(R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398)

Atti persecutori

Articolo 612 bis - Codice Penale

(1) (2) (3) Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da un anno a sei anni e sei mesi (4) chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita.
La pena è aumentata se il fatto è commesso dal coniuge, anche separato o divorziato, o da persona che è o è stata legata da relazione affettiva alla persona offesa ovvero se il fatto è commesso attraverso strumenti informatici o telematici (5).
La pena è aumentata fino alla metà se il fatto è commesso a danno di un minore, di una donna in stato di gravidanza o di una persona con disabilità di cui all’articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, ovvero con armi o da persona travisata.
Il delitto è punito a querela della persona offesa. Il termine per la proposizione della querela è di sei mesi. La remissione della querela può essere soltanto processuale (6). La querela è comunque irrevocabile se il fatto è stato commesso mediante minacce reiterate nei modi di cui all’articolo 612, secondo comma (6). Si procede tuttavia d’ufficio se il fatto è commesso nei confronti di un minore o di una persona con disabilità di cui all’articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, nonché quando il fatto è connesso con altro delitto per il quale si deve procedere d’ufficio.

Articolo 612 bis - Codice Penale

(1) (2) (3) Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da un anno a sei anni e sei mesi (4) chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita.
La pena è aumentata se il fatto è commesso dal coniuge, anche separato o divorziato, o da persona che è o è stata legata da relazione affettiva alla persona offesa ovvero se il fatto è commesso attraverso strumenti informatici o telematici (5).
La pena è aumentata fino alla metà se il fatto è commesso a danno di un minore, di una donna in stato di gravidanza o di una persona con disabilità di cui all’articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, ovvero con armi o da persona travisata.
Il delitto è punito a querela della persona offesa. Il termine per la proposizione della querela è di sei mesi. La remissione della querela può essere soltanto processuale (6). La querela è comunque irrevocabile se il fatto è stato commesso mediante minacce reiterate nei modi di cui all’articolo 612, secondo comma (6). Si procede tuttavia d’ufficio se il fatto è commesso nei confronti di un minore o di una persona con disabilità di cui all’articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, nonché quando il fatto è connesso con altro delitto per il quale si deve procedere d’ufficio.

Note

(1) Questo articolo è stato inserito dall’art. 7 del D.L. 23 febbraio 2009, n. 11, convertito, con modificazioni, nella L. 23 aprile 2009, n. 38.
(2) Si veda l’art. 8 del D.L. 23 febbraio 2009, n. 11, convertito, con modificazioni, nella L. 23 aprile 2009, n. 38, così come modificato dall’art. 1, comma 4, del D.L. 14 agosto 2013, n. 93, convertito, con modificazioni, nella L. 15 ottobre 2013, n. 119, di cui si riporta il testo:«8. (Ammonimento) 1. Fino a quando non è proposta querela per il reato di cui all’articolo 612 bis del codice penale, introdotto dall’articolo 7, la persona offesa può esporre i fatti all’autorità di pubblica sicurezza avanzando richiesta al questore di ammonimento nei confronti dell’autore della condotta. La richiesta è trasmessa senza ritardo al questore.«2. lI questore, assunte se necessario informazioni dagli organi investigativi e sentite le persone informate dei fatti, ove ritenga fondata l’istanza, ammonisce oralmente il soggetto nei cui confronti è stato richiesto il provvedimento, invitandolo a tenere una condotta conforme alla legge e redigendo processo verbale. Copia del processo verbale è rilasciata al richiedente l’ammonimento e al soggetto ammonito. Il questore adotta i provvedimenti in materia di armi e munizioni. «3. La pena per il delitto di cui all’articolo 612 bis del codice penale è aumentata se il fatto è commesso da soggetto già ammonito ai sensi del presente articolo.«4. Si procede d’ufficio per il delitto previsto dall’articolo 612 bis del codice penale quando il fatto è commesso da soggetto ammonito ai sensi del presente articolo.».A norma dell’art. 11 del medesimo decreto le forze dell’ordine, i presidi sanitari e le istituzioni pubbliche che ricevono dalla vittima notizia del reato di atti persecutori, hanno l’obbligo di fornire alla vittima stessa tutte le informazioni relative ai centri antiviolenza presenti sul territorio e, in particolare, nella zona di residenza della vittima. Le forze dell’ordine, i presidi sanitari e le istituzioni pubbliche provvedono a mettere in contatto la vittima con i centri antiviolenza, qualora ne faccia espressamente richiesta.
(3) A norma dell’art. 162 ter c.p. così come modificato dall’art. 1, comma 2, della L. 4 dicembre 2017, n. 172, le disposizioni relative all’estinzione del reato per condotte riparatorie non si applicano a questo articolo.
(4) Le parole: «a quattro anni» sono state sostituite dalle precedenti: «a cinque anni» dall’art. 1 bis, del D.L. 1° luglio 2013, n. 78, convertito, con modificazioni, nella L. 9 agosto 2013, n. 94.
Le parole: «da sei mesi a cinque anni» sono state così sostituite dalle attuali: «da un anno a sei anni e sei mesi» dall’art. 9, comma 3, della L. 19 luglio 2019, n. 69.
(5) Questo comma è stato così sostituito dall’art. 1, comma 3, lett. a), del D.L. 14 agosto 2013, n. 93, convertito, con modificazioni, nella L. 15 ottobre 2013, n. 119.
(6) Questo periodo è stato inserito dall’art. 1, comma 3, lett. b), del D.L. 14 agosto 2013, n. 93, convertito, con modificazioni, nella L. 15 ottobre 2013, n. 119.

