Art. 625 – Codice Penale

(R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398)

Circostanze aggravanti

Articolo 625 - Codice Penale

La pena per il fatto previsto dall’art. 624 è della reclusione da due a sei anni e della multa da € 927 a € 1.500 (649) (1):
1) se il colpevole, per commettere il fatto, si introduce o si trattiene in un edificio o in un altro luogo destinato ad abitazione (2);
2) se il colpevole usa violenza sulle cose (392) o si vale di un qualsiasi mezzo fraudolento;
3) se il colpevole porta indosso armi (585) o narcotici, senza farne uso;
4) se il fatto è commesso con destrezza [, ovvero strappando la cosa di mano o di dosso alla persona] (628) (3);
5) se il fatto è commesso da tre o più persone, ovvero anche da una sola, che sia travisata o simuli la qualità di pubblico ufficiale (357) o d’incaricato di un pubblico servizio (358);
6) se il fatto è commesso sul bagaglio dei viaggiatori in ogni specie di veicoli, nelle stazioni, negli scali o banchine, negli alberghi o in altri esercizi ove si somministrano cibi o bevande (1148 c.n.);
7) se il fatto è commesso su cose esistenti in uffici o stabilimenti pubblici, o sottoposte a sequestro (189, 190; 1798, 2905, 2793 c.c.; 671 ss. c.p.c.; 252, 253 ss., 354 c.p.p.; 682 c.n.) o a pignoramento (491 ss. c.p.p.), o esposte per necessità o per consuetudine o per destinazione alla pubblica fede, o destinate a pubblico servizio o a pubblica utilità, difesa o reverenza (635);
7 bis) se il fatto è commesso su componenti metalliche o altro materiale sottratto ad infrastrutture destinate all’erogazione di energia, di servizi di trasporto, di telecomunicazioni o di altri servizi pubblici e gestite da soggetti pubblici o da privati in regime di concessione pubblica (4);
8) se il fatto è commesso su tre o più capi di bestiame raccolti in gregge o in mandria, ovvero su animali bovini o equini, anche non raccolti in mandria;
8 bis) se il fatto è commesso all’interno di mezzi di pubblico trasporto (5);
8 ter) se il fatto è commesso nei confronti di persona che si trovi nell’atto di fruire ovvero che abbia appena fruito dei servizi di istituti di credito, uffici postali o sportelli automatici adibiti al prelievo di denaro (5).
Se concorrono due o più delle circostanze prevedute dai numeri precedenti, ovvero se una di tali circostanze concorre con altra fra quelle indicate nell’art. 61, la pena è della reclusione da tre a dieci anni e della multa da € 206 a € 1.549 (112) (6).

Articolo 625 - Codice Penale

La pena per il fatto previsto dall’art. 624 è della reclusione da due a sei anni e della multa da € 927 a € 1.500 (649) (1):
1) se il colpevole, per commettere il fatto, si introduce o si trattiene in un edificio o in un altro luogo destinato ad abitazione (2);
2) se il colpevole usa violenza sulle cose (392) o si vale di un qualsiasi mezzo fraudolento;
3) se il colpevole porta indosso armi (585) o narcotici, senza farne uso;
4) se il fatto è commesso con destrezza [, ovvero strappando la cosa di mano o di dosso alla persona] (628) (3);
5) se il fatto è commesso da tre o più persone, ovvero anche da una sola, che sia travisata o simuli la qualità di pubblico ufficiale (357) o d’incaricato di un pubblico servizio (358);
6) se il fatto è commesso sul bagaglio dei viaggiatori in ogni specie di veicoli, nelle stazioni, negli scali o banchine, negli alberghi o in altri esercizi ove si somministrano cibi o bevande (1148 c.n.);
7) se il fatto è commesso su cose esistenti in uffici o stabilimenti pubblici, o sottoposte a sequestro (189, 190; 1798, 2905, 2793 c.c.; 671 ss. c.p.c.; 252, 253 ss., 354 c.p.p.; 682 c.n.) o a pignoramento (491 ss. c.p.p.), o esposte per necessità o per consuetudine o per destinazione alla pubblica fede, o destinate a pubblico servizio o a pubblica utilità, difesa o reverenza (635);
7 bis) se il fatto è commesso su componenti metalliche o altro materiale sottratto ad infrastrutture destinate all’erogazione di energia, di servizi di trasporto, di telecomunicazioni o di altri servizi pubblici e gestite da soggetti pubblici o da privati in regime di concessione pubblica (4);
8) se il fatto è commesso su tre o più capi di bestiame raccolti in gregge o in mandria, ovvero su animali bovini o equini, anche non raccolti in mandria;
8 bis) se il fatto è commesso all’interno di mezzi di pubblico trasporto (5);
8 ter) se il fatto è commesso nei confronti di persona che si trovi nell’atto di fruire ovvero che abbia appena fruito dei servizi di istituti di credito, uffici postali o sportelli automatici adibiti al prelievo di denaro (5).
Se concorrono due o più delle circostanze prevedute dai numeri precedenti, ovvero se una di tali circostanze concorre con altra fra quelle indicate nell’art. 61, la pena è della reclusione da tre a dieci anni e della multa da € 206 a € 1.549 (112) (6).

Note

(1) Le parole: «La pena per il fatto previsto dall’articolo 624 è della reclusione da uno a sei anni e della multa da euro 103 a euro 1.032» sono state così sostituite dalle attuali: «La pena per il fatto previsto dall’articolo 624 è della reclusione da due a sei anni e della multa da euro 927 a euro 1.500» dall’art. 1, comma 7, della L. 23 giugno 2017, n. 103, a decorrere dal 3 agosto 2017.
(2) Questo numero è stato soppresso dall’art. 2, comma 3, della L. 26 marzo 2001, n. 128.
(3) Le parole poste fra parentesi quadrate sono state soppresse dall’art. 2, comma 3, della L. 26 marzo 2001, n. 128.
(4) Questo numero è stato inserito dall’art. 8, comma 1, lett. a), del D.L. 14 agosto 2013, n. 93, convertito, con modificazioni, nella L. 15 ottobre 2013, n. 119.
(5) Questo numero è stato aggiunto dall’art. 3, comma 26, della L. 15 luglio 2009, n. 94.
(6) La multa originaria da L. 2.000 a L. 20.000 prevista da questo comma, è stata aumentata di quaranta volte dall’art. 3 della L. 12 luglio 1961, n. 603 e successivamente quintuplicata dall’art. 113 della L. 24 novembre 1981, n. 689.

Tabella procedurale

Arresto: obbligatorio in flagranza, se ricorre l’aggravante di cui all’art. 4 L. n. 533/1977 o quelle previste dall’art. 625, ai nn. 2, prima ipotesi, 3, 5, 7 bis, nel caso in cui non ricorra la circostanza attenuante prevista dall’art. 62, n. 4, c.p., seconda ipotesi; facoltativo in flagranza, negli altri casi. 380, lett. e) c.p.p.; art. 625 c.p.art. 62, 381 c.p.p.
Fermo di indiziato di delitto: consentito nell’ipotesi dell’ultimo comma, se ricorre l’aggravante prevista dall’art. 4 L. n. 533/1977.
Misure cautelari personali: consentite. 280287 c.p.p.
Autorità giudiziaria competente: Tribunale monocratico. 33 ter c.p.p.
Procedibilità: d’ufficio. 50 c.p.p.

Massime

In tema di reati contro il patrimonio, sussiste l’aggravante di cui all’art. 625, comma primo, n. 7 cod. pen. nel caso in cui si verifichi il furto di una bicicletta parcheggiata sulla pubblica via, la quale deve intendersi esposta, per necessità e non già per consuetudine, alla pubblica fede, quando il detentore la parcheggi per una sosta momentanea lungo la strada. Cass. pen. sez. V 9 giugno 2020 n. 17604

In tema di furto in abitazione, qualora più circostanze aggravanti ed attenuanti soggette a giudizio di comparazione concorrano con la circostanza aggravante privilegiata di cui agli artt. 624-bis, comma terzo, e 625 cod. pen., sulla pena determinata in ragione dell’aumento applicato per questa, sottratta al giudizio di comparazione, deve essere calcolata la diminuzione per le eventuali attenuanti riconosciute, ancorché queste siano state separatamente assorbite con giudizio di equivalenza nel bilanciamento con altre aggravanti non privilegiate. Cass. pen. sez. V 23 giugno 2020 n. 19083

In tema di furto si configura la circostanza aggravante di cui all’art. 625 comma primo n. 2 cod. pen. qualora l’agente si introduca in un locale non attraverso il normale ingresso ma attraverso una finestra non assumendo a tal fine rilievo né l’altezza dell’apertura dal suolo né la circostanza che questa sia chiusa o aperta dal momento che la “ratio” dell’aggravante risiede nell’esigenza di tutelare la fiducia del detentore nell’inviolabilità dei passaggi non naturali e che il concetto di “frode” racchiude qualsiasi espediente o accorgimento diretto a superare la naturale custodia e protezione delle cose. Cass. pen. sez. V 22 novembre 2019 n. 47592

