Art. 615 bis – Codice Penale

(R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398)

Interferenze illecite nella vita privata

Articolo 615 bis - Codice Penale

Chiunque, mediante l’uso di strumenti di ripresa visiva o sonora, si procura indebitamente notizie o immagini attinenti alla vita privata svolgentesi nei luoghi indicati nell’art. 614, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni.
Alla stessa pena soggiace, salvo che il fatto costituisca più grave reato, chi rivela o diffonde, mediante qualsiasi mezzo di informazione al pubblico, le notizie o le immagini ottenute nei modi indicati nella prima parte di questo articolo.
I delitti sono punibili a querela della persona offesa (120; 336 c.p.p.); tuttavia si procede d’ufficio (50 c.p.p.) e la pena è della reclusione da uno a cinque anni se il fatto è commesso da un pubblico ufficiale (357) o da un incaricato di un pubblico servizio (358), con abuso dei poteri o con violazione dei doveri inerenti alla funzione o servizio, o da chi esercita anche abusivamente la professione di investigatore privato.

Articolo 615 bis - Codice Penale

Chiunque, mediante l’uso di strumenti di ripresa visiva o sonora, si procura indebitamente notizie o immagini attinenti alla vita privata svolgentesi nei luoghi indicati nell’art. 614, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni.
Alla stessa pena soggiace, salvo che il fatto costituisca più grave reato, chi rivela o diffonde, mediante qualsiasi mezzo di informazione al pubblico, le notizie o le immagini ottenute nei modi indicati nella prima parte di questo articolo.
I delitti sono punibili a querela della persona offesa (120; 336 c.p.p.); tuttavia si procede d’ufficio (50 c.p.p.) e la pena è della reclusione da uno a cinque anni se il fatto è commesso da un pubblico ufficiale (357) o da un incaricato di un pubblico servizio (358), con abuso dei poteri o con violazione dei doveri inerenti alla funzione o servizio, o da chi esercita anche abusivamente la professione di investigatore privato.

Note

Tabella procedurale

Arresto: facoltativo in flagranza. 381 c.p.p.
Fermo di indiziato di delitto: non consentito.
Misure cautelari personali: consentite. 280287 c.p.p.
Autorità giudiziaria competente: Tribunale monocratico. 33 ter c.p.p.
Procedibilità: a querela di parte; d’ufficio se ricorre l’ipotesi prevista dal terzo comma. 336 c.p.p.; 50 c.p.p.

Massime

Integra il reato di interferenze illecite nella vita privata di cui all’art. 615-bis cod. pen. la condotta di colui che mediante l’uso di strumenti di captazione visiva o sonora all’interno della propria dimora carpisca immagini o notizie attinenti alla vita privata di altri soggetti che vi si trovino siano essi stabili conviventi o ospiti occasionali senza esservi in alcun modo partecipe; ne consegue che detto reato non è configurabile allorchè l’autore della condotta condivida con i medesimi soggetti e con il loro consenso l’atto della vita privata oggetto di captazione. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto corretta la qualificazione ai sensi dell’art. 615-bis cod. pen. della condotta dell’imputato che aveva filmato la propria moglie nuda o seminuda all’interno del bagno o della camera da letto intenta all’igiene del corpo o alla cura della persona in assenza di elementi che dimostrassero che la donna volesse condividere con l’imputato detti momenti di intimità). Cass. pen. sez. V 27 luglio 2018 n. 36109

Non integra il reato di interferenze illecite nella vita privata (art. 615-bis cod. pen.) la condotta di colui che mediante l’uso di strumenti di ripresa visiva in un’abitazione in cui sia lecitamente presente filma scene di vita privata in quanto l’interferenza illecita normativamente prevista è quella realizzata dal terzo estraneo al domicilio che ne violi l’intimità mentre il disvalore penale non è ricollegato alla mera assenza del consenso da parte di chi viene ripreso. Cass. pen. sez. V 13 giugno 2018 n. 27160