Tabella procedurale

Arresto: obbligatorio in flagranza. 380 c.p.p.
Fermo di indiziato di delitto: non consentito.
Misure cautelari personali: consentite. 280287 c.p.p.
Autorità giudiziaria competente: Tribunale monocratico. 33 ter c.p.p.
Procedibilità: primo e secondo comma, a querela della persona offesa; terzo comma, ipotesi di danno commesso: nei confronti di un minore; di persona con disabilità; quando il fatto è connesso con altro delitto per il quale si deve procedere d’ufficio; quando il delitto è commesso da soggetto ammonito; d’ufficio. 336 c.p.p.; 50 c.p.p.

Massime

Al delitto di atti persecutori di cui all’art. 612-bis cod. pen. che ha natura di reato abituale e cioè a condotta plurima non si applica il principio proprio dei reati permanenti secondo il quale nell’ipotesi di contestazione aperta il giudizio di penale responsabilità dell’imputato può estendersi senza necessità di modica dell’imputazione originaria agli sviluppi della fattispecie emersi dall’istruttoria dibattimentale; ne consegue che le condotte persecutorie diverse e ulteriori rispetto a quelle descritte nell’imputazione devono formare oggetto di specifica contestazione sia quando servono a perfezionare o ad integrare l’imputazione originaria sia – e a maggior ragione – quando costituiscono una serie autonoma unificabile alla precedente con il vincolo della continuazione. (In applicazione del principio la Corte ha escluso che la contestazione in sede cautelare di determinate condotte persecutorie commesse dall’indagato nell’anno 2018 fosse preclusa dalla condanna di primo grado riportata dal medesimo nel 2019 per il delitto omogeneo in danno della stessa vittima contestato con la formula “dal 2016 ad oggi”). Cass. pen. sez. V 7 novembre 2019 n. 45376

L’aggravante prevista dall’art. 612-bis comma secondo cod. pen. ha natura oggettiva fondandosi sulla constatazione della sussistenza di un legame affettivo preesistente o attuale tra l’autore del reato e la vittima e corrisponde alla “ratio” di punire più severamente l’aggressione proveniente dalla persona in cui la vittima ripone aspettative di tutela e protezione. (In applicazione del principio la Corte ha ritenuto irrilevante il movente della condotta consistente nel caso di specie nella volontà del ricorrente di ottenere la restituzione dell’immobile da lui acquistato con intestazione alla vittima e da questa abitato). Cass. pen. sez. V 20 giugno 2019 n. 27615