Integra la circostanza aggravante di cui all’art. 625 comma primo n. 2 c.p. l’utilizzazione al fine di introdursi nel luogo del reato di una chiave vera ottenuta indebitamente. Cass. pen. sez. II 9 novembre 2005 n. 40793

In tema di furto l’aggravante di cui al n. 1 dell’art. 625 c.p. sussiste anche quando il reato sia consumato in locale di immediata pertinenza della abitazione quale un’autorimessa ad essa adiacente. Cass. pen. sez. V 31 maggio 2001 n. 21948

In tema di furto sussiste l’aggravante della violenza sulle cose anche qualora l’energia sica sia rivolta dal soggetto non sulla “res” oggetto dell’azione predatoria ma verso lo strumento posto a sua protezione purché sia stata prodotta una qualche conseguenze su di esso provocando la rottura il guasto il danneggiamento la trasformazione della cosa altrui o determinandone il mutamento di destinazione. (Fattispecie in cui la Corte ha annullato con rinvio la sentenza che aveva ravvisato l’aggravante nella condotta dell’imputato che aveva colpito con calci il portone d’ingresso di un’abitazione senza accertare le conseguenze di questa azione sul bene). Cass. pen. sez. V 9 maggio 2018 n. 20476

In tema di furto ai fini della configurabilità della circostanza aggravante della violenza sulle cose prevista dall’art. 625 n. 2 cod. pen. non è necessario che la violenza venga esercitata direttamente sulla “res” oggetto dell’impossessamento ben potendosi l’aggravante configurare anche quando la violenza venga posta in essere nei confronti dello strumento materiale apposto sulla cosa per garantire una più efficace difesa della stessa: ciò che si verifica in caso di manomissione della placca magnetica antitaccheggio inserita sulla merce offerta in vendita nei grandi magazzini destinata ad attivare i segnalatori acustici ai varchi d’uscita. Cass. pen. sez. V 11 luglio 2017 n. 33898 

In tema di furto la circostanza aggravante di cui all’art. 625 comma primo n. 2 c.p. (violenza sulle cose) ha natura oggettiva e pertanto in applicazione dell’art. 59 comma secondo c.p. si comunica anche agli altri compartecipi del reato ancorché sconosciuta o ignorata per colpa. Cass. pen. sez. V 18 maggio 2011 n. 19637

Il delitto di furto aggravato dalla violenza sulle cose nella specie consistita nell’effrazione di una vetrata posta a protezione del locale di un esercizio commerciale assorbe il delitto di danneggiamento delle cose medesime perché la violenza si trova in rapporto funzionale con l’esecuzione della condotta di furto. Cass. pen. sez. V 1 giugno 2010 n. 20743

L’esercizio di violenza sulla cosa che integra la circostanza aggravante speciale del delitto di furto e connota specificamente le modalità dell’azione sottrattiva non è indice che il delitto sia stato consumato dal momento che afferisce alla condotta di sottrazione e resta estranea all’evento dell’impossessamento. Cass. pen. sez. V 30 marzo 2010 n. 12478

In tema di furto di energia elettrica sussiste l’aggravante di cui all’art. 625 n. 2 c.p. qualora la sottrazione dell’energia avvenga mediante l’allacciamento diretto alla rete di distribuzione atteso che in tal caso il flusso abusivo può essere generato solo attraverso il seppur marginale danneggiamento per distacco dei li conduttori. Cass. pen. sez. IV 4 luglio 2008 n. 27445

In tema di furto sussiste l’aggravante della violenza sulle cose (articolo 625 numero 2 c.p.) tutte le volte in cui il soggetto per commettere il fatto fa uso di energia sica provocando la rottura il guasto il danneggiamento la trasformazione della cosa altrui o determinandone il mutamento nella destinazione (art. 392 c.p.). (Fattispecie nella quale l’aggravante è stata ravvisata relativamente al furto di materiale pietroso proveniente da una cava realizzato mediante attività di escavazione con l’uso di mezzo meccanico tale da provocare una modica dello stato dei luoghi). Cass. pen. sez. IV 21 dicembre 2006 n. 41952

In tema di furto ai fini della configurabilità della circostanza aggravante della violenza sulle cose (articolo 625 numero 2 c.p.) non è necessario che la violenza venga esercitata direttamente sulla res oggetto dell’impossessamento ben potendosi l’aggravante configurare anche quando la violenza venga posta in essere nei confronti dello strumento materiale apposto sulla cosa per garantire una più efficace difesa della stessa: ciò che si verifica in caso di manomissione della placca magnetica antitaccheggio inserita sulla merce offerta in vendita nei grandi magazzini destinata ad attivare i segnalatori acustici ai varchi d’uscita. Cass. pen. sez. IV 28 aprile 2006 n. 14780

Integra il reato di furto aggravato dalla violenza sulle cose (artt. 624 e 625 comma primo n. 2 c.p.) e non quello di violenza privata (art. 610 c.p.) la sottrazione di energia elettrica previa effrazione del contatore di erogazione ancorché detta manomissione preordinata a ripristinare l’allacciamento dell’utenza distaccata per morosità non determini il blocco del conteggio dell’importo conseguente al flusso di energia erogata consentendo all’ENEL di accertarne il quantitativo corrisposto in quanto la registrazione del consumo ha solo natura di prova del fatto e della entità del danno causato ed il delitto è pertanto perfetto anche ove manchi l’occultamento della energia sottratta. Cass. pen. sez. V 14 dicembre 2005 n. 45325

Nell’ipotesi di furto di piante soggette a vincolo forestale per il mantenimento di un bosco ceduo ricorre l’aggravante dell’uso di violenza sulla cosa prevista dall’art. 625 comma secondo c.p. poiché il taglio delle stesse piante importa un mutamento non soltanto nella destinazione naturale ma anche nella destinazione giuridica della cosa e tale mutamento costituisce violenza nel senso della nozione generale fornita dall’art. 392 c.p.; tale aggravante si configura anche nell’ipotesi di piante non ancora giunte a maturazione in quanto costituisce violenza l’aver impedito che le piante percorrano il loro ciclo vegetativo. Cass. pen. sez. IV 16 luglio 2004 n. 31331

L’etichetta magnetica inserita su oggetti esposti in grandi magazzini è strumento materiale atto a garantire una più efficace difesa del patrimonio: ne consegue che la sua asportazione finalizzata al furto dell’oggetto concreta la fattispecie di furto aggravato da violenza sulle cose ove essa ne risulti danneggiata. Infatti ai fini della configurabilità dell’aggravante in esame non è necessario che la violenza venga esercitata direttamente sulla res oggetto dell’impossessamento ben potendosi l’aggravante configurare quando la violenza venga posta in essere nei confronti dello strumento materiale (quale è appunto la placca antitaccheggio magnetica) inserito sulla merce offerta in vendita nei grandi magazzini e destinato ad attivare i segnalatori acustici ai varchi d’uscita. Cass. pen. sez. IV 19 febbraio 2004 n. 7235

Integra il delitto di furto aggravato dall’uso del mezzo fraudolento e non quello di truffa la condotta di chi dopo aver consegnato alla vittima denaro genuino costituente il cambio in euro di una somma in valuta estera la privi con uno stratagemma repentino e fraudolento di detto denaro sostituendolo con banconote false. Cass. pen. sez. V 16 luglio 2018 n. 32687

In tema di reati contro il patrimonio integra il reato di furto aggravato dall’uso di mezzo fraudolento e non quello di truffa la condotta di chi dapprima ottenga in maniera fraudolenta il consenso del titolare della tessera bancomat e del relativo codice per effettuare un prelievo di denaro per conto di costui e successivamente si impossessi del contante contro la volontà della vittima. Cass. pen. sez. V 27 luglio 2018 n. 36138

Integra il delitto di furto aggravato dall’uso del mezzo fraudolento – e non quello di truffa – la condotta di colui che simulando la qualità di incaricato di pubblico servizio adduca esigenze di inesistenti verifiche o controlli per ottenere la consegna di beni da parte della persona offesa al fine di impadronirsene in quanto tale consegna non è sintomo della sua volontà di spossessarsene definitivamente consentendo ad una definitiva uscita del bene dalla propria sfera patrimoniale in virtù di un atto di disposizione viziato dagli altrui artifizi e o raggiri. (Nella specie l’agente fingendosi un tecnico dell’acquedotto incaricato di verificare il grado di inquinamento dell’acqua aveva chiesto alle vittime persone anziane di depositare il denaro contante di cui si sarebbe poi impossessato nel frigorifero e allarmandole con un inesistente rischio di incendio si era fatto consegnare i gioielli assumendo di doverli portare al di fuori dell’abitazione per campionarli e bonificarli). Cass. pen. sez. V 14 aprile 2017 n. 18655

In tema di furto aggravato per “mezzo fraudolento” deve intendersi qualunque azione insidiosa improntata ad astuzia o scaltrezza atta a soverchiare o sorprendere la contraria volontà del detentore della cosa eludendo gli accorgimenti predisposti dal soggetto passivo a difesa della stessa come avviene nel caso di introduzione nel luogo del furto per via diversa da quella ordinaria. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto integrata l’aggravante in oggetto nella condotta dell’imputato che aveva scavalcato la recinzione di un negozio per impadronirsi di alcune piante consegnandole al complice che si trovava all’esterno dell’esercizio commerciale). Cass. pen. sez. VII 27 febbraio 2015 n. 8757

