Art. 617 bis – Codice Penale

(R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398)

Installazione di apparecchiature atte ad intercettare od impedire comunicazioni o conversazioni telegrafiche o telefoniche

Articolo 617 bis - Codice Penale

Chiunque, fuori dei casi consentiti dalla legge (266 ss. c.p.p.), installa apparati, strumenti, parti di apparati o di strumenti al fine di intercettare od impedire comunicazioni o conversazioni telegrafiche o telefoniche tra altre persone è punito con la reclusione da uno a quattro anni (623 bis).
La pena è della reclusione da uno a cinque anni se il fatto è commesso in danno di un pubblico ufficiale (357) nell’esercizio o a causa delle sue funzioni ovvero da un pubblico ufficiale o da un incaricato di un pubblico servizio (358) con abuso dei poteri o con violazione dei doveri inerenti alla funzione o servizio o da chi esercita anche abusivamente la professione di investigatore privato.

Articolo 617 bis - Codice Penale

Chiunque, fuori dei casi consentiti dalla legge (266 ss. c.p.p.), installa apparati, strumenti, parti di apparati o di strumenti al fine di intercettare od impedire comunicazioni o conversazioni telegrafiche o telefoniche tra altre persone è punito con la reclusione da uno a quattro anni (623 bis).
La pena è della reclusione da uno a cinque anni se il fatto è commesso in danno di un pubblico ufficiale (357) nell’esercizio o a causa delle sue funzioni ovvero da un pubblico ufficiale o da un incaricato di un pubblico servizio (358) con abuso dei poteri o con violazione dei doveri inerenti alla funzione o servizio o da chi esercita anche abusivamente la professione di investigatore privato.

Note

Tabella procedurale

Arresto: facoltativo in flagranza. 381 c.p.p.
Fermo di indiziato di delitto: non consentito.
Misure cautelari personali: consentite. 280287 c.p.p.
Autorità giudiziaria competente: Tribunale monocratico. 33 ter c.p.p.
Procedibilità: d’ufficio. 50 c.p.p.

Massime

I programmi informatici denominati “spy-software” che se installati in modo occulto su un telefono cellulare un “tablet” o un PC consentono di captare tutto il traffico dei dati in arrivo o in partenza dal dispositivo rientrano tra gli “apparati strumenti parti di apparati o di strumenti” diretti all’intercettazione o all’impedimento di comunicazioni o conversazioni telegrafiche o telefoniche tra altre persone di cui all’art. 617-bis comma primo cod. pen. in quanto tale norma delinea una categoria aperta suscettibile di essere implementata per effetto delle innovazioni tecnologiche che nel tempo consentono di realizzare gli scopi vietati dalla legge. Cass. pen. sez. V 5 aprile 2019 n. 15071

Il reato di installazione di apparecchiature atte ad intercettare od impedire comunicazioni o conversazioni previsto dall’art.617-bis cod. pen. si configura solo se l’installazione è finalizzata ad intercettare o impedire comunicazioni tra persone diverse dall’agente per cui il delitto non ricorre nell’ipotesi in cui si utilizzi un “jammer telefonico” ossia un disturbatore telefonico al fine di impedire l’intercettazione di comunicazioni sia tra presenti che telefoniche intrattenute dal soggetto che predispone l’apparecchio. Cass. pen. sez. VI 30 agosto 2018 n. 39279

Integra il reato di installazione di apparecchiature atte a intercettare od impedire comunicazioni o conversazioni telegrafiche o telefoniche (art. 617 bis e 623 bis c.p.) la condotta di colui che installi una telecamera – occultandola all’interno di una scatola di plastica fissandola a un palo della luce e posizionandola ad alcuni metri dal suolo – con l’obiettivo rivolto all’ingresso di uno stabile al fine di captare illecitamente immagini ovvero comunicazioni e conversazioni di terzi. Né ha rilievo ai fini della configurabilità del reato l’effettiva intercettazione o registrazione di altrui comportamenti o comunicazioni dovendosi avere riguardo alla sola attività di installazione e non a quella successiva dell’intercettazione o impedimento delle altrui comunicazioni che rileva solo come fine della condotta con la conseguenza che il reato si consuma anche se gli apparecchi installati fuori dall’ipotesi di una loro inidoneità assoluta non siano stati attivati o addirittura non abbiano funzionato. Cass. pen. sez. V 27 gennaio 2011 n. 3061

Integra gli estremi del reato previsto dall’art. 617 bis c.p. e non quello di cui all’art. 18 comma quarto R.D. n. 1067 del 1923 l’installazione di una apparecchio radioricevente idoneo ad intercettare le trasmissioni delle forze di polizia. (Nella specie l’imputato era stato sorpreso in possesso di un ricevitore di radiofrequenze sintonizzato su frequenze dei carabinieri e di altre forze di polizia) Cass. pen. sez. VI 2 aprile 2008 n. 13745