Integra l’elemento materiale del delitto di atti persecutori la condotta di chi reiteratamente pubblica sui “social network” foto o messaggi aventi contenuto denigratorio della persona offesa – con riferimenti alla sfera della sua libertà sentimentale e sessuale – in violazione del suo diritto alla riservatezza. Cass. pen. sez. V 12 giugno 2019 n. 26049

È configurabile il concorso tra il delitto di violenza privata e quello di atti persecutori non sussistendo tra di essi un rapporto strutturale di specialità unilaterale ai sensi dell’art. 15 cod. pen. dal momento che il delitto di cui all’art. 612-bis cod. pen. diversamente dal primo non richiede necessariamente l’esercizio della violenza e contempla un evento l’alterazione delle abitudini di vita della vittima – di ampiezza molto maggiore rispetto alla costrizione della vittima ad uno specifico comportamento che basta ad integrare il delitto previsto dall’art. 610 cod. pen. (In motivazione la Corte ha precisato che neppure impiegando il criterio della “specialità reciproca per specificazione” potrebbe pervenirsi all’assorbimento del delitto di violenza privata in quello di atti persecutori sussistendo al più tra le due fattispecie astratte in ragione di quanto detto un rapporto di “specialità reciproca per aggiunta”). Cass. pen. sez. V 22 maggio 2019 n. 22475

Integrano il delitto di atti persecutori di cui all’art. 612-bis cod. pen. anche due sole condotte di minacce molestie o lesioni pur se commesse in un breve arco di tempo idonee a costituire la “reiterazione” richiesta dalla norma incriminatrice non essendo invece necessario che gli atti persecutori si manifestino in una prolungata sequenza temporale. Cass. pen. sez. V 19 luglio 2018 n. 33842

In tema di misure cautelari personali la Corte ha ritenuto legittima l’ordinanza che oltre a disporre il divieto di avvicinamento all’abitazione e al luogo di lavoro della vittima ha imposto l’obbligo di mantenere una certa distanza dalla stessa nel caso di incontro occasionale. Cass. pen. sez. V 24 aprile 2018 n. 18139

In tema di atti persecutori ai fini dell’individuazione del cambiamento delle abitudini di vita che costituisce uno dei tre possibili eventi alternativi contemplati dalla fattispecie criminosa di cui all’art. 612 bis cod. pen. occorre considerare il significato e le conseguenze emotive della costrizione sulle abitudini di vita cui la vittima sente di essere costretta e non la valutazione puramente quantitativa delle variazioni apportate. (In applicazione del principio la Corte ha annullato la sentenza impugnata che aveva escluso rilevanza penale ai cambiamenti di vita imposti alla vittima costretta prima di uscire ad ispezionare preventivamente dallo spioncino lo spazio comune condominiale antistante l’abitazione per evitare incontri con l’imputata e a controllare la cassetta delle lettere per proteggere il figlio minore dagli scritti osceni ivi inseriti sempre dall’imputata. Cass. pen. sez. V 6 marzo 2018 n. 10111

In tema di atti persecutori ai fini della configurabilità della circostanza aggravante di cui all’art. 612-bis comma secondo cod. pen. per “relazione affettiva” non s’intende necessariamente la sola stabile condivisione della vita comune ma anche il legame connotato da un reciproco rapporto di fiducia tale da ingenerare nella vittima aspettative di tutela e protezione. Cass. pen. sez. III 15 marzo 2018 n. 11920

Le condotte vessatorie poste in essere ai danni del coniuge non più convivente a seguito di separazione legale o di fatto integrano il reato di maltrattamenti in famiglia e non quello di atti persecutori in quanto i vincoli nascenti dal coniugio o dalla filiazione permangono integri anche a seguito del venir meno della convivenza. (In motivazione la Corte ha precisato che il reato previsto dall’art. 612-bis cod. pen. è configurabile solo nel caso di divorzio tra i coniugi ovvero di cessazione della relazione di fatto). Cass. pen. sez. VI 23 gennaio 2018 n. 3087

