Art. 629 – Codice Penale

(R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398)

Estorsione

Articolo 629 - Codice Penale

(1) Chiunque, mediante violenza (581) o minaccia, costringendo taluno a fare o ad omettere qualche cosa, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno, è punito con la reclusione da cinque a dieci anni e con la multa da euro 1.000 a euro 4.000 (401).
La pena è della reclusione da sette a venti anni (2) e della multa da euro 5.000 a euro 15.000, se concorre taluna delle circostanze indicate nell’ultimo capoverso dell’articolo precedente (317, 401, 640; 1137 c.n.).

Articolo 629 - Codice Penale

(1) Chiunque, mediante violenza (581) o minaccia, costringendo taluno a fare o ad omettere qualche cosa, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno, è punito con la reclusione da cinque a dieci anni e con la multa da euro 1.000 a euro 4.000 (401).
La pena è della reclusione da sette a venti anni (2) e della multa da euro 5.000 a euro 15.000, se concorre taluna delle circostanze indicate nell’ultimo capoverso dell’articolo precedente (317, 401, 640; 1137 c.n.).

Note

(1) L’art. 71 del D.L.vo 6 settembre 2011, n. 159, recante codice delle leggi antimafia, prevede che le pene stabilite per i delitti di cui a questo articolo, sono aumentate da un terzo alla metà se il fatto è commesso da persona sottoposta con provvedimento definitivo ad una misura di prevenzione personale durante il periodo previsto di applicazione e sino a tre anni dal momento in cui ne è cessata l’esecuzione. In ogni caso si procede d’ufficio e quando i delitti di cui al comma 1 del predetto art. 71, per i quali è consentito l’arresto in flagranza, sono commessi da persone sottoposte alla misura di prevenzione, la polizia giudiziaria può procedere all’arresto anche fuori dei casi di flagranza. Alla pena è aggiunta una misura di sicurezza detentiva.
(2) Le parole: «da sei a venti anni» sono state così sostituite dalle attuali: «da sette a venti anni» dall’art. 1, comma 9, della L. 23 giugno 2017, n. 103, a decorrere dal 3 agosto 2017.

Tabella procedurale

Arresto: obbligatorio in flagranza. 380 c.p.p.
Fermo di indiziato di delitto: consentito. 384 c.p.p.
Misure cautelari personali: consentite. 280287 c.p.p.
Autorità giudiziaria competente: primo comma, Tribunale monocratico; secondo comma, Tribunale collegiale. 33 ter c.p.p.; 33 bis c.p.p.
Procedibilità: d’ufficio. 50 c.p.p.

Massime

In tema di estorsione non integra il reato la condotta del datore di lavoro che al momento dell’assunzione prospetti agli aspiranti dipendenti l’alternativa tra la rinunzia a parte della retribuzione e la perdita dell’opportunità di lavoro in quanto pur sussistendo un ingiusto profitto per il primo costituito dal conseguimento di prestazioni d’opera sottopagate non v’è prova che l’ottenimento di un impiego rechi un danno ai lavoratori rispetto alla preesistente situazione di disoccupazione. (In motivazione la Corte ha precisato che deve invece ritenersi sussistente il reato nel caso in cui il datore di lavoro nella fase esecutiva del contratto corrisponda ai lavoratori sotto minaccia della perdita del posto di lavoro uno stipendio ridotto rispetto a quanto risultante in busta paga essendo in tal caso evidente il danno recato ai predetti). Cass. pen. sez. II 17 maggio 2019 n. 21789

La condotta di violenza la quale cumulativamente od alternativamente con quella di minaccia costituisce il nucleo essenziale del delitto di estorsione è in esso interamente assorbita quando non provoca alcuna lesione personale (come nel caso in cui l’agente si limiti ad immobilizzare la vittima o a percuoterla ovvero esplichi solo la violenza c.d. reale); in caso contrario devono trovare applicazione le norme sul concorso di reati. (Fattispecie di tentata estorsione nella quale la Corte ha ritenuto dovessero essere assorbiti i reati di percosse ascritti all’imputato). Cass. pen. sez. II 23 aprile 2019 n. 17427

Integra il reato di estorsione l’ottenimento della rinuncia a far valere il credito conseguente all’adempimento di una prestazione contrattuale mediante l’implicita intimidazione esercitata dal debitore che pur senza compiere atti di violenza o minaccia abbia già esibito al momento della costituzione del rapporto la propria appartenenza ad un’associazione mafiosa. Cass. pen. sez. VI 24 settembre 2018 n. 40899

In tema di estorsione una pretesa contrattuale è contra ius ed integra il reato solo quando l’agente pur avvalendosi di mezzi giuridici legittimi li utilizzi per conseguire vantaggi estranei al rapporto giuridico controverso perché non dovuti nell’an o nel quantum o perché finalizzati a scopi diversi o non consentiti rispetto a quelli per cui il diritto è riconosciuto o tutelato e quindi per realizzare un profitto ingiusto. (Fattispecie nella quale è stata esclusa la ricorrenza del reato di estorsione poiché nella fisiologica dinamica contrattuale entrambe le parti avevano invocato a proprio favore determinate clausole contrattuali mirando a conseguire un vantaggio derivante proprio dall’esecuzione del contratto). Cass. pen. sez. II 20 luglio 2018 n. 34242

Il delitto di estorsione è configurabile quando la condotta minacciosa o violenta anche se finalisticamente orientata al soddisfacimento di un preteso diritto si estrinsechi nella costrizione della vittima attraverso l’annullamento della sua capacità volitiva; è invece configurabile il delitto di esercizio arbitrario delle proprie ragioni quando un diritto giudizialmente azionabile venga soddisfatto attraverso attività violente o minatorie che non abbiano un epilogo costrittivo ma più blandamente persuasivo. Cass. pen. sez. II 31 luglio 2018 n. 36928

Si configura il delitto di estorsione nella forma consumata e non tentata anche nel caso in cui a seguito della condotta costruttiva la persona offesa rilasci un assegno privo di provvista ovvero emesso per un conto corrente estinto atteso che con la consegna si realizzano sia l’ingiusto profitto per il prenditore consistente nel trasferimento del diritto di ottenere il pagamento della somma rappresentata nel documento sia il simmetrico danno per l’emittente consistente nel divenire parte di un rapporto obbligatorio a contenuto patrimoniale in forza del quale per effetto dell’incorporazione del credito nel titolo l’adempimento è dovuto dietro semplice presentazione dello stesso all’incasso. Cass. pen. sez. I 28 settembre 2017 n. 44853

Integra il delitto di estorsione la condotta del datore di lavoro che approfittando della situazione del mercato del lavoro a lui favorevole per la prevalenza dell’offerta sulla domanda costringe i lavoratori con la minaccia larvata di licenziamento ad accettare la corresponsione di trattamenti retributivi deteriori e non adeguati alle prestazioni effettuate in particolare consentendo a sottoscrivere buste paga attestanti il pagamento di somme maggiori rispetto a quelle effettivamente versate. Cass. pen. sez. II 8 marzo 2017 n. 11107

Ai fini dell’integrazione del concorso di persone nel reato di estorsione è sufficiente la coscienza e volontà di contribuire con il proprio comportamento al raggiungimento dello scopo perseguito da colui che esercita la pretesa illecita; ne consegue che anche l’intermediario nelle trattative per la determinazione della somma estorta risponde del reato di concorso in estorsione salvo che il suo intervento abbia avuto la sola finalità di perseguire l’interesse della vittima e sia stato dettato da motivi di solidarietà umana. (In applicazione del principio la Corte ha ritenuto corretta la qualificazione alla stregua di concorso in estorsione della condotta dell’imputato il quale su sollecitazione della vittima di un furto aveva prontamente individuato gli autori del fatto mettendoli in contatto con la stessa ed aveva poi provveduto alla fissazione e comunicazione a quest’ultima del prezzo del riscatto nonché alla predisposizione di studiate modalità di rinvenimento del bene in modo che apparisse casuale). Cass. pen. sez. II 13 febbraio 2017 n. 6824

Integra la condotta del delitto di estorsione la richiesta rivolta da uno dei partecipanti ad un’asta giudiziaria ad un altro concorrente di una somma di denaro come compenso per l’astensione dalla partecipazione in quanto la prospettazione dell’esercizio del diritto di prendere parte alla gara siccome finalizzato al conseguimento di un ingiusto profitto assume connotazioni minacciose. Cass. pen. sez. II 2 febbraio 2017 n. 4936

Per estorsione “ambientale” si intende quella particolare forma di estorsione che viene perpetrata da soggetti notoriamente inseriti in pericolosi gruppi criminali che spadroneggiano in un determinato territorio e che è immediatamente percepita dagli abitanti di quella zona come concreta e di certa attuazione stante la forza criminale dell’associazione di appartenenza del soggetto agente quand’anche attuata con linguaggio e gesti criptici a condizione che questi siano idonei ad incutere timore e a coartare la volontà della vittima. Cass. pen. sez. II 23 dicembre 2014 n. 53652

