(R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398)

Querela di parte

Articolo 609 septies - Codice Penale

I delitti previsti dagli articoli 609 bis e 609 ter (1) sono punibili a querela della persona offesa (120; 336 c.p.p.).
Salvo quanto previsto dall’articolo 597, terzo comma, il termine per la proposizione della querela è di dodici (2) mesi.
La querela proposta è irrevocabile.
Si procede tuttavia d’ufficio (50 c.p.p.):
1) se il fatto di cui all’articolo 609 bis è commesso nei confronti di persona che al momento del fatto non ha compiuto gli anni diciotto (3);
2) se il fatto è commesso dall’ascendente, dal genitore, anche adottivo, o dal di lui convivente, dal tutore ovvero da altra persona cui il minore è affidato per ragioni di cura, di educazione, di istruzione, di vigilanza o di custodia o che abbia con esso una relazione di convivenza (4);
3) se il fatto è commesso da un pubblico ufficiale (357) o da un incaricato di pubblico servizio (358) nell’esercizio delle proprie funzioni;
4) se il fatto è connesso con un altro delitto per il quale si deve procedere d’ufficio;
[5) se il fatto è commesso nell’ipotesi di cui all’articolo 609 quater, ultimo comma] (5).

Articolo 609 septies - Codice Penale

I delitti previsti dagli articoli 609 bis e 609 ter (1) sono punibili a querela della persona offesa (120; 336 c.p.p.).
Salvo quanto previsto dall’articolo 597, terzo comma, il termine per la proposizione della querela è di dodici (2) mesi.
La querela proposta è irrevocabile.
Si procede tuttavia d’ufficio (50 c.p.p.):
1) se il fatto di cui all’articolo 609 bis è commesso nei confronti di persona che al momento del fatto non ha compiuto gli anni diciotto (3);
2) se il fatto è commesso dall’ascendente, dal genitore, anche adottivo, o dal di lui convivente, dal tutore ovvero da altra persona cui il minore è affidato per ragioni di cura, di educazione, di istruzione, di vigilanza o di custodia o che abbia con esso una relazione di convivenza (4);
3) se il fatto è commesso da un pubblico ufficiale (357) o da un incaricato di pubblico servizio (358) nell’esercizio delle proprie funzioni;
4) se il fatto è connesso con un altro delitto per il quale si deve procedere d’ufficio;
[5) se il fatto è commesso nell’ipotesi di cui all’articolo 609 quater, ultimo comma] (5).

Note

(1) Le parole: «articoli 609 bis, 609 ter e 609 quater» sono state così sostituite dalle attuali: «articoli 609 bis e 609 ter» dall’art. 13, comma 4, lett. a), della L. 19 luglio 2019, n. 69.
(2) La parola: «sei» è stata così sostituita dall’attuale: «dodici» dall’art. 13, comma 4, lett. b), della L. 19 luglio 2019, n. 69.
(3) La parola: «quattordici» è stata così sostituita dall’attuale: «diciotto» dall’art. 7, comma 1, lett. a), della L. 6 febbraio 2006, n. 38.
(4) Questo numero è stato così sostituito dall’art. 7, comma 1, lett. b), della L. 6 febbraio 2006, n. 38.
(5) Questo numero è stato abrogato dall’art. 13, comma 4, lett. c), della L. 19 luglio 2019, n. 69.

Tabella procedurale

Massime

In tema di reati contro la libertà sessuale ai fini della procedibilità d’ufficio prevista dall’art. 609 septies comma quarto n. 3 cod. pen. assume la qualifica di incaricato di pubblico servizio il militare addetto alla infermeria della caserma con il compito di curare il rifornimento di medicinali di procedere alla loro catalogazione e di gestire il database della infermeria stessa trattandosi di mansioni di ordine non meramente esecutivo e materiale involgenti la gestione amministrativa del presidio sanitario. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto immune da censure la sentenza che aveva considerato procedibile d’ufficio il reato previsto dall’art. 609 bis cod. pen. ascritto al predetto militare avendo la qualifica indicata agevolato la commissione della violenza sessuale in quanto l’imputato aveva attirato la vittima in infermeria con il pretesto di praticarle un massaggio alla schiena). Cass. pen. sez. III 29 marzo 2019 n. 13733