Integra il delitto di furto aggravato dall’uso del mezzo fraudolento – e non quello di truffa – la condotta di colui che simulando la qualità di agente di polizia adduca esigenze di inesistenti verifiche o controlli per ottenere la consegna di beni da parte della persona offesa al fine di impadronirsene. In tale ipotesi la consegna del bene da parte della persona offesa infatti non è sintomo della volontà di spossessarsene definitivamente consentendo ad una definitiva uscita del bene dalla propria sfera patrimoniale in virtù di un atto di disposizione viziato dagli altrui artifizi e o raggiri. Cass. pen. sez. V 13 febbraio 2015 n. 6412

Nel reato di furto l’aggravante dell’uso del mezzo fraudolento delinea una condotta posta in essere nel corso dell’azione delittuosa dotata di marcata efficienza offensiva e caratterizzata da insidiosità astuzia scaltrezza idonea quindi a sorprendere la contraria volontà del detentore e a vanificare le misure che questi ha apprestato a difesa dei beni di cui ha la disponibilità. (In applicazione del principio la Corte ha escluso la configurabilità dell’aggravante nel caso di occultamento sulla persona o nella borsa di merce esposta in un esercizio di vendita self-service). Cass. pen. Sezioni Unite 30 settembre 2013 n. 40354

In tema di furto non integra la circostanza aggravante dell’uso del mezzo fraudolento l’utilizzazione al fine di introdursi nel veicolo sottratto di una chiave ottenuta dall’agente in modo casuale e occasionale. (Nel caso di specie la sussistenza della circostanza aggravante è stata esclusa nei confronti dell’agente che per impossessarsi di un veicolo aveva utilizzato la chiave di accensione prelevata dal cassetto del veicolo stesso). Cass. pen. sez. V 19 novembre 2008 n. 43224

Nel delitto di furto sussiste l’aggravante dell’utilizzo di mezzo fraudolento qualora il soggetto attivo si impossessi della merce sottratta dai banchi di un supermercato occultandola sulla propria persona in quanto tale condotta improntata ad astuzia e scaltrezza è preordinata ad eludere gli accorgimenti a tutela dei beni e nella specie i controlli predisposti dagli addetti alla cassa del supermercato. Cass. pen. sez. V 15 marzo 2007 n. 10997

In tema di furto di energia elettrica costituisce mezzo fraudolento e pertanto integra l’aggravante di cui all’625 n. 2 c.p. l’allacciamento abusivo alla rete Enel mediante cavo elettrico appositamente saldato e talora previa effrazione del sigillo del limitatore per la sottrazione dell’elettricità. Cass. pen. sez. V 28 gennaio 2005 n. 2681

Costituisce furto aggravato da mezzo fraudolento e non truffa la condotta di chi mediante abusivi allacciamenti alla scatola di ripartizione delle linee di regolari utenze telefoniche si impossessa dell’energia mediante la quale effettua comunicazioni telefoniche le quali risultano poi addebitate ai titolari delle suddette utenze. Cass. pen. sez. II 26 gennaio 2005 n. 2349

Integra il delitto di furto aggravato dall’uso del mezzo fraudolento l’impossessamento di un telefono cellulare ottenuto mediante il raggiro consistito nella falsa prospettazione al legittimo detentore di averne necessità per un’emergenza familiare. Infatti il criterio che distingue il reato di furto aggravato dall’uso del mezzo fraudolento e quello di truffa va ravvisato nell’impossessamento mediante sottrazione invito domino che caratterizza il furto giacchè il trasferimento del possesso della cosa non avviene con il consenso del soggetto passivo. Cass. pen. sez. II 12 dicembre 2003 n. 47680

In tema di furto di energia elettrica costituisce mezzo fraudolento e pertanto integra l’aggravante di cui all’art. 625 n. 2 c.p. l’allacciamento abusivo alla rete tramite un “cavo volante” per la sottrazione dell’elettricità. Cass. pen. sez. IV 24 maggio 2002 n. 20136

L’assorbimento del reato di possesso ingiustificato di chiavi alterate o di grimaldelli (art. 707 c.p.) nel reato di furto si verifica qualora il possesso ingiustificato degli strumenti indicati dall’art. 707 c.p. risulti strettamente collegato all’uso degli stessi fatto dall’agente per la commissione del furto e quindi per le sole ipotesi di impiego effettivo delle attrezzature da scasso nell’azione delittuosa e di detenzione attuatasi esclusivamente con l’uso necessario all’effrazione. Con la conseguenza che tale nesso deve essere escluso qualora gli arnesi atti all’effrazione trovati in possesso del soggetto attivo siano tali da assumere autonoma rilevanza giuridica. Cass. pen. sez. V 19 maggio 2010 n. 19047

Integra il delitto di furto aggravato dall’utilizzo del mezzo fraudolento e non quello di truffa la condotta di chi abbia prelevato generi alimentari e casalinghi dagli scaffali di un supermercato occultandoli all’interno di scatoloni svuotati del prodotto originario poiché essa è finalizzata ad eludere i controlli visivi per superare con frode la custodia apprestata dall’avente diritto. Cass. pen. sez. IV 19 dicembre 2008 n. 47394

Risponde del reato di furto aggravato e non di appropriazione indebita il dipendente di una banca che si impossessi mediante movimentazioni effettuate con i terminali dell’ufficio di somme di danaro di clienti depositate in conti correnti. (Nell’affermare tale principio la Corte ha altresì escluso che tale condotta sia sussumibile nella fattispecie di cui all’art. 640 ter c.p. quando le operazioni di spostamento del denaro siano effettuate attraverso operazioni ordinarie sul sistema informatico della banca). Cass. pen. sez. VI 9 agosto 2007 n. 32543

In tema di furto la circostanza aggravante prevista dall’art. 625 n. 2 c.p. – indica modalità della condotta quali la violenza sulle cose e il mezzo fraudolento che possono concorrere tra loro ha tenuto conto della diversa oggettività. (Fattispecie in tema di furto di capo di abbigliamento in un magazzino consumato dal responsabile prima attraverso la rottura del sigillo di protezione e poi attraverso l’occultamento del capo medesimo sulla propria persona). Cass. pen. sez. IV 7 maggio 2004 n. 21728

La sussistenza della circostanza aggravante prevista dall’art. 625 comma primo n. 3 cod. pen. con riferimento al porto di un’arma non determina l’assorbimento nel reato di furto di quelli di illecita detenzione della predetta arma o di porto ingiustificato di essa previsto dall’art. 4 legge 18 aprile 1975 n. 110 atteso che la circostanza aggravante non postula l’illiceità della detenzione o del porto dell’arma ed è finalizzata a tutelare un bene giuridico diverso stigmatizzando la predisposizione di strumenti volti a rendere più agevole la sottrazione e l’impossessamento dei beni mobili. Cass. pen. sez. V 26 luglio 2017 n. 37212

In tema di furto la circostanza aggravante della destrezza sussiste qualora l’agente abbia posto in essere prima o durante l’impossessamento del bene mobile altrui una condotta caratterizzata da particolari abilità astuzia o avvedutezza ed idonea a sorprendere attenuare o eludere la sorveglianza del detentore sulla “res” non essendo invece sufficiente che egli si limiti ad approfittare di situazioni non provocate di disattenzione o di momentaneo allontanamento del detentore medesimo. Cass. pen. Sezioni Unite 12 luglio 2017 n. 34090

In tema di furto aggravato da destrezza qualora questa sia correlata all’approfittamento di una situazione di distrazione della vittima occorre verificare sotto un primo profilo se la stessa possa essere considerata il prodotto di una ordinaria attitudine di ciascuno ad attirare o allontanare l’attenzione altrui da un oggetto ovvero se possa essere ricondotta ad una condotta dell’agente caratterizzata da non comune abilità e quindi da “destrezza”; sotto un altro profilo se in costanza della distrazione della vittima l’agente nell’approfittarne si sia limitato ad utilizzare un’attitudine naturalmente riferibile a ciascuno oppure se anche in questo caso abbia tenuto una condotta avente la suddetta caratterizzazione di particolare abilità prontezza sica sveltezza e quindi ancora una volta di “destrezza”. (Nella specie in applicazione di tale principio la Corte ha annullato con rinvio per difetto di motivazione la sentenza di merito con la quale era stata ritenuta la sussistenza dell’aggravante sulla base della sola considerazione che l’agente aveva operato il furto approfittando di un momento di distrazione della vittima laddove sarebbe stato necessario specificare se si fosse trattato di un semplice approfittamento di detta distrazione o se fossero state invece adottate modalità specifiche denotanti destrezza intesa come abilità fuori dell’ordinario). Cass. pen. sez. I 18 maggio 2017 n. 24821  