Ai fini della configurabilità del reato di atti persecutori non è necessario che la vittima prospetti espressamente e descriva con esattezza uno o più degli eventi alternativi del delitto potendo la prova di essi desumersi dal complesso degli elementi fattuali altrimenti acquisiti e dalla condotta stessa dell’agente. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto che il grave stato d’ansia provocato alla vittima dall’imputato si ricavasse inequivocabilmente dal complesso probatorio risultante ai giudici al di là della descrizione di esso fornita dalla persona offesa). Cass. pen. sez. V 28 dicembre 2017 n. 57704

Ai fini della rituale contestazione del delitto di “stalking” non si richiede che il capo di imputazione rechi la precisa indicazione del luogo e della data di ogni singolo episodio nel quale si sia concretato il compimento di atti persecutori essendo sufficiente a consentire un’adeguata difesa la descrizione in sequenza dei comportamenti tenuti la loro collocazione temporale di massima e le conseguenze per la persona offesa. Cass. pen. sez. V 8 giugno 2017 n. 28623

È legittimo il sequestro preventivo dell’automezzo utilizzato reiteratamente per commettere il reato di atti persecutori con la finalità di produrre uno degli eventi previsti dall’art. 612 bis cod. pen. (Fattispecie in cui l’indagato aveva reiteratamente utilizzato l’autovettura oggetto di sequestro per impedire l’accesso all’esercizio commerciale della persona offesa intralciandone l’attività e provocandole un perdurante stato d’ansia). Cass. pen. sez. V 30 maggio 2017 n. 26891

Nel delitto previsto dall’art. 612 bis cod. pen. che è reato abituale e si consuma al compimento dell’ultimo degli atti della sequenza criminosa integrativa della abitualità del reato il termine finale di consumazione in mancanza di una specifica contestazione coincide con quello della pronuncia della sentenza di primo grado che cristallizza l’accertamento processuale cosicchè non si configura violazione del principio del “ne bis in idem” in caso di nuova condanna per fatti successivi alla data della prima pronuncia. Cass. pen. sez. V 8 maggio 2017 n. 22210

Ai fini della integrazione del reato di atti persecutori (art. 612 bis cod. pen.) non si richiede l’accertamento di uno stato patologico ma è sufficiente che gli atti ritenuti persecutori – e nella specie costituiti da minacce pedinamenti e insulti alla persona offesa inviati con messaggi telefonici o comunque espressi nel corso di incontri imposti -abbiano un effetto destabilizzante della serenità e dell’equilibrio psicologico della vittima considerato che la fattispecie incriminatrice di cui all’art. 612 bis cod. pen. non costituisce una duplicazione del reato di lesioni (art. 582 cod. pen.) il cui evento è configurabile sia come malattia sica che come malattia mentale e psicologica. Cass. pen. sez. V 14 aprile 2017 n. 18646

Nei procedimenti per reati commessi con violenza alla persona (nella specie “stalking”) è ammesso il ricorso per cassazione della persona offesa avverso l’ordinanza con cui si dispone la revoca o la sostituzione della misura cautelare coercitiva in atto al fine di far valere la violazione del disposto di cui all’art. 299 comma 4-bis cod. proc. pen. e la mancata declaratoria di inammissibilità dell’istanza di modica cautelare di cui sia stata omessa la notifica. (In motivazione la Corte ha chiarito che invece non possono ritenersi esperibili dalla persona offesa i rimedi del ricorso “per saltum” le cui ipotesi sono tassativamente previste e dell’appello ex art. 310 cod. proc. pen. quest’ultimo riservato espressamente alle parti processuali ivi indicate). Cass. pen. sez. V 16 febbraio 2017 n. 7404

È configurabile il delitto di atti persecutori (cosiddetto reato di “stalking”) nella ipotesi in cui pur essendo la condotta persecutoria iniziata in epoca anteriore all’entrata in vigore della norma incriminatrice si accerti la commissione reiterata anche dopo l’entrata in vigore del D.L. 23 febbraio 2009 n. 11 conv. in l. 23 aprile 2009 n. 38 di atti di aggressione e di molestia idonei a creare nella vittima lo “status” di persona lesa nella propria libertà morale in quanto condizionata da costante stato di ansia e di paura. Cass. pen. sez. V 16 novembre 2016 n. 48268