La procedibilità d’ufficio del delitto di violenza sessuale commesso dall’incaricato di pubblico servizio non richiede l’abuso delle funzioni pubblicistiche svolte in quanto ai fini della configurabilità dell’ipotesi prevista dall’art. 609 septies comma quarto n. 3 c.p. è sufficiente il semplice collegamento tra le condotte illecite e le predette funzioni. (In motivazione la Corte ha ulteriormente affermato che è qualificabile come incaricato di pubblico servizio il dipendente universitario nella specie tecnico di radiologia medica operante all’interno di un ospedale pubblico nell’ambito dell’incarico istituzionale). Cass. pen. sez. III 6 dicembre 2010 n. 43235

In tema di reati sessuali la qualità di pubblico ufficiale o d’incaricato di pubblico servizio assume rilevanza ai fini della procedibilità d’ufficio (art. 609 septies comma quarto n. 3 c.p.) solo nei casi in cui tale qualità si ponga in relazione diretta con la condotta criminosa ciò che si verifica quando il reato è commesso nell’esercizio delle funzioni pubblicistiche ovvero quando pur collocandosi il comportamento criminoso fuori dall’esercizio di tali funzioni tale qualità abbia agevolato in modo diretto la commissione del reato. Cass. pen. sez. III 4 dicembre 2008 n. 45064

È procedibile d’ufficio ai sensi dell’art. 609 septies comma quarto n. 3 c.p. il reato di violenza sessuale commesso all’interno della struttura sanitaria ai danni di una paziente da un medico ospedaliero rimanendo irrilevante che questi per il rapporto di fiducia instauratosi con la paziente abbia fissato le visite senza seguire il normale iter burocratico per l’accettazione in quanto tale circostanza non modica la natura pubblicistica del rapporto intercorso tra medico e vittima. Cass. pen. sez. III 11 luglio 2008 n. 28839

In tema di reati contro la libertà sessuale si configura un’ipotesi di procedibilità d’ufficio (art. 609 septies comma quarto n. 3 c.p. ) nel caso in cui i delitti di violenza sessuale semplice od aggravata e di atti sessuali con minorenne siano commessi da un collaboratore scolastico (o bidello ) nell’esercizio delle proprie funzioni trattandosi di un incaricato di pubblico servizio in considerazione del rapporto organico esistente con l’istituzione scolastica. Cass. pen. sez. III 30 maggio 2008 n. 21934

È procedibile d’ufficio ai sensi dell’art. 609 septies comma quarto n. 3 c.p.p. il reato di violenza sessuale commesso ai danni di un’allieva dall’insegnante al termine dell’orario della lezione in quanto la qualità di pubblico ufficiale permane anche una volta che sia esaurito l’orario scolastico. Cass. pen. sez. III 20 marzo 2008 n. 12419

In tema di procedibilità di ufficio per reati sessuali commessi da pubblico ufficiale (o incaricato di pubblico servizio) l’art. 609 septies c.p. a differenza dell’abrogato art. 542 c.p. per il quale era sufficiente la qualifica soggettiva richiede che il fatto sia perpetrato nell’esercizio delle proprie funzioni. Tale configurazione è indipendente e priva di connessione con l’aggravante di cui all’art. 61 n. 9 stesso codice (commissione del fatto con abuso dei poteri o violazione dei doveri propri della funzione) che può contestualmente sussistere o meno. Pertanto nel giudizio di rinvio dopo annullamento da parte della Suprema Corte la valutazione circa la ricorrenza nel caso di specie della contestualità dell’esercizio delle pubbliche funzioni non è preclusa dal passaggio in giudicato del punto relativo alla esclusione dell’aggravante anzidetta atteso che la preclusione derivante dall’effetto devolutivo dell’appello (nella specie interposto dal solo imputato) concerne esclusivamente i punti della sentenza e cioè le statuizioni autonome della decisione contenuti nel dispositivo e non gli elementi logico-argomentativi prospettati in motivazione. (Nella specie la Corte di cassazione ha ritenuto irrilevante che il giudice di primo grado ritenendo la procedibilità di ufficio ex art. 542 all’epoca vigente ed escludendo con statuizione sul punto non impugnata l’aggravante dell’art. 61 n. 9 avesse accennato al fatto che l’agente al momento del fatto non era più in servizio). Cass. pen. sez. IV 7 luglio 2000 n. 8029