Integra il reato di installazione di apparecchiature atte ad intercettare od impedire comunicazioni o conversazioni telegrafiche o telefoniche (art. 617 bis c.p.) e non quello di cui all’art. 18 comma quarto R.D. n. 1067 del 1923 (che sanziona chiunque senza l’espressa autorizzazione del competente ministero intercetti e propali con qualsiasi mezzo il contenuto della corrispondenza radiotelegrafica e radiotelefonica) la condotta di colui che installi un apparecchio radioricevente per intercettare le trasmissioni della Centrale operativa dei carabinieri considerata la modica del quadro normativo intervenuta ad opera dell’art. 8 della L. n. 547 del 1993 che ha modificato l’art. 623 bis c.p. – eliminando il riferimento alle trasmissioni effettuate «con collegamento su lo o ad onde guidate» – ed ha pertanto ampliato l’area di operatività della disciplina dettata dal codice a tutela dell’inviolabilità dei segreti. Cass. pen. sez. V 1 febbraio 2008 n. 5299

Non sussistono gli estremi del reato di cui all’art. 617 bis c.p. (installazione di apparecchiature atte ad intercettare od impedire comunicazioni o conversazioni telegrafiche o telefoniche) qualora all’interno dell’abitacolo di una vettura sia collocata una microspia idonea a registrare solo le conversazioni o comunicazioni dei soggetti presenti a bordo dell’auto in quanto perché possa parlarsi di intercettazione in senso tecnico è necessario che il soggetto si inserisca nel canale dal quale è escluso il non comunicante con meccanismi che consentano di percepire quanto affermato da entrambi gli interlocutori. Cass. pen. sez. V 2 febbraio 2006 n. 4264

Il reato previsto dall’art. 617 bis c.p. anticipa la tutela della riservatezza e della libertà delle comunicazioni mediante l’incriminazione di fatti prodromici all’effettiva lesione del bene punendo l’installazione di apparati o di strumenti ovvero di semplici parti di essi per intercettare o impedire comunicazioni o conversazioni telefoniche; pertanto ai fini della configurabilità del reato deve aversi riguardo alla sola attività di installazione e non a quella successiva dell’intercettazione o impedimento delle altrui comunicazioni che rileva solo come fine della condotta con la conseguenza che il reato si consuma anche se gli apparecchi installati fuori dall’ipotesi di una loro inidoneità assoluta non abbiano funzionato o non siano stati attivati. Cass. pen. sez. V 15 dicembre 2004 n. 48285

Integra gli estremi del reato previsto dall’art. 617 bis c.p. l’installazione di una apparecchio radioricevente per intercettare le trasmissioni della centrale operativa della Polizia. Cass. pen. sez. V 8 giugno 2004 n. 25488

È configurabile il reato previsto dall’art. 617 bis c.p. a carico del coniuge che installa nella propria abitazione un apparecchio di registrazione delle comunicazioni telefoniche dell’altro coniuge con terzi nella situazione conflittuale indotta dalla separazione già in atto. Cass. pen. sez. V 18 marzo 2003 n. 12698

Il delitto di installazione di apparecchiature atte ad intercettare comunicazioni o conversazioni telefoniche (art. 617 bis c.p.) sussiste ogniqualvolta la installazione della apparecchiatura idonea alla registrazione o alla presa di cognizione della conversazione sia diretta alla captazione di colloqui ai quali l’agente non partecipi. (Fattispecie in cui la installazione era stata effettuata dal marito sull’apparecchio telefonico in uso ad entrambi i coniugi allo scopo di intercettare le comunicazioni cui prendeva parte la moglie). Cass. pen. sez. V 29 marzo 2001 n. 12655

L’installazione abusiva di una ricetrasmittente collegata al telefono di una abitazione con la quale si rende possibile la intercettazione delle comunicazioni telefoniche che avvengono su tale utenza realizza la condotta descritta dall’art. 617 bis c.p. mentre la previsione di cui all’art. 615 bis c.p. riguarda il diverso caso di indebita captazione di notizie o di immagini attinenti alla sfera privata mediante l’uso di strumenti di ripresa visiva o sonora (cineprese videocamere apparecchi magnetofonici) al di fuori dunque della intercettazione di conversazioni telefoniche intercorrenti tra la vittima del reato e terzi. (Fattispecie in cui l’autore del fatto aveva abusivamente installato una ricetrasmittente collegata al telefono della moglie separata). Cass. pen. sez. VI 1 dicembre 1999 n. 13793

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