In tema di furto l’aggravante della destrezza si caratterizza per la spiccata rapidità di azione nell’impossessamento della cosa mobile altrui mentre lo “strappo” di cui all’art. 624 bis cod. pen. è una condotta connotata da un qualche grado di violenza seppur esercitata sulla cosa e non sulla persona direttamente finalizzata allo spossessamento del bene. (In applicazione del principio la S. C. ha riqualificato come furto con destrezza la condotta di tre giovani -originariamente contestata come furto con strappo – che dopo aver avvicinato la vittima ed averla distratta facendole perdere l’equilibrio con uno sgambetto gli avevano sfilato il telefono dalla tasca posteriore dei pantaloni). Cass. pen. sez. V 26 ottobre 2016 n. 44976

Non sussiste l’aggravante della destrezza nella ipotesi di furto commesso all’interno degli spogliatoi di un campo sportivo approfittando del concomitante svolgimento della partita di calcio difettando il requisito necessario della vigilanza del possessore contestuale alla condotta furtiva. Cass. pen. sez. V 6 maggio 2013 n. 19344

Non sussiste l’aggravante della destrezza nel caso di tentato furto di alcuni DVD all’interno di un supermercato in quanto in tal caso la condotta furtiva si concretizza nel prelievo della merce esposta negli appositi scaffali e nel suo repentino occultamento così da sottrarla alla sorveglianza mentre ai fini della configurabilità della predetta aggravante ancorché non sia necessario l’uso di particolare abilità la modalità della condotta deve pur sempre concretizzarsi in un “quid pluris” rispetto all’ordinaria materialità del fatto-reato ossia a quanto comunemente necessario per porre in essere la condotta furtiva. Cass. pen. sez. V 7 luglio 2011 n. 26560

In tema di furto l’aggravante della destrezza è compatibile con quella del mezzo fraudolento in quanto ciascuna delle due circostanze corrisponde a particolari modalità di condotta criminosa rientranti negli schemi posti dalla legge penale. Cass. pen. sez. V 14 marzo 2011 n. 10144

Sussiste la circostanza aggravante della destrezza (art. 625 comma primo n. 4 c.p.) qualora la condotta di sottrazione e di impossessamento del bene si realizzi mediante approfittamento delle condizioni più favorevoli per cogliere l’attimo del momentaneo distacco del proprietario della cosa e dunque di una condizione di attenuata difesa quale è quella di colui che la perda di vista per una frazione di tempo senza precludersi tuttavia il controllo e l’immediato ricongiungimento con essa; l’approfittamento di questa frazione di tempo in permanenza della vigilanza diretta e immediata della cosa configura la condotta elusiva che il legislatore intende punire più gravemente in quanto espressione di una particolare attitudine criminale del soggetto. Ne consegue che detta aggravante non ricorre nel caso in cui il derubato si trovi in altro luogo ancorché contiguo rispetto a quello in cui si sia consumata l’azione furtiva o comunque si sia allontanato da esso in quanto in questo caso la condotta non è caratterizzata da particolare abilità dell’agente nell’eludere il controllo di cui sia consapevole ma dalla semplice temerarietà di cogliere un’opportunità in assenza di detto controllo il che è estraneo alla fattispecie dell’aggravante della destrezza. Cass. pen. sez. V 23 marzo 2010 n. 11079

La circostanza aggravante della destrezza è compatibile con il furto tentato. Cass. pen. sez. IV 5 agosto 2009 n. 31973

La circostanza aggravante della destrezza si configura quando pur senza impiegare un’eccezionale abilità che impedisca al soggetto passivo di accorgersi del furto l’agente approfitti di una qualsiasi situazione oggettiva o soggettiva favorevole idonea a consentirgli di eludere la normale vigilanza dell’uomo medio a nulla rilevando che il soggetto passivo si accorga della manovra furtiva durante la sua esecuzione. Cass. pen. sez. IV 5 agosto 2009 n. 31973

Sussiste la circostanza aggravante della destrezza nel furto qualora il ladro approfitti per distrarre la vittima di una azione di disturbo operata da minori. Cass. pen. sez.  IV 25 marzo 2009 n. 13074

Integra il reato di furto con destrezza la condotta di chi approfittando del temporaneo allontanamento del proprietario per effettuare un prelievo allo sportello “self-service” di un centro commerciale sottragga dall’abitacolo della vettura lasciata incustodita ed aperta danaro ed altri effetti personali. Cass. pen. sez. IV 9 dicembre 2008 n. 45488 

In tema di furto aggravato la condotta di destrezza è quella condotta significativamente volta all’approfittamento di una qualunque situazione di tempo e di luogo idonea a svisare l’attenzione della persona offesa distogliendola dal controllo e dal possesso della cosa. (Nella fattispecie relativa al furto di 60 euro dal cassetto di un barbiere che si era momentaneamente allontanato dall’esercizio la Corte ha ritenuto che essendo il denaro custodito senza alcuna protezione o sicurezza la condotta non presentava particolari elementi di astuzia o di abilità e dunque non aveva le caratteristiche della destrezza). Cass. pen. sez. IV 20 novembre 2007 n. 42672

È configurabile l’aggravante della destrezza (art. 625 comma primo n. 2 c.p.) allorché l’attività di sottrazione sia caratterizzata da una particolare abilità dell’agente (anche espressa attraverso astuzia e rapidità) tale da menomare apprezzabilmente la capacità difensiva e la vigilanza del proprietario della cosa comunque esse si prospettino nel momento di commissione del fatto e quindi anche laddove si traducano in una custodia precaria; ne deriva che sussiste l’aggravante in questione allorché la condotta di sottrazione e di impossessamento del bene si realizzi mediante approfittamento – previo attento studio dei movimenti della vittima – delle condizioni più favorevoli per cogliere l’attimo del momentaneo distacco del proprietario dalla borsa e dunque di una condizione di attenuata difesa quale è quella di chi perda di vista la cosa per una frazione di tempo senza precludersi tuttavia il controllo e l’immediato ricongiungimento con essa ciò che configura la condotta elusiva che il legislatore intende punire più gravemente perché espressiva di una particolare attitudine criminale del soggetto. Cass. pen. sez. V 22 aprile 2005 n. 15262

È configurabile il furto con strappo quando la violenza è immediatamente rivolta verso la cosa e solo in via del tutto indiretta verso la persona che la detiene anche se a causa della relazione sica intercorrente tra cosa sottratta e possessore può derivare una ripercussione indiretta e involontaria sulla vittima mentre ricorre la rapina allorché la «res» è particolarmente aderente al corpo del possessore e questi istintivamente e deliberatamente contrasta la sottrazione cosicché la violenza necessariamente si estende alla sua persona dovendo l’agente vincerne la resistenza e non solo superare la forza di coesione inerente al normale contatto della cosa con essa. Cass. pen. sez. II 12 ottobre 2006 n. 34206

La circostanza aggravante speciale del numero delle persone prevista dall’art. 625 n. 5 cod. pen. per il delitto di furto non postula che le persone abbiano agito riunite e quindi può ritenersi realizzata anche nel caso di concorso morale indipendentemente dalla presenza o meno del concorrente sul luogo del fatto. Cass. pen. sez. V 20 giugno 2019 n. 27650

La circostanza aggravante speciale del numero delle persone prevista dall’art. 625 n. 5 c.p. per il delitto di furto non postula che le persone abbiano agito riunite e quindi può ritenersi realizzata anche nel caso di concorso morale indipendentemente dalla presenza o meno sul luogo del fatto. Cass. pen. sez. V 4 aprile 2011 n. 13566

In tema di furto ai fini della configurabilità dell’aggravante di cui all’art. 625 comma primo n. 6 cod. pen. (fatto commesso sul bagaglio dei viaggiatori) si qualifica “viaggiatore” anche colui che utilizzi per gli spostamenti il proprio veicolo essendo rilevante in tal senso non già l’entità della distanza percorsa o le ragioni del percorso ma lo spostamento in sé; costituiscono “bagaglio” le cose che il viaggiatore porta per le proprie necessità comodità o utilità personali o comunque attinenti alla propria attività lavorativa o alla finalità del viaggio. (Fattispecie in cui si è ritenuta sussistente l’aggravante in relazione ad una borsetta sottratta da un’auto parcheggiata durante il periodo in cui il proprietario si era allontanato per una passeggiata). Cass. pen. sez. V 7 settembre 2017 n. 40829

In tema di furto sono compatibili e concorrono le circostanze aggravanti del furto commesso su bagaglio del viaggiatore (art. 625 comma primo n. 6) e quella della destrezza (art. 625 comma primo n. 4) trattandosi di aggravanti aventi un diverso ambito di operatività in quanto la destrezza attiene al quomodo o alla modalità della condotta di sottrazione mentre il fatto commesso sul bagaglio del viaggiatore si caratterizza per la species della “res” e quindi per la particolarità dell’oggetto di sottrazione stante la scelta legislativa di ritenere le cose trasportate nei viaggi maggiormente vulnerabili e assimilabili alle cose esposte per necessità o per consuetudine alla pubblica fede. Cass. pen. sez. V 15 marzo 2017 n. 12590