Diviene improcedibile per mancanza di querela l’azione promossa nei confronti di un sergente maggiore dell’esercito che compia atti di libidine nei confronti di militari a lui subordinati all’interno della caserma se pur vivendo in caserma sia in licenza di convalescenza perché temporaneamente inidoneo al servizio al momento del fatto poiché per la procedibilità d’ufficio ora la legge richiede non solo che l’atto sia compiuto da un pubblico ufficiale ma che questi sia «nell’esercizio delle sue funzioni» secondo quanto previsto dall’art. 609 septies comma 4 punto 3 c.p. Cass. pen. sez. III 24 aprile 1997 n. 3850

Nella nozione di “ragioni di istruzione” che rendono procedibile d’ufficio il delitto di violenza sessuale su minore infrasedicenne (art. 609 septies comma quarto n. 2 c.p.) rientra qualsiasi tipo di insegnamento che determini un rapporto costante pur con qualche interruzione col discente e la naturale sottoposizione di questi alle direttive di chi lo deve istruire. (Fattispecie nella quale la vittima degli abusi pur non essendo giuridicamente legata da un contratto di apprendistato nè da un contratto di lavoro con il reo aiutava quest’ultimo saltuariamente senza percepire alcuna retribuzione per imparare il mestiere di elettricista). Cass. pen. sez. III 20 gennaio 2011 n. 1820

La connessione di un reato di violenza sessuale con altro procedibile d’ufficio e che comporta la perseguibilità senza querela del primo viene meno se il reato procedibile d’ufficio è assorbito nel reato di violenza sessuale. (Fattispecie di assorbimento del reato di sequestro di persona procedibile d’ufficio in quello di violenza sessuale). Cass. pen. sez. III 30 dicembre 2009 n. 49958

In tema di reati sessuali la procedibilità d’ufficio per il delitto di violenza sessuale non viene meno ove il connesso reato di atti osceni in luogo pubblico sia dichiarato estinto per prescrizione in quanto la connessione non viene meno per effetto della causa estintiva. Cass. pen. sez. III 21 aprile 2009 n. 16757

Ai fini della perseguibilità senza querela dei delitti di violenza sessuale in ragione della connessione con un reato procedibile d’ufficio non è necessario che quest’ultimo sia stato contestato all’autore della violenza operando il criterio di cui all’art. 609 septies comma quarto n. 4 c.p. tutte le volte in cui il pubblico ministero indagando comunque su altri fatti perseguibili d’ufficio debba esaminare anche quello sessuale procedibile a querela. Cass. pen. sez. III 4 luglio 2008 n. 27068

Ai fini della perseguibilità senza querela dei delitti di violenza sessuale la connessione con reato procedibile d’ufficio cui si riferiva l’art. 542 c.p. – e si riferisce oggi l’art. 609 septies comma quarto n. 4 dello stesso codice – non viene meno a seguito del ritenuto assorbimento di detto ultimo reato nel reato di violenza sessuale ma solo all’esito di intervenuta assoluzione dal medesimo per insussistenza del fatto. (Nella specie l’assorbimento del reato di maltrattamenti procedibile d’ufficio in quello di violenza sessuale continuata era stato affermato dai giudici di merito in conseguenza della esclusione dell’ipotesi di concorso formale tra i due reati). Cass. pen. sez. III 13 marzo 2008 n. 11263

In tema di reati sessuali la regola generale della procedibilità a querela prevista dall’art. 609 septies comma primo c.p. non viene meno nel caso di connessione «apparente» tra il fatto ed un altro delitto procedibile d’ufficio (art. 609 septies comma quarto n. 4 c.p.) ovvero quando non sussiste il fatto contestato con il delitto connesso. Cass. pen. sez. III 4 ottobre 2007 n. 36390