Il delitto di atti persecutori avendo oggetto giuridico diverso può concorrere con quello di esercizio arbitrario delle proprie ragioni in cui restano assorbiti solo quei fatti che pur costituendo astrattamente di per sè reato rappresentino elementi costitutivi o circostanze aggravanti di esso e non anche quelli che eccedano tali limiti dando vita a responsabilità autonoma e concorrente. Cass. pen. sez. V 18 maggio 2016 n. 20696

Il carattere del delitto di atti persecutori quale reato abituale a reiterazione necessaria delle condotte rileva anche ai fini della procedibilità con la conseguenza che nell’ipotesi in cui il presupposto della reiterazione venga integrato da condotte poste in essere oltre i sei mesi previsti dalla norma rispetto alla prima o alle precedenti condotte la querela estende la sua efficacia anche a tali pregresse condotte indipendentemente dal decorso del termine di sei mesi per la sua proposizione previsto dal quarto comma dell’art. 612 bis c.p.. Cass. pen. sez. V 14 maggio 2015 n. 20065

La previsione di cui all’art. 612 bis tutela i luoghi in cui si svolgano atti afferenti alla vita privata – ivi compresa quella lavorativa – delle persone; ai fini della sua operatività è pertanto necessario che nel luogo di commissione del furto possa essere concretamente prefigurata la presenza di qualcuno intento anche in via occasionale alle predette attività. (In applicazione del principio la S.C. ha censurato la decisione del giudice di merito che ha ritenuto integrato il delitto di cui all’art. 612 bis c.p. nei confronti dell’imputato per avere commesso un furto all’interno di uno stabilimento industriale durante la chiusura notturna senza accertare concretamente che le caratteristiche dell’attività ivi normalmente svolta o comunque la consuetudine o le esigenze del ciclo produttivo richiedessero che taluno si trattenesse durante la chiusura notturna). Cass. pen. sez. V 30 aprile 2015 n. 18211

Ai fini della proposizione della querela per il delitto di atti persecutori il termine inizia a decorrere dalla consumazione del reato che coincide alternativamente con “l’evento di danno” consistente nella alterazione delle proprie abitudini di vita o in un perdurante stato di ansia o di paura ovvero con “l’evento di pericolo” consistente nel fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto. Cass. pen. sez. V 23 aprile 2015 n. 17082

Il delitto di atti persecutori è reato abituale che differisce dai reati di molestie e di minacce che pure ne possono rappresentare un elemento costitutivo per la produzione di un evento di “danno” consistente nell’alterazione delle proprie abitudini di vita o in un perdurante e grave stato di ansia o di paura o in alternativa di un evento di “pericolo” consistente nel fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva. Cass. pen. sez. III 3 marzo 2015 n. 9222

Nel delitto previsto dell’art. 612 bis cod. pen. che ha natura abituale l’evento deve essere il risultato della condotta persecutoria nel suo complesso anche se può manifestarsi solo a seguito della consumazione dell’ennesimo atto persecutorio in quanto dalla reiterazione degli atti deriva nella vittima un progressivo accumulo di disagio che solo alla fine della sequenza degenera in uno stato di prostrazione psicologica in grado di manifestarsi in una delle forme previste dalla norma incriminatrice. Cass. pen. sez. V 11 dicembre 2014 n. 51718

In tema di atti persecutori la prova del nesso causale tra la condotta minatoria o molesta e l’insorgenza degli eventi di danno alternativamente contemplati dall’art. 612 bis cod. pen. (perdurante e grave stato di ansia o di paura; fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto; alterazione delle abitudini di vita) non può limitarsi alla dimostrazione dell’esistenza dell’evento né collocarsi sul piano dell’astratta idoneità della condotta a cagionare l’evento ma deve essere concreta e specifica dovendosi tener conto della condotta posta in essere dalla vittima e dei mutamenti che sono derivati a quest’ultima nelle abitudini e negli stili di vita. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto che la pressione ossessiva esercitata dall’imputato su una donna che aveva manifestato l’intenzione di interrompere la relazione sentimentale e la ravvisata invasione della sua sfera privata non includessero “in re ipsa” la determinazione di un perdurante e grave stato di ansia o di paura potendo cagionare altri e diversi stati psicologici come per esempio una forte irritazione). Cass. pen. sez. III 18 novembre 2013 n. 46179