Nell’estorsione patrimoniale che si realizza quando al soggetto passivo sia imposto di porsi in rapporto negoziale di natura patrimoniale con l’agente o con altri soggetti l’elemento dell’ingiusto profitto con altrui danno è implicito nel fatto stesso che il contraente-vittima sia costretto al rapporto in violazione della propria autonomia negoziale impedendogli di perseguire i propri interessi economici nel modo e nelle forme ritenute più confacenti ed opportune. (In applicazione del principio la Corte ha annullato con rinvio la sentenza impugnata che aveva qualificato come minaccia aggravata invece che come tentata estorsione la richiesta di assunzione di un dipendente attuata con modalità violente e minacciose di tipo mafioso). Cass. pen. sez. VI 4 dicembre 2013 n. 48461

Colui che assume la veste di intermediario fra gli estorsori e la vittima anche se per incarico di quest’ultima non risponde di concorso nel reato di estorsione solo se agisce nell’esclusivo interesse della stessa vittima e per motivi di solidarietà umana. Cass. pen. sez. II 18 gennaio 2013 n. 2833

Integra i gravi indizi di colpevolezza del reato di estorsione la condotta di colui che contatti un imprenditore procurandogli un incontro con un latitante di mafia nel corso del quale lo convinca a versare una tangente contenendo detto contatto già una intrinseca carica di coazione minacciosa che non necessita di ulteriori esternazioni di minaccia o violenza. Cass. pen. sez. I 10 gennaio 2013 n. 1228

Configura il reato di estorsione la condotta dei monopolisti di fatto del servizio esternalizzato di raccolta dei rifiuti solidi urbani che esercitino pressioni sulle cooperative che illegittimamente anche se nella tolleranza dell’ente appaltante forniscono lavoro interinale allo scopo di farsi consegnare somme non dovute per far assumere personale minacciando di interrompere il predetto rapporto a nulla rilevando che esso poteva sciogliersi in qualsiasi momento perché non “di diritto”. Cass. pen. sez. II 9 dicembre 2011 n. 45930

Integrano il delitto di estorsione le violenze o minacce esercitate per ottenere il pagamento di una fornitura di sostanze stupefacenti già eseguita. Cass. pen. sez. II 7 novembre 2011 n. 40051

Il delitto di estorsione si consuma esclusivamente nel momento in cui la persona offesa provvede a fare od omettere quanto richiesto dall’estortore non essendo sufficiente a tal fine la semplice promessa di aderire alla richiesta estorsiva. Cass. pen. sez. II 15 dicembre 2010 n. 44049

Integra il reato di estorsione non già l’esercizio di una generica pressione alla persuasione o la formulazione di proposte esose o ingiustificate ma il ricorso a modalità tali da forzare la controparte a scelte in qualche modo obbligate facendo sì che non le venga lasciata alcuna ragionevole alternativa tra il soggiacere alle altrui pretese o il subire altrimenti un pregiudizio diretto e immediato. Cass. pen. sez. II 9 novembre 2010 n. 39336

Il reato di estorsione qualora l’elemento dell’ingiusto profitto sia costituito dalla ricezione di effetti cambiari si consuma con il conseguimento del possesso di detti titoli ad opera dell’autore del fatto non rilevando l’eventualità successiva del mancato pagamento. Cass. pen. sez. II 25 giugno 2010 n. 24353

In tema di estorsione si configura l’elemento dell’ingiusto profitto con altrui danno nel caso in cui il soggetto passivo sia costretto ad effettuare operazioni di “cambio” (monetizzazione) di assegni perché è implicito nel fatto stesso che il contraente-vittima sia costretto al rapporto economico in violazione della propria autonomia negoziale e privato pertanto del diritto di perseguire i propri interessi economici nel modo e nelle forme ritenute più confacenti ed opportune. Cass. pen. sez. I 18 maggio 2010 n. 18722

Concorre nel delitto di estorsione l’intermediario che agisca per la restituzione della refurtiva mettendosi in contatto con gli autori del furto e determinandoli in virtù del proprio carisma mafioso a fissare il prezzo del riscatto in modo da ricordare loro le regole vigenti in quel determinato territorio. Cass. pen. sez. I 26 febbraio 2010 n. 7921

Integra il requisito dell’ingiusto profitto costitutivo del reato di estorsione la percezione dietro cauzione di somme di denaro a titolo di provvigione per attività di mediazione immobiliare da parte di un soggetto non iscritto nell’apposito albo professionale. Cass. pen. sez. II 15 gennaio 2010 n. 1888

Integra il reato di estorsione la condotta di costrizione al pagamento di una somma di denaro (nella specie titoli di credito) come corrispettivo di prestazioni sessuali con la minaccia di rivelazione ai familiari della vittima dei vizi e delle debolezze sessuali della stessa posto che il profitto della condotta è da ritenersi ingiusto perché l’adempimento di un accordo illecito quale è quello avente ad oggetto prestazioni sessuali a pagamento non è tutelato dall’ordinamento che prevede esclusivamente l’irripetibilità di quanto volontariamente corrisposto. Cass. pen. sez. II 20 novembre 2009 n. 44712

È integrato il delitto di estorsione qualora il venditore di immobili in regime di edilizia convenzionata richieda somme ulteriori non previste dalla convenzione minacciando di non eseguire il contratto già concluso o di non portare a conclusione le trattative in corso. (Affermando il principio la Corte ha accolto il ricorso del P.M. contro il provvedimento del Tribunale della libertà che aveva ritenuto non configurabile il delitto di estorsione atteso che trattandosi di edilizia convenzionata e non popolare non sussisteva per il costruttore un obbligo a contrarre ) Cass. pen. sez. II 16 maggio 2008 n. 19711

Non risponde di estorsione colui che per incarico della vittima di un furto e nell’esclusivo interesse di quest’ultima si metta in contatto con gli autori del reato per ottenere la restituzione della cosa sottratta mediante esborso di denaro senza conseguire alcuna parte del prezzo. Cass. pen. sez. VI 14 gennaio 2008 n. 1705

Integra la condotta del delitto di estorsione la pretesa di una somma di denaro rivolta ad uno dei partecipanti ad un’asta giudiziaria da parte di altro concorrente come compenso per l’astensione dalla partecipazione perché la prospettazione dell’esercizio di un diritto nel caso di specie del diritto di prendere parte alla gara siccome finalizzato al conseguimento di un ingiusto profitto assume connotazioni minacciose. Cass. pen. sez. II 9 gennaio 2008 n. 774

Nel reato di estorsione l’oggetto della tutela giuridica è costituito dal duplice interesse pubblico della inviolabilità del patrimonio e della libertà personale: pertanto è del tutto irrilevante che il patrimonio della vittima sia composto anche da proventi di attività vietate. Cass. pen. sez. III 12 luglio 2007 n. 27257

Il concorso nel reato di estorsione sussiste anche quando il contributo causale del correo sia limitato alla fase finale della riscossione dei proventi in quanto nella fattispecie plurisoggettiva l’attività antigiuridica di ciascuno ponendosi inscindibilmente con quella di altri correi confluisce in un’azione delittuosa che va considerata unica e produce l’effetto di far ritenere giuridicamente attribuibile a ciascuno dei concorrenti il risultato finale dell’evento cagionato. Cass. pen. sez. I 15 dicembre 2006 n. 41177

In tema di delitto di estorsione l’elemento dell’ingiusto profitto si individua in qualsiasi vantaggio non solo di tipo economico che l’autore intenda conseguire e che non si collega ad un diritto o è perseguito con uno strumento antigiuridico o ancora con uno strumento legale ma avente uno scopo tipico diverso. (Fattispecie in cui la S.C. ha annullato la decisione di merito che aveva ritenuto la non ingiustizia del profitto perchè le violenze e le minacce erano state esercitate in danno della persona offesa amministratore di una società di capitali per l’adempimento di un’obbligazione assunta dalla società). Cass. pen. sez. II 4 settembre 2006 n. 29563

In tema di estorsione è configurabile l’ingiustizia del profitto con riferimento al prestito concesso dal gestore di una bisca clandestina ai giocatori per incoraggiarne la frequentazione trattandosi di contratto di mutuo funzionalmente collegato a quello di gioco il cui adempimento non è tutelato dall’ordinamento. (Nella specie l’agente concedeva in via preventiva ai frequentatori dei prestiti facendosi consegnare in garanzia assegni bancari e titoli cambiari ed otteneva la restituzione del credito minacciando i debitori per lo più professionisti ed imprenditori di mettere all’incasso i titoli). Cass. pen. sez. VI 7 ottobre 2005 n. 36526 

Integra il delitto di estorsione la condotta degli operai di un’impresa di manutenzione i quali dopo avere svolto un intervento di modesto rilievo presso l’abitazione di una cliente chiedano un compenso palesemente esorbitante anche per lavori non eseguiti e si trattengano nell’appartamento fino ad ora tarda con l’intento dichiarato di non allontanarsene no al pagamento dell’intera somma richiesta conseguita in forza di tale comportamento mediante il rilascio di assegni da parte della vittima. (Nell’occasione la Corte ha precisato che nel reato concorre anche l’imprenditore che abbia impartito agli operai direttive per esercitare sul cliente le forme di coazione sopra indicate al ne di realizzare la pretesa estorsiva in quanto fornisce un contributo causale alla commissione del fatto) Cass. pen. sez. VI 8 aprile 2004 n. 16737