La procedibilità d’ufficio dei reati sessuali nel caso previsto dall’art. 609 septies comma quarto n. 3 c.p. è stata stabilita in ragione dell’autorità connessa alle funzioni esercitate ed all’influenza al vincolo alla dipendenza se non al condizionamento ed al timore che ne può derivare; il che non presuppone che l’abuso abbia necessariamente luogo durante l’espletamento delle funzioni demandate al pubblico ufficiale sotto l’aspetto strettamente tecnico-specialistico ma soltanto che sussista una connessione anche generica di detto abuso con l’attività esercitata nei confronti di soggetti che siano con l’agente in rapporti di dipendenza (principio affermato nella specie con riguardo ad un caso di violenza sessuale contestato come commesso dal direttore di un reparto di un’Azienda sanitaria locale nei confronti di due dipendenti). Cass. pen. sez. III 14 settembre 2007 n. 34818

Ai fini della perseguibilità senza querela dei delitti di violenza sessuale in ragione della connessione con un reato procedibile d’ufficio occorre che per quest’ultimo sia stata concretamente esercitata l’azione penale. Cass. pen. sez. III 23 marzo 2006 n. 10196

In tema di violenza sessuale ai fini dell’operatività del disposto di cui all’art. 609 septies comma quarto n. 2 c.p. nella parte in cui stabilisce la procedibilità d’ufficio del fatto quando questo sia stato commesso da persona cui il minore sia stato affidato per ragioni di cura di educazione di istruzione di vigilanza o di custodia deve ritenersi «minore» anche il soggetto che abbia compiuto gli anni 16 ma non ancora i 18 diversa essendo la ratio della norma anzidetta rispetto a quella dell’art. 609 quater comma primo n. 2 che fissa ai sedici anni l’età oltre la quale anche sussistendo la suddetta condizione di affidamento il compimento di atti sessuali con il consenso del minore affidato non costituisce reato. Cass. pen. sez. III 7 marzo 2006 n. 7873

In tema di reati contro la libertà sessuale ai fini della connessione richiesta dall’art. 609 septies comma quarto n. 4 c.p. con altro delitto procedibile d’ufficio non è sufficiente che la connessione tra i diversi fatti sia soltanto prospettata ma è necessario che questa sia suffragata da elementi indizianti rilevanti quantomeno sotto il profilo investigativo. Cass. pen. sez. III 10 gennaio 2006 n. 307

La procedibilità d’ufficio per il delitto di violenza sessuale in caso di connessione prevista dall’art. 609 septies c.p. con altro delitto procedibile d’ufcio ricomprende non soltanto quella teologica o materiale ma altresì qualsiasi ipotesi di connessione idonea a fare venire meno le esigenze di riservatezza collegate al reato di cui all’art. 609 bis c.p. (Fattispecie nella quale la Corte ha affermato la connessione tra il reato di violenza e quello di atti osceni in luogo pubblico in quanto il fatto era stato commesso in un centro di igiene mentale ove la vittima era ricoverata). Cass. pen. sez. III 29 dicembre 2005 n. 47247

Ai fini della perseguibilità di ufficio di un delitto contro la libertà sessuale l’operatività della connessione richiesta dall’art. 609 septies comma terzo c.p. tra il reato sessuale e due o più fatti costituenti reato che siano procedibili d’ufficio non può essere esclusa solo in base al fatto che l’imputato venga assolto da uno di tali delitti ma occorre verificare se il fatto sotto il profilo materiale presenti comunque i proli dell’illiceità penale e sia perciò in grado di rimuovere l’ostacolo (mancanza di querela) all’esercizio dell’azione penale in ordine al reato sessuale. (Nella specie in applicazione di tale principio la Corte ha ritenuto l’operatività della connessione tra il reato sessuale ed il delitto di cessione di sostanze stupefacenti alla vittima anche se l’imputato era stato assolto da tale ultimo delitto perché non era stata adeguatamente provata la sua compartecipazione in tale episodio criminoso). Cass. pen. sez. III 14 dicembre 2005 n. 45283

La perseguibilità d’ufficio dei reati sessuali in conseguenza della connessione con un altro reato perseguibile d’ufficio viene meno nel caso in cui per il reato procedibile d’ufficio sia stata pronunciata sentenza di assoluzione con la formula «il fatto non sussiste» o «l’imputato non lo ha commesso». Cass. pen. sez. III 22 settembre 2005 n. 33775