L’art. 615-bis cod. pen. che punisce la condotta di chi procura immagini o notizie attinenti alla vita privata che si svolgono in luoghi di privata dimora utilizzando mezzi di ripresa visiva o sonora è configurabile anche nell’ipotesi tentata qualora adoperando tali strumenti l’imputato non sia riuscito a procurarsi immagini o notizie della vita privata altrui. (Fattispecie in cui l’imputato introducendo nel bagno dell’ufficio riservato al personale femminile una microtelecamera a causa di un guasto tecnico di quest’ultima non era riuscito a riprendere alcuna delle utenti). Cass. pen. sez. V 31 gennaio 2018 n. 4669

Ai fini della integrazione del reato di interferenze illecite nella vita privata (art. 615 bis cod. pen.) deve escludersi che le scale condominiali ed i relativi pianerottoli siano “luoghi di privata dimora” cui estendere la tutela penalistica alle immagini ivi riprese trattandosi di zone che non assolvono alla funzione di consentire l’esplicazione della vita privata al riparo di sguardi indiscreti essendo destinati all’uso di un numero indeterminato di soggetti. Cass. pen. sez. V 12 luglio 2017 n. 34151

Non integra il reato di interferenze illecite nella vita privata (art. 615-bis cod. pen.) la condotta di colui che mediante l’uso di strumenti di ripresa visiva provveda a filmare in casa propria rapporti intimi intrattenuti con la convivente in quanto l’interferenza illecita prevista e sanzionata dal predetto articolo è quella proveniente dal terzo estraneo alla vita privata e non già quella del soggetto che invece sia ammesso a farne parte sia pure estemporaneamente mentre è irrilevante l’oggetto della ripresa considerato che il concetto di “vita privata” si riferisce a qualsiasi atto o vicenda della persona in luogo riservato. Cass. pen. sez. V 8 maggio 2017 n. 22221

Ai fini della integrazione del reato di interferenze illecite nella vita privata (art. 615 bis cod. pen.) deve ritenersi luogo di privata dimora la “toilette” di uno studio professionale trattandosi di locale il cui accesso è riservato al titolare ed ai dipendenti dello studio ed è consentito a clienti e fornitori solo in presenza di positiva volontà del personale.(Fattispecie in cui la Corte avendo riguardo a condotta posta in essere da uno dei titolari dello studio e consistita nella captazione delle immagini delle impiegate mediante un telefono cellulare opportunamente occultato ha precisato che la disponibilità del luogo anche da parte dell’autore della indebita interferenza non incide sulla sussistenza del reato che mira a tutelare la riservatezza domiciliare della persona offesa). Cass. pen. sez. III 2 luglio 2015 n. 27847

Integra il reato di cui all’art. 615-bis primo comma cod. pen. la ripresa fotografica da parte di terzi di comportamenti che si svolgono in luoghi di privata dimora solo se questi sono sottratti alla normale osservazione dall’esterno ma non anche se i medesimi possono essere liberamente osservati dall’esterno senza ricorrere a particolari accorgimenti in quanto la tutela della riservatezza del domicilio è limitata a ciò che si compie in tale luogo in condizioni tali da renderlo tendenzialmente non visibile ad estranei. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto immune da vizi la motivazione della sentenza che aveva ravvisato la configurabilità del reato in questione escludendo che le immagini captate con l’uso di un teleobiettivo e di un particolare programma al computer per ingrandire i fotogrammi senza modificarne la risoluzione potessero considerarsi visibili dall’esterno del domicilio). Cass. pen. sez. II 17 giugno 2015 n. 25363

Il riferimento contenuto nel primo comma dell’art. 615 bis c.p. ai luoghi indicati nell’art. 614 dello stesso codice ha la funzione di delimitare gli ambienti nei quali l’interferenza nella altrui vita privata assume penale rilevanza ma non anche quella di recepire il regime giuridico dettato dalla disposizione da ultima citata. (Fattispecie in cui è stato ritenuto sussistere il reato di interferenze illecite nella vita privata in relazione alla condotta dell’investigatore privato che aveva effettuato riprese di un rapporto sessuale all’interno di una abitazione privata con il consenso del suo titolare ma all’insaputa dell’altro soggetto coinvolto nel rapporto). Cass. pen. sez. V 8 marzo 2012 n. 9235