La condotta di violenza la quale cumulativamente od alternativamente con quella di minaccia costituisce il nucleo essenziale del delitto di estorsione è in esso interamente assorbita quando non provoca alcuna lesione personale (come nel caso in cui l’agente si limiti ad immobilizzare la vittima o a percuoterla ovvero esplichi solo la violenza c.d. reale); in caso contrario devono trovare applicazione le norme sul concorso di reati. Cass. pen. sez. II 26 novembre 2003 n. 45738

Sussiste l’ingiustizia del profitto e quindi il delitto di estorsione anche se la violenza o la minaccia viene usata dall’agente per ottenere l’adempimento di un’obbligazione naturale per la quale non è data azione davanti al giudice. (Fattispecie in tema di credito di gioco d’azzardo in relazione alla quale la S.C. ha escluso la configurabilità del delitto di esercizio arbitrario delle proprie ragioni perchè la pretesa indipendentemente dalla sua fondatezza non è tutelata dall’ordinamento). Cass. pen. sez. II 30 ottobre 2003 n. 41453

Nell’estorsione c.d. contrattuale o negoziale (nella quale il soggetto passivo viene costretto ad assumere un rapporto negoziale di tipo patrimoniale con lo stesso agente o con terzi) l’elemento dell’ingiusto profitto con altrui danno è in re ipsa e risiede proprio nella assunzione coatta dell’obbligazione da parte della vittima in quanto tale costringimento incide sul diritto del soggetto passivo di disporre e godere liberamente del proprio patrimonio. (Fattispecie relativa ad un caso in cui l’imputato aveva con minacce costretto il gestore di un ristorante a tenere in noleggio nel proprio esercizio alcuni videogiochi in sostituzione di quelli forniti da altra ditta ed a versare il 50% degli incassi derivanti da tali apparecchiature). Cass. pen. sez. VI 14 marzo 2001 n. 10463

Per la configurabilità del reato di estorsione non basta l’esercizio di una generica pressione alla persuasione o la formulazione di proposte esose o ingiustificate ma occorre che l’agente si avvalga di modalità coercitive tali da forzare la controparte a scelte in qualche modo obbligate non essendole lasciata alcuna ragionevole alternativa fra il soggiacere alle altrui pretese o il subire altrimenti un pregiudizio diretto e immediato. (Nella specie in applicazione di tali principi la S.C. ha escluso che potesse qualificarsi come tentativo di estorsione la condotta del conduttore di un immobile il quale a fronte di una richiesta di anticipata risoluzione del contratto di locazione da parte del proprietario subordinava il proprio consenso al versamento di una somma a titolo di «buona uscita». Cass. pen. sez. II 14 dicembre 2000 n. 13043

La condotta consistente nella privazione della libertà di una persona finalizzata a conseguire un ingiusto profitto come prezzo della liberazione integra il delitto previsto dall’art. 630 c.p. solo allorché manchi un preesistente rapporto quantunque illecito con la vittima del reato che abbia dato causa a quella privazione mentre quando quel rapporto sussista e ad esso siano collegabili il sequestro e il conseguimento del profitto ricorre un’ipotesi di concorso tra il reato previsto dall’art. 605 c.p. e quello di estorsione. (Nella specie in riferimento a un’associazione criminale dedita a favorire l’immigrazione clandestina nel nostro Paese la S.C. ha ritenuto corretto l’operato del giudice di merito che aveva qualificato come sequestro di persona ex art. 630 c.p. la privazione della libertà di un immigrato finalizzata al recupero della perdita economica sofferta dall’associazione a causa della fuga di altri suoi compagni mentre aveva ritenuto la sussistenza del concorso tra sequestro di persona ex art. 605 c.p. ed estorsione la privazione della libertà di immigrati mirante ad ottenere da questi il prezzo dell’illecito loro ingresso nel territorio dello Stato. Cass. pen. sez. II 30 novembre 2000 n. 12394

Integra il delitto di estorsione il fatto del ladro che chiede ed ottiene dal derubato il pagamento di una somma di denaro come corrispettivo della restituzione della refurtiva a nulla rilevando che il pagamento sia successivo alla restituzione; e ciò in quanto la vittima subisce gli effetti della minaccia originaria che fine contiene una implicita e cioè quella della rappresaglia in mancanza di adempimento dell’obbligazione contratta in adesione alla richiesta di danaro rivoltale dal ladro. Cass. pen. sez. II 29 novembre 2000 n. 12326

Risponde di tentata estorsione e non di esercizio arbitrario delle proprie ragioni colui che anziché denunziare all’autorità il presunto autore di un furto richieda a quest’ultimo con violenza o minacce la restituzione delle cose rubate. (In motivazione la Corte ha precisato che per aversi esercizio delle proprie ragioni è necessario che il soggetto agisca per esercitare un preteso diritto soggettivo e non una potestà pubblica). Cass. pen. sez. II 23 maggio 2018 n. 23084

Ricorre la circostanza di cui all’art. 7 della legge 13 maggio 1991 n. 203 nel delitto di estorsione se si riscontra che la condotta minacciosa oltre ad essere obiettivamente idonea a coartare la volontà del soggetto passivo sia espressione di capacità persuasiva in ragione del vincolo dell’associazione mafiosa e sia pertanto idonea a determinare una condizione d’assoggettamento e d’omertà. (Fattispecie nella quale l’ostentazione di sicurezza d’impunità degli imputati induceva la persona offesa a non rivolgersi alle forze dell’ordine quanto all’estorsione subita). Cass. pen. sez. II 25 luglio 2018 n. 35428

Il creditore che costringa con minaccia il proprio debitore a vendere l’immobile in cui abita per soddisfarsi del proprio credito sul ricavato della vendita commette il reato di estorsione e non di esercizio arbitrario delle proprie ragioni in quanto non avrebbe potuto ricorre al giudice al fine di ottenere direttamente la vendita coattiva del bene del debitore insolvente. Cass. pen. sez. II 27 marzo 2018 n. 14160  

Integra il delitto di estorsione e non quello di esercizio arbitrario delle proprie ragioni la condotta minacciosa che si estrinsechi in forme di tale forza intimidatoria da andare al di là di ogni ragionevole intento di far valere un preteso diritto con la conseguenza che la coartazione dell’altrui volontà assume di per sé i caratteri dell’ingiustizia trasformandosi in una condotta estorsiva. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto che assumesse le indicate caratteristiche l’avvenuto invio alla persona offesa di una lettera minatoria di un’arma e dei proiettili trattandosi di una metodologia tipica di azioni poste in essere da aderenti a consorterie di tipo mafioso). Cass. pen. sez. II 11 luglio 2017 n. 33712

Integra il delitto di estorsione e non quello di esercizio arbitrario delle proprie ragioni la condotta minacciosa che si estrinsechi in forme di tale forza intimidatoria da andare al di là di ogni ragionevole intento di far valere un preteso diritto con la conseguenza che la coartazione dell’altrui volontà assume di per se i caratteri dell’ingiustizia trasformandosi in una condotta estorsiva. Cass. pen. sez. II 30 novembre 2016 n. 51013

Ai fini della sussistenza del reato di estorsione la violenza o minaccia può essere rivolta a persona diversa dal soggetto danneggiato al quale si richiede l’atto di disposizione patrimoniale purchè sussista l’idoneità della condotta ad influire sulla volontà di quest’ultimo. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto immune da censure la sentenza impugnata che aveva ravvisato il delitto di tentata estorsione a carico di imputato il quale aveva posto in essere condotte minatorie nei confronti del capo operaio di un’impresa edile in condizione di influire sulle determinazioni del gestore della stessa al fine di farsi assumere). Cass. pen. sez. I 13 giugno 2014 n. 25382

É configurabile il reato di concussione quando la costrizione (ossia la minaccia) del pubblico ufficiale si concretizzi nel compimento di un atto o di un comportamento del proprio ufficio strumentalizzato per perseguire illegittimi fini personali; mentre sussiste il delitto di estorsione aggravata ai sensi dell’art. 61 n. 9 cod. pen. quando l’agente ponga in essere nei confronti di un privato minacce diverse da quelle consistenti nel compimento di un atto o di un comportamento del proprio ufficio sicché la qualifica di pubblico ufficiale si pone in un rapporto di pura occasionalità avente la funzione di rafforzare la condotta intimidatoria nei confronti del soggetto passivo. Cass. pen. sez. II 18 marzo 2014 n. 12736

In tema di estorsione la minaccia di adire le vie legali pur avendo un’esteriore apparenza di legalità può integrare l’elemento costitutivo del delitto di cui all’art 629 c.p. quando sia formulata non con l’intenzione di esercitare un diritto ma con lo scopo di coartare l’altrui volontà e conseguire risultati non conformi a giustizia. (Fattispecie nella quale gli imputati avevano evocato vicende “inconfessabili” che sarebbero emerse nel corso di un instaurando processo civile reclamando la corresponsione di un compenso non dovuto in cambio della mancata instaurazione di esso). Cass. pen. sez. II 5 settembre 2013 n. 36365