Ai fini della perseguibilità d’ufficio dei reati di violenza sessuale la connessione di cui all’art. 609 septies comma quarto n. 4 c.p. non è limitata alle ipotesi di connessione processuale di cui all’art. 12 c.p.p. ma va estesa alla connessione meramente investigativa di cui all’art. 371 comma secondo c.p.p. ovvero alla presenza di reati commessi in occasione di altri reati per eseguirne altri o allorché la prova di un reato o di una circostanza influisce sulla prova di un altro reato o di un’altra circostanza. Cass. pen. sez. III 7 settembre 2005 n. 32971

Ai fini della perseguibilità senza querela dei delitti di violenza sessuale la connessione con un reato procedibile d’ufficio cui si riferiva l’art. 542 c.p. – e si riferisce oggi l’art. 609 septies dello stesso codice – non si connota in senso processuale ma in senso materiale e sussiste ogni qual volta l’indagine sul delitto perseguibile d’ufficio comporti necessariamente l’accertamento di quello punibile a querela cioè debbano essere investigati fatti commessi l’uno in occasione dell’altro oppure l’uno al fine di eseguire l’altro o ancora l’uno per occultare l’altro od al fine di conseguire la relativa impunità. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto la connessione tra il delitto di maltrattamenti in famiglia ed un fatto di violenza sessuale in danno del coniuge commesso in costanza del matrimonio sul presupposto che l’indagine sul primo coinvolgesse necessariamente tutti gli aspetti del rapporto di coniugio). Cass. pen. sez. III 12 novembre 2003 n. 43139

La connessione del delitto in materia sessuale con altro perseguibile d’ufficio in forza della quale ai sensi dell’art. 609 septies comma 4 n. 4 c.p. si procede d’ufficio anche per il primo è configurabile quando i due fatti siano intimamente legati tra loro in guisa tale da non potersi conoscere di quello perseguibile d’ufficio senza svelare anche la condotta integratrice dell’altro. Tale condizione può verificarsi anche se i fatti in questione siano emersi in tempi diversi ed abbiano dato luogo a procedimenti distinti come pure indipendentemente dalla circostanza che per il reato perseguibile d’ufficio l’imputato sia stato assolto salvo che l’assoluzione sia stata pronunciata per oggettiva inesistenza del fatto e riguardi tutti coloro ai quali il fatto medesimo era stato attribuito. (Nella specie in applicazione di tali principi la S.C. ha ritenuto che correttamente fosse stata affermata la perseguibilità d’ufficio di un reato di violenza sessuale in quanto connesso con altro reato di partecipazione ad associazione per delinquere di tipo mafioso ed anche aggravato ai sensi dell’art. 7 del D.L. 13 marzo 1991 n. 152 conv. con modif. in legge 12 luglio 1991 n. 203 senza che in contrario potesse rilevare il fatto che il reato sessuale era emerso all’esito del giudizio di primo grado relativo all’altro reato e che da quest’ultimo l’imputato era stato assolto con la formula «non aver commesso il fatto» mentre altri imputati erano stati condannati essendo rimasto peraltro accertato che la persona offesa sotto il timore di gravissime rappresaglie era stata costretta a diventare la «donna del clan» ed a soddisfare come tale gli istinti sessuali dei componenti del medesimo). Cass. pen. sez. IV 5 aprile 2001 n. 13863

Ai fini della perseguibilità d’ufficio del delitto contro la libertà sessuale la connessione richiesta dall’art. 542 c.p. ed ora dall’art. 609 septies terzo comma c.p. fra i due o più fatti costituenti reato non si identica con l’istituto processuale della connessione di cui all’art. 12 c.p.p. potendo essa avere il carattere anche solo investigativo previsto dall’art. 371 comma 2 stesso codice; è pertanto perseguibile di ufficio il reato di violenza sessuale quando si accerti che l’esistenza di un associazione di stampo mafioso ha agevolato la consumazione del reato sessuale nel senso che le vittime hanno accettato di soggiacere alle violenze esclusivamente per la forza intimidatoria del gruppo e per il timore di gravi conseguenze sui propri familiari anche se il reato connesso non sia stato contestato all’autore della violenza oppure questi sia stato assolto ovvero non vi sia stata contestualità di indagini o procedimenti. Cass. pen. sez. IV 10 gennaio 2001 n. 2371