Non integra il reato di interferenze illecite nella vita privata (art. 615 bis c.p.) la condotta di colui che faccia riprese fotografiche e videofilmate dell’attività edificatoria in corso nella contigua proprietà della persona offesa e consistente nella realizzazione di un muretto di confine considerato che ai fini della fattispecie incriminatrice l’attività intrusiva deve essere indebita e pertanto priva di qualsivoglia ragione giustificativa della condotta dell’agente sostanziandosi in una gratuita intrusione nella vita privata altrui il che non si verifica nel caso di realizzazione di un manufatto in prossimità di un confine prediale il quale postula il rispetto delle prescrizioni civilistiche e per di pi costituisce attività agevolmente osservabile e come tale non sottratta alla normale osservazione dall’esterno. Cass. pen. sez. V 24 giugno 2011 n. 25453

Ai fini della configurabilità del reato di interferenze illecite nella vita privata di cui all’art. 615 bis c.p. è irrilevante la mancata identificazione o la non identificabilità della persona cui si riferisce l’immagine abusivamente captata dal terzo atteso che il titolare dell’interesse protetto dalla norma incriminatrice nel cui ambito rientra la riservatezza che connota i momenti tipici della vita privata non è soltanto il soggetto direttamente attinto dall’abusiva captazione delle immagini ma chiunque all’interno del luogo violato compia abitualmente atti della vita privata che necessariamente alle stesse si ricolleghino. (Fattispecie in cui il dipendente di una struttura ospedaliera si era indebitamente procurato con il suo cellulare immagini attinenti alla vita privata dei pazienti fotografandone gli organi sessuali mentre facevano la doccia). Cass. pen. sez. VI 25 febbraio 2011 n. 7550

La riproduzione su un periodico di immagini attinenti alla vita privata di soggetto captate mediante strumenti di ripresa visiva a distanza all’interno della sua abitazione integra il reato di interferenze illecite nella vita privata la cui cognizione appartiene al giudice che ha giurisdizione sul luogo in cui si pubblica il giornale e non a quello del luogo in cui le immagini sono state captate. Cass. pen. sez. I 28 ottobre 2009 n. 41375

Integra il reato di interferenze illecite nella vita privata la condotta di colui che consenta ai giornalisti di introdursi nell’abitazione di un soggetto privato in assenza di quest’ultimo e di effettuare riprese fotografiche – successivamente diffuse sulla stampa e su trasmissioni televisive – dei locali e delle cose ivi contenute. (In applicazione di questo principio la S.C. ha ritenuto immune da censure la decisione con cui il giudice di merito ha affermato la responsabilità penale – a titolo del reato di cui all’art. 615 bis oltre che a quello di cui all’art. 323 c.p. – di un ufficiale di polizia giudiziaria che aveva introdotto i cronisti nell’abitazione di un soggetto nei confronti del quale aveva eseguito una misura cautelare contravvenendo ad ordini superiori che autorizzavano le sole riprese esterne dell’abitazione in questione). Cass. pen. sez. V 17 dicembre 2008 n. 46509

Non sussistono gli estremi atti ad integrare il delitto di interferenze illecite nella vita privata (art. 615 bis c.p.) nel caso in cui il soggetto attivo effettui attraverso l’uso di telecamere installate all’interno della propria abitazione riprese dell’area condominiale destinata a parcheggio e del relativo ingresso trattandosi di luoghi destinati all’uso di un numero indeterminato di persone e pertanto esclusi dalla tutela di cui all’art. 615 bis c.p. la quale concerne sia che si tratti di “domicilio” di “privata dimora” o “appartenenze di essi” una particolare relazione del soggetto con l’ambiente in cui egli vive la sua vita privata in modo da sottrarla ad ingerenze esterne indipendentemente dalla sua presenza. Cass. pen. sez. V 1 dicembre 2008 n. 44701

