(R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398)

Minaccia

Articolo 612 - Codice Penale

(1) Chiunque minaccia ad altri un ingiusto danno è punito, a querela della persona offesa (120; 336 ss. c.p.p.), con la multa fino a euro 1032.
Se la minaccia è grave, o è fatta in uno dei modi indicati nell’articolo 339, la pena è della reclusione fino a un anno [e si procede d’ufficio] (2).
Si procede d’ufficio (623 ter) se la minaccia è fatta in uno dei modi indicati nell’articolo 339 (3).

Articolo 612 - Codice Penale

(1) Chiunque minaccia ad altri un ingiusto danno è punito, a querela della persona offesa (120; 336 ss. c.p.p.), con la multa fino a euro 1032.
Se la minaccia è grave, o è fatta in uno dei modi indicati nell’articolo 339, la pena è della reclusione fino a un anno [e si procede d’ufficio] (2).
Si procede d’ufficio (623 ter) se la minaccia è fatta in uno dei modi indicati nell’articolo 339 (3).

Note

(1) L’art. 71 del D.L.vo 6 settembre 2011, n. 159, recante codice delle leggi antimafia, prevede che le pene stabilite per i delitti di cui a questo articolo, sono aumentate da un terzo alla metà se il fatto è commesso da persona sottoposta con provvedimento definitivo ad una misura di prevenzione personale durante il periodo previsto di applicazione e sino a tre anni dal momento in cui ne è cessata l’esecuzione. In ogni caso si procede d’ufficio e quando i delitti di cui al comma 1 del predetto art. 71, per i quali è consentito l’arresto in flagranza, sono commessi da persone sottoposte alla misura di prevenzione, la polizia giudiziaria può procedere all’arresto anche fuori dei casi di flagranza. Alla pena è aggiunta una misura di sicurezza detentiva.
(2) Le parole fra parentesi quadrate sono state soppresse dall’art. 1 comma 1, lett. a), del D.L.vo 10 aprile 2018, n. 36.
A norma dell’art. 12 dello stesso provvedimento, per i reati perseguibili a querela in base alle disposizioni del presente decreto, commessi prima della data di entrata in vigore dello stesso (G.U. Serie gen. – n. 95 del 24 aprile 2018), il termine per la presentazione della querela decorre dalla predetta data, se la persona offesa ha avuto in precedenza notizia del fatto costituente reato. Se è pendente il procedimento, il pubblico ministero, nel corso delle indagini preliminari, o il giudice, dopo l’esercizio dell’azione penale, anche, se necessario, previa ricerca anagrafica, informa la persona offesa dal reato della facoltà di esercitare il diritto di querela e il termine decorre dal giorno in cui la persona offesa è stata informata.
(3) Questo comma è stato aggiunto dall’art. 1, comma 1, lett. b), del D.L.vo 10 aprile 2018, n. 36.
A norma dell’art. 12 dello stesso provvedimento, per i reati perseguibili a querela in base alle disposizioni del presente decreto, commessi prima della data di entrata in vigore dello stesso (G.U. Serie gen. – n. 95 del 24 aprile 2018), il termine per la presentazione della querela decorre dalla predetta data, se la persona offesa ha avuto in precedenza notizia del fatto costituente reato. Se è pendente il procedimento, il pubblico ministero, nel corso delle indagini preliminari, o il giudice, dopo l’esercizio dell’azione penale, anche, se necessario, previa ricerca anagrafica, informa la persona offesa dal reato della facoltà di esercitare il diritto di querela e il termine decorre dal giorno in cui la persona offesa è stata informata.

Tabella procedurale

Arresto: non consentito.
Fermo di indiziato di delitto: non consentito.
Misure cautelari personali: non consentite.
Autorità giudiziaria competente: primo comma, Giudice di pace (41, lett. a), D.L.vo n. 274/2000); Tribunale monocratico per le aggravanti (43, D.L.vo n. 274/2000); secondo comma, Tribunale monocratico (41, lett. a), D.L.vo n. 274/2000).
Procedibilità: a querela di parte; d’ufficio, nell’ipotesi del terzo comma o se la minaccia è grave, qualora ricorrano circostanze aggravanti ad effetto speciale. 336 c.p.p.; 50 c.p.p.