Il reato di violenza privata è speciale rispetto al reato di atti persecutori di cui all’art. 612 bis c.p. in considerazione dell’elemento specializzante dato dallo scopo di costringere altri a fare tollerare od omettere qualcosa impedendone la libera determinazione con una condotta immediatamente produttiva di una situazione idonea ad incidere sulla libertà psichica del soggetto passivo. Cass. pen. sez. III 13 giugno 2013 n. 25889

Ai fini della sussistenza dell’elemento soggettivo del reato di atti persecutori (art. 612 bis c.p.) è necessario e sufficiente il dolo generico costituito dalla volontà di porre in essere taluna delle condotte minacciose o moleste descritte nella norma con la consapevolezza della sua idoneità a produrre taluno degli eventi parimenti descritti nella stessa norma senza che ciò comporti peraltro la necessità di una rappresentazione anticipata del risultato finale essendo al contrario sufficiente la costante consapevolezza nello sviluppo progressivo della situazione dei precedenti attacchi e dell’apporto che ciascuno di essi arreca alla lesione dell’interesse protetto. Cass pen. sez. V 15 maggio 2013 n. 20993

Il delitto di atti persecutori è reato abituale di evento per la cui sussistenza sotto il profilo dell’elemento soggettivo è sufficiente il dolo generico il quale è integrato dalla volontà di porre in essere le condotte di minaccia e molestia nella consapevolezza della idoneità delle medesime alla produzione di uno degli eventi alternativamente previsti dalla norma incriminatrice. Cass. pen. sez. V 15 maggio 2013 n. 20993

In tema di atti persecutori quali previsti dall’art. 612 bis c.p. premesso che ciascuna delle condotte indicate nella norma incriminatrice è idonea a rendere configurabile il reato devesi in particolare ritenere con riguardo all’ipotesi che essa consista nella costrizione della persona offesa a modificare le proprie abitudini di vita che ciò si verifica ogni qual volta si sia in presenza di un mutamento significativo e protratto per un apprezzabile lasso di tempo dell’ordinaria gestione della vita quotidiana quale può riconoscersi ad esempio nell’avvertita necessità da parte della vittima di utilizzare per i propri spostamenti percorsi diversi da quelli abituali ovvero di modificare gli orari per lo svolgimento di determinate attività come pure di cessarle del tutto ovvero ancora di staccare gli apparecchi telefonici nelle ore notturne. Cass. pen. sez. V 15 maggio 2013 n. 20993  

Si configura il delitto di atti persecutori (cosiddetto reato di “stalking”) nella ipotesi in cui pur essendosi la condotta persecutoria instaurata in epoca anteriore all’entrata in vigore della norma incriminatrice si accerti anche dopo l’entrata in vigore del D.L. 23 febbraio 2009 n. 11 conv. in l. 23 aprile 2009 n. 38 la reiterazione di atti di aggressione e di molestia idonei a creare nella vittima lo “status” di persona lesa nella propria libertà morale in quanto condizionata da costante stato di ansia e di paura. Cass. pen. sez. V 6 marzo 2013 n. 10388

Ai fini della rituale contestazione del delitto di “stalking” – che ha natura di reato abituale -non si richiede che il capo di imputazione rechi la precisa indicazione del luogo e della data di ogni singolo episodio nel quale si sia concretato il compimento di atti persecutori essendo sufficiente a consentire un’adeguata difesa la descrizione in sequenza dei comportamenti tenuti la loro collocazione temporale di massima e gli effetti derivatine alla persona offesa. Cass. pen. sez. V 15 febbraio 2013 n. 7544