Il reato di violenza sessuale resta procedibile a querela di parte nel caso in cui sia stato commesso violando il domicilio della vittima ed esercitando sulla stessa violenza non per entrare o intrattenersi nell’abitazione ma unicamente per commettere il fatto. (Nella specie la Corte ha precisato che in tal caso la violazione di domicilio è aggravata a norma dell’art. 61 n. 2 c.p. e non ai sensi dell’art. 614 ultimo comma c.p.). Cass. pen. sez. III 5 ottobre 2010 n. 35696

La condizione di affidamento in custodia del minore richiesta ai fini della procedibilità d’ufficio del reato di atti sessuali con minorenne può consistere anche in un affidamento temporaneo od occasionale. (Fattispecie di atti sessuali con minorenne autorizzata dalla madre ad uscire di casa in auto insieme all’imputato amico di famiglia posti in essere in tali frangenti temporali). Cass. pen. sez. III 28 aprile 2010 n. 16461

In tema di violenza sessuale la procedibilità d’ufficio di cui all’art. 609 septies comma quarto n. 2 c.p. ove il fatto è commesso da genitore tutore o in caso di affidamento del minore per ragioni di cura educazione istruzione vigilanza o custodia si estende anche agli eventuali concorrenti nel reato che non si trovino in tale rapporto qualificato con la persona offesa; e cianche nel caso in cui questi ultimi siano i soli autori « materiali» del delitto. Cass. pen. sez. III 17 aprile 2007 n. 15290

Ai sensi dell’art. 609 septies comma quarto n. 2 c.p. il reato di violenza sessuale commesso dal genitore o dal tutore è procedibile d’ufficio anche nei casi in cui il soggetto passivo sia maggiorenne. (La Suprema Corte ha precisato che nel caso di relazione tra genitore e figlio le condotte di violenza o di abuso oltre a creare nel soggetto passivo una condizione di soggezione rispetto all’agente sono sempre in grado di annullare la reazione e l’autodeterminazione del figlio vittima del reato sessuale). Cass. pen. sez. III 15 dicembre 2005 n. 45391

Il delitto di atti sessuali con soggetto minore è procedibile d’ufficio ai sensi dell’art. 609 septies comma 4 n. 2 c.p. quando il fatto sia commesso dal genitore anche adottivo dal di lui convivente dal tutore ovvero da altra persona cui il minore è affidato per ragioni di cura educazione istruzione vigilanza o di custodia a nulla rilevando la circostanza che l’atto sessuale sia stato commesso con soggetto infrasedicenne consenziente. Cass. pen. sez. III 12 marzo 2003 n. 11436

In tema di violenza sessuale la norma di cui al comma 4 n. 2 dell’art. 609 septies c.p. – nello stabilire la perseguibilità d’ufficio dei fatti commessi dal genitore o dagli altri soggetti indicati nella norma stessa – si riferisce a tutte le condotte comprese nelle previsioni degli artt. 609 bis 609 ter e 609 quater del codice penale sì che non necessita la querela quando si procede con riguardo ad atti sessuali tenuti con minore degli anni quattordici pur in assenza di induzione o violenza rilevanti ex art. 609 bis c.p. da taluno o con il concorso di taluno dei soggetti in rapporto qualificato con la persona offesa. Cass. pen. sez. III 26 settembre 2002 n. 32157

In tema di violenza sessuale la procedibilità di ufficio stabilita dal n. 2 del comma 4 dell’art. 609 septies c.p. prevista per i fatti commessi dal genitore o dagli altri soggetti indicati nella stessa norma si estende anche agli eventuali concorrenti nel reato che personalmente non si trovino in rapporto qualificato con la persona offesa e ricorre anche quando costoro siano i soli autori materiali del delitto. (Fattispecie riguardante rapporti sessuali consensuali consumati da un estraneo con persona minore degli anni quattordici con il consenso e l’agevolazione della madre della minore). Cass. pen. sez. III 26 settembre 2002 n. 32157