Massime

Ai fini della configurabilità del delitto di minaccia non è necessario che le espressioni intimidatorie siano pronunciate in presenza della persona offesa potendo quest’ultima venirne a conoscenza anche attraverso altri in un contesto dal quale possa desumersi la volontà dell’agente di produrre l’effetto intimidatorio. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto che la minaccia di morte proferita dall’imputato dinanzi agli agenti penitenziari ai danni di un altro detenuto non presente abbia comunque prodotto in quest’ultimo alla luce degli eventi successivi e delle misure di protezione adottate a sua tutela uno stato di turbamento psichico idoneo a configurare il reato). Cass. pen. sez. V 1 agosto 2017 n. 38387

La gravità della minaccia va accertata avendo riguardo in particolare al tenore delle eventuali espressioni verbali ed al contesto nel quale esse si collocano onde verificare se ed in quale grado la condotta minatoria abbia ingenerato timore o turbamento nella persona offesa. (Nella specie la S.C. ha ritenuto che non integrassero l’ipotesi di minaccia grave frasi quali “ti ammazzo ti sgozzo ti spacco la faccia ti sparo in testa” e simili pronunciate dall’imputato all’interno di un ospedale mentre versava in un forte stato di turbamento emotivo dovuto alla presenza di sintomi che in passato avevano preceduto un infarto). Cass. pen. sez. VI 25 agosto 2015 n. 35593

Nel reato di minaccia elemento essenziale è la limitazione della libertà psichica mediante la prospettazione del pericolo che un male ingiusto possa essere cagionato dall’autore alla vittima senza che sia necessario che uno stato di intimidazione si verifichi concretamente in quest’ultima essendo sufficiente la sola attitudine della condotta ad intimorire e irrilevante invece l’indeterminatezza del male minacciato purché questo sia ingiusto e possa essere dedotto dalla situazione contingente. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto priva di oggettiva valenza intimidatoria l’espressione “stai attenta non sai chi sono io” pronunciata nel contesto di una discussione animata e non accompagnata da ulteriori aggiunte verbali dal contenuto minaccioso). Cass. pen. sez. V 4 novembre 2014 n. 45502

La minaccia condizionata è punibile tranne che con essa l’autore intenda non già restringere la libertà psichica del minacciato bensì prevenire un’azione illecita dello stesso rappresentandogli tempestivamente quale reazione legittima il suo comportamento determinerebbe. (In applicazione del principio di cui in massima la S.C. ha ritenuto immune da censure la decisione con cui il giudice di merito ha affermato la responsabilità in ordine al reato di minaccia dell’imputato il quale aveva intimato sotto minaccia di morte alla persona offesa di non testimoniare su fatti accaduti in sua presenza dicendogli ‘se farai da testimone ammazzo anche te”). Cass. pen. sez. V 25 marzo 2014 n. 14054

È configurabile il tentativo del delitto di minaccia quando il reato può essere commesso mediante un processo esecutivo frazionabile (Fattispecie in cui la lettera minatoria contenente un proiettile è stata intercettata prima di giungere al destinatario). Cass. pen. sez. V 26 febbraio 2014 n. 9362

L’ingiustizia del male minacciato e quindi l’illegittimità del fatto costituente il delitto di cui all’art. 612 c.p. non viene meno se non risulti ingiusto il motivo posto a base dell’azione criminosa a meno che non appaiano legittimi tanto il male minacciato quanto il mezzo usato per l’intimidazione. Cass. pen. sez. V 16 maggio 2011 n. 19252

In tema di violenza o minaccia a pubblico ufficiale l’effettivo esercizio di un’azione civile mediante la notificazione di un atto di citazione o il deposito di un ricorso non integra gli estremi della violenza o minaccia penalmente rilevante quand’anche risulti motivato da ragioni strumentali rispetto al diritto vantato dovendosi distinguere la concreta attivazione del sistema giudiziario attraverso la formulazione di una domanda proposta dinanzi all’autorità giudiziaria dalla prospettazione di un’azione civile o penale con lo scopo di coartare l’altrui volontà ed ottenere un beneficio od un vantaggio non conformi a giustizia. (In applicazione di tale principio la S.C. ha escluso il reato di cui all’art. 336 c.p. nella presentazione di un atto di citazione in cui si ipotizzava una responsabilità professionale a carico di un consulente tecnico del P.M. in modo da determinare una situazione di apparente incompatibilità e condizionarne la testimonianza in dibattimento). Cass. pen. sez. VI 11 febbraio 2011 n. 5300

Non integrano il delitto di minaccia le locuzioni intimidatrici espresse in forma condizionata quando siano dirette non già a restringere la libertà psichica del soggetto passivo ma a prevenirne un’azione illecita o inopportuna e siano rappresentative della reazione legittima determinata dall’eventuale realizzazione di dette azioni. (In applicazione di questo principio la S.C. ha ritenuto immune da censure la decisione con cui il giudice di merito ha escluso che l’espressione «se vedi Attilio digli che se si appoggia alla mia macchina in modo provocatorio io l’ammazzo» integri il delitto di minaccia avuto riguardo al contesto in cui era stata proferita concernente soggetti adusi ad utilizzare messaggi convenzionali tali da escludere la serietà della frase minatoria costituente una sorta di avvertimento condizionato alla ostentazione di un comportamento provocatorio). Cass. pen. sez. V 20 luglio 2007 n. 29390