Integra il delitto di atti persecutori (art. 612 bis c.p.) la condotta di colui che compie atti molesti ai danni di più persone costituendo per ciascuna motivo di ansia non richiedendosi ai fini della reiterazione della condotta prevista dalla norma incriminatrice che gli atti molesti siano diretti necessariamente ad una sola persona quando questi ultimi arrecando offesa a diverse persone di genere femminile abitanti nello stesso edificio provocano turbamento a tutte le altre. Cass. pen. sez. V 25 maggio 2011 n. 20895

Ai fini della integrazione del reato di atti persecutori (art. 612 bis c.p.) non si richiede l’accertamento di uno stato patologico ma è sufficiente che gli atti ritenuti persecutori – e nella specie costituiti da minacce e insulti alla persona offesa inviati con messaggi telefonici o via internet o comunque espressi nel corso di incontri imposti – abbiano un effetto destabilizzante della serenità e dell’equilibrio psicologico della vittima considerato che la fattispecie incriminatrice di cui all’art. 612 bis c.p. non costituisce una duplicazione del reato di lesioni (art. 582 c.p.) il cui evento è configurabile sia come malattia sica che come malattia mentale e psicologica. Cass. pen. sez. V 2 maggio 2011 n. 16864

Non integra il delitto di calunnia la persona offesa del reato di atti persecutori che non avendo presentato la querela nel sollecitare l’ammonimento dell’autore del reato ai sensi dell’art. 8 L. n. 38 del 2009 renda dichiarazioni eventualmente non veritiere a suo carico atteso che in tal caso non si determina il pericolo di instaurazione di un procedimento penale non gravando sull’autorità di polizia che riceve tali dichiarazioni l’obbligo di trasmetterle a quella giudiziaria. Cass. pen. sez. VI 14 marzo 2011 n. 10221

Il delitto di atti persecutori ha natura di reato abituale. (In applicazione del principio la Corte ha attribuito la competenza del reato in oggetto posto inizialmente in essere quando il soggetto attivo era ancora minorenne e proseguito una volta diventato questi maggiorenne al giudice ordinario). Cass. pen. sez. I 8 marzo 2011 n. 9117

Integra l’elemento materiale del delitto di atti persecutori il reiterato invio alla persona offesa di “sms” e di messaggi di posta elettronica o postati sui cosiddetti “social network” (ad esempio “facebook”) nonché la divulgazione attraverso questi ultimi di filmati ritraenti rapporti sessuali intrattenuti dall’autore del reato con la medesima. Cass. pen. sez. VI 30 agosto 2010 n. 32404

Il delitto di atti persecutori è reato ad evento di danno e si distingue sotto tale profilo dal reato di minacce che è reato di pericolo. Cass. pen. sez. V 7 maggio 2010 n. 17698

La reciprocità dei comportamenti molesti non esclude la configurabilità del delitto di atti persecutori incombendo in tale ipotesi sul giudice un più accurato onere di motivazione in ordine alla sussistenza dell’evento di danno ossia dello stato d’ansia o di paura della presunta persona offesa del suo effettivo timore per l’incolumità propria o di persone ad essa vicine o della necessità del mutamento delle abitudini di vita (Fattispecie relativa a provvedimento “de libertate”). Cass. pen. sez. V 7 maggio 2010 n. 17698

Il perdurante e grave stato di ansia o di paura costituente uno dei tre possibili eventi del delitto di atti persecutori è configurabile in presenza del destabilizzante turbamento psicologico di una minore determinato da reiterate condotte dell’indagato consistite nel rivolgere apprezzamenti mandandole dei baci nell’invitarla a salire a bordo del proprio veicolo e nell’indirizzarle sguardi insistenti e minacciosi. Cass. pen. sez. V 26 marzo 2010 n. 11945

Integrano il delitto di atti persecutori di cui all’art. 612 bis c.p. anche due sole condotte di minaccia o di molestia come tali idonee a costituire la reiterazione richiesta dalla norma incriminatrice. Cass. pen. sez. V 17 febbraio 2010 n. 6417

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