Integra il tentato furto aggravato ai sensi dell’art. 625 comma primo n. 6 cod. pen. (fatto commesso sul bagaglio dei viaggiatori) la condotta di colui che tenti di impossessarsi della borsetta portata a bordo della propria autovettura dalla persona offesa considerato che quest’ultima si qualifica viaggiatore ancorché utilizzi per gli spostamenti il proprio veicolo e che anche in tal caso l’attenzione alle implicazioni del viaggio allenta il controllo sul proprio bagaglio che può ben consistere in una borsa che contenga documenti o valori. Cass. pen. sez. V 16 giugno 2011 n. 24386

Nel caso di danneggiamento di parti di un’autovettura compiuto alla presenza del proprietario che a bordo del veicolo ne esercita la custodia non si configura l’aggravante di cui all’art. 625 comma primo n. 7 cod. pen. e il fatto non è punibile non essendo previsto dalla legge come reato. Cass. pen. sez. II 1 febbraio 2019 n. 5251

Sussiste la circostanza aggravante del fatto commesso su cose esistenti in uffici o stabilimenti pubblici nel caso in cui il furto sia commesso in un ospedale inserito nel servizio nazionale e pertanto stabilimento pubblico. Cass. pen. sez. IV 18 aprile 2018 n. 17391

Agli effetti dell’art. 625 n. 7 c.p. devono ritenersi comprese nella nozione di “stabilimento pubblico” anche le parti accessorie degli edifici destinati all’esplicazione di pubbliche attività come le scale gli ingressi i corridoi i giardini che rispetto ai medesimi edifici hanno una funzione sussidiaria e complementare (Fattispecie in tema di furto di denaro commesso all’interno del botteghino di un teatro). Cass. pen. sez. IV 26 maggio 2015 n. 22029

In tema di danneggiamento le cose destinate a pubblico servizio – cui fa riferimento l’aggravante di cui al n. 7 dell’art. 625 cod. pen. (applicabile al reato in esame in virtù del comma secondo n. 3 dell’art. 635 cod. pen.) – non si identificano in quelle la cui fruizione sia pubblica ma in quelle la cui destinazione è per un servizio fruibile dal pubblico. (Fattispecie in cui l’aggravante è stata riconosciuta in un’ipotesi di danneggiamento delle radio ricetrasmittenti utilizzate dai vigili urbani per i compiti di istituto). Cass. pen. sez. VI 10 gennaio 2014 n. 698

È configurabile l’aggravante prevista dall’art. 625 n. 7 c.p. se il fatto sia stato commesso su cosa esistente in ufficio o stabilimento pubblico anche nel caso in cui la cosa sottratta non appartenga al detto ufficio o stabilimento o ad alcuna delle persone che vi siano addette come pure quando non abbia attinenza con le funzioni o le attività che vi vengono svolte in quanto la ragion d’essere dell’aggravante consiste nella necessità di una più efficace tutela del rispetto dovuto alla P.A. e della maggior fiducia che ispira la conservazione dei beni che si trovano nei suoi uffici. (In applicazione del principio è stata ritenuta sussistente l’aggravante in un caso in cui il furto aveva avuto ad oggetto un portafogli lasciato incustodito da una impiegata all’interno di un ospedale). Cass. pen. sez. V 18 dicembre 2013 n. 51195

In tema di reati contro il patrimonio sussiste l’aggravante di cui all’art. 625 comma primo n. 7 c.p. – sub specie di esposizione per necessità alla pubblica fede – nel caso in cui si verifichi il furto di una bicicletta parcheggiata sulla pubblica via la quale deve intendersi esposta per necessità e non già per consuetudine alla pubblica fede quando il detentore la parcheggi per una sosta momentanea lungo la strada. Cass. pen. sez. V 22 gennaio 2013 n. 3196

Integra il reato di furto aggravato (art. 624 e 625 comma primo n. 7 c.p.) l’impossessamento di somme di denaro sottratte dai locali delle “Poste italiane” attualmente costituenti S.p.A. in quanto il servizio postale ha conservato natura pubblicistica in ragione dell’interesse squisitamente pubblico che continua a perseguire con la conseguenza che i locali nei quali detto servizio si svolge assumono la qualifica di ufficio o stabilimento pubblico nei termini intesi dall’art. 625 comma primo n. 7 c.p. precisamente in vista della loro destinazione concernente attività di indiscutibile interesse pubblico. Cass. pen. sez. IV 31 ottobre 2011 n. 39257

È configurabile l’aggravante di cui all’art. 625 comma primo n. 7 c.p. nel caso in cui sia sottratto carburante da un veicolo adibito a servizio pubblico in quanto e da un lato detta condotta incidendo direttamente sull’autonomia operativa del mezzo ne pregiudica la funzionalità nell’espletamento del predetto servizio e dall’altro il carburante quale parte integrante dell’autoveicolo ne costituisce una “res cohaerens” condividendone la destinazione. Cass. pen. sez. V 16 marzo 2011 n. 10944

La parte civile – una volta nominato il difensore che abbia accettato l’incarico – ha l’onere di accertare che l’azione civile sia stata esercitata provvedendo ad una nuova nomina nel caso in cui il difensore sia sospeso dall’albo professionale; ne deriva che qualora non provveda a detto adempimento non è configurabile alcuna nullità delle notifiche effettuate alla parte civile rappresentata dal difensore sospeso. Cass. pen. sez. V 23 febbraio 2011 n. 7038

La circostanza aggravante del delitto di furto per il caso che il fatto venga commesso su cose esistenti in uffici o stabilimenti pubblici non ricorre nell’ipotesi in cui la sottrazione sia avvenuta su cose esistenti nella sala d’aspetto di uno studio dentistico. Cass. pen. sez. IV 22 gennaio 2009 n. 2858

Ai fini della sussistenza della fattispecie aggravante di furto di cose esistenti in uffici o stabilimenti pubblici l’ufficio deve essere qualificato come «pubblico » in ragione della natura dell’attività che viene svolta al suo interno e non in ragione del fatto che il pubblico vi sia o meno ammesso. Pertanto ufficio pubblico è soltanto quello destinato all’estrinsecazione di una funzione di pubblico interesse o di pubblica utilità che lo Stato o altro ente pubblico persegua in modo diretto o indiretto indipendentemente dal fatto che esso appartenga a privati o sia da essi gestito. (Nella fattispecie è stata esclusa la sussistenza dell’aggravante con riguardo al furto di un capo di vestiario perpetrato all’interno di un locale del palazzo di giustizia adibito a spogliatoio degli avvocati ). Cass. pen. sez. IV 19 maggio 2008 n. 20022

Ai fini della configurabilità dell’aggravante prevista dall’art. 625 n. 7 c.p. per il caso in cui il fatto sia stato commesso su cosa esistente in ufficio o stabilimento pubblico è indifferente che la cosa non appartenga al detto ufficio o stabilimento o ad alcuna delle persone che vi siano addette come pure che non abbia attinenza con le funzioni o le attività che vi vengono svolte in quanto la ragion d’essere dell’aggravante consiste nella necessità di una più efficace tutela del rispetto dovuto alla P.A. e della maggior fiducia che ispira la conservazione dei beni che si trovano nei suoi uffici. (Nella specie in applicazione di tale principio la Corte ha annullato con rinvio la sentenza del giudice di merito che aveva escluso la sussistenza dell’aggravante in un caso in cui il furto aveva avuto ad oggetto un telefono cellulare sottratto dall’interno del soprabito che la persona offesa dovendo conferire con un funzionario aveva lasciato nella sala d’attesa dell’ufficio cui il funzionario era addetto). Cass. pen. sez. V 27 marzo 2008 n. 13099

Il furto commesso all’interno dei locali dell’Ente Fiera di Milano deve intendersi aggravato dalla circostanza prevista dall’art. 625 n. 7 c.p. avendo ad oggetto «cose esistenti in stabilimenti pubblici» posto che l’Ente svolge attività di interesse generale disciplinate da norme pubbliche nazionali e regionali le quali impongono tra l’altro all’Ente medesimo il perseguimento di obiettivi di carattere pubblicistico. Cass. pen. sez. IV 25 gennaio 2007 n. 2594

La circostanza aggravante di cui all’art. 625 n. 7 c.p. – che concerne il furto commesso su cose esposte per necessità per consuetudine o per destinazione alla pubblica fede – non è integrata con riguardo alla sottrazione di un telefono cellulare lasciato a bordo di un’autovettura trattandosi di apparecchio che non costituisce normale dotazione del veicolo e d’altra parte è facilmente ed usualmente destinato alla custodia sulla persona del proprietario. Cass. pen. sez. IV 14 agosto 2003 n. 34409

La previsione di cui all’art. 625 n. 7 c.p. si fonda sul maggiore rispetto che va attribuito a determinate cose in ragione delle condizioni in cui le stesse si trovano o della loro destinazione cosicché l’operatività dell’aggravante dipende solo dall’effettiva presenza di dette condizioni a prescindere dagli effetti provocati dall’azione delittuosa sul bene ritenuto meritevole di speciale tutela (nella specie la S.C. ha ritenuto configurabile l’aggravante de qua nel caso di furto di energia elettrica attuato mediante allacciamento abusivo e diretto alla rete elettrica dell’Energia indipendentemente dal fatto che tale condotta avesse arrecato effettivo nocumento alla fornitura di energia agli altri utenti). (Mass. redaz.). Cass. pen. sez. IV 31 maggio 2002 n. 972