Costituisce intimidazione illegittima idonea come tale ad integrare il delitto di estorsione ex art. 629 c.p. anche una minaccia dalla parvenza esteriore di legalità allorquando sia fatta non già con l’intenzione di esercitare un diritto ma allo scopo di coartare l’altrui volontà e di ottenere risultati non consentiti attraverso prestazioni non dovute nell’”an” o nel “quantum” o “quando” pur correlandosi ad un diritto riconosciuto e tutelato dall’ordinamento se ne realizzi suo tramite un distorto ed abusivo esercizio per il conseguimento di scopi “contra ius” dovendosi valutare sia l’eccedenza del mezzo rispetto allo scopo perseguito che l’eccedenza del fine perseguito rispetto alla portata del diritto esercitato. (Nella specie la Corte ha escluso la configurabilità del reato nel caso di un imprenditore che in una situazione di crisi della propria impresa aveva manifestato la necessità di rinegoziare taluni contratti di appalto prospettando in via alternativa e in caso di mancata adesione ad un accordo l’utilizzo in sede giudiziaria di una scrittura privata precedente dalla cui lettura si sarebbe potuta inferire l’esistenza di intese societarie atte a coinvolgere i ricorrenti in una eventuale procedura fallimentare). Cass. pen. sez. II 17 aprile 2013 n. 17574

La minaccia elemento costitutivo del delitto di estorsione non è esclusa dal solo fatto che lo strumento utilizzato per la realizzazione di un profitto ingiusto sia la stipulazione con la persona offesa di un accordo che assicuri a questa una qualche utilità. (Fattispecie in cui l’assegnatario di un immobile espropriato aveva indotto il debitore ancora nel possesso dell’immobile alla conclusione di un accordo in forza del quale previa rinuncia all’immediata reintegra nel possesso l’assegnatario si assicurava il pagamento di una somma di denaro non dovuta a titolo di indennità di occupazione). Cass. pen. sez. II 10 marzo 2009 n. 10542

Integra il delitto di estorsione la condotta del datore di lavoro che approfittando della situazione del mercato di lavoro a lui favorevole per la prevalenza dell’offerta sulla domanda costringa i lavoratori con la minaccia larvata di licenziamento ad accettare la corresponsione di trattamenti retributivi deteriori e non adeguati alle prestazioni effettuate e più in generale condizioni di lavoro contrarie alle leggi ed ai contratti collettivi. Cass. pen. sez. II 5 ottobre 2007 n. 36642

In tema di delitto di estorsione la minaccia di interrompere un legame affettivo o l’affiliazione della vittima ad un gruppo amicale può assumere rilievo come strumento di coazione per l’ottenimento di un ingiusto profitto in ragione della particolare condizione di debolezza della vittima che la induca a collegare all’evento minacciato conseguenze deteriori del tutto esorbitanti dal dolore normalmente collegato all’abbandono o al tradimento e della consapevole strumentalizzazione di tale condizione di debolezza da parte dell’agente. (Fattispecie in cui ad una ragazza tredicenne erano state rivolte richieste di denaro con la minaccia tra l’altro ove le stesse non fossero state accolte di estrometterla dal gruppo di ragazzi più grandi in cui era stata ammessa). Cass. pen. sez. II 24 settembre 2007 n. 35484

Integra il delitto di estorsione il fatto di colui che costringe taluno con minacce dirette a lui e alla sua famiglia ad acquistare un quantitativo di stupefacente superiore a quello richiesto. Cass. pen. sez. VI 1 febbraio 2007 n. 4137

La minaccia costitutiva del delitto di estorsione oltre che essere palese esplicita determinata può essere manifestata in modi e forme differenti ovvero in maniera implicita larvata indiretta ed indeterminata essendo solo necessario che sia idonea ad incutere timore ed a coartare la volontà del soggetto passivo in relazione alle circostanze concrete alla personalità dell’agente alle condizioni soggettive della vittima e alle condizioni ambientali in cui questa opera. Cass. pen. sez. II 23 settembre 2004 n. 37526

In tema di estorsione anche la minaccia di esercitare un diritto – come l’esercizio di un’azione giudiziaria o esecutiva – può costituire illegittima intimidazione idonea ad integrare l’elemento materiale del reato quando tale minaccia sia finalizzata al conseguimento di un profitto ulteriore non giuridicamente tutelato. Cass. pen. sez. II 8 aprile 2003 n. 16618

È configurabile il delitto di estorsione previsto dall’art. 629 c.p. anche quando la minaccia di danno è rivolta ad un bene di cui la vittima non ha ancora la disponibilità essendo sufficiente che l’azione intimidatrice sia in grado di determinare quest’ultima alla prestazione richiesta con suo conseguente danno e con l’ingiusto profitto a favore dell’agente (nel caso di specie l’imputato avevano minacciato di far esplodere l’edificio che la vittima imprenditore edile avrebbe dovuto realizzare). Cass. pen. sez. II 27 giugno 2002 n. 24730

Concorre nel delitto di estorsione l’intermediario che agisca per la restituzione della refurtiva mettendosi in contatto con gli autori del furto e determinandoli in virtù del proprio carisma mafioso a fissare il prezzo del riscatto in modo da ricordare loro le regole vigenti in quel determinato territorio. Cass. pen. sez. I 26 febbraio 2010 n. 7921

In tema di concorso di persone nel reato non costituisce condotta di partecipazione – per difetto dell’elemento oggettivo e di quello soggettivo del reato – il comportamento di chi sulla diretta richiesta del destinatario di pretese estorsive interessato a trattare una dilazione dei pagamenti impostigli da una organizzazione criminale si limiti ad accompagnare presso la vittima un esponente di detta organizzazione ed assista in silenzio al conseguente colloquio. Cass. pen. sez. VI 7 febbraio 2003 n. 6250

Integra il delitto di tentata estorsione la condotta di chi richieda con modalità violente o minacciose ottenendo un rifiuto di effettuare un pagamento con assegno post datato in quanto l’elemento dell’ingiusto profitto con altrui danno consiste nel fatto stesso che il contraente-vittima sarebbe stato costretto alla consegna della merce dietro pagamento effettuato con un titolo illegale privo di efficacia esecutiva in violazione della propria libertà e autonomia negoziale. Cass. pen. sez. II 4 settembre 2018 n. 39722

In tema di estorsione la costrizione che deve seguire alla violenza o minaccia attiene all’evento del reato mentre l’ingiusto profitto con altrui danno si atteggia a ulteriore evento sicché si configura il solo tentativo nel caso in cui la violenza o la minaccia non raggiungano il risultato di costringere una persona al “facere” ingiunto. Cass. pen. sez. II 27 gennaio 2017 n. 3934

In tema di estorsione si ha consumazione e non mero tentativo allorché la cosa estorta venga consegnata dal soggetto passivo all’estorsore e cianche nelle ipotesi in cui sia predisposto l’intervento della polizia giudiziaria che provveda immediatamente all’arresto del reo ed alla restituzione del bene all’avente diritto. Cass. pen. sez. II 30 novembre 2016 n. 51013

In tema di estorsione le diverse condotte di violenza o minaccia poste in essere per procurarsi un ingiusto profitto senza riuscire a conseguirlo costituiscono autonomi tentativi di estorsione unificabili con il vincolo della continuazione quando singolarmente considerate in relazione alle circostanze del caso concreto e in particolare alle modalità di realizzazione e soprattutto all’elemento temporale appaiano dotate di una propria completa individualità; si ha invece un unico tentativo di estorsione pur in presenza di molteplici atti di minaccia allorché gli stessi siano sorretti da un’unica e continua determinazione che non registri sul piano della volontà interruzioni desistenze o quant’altro. Cass. pen. sez. II 18 febbraio 2014 n. 7555

In tema di estorsione va considerata integrata l’ipotesi tentata ed esclusa la desistenza quando la consegna della somma di denaro costituente oggetto di una richiesta effettuata con violenza o minaccia non abbia avuto luogo non per autonoma volontà dell’imputato bensì per la ferma resistenza opposta dalla vittima. Cass. pen. sez. II 7 ottobre 2013 n. 41167 

In caso di estorsione le diverse condotte di violenza o minaccia poste in essere per procurarsi un ingiusto profitto senza riuscire a conseguirlo costituiscono autonomi tentativi di estorsione unificabili con il vincolo della continuazione quando singolarmente considerate in relazione alle circostanze del caso concreto e in particolare alle modalità di realizzazione e soprattutto all’elemento temporale appaiano dotate di una propria completa individualità; si ha invece un unico tentativo di estorsione pur in presenza di molteplici atti di minaccia allorché gli stessi costituiscano singoli momenti di un’unica azione. Cass. pen. sez. II 7 ottobre 2013 n. 41167

In tema di tentativo di estorsione l’assenza di esplicite minacce comporta che l’idoneità della condotta rispetto all’ingiusto risultato debba essere apprezzata in riferimento alle modalità con cui è stata posta in essere avendo riguardo alla personalità sopraffattrice del soggetto agente alle circostanze ambientali all’ingiustizia del profitto alle particolari condizioni soggettive della vittima. (Fattispecie nella quale è stato riconosciuto il reato nella condotta di persone notoriamente aderenti ad associazione mafiosa che avevano insistito per ottenere un forte sconto sulla vendita di un immobile). Cass. pen. sez. II 18 gennaio 2013 n. 2833