In tema di reati sessuali la perseguibilità d’ufficio per effetto della connessione prevista dall’art. 609-septies comma 4 n. 4 cod. proc. pen. non viene meno nel caso in cui il reato connesso procedibile di ufficio si sia estinto per prescrizione qualora le indagini su quest’ultimo abbiano avuto ad oggetto anche l’altro delitto essendosi comunque valicata quella soglia di riservatezza a cui presidio è stabilita la perseguibilità a querela di tali reati. Cass. pen. sez. III 15 luglio 2019 n. 30938

In tema di delitti contro la libertà sessuale la procedibilità d’ufficio nel caso previsto dall’art. 609-septies comma quarto n. 4 cod. pen. non viene meno qualora per il fatto connesso perseguibile “ab origine” di ufficio e che sia stato oggetto di regolare imputazione venga emessa pronuncia assolutoria per non essere il fatto più previsto dalla legge come reato.(Nella fattispecie la Corte ha precisato che ai fini della procedibilità d’ufficio del reato di atti sessuali con minorenne per la connessione con il delitto di atti osceni di cui all’art. 527 cod. pen. successivamente depenalizzato è sufficiente che quest’ultimo reato abbia provocato in concreto l’esercizio dell’azione penale). Cass. pen. sez. III 18 aprile 2019 n. 17070

In tema di reati sessuali la procedibilità d’ufficio prevista dall’art. 609 septies comma quarto n. 2 cod. pen. nei casi in cui il fatto sia commesso da uno dei soggetti ivi indicati in rapporto di connessione “qualificata” con la persona offesa si estende anche agli eventuali concorrenti che non siano legati da tale rapporto con la medesima. (Fattispecie nella quale è stata esclusa la necessità della querela per fatti commessi ai danni di una minore da estranei ma in concorso con la madre della vittima ed il suo convivente le cui posizioni processuali erano state definite separatamente). Cass. pen. sez. III 21 settembre 2015 n.38138

Per i reati di violenza sessuale il termine per la proposizione della querela decorre dalla data in cui il querelante ha la piena cognizione di tutti gli elementi che consentono la valutazione dell’esistenza del reato. (Nella specie la Corte ha ritenuto tempestiva la querela presentata dai genitori della vittima minore solo all’esito di una visita ginecologica che accertava la rottura dell’imene della ragazza condividendo le motivazioni dei giudici di merito che avevano riconosciuto la necessità per i genitori stessi di attendere i risultati dell’accertamento per verificare l’attendibilità del racconto della glia). Cass. pen. sez. III 1 febbraio 2006 n. 3943

In materia di reati sessuali vi è continuità normativa tra la vecchia disciplina e quella vigente non solo in riferimento al delitto di violenza sessuale ma anche in relazione alla disposizione che stabilisce la procedibilità di ufficio di tali reati in caso di connessione con un reato procedibile d’ufficio. Pertanto nel caso di fatti posti in essere in continuazione in un periodo compreso tra la vecchia e la nuova disciplina se è procedibile di ufficio uno dei reati sessuali pur limitatamente al periodo ricadente nella disciplina della legge in vigore deve procedersi di ufficio anche per gli episodi posti in essere nel vigore della vecchia normativa. (Nel caso di specie la Corte ha ritenuto corretta la valutazione dei giudici di merito i quali in presenza della contestazione del delitto di atti sessuali commessi su persona minore di sedici anni perseguibile di ufficio ai sensi dell’art. 609 septies comma quarto nn. 1 e 2 avevano ritenuto perseguibili di ufficio anche gli episodi posti in essere nella vigenza della disciplina degli artt. 521 e 530 c.p. attualmente abrogati). Cass. pen. sez. III 27 settembre 2005 n. 34405

In tema di reati contro la libertà sessuale si configura una ipotesi di procedibilità d’ufficio ai sensi dell’art. 609 septies comma 4 n. 3 c.p. nel caso in cui i delitti previsti dagli artt. 609 bis ter e quater c.p. siano posti in essere da un autista di uno scuolabus al quale gli alunni risultavano affidati con compiti di controllo sugli stessi attesa la qualità di incaricato di un pubblico servizio da attribuire allo stesso. Cass. pen. sez. III 7 marzo 2002 n. 8813

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