Il reato di cui all’art. 615 bis c.p. (interferenze illecite nella vita privata) non è configurabile per il solo fatto che si adoperino strumenti di osservazione e ripresa a distanza nel caso in cui tali strumenti siano finalizzati esclusivamente alla captazione di quanto avvenga in spazi che pur di pertinenza di una privata abitazione siano per di fatto non protetti dalla vista degli estranei. (Nella specie si trattava di impianto di videosorveglianza installato sul balcone della propria abitazione e idoneo a riprendere aree comuni non recintate non intercluse allo sguardo degli estranei e di comproprietà dell’imputato). Cass. pen. sez. V 26 novembre 2008 n. 44156

La ripresa fotografica da parte di terzi lede la riservatezza della vita privata ed integra il reato di cui all’art. 615 bis c.p. sempre che vengano ripresi comportamenti sottratti alla normale osservazione dall’esterno essendo la tutela del domicilio limitata a ciò che si compie in luoghi di privata dimora in condizioni tali da renderlo tendenzialmente non visibile ad estranei. Ne consegue che se l’azione pur svolgendosi in luoghi di privata dimora può essere liberamente osservata senza ricorrere a particolari accorgimenti il titolare del domicilio non può vantare alcuna pretesa al rispetto della riservatezza. (Fattispecie relativa ad una ripresa fotografica dalla strada pubblica di due persone che uscivano di casa e si trovavano in un cortile visibile dall’esterno ). Cass. pen. sez. VI 30 ottobre 2008 n. 40577

Integra il delitto d’interferenza illecita nella vita privata (art. 615 bis c.p. ) la condotta di colui che con l’uso di una macchina fotografica si procuri indebitamente immagini di ragazze partecipanti al concorso di «Miss Italia » ritratte nude o seminude nel camerino appositamente adibito per consentire loro di cambiarsi d’abito in quanto detto camerino rientra nei luoghi di privata dimora intesi come luoghi che consentono una sia pur temporanea esclusiva disponibilità dello spazio nel quale sia temporaneamente garantita un’area d’intimità e di riservatezza. Cass. pen. sez. V 19 settembre 2008 n. 36032

Non integra il reato di interferenze illecite nella vita privata (art. 615 bis c.p.) la condotta di colui che mediante l’uso di strumenti di ripresa visiva provveda a filmare in casa propria rapporti intimi avvenuti con la convivente in quanto l’interferenza illecita prevista e sanzionata dal predetto art. 615 bis c.p. è quella proveniente dal terzo estraneo alla vita privata e non già quella del soggetto che invece sia ammesso sia pure estemporaneamente a farne parte mentre è irrilevante l’oggetto della ripresa considerato che il concetto di «vita privata» si riferisce a qualsiasi atto o vicenda della persona in luogo riservato. Cass. pen. sez. V 14 gennaio 2008 n. 1766

Il reato di interferenze illecite nella vita privata previsto dall’art. 615 bis c.p. è configurabile anche nel caso di indebita registrazione da parte di un coniuge di conversazioni che in ambito domestico l’altro coniuge intrattenga con un terzo. Cass. pen. sez. V 30 novembre 2006 n. 39827

Titolare dell’interesse protetto dall’art. 615 bis c.p. nel cui ambito deve ricomprendersi la riservatezza che connota i momenti tipici della vita familiare non è soltanto il soggetto direttamente attinto dall’abusiva captazione delle immagini o notizie o immediatamente coinvolto dalla loro diffusione ma anche chiunque nel luogo violato compia abitualmente atti della vita privata che necessariamente alle stesse si ricolleghino sì da comporre un unitario quadro rappresentativo di un’area riservata e preclusa alle indebite intrusioni ab externo idonee a scalfirlo (in applicazione di tale principio la Corte ha annullato con rinvio la sentenza con la quale veniva ritenuta inidonea al fine della procedibilità del reato la querela presentata dal coniuge della persona fotografata nell’abitazione perché assente al momento del fatto). Cass. pen. sez. V 16 aprile 2003 n. 18058