In tema di estorsione il delitto deve considerarsi consumato e non solo tentato allorché la cosa estorta venga consegnata dal soggetto passivo all’estorsore e cianche nelle ipotesi in cui sia predisposto l’intervento della polizia giudiziaria che provveda immediatamente all’arresto del reo ed alla restituzione del bene all’avente diritto. Cass. pen. sez. II 14 gennaio 2013 n. 1619

In tema di tentata estorsione l’idoneità ed univocità degli atti vanno valutate con giudizio “ex ante” tenendo presenti la connotazione storica del fatto le sue effettive implicazioni in riferimento sia alla posizione dell’autore della condotta che a quella del suo interlocutore nonché il significato del linguaggio e del messaggio alla stregua delle abitudini locali. (Nella specie l’imputato tramite un proprio emissario aveva dapprima manifestato ad un imprenditore edile l’intenzione di parlargli e successivamente richiesto allo stesso di telefonare giacché diversamente vi sarebbe stato un incendio). Cass. pen. sez. VI 10 gennaio 2012 n. 197

Integra il delitto di tentata estorsione la condotta di colui che avendo lecitamente acquisito immagini fotografiche attinenti la vita privata di un soggetto la cui divulgazione può comportare una lesione del diritto all’identità personale offra al medesimo la possibilità di acquistarle e così evitarne diffusione mediatica. (In motivazione la Corte ha precisato che il diritto alla diffusione a fini giornalistici delle immagini non può essere invocato come esimente per alternative forme di sfruttamento commerciale delle medesime che non sono consentite dalle norme poste a tutela del trattamento dei dati personali). Cass. pen. sez. II 24 novembre 2011 n. 43317

È configurabile il delitto di tentata estorsione con l’aggravante del metodo mafioso nel caso in cui si costringa la persona offesa a stipulare un contratto per essa non vantaggioso quanto al prezzo e alle modalità con l’attivo intervento nella trattativa di un pregiudicato ben noto per la sua caratura criminale. Cass. pen. sez. I 12 febbraio 2010 n. 5783

È configurabile il delitto di tentata estorsione pur se le minacce siano rivolte al diretto interessato per il tramite di altra persona. (Nella specie il ricorrente qualificatosi come appartenente all’associazione mafiosa denominata Cosa Nostra si era rivolto al dipendente dell’impresa rappresentata dalla persona offesa chiedendo di conferire con quest’ultimo per parlare di “altre questioni”). Cass. pen. sez. VI 7 luglio 2009 n. 27860

Integra il delitto di tentata estorsione continuata la condotta che si risolva nella reiterazione di minacce rivolte a far desistere il destinatario dall’azione giudiziaria iniziata con la proposizione di una richiesta di sequestro conservativo perché nella nozione di danno elemento della fattispecie rientra anche la rinuncia coartata alla tutela preventiva del diritto di credito costituita dal sequestro preventivo. Cass. pen. sez. II 8 settembre 2008 n. 34900

In tema di delitto di estorsione il compimento dell’attività lecita a cui l’autore del fatto ha collegato la coazione della vittima per il conseguimento dell’ingiusto profitto non dà luogo ad una desistenza anche quando segua o addirittura determini l’impossibilità di ottenere l’ingiusto profitto essendo ricompresa nella condotta criminosa di cui costituisce la possibile finalizzazione. (La Corte ha altresì precisato che la desistenza implica l’abbandono della condotta criminosa che può essere riscontrato soltanto dalla cessazione o dalla revoca delle attività volte a finalizzare in modo illecito un comportamento in sè legittimo). Cass. pen. sez. II 18 aprile 2007 n. 15527

Ai sensi dell’art. 56 comma terzo c.p. per aversi desistenza volontaria dall’azione delittuosa occorre che la determinazione del soggetto agente sia stata libera e non coartata e cioè che la prevalenza dei motivi di desistenza su quelli di persistenza nella condotta criminosa si sia verificata al di fuori delle cause che abbiano impedito il proseguimento dell’azione o l’abbiano reso assolutamente vano. (Fattispecie in cui la Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito che avevano escluso la volontarietà di una desistenza caratterizzata dalla fuga dell’imputato da un negozio dopo un tentativo di estorsione a seguito dell’intervento della polizia). Cass. pen. sez. I 19 dicembre 2005 n. 46179

In tema di delitto di estorsione la costrizione che deve seguire alla violenza o minaccia attiene all’evento del reato mentre l’ingiusto profitto con altrui danno si atteggia a ulteriore evento sicché si ha solo tentativo nel caso in cui la violenza o la minaccia non raggiungono il risultato di costringere una persona al facere ingiunto. (La Corte ha così deciso che se il soggetto passivo consegna la somma di denaro per costringimento derivante dalla violenza o minaccia il fatto che si sia rivolto alla polizia giudiziaria per denunciare l’altrui condotta antigiuridica non elide l’evento del costringimento e quindi l’assenso alla collaborazione nelle indagini non elimina il nesso di causalità tra la condotta violenta o minacciosa e la costrizione alla condotta pretesa). Cass. pen. sez. II 5 dicembre 2005 n. 44319

In tema di estorsione integra la circostanza aggravante del c.d. metodo mafioso prevista dall’art. 7 D.L. n. 152 del 1991 conv. nella L. n. 203 del 1991 la condotta di chi usa implicita ma inequivoca minaccia per pretendere dalla persona offesa il pagamento di non meglio precisate somme di denaro a motivo dell’ubicazione dell’attività commerciale della medesima in un territorio sottoposto al controllo di una cosca criminale. (Fattispecie in cui la Corte ha censurato l’ordinanza del riesame di annullamento parziale del provvedimento applicativo di misura custodiale per estorsione limitatamente alle circostanze aggravanti di cui agli artt. 628 comma terzo numero 3 cod. pen. e 7 D.L. n. 152 del 1997 cit. per aver svalutato l’indicazione logistica contenuta nella frase: “Vedi che ti trovi in una zona dove devi pagare qualcosa” indirizzata dall’indagato alla persona offesa titolare di un esercizio sito in un quartiere dominato da una nota ‘ndrina). Cass. pen. sez. II 2 gennaio 2017 n. 32

Nel reato di estorsione la circostanza aggravante delle più persone riunite – integrata dalla simultanea presenza di non meno di due persone nel luogo ed al momento di realizzazione della violenza o della minaccia – non richiede quale connotato soggettivo la consapevolezza della partecipazione di altri concorrenti nel numero sufficiente ad integrare l’aggravante stessa poiché essa concernendo le modalità dell’azione ha natura oggettiva e conseguentemente si comunica a tutti coloro che concorrono nel reato. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto corretta la decisione impugnata laddove aveva applicato l’aggravante in questione ai concorrenti morali non presenti sul luogo e nel momento in cui era formulata la richiesta estorsiva). Cass. pen. sez. II 16 luglio 2014 n. 31199

In tema di estorsione la circostanza aggravante di cui all’art. 7 del D.L. n. 152 del 1991 convertito nella legge n. 203 del 1991 può concorrere con quella di cui all’art. 628 comma terzo n.3 cod. pen. richiamata dall’art. 629 comma secondo cod. pen. essendo le stesse ancorate a presupposti fattuali differenti: la prima infatti presuppone l’accertamento che la condotta di reato sia stata commessa con modalità di tipo mafioso pur non essendo necessario che l’agente appartenga al sodalizio criminale mentre la seconda si riferisce alla provenienza della violenza o minaccia da soggetto appartenente ad associazione mafiosa senza la necessità di accertare in concreto le modalità di esercizio di tali violenza o minaccia né che esse siano attuate utilizzando la forza intimidatrice derivante dall’appartenenza alla associazione mafiosa. Cass. pen. sez. V 22 gennaio 2014 n. 2907

Il rinvio operato dal secondo comma dell’art. 629 cod. pen. all’ultimo comma dell’art. 628 cod. pen. quanto alle circostanze aggravanti applicabili al delitto di estorsione deve qualificarsi di natura formale o dinamica e deve intendersi riferito dopo le modiche apportate dalla legge n. 94 del 15 luglio 2009 all’attuale terzo comma della disposizione normativa prevista per il delitto di rapina. (In motivazione la Corte ha precisato che le esigenze di mantenimento della coerenza del sistema repressivo alle quali è funzionale lo strumento del rinvio formale o dinamico impongono l’adeguamento della disposizione del comma secondo dell’art. 629 cod. pen. ed il riferimento all’attuale terzo comma dell’art. 628 cod. pen. norma alla quale “puntava” il testo precedente alla riforma del 2009). Cass. pen. sez. V 22 gennaio 2014 n. 2907

Nel reato di estorsione integra la circostanza aggravante dell’uso del metodo mafioso l’utilizzo di un messaggio intimidatorio anche “silente” cioè privo di richiesta qualora l’associazione abbia raggiunto una forza intimidatrice tale da rendere superfluo l’avvertimento mafioso sia pure implicito ovvero il ricorso a specifici comportamenti di violenza e minaccia. (Nella motivazione la sentenza fa riferimento a tre differenti forme di messaggio intimidatorio: quello esplicito e mirato quello a forma larvata o implicita quello con silente richiesta). Cass. pen. sez. V 20 settembre 2013 n. 38964