Ai fini della configurabilità del reato di minaccia si richiede la prospettazione di un male futuro ed ingiusto – la cui verificazione dipende dalla volontà dell’agente – che può derivare anche dall’esercizio di una facoltà legittima la quale tuttavia sia utilizzata per scopi diversi da quelli per cui è tipicamente preordinata dalla legge. (Fattispecie nella quale la frase oggetto di incriminazione – l’imputato aveva detto all’interlocutore che «aveva lui le persone giuste per fargli cambiare idea» – era stata pronunciata nell’ambito di un contrastato rapporto lavorativo in riferimento ad obbligazioni assunte ed è stata perciò reputata inidonea a comportare una comminatoria di «ingiusto» danno anche in ragione della sua genericità). Cass. pen. sez. V 8 marzo 2006 n. 8251

Ai fini della configurabilità del reato di minaccia (art. 612 c.p.) si richiede la prospettazione di un male futuro ed ingiusto – la cui verificazione dipende dalla volontà dell’agente – che può derivare anche dall’esercizio di una facoltà legittima la quale tuttavia sia utilizzata per scopi diversi da quelli per cui è tipicamente preordinata dalla legge; non è peraltro necessario che il bene tutelato dalla norma incriminatrice sia realmente leso essendo sufficiente che il male prospettato possa incutere timore nel soggetto passivo menomandone la sfera della libertà morale. Cass. pen. sez. V 6 febbraio 2004 n. 4633

In tema di minaccia anche un mero comportamento può presentare i connotati della minaccia in quanto da un lato la condotta si inserisca in un contesto reiterato di espressioni di inequivoco contenuto minaccioso e dall’altro esso risulti oggettivamente caratterizzato da atteggiamenti marcatamente minacciosi. (Nella specie l’agente sostava lungamente con l’autovettura sotto l’abitazione della vittima e sporgendosi dal finestrino la chiamava a gran voce affinchè fosse sentito da tutto il vicinato). Cass. pen. sez. V 12 gennaio 2004 n. 556

Ai fini della configurazione del delitto di minaccia non occorre che le espressioni intimidatorie siano pronunciate in presenza della persona offesa essendo solo necessario che questa sia venuta a conoscenza anche tramite altre persone a condizione che ciò avvenga in un contesto per il quale si ritenga che l’agente abbia avuto la volontà di produrre l’effetto intimidatorio. (Fattispecie in cui la minaccia sia stata pronunciata a persona legata al soggetto passivo di relazioni di amicizia e lavoro). Cass. pen. sez. VI 22 settembre 2003 n. 36353

Nel reato di minaccia elemento essenziale è la limitazione della libertà psichica mediante la prospettazione del pericolo che un male ingiusto possa essere cagionato dall’autore alla vittima senza che sia necessario che uno stato di intimidazione si verifichi concretamente in quest’ultima essendo sufficiente la sola attitudine della condotta ad intimorire e irrilevante l’indeterminatezza del male minacciato purché questo sia ingiusto e possa essere dedotto dalla situazione contingente. (In applicazione di tale principio la S.C. ha ravvisato attitudine intimidatoria nella condotta del vice-presidente di una Regione che si era rivolto ad un funzionario con la frase «questa me la paga me la lego al dito non mi faccio prendere in giro da un funzionario io sono presidente del consiglio regionale»; in particolare la S.C. ha rilevato che la minaccia pur espressa in termini generici aveva assunto concretezza intimidatoria considerati la situazione di collaborazione non necessariamente gerarchica tra autore e vittima ed il fatto che l’espressione facesse riferimento alla carica politica ricoperta dal primo nell’ente pubblico nel quale il soggetto passivo prestava la propria attività lavorativa). Cass. pen. sez. V 24 agosto 2001 n. 31693

Perché si perfezioni il delitto di minaccia è necessario che l’agente prospetti un male ingiusto che quand’anche non proveniente da lui dipenda dalla sua volontà. Difatti poiché l’evento da cui dipende l’esistenza del reato consiste nel turbamento della psiche del destinatario che si realizza con la stessa rappresentazione del male futuro il nesso tra la condotta e l’evento dipende proprio dalla disponibilità di quel male da parte di chi lo prospetta. (Nella fattispecie la Corte annullando senza rinvio perché il fatto non sussiste ha ritenuto che alla stregua del principio enunciato non configurasse il reato la frase pronunciata dal ricorrente «se tu ti prendi la casa i miei clienti che hanno un fucile ti sparano»). Cass. pen. sez. V 27 giugno 2000 n. 7511

