(R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398)

Danneggiamento di informazioni, dati e programmi informatici

Articolo 635 bis - Codice Penale

(1) Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque distrugge, deteriora, cancella, altera o sopprime informazioni, dati o programmi informatici altrui è punito, a querela della persona offesa, con la reclusione da sei mesi a tre anni.
Se il fatto è commesso con violenza alla persona o con minaccia ovvero con abuso della qualità di operatore del sistema, la pena è della reclusione da uno a quattro anni (2).

Articolo 635 bis - Codice Penale

(1) Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque distrugge, deteriora, cancella, altera o sopprime informazioni, dati o programmi informatici altrui è punito, a querela della persona offesa, con la reclusione da sei mesi a tre anni.
Se il fatto è commesso con violenza alla persona o con minaccia ovvero con abuso della qualità di operatore del sistema, la pena è della reclusione da uno a quattro anni (2).

Note

(1) Questo articolo, aggiunto dall’art. 9 della L. 23 dicembre 1993, n. 547, è stato così sostituito dall’art. 5, comma 1, della L. 18 marzo 2008, n. 48.
(2) Questo comma è stato così sostituito dall’art. 2, comma 1, lett. m), del D.L.vo 15 gennaio 2016, n. 7.

Tabella procedurale

Arresto: primo comma, non consentito; secondo comma, facoltativo in flagranza. (381 c.p.p.)
Fermo di indiziato di delitto: non consentito.
Misure cautelari personali: primo comma, non consentite; secondo comma, consentite. (280287 c.p.p.)
Autorità giudiziaria competente: Tribunale monocratico. (33 ter c.p.p.)
Procedibilità: a querela della persona offesa. (336 c.p.p.)

Massime

Il reato di danneggiamento di dati informatici previsto dall’art. 635 bis c.p. deve ritenersi integrato anche quando la manomissione ed alterazione dello stato di un computer sono rimediabili soltanto attraverso un intervento recuperatorio postumo comunque non reintegrativo dell’originaria configurazione dell’ambiente di lavoro. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto la sussistenza del reato in un caso in cui era stato cancellato mediante l’apposito comando e dunque senza determinare la definitiva rimozione dei dati un rilevante numero di le poi recuperati grazie all’intervento di un tecnico informatico specializzato). Cass. pen. sez. V 5 marzo 2012 n. 8555 

Antecedentemente all’entrata in vigore della L. 23 dicembre 1993 n. 547 (in tema di criminalità informatica) che ha introdotto in materia una speciale ipotesi criminosa la condotta consistente nella cancellazione di dati dalla memoria di un computer in modo tale da renderne necessaria la creazione di nuovi configurava un’ipotesi di danneggiamento ai sensi dell’art. 635 c.p. in quanto mediante la distruzione di un bene immateriale produceva l’effetto di rendere inservibile l’elaboratore. (Nell’affermare detto principio la Corte ha precisato che tra il delitto di cui all’art. 635 c.p. e l’analoga speciale fattispecie criminosa prevista dall’art. 9 L. n. 547/93 – che ha introdotto l’art. 635 bis c.p. sul danneggiamento di sistemi informatici e telematici – esiste un rapporto di successione di leggi nel tempo disciplinato dall’art. 2 c.p.). Cass. pen. Sezioni Unite 13 febbraio 1997 n. 1282

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