Ai fini dell’aggravante di cui all’art. 625 n. 7 cod. pen. devono intendersi esposte “per necessità e consuetudine” alla pubblica fede anche le cose ingombranti o pesanti che la vittima abbia temporaneamente lasciate in un’autovettura parcheggiata sulla pubblica strada per attendere ad altre incombenze nonché gli oggetti e i documenti ivi custoditi per necessità o comodità. (In motivazione la Corte ha chiarito che assumono rilievo nella “ratio” dell’aggravante non soltanto i bisogni di carattere straordinario ma anche le ordinarie incombenze della vita quotidiana). Cass. pen. sez. V 20 settembre 2019 n. 38900

Non integra l’ipotesi di danneggiamento aggravato ai sensi dell’art. 635 comma secondo n. 1 in relazione all’art. 625 comma primo n. 7 cod. pen. (fatto commesso su cose esposte alla pubblica fede) la forzatura della porta di ingresso di un locale pubblico all’interno del quale sia presente il titolare considerato che la “ratio” della maggiore tutela accordata alle cose esposte per necessità per consuetudine o per destinazione alla pubblica fede va individuata nella minorata possibilità di difesa connessa alla particolare situazione dei beni in quanto posti al di fuori dalla sfera di diretta vigilanza del proprietario e quindi affidati interamente all’altrui senso di onestà e di rispetto. Cass. pen. sez. II 29 maggio 2017 n. 26857

Integra il reato di furto aggravato dall’esposizione della cosa alla pubblica fede la sottrazione all’interno di un esercizio commerciale di prodotti dotati di placca antitaccheggio in quanto tale dispositivo consistendo nella mera rilevazione acustica della merce occultata al passaggio alle casse non ne consente il controllo a distanza che esclude l’esposizione della merce alla pubblica fede. . Cass. pen. sez. V 3 maggio 2017 n. 21158

In tema di reati contro il patrimonio sussiste l’aggravante di cui all’art. 625 comma primo n. 7 cod. pen. – “sub specie” di esposizione per necessità alla pubblica fede – nel caso in cui si verifichi il furto di una bicicletta parcheggiata sulla pubblica via la quale deve intendersi esposta per necessità e non già per consuetudine alla pubblica fede quando il detentore la parcheggi per una sosta momentanea lungo la strada . Cass. pen. sez. IV 30 gennaio 2017 n. 4200

Il delitto di furto di cui all’art. 624-bis cod. pen. può essere aggravato ai sensi dell’art. 625 comma primo n. 7 dello stesso codice dalla esposizione alla pubblica fede essendo tale aggravante configurabile anche quando la cosa si trova in luogo privato ma aperto al pubblico o comunque facilmente accessibile. (Fattispecie relativa al furto di un’autovettura lasciata all’interno di un cortile liberamente accessibile di un’abitazione). Cass. pen. sez. IV 29 dicembre 2016 n. 55227

Il furto di un navigatore satellitare anche se estraibile lasciato all’interno di un’autovettura deve ritenersi aggravato dall’esposizione alla pubblica fede ai sensi dell’art. 625 comma primo n. 7 cod. pen. in quanto tale dispositivo è stabilmente destinato nella comune pratica al servizio del veicolo e in quanto tale fine costituisce normale dotazione. Cass. pen. sez. V 2 novembre 2015 n. 44171

La circostanza aggravante dell’esposizione alla pubblica fede prevista dall’art. 625 n. 7 cod. pen. sussiste anche nel caso in cui la cosa si trova in luoghi privati ma aperti al pubblico ed è soggetta a sorveglianza saltuaria posto che la ragione dell’aggravamento consiste nella volontà di apprestare una più elevata tutela alle cose mobili lasciate dal possessore in modo temporaneo o permanente senza custodia continua. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto corretta la decisione impugnata che aveva ravvisato la sussistenza dell’aggravante in relazione al tentativo di furto delle offerte contenute nella cassetta posta all’interno di una chiesa). Cass. pen. sez. V 3 marzo 2015 n. 9245

Integra il reato di furto aggravato ai sensi dell’art. 625 comma primo n. 7 cod. pen. la sottrazione di rami e tronchi asportati da alberi di faggio ubicati in zona demaniale trattandosi di cose che per destinazione oltre che per necessità naturale sono esposte alla pubblica fede; né è rilevante a tal fine il fatto che l’esposizione non dipenda da un’azione o da un’omissione del possessore potendo essa derivare anche da una condizione originaria della cosa sottratta avuto riguardo alla ratio dell’aggravante in questione preordinata alla tutela di un bene che non può essere adeguatamente protetto. Cass. pen. sez. V 26 gennaio 2015 n. 3550

Integra il reato di furto aggravato dall’esposizione alla pubblica fede della cosa la condotta di chi sottrae alcune racchette da tennis ed alcuni capi di abbigliamento all’interno dei locali di un circolo sportivo privato dotato di sistema di video sorveglianza a circuito chiuso quando la sorveglianza è esercitata in modo non continuativo ed è quindi inidonea ad impedire il libero accesso da parte del pubblico atteso che ai fini della configurabilità dell’aggravante assume rilievo non la natura privata o pubblica del luogo di esposizione del bene ma la facilità di raggiungere la “res” oggetto di sottrazione. Cass. pen. sez. V 25 marzo 2014 n. 14022

È configurabile l’aggravante della esposizione della cosa per necessità e per consuetudine o per destinazione alla pubblica fede (art. 625 comma primo n. 7 c.p.) nel caso in cui il soggetto attivo si impossessi di effetti personali sottratti ai clienti di una discoteca sussistendo in tal caso l’abitudine di abbandonare temporaneamente i propri effetti personali per andare sulla pista a ballare; né l’aggravante in questione può essere esclusa da una sorveglianza meramente saltuaria o eventuale da parte del soggetto che abbia la disponibilità delle cose attesa la “ratio” della norma che è quella di tutelare l’affidamento del presumibile rispetto dei terzi verso l’altrui proprietà. Cass. pen. sez. V 10 novembre 2010 n. 39631

Nel furto la circostanza aggravante dell’esposizione della cosa alla pubblica fede non è esclusa dall’esistenza nel luogo in cui si consuma il delitto di un sistema di videoregistrazione che non può considerarsi equivalente alla presenza di una diretta e continua custodia da parte del proprietario o di altra persona addetta alla vigilanza. Cass. pen. sez. V 1 ottobre 2010 n. 35473

Ricorre la circostanza aggravante del reato di furto consistente nell’essere le cose che ne sono oggetto esposte per consuetudine alla pubblica fede quando le condotte di sottrazione e impossessamento afferiscono a prodotti alimentari che siano stati depositati nei pressi dell’esercizio commerciale a cui sono destinati poco prima dell’apertura dello stesso dovendosi aver riguardo alla prassi conforme a usi e abitudini sociali seppure motivata da ragioni di comodità e non imposta da situazioni di necessità. Cass. pen. sez. IV 27 settembre 2010 n. 34850

Integra il tentativo di furto aggravato dall’esposizione della cosa alla pubblica fede la tentata sottrazione all’interno di un esercizio commerciale di capi di abbigliamento dotati di placche antitaccheggio in quanto tale dispositivo consistendo nella mera rilevazione acustica della merce occultata al passaggio alle casse non consente il controllo del percorso della merce dal banco di esposizione alla cassa e quindi non comporta il controllo a distanza che esclude l’esposizione della merce alla pubblica fede. Cass. pen. sez. V 28 dicembre 2009 n. 49640

Non sussiste la circostanza aggravante dell’esposizione alla pubblica fede nel furto di beni asportati dai banchi di un supermercato e dotati di un apposito dispositivo “antitaccheggio” che assicura un controllo costante e diretto incompatibile con la situazione di affidamento alla pubblica fede di avventori e clienti. Cass. pen. sez. II 6 ottobre 2009 n. 38716

Integra il reato di furto aggravato dall’esposizione alla pubblica fede della cosa la condotta di chi sottragga un’autovettura parcheggiata in luogo privato liberamente accessibile atteso che la natura privata o pubblica del luogo di esposizione del bene è irrilevante ai fini della configurabilità della citata aggravante. Cass. pen. sez. IV 21 maggio 2009 n. 21285

Ricorre la circostanza aggravante di cui all’art. 625 n. 7 c.p. nel furto d’acqua dalla rete idrica comunale in ragione della destinazione pubblica della “res furtiva” a rischio per la pubblica utilità dato che riduce la possibilità di fruizione collettiva. Cass. pen. sez. IV 14 maggio 2009 n. 20404

Nel reato di furto la circostanza aggravante della esposizione del bene alla pubblica fede non sussiste qualora la tutela dello stesso risulti garantita da congegni idonei ad assicurare una sorveglianza assidua e continuativa. (Fattispecie di furto di autovettura parcheggiata su strada pubblica munita di sistema di antifurto satellitare che ne consentiva la sorveglianza continua ad opera di incaricato del proprietario). Cass. pen. sez. V 26 novembre 2008 n. 44157