Il delitto di violenza privata si consuma ogni qual volta l’autore con la violenza o con la minaccia lede il diritto del soggetto passivo di autodeterminarsi liberamente costringendolo a fare tollerare od omettere qualcosa. Al contrario della minaccia che ha natura formale la violenza privata è un reato di danno nel quale la condotta sanzionata si realizza con la coartazione della volontà altrui e l’evento lesivo si concretizza nel comportamento coartato di colui che l’ha subita. (Fattispecie di violenza privata per minaccia consapevole di danno ingiusto – sospensione di lavori edili e spese dei giudizi amministrativi – per arbitrario esercizio dei poteri del sindaco). Cass. pen. sez. V 12 maggio 2000 n. 5593

Integra gli estremi del delitto di minaccia aggravata dall’uso di un’arma di cui all’art. 612 comma secondo cod. pen. in relazione all’art. 339 comma primo cod. pen. la condotta di chi cosparga di liquido infiammabile il luogo in cui si trova la vittima e impugnando un accendino minacci di appiccare il fuoco atteso che anche oggetti comuni possono essere qualificati come armi improprie ai sensi dell’art. 585 comma secondo cod. pen. quando in un contesto aggressivo possano essere utilizzati come mezzi di offesa alla persona. Cass. pen. sez. V 12 giugno 2019 n. 26059

Integra il delitto previsto dall’art. 612 comma secondo cod. pen. la minaccia fatta con un piccone considerato che nel novero delle armi rientrano non solo quelle proprie ma anche quelle improprie e cioè gli strumenti atti ad offendere dei quali è vietato dalla legge il porto in modo assoluto ovvero senza giustificato motivo ex art. 585 comma secondo cod. pen.. Cass. pen. sez. V 27 gennaio 2015 n. 3865

Integra il delitto di minaccia aggravata ai sensi dell’art. 612 comma secondo c.p. la minaccia fatta con un bastone considerato che nel novero delle armi rientrano non solo quelle proprie ma anche quelle improprie e cioè gli strumenti atti ad offendere dei quali è vietato dalla legge il porto in modo assoluto ovvero senza giustificato motivo ex art. 585 comma secondo c.p. Cass. pen. sez. V 15 gennaio 2007 n. 682

Per la sussistenza dell’aggravante di cui al secondo comma dell’art. 612 c.p. è sufficiente che la minaccia sia posta in essere mediante l’uso di uno strumento atto ad offendere indipendentemente dalla legittimità o meno del porto. Cass. pen. sez. V 7 giugno 2006 n. 19518

L’uso o porto fuori della propria abitazione di un’arma sprovvista del tappo rosso o con il tappo rosso reso non visibile non è previsto dalla legge come reato ma assume rilevanza penale solo se mediante esso si realizzi un diverso reato del quale l’uso o il porto di un’arma rappresenti elemento costitutivo o circostanza aggravante di un reato diverso. Sussiste pertanto l’aggravante della minaccia con uso di arma ove la minaccia sia compiuta con un’arma giocattolo il cui pur esistente tappo rosso sia occultato anche solo temporaneamente in modo da non renderlo “visibile” alla persona offesa. (In motivazione la Corte ha osservato che la visibilità e non l’esistenza del tappo ad escludere la configurabilità dell’aggravante per la quale rileva solo l’apparenza estrinseca dell’arma). Cass. pen. sez. V 9 aprile 2003 n. 16647

Il comportamento del pubblico ufficiale che usa minacce per costringere un collega del suo ufficio a mostrargli determinati documenti configura solo il delitto di minaccia in quanto la pretesa di prendere visione dei documenti non è un’attività rientrante nei compiti del pubblico ufficiale ed il diverbio ha ad oggetto un dissenso sulle modalità di gestione di determinate pratiche e costituisce solo l’occasione per l’azione minacciosa non finalizzata a costringere ad omettere un atto dell’ufficio. Cass. pen. sez. VI 16 ottobre 2003 n. 39090

Il delitto di maltrattamenti in famiglia assorbe i delitti di percosse e minacce anche gravi sempre che tali comportamenti siano stati contestati come finalizzati al maltrattamento; tali reati infatti costituiscono elementi essenziali della violenza sica o morale propria della fattispecie prevista dall’art. 572 c.p. Cass. pen. sez. VI 5 agosto 2003 n. 33091

Integra il reato di minaccia aggravata dall’uso delle armi (art. 612 comma secondo c.p.) e non quello di estorsione aggravata (art. 629 comma secondo c.p.) la condotta di colui il quale dopo aver avuto un rapporto sessuale con una prostituta usi minaccia alla donna per impedirle di richiedere il pagamento della somma pattuita atteso che quest’ultima non può mai formare oggetto di un credito esigibile ma solo di una obbligazione naturale nascente da un contratto nullo perché avente causa illecita. Cass. pen. sez. II 5 marzo 2001 n. 9348

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