In tema di estorsione integra l’aggravante dell’uso del metodo mafioso (art. 7 D.L. n. 152 del 1991 conv. in legge n. 203 del 1991) la condotta di colui che prospetti l’utilizzo delle somme estorte per aiutare le famiglie di taluni carcerati; né rileva a tal fine la circostanza che l’esistenza dell’organizzazione criminale non sia espressa nel contesto delle richieste estorsive in quanto il mezzo di coartazione della volontà facente ricorso al vincolo mafioso e alla connessa condizione di assoggettamento può esprimersi in forma indiretta o anche per implicito. Cass. pen. sez. V 28 gennaio 2011 n. 3101

In tema di estorsione la circostanza aggravante delle “più persone riunite” sussiste anche quando l’intervento dei concorrenti non si verifichi in un unico contesto ma in momenti diversi purché le diverse condotte risultino tutte parimenti finalizzate all’intimidazione della vittima. Cass. pen. sez. VI 30 agosto 2010 n. 32412

Sussiste in tema di delitto di estorsione la circostanza aggravante delle più persone riunite soltanto se si ha la simultanea presenza di non meno di due persone nel luogo e nel momento in cui si realizza la violenza o la minaccia non potendo dirsi sufficiente il fatto che la vittima percepisca che la minaccia o la violenza di un solo soggetto agente in realtà promanino da più persone. Cass. pen. sez. II 25 giugno 2010 n. 24367

In tema di estorsione ricorre la circostanza aggravante dell’essere la minaccia commessa da più persone riunite se la persona offesa riceve le minacce per mezzo di una comunicazione telefonica percependo che l’autore della comunicazione manifesta le intenzioni minacciose non solo sue ma di più persone di cui è portavoce. Cass. pen. sez. II 22 aprile 2008 n. 16657

Ricorre la circostanza di cui all’art. 7 D.L. n. 152 del 1991 conv. in L. n. 203 del 1991 nel delitto di estorsione se si riscontra che la condotta minacciosa oltre ad essere obiettivamente idonea a coartare la volontà del soggetto passivo sia espressione di capacità persuasiva in ragione del vincolo dell’associazione mafiosa e sia pertanto idonea a determinare una condizione d’assoggettamento e d’omertà. Cass. pen. sez. V 10 luglio 2009 n. 28442

In tema di estorsione ai fini della configurabilità dell’aggravante dell’arma è necessario che il reo sia palesemente armato ma non che l’arma sia addirittura impugnata per minacciare essendo sufficiente che essa sia portata in modo da poter intimidire cioè in modo da lasciare ragionevolmente prevedere e temere un suo impiego quale mezzo di violenza o minaccia per costringere il soggetto passivo a subire quanto intimatogli. Cass. pen. sez. II 26 giugno 2008 n. 25902

In tema di estorsione la circostanza aggravante di cui all’art. 7 D.L. n. 152 del 1991 conv. nella L. n. 203 del 1991 è configurabile qualora si siano accertati una attività intimidativa caratterizzata da «mafiosità » e l’esplicamento di condotte che al di là degli interessi personali dei soggetti che le attuano siano altresì riconducibili agli interessi del clan mafioso che ha il controllo sul territorio ovvero siano rese possibili con l’ausilio degli appartenenti al sodalizio. Cass. pen. sez. I 26 marzo 2008 n. 12882

L’aggravante di avere commesso il delitto di tentata estorsione avvalendosi delle condizioni previste dall’art. 416 bis c.p. ovvero al fine di agevolare l’attività delle associazioni di cui al suddetto art. 416 bis c.p. (art. 7 D.L. n. 151 del 1991 conv. in L. n. 203 del 1991) non va desunta dal fatto che l’imputato e un suo complice si siano presentati come rappresentanti di organizzazioni camorristiche e che le modalità dell’azione siano tipiche di queste ultime senza da un lato accertare le effettive frasi pronunciate e dall’altro effettuare un adeguato esame delle modalità dell’azione posta in essere. (Nella specie la Corte ha ritenuto non decisivo il mero richiamo alla prospettata ed ottenuta chiusura del cantiere che si riferisce all’oggetto della minaccia estorsiva e non al metodo impiegato a cui è ricollegata la sussistenza della circostanza de qua che deve essere tale da evocare la forza derivante da un’organizzazione criminale). Cass. pen. sez. V 23 ottobre 2007 n. 39046

Configura il concorso di persone nel reato di estorsione aggravata e non invece il reato di favoreggiamento reale o ricettazione la condotta di colui che pur non partecipando ad una associazione di tipo mafioso si adoperi affinché da parte degli associati sia proseguita l’attività estorsiva iniziata dal proprio padre capo del clan mafioso in stato di detenzione sull’assunto che quei proventi illeciti non più pervenuti dopo l’arresto del padre siano comunque dovuti come introiti appartenenti alla famiglia. Cass. pen. sez. I 25 gennaio 2007 n. 2802

In tema di estorsione la circostanza aggravante della commissione del fatto ad opera di un partecipe all’associazione di tipo mafioso non richiede che tutti gli agenti rivestano tale qualità in quanto a seguito della sostituzione del testo dell’art. 118 c.p. ad opera dell’art. 3 della legge 7 febbraio 1990 n. 19 al concorrente non si comunicano pile circostanze soggettive concernenti i motivi a delinquere l’intensità del dolo il grado della colpa e quelle relative all’imputabilità ed alla recidiva ma sono ancora valutate riguardo a lui le altre circostanze soggettive indicate dall’art. 70 primo comma n. 2 c.p. cioè quelle attinenti alle qualità personali del colpevole. Cass. pen. sez. I 14 febbraio 2006 n. 5639

In tema di rapina ed estorsione la circostanza aggravante di cui all’art. 7 D.L. 13 maggio 1991 n. 152 convertito nella legge 12 luglio 1991 n. 203 (impiego del metodo mafioso nella commissione dei singoli reati o finalità di agevolare con il delitto posto in essere l’attività dell’associazione per delinquere di stampo mafioso) può concorrere con quella di cui agli artt. 628 comma 3 n. 3 e 629 comma 2 c.p. (violenza o minaccia poste in essere dall’appartenente a un’associazione di stampo mafioso). Cass. pen. Sezioni Unite 27 aprile 2001 n. 10

In tema di estorsione poiché è sufficiente la presenza di una sola aggravante perché si verifichi l’aumento della pena edittale sino a venti anni il concorso di più circostanze previsto dall’art. 628 c.p. (cui l’art. 629 rinvia per la determinazione della pena) determina un ulteriore aumento della sanzione applicabile ai sensi del comma quarto dell’art. 63 c.p. Cass. pen. sez. V 6 dicembre 2000 n. 4621

Ai fini dell’integrazione del concorso di persone nel reato di estorsione è sufficiente la coscienza e volontà di contribuire con il proprio comportamento al raggiungimento dello scopo perseguito da colui che esercita la pretesa illecita; ne consegue che anche l’intermediario nelle trattative per la individuazione della persona alla quale versare la somma estorta risponde del reato di concorso in estorsione salvo che il suo intervento abbia avuto la sola finalità di perseguire l’interesse della vittima e sia stato dettato da motivi di solidarietà umana. Cass. pen. sez. II 28 luglio 2017 n. 37896

Integra il delitto di estorsione e non quello di violenza privata la condotta consistente nel richiedere al soggetto passivo somme di denaro con la minaccia di rivelare al coniuge di quest’ultimo il pregresso rapporto extraconiugale con l’agente in quanto condotta che oltre a concretizzare la prospettazione di un male ingiusto perché attinente ad aspetti della vita della persona offesa non divulgabili senza il consenso di questa è altresì preordinata al conseguimento di un ingiusto profitto. (Fattispecie in cui la Corte ha escluso la configurabilità fra le parti di una relazione di tipo familiare ai sensi dell’art. 8 CEDU rilevante al fine di elidere il carattere di ingiustizia del profitto attesa l’occasionalità all’epoca dei fatti degli incontri fra la persona offesa e l’imputata che aveva intrapreso una nuova relazione di convivenza). Cass. pen. sez. II 19 aprile 2019 n. 17288

Risponde di concorso nel reato di estorsione e non di favoreggiamento personale colui che sia stato incaricato soltanto della riscossione delle somme dalla vittima in quanto tale condotta non costituisce un “post factum” rispetto alla commissione del reato ma influisce sull’evento costitutivo dello stesso contribuendo a conseguimento della coartazione perpetrata nei confronti della vittima e a portare così a temine la condotta delittuosa. Cass. pen. sez. II 21 luglio 2017 n. 36115

È configurabile il delitto di estorsione e non quello di esercizio arbitrario delle proprie ragioni nei confronti del creditore che a fronte di un’iniziale pattuizione usuraria contraddistinta da prestiti successivi gravati da interessi parimenti illeciti si rivolga al debitore con violenza o minaccia per ottenerne la restituzione a meno che risulti inequivocabilmente accertato l’intervento prima dell’esercizio della violenza o della minaccia di una totale novazione del rapporto tra le parti con sostituzione rispetto al credito originario della pretesa della sola somma capitale ovvero di altra somma gravata da interessi legittimi. Cass. pen. sez. II 25 maggio 2017 n. 26235