In tema di furto l’aggravante della esposizione della cosa per necessità o per consuetudine o per destinazione alla pubblica fede (art. 625 comma primo n. 7 c.p.) è integrata nel caso in cui il soggetto attivo si impossessi di radiatori da riscaldamento in quanto la “ratio” dell’aggravamento della pena è l’esposizione della cosa alla pubblica fede condizione che può sussistere anche se essa si trovi in un luogo privato cui per mancanza di sorveglianza o di recinzione si possa liberamente accedere. Cass. pen. sez. V 6 novembre 2008 n. 41375

Sussiste l’aggravante di cui all’art. 625 comma primo n. 7 c.p. – « sub specie» di esposizione della cosa per necessità o per consuetudine o per destinazione alla pubblica fede – nel caso in cui il soggetto attivo si impossessi di effetti personali sottratti ai bagnanti sulla spiaggia in quanto rientra nelle abitudini sociali e nella pratica di fatto lasciare incustoditi tali oggetti da coloro che abbandonino temporaneamente la spiaggia per andare a fare il bagno. Cass. pen. sez. V 4 aprile 2008 n. 14305

Sussiste l’aggravante di cui all’art. 625 comma primo n. 7 c.p. qualora il furto del motociclo esposto alla pubblica fede sia commesso in un luogo avente un sistema di videosorveglianza il quale ancorché consenta la conoscenza postuma delle immagini registrata dalla telecamera non costituisce di per sé una difesa idonea a impedire la consumazione dell’illecito attraverso un immediato intervento ostativo. Cass. pen. sez. V 12 febbraio 2008 n. 6682

Integra l’aggravante dell’esposizione alla pubblica fede (art. 625 comma primo n. 7 c.p.) il tentativo di sottrarre il gasolio dal serbatoio di due autobus parcheggiati in area adiacente alla stazione ferroviaria trattandosi di area aperta al pubblico. Cass. pen. sez. V 8 febbraio 2008 n. 6355

Ai fini della circostanza aggravante di cui all’art. 625 comma primo n. 7 c.p. per pubblica fede deve intendersi il senso di affidamento verso la proprietà altrui sul quale fa affidamento chi deve lasciare una cosa anche solo temporaneamente incustodita. (Nel caso di specie la Corte ha ritenuto sussistere l’aggravante nella sottrazione di un paio di scarpe in un negozio privo di servizio di sorveglianza e di un «percorso obbligatorio di uscita» e nel quale gli esercenti erano addetti prevalentemente al ricevimento dei clienti). Cass. pen. sez. IV 1 febbraio 2008 n. 5113

Nel reato di furto sussiste l’aggravante dell’esposizione della cosa per necessità o per consuetudine o per destinazione alla pubblica fede nel caso in cui il soggetto attivo si impossessi di medicinali sottratti nel reparto infermieristico dall’apposito carrello considerato che l’esposizione della cosa alla pubblica fede è caratterizzata – oltre che da mancanza di custodia e rinuncia a mezzi protettivi – anche e per equiparazione dall’adozione di mezzi protettivi privi di efficacia in quanto agevolmente superabili in antitesi alla situazione di normale custodia. (In applicazione di tale principio la S.C. ha ritenuto immune da censure la decisione del giudice di appello che aveva ritenuto integrata l’aggravante in questione nella sottrazione di medicinali lasciati per necessità sul carrello dei farmaci dal personale infermieristico che non poteva contemporaneamente somministrare farmaci e sorvegliare continuativamente i medicinali). Cass. pen. sez. V 4 aprile 2007 n. 13851

Sussiste l’aggravante di cui all’art. 625 comma primo n. 7 c.p. – sub specie di esposizione della cosa per necessità o per consuetudine o per destinazione alla pubblica fede – nel caso in cui il soggetto attivo si impossessi della merce sottratta dai banchi di un supermercato considerato che nei supermercati – in cui la scelta delle merci avviene con il sistema del self service – la vigilanza praticata dagli addetti è priva di carattere continuativo e si connota come occasionale e/o a campione mentre l’esclusione dell’aggravante in questione richiede che sulla cosa sia esercitata una custodia continua e diretta non essendo sufficiente a tal fine una vigilanza generica saltuaria ed eventuale. Cass. pen. sez. V 11 ottobre 2006 n. 34009

Il furto di un telefono cellulare lasciato all’interno di un’autovettura collegato all’impianto «viva voce» può ritenersi aggravato dall’esposizione alla pubblica fede allorché sia configurabile un concreto disagio per il possessore nel compiere le manovre necessarie ad asportarlo dall’alloggiamento in relazione alla breve durata dell’allontanamento dal veicolo. (In motivazione la Corte ha osservato che la «necessità» della esposizione richiesta dalla norma va intesa non in senso assoluto come impossibilità della custodia da parte del titolare del bene ma in senso relativo cioè in rapporto alle particolari circostanze del caso). Cass. pen. sez. V 31 luglio 2006 n. 26947

Non sussiste l’aggravante di cui all’art. 625 comma primo n. 7 c.p. – sub specie di esposizione per consuetudine alla pubblica fede – nel caso in cui si verifichi il furto di una bicicletta abbandonata senza alcuna custodia in una pubblica via in quanto la consuetudine di cui al succitato art. 625 comma primo n. 7 designa la pratica di fatto rientrante negli usi e nelle abitudini sociali desunta sulla base di condotte verificate come ripetitive in un ampio arco temporale e tali pertanto da essere riconducibili a notorietà. Tali estremi non sono integrati nella specie in quanto non può qualificarsi radicata abitudine del ciclista quella di lasciare la propria bicicletta sulla pubblica via senza avere cura di assicurarla mediante l’utilizzo della chiave di chiusura in originaria dotazione ovvero della catena antifurto ordinariamente commercializzata come accessorio. Cass. pen. sez. V 10 marzo 2006 n. 8450

In tema di furto ai fini dell’applicazione della circostanza aggravante di cui all’art. 625 n. 7 c.p. il concetto di «necessità» va inteso in senso relativo e comprende ogni apprezzabile esigenza di condotta imposta da particolari situazioni in contrapposizione agli opposti concetti di comodità e di trascuratezza nella vigilanza; d’altra parte la consuetudine va intesa quale pratica di fatto generale e costante ancorchè non imposta da esigenza dalla quale non possa prescindersi (Fattispecie in cui la Corte di cassazione ha ritenuto la sussistenza dell’aggravante di cui all’art. 625 n. 7 c.p. nel furto di beni destinati alla Caritas Diocesana e collocati in cassonetti predisposti dall’ente medesimo e situati sulla pubblica via incustoditi in attesa del trasporto presso il destinatario secondo una prassi ormai usuale). Cass. pen. sez. V 21 aprile 2005 n. 14978

In tema di furto la sottrazione o asportazione della sabbia o della ghiaia dal lido del mare o dal letto dei umi determina la configurabilità concorrente ai sensi dell’art. 625 n. 7 c.p. sia della circostanza aggravante dell’esposizione della cosa alla pubblica fede sia di quella della destinazione della cosa a pubblica utilità giacchè il prelievo del materiale lede attraverso il danno idrogeologico all’arenile la pubblica utilità dei umi o la fruibilità dei lidi marini. (In motivazione la Corte ha peraltro precisato che alla luce del principio di offensività non possono ritenersi configurare l’ipotesi delittuosa comportamenti solo minimamente incidenti sulla cosa – asporto di quantità irrilevanti di sabbia per attività ricreative – che non ledono il bene giuridico e non concretizzano l’illecito penalmente rilevante). Cass. pen. sez. IV 9 aprile 2004 n. 16894

In tema di furto di autovettura sussiste la circostanza aggravante dell’esposizione alla pubblica fede (art. 625 n. 7 c.p.) nel caso di chiusura a chiave delle serrature delle portiere dell’auto parcheggiata sulla pubblica via in quanto detto accorgimento non costituisce un grave ostacolo all’azione furtiva; tale circostanza ricorre non solo in relazione all’azione furtiva avente per oggetto l’auto ma anche a quella riguardante gli oggetti in essa custoditi che costituiscono un suo accessorio e che comunque non sono facilmente trasportabili. Cass. pen. sez. V 2 aprile 2004 n. 15583

In tema di furto nei supermercati la predisposizione da parte dell’avente diritto di un servizio permanente di vigilanza esclude la configurabilità dell’aggravante di cui all’art. 625 n. 7 c.p. (esposizione alla pubblica fede). Cass. pen. sez. IV 20 febbraio 2004 n. 7297

Agli effetti della circostanza aggravante di cui all’art. 625 n. 7 c.p. devono considerarsi esposti alla pubblica fede quegli oggetti che pur non costituendo parte essenziale del ciclomotore in sosta ne costituiscono secondo l’uso corrente normale dotazione e non possono agevolmente essere portati con sé dal detentore nel momento in cui si allontana dal veicolo. (Fattispecie relativa al casco lasciato sopra il ciclomotore parcheggiato in un centro commerciale). Cass. pen. sez. V 17 marzo 2003 n. 12373

