sputare ripetutamente sulla vetrina di un esercizio commerciale. Cass. pen. sez. II 6 febbraio 2013 n. 5828

Il delitto di invasione di terreni demaniali di cui agli artt. 633 e 639 c.p. ha natura permanente atteso che l’offesa al patrimonio demaniale perdura sino a che continua l’invasione arbitraria del terreno al fine di occuparlo o di trarne profitto. Cass. pen. sez. III 22 gennaio 2004 n. 2026

Il reato di danneggiamento di cui all’art. 635 c.p. si distingue sotto il profilo del «deterioramento» da quello di deturpamento o imbrattamento previsto dall’art. 639 c.p. perché mentre il primo produce una modificazione della cosa altrui che ne diminuisce in modo apprezzabile il valore o ne impedisce anche parzialmente l’uso così dando luogo alla necessità di un intervento ripristinatorio dell’essenza e della funzionalità della cosa stessa il secondo produce solo un’alterazione temporanea e superficiale della res il cui aspetto originario quindi quale che sia la spesa da affrontare è comunque facilmente reintegrabile. (In applicazione di tale principio la Corte ha ritenuto che fosse qualificabile come danneggiamento lo sfregio mediante uso di una chiave della carrozzeria di un’autovettura siccome costituente non una semplice alterazione estetica facilmente rimuovibile con una ripulitura ma una lesione non temporanea o superficiale dell’integrità del veicolo in quanto indonea a diminuire immediatamente la protezione del medesimo dai fenomeni atmosferici e di ossidazione). Cass. pen. sez. II 7 giugno 2002 n. 22370

La condotta consistente nell’imbrattare o deturpare i muri di una abitazione con scritte a vernice è inquadrabile nella fattispecie criminosa prevista dall’art. 639 c.p. e non in quella di cui all’art. 635 c.p. (Danneggiamento) mancando un’immanenza almeno relativa degli effetti dannosi sul bene deteriorato sempre che possa comunque ripristinarsi senza particolari difficoltà l’aspetto e il valore originario del bene medesimo. (Nella fattispecie la Corte pur riconoscendo che la ripulitura dei muri dalle scritte aveva richiesto una ritinteggiatura completa ha ritenuto tuttavia l’alterazione del bene solo temporanea e superficiale per quanto costoso sia risultato l’intervento di restauro). Cass. pen. sez. VI 16 novembre 2000 n. 11756

Non è configurabile il delitto di danneggiamento di edificio militare né quello di distruzione o deterioramento di cose mobili militari ma il delitto di deturpamento e imbrattamento di cose altrui (art. 639 c.p.) nell’ipotesi in cui il bene sia stato insudiciato sporcato o insozzato sotto l’aspetto dell’estetica o della nettezza senza che lo stesso nulla abbia perduto della sua integrità o funzionalità tanto che un semplice intervento superficiale sia idoneo a ripristinarlo nel suo aspetto e nel suo valore. (Nella specie scritte e disegni con vernice). Cass. pen. sez. I 17 luglio 1989 n. 10428

L’ipotesi criminosa prevista dall’art. 639 codice penale che costituisce una forma lievissima di quella prevista dall’art. 635 stesso codice tende alla tutela della proprietà e più precisamente ad evitare una menomazione della situazione patrimoniale del soggetto passivo attraverso il deturpamento o l’imbrattamento di una cosa che gli appartiene; invece col disposto dell’art. 663 c.p. si è inteso punire la violazione di una specifica limitazione che il legislatore ha posto all’attività privata a tutela dell’attività di polizia della pubblica autorità. Pertanto nel caso che sui muri esterni di un edificio siano vergate delle scritte con vernice sussiste concorso formale dei due predetti reati. Cass. pen. sez. I 14 gennaio 1972 n. 20

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