L’art. 615 bis c.p. tutela la riservatezza o privacy nei luoghi di privata dimora nei quali la stessa principalmente ed in misura di gran lunga prevalente si dispiega. Ne deriva pertanto che titolare dell’interesse protetto dalla norma non è soltanto il soggetto direttamente attinto dall’illecita intrusione ma anche chiunque che faccia parte nel luogo violato di un nucleo privato con diritto alla riservatezza. (Nel caso di specie è stata considerata legittimamente proposta la querela da parte di un marito contro i vicini di casa che hanno fotografato sua moglie affaccendata a riassettare la casa). Cass. pen. sez. V 16 aprile 2003 n. 18058

Il reato di interferenze illecite nella vita privata (art. 615 bis c.p.) richiede il dolo generico consistente nella volontà cosciente dell’agente di procurarsi indebitamente immagini inerenti la “privacy” altrui. (Applicando tale principio la Corte ha ritenuto sussistente tale reato nel caso di installazione di una videocamera collocata in modo da riprendere la soglia di casa e l’ingresso della autorimessa della parte offesa). Cass. pen. sez. I 12 giugno 2003 n. 25666

Non integra il reato di interferenze illecite nella vita privata (art. 615 bis c.p.) la condotta di colui che installi nell’auto di un soggetto (nella specie ex danzata) un telefono cellulare con suoneria disattivata e con impostata la funzione di risposta automatica in modo da consentire la ripresa sonora di quanto accada nella predetta auto in quanto oggetto della tutela di cui all’art. 615 bis è la riservatezza della persona in rapporto ai luoghi indicati nell’art. 614 c.p. – richiamato dall’art. 615 bis – tra i quali non rientra l’autovettura che si trovi sulla pubblica via. Cass. pen. sez. V 9 luglio 2009 n. 28251

L’occulta collocazione all’interno di un’autovettura di un telefono cellulare in grado di intercettare le conversazioni intercorse tra le persone a bordo non integra il reato d’installazione d’apparecchiature atte ad intercettare od impedire comunicazioni o conversazioni telegrafiche o telefoniche (art. 617 bis c.p.) non essendo in grado il congegno di captare le conversazioni di entrambi gli utilizzatori del telefono né quello d’interferenze illecite nella vita privata (art. 615 bis c.p.) non essendo qualificabile l’autovettura come luogo di privata dimora. Cass. pen. sez. V 4 febbraio 2009 n. 4926

La tutela di cui all’art. 615 bis c.p. (Interferenze illecite nella vita privata) non è estensibile allo stabilimento industriale in cui l’imprenditore si rechi saltuariamente per svolgere le funzioni di direzione e di controllo che gli competono in quanto detto luogo non può essere assimilato ai luoghi di privata dimora di cui all’art. 614 c.p. i quali presuppongono un soggiorno sia pur breve ma di una certa durata. Con la conseguenza che ove manchi nel luogo in considerazione un minimo grado di stabilità tale da far ritenere ragionevolmente apprezzabile l’esplicazione di vita privata che in esso si svolge si è fuori dall’ambito della tutela accordata dall’art. 615 bis c.p. Cass. pen. sez. V 7 ottobre 2001 n. 35497

Ai fini della configurabilità della circostanza aggravante prevista dall’art. 615 bis comma terzo cod. pen. è necessario che la realizzazione dei reati previsti dal medesimo articolo – integrati dalle condotte di procurarsi di rivelare e diffondere indebitamente notizie o immagini attinenti alla vita privata svolgentesi in un luogo di privata dimora o nelle sue appartenenze – sia connessa con l’esercizio del potere o la violazione dei doveri inerenti alla funzione o al servizio ovvero con l’esercizio della professione di investigatore privato nel senso che le indicate qualità devono avere almeno agevolato la commissione del reato. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto correttamente esclusa dal giudice di merito l’aggravante contestata con riferimento all’esercizio della professione di investigatore privato evidenziando che l’attività compiuta dall’imputato il quale si era limitato a fornire ed installare le apparecchiature utilizzate per la captazione era da considerarsi come semplicemente prodromica rispetto all’uso di tali strumenti). Cass. pen. sez. V 28 luglio 2015 n. 33265

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