Ai fini della distinzione tra estorsione e truffa per incusso timore di un pericolo immaginario assume fondamentale rilievo il fatto che il male ingiusto sia percepito dalla vittima come direttamente o indirettamente proveniente dal reo a fronte di un eventuale rifiuto della pretesa da quest’ultimo avanzata ovvero venga percepito come proveniente da terzi ravvisandosi nella prima di dette ipotesi l’estorsione e nella seconda la truffa. (Nella specie in applicazione di tale principio la Corte ha ritenuto che bene fosse stata affermata la sussistenza dell’estorsione in un caso in cui l’imputato spacciandosi falsamente come agente di polizia aveva indotto la vittima a versargli danaro onde evitare di dover pagare delle multe). Cass. pen. sez. II 16 dicembre 2016 n. 53610  

Ai fini della distinzione tra il reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza o minaccia alle persone e quello di estorsione mentre non può assumere decisivo rilievo (salva la sua eventuale valorizzazione sotto il mero profilo indiziario come possibile indice sintomatico del dolo di estorsione) la particolare intensità o gravità della violenza o della minaccia attesa la possibilità prevista come aggravante dal secondo comma dell’art. 393 c.p. che anche nell’esercizio arbitrario delle proprie ragioni la violenza o la minaccia siano poste in essere con l’uso di armi quale che sia la loro natura assume invece rilevanza: a) quanto al soggetto attivo che la condotta sia o meno posta in essere personalmente da chi vanti un preteso diritto nei confronti della persona offesa dovendosi in caso negativo ritenere sempre sussistente in capo all’agente il reato di estorsione salva tuttavia la possibilità del concorso (materiale o morale) dell’“extraneus” nel reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni quando all’azione partecipi personalmente anche il titolare del preteso diritto; b) quanto all’elemento psicologico che l’agente abbia di mira solo ed esclusivamente la realizzazione di una pretesa che ragionevolmente (ancorché in ipotesi infondatamente) abbia ritenuto legittima e che come tale potesse formare oggetto di azione giudiziaria dovendosi quindi ravvisare il dolo di estorsione ogni qual volta la prestazione richiesta alla persona offesa presenti un “quid pluris” rispetto a quella che sarebbe stata giudizialmente azionabile. (Nella specie in applicazione di tali principi la Corte ha ritenuto che correttamente fosse stata ravvisata l’estorsione in un caso in cui il titolare del credito vantato unitamente ad altro soggetto avevano costretto il debitore a consegnare loro a titolo di pegno le chiavi di un’autovettura di sua proprietà di valore assai superiore all’importo del debito ed a rilasciare a titolo di ulteriore garanzia un documento ricognitivo dello stesso debito così dando luogo alla sostanziale stipulazione di un patto commissorio vietato dall’art. 2744 c.c.). pen. sez. II 3 novembre 2016 n. 46288

Il criterio distintivo tra il reato di truffa e quello di estorsione quando il fatto è connotato dalla minaccia di un male va ravvisato essenzialmente nel diverso modo di atteggiarsi della condotta lesiva e della sua incidenza nella sfera soggettiva della vittima: ricorre la prima ipotesi delittuosa se il male viene ventilato come possibile ed eventuale e comunque non proveniente direttamente o indirettamente da chi lo prospetta in modo che la persona offesa non è coartata ma si determina alla prestazione costituente l’ingiusto profitto dell’agente perché tratta in errore dalla esposizione di un pericolo inesistente; mentre si configura l’estorsione se il male viene indicato come certo e realizzabile ad opera del reo o di altri in tal caso la persona offesa è posta nella ineluttabile alternativa di far conseguire all’agente il preteso profitto o di subire il male minacciato. (Fattispecie in cui la Corte ha qualificato come estorsione la condotta dell’imputato che costringeva la vittima a farsi consegnare degli orecchini minacciandola che avrebbe potuto rivelare al marito l’esistenza di un amante). Cass. pen. sez. II 19 febbraio 2015 n. 7662

I reati di cui agli artt. 629 cod. pen. e 12 comma quinto D.Lgs. 25 luglio 1998 n. 286 possono concorrere in quanto le relative fattispecie incriminatrici sono poste a tutela di beni diversi (rispettivamente l’inviolabilità del patrimonio e della libertà personale il primo la sicurezza interna il secondo) ed integrate da condotte differenti (in particolare integrate quelle del primo delitto da violenza e minacce finalizzate a procurarsi un ingiusto profitto quella del secondo da condotta di favoreggiamento della permanenza sul territorio di stranieri extracomunitari irregolari). Cass. pen. sez. II 13 gennaio 2014 n. 933

Integra il delitto di estorsione e non quello di esercizio arbitrario delle proprie ragioni la condotta minacciosa che esprime tale forza intimidatoria da andare al di là di ogni ragionevole intento di far valere un proprio preteso diritto sicché la coartazione dell’altrui volontà deve ritenersi assuma “ex se” i caratteri dell’ingiustizia. Cass. pen. sez. V 3 maggio 2013 n. 19230

Integra il reato di estorsione e non di truffa aggravata la condotta di colui che con l’esibizione di un tesserino USL costringa due ristoratori ad acquistare merce (nella specie: vino) onde scongiurare future ispezioni in quanto il male ingiusto è prospettato tramite una minaccia e non attraverso un inganno. Cass. pen. sez. II 13 ottobre 2011 n. 36906

Integra il reato di concorso in estorsione (art. 110 629 c.p.) – e non quello di favoreggiamento reale – la condotta di colui che garantisce la regolare percezione del ‘pizzo’ mensile corrisposto dalla vittima dell’estorsione considerato che la rateizzazione del pizzo dà luogo ad un reato a consumazione prolungata o progressiva e che in costanza di reato qualsivoglia aiuto fornito all’autore materiale è punibile a titolo di concorso in quanto finalizzato a tradursi in sostegno per la protrazione della condotta criminosa. Cass. pen. sez. V 10 febbraio 2011 n. 4919

Integra il reato di estorsione (art. 629 c.p.) – e non quello di esercizio arbitrario delle proprie ragioni – la condotta di colui che consegni effetti cambiari rimasti insoluti ad esponenti di organizzazioni mafiose le quali avvalendosi della forza intimidatrice del vincolo associativo minaccino il debitore per indurlo all’adempimento in quanto – ancorché l’elemento intenzionale sia caratterizzato nell’estorsione diversamente dal reato di cui all’art. 393 c.p. dalla coscienza dell’agente di esercitare una pretesa non dovuta – allorché la minaccia si estrinsechi in forme di tale forza intimidatoria da andare al di là di ogni ragionevole intento di far valere un proprio (preteso) diritto la coartazione dell’altrui volontà assume ex se i caratteri dell’ingiustizia con la conseguenza che in tal caso anche la minaccia tesa a far valere quel diritto si trasforma in una condotta estorsiva. Cass. pen. sez. V 20 luglio 2010 n. 28539

Non integra il delitto di estorsione né quello di violenza privata la condotta dell’imprenditore che aggiudicandosi un appalto con la P.A. subordini l’assunzione dei lavoratori licenziati dalla precedente impresa appaltatrice alla condizione che costoro rinuncino ad avanzare nei suoi confronti pretese retributive maturate nel corso del precedente rapporto solo se egli non risulti obbligato – per disposizione normativa provvedimento amministrativo o clausola contrattuale – a subentrare nel rapporto di lavoro medesimo con giuridica continuità dello stesso o comunque ad assumere “ex novo” detti lavoratori. Cass. pen. sez. II 3 maggio 2010 n. 16733

Integra il delitto di cui all’art. 611 c.p. e non quello di estorsione la condotta del datore di lavoro che costringa con violenza o minaccia il proprio dipendente ad assumere come prestanome la carica di amministratore in una società dedita all’emissione di fatture per operazioni inesistenti. Cass. pen. sez. II 21 aprile 2010 n. 15302

Commette il reato di estorsione e non quello di esercizio arbitrario delle proprie ragioni colui che con violenza o minaccia pretenda il pagamento di un compenso per l’attività di parcheggiatore abusivo. Cass. pen. sez. II 20 aprile 2010 n. 15137

In tema di sfruttamento della prostituzione l’ipotesi aggravata dall’uso della violenza o della minaccia differisce dalla fattispecie che integra il reato di estorsione per il fatto che nel primo caso il soggetto sfruttato e sul quale vengono applicate la violenza o la minaccia sceglie comunque volontariamente di esercitare il meretricio laddove nel secondo caso si configura il reato di estorsione se la persona che si prostituisce viene costretta con la violenza o la minaccia contro la propria volontà a soggiacere allo sfruttamento e se lo sfruttatore consegue con danno del soggetto sfruttato un ingiusto profitto. Cass. pen. sez. II 24 giugno 2008 n. 25682

Integra il delitto di estorsione e non quello di esercizio arbitrario delle proprie ragioni la minaccia di esercitare un diritto in sé non ingiusta che sia realizzata con una tale forza intimidatoria e con tale sistematica pervicacia da risultare incompatibile con il ragionevole intento di far valere il diritto stesso. Cass. pen. sez. II 5 aprile 2007 n. 14440