Integra il reato di furto aggravato dall’esposizione della cosa alla pubblica fede la condotta di chi si appropria di una linea ferrata in disuso atteso che il bene resta di proprietà dello Stato – indipendentemente dalla sua utilizzazione – fino a che non venga dismesso nelle forme di legge. Cass. pen. sez. IV 28 febbraio 2002 n. 8178

Ai fini dell’applicabilità dell’aggravante prevista dall’art. 625 n. 7 c.p. deve ritenersi esposta alla pubblica fede la rete elettrica con la conseguenza che la captazione dell’energia condotta nei cavi esterni integra gli estremi del furto aggravato in quanto concernente cosa esposta alla pubblica fede. Cass. pen. sez. V 20 settembre 2001 n. 34115

Ai fini della configurabilità dell’aggravante prevista dall’art. 625 n. 7-bis cod. pen. è necessaria la sussistenza di due requisiti uno riferito al soggetto passivo del reato di furto che deve assumere la qualifica di soggetto pubblico o di privato che gestisce un servizio pubblico in regime concessorio; l’altro oggettivo e collegato al nesso funzionale che deve connettere la cosa sottratta all’erogazione del servizio pubblico nel senso che quest’ultima deve essere parte di un’infrastruttura effettivamente destinata all’erogazione del servizio pubblico. (Fattispecie in cui la Corte ha escluso la sussistenza dell’aggravante dal momento che le tubazioni oggetto di furto erano parte di un’infrastruttura in disuso di proprietà di Poste Italiane s.p.a.). Cass. pen. sez. V 26 maggio 2017 n. 26447

In tema di aggravanti del reato di furto la nozione di “necessità” dell’esposizione alla pubblica fede non ricomprende soltanto i beni esposti per destinazione o consuetudine ma anche quei beni che in tale condizione si trovino in ragione di impellenti bisogni della vita quotidiana ai quali l’offeso è chiamato a far fronte. (Fattispecie riguardante il furto di un portafogli lasciato in un furgone con la portiera aperta parcheggiato al fianco di una barca nella quale la persona offesa effettuava le pulizie al fine di permettere il diretto collegamento delle apparecchiature necessarie all’imbarcazione medesima). Cass. pen. sez. II 1 agosto 2016 n. 33557

Integra il delitto di cui all’art. 635 comma secondo n. 3 c.p. (in relazione all’art. 625 comma primo n. 7 c.p.) il danneggiamento di un’antenna radar posta all’interno di una base militare trattandosi di cosa destinata a pubblica difesa. Cass. pen. sez. VI 30 gennaio 2014 n. 4404

L’impossessamento abusivo dell’acqua convogliata nelle condutture dell’acquedotto municipale integra il reato di furto aggravato e non la violazione amministrativa prevista dall’art. 23 del d.l.vo 11 maggio 1999 n. 152 che si riferisce alle sole acque pubbliche ossia ai flussi non ancora convogliati in invasi o cisterne. Cass. pen. sez. IV 12 febbraio 2013 n. 6965

Integra l’aggravante di cui all’art. 625 comma primo n. 7 c.p. la sottrazione di beni costituenti la dotazione di un vagone ferroviario in quanto ciò determina un pregiudizio all’efficienza del servizio pubblico ferroviario rivolto alla generalità degli utenti. Cass. pen. sez. V 5 aprile 2011 n. 13659

È configurabile l’aggravante di cui all’art. 625 comma primo n. 7 c.p. nel caso in cui sia sottratto carburante da un veicolo adibito a servizio pubblico in quanto e da un lato detta condotta incidendo direttamente sull’autonomia operativa del mezzo ne pregiudica la funzionalità nell’espletamento del predetto servizio e dall’altro il carburante quale parte integrante dell’autoveicolo ne costituisce una “res cohaerens” condividendone la destinazione. Cass. pen. sez. V 16 marzo 2011 n. 10944

Agli effetti dell’art. 625 n 7 c.p. gli alberi appartenenti ad un comune e adibiti a una funzione ornamentale debbono considerarsi destinati a pubblica utilità. Cass. pen. sez. V 7 febbraio 2007 n. 5000

I corsi d’acqua per legge beni immobili per poter essere oggetto di furto devono essere smobilizzati cioè distolti almeno in parte dal loro normale corso a beneficio di un soggetto che in tal modo si impossessa del bene divenuto mobile. Cass. pen. sez. IV 26 aprile 2005 n. 15431

Il fondo e il sottofondo marini costituenti la cosiddetta «piattaforma continentale» rientrano tra le cose destinate a pubblica utilità ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 625 n. 7 c.p. in quanto pur qualificabili come res communis omnium sono soggetti anche sotto il profilo del diritto internazionale (Convenzione di Ginevra del 1958) alla sovranità dello Stato che è portatore diretto dell’interesse alla loro integrità sia per quanto riguarda la conservazione come risorse naturali e la duratura fruizione da parte di tutti sia per poterne disporre iure imperii nei casi previsti dalla legge. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto la sussistenza del reato di danneggiamento aggravato perseguibile d’ufficio ai sensi degli artt. 635 comma secondo n. 3 e 625 n. 7 c.p. nell’esercizio di attività di pesca con motobarca munita di rastrello in area lagunare diversa da quella consentita). Cass. pen. sez. II 23 giugno 2004 n. 28153

In materia di furto è configurabile l’aggravante di cui all’art. 625 n. 7) c.p. nel caso che sia asportata una rilevante quantità di materiale inerte dall’alveo di un fiume in quanto sebbene la sabbia o ghiaia prelevata perda nel momento in cui viene “mobilizzata” la natura demaniale che compete al greto del fiume nel suo insieme tale attività è idonea a pregiudicare lo stato del greto del fiume ossia del bene immobile destinato a pubblica utilità. Cass. pen. sez. IV 14 ottobre 2002 n. 34360

Risponde di furto aggravato ex art. 625 n. 7 c.p. e non del mero illecito amministrativo previsto dagli artt. 17 e 219 del R.D. 11 dicembre 1933 n. 1775 il presidente di un consorzio di acquedotti che utilizzi l’acqua di un fiume in misura superiore a quanto stabilito nell’atto di concessione trattandosi di norme che tutelano beni giuridici diversi ossia la proprietà con la sanzione penale e l’ambiente e la salubrità delle acque con quella amministrativa. Cass. pen. sez. IV 21 novembre 2001 n. 37237

In tema di furto in abitazione qualora più circostanze aggravanti ed attenuanti,soggette a giudizio di comparazione concorrano con la circostanza aggravante ad effetto speciale di cui agli art. 624-bis terzo comma e 625 cod. pen. (esclusa dal giudizio di bilanciamento) deve essere previamente effettuato il giudizio di comparazione ex art. 69 cod. pen. e nel caso in cui risultino prevalenti una o più circostanze ad effetto speciale torna applicabile anche quanto alla aggravante “privilegiata” di cui agli art. 624-bis terzo comma e 625 cod. pen. il regime del cumulo giuridico di cui all’art. 63 quarto comma cod. pen. Cass. pen. sez. V- 18 ottobre 2018 n. 47519

La pena edittale stabilita per il furto pluriaggravato dall’art. 625 ultimo comma c.p. è la stessa tanto se concorrano tutte le aggravanti specifiche previste nel primo comma dello stesso articolo quanto se concorrano una o più delle suddette aggravanti specifiche ed una o più delle aggravanti comuni previste dall’art. 61 c.p. Cass. pen. sez. IV 14 ottobre 2010 n. 36829

Per la sussistenza della circostanza aggravante di cui all’art. 625 comma primo n. 1 c.p. (prima della sua abrogazione a seguito dell’entrata in vigore dell’art. 2 comma terzo della legge 26 marzo 2001 n. 128) occorre un nesso finalistico tra l’ingresso nell’abitazione della persona offesa e l’impossessamento da parte del colpevole della cosa mobile da esso sottratta e non un collegamento meramente occasionale. L’aggravante di abuso di relazioni domestiche è di regola incompatibile con l’aggravante di cui all’art. 625 comma primo n. 1 c.p. giacché le relazioni domestiche presuppongono un rapporto in forza del quale l’agente ha libero accesso nel luogo abitato dalla P.O. Le due aggravanti possono concorrere qualora l’accesso nell’abitazione nella forma in cui si è realizzato non sia stato consentito dalla P.O. ma sia stato agevolato dalle preesistenti relazioni domestiche di cui l’agente ha appunto abusato. Cass. pen. sez. II 26 gennaio 2005 n. 2347

In tema di furto la circostanza aggravante di cui all’art. 625 comma primo n.8-bis cod. pen. sussiste anche nel caso in cui la persona offesa sia in procinto di salire (o scendere) da un mezzo di pubblico trasporto poiché anche in tal caso ricorre la “ratio” di maggior tutela dell’utente che vede minorate le sue capacità di difesa e di vigilanza dalla pressione degli altri viaggiatori e dal limitato periodo di apertura delle porte del veicolo. Cass. pen. sez. V- 16 agosto 2019 n. 36141

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