Si configura il reato di estorsione di cui all’art. 629 c.p. e non quello di esercizio arbitrario delle proprie ragioni di cui all’art. 393 c.p. allorché il terzo incaricato della esazione del credito a nulla rilevando la natura lecita o illecita di esso agisca con violenza o minaccia nei confronti del debitore non al mero fine di coadiuvare il creditore a farsi ragione da sé medesimo ma anche e soprattutto per il perseguimento dei propri autonomi interessi illeciti. (La Corte ha altresì precisato che in tal caso il delitto di estorsione può concorrere con quello di associazione per delinquere ove si accerti l’esistenza di un’organizzazione specializzata nella realizzazione di crediti per conto altrui la quale operi in vista del conseguimento anche di un proprio profitto mediante sistematico ricorso alla violenza o ad altre forme di illecita coartazione nei confronti dei soggetti indicati come debitori). Cass. pen. sez. II 12 aprile 2006 n. 12982

Ricorre il reato di estorsione e non già quelli di violenza privata nella condotta consistita nel costringere mediante violenza o minaccia un imprenditore ad effettuare una assunzione non necessaria essendo ingiusto in quanto connesso ad azione intimidatoria il profitto per la persona indebitamente assunta e sussistendo altresì il danno per la vittima costretta a versare la relativa retribuzione. (Nella specie è stato ravvisato il reato di tentata estorsione negli atti intimidatori rivolti ad un imprenditore perché assumesse alle proprie dipendenze una persona condannata che necessitava dell’assunzione per sostenere una richiesta di misura alternativa alla detenzione) Cass. pen. sez. I 14 febbraio 2006 n. 5639

Il delitto di estorsione si caratterizza rispetto a quello di esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza alle persone per il fatto che la violenza o minaccia sono esercitate nel secondo caso soltanto per far valere un diritto già esistente e azionabile dinanzi a un giudice. Nella ipotesi in cui invece la azione costrittiva sia finalizzata a far sorgere una posizione giuridica che altrimenti non potrebbe essere vantata né conseguita attraverso il ricorso al giudice e a questa consegua un ingiusto vantaggio patrimoniale è integrato il reato di estorsione. (Fattispecie relativa alla condotta di un soggetto che aveva costretto la moglie con minacce e percosse a sciogliere la comunione legale familiare e ad adottare il regime della separazione dei beni così intestandosi in modo esclusivo la casa di abitazione). Cass. pen. sez. V 5 dicembre 2005 n. 44292

Il delitto di estorsione si differenzia da quello di esercizio arbitrario delle proprie ragioni con minaccia alla persona non tanto per la materialità del fatto che può essere identica quanto per l’elemento intenzionale nell’estorsione caratterizzato diversamente dall’altro reato dalla coscienza dell’agente che quanto egli pretende non gli è dovuto: peraltro quando la minaccia si estrinseca in forme di tale forza intimidatoria da andare al di là di ogni ragionevole intento di far valere un proprio (preteso) diritto allora la coartazione dell’altrui volontà assume ex se i caratteri dell’ingiustizia con la conseguenza che in situazioni del genere anche la minaccia tesa a far valere quel diritto si trasforma in una condotta estorsiva. (Nella fattispecie la Corte ha ritenuto ricorrere il reato di estorsione per le modalità di intimidazione cui la parte lesa era stata sottoposta da parte di terzi su mandato del titolare del credito). Cass. pen. sez. II 10 dicembre 2004 n. 47972

Il reato di estorsione è a dolo generico in quanto il procurare a sè o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno non rappresenta soltanto lo scopo in vista del quale il colpevole si determina al comportamento criminoso ma un elemento della fattispecie oggettiva. Diversamente l’elemento psicologico del delitto previsto dall’art. 611 c.p. si riassume nell’intenzione di usare violenza o minaccia per costringere taluno a commettere un reato. (Nella specie la Corte ha ritenuto che gli atti di violenza e minaccia commessi da un gruppo di disoccupati per ottenere un canale di accesso ai corsi di formazione organizzati dalla Regione non fossero idonei a costringere l’ente ad accogliere la richiesta ma che tuttavia l’azione inidonea a configurare gli estremi della tentata estorsione integrasse il delitto consumato di violenza o minaccia per commettere un reato). Cass. pen. sez. II 21 aprile 2004 n. 18380

La condotta criminosa consistente nella privazione della libertà di una persona finalizzata a conseguire come prezzo della liberazione una prestazione patrimoniale pretesa in esecuzione di un precedente rapporto illecito integra il reato di sequestro di persona a scopo di estorsione di cui all’art. 630 c.p. e non il concorso del delitto di sequestro di persona (art. 605) con quello di estorsione consumata o tentata (artt. 629 e 56 stesso codice). Cass. pen. Sezioni Unite 20 gennaio 2004 n. 962

Il delitto di estorsione si differenzia da quello di esercizio arbitrario delle proprie ragioni con minaccia alla persona non tanto per la materialità del fatto che può essere identica quanto per l’elemento intenzionale atteso che nell’estorsione l’agente mira a conseguire un ingiusto profitto con la coscienza che quanto pretende non gli è dovuto mentre nell’esercizio arbitrario egli agisce al ne di esercitare un suo preteso diritto con la convinzione che quanto vuole gli compete. Cass. pen. sez. II 9 dicembre 2003 n. 47089

L’elemento oggettivo comune della fattispecie di estorsione e di quella di violenza e minaccia per costringere a commettere un reato è l’uso della violenza o minaccia come strumento di coartazione dell’altrui volere. Tuttavia nel delitto di estorsione l’autore mira a che la vittima compia una condotta «innominata» – ossia generica come quella della fattispecie di violenza privata – che procuri all’autore stesso o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno; invece nel reato di cui all’art. 611 c.p. l’autore mira a che la vittima compia una condotta qualificata da un elemento specializzante ossia una condotta integrante gli elementi costitutivi di un reato. Ne consegue che il delitto di cui all’art. 611 c.p. è integrato senza la sussistenza del «profitto» per l’autore e del correlativo «danno» per la vittima elementi che possono semmai riferirsi alla struttura del fatto tipico dello specifico reato-fine che rappresentando l’obiettivo dell’autore della violenza e della minaccia la vittima di essa può «strumentalmente» realizzare. (Nel caso di specie la Corte ha riqualificato l’originaria imputazione di estorsione nell’ipotesi di cui all’art. 611 c.p. in relazione alla condotta di minaccia grave con l’uso delle armi e di violenza posta in essere nei confronti di un soggetto per costringerlo ad impossessarsi di numerose schede telefoniche prepagate sottraendole alla società della quale egli era dipendente). Cass. pen. sez. II 10 novembre 2003 n. 42789

È configurabile il reato di estorsione (art. 629 c.p.) e non quello di esercizio arbitrario delle proprie ragioni (art. 393 c.p.) allorché il terzo incaricato della esazione del credito a titolo di mandatario agisca nei confronti del debitore con violenza o minaccia al fine di conseguire un proprio ingiusto profitto trattenendo per sé il bene oggetto della prestazione del debitore. Cass. pen. sez. V 1 agosto 2002 n. 29015

Il criterio distintivo tra il reato di truffa e quello di estorsione allorquando il fatto è connotato dalla minaccia di un male va ravvisato essenzialmente nel diverso modo di atteggiarsi della condotta lesiva e della sua incidenza nella sfera soggettiva del soggetto passivo: ricorre la prima ipotesi delittuosa se il male viene ventilato come possibile ed eventuale e comunque non proveniente direttamente o indirettamente da chi lo prospetta in modo che l’offeso non è coartato nella sua volontà ma si determina alla prestazione costituente l’ingiusto profitto dell’agente perché tratto in errore dalla esposizione di un pericolo inesistente; mentre si configura l’estorsione se il male viene indicato come certo e realizzabile ad opera del reo o di altri onde l’offeso è posto nella ineluttabile alternativa di far conseguire all’agente il preteso profitto o di subire il male minacciato. (Nella specie la Corte ha ritenuto che dovesse configurarsi il delitto di estorsione e non di truffa nella condotta di due imputati i quali avevano prospettato il pignoramento ed il sequestro dei beni al soggetto passivo per conseguire a fronte di un credito di lire quattrocentomila il pagamento della somma notevolmente superiore di lire tre milioni e cinquecentomila in quanto la condotta degli imputati non si era concretata nella ventilazione di un male immaginario bensì nella minaccia di un male concreto che aveva coartato la volontà del soggetto passivo). Cass. pen. sez. II 27 giugno 2001 n. 6272

In tema di estorsione cd. “ambientale” integra la circostanza aggravante del metodo mafioso di cui all’art. 7 d.l. 13 maggio 1991 n. 152 conv. nella legge 12 luglio 1991 n. 203 (ora art. 416-bis.1 cod. pen.) la condotta di chi pur senza fare uso di una esplicita minaccia pretenda dalla persona offesa il pagamento di somme di denaro per assicurarle protezione in un territorio notoriamente soggetto all’influsso di consorterie mafiose senza che sia necessario che la vittima conosca l’estorsore e la sua appartenenza ad un clan determinato. (Nella specie la Corte ha ritenuto sussistere la circostanza aggravante nella richiesta ad un commerciante di denaro a fronte di protezione dopo che il negozio era stato danneggiato varie volte in un quartiere ad alta densità mafiosa). Cass. pen. sez. II 17 maggio 2019 n. 21707

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